Destra di Popolo.net

ORA CI SI DIVERTE: CECILIA STRADA DENUNCIA TUTTI (DICASI TUTTI) QUELLI CHE HANNO DIFFUSO BUFALE SU SUO PADRE

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

“ARRIVERO’ DA TUTTI, SE AVETE QUALCHE ORA LIBERA COMINCIATE AD ANDARE DA UN AVVOCATO”… “TUTTI I RISARCIMENTI ANDRANNO AD EMERGENCY PER FINANZIARE I SOCCORSI IN MARE, COSI’ SARA’ EDUCATIVO E MAGARI IMPARATE A STARE AL MONDO”

Una marea di bufale sui social contro Gino Strada. Dal giorno della sua morte, infatti, la rete si è riempita di fake news e narrazioni completamente false sulla vita (ma anche sul decesso) del fondatore di Emergency.
Anche qualche politico ha partecipato a questo teatro dell’assurdo e ora sarà denunciato (insieme agli altri) da Cecilia Strada, stanca di leggere continuamente falsità su suo padre.
Una serie spropositata di fake news, già presenti in rete e tornate in auge fin dal giorno della morte di Gino Strada. Storie mai avvenute, ma diventate “reale” nell’etere liquido della rete, in quel mondo in cui per demolire un “avversario” ideologico si dà retta alla finzione scenica, mettendo da parte la verità.
“Avevo pensato – scrive la figlia del fondatore di Emergency sulla propria pagina Facebook – di dare una serie di risposte collettive, informative ed educative, a tutte le bufale su mio padre, Gino Strada, che mi sono state segnalate nelle ultime settimane (dalla vaccata della residenza in Svizzera alla bufala sui soldati italiani a Mosul, passando ovviamente per gli anni ’70, katanga, Ramelli e diffamazioni varie che hanno già perso in un tribunale, ripeto che hanno già perso in un tribunale)”.
Già di recente, infatti, la stessa Cecilia Strada era stata costretta a intervenire per chiedere a una pagina che ospita una marea di contenuti no vax di rimuovere un articolo in cui veniva detto che suo padre fosse morto a causa del vaccino anti-Covid. Adesso, però, la misura è colma e si passerà alle vie legali, visto che con le “buone maniere” non si riesce a ottenere nulla.
“Questa settimana ho troppo da fare, ma settimana prossima prometto che trovo due ore per parlare con l’avvocata e arrivo, ragazzi, arrivo da tutti. Se avete condiviso bufale senza pensarci, vi consiglio di trovare anche voi due ore per la vostra avvocata, perché ho un sacco di voglia di finanziare un po’ di soccorsi in mare con i vostri soldi.
E anche questo, in realtà, sarà educativo: insegnerà a un po’ di persone come si sta al mondo, che esistono le leggi, e che non si può diffamare a caso. Poi magari potete rivolgervi – per aiutarvi a pagare il risarcimento – a quelli che vi hanno riempito di bufale. Dubito vi aiuteranno, ma potete provare”.
(da NextQuotidiano)

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L’ULTIMA DISFATTA DI SALVINI PIEGATO DAL GOLPE NELLA LEGA

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

ORA LA LEGA APPROVERA’ IL GREEN PASS, QUELLO CHE SALVINI AVEVA DEFINITO “UNA CAGATA PAZZESCA”… “GESTIONE FALLIMENTARE” COMMENTANO NELLA LEGA

