Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PD 19,4%, LEGA 19,3%, FDI 18,2%, M5S 18%, FORZA ITALIA 7,9%… ALLEANZA PD-M5S-SINISTRA-VERDI A SOLO UN PUNTO E MEZZO DAL CENTRODESTRA
Quattro partiti racchiusi in meno di un punto e mezzo. Se si andasse a votare
domani sarebbero elezioni sul filo, almeno secondo l’ultima rilevazione di Ixè.
Da sottolineare l’altro numero di indecisi o astenuti: sono il 38,6% quelli che non hanno ancora deciso chi votare o non intendono farlo.
Rispetto all’ultimo sondaggio di fine luglio, il Pd guadagna due decimali e oggi sarebbe il primo partito col 19,4%.
Segue la Lega al 19,3%, che ha perso uno 0,6 durante l’estate.
Ha perso quasi un punto, nello stesso periodo di tempo, Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni oggi avrebbe il 18,2%.
Chiudono il gruppo di testa i 5 stelle col 18%, lo 0,7% in più rispetto alla rilevazione del 23 luglio.
Con Forza Italia al 7,9% e dunque, il centrodestra avrebbe oggi il 45,3%.
L’asse composto da Pd, M5s e Sinistra (Mdp al 2,5 e Sinistra italiana 2,2, Verdi 1,7), invece, sarebbe al 43,8%.
Stabile Azione di Carlo Calenda al 3%, Europa verde all’1,7 e +Europa all’1.5%.
Chiude l’elenco dei partiti Italia viva di Matteo Renzi al minimo storico dell’1,2%. Infine sono il 76,4% i favorevoli all’estensione dell’obbligo di Green pass per lavoratori pubblici e privati.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PER QUANTO TEMPO QUESTI DELINQUENTI SARANNO ANCORA A PIEDE LIBERO? O IL REATO DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE PER FINI EVERSIVI NON ESISTE PIU’?
Non sono bastate le figuracce di qualche settimana fa nelle manifestazioni flop in più città d’Italia: adesso che sono veramente stati messi alle strette la loro ira potrebbe sfociare in qualcosa di più grosso, sempre se si riescono ad organizzare.
Non è piaciuto ai no vax e ai no pass il via libera del Cdm al nuovo decreto legge, che estende l’uso del green pass.
Nell’account ‘Basta dittatura’, su Telegram, è un susseguirsi di insulti e minacce. E in vista delle consuete manifestazioni del sabato c’è chi lancia la parola d’ordine: ‘Tutti a Roma’.
“Dobbiamo andare tutti a Roma”, scrive Marika, a cui fa eco Nando: “Esatto. UN MILIONE di persone in strada per occupare vie, piazze, bloccare il traffico, stazioni, negozi, sedi della Rai e poi finisce tutto”.
Non ci va leggero Torman che invita a sparare: “Blocchiamo le nostre Città. Lo stato ha attentato alla nostra salute e libertà. È quindi un terrorista. Ai terroristi si spara per legittima difesa”. Alex si limita a un “chiodi per le strade”.
Claudia ha un dubbio: “Forse è arrivato il momento di smettere di essere pacifici”. C’è anche chi suggerisce escamotage contro l’obbligo del green pass per i lavoratori: “L’obbligo del green pass scade il 31 dicembre. Nel frattempo difenditi, accusa esaurimento nervoso (studia i sintomi su Wikipedia e accusali al tuo medico di base), stai in malattia e sarai pagato”.
Elmusicante è per fare come negli Stati Uniti: “Dobbiamo tutti marciare su Roma destinazione assedio del parlamento come è successo negli Usa. Cacciare questi cialtroni parassiti complici dei potenti del mondo a pedate e ridare il potere al popolo. Rivoluzione, adesso o mai più! Il lavoro non si tocca. Bastardi”.
