Destra di Popolo.net

ARONA: CONSIGLIERA DELLA LEGA BESTEMMIA IN CONSIGLIO COMUNALE, COSTRETTA A DIMETTERSI

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

MA NON ERANO I LEGHISTI QUELLI CHE OSTENTANO IL ROSARIO E  DEVOTI ALLA MADONNA?

Si è dimessa la consigliera comunale responsabile della bestemmia che si è distintamente sentita durante il consiglio comunale di Arona.
Al termine della seduta on line di lunedì 13 settembre infatti si è sentita chiaramente una bestemmia. Inizialmente non era chiaro da dove provenisse e la responsabilità era stata attribuita ad una fantomatica “voce fuori campo” proveniente dal centro vaccinale dove la consigliera leghista Desiree Milan ha detto di trovarsi.
La questione però, grazie alla registrazione video, è stata chiarita: a bestemmiare era stata proprio la consigliera, che in quel momento si trovava collegata in remoto alla seduta e che, a quanto sembra, stava guidando.
L’opposizione ha immediatamente chiesto le scuse e le dimissioni della consigliera leghista, che sono arrivate sul tavolo del sindaco Federico Monti nella mattina di giovedì 16.
(da agenzie)

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COMUNALI MILANO, SI DIMETTE L’ADDETTO STAMPA DI LUCA BERNARDO, CANDIDATO DEL CENTRODESTRA

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

“INCOMPATIBILITA’ PROFESSIONALE” LA MOTIVAZIONE… L’AVVERSARIO DI SALA ABBANDONATO DAL CENTRODESTRA

Nuovi problemi per il centrodestra di Milano ad appena due settimane dalle elezioni comunali che vedono come candidato sindaco per la coalizione il Direttore di Pediatria del Fatebenefratelli Luca Bernardo.
Il medico, infatti, ha perso stamattina il suo addetto stampa, Alessandro Gonzato, giornalista di Libero, che con una nota stampa ha annunciato le dimissioni: “La rinuncia è motivata da incompatibilità professionale”, ha fatto sapere Gonzato.
L’incompatibilità professionale di cui parla l’ormai ex addetto stampa di Bernardo ha radici profonde che si sono rafforzate nell’ultimo periodo.
L’addio non è arrivato in seguito ad una decisione improvvisa e repentina, bensì è il naturale epilogo di un rapporto professionale che non è mai decollato.
Secondo fonti consultate da Fanpage.it, infatti, il candidato sindaco del centrodestra sarebbe stato un profilo molto difficile da gestire e con cui collaborare.
Da appuntamenti mancati all’ultimo minuto a dichiarazioni fuori schema che non facevano parte del progetto comunicativo studiato all’inizio.
Insomma, col tempo, anche Gonzato si sarebbe reso conto dei limiti di Bernardo, che di professione fa il medico e non il politico, e durante la campagna elettorale non ha fatto altro che dimostrarlo.
Il centrodestra compie così un altro passo falso che si somma ai problemi già noti. Al netto del “ritardo” sulla scelta del nome, ricaduta poi sul primario per l’impossibilità degli altri papabili (Albertini su tutti che, pare, sia stato fortemente boicottato da Forza Italia e Maurizio Lupi, sul cui profilo era stato posto il veto da Fratelli D’Italia), Bernardo non è mai stato sostanzialmente sostenuto da chi lo presenta.
I partiti si sono mostrati per quanto possibile indifferenti all’andamento della campagna elettorale del candidato civico, forse perché già arresi all’idea di non avere chance contro Sala dopo il forfait di Albertini.
Certo è che a meno di venti giorni dal voto, e con sondaggi sempre più favorevoli al sindaco uscente, l’addio di un addetto stampa non può che rallentare ulteriormente la corsa a Palazzo Marino. Alcuni, addirittura, azzardano che questo evento, e soprattutto i motivi per cui è arrivato, possano considerarsi come la fine dell’esperienza politica di Bernardo.
(da Fanpage)

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SONDAGGIO YOUTREND TORINO: DAMILANO PRIMO MA AL BALLOTTAGGIO SCONFITTO DA RUSSO 53% A 47%

