Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
MICHETTI 25,9%, GUALTIERI 25%, RAGGI 20,7%, CALENDA 18,4%
Meno di un punto percentuale separerebbe Enrico Michetti e Roberto
Gualtieri. Il candidato del centrodestra sarebbe al 25,9 per cento e quello del centrosinistra si fermerebbe al 25.
Lo sostiene un sondaggio elaborato da Izi, realizzato tra l’8 e il 9 settembre intervistando oltre mille romani. La sindaca Raggi, secondo questo sondaggio riportato oggi dal Corriere della Sera, sarebbe al 20,7 e Carlo Calenda si attesterebbe al 18,4 per cento.
L’ultimo sondaggio Izi risale allo scorso 2 agosto: Michetti era quotato al 29,1 per cento, Gualtieri al 25,8 per cento, Raggi al 24,7 per cento e Calenda al 16,8 per cento. In altre parole Gualtieri non avrebbe guadagnato terreno in termini percentuali, ma ne avrebbero invece persi sia Michetti che Raggi.
Gli astenuti erano intorno al 7 per cento e gli altri candidati erano complessivamente al 3,6 per cento.
In entrambi i sondaggi, sia quello di oggi che quello del 2 agosto, viene confermata la forza del candidato del centrosinistra al ballottaggio.
Gualtieri, infatti, vincerebbe praticamente contro tutti
Calenda vincerebbe sia contro la sindaca Raggi che contro Michetti, mentre quest’ultimo riuscirebbe a battere soltanto la prima cittadina.
(da Fanpage)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL “TEMPO”: “LE AVEVA SCOMBINATO LA VITA METTENDOLE IN TESTA CHE AVEVA MILIONI DI ALLERGIE”
La madre di Franco Bechis è morta di covid. Un primario, racconta il direttore del Tempo, l’aveva convinto a non vaccinarsi. Contro il dottore, è stato fatto un esposto all’ordine dei medici, che qualche giorno fa ha istituito la commissione per valutarli.
Si legge sulla Stampa:
“Le aveva scombinato da tempo la vita non consentendo che mangiasse più niente, mettendole in testa che aveva milioni di allergie che per tutta la vita non aveva mai avuto e noi ci ridevamo sopra e le dicevamo che era un santone poi le ha detto che sarebbe morta se avesse fatto il vaccino e invece mia madre è morta di Covid».
Franco Bechis, direttore de Il Tempo, avrebbe voluto fare di più di un esposto contro il primario che ha convinto la mamma a non vaccinarsi. «Purtroppo non sono testimone diretto dei fatti perché vivo a Roma ho solo i racconti di mia madre e delle miei sorelle che stanno a Torino”.
La donna si è ammalata a Pasqua:
“Eravamo quasi riusciti a convincere mamma a vaccinarsi. I miei figli le avevano detto nonna non veniamo più a trovarti né ti chiamiamo se non ti vaccini, abbiamo raccolto tanti pareri medici tutti univoci sul fatto che dovesse vaccinarsi. A quel punto mia sorella ha accompagnato mamma dal medico e gli ha riportato tutti i pareri che aveva raccolto. Bene lui, ma l’ho saputo da poco, l’ha guardata negli occhi e le ha detto tu vuoi uccidere tua madre. Alla fine il pressing aveva prodotto qualche risultato”.
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
L’APPELLO DELL’UOMO: “BASTA DIRE CHE I VACCINI NON SERVONO”
Si trovava in ospedale per curare una frattura, nella struttura è morta dopo
essere risultata positiva al covid. A contagiarla, un’infermiera non vaccinata. Il virus ha aggravato le sue condizioni di salute, portando al decesso.
Il Tirreno ha raccolto lo sfogo del figlio, Fabrizio Natalini:
“Mia mamma aveva subito un intervento per la frattura di un femore. Ci avevano avvertito che sarebbe stato un intervento a elevatissimo rischio, lei lo sapeva e aveva accettato. Ma l’intervento era stato superato, la mamma non ha avuto danni, il decorso era normale. Quello che ha aggravato fino all’estremo è stata la polmonite da Covid, come mi hanno detto i medici”
Natalini aveva raccontato la vicenda anche sul suo account Facebook: “La mia vecchina contagiata in ospedale, dove invece doveva essere protetta. La polmonite, anche se vaccinata, arriva; il suo organismo, il suo cuore di novantenne erano troppo sotto pressione”.