L’ultimo passo indietro di un’inesorabile ritirata l’ha compiuto ieri mattina: «Il Green Pass? Ha senso per chi è a contatto con il pubblico. Se uno è chiuso nel suo ufficio che senso ha?».
Messo all’angolo nel suo partito e isolato dal resto del centrodestra di governo (Forza Italia) che addirittura invoca l’obbligo vaccinale, Matteo Salvini si produce negli ultimi distinguo di una campagna estiva al fianco di no vax e no pass che non pochi, fra i compagni di viaggio, bollano senza mezzi termini come «fallimentare».
Perché oggi, in Consiglio dei ministri, la Lega voterà sì all’ennesimo allargamento dell’obbligo di quel lasciapassare sanitario che il segretario, due mesi fa, definiva «una cagata pazzesca ».
La citazione fantozziana non ha portato fortuna al senatore milanese, la cui linea prudente sui provvedimenti anti-Covid è stata gradualmente rintuzzata dal pragmatismo del capodelegazione Giancarlo Giorgetti e dei governatori Zaia, Fedriga, Fontana, insomma di quell’“altra Lega” che non è, come dice Salvini con un altro riferimento naif, «una fantasia da Topolino», ma semplicemente una rappresentanza di big del partito sensibile alle richieste degli imprenditori del Nord con l’incubo chiusure.
Il numero uno di via Bellerio, alla fine, prova a consolarsi con qualche dividendo (i tamponi gratuiti invocati anche dai sindacati) ma siamo all’atto finale di una commedia cominciata il 4 luglio, quando Salvini giurava, al termine di un faccia a faccia con Draghi, che l’Italia mai avrebbe imitato il modello della “patente” alla francese: «Il premier non è per gli estremismi ». «Green Pass? Non scherziamo », diceva poi il 22 luglio, poche ore prima del via al certificato da parte del governo. «Il Green Pass è da cambiare», tuonava il leader il 26 luglio a provvedimento fatto (e avallato dai suoi ministri). «Un lasciapassare per accedere agli istituti scolastici? Non scherziamo», il commento rilasciato il 27 luglio.
Ma lo scherzo, di nuovo, l’esecutivo gliel’ha fatto il 9 settembre. Non pago, Salvini ha provato a mettere l’ultimo paletto sei giorni fa: «Qualcuno prevedeva l’obbligo del Green Pass anche per i dipendenti pubblici, grazie alla Lega non c’è». Non c’era, forse, visto che è in arrivo l’estensione del certificato a tutti i lavoratori, atto peraltro annunciato per primo da Giancarlo Giorgetti, ormai punto di riferimento principale di Draghi e persino oggetto di riconoscenza da parte di Enrico Letta: «Sono grato al ministro, il suo è il modo corretto di stare al governo».
Il segretario del Pd, d’altronde, ha gioco facile nel puntare il dito sulle divisioni del partito che ieri sono riemerse in commissione, alla Camera, e che al Senato solo la fiducia posta dal governo alla conversione del primo Green Pass ha mascherato.
Fra i dem c’è chi scommette addirittura su una scissione che lasci come alleata solo la Lega giorgettiana. Ma, almeno al momento, non ci sono i presupposti per una lacerazione di questo tipo.
Di certo, però, sono sempre più forti i malumori verso la linea del segretario, si insinuano fra parlamentari ed esponenti di governo che si chiedono a cosa sia servita una fiera opposizione a «vincoli e obblighi», se poi alla fine il partito li ha approvati tutti. Peraltro pure col gradimento dell’elettorato, stando ai sondaggi.
Non bastano più temi identitari come sicurezza e immigrazione a tenere compatto il partito: gli attacchi alla ministra Luciana Lamorgese che ieri hanno animato l’aula parlamentare continuano a infrangersi sul muro del resto della maggioranza (inclusa Fi) e su Draghi, mentre il tentativo di scambiare gli ostaggi (le dimissioni della titolare del Viminale per quelle già avvenute del sottosegretario leghista Claudio Durigon) rientra fra le mission senza successo dell’estate salviniana.
«Se il motore di tutto è la competizione con Meloni, vediamo quali risultati porterà il 4 ottobre», sussurra un deputato leghista, convinto come tanti – che dopo le amministrative servirà un chiarimento.
Il fronte di chi chiede congressi locali e maggiore democrazia è guidato da Roberto Marcato, assessore di Luca Zaia, tradizionale rivale interno con cui pure Salvini in questi giorni ha cercato di fare sponda.
E ieri, all’improvviso, qualcuno ha rimesso in circolo la notizia, rilanciata dalle agenzie, che la “Lega per Salvini premier” è in ritardo pure sul congresso federale, che si sarebbe dovuto celebrare a un anno dall’approvazione dello Statuto, avvenuta a fine 2018. Una minaccia anonima alla indebolita leadership del Capitano.
(da La Repubblica)

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SONO OLTRE 4 MILIONI I LAVORATORI ANCORA SENZA GREEN PASS, E’ ORA DI FINIRLA DI METTERE A RISCHIO I COLLEGHI DI LAVORO

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

I NUMERI ALLA VIGILIA DELL’ESTENSIONE DELL’OBBLIGO

Dopo l’incontro tra sindacati e il presidente Mario Draghi, in vista del Consiglio dei ministri di oggi, è stata confermata l’intenzione del governo di approvare il decreto che estende l’obbligo di Green pass a tutti i lavoratori sia nei settori pubblici sia nelle aziende private.
Ma quanti sono i lavoratori e le lavoratrici che, attualmente, sono in possesso del Green pass? Secondo i dati diffusi dal governo, sono circa 18 milioni i lavoratori sia del pubblico sia del privato interessati dalla nuova misura.
Di questi, 13,9 milioni ne sono già provvisti, mentre 4,1 milioni non sono muniti di certificazione verde.
Nello specifico, nel settore privato l’80 per cento ne è munito (circa 11 milioni di persone), mentre 3,7 milioni ne sono ancora sprovvisti.
La situazione nella pubblica amministrazione
Da analizzare a parte la situazione nella pubblica amministrazione. Laddove sia già in vigore l’obbligo vaccinale, come nel caso del personale medico-sanitario del Servizio sanitario nazionale, la stragrande maggioranza dei lavoratori ne è già in possesso (2,3 milioni di persone).
Mancano invece all’appello circa 115mila lavoratori della Pa. Va ricordato però che l’obbligo vaccinale non esiste per tutti i lavoratori statali. E, tra i dipendenti pubblici non obbligati a sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid, la differenza tra chi è in possesso del Green pass e chi no è decisamente diversa. Su un totale di circa 900mila dipendenti pubblici, due terzi di questi (600mila persone) ne sono in possesso, mentre un terzo ne è sprovvisto (300mila lavoratori).
(da agenzie)

