Destra di Popolo.net

LA BUFALA DI SALVINI SULLE “VARIANTI CHE NASCONO COME REAZIONE AL VACCINO” IN UN ALTRO PAESE AVREBBE COMPORTATO LE DIMISSIONI

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

E’ UN ASSIST A CHI NON SI E’ ANCORA VACCINATO: GRAZIE A FAKE NEW CRIMINALI DIFFUSE DAI SOVRANISTI MUOIONO 2.000 ITALIANI AL MESE

Secondo il leader della Lega, Matteo Salvini, le varianti del Covid “nascono come reazione al vaccino”. Un’affermazione che contraddice tutti gli studi scientifici in materia e che anche l’Istituto superiore di sanità, il ministero della Salute e l’Oms smentiscono spiegando cosa siano le varianti e come nascono.
Salvini ha parlato delle varianti in riferimento al green pass e all’eventuale obbligo vaccinale, sostenendo che la migliore garanzia per ridurre la circolazione del virus sia sottoporre le persone a quanti più tamponi possibile, uno strumento che lui ritiene più efficace del vaccino.
E proprio per questo tira in ballo le varianti, con l’obiettivo di spiegare che il vaccino non è uno strumento insostituibile avendo – nel suo ragionamento – anche controindicazioni di questo tipo, riguardanti la diffusione del virus.
Salvini viene intervistato durante la trasmissione L’Aria che tira, su La7, e critica il green pass per tutti i lavoratori, misura secondo lui non realizzabile. La soluzione, comunque, è garantire i tamponi, a suo avviso, in quanto sono “il metodo più sicuro per individuare il positivo e il negativo”. “Io sono vaccinato con la seconda dose ma posso prenderlo e posso trasmetterlo – è il ragionamento che porta avanti Salvini – se faccio un tampone in questo momento sicuramente sono negativo, quindi lo strumento imbattibile e indiscutibile è il tampone”. Anche se va precisato che non tutti i tamponi, soprattutto quelli rapidi, hanno la stessa affidabilità, che possono dare falsi negativi. E comunque la loro validità è sostanzialmente legata al momento effettivo in cui viene eseguito il prelievo.
Secondo Salvini non è vero che il virus continua a circolare a causa dei non vaccinati e aggiunge: “Facciamo informazione corretta: le varianti nascono come reazione al vaccino, è il mestiere del vaccino. Se io provo ad ammazzare il virus, lui cerca di sopravvivere variando, reagendo al vaccino, è per questo che in Israele, che è il Paese più vaccinato al mondo, ci sono” i contagi in aumento. Vediamo perché le affermazioni di Salvini sono sbagliate.
Cosa sono le varianti e come nascono
Per capire cosa sono le varianti e come nascono ci affidiamo a fonti istituzionali e autorità internazionali in materia di sanità.
Per esempio sul sito dell’Istituto superiore di sanità viene spiegato che i virus evolvono e non fanno eccezione i coronavirus come il Sars-Cov-2. Si sottolinea come le mutazioni del Covid-19 siano state scoperte in più parti del mondo “già fin dall’inizio della pandemia”.
Il ministero della Salute spiega che quando il virus si replica “a volte cambia leggermente”, dando vita alle mutazioni: “Un virus con una o più nuove mutazioni viene indicato come una variante”. La maggior parte delle mutazioni non cambia completamente il virus, mentre altre sono più incisive. E possono portare a diverse conseguenze: una maggiore trasmissibilità, forme più severe di malattia o anche aggirare o ridurre gli effetti della vaccinazione.
Tuttavia è l’Oms a spiegare con parole più chiare perché ciò che dice Salvini è completamente falso, anzi è vero il suo esatto contrario: “Più il virus circola, più può cambiare”.
Cambiamenti che in alcuni casi possono dare vita alle varianti. Vale a dire che il vaccino, pur avendo come effetto principale la riduzione dei casi gravi, riducendo il numero di contagi offrendo una seppur non totale immunità è uno strumento efficace per contrastare la diffusione di nuove varianti.
L’Oms spiega ancora come nascono le varianti: “Quanto più un virus circola ampiamente tra la popolazione e causa molte infezioni, più aumenta la probabilità che il virus subisca mutazioni. Più opportunità il virus ha di circolare, più si replica e più può venire modificato”.
Ma l’Oms fa di più, smentendo in pieno Salvini: “Aumentare la produzione dei vaccini e distribuirli il più velocemente possibile sarà anche un sistema per proteggere le persone prima che possano essere esposte al virus e al rischio di nuove varanti. La priorità dovrebbe essere quella di immunizzare i gruppi più a rischio ovunque a livello globale per massimizzare la protezione contro le nuove varianti e ridurre al minimo il rischio di trasmissione”. Quindi più ci si vaccina, meno nascono nuove varianti, dice l’Oms. Inoltre, l’organizzazione sottolinea l’importanza di garantire un equo accesso al vaccino in tutto il mondo: “Più persone vengono vaccinate, più ci aspettiamo che la circolazione diminuisca, il che porterà ad avere meno mutazioni”, conclude con chiarezza.
Le varianti del Covid: scoperte tutte prima del vaccino
C’è un altro elemento che smentisce Salvini, al di là delle conoscenze scientifiche in materia che lo contraddicono. La realtà dice che le quattro varianti ritenute maggiormente preoccupanti durante la pandemia – alcune ancora circolanti e predominanti in molte zone del mondo – sono tutte state scoperte prima dell’avvio della campagna di vaccinazione globale. Il primo vaccino è stato somministrato in Gran Bretagna a dicembre 2020, mentre la maggior parte degli altri Paesi ha iniziato molto dopo: in Europa a fine dicembre, in gran parte del resto del mondo non prima del 2021. La variante Alfa, per esempio, è stata identificata per la prima volta nel Regno Unito: era il settembre del 2020. Ben prima del vaccino.
Anche la variante Beta, scoperta in Sud Africa, è stata individuata nel settembre del 2020. Le altre due varianti di cui tutt’oggi si parla sono invece state scoperte nel dicembre del 2020. Una è la variante Gamma (Brasile) e l’altra è quella oggi predominante anche in Italia e in Europa: la variante Delta (India). Tutte queste varianti sono state quindi individuate prima dell’inizio della campagna vaccinale di massa in tutto il mondo e non sono di certo nate a causa dei vaccini.
(da Fanpage)