Sempre sul social ha lasciato un appello: “Invece di credere solo a qualche sconosciuto che tira fuori le teorie più strampalate, provate a credere anche a noi che ci siamo trovati nel mare in tempesta. Non è una malattia come le altre. Questa colpisce, lascia il segno, separa le persone nei loro ultimi giorni di vita”.
Basta dire che i vaccini non servono, continua l’uomo: “Il virus non esiste, non fa nulla, non è un’opinione: è falso. Il vaccino non serve ed è pericoloso non è un’opinione: è falso”.
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
LA SINDACA HA LANCIATO LA SFIDA PER LE PRESIDENZIALI, SOCIALISTI CON LEI
“Il quinquennio del presidente Emmanuel Macron “avrebbe dovuto unire i francesi, li ha divisi. Avrebbe dovuto risolvere i problemi sociali, li ha aggravati. Avrebbe dovuto proteggere il nostro pianeta, ha girato le spalle all’ecologia”.
Comincia con un attacco diretto al suo rivale di sempre la candidatura della sindaca di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, alle prossime presidenziali del 2022.
Dal porto di Rouen, scelto per l’annuncio ufficiale, la prima cittadina si propone per “reinventare” il prima possibile il “modello francese”.
Per questa nuova sfida Hidalgo si dice “pronta”.
La socialista, sessantadue anni, da cinque alla guida di Parigi, si lancia nella corsa all’Eliseo con un annuncio atteso da settimane.
Nata in Andalusia, arriva con la sua famiglia a Lione all’età di due anni e ottiene la cittadinanza francese dodici anni dopo.
Lei stessa, ricordando le sue origini, si definisce una “donna francese nata in Spagna”. “Penso a mio padre che è stato operaio nel cantiere navale di Cadice. Penso anche a mia madre, sarta”, ha detto oggi, ribadendo che proprio la Francia gli ha dato la sua “opportunità”.
Spesso durante il suo mandato alla guida della capitale francese, ottenuto dopo anni all’ombra del suo predecessore Bertrand Delanoë, è stata giudicata dai suoi stessi collaboratori e dagli avversari “divisiva”, incapace di fare squadra e sempre concentrata sugli obiettivi. Rimproveri che non sembrano però averla cambiata.
La socialista oggi si posiziona ovviamente agli antipodi di Marine Le Pen, che quasi in contemporanea con il suo annuncio ha lanciato la campagna elettorale da Fréjus. Ma il vero avversario da battere è Macron, l’ex compagno di partito che è stato iscritto ai socialisti dal 2006 al 2009, sebbene abbia poi partecipato nel 2012 alla campagna elettorale di François Hollande diventandone poi ministro dell’Economia due anni dopo.
I rapporti tra i due sono sempre stati difficili. Come ricorda Libération, gli attriti sono cominciati nel 2015, quando Macron era ministro e si batteva per estendere l’orario di apertura dei negozi di Parigi alla domenica.
La rivalità è poi continuata negli anni, accentuandosi sui Giochi olimpici di Parigi 2024, dove entrambi si contendono gli onori dell’evento (un po’ meno gli oneri), ma anche sulla sicurezza e sulla gestione della crisi del coronavirus.
Secondo il suo entourage, Hidalgo non sopporterebbe Macron. Lui, invece, avrebbe un atteggiamento alquanto indifferente nei confronti della socialista, almeno a detta della sua cerchia più ristretta.
Al momento l’unica certezza è che Hidalgo deve rincorrere. La sindaca è data nei sondaggi solamente tra il 7 e il 9 per cento e per guadagnare terreno sta puntando molto sull’ambiente, che è anche uno dei pilastri del programma di Macron.
