Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
SUL TAVOLO IL FUTURO DELLA COALIZIONE
L’estate porta con sé il clima giusto per stemperare i toni. Lo ha capito bene Silvio
Berlusconi, fondatore di Forza Italia, leader di un partito dai numeri in sofferenza per il quale sta disegnando un ruolo di cuscinetto tra le due forze politiche ormai in competizione sul terreno sovranista: Lega e Fratelli d’Italia.
Il Cavaliere ha invitato Giorgia Meloni nel quartier generale estivo di Villa Certosa. Lo ha fatto dopo aver raggiunto telefonicamente Matteo Salvini alla festa leghista organizzata a Cervia.
“La leadership di Salvini s’è rafforzata da quando ha cominciato a rappresentare tutto il centrodestra”, ha detto Berlusconi davanti ai militanti del Carroccio. Un riconoscimento non da poco, seguito dalle scuse rivolte alla leader: “A Meloni abbiamo fatto uno sgarbo e dobbiamo rimediare”. Il riferimento è al mancato sostegno di Lega e Fi al consigliere Rai proposto da FdI.
Un gesto, questo, che ha creato l’ennesima frattura all’interno di un’alleanza già spaccata dall’appoggio al governo Draghi, le cui conseguenze si ripercuotono sugli stessi temi che Berlusconi metterà sul tavolo di Villa Certosa.
Tra questi ci sono anche le elezioni amministrative. Agosto è l’ultimo mese disponibile per ricucire in vista dell’appuntamento elettorale di inizio ottobre. Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna.
Sui candidati sindaci non c’è mai stato grande entusiasmo: accordi faticosi e divergenze sui temi nazionali hanno giocato un ruolo da non sottovalutare.
Per questo, ora, Berlusconi punta a ricompattare gli alleati spingendo sul voto nei comuni. “Conquistare le città”, è la parola d’ordine. Farlo “con il modello della nostra buona amministrazione e la qualità dei nostri candidati”, dice intervenendo in videoconferenza davanti ai coordinatori regionali. “È davvero un imperativo necessario”, insiste.
La leader di Fratelli d’Italia è rimasta ai margini dell’alleanza a causa del mancato sostegno al governo guidato da Mario Draghi. Una scelta che non ha fatto altro che inasprire gli stessi toni che ora Berlusconi vorrebbe raffreddare.
Meloni alla vigilia dell’incontro fa filtrare di aver accettato l’invito per confrontarsi sulle prospettive del centrodestra e per capire se per gli alleati l’esperienza di governo con Pd e M5S è un’opzione transitoria o, al contrario, replicabile anche in futuro.
Dubbi su cui Berlusconi cercherà di rasserenare l’alleata. Non è una caso che il Cavaliere abbia ricominciato a parlare di “federazione del centrodestra”. Lo ha fatto, però, trovando la sponda di Salvini e il silenzio di Giorgia Meloni, che già in passato aveva espresso più di una perplessità sull’ipotesi-federazione.
La leader di FdI ha già fatto sapere che non ha intenzione di finire all’interno di un contenitore unico. Sopratutto adesso che avrebbe la possibilità – stando ai sondaggi – di diventare il primo partito in Italia e ottenere la guida della coalizione.
“Il centrodestra unito o federato non annulla affatto le specificità delle diverse forze politiche che andranno a costituire, anzi le dovrà valorizzare”, insiste Berlusconi davanti ai vertici del partito. Un concetto che ribadirà anche durante il faccia a faccia con la leader di FdI. E non solo. Perché è proprio all’interno di FI che l’ex premier potrebbe incontrare le prime resistenze.
Questo perché gli azzurri, a differenza di Lega e FdI, hanno pienamente aderito alle misure proposte dal governo per superare l’emergenza. Differenze, dicono sia Berlusconi che Salvini, con cui è possibile convivere. Giorgia Meloni, però, potrebbe non essere dello stesso avviso.