Nel ‘mirino’ dei no vax rimane il ministro della Salute. Per Luca, Speranza è “un comunista che la libertà l’ha sempre odiata e combattuta. Quel signore in uno stato normale sarebbe stato già fucilato per tradimento della Patria e del Popolo”. Per qualcun altro, Speranza “è un delinquente della peggiore razza merita di morire soffrendo per le conseguenze del vaccino ammesso che lo faccia e come lui Draghi”.
Non mancano i riferimenti alle scie chimiche e al 5G: “E ne vogliamo parlare delle scie chimiche? Lo sanno tutti che fa contatto con il 5G ed il vaccino, ho un sacco di amici che non riuscivano più a controllare i propri movimenti”.
Infine, Roberto ricorda una data fondamentale della Rivoluzione francese, il giorno in cui il re di Francia Luigi XVI sali’ sul patibolo: “Parigi 21 gennaio 1793. Auguro a tutti i politici un giorno così”.
(da Globalist)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DE LA7 RISPONDE ALLE ACCUSE: “NON SIAMO NOI A INVITARLA, E’ LA LEGA CHE CE LA MANDA”… UN CLASSICO CASO DI MASOCHISMO POLITICO
La continua presenza di Francesca Donato negli studi di La7 – in particolare a Di
Martedì – ha fatto storcere il naso a molti telespettatori.
Le sue tesi anti-scientifiche prima sul Covid e ora sui vaccini hanno trovato spesso megafono all’interno del talk show condotto da Giovanni Floris, ma la maggior parte delle volte l’eurodeputata della Lega ne è uscita con figuracce e smentite in diretta da parte degli esperti.
Allora, perché invitarla? La risposta arriva direttamente dal direttore dell’emittente.
In un’intervista a Il Foglio, Andrea Salerno ha spiegato la genesi di queste continue ospitate di Francesca Donato su La7 che – secondo la sua versione dei fatti – poco hanno a che vedere con le indicazioni della rete sui personaggi da far intervenire durante i talk show:
“Guardi che Francesca Donato è un problema della Lega, mica di La7 ce la mandano loro. Mica la scegliamo noi per danneggiare Salvini”.
Insomma, è proprio il Carroccio – come spiega Andrea Salerno – a scegliere chi “mandare” alle diverse trasmissioni televisive.
E l’eurodeputata viene spesso scelta per andare a parlare da Giovanni Floris. Sembra che la Lega, dunque, voglia auto-boicottarsi visto l’insuccesso televisivo della sua rappresentante.
Perché le sue teorie (anche quelle sulle cure domiciliari, che però non sono state approvate perché risultate inefficaci dopo studi e trials clinici) vengono sempre, continuamente e pedissequamente smentite da chi ha fatto della scienza la sua vita e la sua professione.
In occasione della puntata più recente, andata in onda martedì 14 settembre, Francesca Donato è stata smentita in diretta dall’epidemiologa Stefania Dalmaso.
La settimana precedente era stato il turno del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.
Insomma, teorie fantastiche e dove trovarle. Anzi, dove smentirle. Nel salotto di Di Martedì, con buona pace, per Matteo Salvini, dei sondaggi che lo vedono in lento e costante calo. Forse anche per colpe dei suoi esponenti.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
FAVORITO PER IL BIS DA SINDACO DI BENEVENTO: “AL SUD LA LEGA PRENDERA’ UNA MAZZATA TERRIBILE, A NAPOLI LA MIA LISTA HA IL DOPPIO DEI VOTI DELLA LEGA”
“In Campania ho rotto centrodestra e centrosinistra. Mi sostengono forzisti, renziani e deluchiani; le mie liste civiche valgono più della Lega che ha sbagliato tutto e al Sud andrà malissimo”.
Clemente Mastella ha molte più vite di un gatto, ed è quasi impossibile tracciarle tutte: ras indiscusso di Ceppaloni, fondatore dell’Udeur, animatore della kermesse estiva di Telese Terme, ministro con Berlusconi e con Prodi (finì male), marito della senatrice Sandra Lonardo (uscita dal centrodestra per il gruppo misto), dal 2016 è sindaco di Benevento, prendendosi e lasciandosi con Forza Italia, sostenendo De Luca, cioè il Pd, alle ultime Regionali, e preparandosi a correre per il bis alle comunali del 3 ottobre con una lista civica “Noi campani” disseminata ben oltre la sua città.