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I DATI UFFICIALI SULLE VACCINAZIONI DIMOSTRANO CHE SERVE L’OBBLIGO VACCINALE O NON SE NE ESCE: SONO 3.541.745 GLI OVER 50 CHE NON HANNO FATTO NEMMENO LA PRIMA DOSE

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

TRA I 50 E I 59 ANNI SONO 1.764.538, PARI AL 18,2%: SOGGETTI CHE VANNO A LAVORARE E SE NE FREGANO DEL PROSSIMO… BASTA ESSERE CHIARI: O TI VACCINI O PERDI IL LAVORO, NON ENTRI IN UN NEGOZIO E RESTI CHIUSO IN CASA FINO A QUANDO IL CERVELLO NON RITORNA A FUNZIONARE

In Italia sono ancora 3.541.745 milioni le persone con più di 50 anni che non hanno ricevuto neanche una dose di vaccini anti Covid.
Nonostante l’introduzione del Green pass obbligatorio e la stretta all’orizzonte per l’uso del certificato verde per diverse attività, secondo i dati della struttura commissariale del generale Francesco Paolo Figliuolo, gli over 50 che si sono presentati in un hub vaccinale sono stati appena 153.113 negli ultimi sette gioni, quando nella stessa fascia di età mancavano all’appello ancora 3.694.858.
Nel dettaglio, le persone non immunizzate nella fascia di età 50-59 ammontano a 1.764.538, il 18,2 per cento della platea di 6,5 milioni totali (in calo dello 0,9 per cento rispetto al 3 settembre scorso).
Nella fascia d’età 60-69 sono 980.879 i non vaccinati e 545.426 quelli nella fascia 70-79. Tra gli over 80 la cifra sfiora quota 250.902 persone, circa il 5,5 per cento.
Per la popolazione più anziana degli over 80 sono 4.198.821 i soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale, il 92,2 per cento.
Per il segmento 70-79 anni la popolazione che ha ricevuto due dosi è di 5.336.295 su 6.019.293, pari all’88,6 per cento.
(da Open)

