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IKEA DI PIACENZA, I LAVORATORI SENZA GREEN PASS MANGIANO PER TERRA FUORI DALLA MENSA, PER LA CISL NON SAREBBE “DIGNITOSO”

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

INFATTI, ANDREBBERO LICENZIATI COSI’ POSSONO MANGIARE COMODAMENTE SEDUTI A CASA LORO … L’AZIENDA HA IL DOVERE DI TUTELARE I LAVORATORI CON IL CERVELLO CONNESSO

A Piacenza è polemica per una foto, pubblicata dal quotidiano locale Libertà, che ritrae alcuni lavoratori del magazzino Ikea mentre mangiano seduti a terra all’esterno della mensa aziendale.
Gli addetti in questione non sono ammessi nei locali adibiti al pasto perché sprovvisti del Green Pass, che – in base all’ultimo decreto anti-Covid del governo – è obbligatorio appunto anche per le mense aziendali.
Il sindacato Cisl protesta: “Non è dignitoso”, osserva il segretario provinciale della Fit, Salvatore Buono. I lavoratori, spiega il sindacalista, “avevano chiesto almeno un gazebo per far mangiare in modo decente chi non ha il Green Pass, soprattutto quando fa molto caldo o in caso di pioggia: niente da fare. Hanno messo solo delle sedie nell’erba o nell’area all’ingresso dei camion”.
Il centro logistico Ikea di Piacenza serve i negozi della catena svedese in Italia e alcuni all’estero: ci lavorando circa mille persone, alcune dipendenti diretti Ikea, altre della cooperativa San Martino, che ha un appalto.
(da agenzie)

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CATANIA, 26ENNE UCCISA DALL’EX FIDANZATO CON UN COLPO DI PISTOLA ALLA TESTA

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

ERA FINITO GIA’ AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER STALKING ED AVEVA IL DIVIETO DI AVVICINAMENTO ALLA RAGAZZA: L’ENNESIMA DIMOSTRAZIONE CHE LA LEGGE VIGENTE NON SERVE A UNA MAZZA

Una ragazza di 26 anni, Vanessa Zappalà, è stata uccisa con diversi colpi di arma da fuoco la notte scorsa mentre passeggiava in compagnia di amici sul lungomare di Acitrezza, frazione marinara di Aci Castello, in provincia di Catania.
A sparare, secondo le testimonianze raccolte dai Carabinieri, sarebbe stato l’ex fidanzato della vittima, che è attivamente ricercato da militari dell’Arma.
L’ex denunciato per stalking
Il giovane, originario di San Giovanni La Punta, secondo quanto si apprende, in passato sarebbe stato denunciato dalla stessa ragazza per stalking. La Procura etnea aveva inoltre chiesto ed ottenuto dal Gip gli arresti domiciliari ed attualmente era stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla ragazza.
Vanessa colpita alla testa
Per la vittima (di Trecastagni, paese pedemontano dell’Etna) sarebbe stato fatale uno dei proiettili che l’ha centrata alla testa. Sul posto si sono recate due ambulanze del 118 ma per Vanessa non c’è stato niente da fare. I media locali riportano che è stata ferita anche un’altra ragazza che faceva parte della comitiva.
Ricercato l’ex fidanzato
A ricostruire la dinamica di quanto accaduto, fornendo indicazioni ai carabinieri per ricercare l’autore dell’omicidio, sono stati gli amici della ragazza presenti al momento dei tragici fatti.
La giovane stava trascorrendo con loro la serata nella suggestiva frazione marinara di Aci Castello. Ad un certo punto Vanessa ha visto arrivare il suo ex: la comitiva si sarebbe fermata, lei si è avvicinata a lui. Poi la scena agghiacciante: il ragazzo ha preso la pistola e ha sparato. Quindi è fuggito.
“Tante volte ti inviavo messaggi, ‘Stai attenta Vale, ho paura’ e tu rispondevi ‘Tranquilla non mi fa niente è solo geloso'”. Queste le parole di Roberta su Facebook in un post in cui ricorda la drammatica fine dell’amica Vanessa Zappalà, la 26enne uccisa in una sparatoria nella serata di ieri ad Acitrezza, nel Catanese.
La giovane, che lavorava in un panificio, l’aveva già denunciato per stalking più di una volta.
L’amica di Vanessa, sua vicina di casa, racconta di quanto la ragazza vivesse nel terrore: “Ti avvisavo ogni sera: ‘Stai attenta che si apposta sotto casa nostra’. E adesso come farò ogni sera ad affacciarmi senza chiederti: ‘Vane che fai?’ E tu: ‘Niente, fumiamoci una sigaretta nel balcone’. Principessa del mio cuore, ogni volta che entrerò al panificio non ti vedrò. Stamattina il mio pianto, le mie urla, con mia mamma abbiamo capito tutto senza sapere ancora la notizia”.
Diversi i commenti su Facebook: “Sono sconvolta, ogni mattina mi accoglieva col suo sorriso e la sua gentilezza al panificio”, racconta una signora che conosceva Vanessa. “Non si può morire così, bastardo devi fare la sua fine”, scrivono in molti.
“La rabbia maggiore è perché ci sono state diverse denunce se non sbaglio e questo stato di m… continua a non proteggere” si legge in un altro commento.
(da agenzie)