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL CENTRODESTRA DAVA PER SCONTATA LA VITTORIA, MA ORA RISCHIA UNA SCONFITTA CLAMOROSA

Torino è la città dove l’esito è più incerto, stando ai sondaggi.
Il centrodestra è in testa al primo turno, grazie al traino di Lega e Fratelli d’Italia, e il centrosinistra spera di ribaltare al ballottaggio i numeri del 4 ottobre attirando il voto dei 5Stelle. Per ora solo una speranza.
I grillini, per bocca del leader Giuseppe Conte, non intendono sostenere il geologo professore del Politecnico Stefano Lo Russo neppure al secondo turno.
Fra i Dem e gli alleati l’auspicio è che comunque gli elettori pentastellati scelgano di votare il centrosinistra
Il candidato civico Paolo Damilano, in corsa con la sua lista Torino Bellissima e sostenuto dal trio compatto Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia gioca da protagonista, ma il tentativo di chiudere subito è tutt’altro che facile, come conferma il sondaggio di YouTrend.
I dati emersi dalla rilevazione confermano che al primo turno l’imprenditore del vino e dell’acqua Paolo Damilano è avanti con un vantaggio sul capogruppo Pd in Comune di 3,8 punti: 44,2% contro 41,4%.
Molto distanziata è Valentina Sganga, capogruppo del Movimento 5 Stelle che avrebbe l’8,3%. Non riuscirebbe a a centrare l’obiettivo della doppia cifra annunciata in questa campagna elettorale.
Un giudizio anche sulla passata amministrazione. Il 60 per cento dei torinesi danno un giudizio insufficiente dell’amministrazione guidata da Appendino, rimane però un 40 che promuove questi ultimi cinque anni. Gli altri candidati, in tutto a Torino sono 13, tutti insieme raccolgono secondo il sondaggio il 6,11%.
Il vantaggio di Damilano si volatizzerebbe al ballottaggio: Lo Russo potrebbe arrivare al 53,1%, rastrellando una parte del voto 5 Stelle e le preferenze raccolte dall’estrema sinistra, dove il professore e storico Angelo D’Orsi potrebbe raccogliere molti consensi, mentre Damilano si fermerebbe al 46,9%.
A tre settimane dall’apertura delle urne, il partito che il sondaggio di YouTrend conferma essere il più forte in città è quello degli indecisi: il 47,8 per cento del campione o non sa e non pensa di votare. Percentuale che potrebbe essere determinate al primo turno? Per gli esperti è difficile, a meno di movimenti che i sondaggi non riescono a intercettare.
Il Pd è primo partito con il 32,3% dei consensi. Segue la Lega con il 19,4, mentre Fratelli d’Italia non riuscirebbe a sorpassare il Carroccio, fermandosi al 14,7.
Nel centrodestra, a dispetto delle ambizioni, Forza Italia avrebbe un calo vistoso (4,2%), superata dalle liste a sostegno del candidato civico che potrebbe conquistare il 4,8 delle preferenze.
I due candidati avrebbero lo stesso vantaggio sulle coalizione che li sostengono. Un punto in più per entrambi: 44,2 contro il 43,1 per Damilano e 41,4 contro il 40,5 per il capogruppo dei Dem.
(da agenzie)

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PROPAGANDA NAZISTA: ESALTAVANO VIOLENZE SU IMMIGRATI MA AVEVANO ANCHE MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