Proviamo a ricapitolare. A Benevento corre lei, sostenuto da Forza Italia e Italia Viva, contro un candidato del Pd, uno della sinistra e uno di Lega e FdI.
È una sintesi un po’ imprecisa. Io sono sostenuto da forzisti e da una parte dei renziani, che hanno presentato alcuni candidati. Ma soprattutto da sei liste civiche, che insieme raggiungono il 20%. C’è la mia, “Noi campani”, che l’anno scorso ha preso 105mila voti, e due vicine al governatore De Luca: “Benevento libera” e “Essere democratici”.
Quindi per Mastella sindaco tifano Berlusconi e De Luca?
Eeeeehhh… Io qui in Campania ho rotto centrodestra e centrosinistra, questo si può dire.
Sono i primi riflessi dell’era draghiana?
Secondo me si arriverà a questa scomposizione e ricomposizione del quadro politico. Niente sarà come prima, e del resto guai se lo fosse. Faccio notare che qui il grande assente è M5S, che non ha presentato liste. Mentre pronostico che se il Pd si allontana dall’area del centro rischia di finire male.
A proposito di pronostici, ce la farà per il secondo mandato?
I sondaggi si arrischiano a darmi vincente al primo turno. Io, scaramanticamente, dico che sono ottimista. Combatto, sono l’avversario degli altri tre. Occupo la scena da talmente tanti anni che per chi mi “abbatterà” politicamente si apriranno le praterie. Ma non sarà facile, eh, ho liste ovunque.
Non solo a Benevento?
A Napoli le ho schierate per Manfredi, mentre qui il Pd è contro di me per voglia di spodestarmi. Anche a Caserta sostengo il sindaco uscente Dem, mentre a Salerno ho dei candidati nelle liste di De Luca.
Con Lega e FdI nessuna possibilità di accordo?
Con Salvini ho rotto da diversi anni a causa delle sue accuse ingenerose verso il mio passato politico, mia moglie ha lasciato il centrodestra per quello. Ma a Napoli noi pesiamo il 5%: ben più della Lega, che andrà malissimo in tutto il Sud.
Se lo sbarco al Sud fallisce, la colpa è di Salvini o dei suoi plenipotenziari?
Ma guardi come li ha scelti: ha mandato al Sud dei commissari dal Nord. Ma cos’ è, la riconquista del Mezzogiorno da parte dei lombardo-veneti? E’ chiaro che alla gente, qui, ha dato fastidio.
Il leader leghista chiuderà la campagna elettorale in Calabria. Almeno lì andrà bene, no?
Bene ma non benissimo. Meno peggio che altrove. Occhiuto però è di Forza Italia, mica della Lega. Salvini è venuto a Benevento per un comizio e mi ha di nuovo criticato. E sa cosa ho risposto io, nella stessa piazza? Che non prendo lezioni da uno che è stato fuori corso per dodici anni all’università.
Colpo basso.
Ma ha completamente sbagliato l’impostazione, prenderà una mazzata terribile. Non puoi creare una piattaforma in un’area geografica che conosci poco reclutando i gregari di altri partiti che sperano di diventare finalmente colonnelli o generali.
Non è facile fare il leader di un partito nazionale. Però, alla fine, piace a tutti. Dica la verità, lei si dà tanto da fare per tornare a Roma?
Non ho assolutamente questa ambizione. Ormai mi dedico al mio territorio. Posso dire di aver fatto tutto nella vita, anche cantare allo speciale di Sanremo, nel 2004, insieme a Umberto Bossi. Gli ho dedicato: “Nun fa’ lo stupido stasera, facci fare l’Italia unita…”. Ma il Senatùr era un leader, Salvini è meglio che resti al Nord, tanto la linea la dà quella Lega lì.