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GREEN PASS, GIORGETTI DICE “SI'”, SALVINI DICE “MA”

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL CAPITONE COSTRETTO A CAPITOLARE, ORA SI ATTACCA AI TAMPONI GRATIS (COSI’ LI PAGANO QUELLI CHE HANNO IL CERVELLO A POSTO)

Lo scontro più duro è sulla gratuità dei tamponi. Matteo Salvini, in un insolito asse con i sindacati, non riesce a spuntarla e deve abbandonare il proposito di dare ai lavoratori la possibilità di fare il test Covid senza spendere soldi.
Mario Draghi e la maggior parte dei ministri infatti sono convinti che azzerare il costo potrebbe annullare l’incentivo alla vaccinazione costituito dal Green pass.
Ed è per questo che il leader Lega si trova di nuovo isolato rispetto al suo partito e al resto della maggioranza con di fronte un decreto che a lui non piace affatto e che allargherà l’obbligo del certificato verde anche ai lavoratori privati. Decreto che il Capitano proverà a modificare almeno per quanto riguarda la parte dei tamponi a pagamento.
Il ragionamento che invece ha portato avanti in questi giorni Giancarlo Giorgetti, e che è stato sposato dai governatori e di cui è promotore lo stesso Mario Draghi, è totalmente diverso.
Per il ministro dello Sviluppo economico “l’esigenza delle aziende è di avere la sicurezza per chi opera nei reparti. Soltanto un contagiato, al netto delle conseguenze sanitarie rischia di far chiudere tutta l’azienda. Dobbiamo dare un sistema di certezze, sia sotto il profilo sanitario che sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro”.
Parla quindi di quei luoghi in cui, pur non essendoci un contatto con il pubblico, esistono le catene produttive e, se ci dovesse essere un contagio in un settore con relative quarantene, l’intera catena si bloccherebbe. Anche i governatori si sono fatti carico di questa esigenza e l’allarme arriva proprio dal Nord, quindi da dove ci sono le fabbriche.
È sufficiente ascoltare le parole del presidente della Lombardia Attilio Fontana per capire l’aria che tira nella Lega.
Il Green pass è uno “strumento di libertà” perché consente di fare cose che “prima non si potevano fare”, come ad esempio andare allo stadio, e di “superare” eventuali nuove restrizioni”. Riguardo ai lavoratori del settore privato dice che “se dovessero essere previste ulteriori restrizioni, col Green pass si potranno superare”.
Restano agli atti invece i dubbi di Matteo Salvini, ma difficilmente la Lega, che continua a chiedere la gratuità dei tamponi, si smarcherà. Non sembra infatti scegliere una linea di rottura. Al Senato vota la fiducia al primo decreto Green pass. Alla Camera vota contro, invece, un parere sul secondo dl Green pass, che riguarda scuole e trasporti, in commissione Cultura.
Ma non sembra un avviso di strappo: proverà a far passare emendamenti, fortemente voluti soprattutto dai deputati che contro il Pass sono anche scesi in piazza. Più test salivari e tamponi gratis per tutti, sono alcune delle richieste dei salviniani. Ma i governisti non intendono fare le barricate.
(da agenzie)