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SCRIVE UN POST PER ONORARE GINO STRADA, ASSESSORE LEGHISTA VENETO VIENE RICOPERTO DI INSULTI E LUI REPLICA: “NELLA LEGA NON C’E’ SPAZIO PER I FASCISTI, VANNO BUTTATI FUORI”

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

ANCHE ZAIA AVEVA ESPRESSO CORDOGLIO PER STRADA, MA AI “GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE MAI FATTA” E AI SEDICENTI FASCI DA AVANSPETTACOLO LA COSA NON E’ PIACIUTA

In un’intervista al Corriere della Sera, l’assessore allo Sviluppo economico del Veneto, il più votato nella regione dopo il presidente della regione Luca Zaia, ha preso le distanze dalle posizioni nostalgiche spesso condivise da altri esponenti del partito guidato da Matteo Salvini, invitando chi ha “certe idee” a trovarsi un altro partito.
“Ma che c’entriamo noi col fascismo, il centralismo, il culto di Roma, il nazionalismo? Assolutamente nulla”, ha affermato Marcato, dopo aver spiegato che, a suo avviso, “quello della Lega ‘di destra’ è un cortocircuito tutto italiano”.
Già negli scorsi giorni, Marcato aveva risposto alle critiche per un post in ricordo del medico fondatore di Emergency morto il 13 agosto. “Trovo intollerabile la mancanza di pietà cristiana di fronte alla morte di una persona. Trovo intollerabile la violenza di alcuni commenti a questo post. Trovo intollerabile che si debba avere pietà solo per chi la pensa come noi”, aveva scritto su Facebook.
Le prese di posizione di Marcato non gli sono valse critiche solamente sui social media. Recentemente all’assessore è stato dedicato uno striscione comparso sullo stadio Appiani di Padova (“Meglio un giorno da leoni che cento da Marcato”). “Ha sorpreso anche me, perché la prima cosa che ho pensato è: ma se ne sono accorti adesso?”, ha detto Marcato al Corriere.
Recentemente il 53enne di Castelfranco Veneto ha anche riservato parole dure contro la proposta del collega di partito Claudio Durigon, sottosegretario all’Economia, di intitolare un parco di Latina ad Arnaldo Mussolini, definito il “fratello sfigato di Mussolini”.
L’attacco a Durigon, difeso anche dal segretario della Lega Matteo Salvini dopo la richiesta di dimissioni arrivata dal centrosinistra, è solo l’ultima presa di distanze tra i dirigenti della Lega in Veneto dalle posizioni vicine alla destra più dura, associate a Fratelli d’Italia.
Lo stesso presidente Zaia ha respinto gli insulti ricevuti per il suo ricordo di Gino Strada (“una persona assolutamente motivata nel fare della sua vita una vera missione nella cura dei più deboli e nel contrasto alle fragilità sociali”), mentre il capogruppo in consiglio regionale, Alberto Villanova, a gennaio ha condannato l’assessore all’Istruzione di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, per aver cantato “Faccetta nera” in radio.
“Noi siamo alternativi alla proposta politica di Fratelli d’Italia”, ha detto Marcato, sottolineando le differenze con la formazione guidata da Giorgia Meloni, che negli ultimi mesi ha superato la Lega nei sondaggi diventando il primo partito del paese. “Se uno ha certe idee, meglio vada lì o cerchi altri lidi, nella Lega non c’è posto”.
(da agenzie)