Beh, se la linea è quella di Zaia, Fedriga e Fontana sul green pass, è condivisibile, non crede?
Certo, è la linea del buon senso. Io sono doppiamente vaccinato, e aspetto la terza dose. E Benevento è la città con più immunizzati della Campania.
La partita del Quirinale finirà con il trasloco di Draghi?
Solo se Draghi riuscirà a imporre il ministro Franco come premier. Ma secondo me finirà come quel film con Nino Manfredi e Alberto Sordi che vanno in Africa a cercare il cognato (“Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” di Scola, ndr). Alla fine lo convincono a tornare, ma quando è già sulla nave tutta la tribù grida: “Non ci lasciare”, e lui si butta in acqua e torna da loro”.
È un finale che potrebbe andare bene anche per Mattarella…
Mattarella mi sa che non lo convincono nemmeno le tribù.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO DEL PARTITO DI VICENZA (VICINO A ZAIA): “PAROLE INDEGNE, PRENDEREMO PROVVEDIMENTI”
Il Green pass come il passaporto genealogico istituito da Adolf Hitler che
certificava l’appartenenza alla razza ariana: a finire nella bufera per quanto scritto su Facebook è la leghista Franca Mattiello.
L’esponente del Carroccio, riportano i giornali locali, se ieri non fosse mancato il numero legale sarebbe entrata a far parte del consiglio comunale di Vicenza.
Quelle frasi ora rischiano di costarle care.
«Parole così non sono degne di chi vuole ricoprire un ruolo di amministrazione – dice il commissario della Lega veneta, Alberto Stefani -. Il Carroccio si dissocia e prenderà provvedimenti nei confronti della militante».
Immediate le proteste dall’opposizione. «In una delle regioni più colpite da Covid-19 e che ha pagato un prezzo altissimo di morti – afferma l’eurodeputata del Partito democratico, Alessandra Moretti – il post negazionista rilanciato da Franca Mattiello è un oltraggio alle vittime oltre che alle decine di migliaia di professionisti che nelle istituzioni e nella sanità hanno speso l’ultimo anno e mezzo per salvare vite e aiutare le persone in difficoltà. Chi nega l’evidenza della pandemia e ostacola gli strumenti per affrontarla e superarla – ribadisce – non è degno di ricoprire un ruolo pubblico».
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
GLI AFFARI IMMOBILIARI DEL GOVERNATORE LEGHISTA SOLINAS
Il Fatto Quotidiano svela gli affari immobiliari di Christian Solinas.
In un’inchiesta pubblicata oggi dal giornale di Marco Travaglio (e pare che domani ci sarà la seconda puntata), ecco sotto la lente due operazioni che vedono protagonista il presidente della Regione.
Una è la vendita di un edificio storico a Capoterra, ma di cui esisterebbe solo il preliminare e non anche il rogito, racconta Il Fatto; l’altro affare è la caparra versata dal presidente per comprare una villa a Cagliari, operazione per la quale Solinas avrebbe ottenuto un maxi mutuo dal Banco di Sardegna.
Quanto alla vendita dell’edificio storico, si tratta di una porzione di abbazia. Si trova nella località di Santa Barbara, non distante da Poggio dei Pini, frazione di Capoterra in cui risiede Solinas.
Il capo della Giunta sarda ha iniziato la cessione con Roberto Zedda, l’editore di YouTg.Net che di professione fa l’imprenditore attraverso la Arionline srl, società che alla Regione, ma anche ad Aspal (Agenzia per le politiche attive del lavoro), Ats (Azienda per la tutela della salute), Assl (Aziende socio-sanitarie locali) e Comuni, ha venduto termoscanner per i controlli anti-Covid.
