Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
SI E’ APPROPRIATO DI 3.000 MASCHERINE E HA CONDIZIONATO DIVERSI APPALTI
Si aggrava la posizione dell’ex sindaco di Opera, Antonino Nucera, già ai domiciliari dall’8 aprile scorso per corruzione e peculato.
Con la conclusione dell’indagine a suo carico, emerge che il politico è accusato pure di truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione. Sostanzialmente si sarebbe adoperato per continuare a ricevere lo stipendio da dirigente amministrativo di una scuola di Milano dove lavorava prima di essere eletto.
Il tutto nonostante avesse richiesto ed ottenuto un lungo periodo di aspettativa non retribuita. Una condotta che per gli inquirenti avrebbe cagionato un danno erariale di circa 59mila euro.
La nuova contestazione, anticipata da Il Fatto Quotidiano e La Repubblica, è contenuta nell’avviso di chiusura delle indagine preliminari, firmato dai pubblico ministero della Dda Silvia Bonardi e Stefano Civardi, su una serie di presunti illeciti posti in essere dalla amministrazione comunale di Opera. Destinatari del provvedimento anche altri 21 indagati tra funzionari pubblici, imprenditori e cinque società.
Dall’indagine sarebbe emerso come, tra febbraio e ottobre 2020, l’allora primo cittadino di Opera, con l’adesione incondizionata di Rosaria Gaeta, già responsabile del settore urbanistico del comune e l’accondiscendenza di alcuni funzionari e consulenti dell’ente, avrebbe sistematicamente interferito in alcune procedure di gara bandite da quel Comune per orientare l’assegnazione di lavori pubblici in favore di imprenditori conniventi. Questi, a loro volta, lo ripagavano con diverse utilità. L’accusa di peculato contestata all’ex sindaco riguarda il periodo in cui sull’Italia si abbatteva la prima ondata dell’emergenza Covid-19. In quel periodo di tempo Nocera, per i pm, prese per sé quasi 3 mila mascherine già destinate a una Residenza sanitari per anziani.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
ANCORA UN PAIO DI PUNTI IN MENO E SARA’ LA SUA FINE, IN TUTTI I SENSI (NE HA GIA’ PERSI 14)
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando nel gennaio 2018 il governatore
uscente della Lombardia (nonché più volte ministro e fondatore della Lega Nord insieme a Bossi) Roberto Maroni, ufficialmente non ricandidato per sua volontà, accusava il suo segretario federale Matteo Salvini di utilizzare “metodi stalinisti”.
Ergo: il capo sono io e comando io, senza possibilità di dialettica e tantomeno di dissenso interno: la Lega di Salvini è questa, prendere o lasciare.
O meglio era, perché l’immagine dell’uomo solo al comando, del leader carismatico intoccabile e incontestabile, si è andata via via offuscando
Sono lontani i tempi del trionfale 34,3% alle Europee del maggio 2019, quando il Carroccio col vento in poppa era la prima forza nel Paese e già all’epoca, in ogni caso, Giancarlo Giorgetti – sempre lui – invitava a tenere sulla scrivania una foto di Matteo Renzi, passato in poco tempo dal 40% alla miseria che conosciamo.
Sic transit gloria mundi, così svanisce la gloria terrena.
Ovviamente per il leader leghista non è ancora scattato il de profundis ma è innegabile che il consenso granitico del quale una volta godeva presso il suo elettorato e soprattutto presso i suoi colonnelli sul territorio si sia notevolmente affievolito. Complici non solo i numeri (14 punti persi in un paio d’anni) ma anche una gestione del partito che – per usare un eufemismo – da tempo fa storcere il naso a molti. E non esattamente a gente che non conta.
Che il “cerchio magico salviniano” e i nuovi innesti che hanno scalato i vertici assumendo ruoli di potere in pochissimo tempo (leggi i vari Durigon, Siri ma anche lo stesso Claudio Borghi col suo oltranzismo no euro, no Europa, no green pass …) e che poco hanno a che vedere con la Lega del nord, dei territori e della militanza siano percepiti non da oggi come un corpo estraneo – o quantomeno con sospetto – è cosa nota.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’esasperazione della dicotomia Lega di lotta (delle piazze coi no vax ma anche dei blitz nelle commissioni come quella di Borghi che ha tentanto di bloccare il green pass) e di governo (rappresentata dai ministri e dai governatori).