QUATTRO INDAGATI DALLA PROCURA DI TORINO PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE

Quattro persone indagate dalla Procura della Repubblica di Torino devono ora rispondere dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.
Nei loro confronti la Polizia di Stato nelle scorse ore ha condotto diverse perquisizioni durante le quali sono stati trovati numerosi materiali di propaganda nazi-fascista oltre ad armi bianche pericolose ma in un caso anche materiale pedopornografico.
Attraverso diverse chat e gruppi social, inneggiavano alla violenza sugli immigrati esaltando ad esempio le gesta di Luca Traini e propagandavano continuamente materiale nazi-fascista di ogni tipo.
Per questo 4 persone sono finite sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Torino e devono ora rispondere dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.
Nei loro confronti la Polizia di Stato nelle scorse ore ha condotto diverse perquisizioni durante le quali sono stati trovati numerosi materiali di propaganda nazi-fascista oltre ad armi bianche pericolose ma in un caso anche materiale pedopornografico.
Tra gli indagati figurano un uomo di anni 57, addetto ad attività di vigilanza privata ed ex esponente del Fronte Nazionale e di Casapound, due dipendenti di società di lavorazioni meccaniche, rispettivamente di 37 e 46 anni, e infine un pensionato di 62 anni, tutti residenti nella Provincia di Torino.
Le perquisizioni condotte dai poliziotti della Digos e del Compartimento Polizia Postale Piemonte, hanno portato alla scoperta di numerosi indumenti con simbologie nazi-fasciste come fibbie, elmetti, berretti, foulard, bandiere, medaglie, timbri, distintivi, adesivi, fotografie, manifesti e quadri ma anche pugnali, spade e una carabina ad aria compressa con potenza superiore a 7,5 joule e pertanto classificata arma comune da sparo, ed un machete illegalmente detenuti.
Sequestrati inoltre diversi supporti elettronici ed informatici in uno dei quali è stato rinvenuto anche materiale pedopornografico.
Secondo la polizia i quattro avrebbero partecipato assiduamente a diverse chat due delle quali denominate “SIEGHEIL LUKAS” e “SEMPER FIDELIS” diffondendo a più riprese immagini e simboli di chiara matrice nazionalsocialista ed antisemita “con espressioni di esaltazione di quell’ideologia, di odio nei confronti degli immigrati e profonda ostilità nei confronti di partiti e movimenti di opposta ideologia”.
Tra le altre cose sono state anche esaltate alcune gravi azioni come quella di Luca Traini a Macerata nel febbraio 2018 e a Marsala nell’autunno del 2020.
L’indagine è partita da una precedente inchiesta nei confronti di altri due militanti d’area deferiti anche loro per aver pubblicato sui loro profili Facebook immagini e frasi dal contenuto nazista, razzista e antisemita.
Dall’analisi delle loro chat sono emerse infatti evidenze che hanno consentito di individuare e denunciare per analoghi reati anche gli altri quattro
(da agenzie)

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IL MARITO DELLA CASELLATI INSEGUITO DAL FISCO PER 145.000 EURO DI ICI NON PAGATA

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL COMUNE DI ADRIA GLI CONTESTA IMPOSTE NON VERSATE SUI TERRENI DI SUA PROPRIETA’… IL 4 NOVEMBRE SI ESPRIMERA’ LA CASSAZIONE

Non bastavano le polemiche per i voli di Stato, per gli “aiutini” ai figli, per il vitalizio da senatrice ottenuto anche per gli anni in cui era al Consiglio Superiore della Magistratura.
Adesso Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, ha un problema anche dentro casa.
Suo marito, l’avvocato Giambattista Casellati, è coinvolto in un contenzioso tributario con il Comune di Adria, in provincia di Rovigo: l’Amministrazione gli contesta di non aver pagato complessivamente 145mila euro di Ici (comprese sanzioni e interessi) fra il 2005 e il 2012.
Davanti alla giustizia tributaria pendono, in particolare, due procedimenti separati: sul primo di questi la Cassazione emetterà sentenza definitiva il 4 novembre 2021.
Una vicenda che mette in imbarazzo la presidente del Senato, seconda carica dello Stato che ambisce a diventare la prima donna presidente della Repubblica. E di cui nessuno parla volentieri, ad Adria così come a Roma.
Il marito di Alberti Casellati è un importante avvocato di Padova e discende da una famiglia nobile tra le più importanti della provincia di Rovigo.
Lo scontro legale riguarda dei terreni di sua proprietà ad Adria, sui quali l’avvocato pretende di autoapplicarsi uno sconto sulla tassa di proprietà pari a 65mila euro, più altri 80mila fra sanzioni e interessi.
(da TPI)

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I NO-VAX MINACCIANO DI BOICOTTARE MEDIASET DOPO IL RICHIAMO DEI VERTICI DELL’AZIENDA A MARIO GIORDANO