Zedda e Solinas, riferisce Il Fatto, stipulano un preliminare d’acquisto il 4 novembre 2020. Contestualmente l’imprenditore versa due assegni da 100mila euro ciascuno e si impegna a pagare altri 50mila euro dieci giorni più tardi. Ma stando alle verifiche portate avanti dal giornale di Travaglio, sino al 15 settembre scorso non risulta depositato alcun atto di compravendita. Ovvero il rogito che, in base al preliminare, andava sottoscritto entro il 30 giugno 2021. Di fatto Solinas, se così fosse, resta il proprietario di quel rudere ma con i tasca i 200mila euro di caparra.
Su quella porzione di abbazia a Santa Barbara, c’è anche un retroscena: nel 2013 Solinas (sino alle dimissioni del 7 marzo era assessore ai Trasporti della Giunta Cappellacci dal febbraio del 2011) ottiene un contributo regionale per la ristrutturazione dell’edificio ridotto a rudere.
Finì sotto inchiesta con l’accusa di abuso edilizio, abuso d’ufficio e violazione delle norme a tutela dell’ambiente per avere abbattuto e ricostruito, stando agli atti della Procura di Cagliari, parti dell’immobile invece vincolato. Venne assolto, ma dovette restituire i 183mila euro ricevuti dalla Regione come contributo pubblico per la riqualificazione di un edificio storico, riporta ancora il giornale di Travaglio.
La seconda operazione immobiliare che Il Fatto Quotidiano approfondisce è di poco successiva all’affare di Santa Barbara: il 2 dicembre del 2020, quindi a distanza di ventotto giorni, Solinas si appresta ad acquistare una villa dalla famiglia cagliaritana Ciani. Valore: un milione e 100mila euro.
Sempre stando al giornale di Travaglio, che evidentemente ha tutti gli atti in mano, il presidente della Regione versa 200mila euro di caparra e poi ottiene dal Banco di Sardegna un mutuo da 800mila euro. Sino a copertura dell’intero valore della villa.
Il Fatto ha poi contattato il governatore per avere lumi sulle due operazioni immobiliari e anche l’imprenditore Zedda. I quali “si sono rifiutati di spiegare se si tratti di errore dell’Agenzia delle entrate”, in riferimento al rogito che non risulta sulla compravendita di Capoterra. Perché delle due l’una: o non è mai stato firmato oppure non è ancora registrato.
Il Fatto riporta infine alcune somme intascate dalla società di Zedda per la vendita dei termoscanner, in affidamento diretto e senza gara, vista la situazione di emergenza determinata dalla pandemia: 65mila euro da Aspal; 82.030 euro dall’assessorato regionale agli Enti locali; 37.800 euro dall’Ats Sardegna.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE DI PIAZZA PULITA: “IL SOVRAPPREZZO SIA DESTINATO A FINANZIARE LA SANITA'”
E’ partito con spirito gagliardo il nuovo anno di PiazzaPulita, Corrado Formigli non
ha lasciato spazio ai dubbi ha subito preso una posizione nel dibattito pubblico.
Non troppo vicino a Draghi ma nemmeno troppo lontano dalla sua visione politica della gestione dell’emergenza.
In queste ore forse sarà vittima di critiche ma all’inizio della puntata Formigli ha chiarito la linea editoriale del programma, scoperchiando una serie di falsi miti. “Io penso che il dibattito sul green pass e sui vaccini sia un dibattito fasullo – comincia il presentatore -. Oltre il 75% degli italiani sono favorevoli. Non divide l’opinione pubblica ma divide le fazioni politiche”.
Il chiaro riferimento è alla Lega e Fratelli d’Italia che parteggiano per gli scettici, dall’altra parte poi ci sono i partiti del centrosinistra più Forza Italia che invece caldeggiano le posizioni pro vaccini. Al punto da pensare all’obbligatorietà della cosa.
“Se uno non vuole vaccinarsi non puoi mandare la polizia a casa, va rispettata la minoranza. Altrimenti diventeremmo come la Cina – prosegue poi Formigli -. Ecco allora che i tamponi rappresentano una mediazione verso la minoranza che si oppone, questo fa di noi una democrazia”.