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M5S, IL GRANDE SCOMPARSO DELLE COMUNALI

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

IN TANTI COMUNI IL PARTITO NON CORRERA’

Un debutto che non è un debutto. Il logo “Movimento 2050”, presentato come la grande novità, come il nuovo inizio targato Giuseppe Conte, lo si vedrà molto poco sulle schede elettorali delle amministrative di ottobre. Pochi i Comuni dove i grillini hanno depositato la loro lista con il simbolo M5s. In alcuni casi sono poi annacquati e dispersi all’interno di liste civiche. E nella grande maggioranza dei territori, che vanno al voto, i pentastellati sono spariti del tutto.
Un esempio? Prendiamo la Liguria. Su 52 Comuni che il 3-4 ottobre andranno al voto, il simbolo M5s comparirà solo nella città di Savona, capoluogo di provincia. Qui, grazie al recente cambio di regole, vengono le alleanze con le civiche, in particolare con la lista “ConTe”. Ci sono poi due Comuni sotto i 15mila abitanti, Santo Stefano di Magra e Varazze, dove alcuni grillini si trovano all’interno di una lista civica.
In queste ore Giuseppe Conte si trova in tour elettorale in Emilia Romagna, anche qui c’è poco da sorridere. Su 48 Comuni, coinvolti nelle amministrative, M5s ha presentato il simbolo in sei città, tra cui Bologna, Cattolica e Rimini. Le altre realtà sono Comuni sotto i 15 mila abitanti, come Finale Emilia dove l’ex premier è apparso parecchio scoraggiato durante il comizio: “Siccome non ritengo di essere infallibile, e nemmeno vedo davanti un orizzonte poi così lungo, ve lo dico francamente – ammette – questo è un impegno stressantissimo. Lavorare così per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che la potrò reggere fisicamente a lungo”.
La deputata Maria Elena Spadoni, che per i 5Stelle si sta occupando di questo territorio spiega così la grande fuga dalle liste elettorali: “La certificazione delle liste è coincisa con la scrittura del nuovo Statuto, siamo in momento di transizione. Però sto vedendo grande partecipazione ed entusiasmo durante il tour che Conte sta facendo qui in Emilia Romagna. Quanto alla presenza del logo M5s in pochissime città, posso dire che queste elezioni sono arrivate in un momento particolare”.
Ed è per questo che l’ex premier preferisce lasciarsi questo “momento particolare” alle spalle il prima possibile. Poche liste in pochi Comuni, solo in quelli in cui si spera di ottenere un risultato sufficiente che non faccia urlare al flop così da alzare la media del risultato ottenuto. Anche se la disfatta è già nella ritirata dalla corsa.
Basti pensare che nel 2016 i 5 Stelle si presentarono in 251 Comuni su 1.363, vincendo in 4 municipi al primo turno e in altri 19 su 20 al ballottaggio, tra cui Roma e Torino. Ora, come si è detto, in molte Regioni le liste M5S si contano sulle dita di una mano.
In questo contesto, per non far accavallare gli eventi e non far cadere la responsabilità del flop sui nuovi vertici, l’ex premier ha deciso di rimandare a dopo le elezioni la scelta della sua segretaria politica, quindi il completamento della riorganizzazione interna. In modo tale che la responsabilità delle sconfitte, nonostante la campagna elettorale che Conte sta portando avanti in questo mese, ricada sulla vecchia gestione.
I problemi sono diffusi un po’ in tutta Italia. In Campania, M5s non si è presentato a Benevento, dove cinque anni fa la candidata sindaca arrivò oltre il 20%, e ha disertato anche a Caserta. Perché? “Non è stato possibile arrivare alla presentazione di una lista del Movimento, siamo impegnati nel rinnovamento. Stiamo creando una rete per ripartire”, dicono i pochi superstiti del grillismo locale.
In Lombardia per esempio due sindaci M5S uscenti hanno deciso di correre per un bis. Ma con una novità importante: sia Angelo Cipriani a Sedriano sia Francesco Sartini a Vimercate hanno deciso di rinunciare al simbolo del Movimento.
In Puglia, dove l’alleanza giallorossa è andata in pezzi in tantissimi Comuni, i 5Stelle non presentano liste neanche a Adelfia, paese di provenienza di Antonella Laricchia, la consigliera regionale dura e pura del Movimento. In questa Regione, che poi è la stessa di Conte, tanti primi cittadini M5S stanno tentando la strada del bis da soli, come a Ginosa e Noicattaro, ma è il caso anche di Pisticci in Basilicata e di Castelfidardo nelle Marche. Altra grana per Conte che mette in evidenza non solo la fragilità M5s ma anche l’alleanza con il Pd da sempre auspicata dall’ex premier.
(da Huffingtonpost)