All’ormai collaudato duo Zaia- Fedriga, da tempo su posizioni quantomeno dubbiose per la ambiguità di Salvini in tema di vaccini e per la manifesta contrarietà all’estensione del certificato verde e lontani anni luce da toni esasperati e intemerate varie, si sono aggiunti anche i più defilati Attilio Fontana, presidente della Lombardia e quello della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti.
Tutti accomunati da un solo obiettivo: sconfiggere la pandemia, e per farlo occorre vaccinarsi.
“Difendere con grandissimo vigore la vaccinazione che trova fondamento nei numeri perché da quando abbiamo vaccinato i numeri della nostra regione sono eccellenti”, ha dichiarato Fontana, ricalcando le parole del collega e presidente della Conferenza delle regioni Fedriga, convinto che il pass sia uno strumento per garantire più libertà, “Serve a tenere aperto e non a chiudere”.
Bocciata nei territori – dove sindaci e amministratori locali a vario livello hanno dovuto fronteggiare la pandemia in prima fila – anche la proposta del leader leghista di rendere gratuiti i tamponi, sia per un calcolo economico sia per evitare che la gratuità possa rappresentare una scappatoia no-Vax.
Non siamo al redde rationem ma una scollatura fra il vertice e la base c’è eccome.
Ci siamo molto vicini.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
GLI BASTAVA UNA BUSTA DI PLASTICA PER SOGNARE DI ESSERE MESSI… ORA HA 10 ANNI ED E’ IN PERICOLO
Qualche anno fa, era per la precisione il 2016, il piccolo Murtaza Ahmadi aveva commosso il mondo.
Come tanti bambini sognava di essere Lionel Messi, ma lui dall’Afghanistan ci riusciva anche solo indossando una busta di plastica bianca e azzurra come la maglia dell’Argentina con il nome del campione. E ora Murtaza che ha dieci anni ha bisogno di aiuto e si rivolge ancora al suo idolo.
Nel 2016 con la foto che lo ritraeva a soli 5 anni con un sacchetto di plastica trasformato nella maglietta dell’Argentina con il numero “10” di Messi Murtaza ottnne l’attenzione del campione argentino poi gli regalò una divisa con autografo con dedica personalizzata e, successivamente, lo accolse in campo in occasione di una amichevole del Barcellona grazie all’Unicef, ha chiesto aiuto al suo idolo calcistico.
Il bambino, appassionato di calcio, vive rinchiuso in casa assieme alla famiglia a Kabul dove si è rifugiato scappando dal villaggio natale nella provincia meridionale di Ghazni e dagli attacchi delle milizie del gruppo jihadista dello Stato Islamico.
E così ha lanciato un appello a Messi che è stato riportato dall’agenzia di stampa spagnola EFE:” Sono intrappolato in casa e non posso uscire perché ho molta paura dei talebani. Ti prego, salvami da questa situazione. Fammi andare in un posto sicuro. Voglio giocare al calcio e farlo in pace”, ha proseguito il giovane tifoso, rivolgendosi direttamente al suo idolo.
Il timore di Murtaza è infatti quello di essere rapito e reso oggetto di riscatto nei confronti della sua famiglia, come lui stesso ha raccontato: “Sogno che i talebani fanno irruzione in casa e mi portano via”.
La famiglia di Murtaza Ahmadi è stata infatti oggetto di minacce già dal 2016, quando si era sparsa la voce, non confermata, di una cospicua donazione di denaro da parte di Messi al bambino. La famiglia era anche riuscita a lasciare l’Afghanistan qualche anno fa per rifugiarsi in Pakistan. Ma la richiesta di asilo non è stata accolta costringendo così Murtaza e i suoi parenti a far ritorno nel paese ormai nelle mani dei talebani.
(da NextQuotodiano)
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Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
FINISCE IN RISSA, TESTATE TRA UN CONSIGLIERE E UN CANDIDATO PRIMA IN SEDE E POI PER STRADA
Nervi a fiori di pelle prima della chiusura delle liste per le Amministrative a Napoli.