Poi arriva la proposta, tutt’altro che provocatoria. “La mediazione però ad un certo punto dovrà tenere conto della situazione. Si parla di gratuità dei tamponi, lo chiedono i sindacati e lo chiede la Lega di Salvini. Lo fanno in nome di una libertà che non può essere garantita in senso assoluto”, continua il frontman di Piazza Pulita.
“La mia proposta è quella di tenere i tamponi calmierati per un paio di mesi, e poi andrebbero raddoppiati. Quel sovrapprezzo lo potremmo usare per finanziare la sanità e curare coloro che non si vaccinano e continuano ad andare in terapia intensiva”. Parole dure che richiamano un principio sacro.
Oggi i numeri condannano le teorie no vax, dato che sono principalmente i soggetti privi di vaccinazione ad andare in terapia intensiva e a rischiare di più quando contraggono il covid.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PREGLIASCO: “TERZA DOSE SOLO PER I FRAGILI? NON E’ DETTO”
«Tutte le persone non vaccinate si infetteranno in due anni». La previsione è firmata Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova. Con la variante Delta, che ha un indice di trasmissione superiore a 7, «non c’è la possibilità di scappare dal virus, è una questione statistica. Non voglio spaventare nessuno, ma è l’ABC dell’epidemiologia: con un virus con questa trasmissibilità, senza vaccini si infettano tutti in pochissimo tempo», ha detto inserendosi nel dibattito su vaccino anti-Covid e Green pass obbligatorio. «L’obiezione più valida, tra le persone riluttanti a vaccinarsi, è che hanno paura. Io però rimango sempre stupito davanti a queste parole. Come è possibile avere più paura del vaccino che delle conseguenze del virus? Il virus ha provocato 130 mila morti in Italia, ci porteremo appresso questo dramma per molto tempo”
Intanto il governo ha varato l’obbligo di Green pass per tutti i lavoratori, pubblici e privati, che partirà dal 15 ottobre. Crisanti, a proposito della certificazione verde ha specificato che «non è una misura sanitaria ma un fantastico strumento per indurre le persone a vaccinarsi, ma non è uno strumento che blinda gli ambienti dal Covid. Le persone non possono dire “ho il Green pass, faccio quello che voglio”: non è così. Israele dimostra che i vaccinati si infettano e trasmettono il virus».
Pregliasco: «L’obbligo vaccinale sarebbe la soluzione migliore»
Sull’obbligo di Green pass è intervenuto anche Fabrizio Pregliasco: «L’obbligo vaccinale da un punto di vista tecnico è meglio, alla luce delle evidenze oggettive di efficacia del vaccino e del profilo di sicurezza; è quindi un elemento determinante per la riduzione di impatti e costi sanitari, e anche per la ripresa economica». Sulle vaccinazioni, Pregliasco ha detto: «Credo che la vaccinazione anti Covid con la terza dose sarà solo per i soggetti a rischio ma questo dipenderà dall’andamento della stagione».
La possibilità di estenderla alla popolazione generale «sarà valutata dopo aver scavallato il periodo invernale. Dobbiamo partire dal presupposto che questo inverno possa esserci un colpo di coda del virus, ci sono tutte le condizioni perché questo accada».
(da Open)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI LIMES: “LA DIFESA EUROPEA? NON SI FARA’ MAI”
“Mentre il patto Aukus certifica l’ingresso in una fase calda del confronto Usa-
Cina, noi europei siamo su un altro pianeta, forse sulla Luna. Ci raccontiamo favolette, siamo completamente fuori dal gioco strategico planetario che si sta svolgendo nell’Indo-Pacifico, e non siamo neanche in grado di mettere la testa su una strategia comune nell’area mediterranea”.
Per Lucio Caracciolo, direttore di Limes, l’accordo tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia per la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare in chiave anti-cinese segna una tappa importante in un processo in corso da tempo.