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LA RISPOSTA DI CECILIA STRADA A CHI ANCORA DICE CHE IL PADRE E’ MORTO “PER UN VACCINO SPERIMENTALE”

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

UNA BALLA A CUI CECILIA REPLICA: “CE LA FATE DA SOLI A RIMUOVERE QUESTO DELIRIO O ASPETTATE UN AVVOCATO?”

A un mese di distanza dalla morte di Gino Strada, in rete si trovano ancora alcuni articoli (tutti di sponda anti-vaccinista e complottista) in cui si parla di correlazione tra il decesso del fondatore di Emergency e il vaccino anti-Covid. Ovviamente questo tipo di notizia è completamente falsa, eppure tutto ciò è ancora presente online. E oggi è intervenuta anche la figlia, Cecilia Strada, per chiedere la rimozione di questo contenuto falso.
“Gentilmente, potreste rimuovere questo delirio dalla vostra pagina? Ce la fate a rimuoverlo da soli o aspettate un avvocato? Grazie mille”.
Questo commento è stato pubblicato in risposta a un articolo – ancora presenta online e sulla pagina Facebook – pubblicato da un sito d’informazione (così si definiscono) chiamato Secondo Piano News.
Facendo una rapida scorsa sul profilo social, però, notiamo come la maggior parte dei contenuti sia priva di riscontro veritiero e come buona parte dei contenuti faccia riferimento a notizie (non confermate) sulla correlazione tra decessi e vaccino. L’intervento di Cecilia Strada, nel caso specifico, fa riferimento a questo.
Nel testo troviamo informazioni false
Il tutto viene concluso con citazioni su numeri falsi su 18mila morti dopo il vaccino anti-Covid. Insomma, fanno la morale ai giornali e poi inventano dati a caso pur di portare avanti le loro tesi contro il vaccino.
(da NextQuotidiano)

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SI E’ DIMESSO IL VESCOVO ULTRACONSERVATORE NOVELL, HA PERSO LA TESTA PER UNA SCRITTRICE DI ROMANZI EROTICI

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

IL PRESULE E’ NOTO IN SPAGNA PER LE SUE POSIZIONI CONTRO I GAY E L’ABORTO

Già noto alla cronaca locale per le sue posizioni su argomenti come l’aborto, l’omofobia e l’indipendenza della Catalogna, il monsignor Xavier Novell Gomà si è dimesso. Secondo il sito Religion Digital, dietro a quelle “ragioni personali” che lo avrebbero spinto a questa scelta ci sarebbe un suo innamoramento nei confronti della psicologa e scrittrice di romanzi erotici Silvia Caballol.
Laureato prima in ingegneria agricola all’Università di Lleida nel 1990, poi in filosofia nel 1995, viene ordinato sacerdote nel 1997.
Nel 2010 Novell è nominato vescovo da Papa Benedetto XVI: aveva 41 anni e questo ne fece di lui il più giovane in Spagna. Assegnato alla parrocchia di Solsona, si distinse presto nella comunità.
“L’omosessualità può essere correlata a una figura paterna assente e lontana”, disse. Dichiarato “persona non gradita” dal consiglio comunale di Cervera nel 2017, si ritrovò anche costretto a chiamare la polizia per poter lasciare la chiesa parrocchiale di Tarrega a causa di una manifestazione Lgbt organizzata contro di lui.
Dichiarazioni “sfortunate”, come disse il sindaco di Solsona David Rodriguez, di un vescovo che nella sua carriera sacerdotale è stato anche esorcista.
“Monsignor Novell ha preso la decisione dopo un periodo di riflessione”, fa sapere la sua ex diocesi. Ma dietro a questa scelta, secondo Religion Digital e poi anche secondo El Pais che ha confermato alcune indiscrezioni, ci sarebbe Silvia Caballol. Laureata in psicologia, 38 anni, ha scritto romanzi erotici come “L’inferno della lussuria di Gabriel”.
Nessuno dei due interessati ha, per il momento, smentito quanto viene scritto dalla stampa spagnola. Alcune voci sostengono che Novell starebbe cercando lavoro a Barcellona, come agronomo.
(da agenzie)