Dopo lo scontro nella sede comunale di Fratelli d’Italia, c’è stata anche una rissa tra candidati nel quartiere Soccavo
Una testata in piena fronte dopo giorni di altissima tensione e a pochissime ore dalla scadenza per la presentazione delle liste per le prossime elezioni Comunali.
È quello che è successo ieri mattina, 4 settembre, a Napoli all’interno della sede di Fratelli d’Italia in via Calata San Marco.
I protagonisti sono Pietro Diodato, ex consigliere comunale, in corsa alle prossime amministrative e Marco Nonno, consigliere regionale e comunale del partito di Giorgia Meloni. «Sono in barella in ospedale, poi andrò in questura a denunciare», dice Diodato al Fatto quotidiano, mentre racconta che Nonno ha tentato di eliminare dalle liste i candidati della fazione opposta. La sua.
E ha aggiunto: «Ieri c’era stata una discussione sulle candidature alla presidenza delle municipalità, c’era un po’ di tensione e avevo chiesto di fermare le liste. Dopo un chiarimento a livello provinciale e nazionale con l’onorevole Donzelli, abbiamo trovato una mediazione politica. Tutto era rientrato. Nel frattempo il consigliere regionale Nonno ne aveva approfittato per compilare una nuova lista escludendo tutti quanti noi dalle candidature alle municipalizzate: voleva fare un blitz. Me ne sono accorto, ho cercato di fermarlo, mi ha dato una testata sulla fronte».
Opposta invece la versione di Nonno, che a la Repubblica ha raccontato: «Quando Diodato si è accorto di non avere voti e di non essere sostenuto dal partito è arrivato come una furia nella sede del partito. Dopo essere stato da Maresca che pure gli ha detto che non lo candiderà. Voleva scappare con il plico contenente le liste per le municipalità. Quando abbiamo tentato di fermarlo ha cominciato a dare testate, ferendomi al volto. Ha ritirato poi i suoi 35 candidati e in queste ore abbiamo dovuto telefonare a tutti per riempire di nuovo le liste».
La rivalità tra i due è storica: sono da sempre avversari nella zona di Pianura, quartiere di oltre 57mila abitanti della periferia ovest del capoluogo.
Qualche ora dopo, verso mezzogiorno, ora in cui scadeva il termine per la presentazione degli elenchi dei candidati alle elezioni amministrative del prossimo 3 ottobre, a Soccavo si è sfiorata un’altra rissa.
C’è chi si è presentato all’ultimo secondo nel quartiere, sede dell’ufficio elettorale partenopeo, cercando di presentare i plichi con le firme.
Prima la tensione, gli spintoni, poi qualcuno che pretendeva di passare dalla finestra per consegnare uno scatolone con le firme. Un escamotage per aggirare la barriera creata dalla Polizia municipale. Alla chiusura degli uffici, i delegati sono rimasti fuori tra accese discussioni.
(da Open)
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Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
SPERANZA: “SI PUO’ FARE ANCHE SENZA L’OK DELL’EMA: PIU’ VACCINI O COSTRETTI DI NUOVO A CHIUDERE”
Appena due giorni fa, il premier Mario Draghi aveva detto chiaro e tondo che l’obbligo del vaccino anti Covid sarebbe arrivato dopo che l’Ema e l’Aifa avrebbero dichiarato il farmaco non più emergenziale, ma ordinario.
Quel via libera però potrebbe non essere necessario, soprattutto se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare a fronte di una campagna vaccinale concentrata sull’ultimo delicato miglio per coprire i diversi over 50 ancora non coperti.
In un colloquio con il Corriere della Sera, il ministro della Salute Roberto Speranza non esclude che la decisione del governo per imporre l’obbligo vaccinale potrebbe arrivare anche prima che l’agenzia del farmaco europeo si esprima: «Renderebbe tutto più facile – dice Speranza – ma i vaccini sono già sicuri e quindi si può anche senza, come è stato per il personale sanitario».
L’introduzione dell’obbligo secondo Speranza non è una strada obbligata, ma di certo un’opzione a portata di mano. Specie se si dovesse affacciare di nuovo la prospettiva di imporre nuove restrizioni, fino addirittura ad altre chiusura come successo nei periodi più bui della pandemia.