Già nel 2019 la Rivista italiana di Geopolitica pubblicava una mappa sulla “ineguagliabile centralità del Pacifico per l’America”. Negli ultimi tre anni, quella centralità è andata aumentando, di pari passo al rafforzamento della presenza militare di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.
L’annuncio dell’accordo Aukus ha avuto l’effetto di un terremoto geopolitico a livello mondiale. Per i paesi europei, in particolare, è stato come ricevere una sveglia in piena faccia. Cosa rende questo accordo così rilevante e perché gli europei non toccano palla?
Il patto Aukus significa che mentre noi, in Europa, chiacchieriamo inutilmente di una difesa europea che non si farà mai, gli americani pensano in grande e soprattutto in maniera molto concreta, costruendo un’intesa con i partner più fidati per il contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico e nei mari cinesi in particolare. L’idea è che bisogna impedire ai cinesi di diventare una potenza oceanica, cosa che potrebbe avvenire solo con la conquista di Taiwan e l’affermazione della Cina come potenza dominante nei mari cinesi e quindi nello spazio dell’Indo-Pacifico. Per questo gli americani hanno bisogno di partner efficienti e affidabili. Evidentemente, si rivolgono innanzitutto ai parenti, non soltanto per sangue ma anche per storia, cultura e disponibilità a menare le mani. Mi riferisco ai classici colleghi delle Guerre mondiali – britannici e australiani – il cui ruolo è fondamentale seppur ancora minore: se comparata all’assetto degli americani in Europa – dove hanno una presenza militare stanziale con decine di basi, bombe atomiche e quant’altro – è chiaro come la loro presenza nell’area dell’Indo-Pacifico sia più limitata, non esistendo un’alleanza formale paragonabile a quella Nato.
Fin dal suo ingresso alla Casa Bianca Joe Biden ha definito le minacce che arrivano da Pechino come la più grande sfida del XXI secolo. Cosa cambia da oggi?
Siamo entrati in una fase calda del confronto tra Cina e Stati Uniti. Questo contribuisce anche a spiegare la decisione di andarsene dall’Afghanistan e cessare le guerre inutili, perché forse potrà capitare di doverne combattere una (si spera) utile ma comunque molto impegnativa contro la Cina. Contro Pechino ma anche contro Mosca, perché un altro effetto di questo patto sarà quello di rinsaldare inevitabilmente l’asse Russia-Cina, sempre più indispensabile a entrambe.
Cosa dire dell’Europa?
Noi siamo su un altro pianeta, o forse sulla Luna. Siamo completamente fuori da questi meccanismi. Anche il paese europeo più consapevole, armato e disponibile a combattere come la Francia si è fatto spiazzare: dopo la firma di un grande accordo per i sottomarini francesi diesel con l’Australia, sono arrivati gli americani e hanno tolto dal piatto svariate decine di miliardi di euro che la Francia avrebbe incassato. Gli Usa hanno messo in campo sottomarini a propulsione nucleare, una tecnologia di primo livello che non scambiavano con gli alleati da moltissimo tempo: l’ultimo scambio di tecnologie ad alto livello tra Usa e Gran Bretagna risale al 1958, tanto per dirne una.
Insomma, il mondo stava cambiando ma noi eravamo troppo distratti per accorgercene. Ultimamente però anche gli Usa non sono sembrati troppo lucidi…
Noi europei siamo nei mondo dei sogni, nel senso che ci stiamo raccontando favolette. Forse era inevitabile, visto che abbiamo perso la Seconda guerra mondiale e siamo diventati in qualche modo satellite di una superpotenza che oggi si trova in una fase a mio avviso di notevole difficoltà. I motivi non sono tanto da ricercare nella sfida cinese e nell’asse dei due nemici dell’America – Cina e Russia, che ancora non si capisce perché Washington li abbia messi insieme – ma soprattutto in una crisi identitaria interna che non riguarda più unicamente la società, la politica e le istituzioni, ma il funzionamento degli apparati, aspetto che reputo molto più preoccupante. Ci sono stati negli ultimi mesi – ma anche più indietro nel tempo – segnali molto contraddittori tra le varie agenzie della sicurezza nazionale americana, tra i Servizi, il Pentagono, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale e così via. Il disastro del ritiro afghano è esemplare di una crisi sotto questo profilo, il che – nel momento in cui si deve affrontare la Cina speriamo non in una guerra, ma in una competizione molto robusta – crea un problema di credibilità e quindi di efficienza dell’alleanza guidata dall’America.