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PER I TALEBANI, LE DONNE NON POSSONO FARE I MINISTRI: “DEVONO FARE FIGLI”

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

IL DELIRIO: “E’ COME SE LE METTESSI AL COLLO UN PESO CHE NON PUO’ SOSTENERE”

“Una donna non può fare il ministro. E’ come se le mettessi sul collo un peso che non può sostenere. Non è necessario che le donne siano nel governo, loro devono fare figli”.
Così il portavoce talebano Sayed Zekrullah Hashim, rispondendo in un’intervista alla rete afgana Tolo News a una domanda sul nuovo esecutivo esclusivamente maschile.
“Le quattro donne che protestano nelle strade non rappresentano le donne dell’Afghanistan. Le donne dell’Afghanistan sono quelle che danno figli al popolo dell’Afghanistan, che li educano secondo i valori islamici”, ha proseguito il portavoce dei sedicenti studenti coranici.
“Negli ultimi 20 anni, qualunque cosa abbia detto questo media ― ha aggiunto Hashimi, rispondendo all’intervistatore di Tolo News -, cosa hanno fatto gli Stati Uniti e il suo governo fantoccio in Afghanistan se non permettere la prostituzione negli uffici?”.
(da agenzie)

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ORA CALENDA “SCARICA” IL CANDIDATO CON IL ROLEX: “BASTA CON L’ORRENDO PATACCONE, VAI A PRENDERE I VOTI IN GIRO”

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

DOPO L’ENNESIMA FOTO CON UN PRIMO PIANO DELL’OROLOGIO CALENDA SBOTTA: “CHE PALLE”

“Ho difeso Roman a spada tratta però anche basta co’ sto orrendo pataccone sempre in primo piano”.
Nemmeno una settimana dopo la polemica che aveva contribuito a scatenare con un’alzata di scudi in difesa del giovane candidato al III Municipio per Azione, Carlo Calenda scarica il ventunenne Roman Pastore.
Lo fa, ancora una volta, su Twitter rispondendo al “cinguettio” di un utente che con un laconico “ve la siete cercata”, riposta la foto del giovane social media manager renziano inserito nelle liste per le prossime elezioni di Roma: l’immagine mostra Pastore firmare, ieri, il referendum per l’eutanasia legale e, in primo piano, un altro costoso orologio, diverso dall’Audemars Piguet per il quale era stato criticato qualche giorno fa.
Allora, Calenda era sceso in campo in sua difesa: “Vergogna, ve la prendete con un ragazzo di 21 anni per un orologio”.
Stavolta è lui stesso che, senza mezzi termini, lo invita a evitare di insistere sull’ostentare quel simbolo che tanto aveva fatto discutere qualche giorno fa definendolo addirittura “orrendo pataccone”.
“Sei candidato al Municipio – scrive Calenda – Gambe in spalla e vai a prendere i voti. Evita di far parlare solo di questo. E che palle!! Pedalare”.
Una sconfessione in piena regola che, per il momento, non è stata commentata dal giovane candidato finito al centro dell’attenzione più per le sue “pose” social che per i contenuti della campagna elettorale.
(da agenzie)

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INTERVISTA A GIORNALISTA DI TOLONEWS: “IN AFGHANISTAN RISCHIAMO LA VITA SE RACCONTIAMO QUELLO CHE FANNO I TALEBANI”