Tempi e condizioni saranno chiari man mano che dai dati sarà più chiara la direzione che sta prendendo la pandemia in Italia, con gli occhi puntati su «quadro epidemiologico e ospedalizzazioni – aggiunge Speranza – con particolare attenzione alle terapie intensive e al numero dei decessi, la cosa più drammatica». Ad oggi gli italiani coperti da due dosi di vaccino sono 38,5 milioni, il 65% a cui si aggiungono 1,4 milioni che hanno ricevuto il Johnson & Johnson monodose, cioè il 2,4%. L’obiettivo del 90% da più parti indicato come soglia necessaria da raggiungere perché almeno ci si avvicini all’immunità di gregge è ancora distante. Ma rischia di essere anche insufficiente senza solide basi scientifiche: «La scelta si farà in base a una somma di fattori – spiega Speranza – tra cui la forza della variante. Potremmo trovarci in difficoltà anche con più del 90% di vaccinati, o al contrario non avere bisogno dell’obbligo senza raggiungere quella soglia».
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
“SERVE TERZA DOSE E MASCHERINE”
«Un drammatico cambiamento dell’efficacia», il nuovo studio scientifico
pubblicato sul New England Journal of Medicine parla dei vaccini anti Covid-19 a mRna, i più all’avanguardia tra quelli finora approvati dagli enti regolatori eppure messi a dura prova dalla variante Delta.
L’efficacia di Pfizer e di Moderna contro il virus è passata da oltre il 90% del mese di marzo al 65,5% a luglio.
Risultati che emergono dall’analisi condotta sui lavoratori della sanità dell’Università di San Diego in California e che dimostrano anche quanto la protezione dal virus possa diminuire nel tempo. «Il drammatico cambiamento nell’efficacia del vaccino da giugno a luglio è probabilmente dovuto sia all’emergere della variante Delta che alla diminuzione dell’immunità durante i mesi trascorsi», spiega lo studio, «aggravata dalla fine dei requisiti di mascheramento in California e dal conseguente maggiore rischio di esposizione nella comunità».
Gli esperti forniscono le possibili cause dell’ abbassamento di percentuale dell’efficacia facendo notare come il periodo interessato dalla diminuzione coincida non solo con la diffusione della nuova mutazione ma anche con la fine dell’obbligo di indossare le mascherine nello Stato e quindi con una minore prudenza nei comportamenti della popolazione.
I numeri del calo di efficacia dei vaccini mRna
Gli scienziati sono partiti col notare un notevole aumento delle infezioni Sars-CoV-2 a giugno scorso negli operatori sanitari immunizzati a dicembre del 2020 proprio con i vaccini a mRna. Il 76% di loro a marzo aveva ricevuto le due dosi, percentuale che a luglio è salita all’83%. All’inizio di febbraio le infezioni sono diminuite drasticamente. Tra marzo e luglio meno di 30 operatori sanitari sono risultativi positivi ogni 30 giorni. Dal 15 giugno è cominciata la risalita più preoccupante.
Nello specifico dal 1 marzo al 31 di luglio sono stati 277 i contagiati in totale, di cui 130 (il 57,3%) che avevano completato il ciclo vaccinale. L’infezione si è trasformata in malattia sintomatica in 109 dei 130 (83,8%) immunizzati e in 80 dei 90 non vaccinati, l’88,99%.
Lo studio non ha registrato alcun decessi in nessuno dei due gruppi e un soggetto non vaccinato è stato ricoverato in ospedali con sintomi gravi. Sulla stessa platea descritta è stata quindi calcolata l’efficacia del vaccino per ogni mese da marzo a luglio registrando un forte abbassamento di protezione che dal 95% e 94,1% di Pfizer e di Moderna è scesa al 65,5%. «In Inghilterra dove è stato utilizzato un intervallo di somministrazione esteso fino a 12 settimane», spiega anche lo studio, «l’efficacia si è invece mantenuta all’88%».
«Ripristinare subito mascherina e fare terzo richiamo»
Nelle conclusioni dello studio gli esperti guidati dal professoressa Jocelyn Keehner invitano a prendere decisioni immediate per evitare che le percentuali di efficacia dei vaccini scenda ancora. «I nostri risultati sottolineano l’importanza di ripristinare rapidamente gli interventi non farmaceutici, come il mascheramento indoor e le strategie di test intensivi», scrivono i ricercatori.