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OBBLIGO VACCINALE SE NON SI RAGGIUNGE L’80% DI IMMUNIZZATI ENTRO IL 15 SETTEMBRE

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

ULTIMA CHIAMATA, POI SI DEVE RIMEDIARE A CAUSA DI UNA MINORANZA DI IMBECILLI

Quello del governo è un ultimatum: o si ricorre al vaccino oppure si valuterà l’obbligo vaccinale per tutti. Il concetto lo esprime chiaramente il sottosegretario alla Salute Sileri, in un’intervista a ‘La Stampa’: “Questa è l’ultima chiamata alle vaccinazioni. Se entro il 15 settembre non avremo superato la soglia dell’80% di popolazione che ha avviato il percorso di immunizzazione, dovremo valutare la possibilità di una forma di obbligo”.
L’obbligo, spiega, potrebbe “toccare solo le fasce d’età che rischiano di più. Qualcuno ha parlato di over 50, ma io andrei a proteggere chi ha più di 40 anni”.
“Non possiamo continuare a rallentare il lavoro ordinario degli ospedali – aggiunge Sileri – È assurdo pensare di dover lasciare ancora indietro tutti quei malati che non hanno il Covid ma aspettano delle cure”.
E ancora: “Quello dei due terzi – sottolinea Sileri in merito alla cosiddetta immunità di gregge – era un obiettivo fissato in base alle caratteristiche del virus originario, ma con la variante Delta, che si è rivelata molto più contagiosa, dovremo salire all’80% della popolazione. Forse anche qualcosa di più”.
La possibilità di introdurre dell’obbligo vaccinale per over 50 o over 40 è stata suggerita dal Comitato tecnico scientifico. Lo ricorda anche anche il professor Fabio Ciciliano, che però estenderebbe l’obbligo a tutte le fasce d’età: “In Italia le vaccinazioni obbligatorie esistono già per una serie di malattie.
Ipotizzarle anche per il coronavirus non è sbagliato, sarebbe molto utile. Ma queste decisioni spettano alla politica, anche se ovviamente va tenuto conto dei tempi. In alternativa si può puntare su alcune categorie o fasce d’età”, dice a Il Messaggero. “Dal punto di vista tecnico – prosegue – non si può non essere che assolutamente favorevoli alla vaccinazione. Anche attraverso l’obbligo vaccinale, meglio se per tutti. In alternativa si potrebbero prendere in considerazione alcune fasce di popolazione, quelle più fragili o magari maggiormente esposte al rischio di contagio, come è accaduto per il personale sanitario”.
Di obbligo vaccinale, questa volta per il personale della scuola, parla anche Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, intervistato da ‘Il Tempo’: “Chi fa lavori a contatto col pubblico, come il personale scolastico, le forze dell’ordine e chi lavora nella grande distribuzione, deve fare il vaccino”.
Verso la terza dose
E in merito a una possibile terza dose Sileri dice: “Se vedremo un aumento dei casi tra chi si era vaccinato, perché la copertura dell’immunizzazione è scesa con il passare dei mesi, si dovrà fare una terza dose. Ma aspettiamo di leggere dati e numeri”.
(da Fanpage)

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COVID, LA SPAGNA NELLA MORSA DELLA QUINTA ONDATA: BARCELLONA CHIEDE IL RIPRISTINO DEL COPRIFUOCO