A questo punto la questione che si pone è: cosa facciamo noi?
Da quello che sappiamo, l’Europa vorrebbe partecipare in forma puramente declaratoria, cioè mandando per esempio una fregata a pattugliare l’Oceano Indiano nelle reti di alleanza anti-cinese che l’America ha strutturato, di cui l’elemento più importante è il cosiddetto Quad (il Dialogo strategico per la sicurezza tra Stati Uniti, India, Giappone e Australia). E’ interessante che di questa alleanza non faccia parte la Francia, che pure è una potenza del Pacifico, mentre l’Inghilterra è stata imbarcata attraverso questa intesa che si presenta come un accordo commerciale mentre in realtà è semplicemente un’ulteriore e fondamentale espressione della cosiddetta anglosfera, vale a dire di quella rete di intelligence a guida americana che tiene insieme i paesi dei Five Eyes (Usa, Uk, Canada, Australia e Nuova Zelanda). Si può notare con qualche interesse il fatto che la Nuova Zelanda sia stata esclusa dal patto Aukus, a causa di una posizione anti-mondialista molto pronunciata.
Se parlare di difesa comune è lunare, cosa possono fare in concreto i paesi europei interessati a un maggiore coordinamento?
I soggetti che contano in Europa continentale – cioè la Francia, la Germania e se vogliamo anche l’Italia – sono fuori dal grande gioco dell’Indo-Pacifico. Il resto è pura chiacchiera, solo che non c’è tutto questo tempo per chiacchierare. La situazione sta cambiando, tutti si stanno riarmando. Credo che all’interno dell’Unione Europea si debba cercare almeno qualche grado di coordinamento, sempre sotto la supervisione americana, tra Francia, Germania e Italia e magari qualche altro paese per mettere a fattor comune alcuni elementi per una difesa e più in generale una visione geopolitica. Questi paesi possono avere un ruolo nell’area mediterranea, in Nord Africa e in Levante, insomma in quelle aree in cui gli americani fino a ieri erano molto presenti e su cui oggi stanno perdendo parte della loro presa perché sono concentrati altrove e non possono ovviamente essere concentrati allo stesso modo dappertutto.
Cosa rischia l’Europa da questa assenza di visione strategica?
Intanto dobbiamo capire che la regione dell’Indo-Pacifico è strategica a livello planetario; noi possiamo nella migliore delle ipotesi mettere un chip dalla parte giusta. L’area per noi strategica, non da oggi ma da molto tempo, è quella mediterranea, con il suo prolungamento nordafricano, saheliano e naturalmente levantino, cioè l’area che è prossima al nostro paese, da cui possono provenire minacce e da cui dovremo gestire i flussi migratori il più possibile. E’ un’area con cui dovremo fare quotidianamente i conti, soprattutto non avendo più quel grado di guida oltreché di protezione americana a cui eravamo abituati e che ci ha notevolmente illanguidito negli ultimi decenni.
Tornando al Pacifico, quale sarà la reazione della Cina? Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro?
La Cina proseguirà nell’irrobustimento di forze armate che sicuramente stanno diventando sempre più imponenti ma che restano, dal punto di vista tecnologico, ancora molto indietro rispetto a quelle americane. Tutto ciò, ovviamente, sperando che queste misurazioni restino puramente teoriche, perché c’è sempre il rischio che l’elevata concentrazione di mezzi e focus geopolitico sull’area possa provocare, in maniera accidentale, una scintilla.
(da Huffingtonpost)
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