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

MINACCE E AGGRESSIONI SI SUSSEGUONO

Giornalisti che ogni giorno rischiano la vita per raccontare quello che sta accadendo in Afghanistan da quando i Talebani sono saliti al potere.
Minacce e aggressioni che si susseguono in strada e in casa nei confronti dei reporter verso i quali è scattata una vera e propria caccia alle streghe.
Lo racconta a Fanpage.it, Wadud Salangi, giornalista di Tolonews TV, il primo canale all news del Paese, costretto a nascondersi dopo che i Talebani gli sono piombati in casa minacciando lui e la sua famiglia: “Raccontare l’Afghanistan è diventata una missione impossibile, noi proviamo a farlo ogni giorno ma qui si respira un clima di terrore: nessuno è al sicuro e si ha la sensazione di essere stati lasciati a morire”.
Non solo soldati, civili, donne e bambini. Gli ultimi rimasti in Afghanistan sono anche i giornalisti che da mesi provano a raccontare quando sta accadendo nel Paese ormai nelle mani dei Talebani dopo la partenza delle truppe statunitensi lo scorso 31 agosto e la salita al potere dei miliziani dell’Emirato Islamico.
Mentre viene annunciato il nuovo governo, le proteste non si placano nelle province afghane dove sono sempre di più le donne che scendono in piazza per reclamare i propri diritti negati.
A raccontare le loro storie ci sono i giornalisti afghani che ogni giorno rischiano la propria vita per tentare di raccontare la verità di questo cambiamento storico.
Lo sa bene anche Wadud Salangi, giornalista di Tolonews TV, il primo canale all news del Paese, che si è visto piombare i Talebani in casa a pochi giorni dalla conquista di Kabul ed è ora costretto a nascondersi. Fare questo lavoro diventa sempre più complicato tra aggressioni e arresti e la possibilità non così remota di rimanere uccisi
Ti va di raccontarmi la tua storia?
Certo, mi chiamo Wadud Salangi e sono un giornalista di Tolonews TV [primo canale all news dell’Afghanistan (n.d.r.)] e lavoro come freelance per GIZ Germany [Agenzia tedesca per la Cooperazione Interanzionale (n.d.r.)]. Ho sempre fatto il giornalista, ho studiato all’Università di Kabul per realizzare un sogno poi diventato realtà. In questi anni sono riuscito a raccontare ciò che accadeva nella mia città ma ora con l’arrivo dei Talebani tutto è cambiato. Da quando hanno conquistato Kabul, io non sono più al sicuro, nessun giornalista lo è. Non posso nemmeno uscire di casa, sono stato costretto a trasferirmi altrove dopo che meno di un mese fa la mia casa è stata attaccata dai Talebani. Ci cercano, casa per casa: finiremo in carcere o uccisi per mano dei Talebani. E per chi come me in passato ha raccontato Kabul sottolineando le azioni tremende dei Talebani in Afghanistan la situazione è molto difficile.
Venti lunghi anni di guerra da raccontare: cosa ti hanno portato via?
La guerra ci ha portato via tanto in questi 20 anni. Ha strappato speranze e futuro ai nostri amici e soprattutto ha spazzato via i concetti di libertà e serenità. E ora ci ritroviamo avvolti dall’oscurità, circondati dal dolore. Non solo abbiamo perso amici e colleghi giornalisti morti per mano di attacchi talebani ma ora ci è anche vietato fare l’unica cosa che sappiamo fare bene: raccontare. Tutti hanno lasciato l’Afghanistan, dalle organizzazioni umanitarie alle rappresentanze diplomatiche dei Paesi stranieri, e tutti hanno lasciato qualcuno indietro. A Kabul ci sono ancora soldati che combattono, persone che lottano per la propria libertà e i propri diritti. Ma la verità è che noi, rimasti indietro, siamo come bloccati, imprigionati in questa situazione soffocante. Siamo ancora qui e continueremo a combattere per la nostra libertà ma la nostra voce non è più quella del popolo. Non possiamo più fare il nostro lavoro di giornalisti, non possiamo mettere in discussione ciò che dicono i Talebani, raccontare la loro violenza e la loro finta politica.
(da Fanpage)

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“INFETTATI MA SOLO PER QUALCHE ORA: I VACCINATI NON SE NE ACCORGONO NEANCHE”

Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile

IL PROF. CLEMENTI, VIROLOGO DEL SAN RAFFAELE, SPIEGA IL FENOMENO DELLE INFEZIONI LAMPO E INNOCUE PER CHI E’ VACCINATO

Può essere durato giusto un paio d’ore: hai contratto il virus e non te ne sei accorto. Nessun sintomo, nessun segnale.
Come è arrivato è andato via, grazie alla protezione messa in moto dal vaccino. Attualmente in Italia il 73,12% della popolazione over 12 ha completato il ciclo vaccinale.
La protezione è sempre più alta e i dati del contagio si abbassano: nella giornata di ieri i positivi erano 5.522.
Nell’ultimo bollettino del Ministero della salute, infatti, si registra un Rt di 0.92, in calo rispetto alla scorsa settimana, come in calo è anche l’incidenza dei casi.
Questo, probabilmente, è dovuto anche al fatto che infezioni lampo, asintomatiche e sostanzialmente innocue, possono circolare tra i vaccinati, senza lasciare a nessuno il tempo di rendersene conto.
Lo spiega ad Huffpost il professor Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, co-fondatore e presidente della Società Italiana di Virologia:
“I soggetti con un ciclo completo di vaccinazione, qualora siano di nuovo a contatto con il virus, possono, probabilmente in maniera transitoria e con cariche basse, infettarsi. Il vaccino induce la formazione di anticorpi e quindi di immunità basata sulle IgG e IgM presenti nel siero, ma non dà la possibilità di formarsi a un’altra classe di anticorpi importanti per bloccare l’infezione subito, nella sede d’ingresso: questi si chiamano anticorpi IgA secretorie. Il soggetto vaccinato, in linea teorica, può consentire al virus di fare alcuni cicli replicativi, poi interviene l’immunità generata dal vaccino. Quel soggetto per un intertempo x può essere infettante per gli altri, questo però non è sufficiente per sviluppare la malattia e infatti quasi mai ricorre all’ospedale, non segnalando sintomi importanti”
Professor Clementi, parliamo di tempistiche: quali sono quelle minime impiegate dagli anticorpi per sovrastare il virus?
E’ ovviamente variabile, dipende da tanti fattori. In più non sono solo in ballo gli anticorpi, ma anche altri componenti dell’immunità. C’è un tempo per tutto. Comunque si tratta di poche ore.
Quindi il numero dei contagi potrebbe essere più alto: il virus circola in maniera lampo, senza sintomi.
Sì. Nei soggetti vaccinati può essere un evento così transitorio che è possibile non vederlo.
Qual è la probabilità che ci si contagi una volta ricevuto il vaccino?
Non dipende solo dall’immunità del soggetto vaccinato, ma anche dalla carica infettante, dal tipo di virus con cui si viene a contatto. Tutto questo ha un ruolo e si scontra col soggetto. È una questione biologica multifattoriale complessa.
Guardiamo gli ultimi dati: Rt 0.92. Cosa ci dice?
Ci dice che il virus circola meno e si sta in qualche modo riducendo l’attuale fase d’infezione, ma dobbiamo tenere presente che l’attuale fase vede due epidemie accavallarsi tra loro: quella dei vaccinati – con pochi casi, poca sintomatologia, pochissimi ricoveri – e quella dei non vaccinati – più casi, molti più ricoveri e sintomatologie più gravi.
Questo spiega il numero dei ricoveri…
I ricoveri sono quasi tutti a carico dei soggetti non vaccinati o che non hanno completo il ciclo. Non sorprende, ovviamente.
La circolazione della Delta che futuro ci prospetta?
Questo è un virus che circola per varianti, che avendo nella loro evoluzione una migliore diffusibilità diventano la dominante. Ne arriveranno altre, certo è che questo virus non ha la capacità di variare all’infinito, perché deve mantenere strutture efficienti. Non può cambiarle in continuazione..
Si è deciso per la terza dose, intanto.
Io sono favorevole, si sta osservando un decremento degli anticorpi dopo 9-12 mesi, è importante soprattutto per le categorie fragili mantenere un’immunità vigile ed efficace. Non è il primo vaccino per il quale si necessitano più dosi.
E dopo la terza?
Spererei non fossero necessarie altre dosi. Se la platea di vaccinati sarà sufficiente, lentamente il virus potrebbe spegnersi.
Il punto cruciale resta convincere le persone a vaccinarsi, dunque. Green pass, obbligo vaccinale: cosa ne pensa?
Sono decisioni politiche, non scientifiche. La persona di scienza deve dire che tutti i soggetti dovrebbero essere vaccinati, punto. Mi augurerei che si arrivi con la persuasione a vaccinare una quota di persona sufficienti.
(da Huffingtonpost)

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