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

L’ETA’ MEDIA DELLE TERAPIE INTENSIVE E’ SCESA A 51 ANNI

Orde di turisti, giovani locali che non rinunciano ai caratteristici botellón – ritrovi in cui si condividono bevande alcoliche -, ma anche feste tradizionali come quella di Gràcia, a Barcellona, che richiamano in strada migliaia di persone.
La Spagna è alle prese con la quinta ondata del Coronavirus, la cui variante Delta si diffonde velocemente. La situazione è così critica che i sindaci delle comunità più colpite dai contagi reclamano la reintroduzione delle restrizioni. Il governo catalano, invece, sta portando avanti una battaglia giudiziaria affinché i magistrati consentano il ripristino del coprifuoco, abolito qualche giorno fa dopo essere stato in vigore per oltre un mese. I politici della comunità autonoma vorrebbero l’autorizzazione dei giudici per l’introduzione di un lockdown automatico – che scatterebbe superata l’incidenza di 125 casi settimanali ogni 100mila abitanti – dall’una di notte alle sei del mattino a Barcellona e in altri 61 comuni con più di 20 mila abitanti.
Sono le zone turistiche a soffrire maggiormente della recrudescenza pandemica. I governi locali delle Baleari e delle Canarie si sono organizzati per tarare di località in località le restrizioni in base ai trend dei contagi. In alcuni casi, gli spostamenti via mare tra isole vicine possono essere interdetti.
Gli ospedali delle località isolane stanno raggiungendo la soglia d’allarme per la saturazione dei reparti Covid. Restano, tuttavia, i grandi snodi turistici ed economici di Barcellona e Madrid i fulcri della quinta ondata spagnola.
Subito dopo la Catalogna, la comunità della Capitale vede crescere la pressione sulle strutture ospedaliere: oltre il 40% dei posti di terapia intensiva sono occupati da pazienti Covid. Inoltre, la contagiosità della variante Delta, combinata alle abitudini estive della popolazione più giovane, ha portato a un abbassamento dell’età media del paziente tipo ricoverato in rianimazione: 51 anni.
Il 44% dei ricoverati ha meno di 50 anni
Stando al bollettino diramato venerdì 20 agosto dalle autorità sanitarie spagnole, degli 1.818 casi ricoverati il 44% ha meno di 50 anni. Cala la percentuale di sessantenni in terapia intensiva, passata dal 31% al 25%. La flessione riguarda anche i settantenni, passati dal 27% all’11%, e risultano quasi assenti dai reparti Covid gli ottantenni. Trend opposto per i giovani: raddoppiati i ventenni ricoverati, passati dal 10% al 19%, quadruplicati i trentenni, dal 4% al 15%. Gli esperti del Paese, poi, annoverano tra le problematiche che hanno agevolato la risalita dei contagi il tempo di attesa tra la prima e la seconda dose del vaccino di AstraZeneca. Nei quattro mesi di intervallo, molti cittadini che avevano ricevuto una sola dose si sono infettati. La Spagna, con poco meno di 47 milioni di abitanti, conta al momento 4.770.473 di casi totali e 83.136 vittime. Secondo le cifre del ministero della Salute, il 74,69% della popolazione ha ricevuto almeno la prima dose del vaccino, mentre il 65,53% ha completato il ciclo.
(da agenzie)

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LA GARA DI SOLIDARIETA’ PER ACCOGLIERE I PROFUGHI AFGHANI IN ITALIA; OLTRE 200 PERSONE PRONTE AD APRIRE LE PROPRIE CASE, ALTRE 126 IN LISTA

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

WELCOME REFUGEES ITALIA: “SONO CIFRE DA RECORD”