Ma se l’inquilino dell’Eliseo su questo dossier sta avanzando a passi felpati (nonostante gli annunci in pompa magna e le tante iniziative sbandierate nel corso del mandato), la sindaca vanta una serie di misure già prese nella sua città, per buona pace dei parigini, che negli ultimi anni si sono ritrovati alcuni tratti del lungosenna chiusi al traffico, il limite di velocità abbassato dal 50 al 30 per cento e chilometri di nuove piste ciclabili.
Tutte iniziative destinate a rendere la Ville Lumière meno inquinata e più a misura di cittadino, ma che sul breve termine hanno messo a dura prova i nervi degli abitanti.
Hidalgo ne è consapevole, per questo nei prossimi mesi cercherà di liberarsi da quell’immagine troppo parigina che si è costruita negli anni e che potrebbe rivelarsi controproducente al di fuori del périphérique (l’anello autostradale che circonda la città).
Nell’attesa di conoscere i dettagli del suo programma che verranno in parte presentati ai microfoni di France 2 e nel libro in uscita “Una donna francese”, ci pensa il suo entourage a delineare i primi tratti della proposta: Hidalgo ha una “volontà molto chiara di rivolgersi alle classi medie e alle classi popolari e quindi di parlare a dei lavoratori, a dei dipendenti”, ha spiegato la direttrice di campagna Johanna Rolland.
In questa sfida Hidalgo conta sul sostegno del suo Partito e del segretario Olivier Faure, che ha indetto delle primarie riservate solo ai militanti per evitare soprese dell’ultimo minuto. Tra le fila dello storico partito di centrosinistra francese, infatti, c’è anche chi richiede un dibattito più aperto, come Stephane Le Foll, sindaco di Le Mans. Ma i socialisti, che vengono da anni difficili, puntano nuovamente su una donna dopo averci già provato nel 2007 con Ségolène Royal, sconfitta all’epoca dal neogollista Nicolas Sarkozy.
La vera difficoltà per Hidalgo sarà quella di federare la sinistra francese, che si presenta alle presidenziali atomizzata come non mai in una miriade di candidati. Tra questi c’è l’indomabile Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, ma anche l’ex socialista Arnaud Montebourg, il comunista Fabien Roussel e il futuro candidato che gli ambientalisti di Europa Ecologia-I Verdi (Eelv) sceglieranno nelle prossime primarie. Con questi ultimi, Hidalgo ha più speranze di riuscire a trovare un’intesa, seppur passando per un dialogo che si annuncia complicato.
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO UN BREVE INCONTRO ISTITUZIONALE, BERGOGLIO TIENE UN DISCORSO AL CONSIGLIO ECUMENICO E PARLA DI INTEGRAZIONE, FRATELLANZA E ANTISEMITISMO
Per volere del Vaticano stesso, il 34esimo viaggio apostolico internazionale
del Papa, che questa mattina si è recato a Budapest per la conclusione del 52° Congresso Eucaristico Internazionale, non doveva essere un evento politico, ma spirituale. Bergoglio, partito questa mattina alle 6 da Fiumicino, atterrato nella capitale ungherese ha però avuto un primo incontro con il primo ministro Viktor Orban. Secondo quando riporta la Santa Sede il clima del meeting è stato cordiale: “I due hanno parlato del ruolo della Chiesa nel Paese, dell’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, della difesa e della promozione della famiglia. Mentre Orbán ha chiesto a Francesco di non far perire il cristianesimo in Ungheria”.
Un incontro durato appena un quarto d’ora, con la presenza anche del segretario di Stato Pietro Parolin, del segretario per i Rapporti con gli Stati, Paul Gallagher, e del presidente della Repubblica ungherese János Áder, avvenuto nella Sala Romanica del Museo delle Belle Arti di Budapest.
Eppure, durante il discorso tenuto davanti al Consiglio ecumenico delle Chiese e ad alcune Comunità ebraiche dell’Ungheria, Francesco ha espresso pensieri perfettamente in linea con la sua visione da quando si è insediato a San Pietro, ma quantomeno “stridenti” con la politica di Orban.
“La minaccia dell’antisemitismo – ha detto – che ancora serpeggia in Europa e altrove, è una miccia che va spenta”.