(da La Republica)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
ORA SI SONO ACCORTI CHE AL CENTRODESTRA NON PORTA UN VOTO IN PIU’, ANZI LI FA PERDERE… UNA SERIE DI GAFFE CHE DIMOSTRANO LA SUA INCOMPETENZA FANNO ARRABBIARE ANCHE LA MELONI
“Michetti chi?”, e si capiva già dai manifesti che c’era la fregatura. “Michetti chi?”, come “Michele chi?”, idea presa a prestito dalla fantasia altrui. Nel senso di Santoro, che vent’anni fa o giù di lì pubblicò un libro proprio con questo titolo, come risposta alla risposta che diede Enzo Siciliano, appena designato al vertice Rai, a chi gli chiese lumi sul destino di popolare conduttore: “Michele chi?”, come un carneade qualunque. E quello di Samarcanda, Rosso e nero, le piazze l’antimafia, provocatore quanto basta, guascone quanto necessario, insomma, dice, vediamo chi è il signor nessuno. “Michetti, chi”, con quella scritta “avvocato cavaliere al merito della Repubblica italiana”, mica pizza e fichi, si dice a Roma, che fa un po’ “lei non sa chi sono io”, un po’ Don Calogero, l’arrampicatore sociale vestito in frac che si ritrova al cospetto del principe di Salina, prima del suo debutto in società al palazzo di Guarnalnera. E, ostentata la sua onoreficenza di cavaliere, si sente rispondere: “Qui non è abbastanza”.
Si capiva, insomma, che era arrivato per mancanza di alternative, però quando si è capito meglio dopo le prime uscite pubbliche, è dovuta intervenire la Meloni che lunedì gli ha dato una bella strigliata.
Perché poi, se nomini console o senatore, per stare in tema di Antica Roma, il tuo cavallo, succede che, comunque vada, ancora oggi si parla di Caligola, più che del cavallo.
E se il cavallo in questione non tira, il risultato della corsa viene addebitato a chi l’ha scelto: “Aho, mo basta con questa storia di Roma antica”, il senso del franco rimbrotto, con annesso invito a studiare, parlare più dei rifiuti che degli “acquedotti romani”, il suo vero cavallo di battaglia, “dei ponti, delle strade” dei tempi di Cesare.
Si gioca molto Giorgia, perché nel momento cruciale del suo assalto al cielo – Fini partì da Roma, Chirac da Parigi, Johnson da Londra – ha rinunciato a una facile vittoria, temendo di rimanere impaludata, però se non funziona anche un’eventuale avrà un valore nazionale.
E già sta accadendo qualcosa. Un sondaggio riservato per il Pd su duemila casi, registra che Michetti, trainato dalle liste è al 29, cioè non porta un voto in più delle liste, la Raggi è al 19, Gualtieri al 25, Calenda al 21, il che significa che sta pescando tra i moderati del centrodestra, in quel mondo che una volta votava Forza Italia.
E, udite udite, al ballottaggio sia Gualtieri che Calenda batterebbero Michetti 60 a 40, perché, come noto, al primo turno contano le liste, ma al secondo si vede il valore del candidato, appunto.
“Mo’ basta”, dice Giorgia, che la responsabilità della scelta ce l’ha per intero e sa che, in fondo, Salvini mica si straccerebbe le vesti se a Roma si perdesse per colpa sua. “Ora mi devi sentire”, ha detto al tribuno folk di Radio Radio, che racconta alla signora Maria la superiorità degli acquedotti sulle Piramidi. Si riparte dall’abc.
Regola numero uno: chi è in vantaggio non fa confronti, perché rischia solo di perdere. Regola numero due: si studia e si parla dell’oggi, possibilmente in modo asciutto ed efficace. Regola numero tre: magari aprire un sito internet, è l’unico candidato che non ce l’ha, dove mettere un programma (che non ha neanche quello).
Insomma, l’opposto di quanto fatto finora. Riassunto delle puntate precedenti. Se gli chiedi, come gli hanno chiesto, il suo progetto, lui risponde che “Roma è un sogno, perché nessuna civiltà è stata pari a quella romana, che dopo Giulio Cesare sembrava tutto finito, poi è arrivato Ottaviano Augusto”.