Senza dimenticare la necessità di uno sforzo ulteriore nella campagna vaccinale: «La diffusione di questa formidabile variante necessità un impegno ancora più duro per aumentare le vaccinazioni ma non solo. Se i nostri risultati sulla diminuzione dell’immunità verranno verificati anche in altri contesti, è necessario considerare dosi di richiamo per tutti».
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
IL CUORE DELL’ITALVOLLEY CAMPIONE CHE NON LASCIA INDIETRO NESSUNA
È il gruppo la forza della nazionale femminile italiana di volley, che si è laureata campione d’Europa. Le ragazze di coach Mazzanti si sono prese la rivincita sulla Serbia dopo la sconfitta pesante delle Olimpiadi.
In casa delle avversarie, Paola Egonu e compagne, si sono dimostrate implacabili e dopo aver perso il primo set non hanno concesso scampo alle serbe. La fotografia di quanto quella azzurra sia una squadra eccezionale è arrivata poi durante la premiazione con un bellissimo gesto.
Difficile contenere l’entusiasmo e la gioia per la vittoria del titolo continentale. Subito dopo la conclusione del match contro la Serbia, è iniziata la festa per l’Italia del volley femminile che si è presentata sul palco allestito per la premiazione al gran completo. Presenti tutte le giocatrici di coach Mazzanti e in un certo senso anche chi, a causa di due gravi infortuni, non ha potuto partecipare alla spedizione continentale. Le nazionali italiane infatti hanno portato per l’occasione anche due maglie speciali, quelle di Caterina Bosetti e Sarah Fahr.
Le due pallavoliste italiane sono state messe ko dai problemi fisici, e sicuramente sono state le prime tifose da casa della squadra di Mazzanti.
La Bosetti solo pochi giorni fa ha subito un trauma al piede destro che gli è costato la frattura del primo dito. Niente da fare per la schiacciatrice azzurra sostituita da Sofia D’Odorico.
Stessa sorte anche per Sarah Fahr che purtroppo ha rimediato una lesione al legamento crociato del ginocchio destro. Una situazione che rischia di farle saltare oltre agli Europei, anche gran parte della prossima stagione. Stasera virtualmente c’erano anche loro a festeggiare con le loro compagne sul tetto d’Europa.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO LE CRITICHE PRR IL FLOP ALLE OLIMPIADI, LA VITTORIA CONTRO LE CAMPIONESSE DEL MONDO DELLA SERBIA CON PAOLA INCORONATA COME MIGLIORE GIOCATRICE
L’Italia del volley femminile è diventata campione d’Europa dopo il successo
ottenuto sulla Serbia con il punteggio di 3-1. Le azzurre sono riuscite a raggiungere un traguardo inaspettato compiendo una vera e propria impresa battendo le campionesse d’Europa, in casa, nella bolgia di Belgrado.
Un successo targato Mazzanti ma soprattutto Paola Egonu, la vera trascinatrice di questa Nazionale capace di prendersi il premio di MVP della finale.
La Egonu si è dimostrata come la più forte del mondo, stravincendo oggi il confronto con Tijana Boskovic.
La Egonu è stata dir poco sublime: 29 punti e 53% in attacco.
Al termine della gara è esplosa la festa nello spogliatoio dell’Italia con tutte le giocatrici che si sono divertite a pubblicare video dei propri festeggiamenti insieme a tutte le compagne di squadre.
Oltre alla scatenata Miram Sylla, è stata proprio Paola Egonu a pubblicare su Instagram, attraverso le stories, un video che si apre con una frase forte, molto significativa: “Dopo tanta merda siamo campioni d’Europa” prima del grido di gioia di tutte le azzurre.
Paola Egonu si è sicuramente voluta togliere un sassolino dopo le tante critiche piovute sulla Nazionale italiana del volley femminile dopo le deludenti Olimpiadi di Tokyo delle azzurre.
Oggi il grande riscatto, la risposta perfetta a tutti coloro avevano pesantemente puntato il dito contro l’Italia del volley che era stata accusata di aver sottovalutato le Olimpiadi. E così Paola Egonu ha voluto chiudere il cerchio mettendo a tacere tutte quelle voci con un successo che entra di diritto nella storia dello sport italiano.
(da agenzie)
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