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

GIORDANO INVITA DEGLI SCAPPATI DI CASA TRAVESTITI DA VIROLOGI CHE SPARANO CAZZATE, MA IN FONDO MAI QUANTO LUI

È bastata un’indiscrezione per far sollevare la polemica da parte dei no vax. Come raccontato in precedenza, il quotidiano Il Tempo ha parlato di una forte e acuita tensione tra Mario Giordano i vertici di Mediaset.
L’azienda, infatti, avrebbe redarguito il conduttore-giornalista per le sua trasmissioni che ammiccano – o aderiscono – molto spesso all’universo degli anti-vaccinisti.
E ora sono proprio questi ultimi a scendere in campo (sempre attraverso i social) in difesa di Fuori dal Coro, minacciando di boicottare tutte le reti televisive dell’emittente.
Tensioni che, per il momento, mantengono soli i crismi dell’ufficiosità visto che né Mario Giordano né Mediaset hanno confermato quell’accesa lite avvenuta all’interno dei piani alti dell’azienda.
Le due posizioni, secondo quanto raccontato dal quotidiano Il Tempo, sembrano essere distanti anni luce: da una parte c’è l’emittente che chiede una narrazione meno ammiccante al mondo dei no vax, basandosi sulle evidenze scientifiche per quel che riguarda la campagna di immunizzazione; dall’altra c’è il conduttore che – invece – continua a dare ampio spazio a tesi dubbie celandole dietro al “diritto di farsi domande”. E il tutto è stato accolto così dai social.
Il motto principale è: boicottiamo Mediaset.
La comunità degli anti-vaccinisti, dunque, apprezza fortemente la narrazione fatta dal giornalista Mediaset sulla pandemia. In fondo, con le sue “domande”, Giordano appare un fervente oppositore del Green Pass (ancor più ora che sta per essere esteso anche ad altre categorie di lavoratori) e mantiene una posizione ambigua – per usare un eufemismo – sui vaccini e sulla campagna di immunizzazione.
Insomma, ha trovato il suo pubblico del martedì sera, lo stesso accorso su Twitter in suo soccorso.
(da agenzie)

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I NI-VAX DA CODICE PENALE

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI DIFFONDONO NOTIZIE FALSE E ALIMENTANO I NO VAX

Lo sapevate che uno studio della K.J.T. americana ha dimostrato l’assoluta pericolosità dei vaccini anti-Covid? E che la Z. Pal di Honolulu ha certificato l’inutilità del Green Pass?
Strano, perché ormai non si contano più le sigle inesistenti, le stupidate sparate a caso e le ricette facili che si leggono sui Social e si sentono in televisione.
Alle bufale dei No Vax si è aggiunta infatti un’impressionante quantità di castronerie seminate da esponenti politici e opinionisti un tanto al chilo, a cui si è aperta davanti un’autostrada.
La comprensibile decisione di imporre il Green Pass ai lavoratori pubblici e privati è stata presa subito al volo da chi pensa solo al consenso, che può spacciarsi più facilmente dalla parte di chi diffida di questo come di qualunque governo.
Per dare peso all’inganno servono però parole pesanti, come l’assoluta bugia dei vaccini non sperimentati ripetuta anche ieri dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ancora si interroga sul rapporto costi-benefici delle immunizzazioni al virus, alimentando il disorientamento che c’è nel Paese.
Ora, siccome i vaccini sono stati autorizzati dalle Agenzie di controllo sui farmaci di tutto il mondo, o tutti questi enti sono criminali oppure è criminale chi spinge surrettiziamente milioni di persone a non vaccinarsi, pur sapendo che la quasi totalità di chi muore non ha ricevuto una sola dose.
Poi potremo discutere quanto vogliamo sul perché anche qualche vaccinato non sopravvive, ma di fronte a uno sforzo globale per tirarci fuori dalla pandemia la narrazione Ni-Vax è da codice penale.
(da La Notizia)

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GREEN PASS, IL GOVERNO CHIEDE L’OBBLIGO PER I PARLAMENTARI

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL LEGHISTA BORGHI: “FARO’ RICORSO ALLA CONSULTA”