Se gli chiedi, come gli hanno chiesto, il modello per il dopo Raggi, risponde “la Roma dei Cesari”.
Se gli chiedi di turismo, risponde che “Roma è il centro logistico di un’area archeologica vasta che parte da Ostia e arriva a Caserta”.
Sui soldi del Pnrr, dove Calenda e Gualtieri conoscono pure le virgole, un gigantesco “boh”. Sentite questa: “La progettualità è in ragione della visione”. E la visione? “Tu guardi quello che serve alla città, a quel punto progetti, dopo di che devi rinvenire le risorse per realizzare quei progetti. E allora non sai se ti serve tanto o poco. Ti serve il giusto”. Morale della favola? “Quindi non lo puoi pianificare a monte. Il processo di finanziamento è un processo a valle”.
Sia detto senz’offesa ma nel pissi pissi sottovoce nel centrodestra è diventato una macchietta, perché veramente non parla d’altro, fino a declinare una singolare forma complottismo sulla memoria, chissà nemmeno ci fossero i Galli o Teutoni in agguato: “Vogliono oscurare la storia di Roma, la cosa più grande che c’è. Io non so se dietro c’è qualche disegno particolare, abbiamo avuto il Rinascimento, barocco e ci dobbiamo vendere alle grandi banche”.
Si dirà, la perfidia del cronista, accecato dalle frasi più appariscenti. E allora, rapido fact checking. Sui rifiuti ha dichiarato a Repubblica (11 luglio 2021) che non servono nuovi termovalorizzatori ma occorre portare la raccolta differenziata al 75per cento e avviare “un piano straordinario di porta a porta”.
Le stesse promesse (disattese) che fece la Sindaca Raggi nel 2016. Poi nella sua consueta diretta del sabato su Radio Radio il 31 luglio 2021 ha cambiato idea cambia idea sostenendo che le linee di incenerimento di San Vittore (unico inceneritore del Lazio) possono essere aumentate.
Sui trasporti, la proposta principale è il ripristino del bigliettaio, grande classico delle campagne elettorali, ma poi mai realizzata perché raddoppia il costo del personale sugli autobus.
Sul verde ha sostenuto che Roma ha perso il 40 per cento del patrimonio arboreo, praticamente quasi la metà degli alberi, peccato che, dati alla mano, siano molti meno. Ha pure proposto di demolire e rifare lo stadio Flaminio, peccato che è vincolato e dunque non può essere né ampliato né demolito. E così via.
Michetti chi? Auto-presentatosi come il signor nessuno, un mister Wolf tutto da scoprire, pronto a risolvere problemi. Ora si è fatto conoscere, ed è già un problema. Per chi lo ha proposto e per chi lo ha mal digerito.
(da Huffingotnpost)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
SALVINI CERCA UNA TREGUA INTERNA CON I GOVERNISTI
“Non è ipotizzabile che la Lega ritiri il proprio sostegno all’esecutivo”. Giancarlo
Giorgetti allontana le tentazioni di rottura espresse domenica sera da Matteo Salvini, che aveva ripreso a picchiare duro sul tema degli sbarchi.
Dal palco della festa della Lega il ministro dello Sviluppo economico si spinge a proporre il segretario del suo partito come ministro dell’Interno al posto di Luciana Lamorgese: la definisce una provocazione, forse c’è un pizzico di malizia, di certo il capo del Carroccio la prende sul serio: “Tornerei subito al Viminale”.
Giorgetti spiega che senza la Lega nell’esecutivo “ci sarebbe un’invasione di migranti” e chiede che “l’Ue non lasci sola l’Italia”.
Le liti nella maggioranza gli sembrano fisiologiche, “considerando la campagna per le amministrative e il semestre bianco”, ma ha timore “che si spazientisca Mattarella, prima che Draghi”.
E, quanto al premier, il leghista di lungo corso ribadisce con forza una linea governista che lo spinge ad augurarsi che l’ex capo della Bce rimanga a Palazzo Chigi fino al termine della legislatura: “Non ci può essere un altro governo se Draghi andasse al Qurinale, l’alternativa sarebbero le elezioni”.