Centinaia di famiglie in Italia si sono fatte avanti negli ultimi giorni per accogliere nelle proprie case i profughi che in questi giorni arrivano dall’Afghanistan dopo la caduta di Kabul e la presa di potere dei talebani.
Circa 228 persone si sono registrate sulla piattaforma di Welcome Refugees per mettere a disposizione la propria casa. Altre 126 quelle che si sono messe a disposizione per un percorso di mentoring, ovvero di accoglienza fuori dall’ambito familiare.
Ad essere contattate sono state l’ong fiorentina Cospe, i Cisda, il Coordinamento italiano sostegno donne afghane, e Welcome Refugees, organizzazione indipendente che si occupa di integrazione anche attraverso l’ospitalità in famiglia.
Le richieste Regione per Regione
Quarantadue richieste di ospitalità arrivano dalla Lombardia; 28 dal Piemonte, 23 dalla Toscana, 22 dal Veneto e 21 dalla Emilia-Romagna.
«C’è stata un’impennata incredibile di richieste in questi giorni — spiega a la Repubblica Fabiana Musicco, direttrice di Welcome Refugees Italia — Per noi sono cifre record: l’unico anno in cui, ad agosto, abbiamo avuto un numero di iscrizioni simile è stato il 2019, l’anno dei porti chiusi e della Sea Watch, ma ci si fermò a circa 150. In più bisogna considerare le persone che, anche se non iscritte, ci stanno contattando per dire di contare su di loro. Siamo tempestati di telefonate e messaggi».
Come funziona l’iter
Di solito per chi decide di accogliere, l’affido non è immediato. L’iter burocratico impone alle associazioni di verificare e valutare le motivazioni che hanno spinto le persone a proporsi.
Poi si passa a valutare che le condizioni in cui vivono le famiglie ospitanti siano consone e che ci sia compatibilità tra famiglia ospitante e ospite.
«I nostri attivisti sul territorio vanno nelle case di chi si offre per accertarsi che sia un luogo consono e che siano consapevoli di quello che stanno facendo. Accogliere persone vulnerabili non è semplice, e quindi, oltre a supportarli, facciamo loro una vera e propria formazione», racconta Musicco.
I soggiorni all’interno delle famiglie ospitanti durano minimo sei mesi: la durata della permanenza può variare nel caso in cui i soggetti ospiti vengano ritenuti particolarmente vulnerabili.
Gli arrivi in Italia
Ad oggi i cittadini afgani trasportati dall’inizio dell’operazione Aquila – così è stato ribattezzato il ponte aereo tra Kabul e Roma – sono 2.700. Di questi 1.904 solo negli ultimi sette giorni.
(da Open)

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COME E’ POSSIBILE AIUTARE I PROFUGHI AFGHANI DALL’ITALIA

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

DALLE ONG AI BIGLIETTI AEREI DA REGALARE

Petizioni da firmare, associazioni e Ong da sostenere, biglietti aerei da regalare. Sono queste le principali vie percorribili per aiutare il popolo afgano che in questi giorni sta lasciando il proprio Paese nel corso delle operazioni di evacuazione, dopo la caduta di Kabul.
Le operazioni di salvataggio rimangono molto delicate, ma nonostante questo i social network sono tempestati di messaggi nei quali i cittadini chiedono risposte su come poter dare il proprio contributo.
Mondo dell’informazione
È possibile supportare, ad esempio, i giornalisti afgani che lavorano sul campo per aiutarli a mettersi in salvo, seguendo il lavoro svolto da organizzazioni come la Committee to Protect Journalists (Cpj).
Ma anche quello della Fnsi, la Federazione nazionale della Stampa italiana, si sta adoperando per sostenere i collaboratori locali.
Un altro progetto da seguire, di chi opera proprio sul posto, è quello di Rukshana Media, un’organizzazione di notizie gestita da donne che – spiega il Corriere della Sera – prende il nome da una ragazza lapidata a morte dai talebani.
Petizioni e Ong
Sono diverse le petizioni nate sulla rete in questi giorni. Le principali chiedono che vengano aperti i corridoi umanitari e non vengano sospesi i ponti aerei già in atto. Un altro modo per dare il proprio sostegno è fare donazioni agli enti che operano sul fronte afgano: primo fra tutti l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Ma anche Unicef, che ha attivato un piano di emergenza per la fornitura di servizi idrici e igienici di emergenza, forniture di cibo e ha aperto scuole mobili.
Emergency, Medici Senza Frontiere, e la Croce Rossa Internazionale sono altre realtà cui è possibile affidarsi.
Biglietti aerei
Infine, l’associazione Miles4Migrants ha messo a disposizione l’opportunità di aiutare i profughi afgani facendo donazioni – che sulla piattaforma si trasformano in miglia aeree – per sostenere il costo di un biglietto aereo.
(da agenzie)