E ancora: “Ogni volta che c’è stata la tentazione di assorbire l’altro non si è costruito, ma si è distrutto; così pure quando si è voluto ghettizzarlo, anziché integrarlo. Quante volte nella storia è accaduto. Dobbiamo vigilare e pregare perché non accada più. E impegnarci a promuovere insieme una educazione alla fraternità, così che i rigurgiti di odio che vogliono distruggerla non prevalgano”.
Non sono certamente frecciate rivolte direttamente al primo ministro ungherese e alla sua politica isolazionista, xenofoba e populista, ma sono parole che risuonano con un’eco diversa se pronunciate dopo un incontro istituzionale, proprio a Budapest. Basti pensare che Orban aveva detto di voler “proteggere l’Ungheria dalla crisi dei migranti” causata dall’esodo degli Afghani dopo il ritorno al potere dei talebani, mentre il primo viaggio di Papa Francesco fu proprio a Lampedusa, cuore del Mediterraneo sofferente.
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
IN PASSATO AVEVA CRITICATO I NO VAX
«Gli ho scritto su Instagram che, se lo becco in giro per Milano, gli spacco il c**o. L’ho già incrociato due volte anni fa, spero ci sia la terza».
«Bella, riempilo di botte, è fin da piccolo che sogno di bastonarlo», «Lui è il nulla». Sono alcuni dei commenti su J-Ax pubblicati nel pomeriggio di oggi, 12 settembre, sul canale Telegram “Basta dittatura” (di cui la procura di Torino ha disposto il sequestro), lo stesso che ha pubblicizzato le proteste dei No Green pass di ieri, compresa quella di Milano (non autorizzata).
La “colpa” di J-Ax è quella di essersi scagliato duramente contro i No vax. In un’intervista a Repubblica, postata in queste ore in chat, aveva detto di avere «un pesante odio verso i No vax con cui al momento non ho voglia di dialogare ma, al massimo, di stirarli in auto».
J-Ax ha avuto il Covid e in passato ha ricevuto foto di proiettili da parte di No vax. Sempre da profili anonimi.
«Schifoso», «A parco Sempione non c’è più cocaina, l’ha comprata tutta J-Ax», «Aspettiamo che stia male col suo siero miracoloso, così se ne renderà conto», «Tanto lo becco in giro in macchina e faccio diventare il suo sogno realtà, al contrario», «Finché qualcuno non ti prende a calci nei cogl***i lo puoi dire, poi canterai in falsetto…», «Vai a pitturarti le unghie con Fedez, pagliaccio», questi altri commenti – in parte insulti e minacce – appena postati sulla chat Telegram di “Basta dittatura” da parte di alcuni utenti.
Clima teso in chat
«Attendiamo perquisizioni e l’arresto di questo cogl***e Si-Vax (si riferiscono a J-Ax appunto, ndr) con sequestro della patente e dei suoi canali di diffusione del suo terrorismo […] Oppure la legge non è uguale per tutti e la repressione vale solo per chi è contro la dittatura?», scrivono gli amministratori del canale Telegram.
Infine c’è spazio anche per le polemiche (interne): le proteste in piazza funzionano ma non troppo. Quella del 6 settembre nella Capitale, ad esempio, non ha soddisfatto tutti: «Ci sono andati in pochissimi. Perché chiedete di fare manifestazioni e dite di partecipare se poi non lo fate? Siete solo dei quaquaraquà?» Insomma, il clima è incandescente.
(da Open)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
“NEL RETRO DEL NEGOZIO C’E’ MIO PADRE 90ENNE, DEVO TUTELARLO”
La storia di Shelley e Hayley Jones è rimbalzata tra giornali e tv in Inghilterra,
proprio nei giorni in cui il governo Johnson si appresta a fare marcia indietro sul Green pass
Si è presentata alla porta del locale di sua madre con un divieto di ingresso: «Mi dispiace che tu non possa entrare».
La storia della signora Shelley Jones, che non ha permesso alla figlia Hayley di entrare nel suo locale Minerva Inn di Plymouth (nel sud ovest dell’Inghilterra) perché non vaccinata contro il Covid-19, è rimbalzata in queste ore tra giornali e tv d’Oltremanica.