In quel caso scommette su una vittoria del centrodestra: “La Lega entrando nel governo ha fatto un investimento a lungo termine, io sono convinto che pagherà, ma se Giorgia Meloni avrà più voti è giusto che sia lei ad andare a Chigi”.
Il moderato per definizione dice un sì condizionato anche alla federazione del centrodestra di governo: “Basta che non si parta dal tetto ma dalle fondamenta”. Il tutto alla vigilia della visita di Meloni a Silvio Berlusconi, che sabato aveva incoronato Salvini come leader della coalizione.
La rara uscita pubblica di Giorgetti alla festa leghista segue un altrettanto raro incontro (semi) pubblico con Salvini.
Il segretario aveva invitato il ministro sotto un baldacchino del Papeete. Un po’ troppo per il poco mondano Giorgetti, che si è fermato pochi metri prima, accettando un faccia a faccia in una stanza dell’hotel Miami, adiacente al lido, ma non negando una photo-opportunity finale: le mani dei due amici-rivali su una delle sculture dorate appena fuori dall’ingresso.
Ecco il “patto dei leoni”, più che altro una tregua armata, un tappeto steso a favore dei media per coprire le tensioni, le insofferenze, le divisioni che attanagliano questa Lega di Palazzo e di battaglia. “Non c’è bisogno di alcun patto: mica siamo Reagan e Gorbaciov a Reykjavik”, sussurra Giorgetti prima di scivolare via.
La verità è che si è deciso di firmare una pax d’agosto, con l’intesa su alcuni dossier non divisivi. Salvini e il ministro hanno convenuto sulla linea da tenere per Mps che è uno snodo economico ed elettorale (“bisogna salvare il brand e i posti di lavoro”), hanno parlato dell’ex Ilva, hanno discusso della necessità di rivedere il reddito di cittadinanza che il segretario ha definito “un inno al lavoro nero” e si sono confrontati sull’opportunità di rinviare a settembre misure più restrittive nella lotta al Covid. Pochi sono disposti a credere che ciò basterà a placare le forti correnti sottomarine.
Giorgetti è irritato per la notizia, smentita, di non volersi ricandidare a fine legislatura e anzi ha inviato un siluro a chi, a suo parere, ha girato la velina: “Queste cose nella Lega le decide il segretario. E non i sottosegretari”, ha dichiarato con riferimento al notabile romano Claudio Durigon.
Particolare che la dice lunga sul clima che si respira all’ombra del Carroccio. Ma che il ministro sia stanco, e sempre più provato dalla fatica di trovare un equilibrio con Draghi mentre il segretario occhieggia ai No Vax e ai No Pass e mina il cammino di Draghi, è circostanza confidata anche a chi l’ha sentito ieri prima di giungere a Milano Marittima.
Poco ha gradito, Giorgetti, proprio l’ultimatum salviniano di domenica sera sull’immigrazione e chissà se è un caso che ieri, ancor prima dell’intervento serale del ministro, il numero uno di via Bellerio abbia subito cambiato i toni, limitandosi ad attaccare Lamorgese.
È come se ci fossero due Leghe, ormai, quella arrembante del leader preoccupato per la crescita di Giorgia Meloni e quella più istituzionale che, con la sponda di Giorgetti, è rappresentata dall’asse dei governatori: Fontana, Zaia, quel Massimiliano Fedriga che domenica ha affrontato a muso duro la platea leghista composta (anche) da No Vax. Parole di buon senso che fanno rumore, in questa Lega che chiude le celebrazioni balneari in crisi d’identità.
(da La Repubblica)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL SAN MARTINO TOGLIE LAVORO E STIPENDIO A 4 TECNICI, 2 BIOLOGI E 2 INFERMIERI, CHE CAMBIANO SUBITO IDEA
L’ospedale San Martino di Genova ha sospeso dal lavoro e dallo stipendio otto dipendenti che non avevano voluto vaccinarsi.
Si tratta di quattro tecnici, due biologi e due infermieri. Il nosocomio in cui esercita Matteo Bassetti, in prima linea nella regione nella lotta a Covid-19, ha fatto partire ieri le lettere di sospensione e, secondo quanto scrive oggi il Secolo XIX, i due infermieri avrebbero già cambiato idea, manifestando la volontà di immunizzarsi.