Il governo chiede che il Green pass sia obbligatorio anche per i parlamentari e per i dipendenti delle Camere. Ad aver trovato una prima intesa sul tema è stata la cabina di regia tenutasi in mattinata a Palazzo Chigi tra il premier Mario Draghi e i capidelegazione dei partiti di maggioranza sulle norme per l’estensione del pass sanitario anche al lavoro.
L’accordo dovrà essere approvato in maniera definitiva dal Consiglio dei ministri ma l’intenzione è chiara: l’obbligo di Certificazione verde anti Covid-19 potrebbe essere esteso anche a tutti gli organi costituzionali, includendo dunque Quirinale e Corte Costituzionale. Con loro le cariche elettive di Camera e Senato.
Ad alimentare il dibattito nelle ultime ore era stato il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri: «La vita dei nostri lavoratori ha la stessa dignità della politica», ha detto, «e per questo abbiamo chiesto che sia reso obbligatorio anche in Parlamento e il governo sembra che ci abbia ascoltato». Ma intanto a Palazzo Madama gli osservatori sembrano prevedere una protesta tra le organizzazioni del sindacalismo autonomo.
L’opposizione di Borghi
Nel pomeriggio è arrivato il commento di Claudio Borghi, deputato leghista entrato in polemica fin da subito con l’obbligo della certificazione verde. «Ho detto enne volte che speravo che l’obbligo del Green pass venisse esteso al Parlamento, così mi avrebbe dato la possibilità di chiedere una pronuncia in merito alla Corte Costituzionale a difesa del lavoro di tutti», ha scritto su Twitter. «Adesso che pure la Consulta è “intimata” risponderà direttamente».
Una questione complicata
La decisione preliminare della cabina di regia su parlamentari e dipendenti della Camera pone scrive un nuovo capitolo su una questione giuridicamente piuttosto complicata.
La necessità sarebbe quella di modificare con un’ampia adesione dei gruppi parlamentari alcuni regolamenti interni basati sul cosiddetto principio di “autodichia“. Si tratta di un principio fondante che regola le Camere nella propria autonomia e nella salvaguardia da ingerenze esterne, che nel caso di pass sanitario obbligatorio sarebbe così intaccato.
Al momento la Carta verde è obbligatoria soltanto per accedere all’interno delle mense, per partecipare a eventi culturali e istituzionali o per entrare nella Biblioteca e nell’Archivio.
C’è chi è d’accordo sull’adeguamento all’obbligo anche delle istituzioni, come il senatore del Pd Andrea Marcucci, che qualche giorno aveva chiesto alla presidente del Senato e al presidente della Camera «di fare un passo in più».
Ma per altri suoi colleghi andrebbe invece tutelato il diritto alla libertà del voto: «Negare il diritto di voto anche a un solo parlamentare No vax sarebbe anticostituzionale», ha avvertito l’ex ministro Maurizio Lupi.
Fonti vicine alla Presidenza spiegano che si è seguito il principio dell’utilizzo del green pass che è in vigore all’esterno. Con il via libera del Consiglio dei ministri all’obbligo anche per recarsi nei luoghi di lavoro – è la conclusione del ragionamento – anche Montecitorio è pronta ad adeguarsi alle nuove regole e quindi all’obbligo del green pass.
Servirà una delibera del collegio dei questori, in virtù del principio dell’autodichia, ma è di fatto un passaggio formale. Poi c’è il pensiero dei singoli parlamentari. Ma questa è un’altra storia.
(da Open)

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GREEN PASS, UNA DECISIONE FORTE CHE DRAGHI DOVEVA SPIEGARE

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL DISCORSO PUBBLICO E’ PARTE INTEGRANTE DELLA SFIDA, NON PUO’ LASCIARLO AI MINISTRI… SALVINI NE ESCE CON LE OSSA ROTTE