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AFGHANISTAN, OPERAZIONE FAZZOLETTO ROSSO: COSI’ I CARABINIERI HANNO PORTATO IN SALVO LE ATTIVISTE DIRETTE IN ITALIA

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

DOPO ORE DI PAURA I CARABINIERI DEL TUSCANIA SONO RIUSCITI TRA LA FOLLA A RECUPERARE IL GRUPPO DELLE RAGAZZE… “DI’ ALLA TUA GENTE CHE SIETE ANGELI”

Dopo ore di pura agonia nel timore che per la terza notte non sarebbero riuscite a entrare, il gruppo delle ragazze con il fazzoletto rosso è riuscito a superare i cancelli dell’aeroporto. “Dì alla tua gente che sono angeli”, dice Maryam Sadaat, un’attivista per i diritti delle donne e funzionaria della vecchia amministrazione.
Parla dei carabinieri del Tuscania che dopo ore e ore di tira molla con gli americani, e dopo l’intervento del Coi, del ministero degli Esteri e del console, sono usciti e con Amina di Nove Onlus, sono andati avanti indietro tutto il giorno a cercare tra la folla le ragazze vestite di nero e con il fiocco rosso.
Un’idea delle donne per potersi riconoscere in fretta, per restare unite tra le migliaia di persone che sperano prima o poi di prendere uno dei voli della speranza.
Buona parte delle 140 che erano sulla lista, sono riuscite a far capolino dall’altra parte. Mandami un video, Maryam fammi vedere che sei dentro e stai bene. “Amica mia, non posso, sono 10 ore che sono qui al caldo, sono inguardabile”, e allora si sorride di questa frivolezza che i talebani non avrebbero mai consentito.
Anche in questo le donne che arriveranno in Italia, sono diverse dalle donne che furono oppresse 25 anni fa dai talebani, sono ragazze che hanno studiato, madri che mandano i figli a scuola e poi vanno a lavorare. Molte di loro hanno la patente e tutte hanno sfidato la misoginia, per rendere l’Afghanistan un posto che ora sembra così lontano.
Ci hanno messo tre giorni, tre notti, il rischio di attraversare Kabul, gli stratagemmi per arrivare all’aeroporto, gli spintoni, le botte, gli schiacciamenti. Ci sono donne incinte e bambini appena nati. “So che devo dirle addio, almeno per il momento, ma ho capito già che con voi italiani sarà al sicuro, i vostri carabinieri sono stati gentili”, ci dice Salim che ha deciso di restare per mettere in ordine suoi affari.
Lui ha fornito microcrediti a centinaia di donne in tutto il Paese che hanno messo su delle attività. “Devo restare ma ci ritroveremo”, promette alla moglie che tra le lacrime dice che lui è la sua vita.
Maryam passa il telefono a un sorpreso carabiniere, che mormora “state pure tranquille, ora queste signore sono al sicuro”.
Fuori si continua a cercare, alcune famiglie non sono nella lista, altre sono disperate. Gli americani sparano e tutti si buttano a terra. Sono ore infinite per queste persone che devono dire addio alle loro famiglie. Tra chi è andato oltre, ci sono tanti bambini, donne incinta e una ragazza transgender e disabile mandata dalla Croce Rossa.
E mentre queste si accingono a partire, un altro aereo, di Nove Onlus fornito dal Trust In Nome Della Donna, atterra in Italia. Tutte queste donne rappresentano la società civile di un Paese che non permette ci sia, sono istruite, con buone posizioni, un lavoro.
Persone che quando si sono strette il fazzoletto rosso della salvezza, hanno promesso di portare avanti la battaglia di tutte le altre, di quelle che restano e che non hanno avuto scelta, e che non permetteranno vengano dimenticate.
(da La Repubblica)

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