Il direttore generale Salvatore Giuffrida parla di «procedimento in corso per otto sanitari», mentre gli otto fanno parte dei 21 lavoratori segnalati dalla Asl3 di Genova a cinque diverse aziende ai sensi del decreto legge 44/2021.
In tutta la Liguria intanto è caccia ai no vax, veri o presunti. Le aziende sanitarie incrociano i dati degli immunizzati con quelli dei nominativi trasmessi dagli ordini professionali. Poi scrivono a chi è inadempiente, chiedendo il motivo della mancata vaccinazione.
Se non c’è risposta, o se l’interessato ribadisce la volontà di non ricevere il vaccino, arriva la segnalazione ai datori di lavoro. Se invece ci sono motivi medici dietro la decisione si chiede un certificato medico e si procede ad ulteriori accertamenti. In tutto sono 590 nel territorio della Asl 3 ad aver trasmesso giustificazioni per motivi diversi, dalle patologie pregresse all’aver contratto Covid-19.
Una prima stima dice che in totale potrebbero essere più di 1200 quelli che mancano all’appello.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
QUALI SONO I SERVIZI PARALIZZATI E QUANDO RIPARTIRANNO
Vietato attaccare gli ex stati dell’Unione Sovietica. Sarebbe questa l’unica regola
d’ingaggio degli hacker che hanno attaccato il sito della Regione Lazio, secondo il filone d’indagine che seguono gli investigatori e che porta da via della Pisana fino in Russia.
Da lì, spiega oggi la Repubblica, rimbalzano le tracce lasciate dagli autori dell’attacco ransomware via proxy e Vpn per approdare in Austria e in Germania. E che ha mandato in tilt l’intera sanità del Lazio, tanto da lasciare malati senza assistenza.
Alla base di tutto c’è Lockbit 2.0, un software che cripta i dati delle vittime e chiede in automatico un riscatto sviluppato da programmatori anonimi e affittato dagli affiliati.
Il quotidiano spiega che l’ipotesi su cui sono al lavoro gli investigatori è che per fare breccia nei sistemi di Lazio Crea, azienda partecipata che si occupa della gestione del sistema virtuale della Regione, gli hacker siano passati per una società che dà supporto tecnologico a diversi clienti e tra gli altri lavora proprio con Lazio Crea.
Lo stesso attacco avrebbe fatto tre o quattro vittime eccellenti, Lazio incluso.
La Stampa aggiunge che la nuova versione di Lockbit è ingegnerizzata per non colpire i Paesi dell’Est Europa. Le gang che finora lo hanno impiegato per colpire l’Italia sono spesso di origine russa. Anche un precedente attacco di Lockbit, risalente al 22 giugno nei confronti dell’azienda energetica Erg, conduce a un indirizzo russo.
Intanto c’è però anche una buona notizia. Chi si è introdotto nei sistemi regionali utilizzando le credenziali di un amministrativo, non è riuscito ad accedere alla storia sanitaria dei milioni di cittadini che sono inseriti nel database del sistema regionale.
«È stato colpito – spiega all’agenzia di stampa Ansa una qualificata fonte della sicurezza – il sistema di prenotazioni Cup (quello che gestisce tutti gli appuntamenti per screening diagnostici, analisi e visite ospedaliere della regione, ndr) e quello delle prenotazioni vaccinali».
Al momento, conferma il capo della Polizia Postale Nunzia Ciardi, «non c’è evidenza che siano stati presi i dati sanitari delle persone. Questi si trovano su un server diverso, che non è interessato dall’attacco. Ed in ogni caso non ci sono evidenze che i dati siano stati sottratti, ma al momento solo criptati».