Sceglie di non parlare e di lasciare la scena ai ministri competenti, il presidente del Consiglio, dopo il varo in cdm di un provvedimento spartiacque, perché se non si tratta dell’obbligo vaccinale poco ci manca.
È un gigantesco incentivo a farlo: per andare a scuola, lavorare, nel pubblico e nel privato, andare al bar, a ristorante, per il dovere e per il piacere, in sostanza per vivere, serve la carta verde.
Né i tamponi calmierati, peraltro fino al 31 dicembre, rappresentano un grande disincentivo rispetto al vaccino anzi – basta fare due calcoli – due tamponi a settimana da 15 euro fa trenta euro, che per un mese fa 120, fatevi voi i conti in una famiglia con due persone che lavorano. Nel bilancio mensile di una famiglia si sente eccome.
Insomma, il provvedimento, il primo così radicale in Europa, è così potente che, come si dice in questi casi, parla da solo.
È presumibile che per questa ragione, dicevamo, Draghi abbia scelto di non convocare una conferenza stampa dopo il cdm, diversamente da altre volte, in analoghi momenti di snodo.
Forse anche in ossequio all’antico stile del fortiter in re, suaviter in modo, perché aggiungere parole ai fatti avrebbe certamente comportato il rischio di trasformare una prova di forza vinta in un’inutile umiliazione di un partner di governo, Salvini, per cui questo provvedimento rappresenta una franca disfatta.
Tutti ragionamenti comprensibili, come comprensibile però (e anche opportuna) sarebbe stata la scelta opposta di spiegare al paese, in prima persona, le ragioni di una decisione così radicale che comunque impatta sulla sensibilità collettiva.
Ragioni scientifiche, sanitarie, politiche e, perché no, filosofiche attorno a una misura che rappresenta comunque un obbligo, e dunque una rinuncia a qualche libertà, sia pur in nome di una libertà maggiore.
Non un passaggio ordinario, ma un provvedimento ancora di emergenza, in una fase di emergenza, per combattere l’emergenza.
Ecco, tra la politica come spettacolo alla ricerca di consenso e la voce delle cose, c’è anche una sana pedagogia istituzionale, il cui esercizio è cruciale per la tenuta della coesione sociale in fasi come questa.
Che necessita non solo della competenza dei singoli titolari del dossier, ma del “corpo” del leader della sua forza di persuasione, spiegazione, a volte anche ripetizione di ciò che si considera ovvio e assodato. La costruzione cioè di un discorso pubblico sulla missione in nome della quale si impongono obblighi.
Proprio l’esigenza di coesione sociale è parte integrante di questa estensione del Green Pass. Si chiedeva, nel corso del dibattito, il costituzionalista Michele Ainis: “Perché il passeggero e non il conducente? Perché il lavoratore pubblico e non quello privato? Perché l’insegnante sì e il poliziotto no? Insomma, questioni di uguaglianza”. L’estensione progressiva, perseguita fino a un certo punto, conteneva in nuce questo rischio: alimentare, attraverso la parcellizzazione delle misure, potenziali conflitti, prima ancora che politici, nella società italiana.
È esattamente la confusione che si verificò ai tempi del lockdown. Ricordate? I runner no, chi cammina sì, la fidanzata, che è congiunta, si può andare a trovare, l’amica, che non è congiunta no.
La forza di un provvedimento generalizzato, al contrario, risponde all’esigenza di tenere tutto assieme nell’ambito di un disegno complessivo.
È una grande assunzione di responsabilità politica che, come tutte le grandi scelte, non è costo zero. Salvini è colui che paga un prezzo maggiore.
Non è un “una tantum”, ma qualcosa di profondo. Era prevedibile che un governo europeista, scientista, guidato dall’ex presidente della Bce avrebbe rappresentato uno stress test per un partito a vocazione populista, per altro insidiato da una feroce contrapposizione a destra.
Il leader della Lega l’ha gestita nel peggiore dei modi: costretto a una scelta di responsabilità, non ha mai costruito attorno all’operazione Draghi una “svolta” e una “revisione strategica”.
Nell’inseguire chi a destra, dall’opposizione, è nelle condizioni di urlare più di lui è riuscito nel capolavoro di creare sempre le condizioni di un cedimento.
Prima “via Speranza”, e Speranza è sempre lì, in perfetta sintonia col premier, poi “mai il green pass”, ed è arrivato per la scuola, poi “mai per il privato”, ed è arrivato per tutti, ora se la prende con la Lamorgese (e il ministro dell’Interno resterà lì): subisce e cede, e poi di nuovo subisce e cede, con la tenuta del suo partito affidata alla componente di governo, agli antipodi rispetto a lui, interprete del Nord operoso e produttivo pro-vax, pro-Draghi, pro-Pil.
Chi l’avrebbe mai detto: il leader della Lega vittima della questione settentrionale.
È proprio un tempo straordinario.
(da Huffingtonpost)

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