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NO NO-VAX

Settembre 16th, 2021 Riccardo Fucile

GREEN PASS PER TUTTI I LAVORATORI DA OTTOBRE, TAMPONI A PAGAMENTO, ANCHE SE IN RITARDO FINALMENTE CI SI MUOVE

È quando Maurizio Landini sposta l’obiettivo sull’obbligo vaccinale che Mario Draghi ferma la discussione. Al tavolo affollato di palazzo Chigi siedono anche quattro ministri e i leader di Cisl e Uil. Ma la riunione ormai si è fatta a due.
Il premier è risoluto: solo l’estensione del green pass per tutti i lavoratori può tirare la campagna di vaccinazione fuori dalla palude della saturazione.
La linea, spinta fin dall’inizio da Renato Brunetta e da Roberto Speranza, non si tocca. Ed è a quel punto che il segretario della Cgil capisce che la prima richiesta è stata bocciata. Draghi snocciola i dettagli del decreto che vuole portare giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri: i tamponi per il certificato verde li pagheranno i lavoratori, non lo Stato.
La discussione si riaccende di nuovo. Intervengono anche i ministri per ribadire la linea delle fermezza: i test gratuiti frenano le vaccinazioni, insomma tutto il contrario di quello che invece bisogna fare. E in fretta.
Le parole dei ministri non spengono l’insistenza di Landini, mentre i segretari delle altre due sigle si defilano, quantomeno nei toni. Prima di tornare a parlare dei tamponi, il premier completa il ragionamento sulla soluzione alternativa dell’obbligo vaccinale: il green pass, che si può ottenere anche con il tampone, offre una discrezionalità al lavoratore che non si vuole vaccinare.
Può cioè andare a lavoro e non essere sanzionato, mentre l’obbligo chiude questa possibilità. Poi si passa ai test. Il premier non ha mai preso in considerazione l’idea di caricare il costo sulle casse dello Stato e non tanto per ragioni economiche.
Ora quell’idea è pronta a farsi norma: il tampone lo paga il lavoratore perché l’alternativa – il vaccino – c’è ed è gratuita.
Se invece paga lo Stato, in ultima istanza i cittadini, non si aumenta la propensione alla vaccinazione. Landini, che a inizio riunione aveva chiesto tamponi gratuiti fino al 31 dicembre, in linea con la durata dello stato d’emergenza, propone una mediazione: test gratis per un periodo di tempo limitato. Ma il premier e i ministri non vogliono generare una discriminazione nei confronti del mondo della scuola, dove l’obbligo del green pass prevede il costo del tampone a carico del personale fin dal primo giorno dell’entrata in vigore.
Quando i segretari di Cgil, Cisl e Uil lasciano palazzo Chigi, la scollatura con il Governo rimbalza nelle dichiarazioni rilasciate davanti alle telecamere.
Landini dice che “il Governo rifletterà sulla richiesta dei tamponi gratis”, ma Draghi e i ministri che sono rimasti dentro intanto vanno avanti con la road map: convocazione del Consiglio dei ministri mercoledì pomeriggio, al mattino la cabina di regia per chiudere il cerchio con Matteo Salvini e poi l’incontro con le Regioni.
Il passaggio con la Lega è tutt’altro che secondario e questa consapevolezza pervade anche il presidente del Consiglio, ma allo stesso tempo l’isolamento di Salvini dentro al Carroccio gioca a favore di un disegno che non si vuole consegnare alla bagarre.
Lo schema del decreto dice che l’obbligo del green pass sarà esteso a tutti i lavoratori, pubblici e privati, a partire da ottobre.
Già 13,9 milioni hanno la certificazione verde, ma all’appello mancano 4,1 milioni. Nel comparto pubblico sono due milioni, tra personale sanitario e scolastico, gli statali che devono esibire il pass: con l’allargamento si tirerà dentro anche la fetta restante. Sono circa 1,2 milioni di lavoratori impiegati nei ministeri e negli enti locali e tra questi si stima che siano 300mila quelli a non essersi vaccinati.
Molto più ampia è la platea dei lavoratori impiegati nel privato. Ma per il Governo la distinzione è solo formale. “Il principio alla base dell’estensione del green pass – spiegano fonti dell’esecutivo – è quello dell’uniformità e per questo si farà un provvedimento organico”.
Anche le misure che accompagnano l’estensione dell’obbligo hanno questa traccia: le sanzioni saranno uguali a quelle già in vigore per la scuola e cioè la sospensione dal lavoro, con annesso stop allo stipendio, dopo cinque giorni di assenza ingiustificata perché non si è possesso del certificato verde.
I lavoratori che non avranno il pass – e questo è un punto che hanno ottenuto i sindacati – non potranno essere licenziati. I tamponi, si diceva, saranno a carico dei lavoratori. Anche qui si seguirà il modello scuola, quindi prezzo calmierato a 15 euro.
Il testo è di fatto pronto e ha anche il via libera di Confindustria. Carlo Bonomi non è stato convocato a palazzo Chigi e una ragione c’è: il via libera degli industriali al disegno del Governo è arrivato ieri, attraverso contatti che hanno coinvolto alcuni ministri e viale dell’Astronomia.
Gli industriali hanno detto sì dall’inizio all’estensione dell’obbligo del green pass, opponendosi però all’ipotesi dei tamponi a carico delle imprese. Quando dall’esecutivo è arrivata la rassicurazione che a pagare il test saranno i lavoratori, tutto è finito in discesa. Ma il mondo del lavoro, destinatario delle nuove misure, è spaccato.
(da Huffingtonpost)

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