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha fatto sapere che non è stato chiesto nessun riscatto in bitcoin per i dati hackerati. E via della Pisana ha fatto sapere come i cittadini devono regolarsi per l’accesso ai servizi sanitari senza utilizzare il sito:
per avere l’esito di un tampone molecolare si dovrà attendere un’email dalla Asl di riferimento del drive in o del laboratorio. Se non arriva non resta che telefonare alla Asl stessa;
per quanto riguarda le visite, sono bloccate tutte le prenotazioni per le prestazioni specialistiche in strutture pubbliche, almeno fino a metà mese. Per le urgenze sono attivi i Pronto Soccorso, il 112 e il 118;
sarà impossibile prenotare il vaccino almeno fino al 13 agosto; si può prenotarlo attraverso il medico o il pediatra;
il Green Pass è invece garantito ma l’emissione potrà subire ritardi.
Il Messaggero scrive che l’accesso al Ced è avvenuto attraverso le credenziali Vpn di un amministratore della rete, un dirigente di Frosinone della società LazioCrea e che ha la qualifica di amministratore della rete. Gli hacker sono entrati dal suo pc personale, hanno infestato il sistema e criptato i dati. «Ho sempre rispettato tutti i protocolli di sicurezza, non ho commesso leggerezze», ha spiegato lui ai tecnici e agli investigatori della Polizia postale.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL CAMBIAMENTO DI IDEA DOPO CHE SUA FIGLIA E’ STATA COLPITA DAL VIRUS
“Appena mi chiameranno vedrò come sto con la testa. C’è da fidarsi? Questa è la domanda, io me la pongo. Tu?”. Con queste parole, alla fine di gennaio, Al Bano Carrisi aveva spiazzato lo studio di “Fuori dal Coro”.
§Una risposta alla domanda del conduttore – Mario Giordano – sul vaccino del cantante di Cellino San Marco.
Poi, quasi due mesi dopo, un nuovo capitolo – sempre in diretta televisiva (al minuto 56′ della puntata di Porta a Porta andata in onda il 18 marzo) – con la richiesta di “scegliere il vaccino al quale sottoporsi”. Alla fine, ad aprile, l’immunizzazione con Pfizer e oggi l’ammissione sulla necessità del vaccino per tutelare tutti.
Questa la conversione di Al Bano che, prendendo spunto dalla situazione di salute di sua figlia, oggi è diventato un fervente sostenitore della campagna di vaccinazione, dopo averla “ostracizzata” con il suo scetticismo per alcuni mesi. ”Jasmine non sta bene. L’abbiamo dovuta ‘segregare’ e per una ragazzina di 20 anni è molto dura – ha spiegato il cantante ad AdnKronos -. Ha la febbre a 38, è spossata e ha un po’ di tosse, le cose tipiche di questo maledetto virus”.
La giovane, nata dalla relazione del cantante con Loredana Lecciso, è risultata positiva dopo aver ricevuto solamente la prima dose del vaccino (che, come è noto, aumenta la sua efficacia nel contrastare infezione e malattia, dalla seconda iniezione).
“Se non avesse fatto neanche la prima chissà come starebbe oggi – spiega Al Bano -. È dura vederla in quelle condizioni, aggredita da un microbo contro cui non puoi fare nulla”.
“Il vaccino è la salvezza dell’umanità – conclude il cantante -. Leggo che alcuni no-vax, dopo essere stati colpiti dal virus, ora fanno appello a vaccinarsi. Ognuno è libero di vivere e morire come gli pare e piace, però questo non può influenzare l’andamento dell’umanità”.
E si dice favorevole anche al Green Pass, perché “tutte le precauzioni che servono ad allontanare il virus vanno prese, vanno fatte e vanno rispettate”.
(da NextQuotidiano)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
“UN’OPERAZIONE PIANIFICATA DA AGENTI BIELORUSSI PER LIQUIDARE UN OPPOSITORE”… IL REGIME CRIMINALE SOVRANISTA DI LUKASHENKO E’ UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
È stato trovato morto in Ucraina Vitaly Shishov, capo della Belarusian House in
Ukraine (Bdu), un’ong che aiuta i bielorussi fuggiti nel Paese a trovare una sistemazione e un lavoro, punto di riferimento della diaspora.