La decisione della proprietaria vale per tutti coloro che hanno deciso di non immunizzarsi, ed è stata presa in autonomia dall’imprenditrice visto che il governo di Boris Johnson ha scelto di fare retromarcia sull’introduzione di un pass sanitario, annunciando che non sarà obbligatorio per accedere a locali al chiuso o grandi eventi.
Come riporta Metro la signora Jones ha confermato la sua storia a ITV: «È vero, ho dovuto mandare via anche mia figlia, non ha ancora ricevuto il vaccino. Si è presentata alla porta e io le ho detto ‘mi dispiace che tu non possa entrare’».
La donna ha raccontato di temere per la salute dei più anziani, come suo padre: «So che non impedisce che si diffonda il virus, so che esiste un rischio minimo di contagiarsi e di trasmetterlo, ma mio padre seduto nella stanza sul retro ha 90 anni e un diciottenne che entra e lo coccola nel modo in cui lo fanno dopo aver bevuto è pericoloso. Ho fatto e sto facendo di tutto per tenerlo al sicuro».
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
I PROMOTORI: “RISULTATO STRAORDINARIO”
La raccolta firme per depenalizzare la coltivazione di cannabis e aprire alla legalizzazione è appena iniziata e in sole 24 ore ha raggiunto 100 mila firme: «Un risultato straordinario ma non sorprendente» secondo l’Associazione Luca Coscioni. «La firma digitale ha finalmente dato un senso anche politico ai social. E proprio sui social la cannabis è conosciuta e apprezzata tanto quanto se ne criticano le proibizioni. Grazie alle 100 mila firme che in 24 ore hanno confermato convinzioni antiproibizioniste e avanti con firme e donazioni perché ogni firma ci costa un euro!», ha detto Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni e Presidente del comitato promotore referendum sulla cannabis.
«Gli italiani stanno dimostrando di voler cogliere una preziosissima occasione di partecipazione, di dibattito e di riforma. Oggi, come sempre, i referendum sono anche lotta per le regole e per l’informazione ai cittadini. Come promotori chiediamo che questo referendum non subisca discriminazioni per quanto riguarda i termini di tempo per il deposito delle firme», sostiene Riccardo Magi (+Europa), sottolineando una straordinaria partecipazione dal basso che va contro allo stallo della politica e che mira con ottimismo al 30 settembre, data limite per la consegna delle 500 mila adesioni.
La raccolta firme per il referendum cannabis, che si tiene solo online sul sito referendumcannabis.it, ha preso il via sabato 11 settembre dopo il deposito dello scorso 7 settembre presso la Corte di Cassazione da parte di un gruppo di esperti, giuristi e militanti, da sempre impegnati contro il proibizionismo, coordinati dalle Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione e Antigone. Alla proposta hanno preso parte anche rappresentanti dei partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani.
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile
STABILI RISPETTO A UN ANNO FA… SOLO IL 6% SI E’ RECATO ALL’ESTERO
Più della metà degli italiani è partito per le vacanze questa estate. Con le
ultime partenze salgono a 33,5 milioni gli italiani che hanno deciso di fare le valigie per almeno qualche giorno nell’estate 2021. Un dato che fa registrare una sostanziale stabilità rispetto allo scorso anno (-1%).
È quanto emerge dal primo bilancio di Coldiretti/Ixè, dal quale si evidenzia che sono ben 8,1 milioni quelli che hanno scelto il mese di settembre, segnato dal ritorno del caldo.
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«Le vacanze 2021 evidenziano una netta preferenza degli italiani verso le mete nazionali – sottolinea la Coldiretti – per il desiderio di sostenere il turismo tricolore ma anche per i limiti e le incertezze ancora presenti per le mete estere più gettonate». §
Solo il 6% è andato all’estero o prevede di andare all’estero.
Ma quali sono le mete preferite? Vince la spiaggia, tiene il turismo in montagna e quello di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane. Crollano invece le presenze nelle città.
«Si accorcia anche del 10% rispetto allo scorso anno la durata del viaggio con una media di 9 giorni trascorsi lontano da casa», conclude Coldiretti.
(da agenzie)
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