Il suo cadavere era impiccato a un albero in un parco nei pressi di casa sua, a Kiev. “La polizia ucraina – scrive in un tweet il giornalista Tadeusz Giczan – ha aperto un’indagine per omicidio premeditato: sono convinti che sia un omicidio mascherato da suicidio”.
La polizia ha confermato e ha fatto sapere di aver sequestrato il cellulare di Shishov e i suoi effetti personali. L’attivista era scomparso da ore: la sua compagna, lunedì, aveva denunciato come se ne fossero perse le tracce dopo che era andato a fare jogging al mattino e risultasse irraggiungibile al telefono. “La polizia ha tracciato il suo telefono, i volontari hanno setacciato i boschi, ma senza successo”, scriveva Gizcan
“Non c’è dubbio che questa fosse un’operazione pianificata da agenti della sicurezza per liquidare un bielorusso pericoloso per il regime. Continueremo a lottare per la verità sulla morte di Vitaly”, fa sapere la Bdu, che l’8 agosto ha in programma una grande dimostrazione a Kiev per l’anniversario dell’inizio delle proteste contro la contestata rielezione di Alexander Lukashenko, definito l’ultimo dittatore d’Europa. Shishov era stato costretto a fuggire in Ucraina nell’autunno del 2020, dopo aver partecipato alle proteste nella città di Gomel:
In Ucraina, riferisce ancora l’ong, era sotto sorveglianza, e “sia fonti locali sia la nostra gente in Bielorussia” avevano allertato il gruppo della possibilità di un rapimento o un omicidio. “Conosceva il rischio”, dicono. Da qualche tempo c’erano “sconosciuti” a seguirlo quando faceva jogging, aveva riportato su Telegram Vyasna Human Rights Centre, un’altra organizzazione per i diritti umani con sede a Minsk.
Yury Shchuchko, esponente della Bdu, ha dichiarato ad Associated Press che Shishov aveva sul volto segni di pestaggio. “Niente è stato rubato, era vestito negli abiti soliti di chi fa sport e aveva solo il telefono con sè”, ha affermato.
Ha aggiunto che in precedenza l’attivista aveva segnalato di essere sorvegliato nelle sue corse mattutine, in cui sconosciuti tentavano di avvicinarlo e avviare una conversazione. “Siamo stati avvertiti di stare attenti, perché qui è operativa una rete di agenti del Kgb bielorusso è operativo e tutto è possibile”, ha affermato.
Aggiungendo che “Vitaly mi aveva chiesto di occuparmi dei suoi cari, aveva una inquietante sensazione”. Nel mese di luglio, le autorità di Minsk avevano aumentato la pressione su ong e i media indipendenti, ordinando oltre duecento raid in uffici e appartamenti di attivisti e giornalisti in cui sono state arrestate decine di persone. Lukashenko ha promesso di continuare quella che ha definito un’”operazione di ripulitura” contro gli attivisti della società civile, che ha descritto come “banditi e agenti stranieri“.
Ucraina, Polonia e Lituania sono i Paesi di maggior afflusso da parte dei dissidenti in fuga. La notizia della morte di Shishov arriva il giorno dopo la concessione di un visto per motivi umanitari, da parte della Polonia, all’atleta olimpica bielorussa Krystsina Tsimanouskaya, che ha denunciato di essersi opposta a un tentativo di rimpatrio forzato da Tokyo da parte del regime. Il marito dell’atleta ha raccontato di essere fuggito dalla Bielorussia a Kiev e di sperare di ricongiungersi presto con la moglie in Polonia. Il 23 maggio scorso il regime di Minsk aveva dirottato un volo Ryanair per arrestare il dissidente Roman Protasevich, che si trova ancora agli arresti domiciliari e rischia la pena di morte.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
FATTURE INESISTENTI PER EVADERE LE IMPOSTE SUI REDDITI E L’IVA
Ci sono anche la Papeete Srl, per 384.676 euro e la Villapapeete srl, per 147.142, tra le società destinatarie di un decreto di sequestro emesso a Ravenna dal Gip Corrado Schiaretti, su richiesta della Procura. Il provvedimento è a carico di 35 imprenditori per un totale di circa 2,3 milioni di euro.
L’accusa è perlopiù di avere utilizzato – come riportato dalla stampa locale – fatture relative a operazioni ritenute inesistenti per evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto.
Al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza ravennate, c’è la società ravennate Mib Service nata nel 2010 con il dichiarato scopo di affiancare gli imprenditori del settore turismo, ristorazione e discoteche fornendo loro consulenze mirate ma in realtà trasformandosi, secondo gli inquirenti, in una sorta di cartiera evoluta attraverso un elaborato metodo di riassunzione dei dipendenti e, in alcuni casi, degli amministratori delle stesse aziende clienti (ai vertici Mib è stata contestata l’associazione).
Tra i destinatari del sequestro (oltre alle società c’è anche il legale rappresentante per equivalente di somme) oltre a Papeete e Villapapeete di Milano Marittima, entrambe riferite a Rossella Casanova, ci sono poi lo stabilimento Bbk srl di Punta Marina Terme (170.792 euro) e la Pasticceria Palumbo srl in centro a Ravenna (72.599 euro) e, sempre a Ravenna, le attività della ex gf Mascia Ferri (61.777 euro) e del compagno Cristiano Ricciardella (63.157 euro).
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2021 Riccardo Fucile
RISULTATO STORICO PER LA VELA AZZURRA
Caterina Banti e Ruggero Tita conquistano l’oro nella vela Nacra 17 ai Giochi di
Tokyo 2020: sono loro i padroni del mare di Enoshima nella categoria. Sul podio gi azzurri giungono davanti all’equipaggio britannico, composto dai velisti Burnet e Gimson, superato alla seconda boa durante la regata finale.
Terzo posto invece per la Germania. La coppia italiana formata, dall’ex Luna Rossa di Rovereto e dalla atleta del Circolo Canottieri Aniene di Roma, segna un’impresa nell’aria da giorni, grazie a prestazioni convincenti che hanno inserito gli italiani tra i favoriti nelle manche.
Il titolo olimpico vinto dall’equipaggio azzurro è storico. Si tratta, infatti, della prima medaglia per un atleta proveniente dalla provincia di Trento nella storia dei Giochi nonché del primo podio per un duo misto italiano, cioè composto da una donna e un uomo.
La vela azzurra aspettava, inoltre, da oltre vent’anni una vittoria olimpica nella disciplina: l’ultima volta era accaduto a Sidney 2000 col titolo ottenuto da Alessandra Sensini. «Dedichiamo la medaglia allo staff che ci ha seguito e a tutte le persone a casa che ci hanno aiutato tanto: è un risultato costruito nel tempo», afferma Tita ai microfoni di Rai Sport. «Ha pagato la costanza, abbiamo navigato al meglio che potevamo. Ci sono stati momenti di difficoltà, ma abbiamo sempre dato il massimo dentro e fuori dall’acqua. A bordo ci siamo trovati subito bene», continua Banti all’emittente.
È una medaglia storica: si tratta infatti del primo oro olimpico ‘misto’, cioè di un team formato da uomini e donne, vinto dall’Italia alle Olimpiadi. In precedenza l’Italia aveva conquistato un argento a Mosca 1980 nel concorso completo dell’equitazione
“Siamo stati super coordinati e super sincronizzati”, dichiara la coppia. È questo il segreto di Ruggiero Tita e Caterina Banti, medaglia d’oro nella classe mista Nacra 17 di vela. Ai microfoni della Rai, i due azzurri hanno evidenziato che questa medaglia è il premio per un “lavoro costruito in questi cinque anni”.
Tita e Banti hanno evidenziato di essere “andati in barca senza pensare alla medaglia. Il campo si adattava bene alle nostre peculiarità. Ha pagato la costanza in tutte le regate. Ha pagato tutto quello che – hanno concluso – abbiamo fatto in questi cinque anni”.
Anche il team Luna Rossa, che ha fatto sognare l’Italia in America’s Cup, si unisce alle congratulazioni. “Medaglia d’oro! complimenti a Tita e Banti”, il messaggio affidato ai social.
(da agenzie)
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