Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PER SILENZIARE TUTTI GLI OPPOSITORI IL CREMLINO NE IMPEDISCE ANCHE LA PROPAGANDA: E’ LA DITTATURA SOVRANISTA
Prima le VPN, ora l’app di Navalny. Le elezioni parlamentari sono sempre più vicine e il ruolo delle grandi compagnie tech è incisivo.
La pressione esercitata da Putin sui social abbiamo cominciato a vederla già dall’inizio dell’anno e ora l’azione di Google e Apple diventa ancora più concreta. L’app Navalny è stata rimossa dagli store di entrambe le aziende poco prima del voto in Russia e la mail con la quale Cupertino lo ha annunciato al team di Navalny è stata condivisa.
Il punto focale è che, secondo la legge russa, l’app viola le regole e «noi dobbiamo rispettare le leggi locali», ha fatto sapere Ivan Zhdanov, uno dei collaboratori più vicini a Navalny.
L’azione di rimozione – che è stata bollata come censura dai collaboratori di Navalny – è stata decisa all’inizio di questo mese dal Servizio federale della Russia per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione (Roskomnadzor) che, in sostanza, agisce da censore in internet.
L’app incriminata sarebbe quella di Navalny per lo smart voting – voto intelligente – che veniva utilizzata per fare campagna elettorale dal leader dell’opposizione e il suo team.
«I motivi formali per la rimozione della nostra app sono il fatto che FBK è stata riconosciuta come organizzazione estremista – ha raccontato Ivan Zhdanov – ma il modo in cui la FBK è stata riconosciuta come organizzazione estremista non è stato un processo, è stata una presa in giro del buon senso».
Il risultato, quindi, è che quello che fanno Google e Apple è stato bollato come «un errore enorme».
Dal Cremlino, ovviamente, arriva soddisfazione. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov non ha esitato a esultare definendo quell’applicazione «un tentativo di provocazione dannoso per gli elettori».
Navalny e i suoi sono stati ostacolati in ogni modo sia online – con tutti i siti collegati all’organizzazion bloccati – che offline, considerato che negli ultimi mesi il governo di Putin ha fatto chiudere la Fondazione anticorruzione di Navalny e altre organizzazioni sempre con l’accusa di essere organizzazioni estremiste.
Nonostante l’azione di Navalny dalla prigione, che era riuscito a lanciare questa applicazione per fornire informazioni veritiere agli elettori e aggirare i limiti della stampa, la scure del governo Putin è comunque scesa su Apple e Google.
La mela, dal canto suo, se ne è lavata le mani scrivendo che «Apple deve rispettare tutti i requisiti legali richiesti in ogni luogo in cui si trova a rendere disponibile un prodotto (chiedete a un avvocato a vedrete) – invito diretto ai collaboratori di Navalny – Sappiamo che è una materia complicata, ma è responsabilità vostra capire e assicurarvi che la vostra app rispetti le leggi locali, non solo le linee guida».
Il team di Navalny sta accusando le aziende tech – che «hanno ceduto al ricatto del Cremlino», senza mezzi termini: «Abbiamo l’intero stato russo contro di noi e persino le grandi aziende tecnologiche».
La resistenza, ora, si è spostata su Telegram, che in teoria – visto come gestisce le questione legate a reati – dovrebbe essere uno spazio sicuro.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO NATA A PALERMO MA SOLO A 15 ANNI HO AVUTO LA CITTADINANZA, E’ STATA DURA SENTIRSI NON ACCETTATA NEL PAESE DOVE SEI NATA, DOVE VIVI, NELL’ITALIA CHE AMI E DI CUI HAI ABBRACCIATO LA CULTURA”
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Potremmo prendere
come esempio la ‘terza legge della dinamica’, più noto come ‘principio di azione e reazione’, per spiegare quello che hanno fatto le ragazze della Nazionale Italiana di volley tra Tokyo e Belgrado ma sarebbe troppo semplicistico e troppo facile a posteriori. Bisogna trovarsi in quelle situazioni per capire cosa si prova. Le emozioni, le delusioni, le prospettive future dopo una caduta come quella della selezione azzurra alle Olimpiadi di Tokyo non sono quantificabili e allo stesso modo non si può toccare con mano il lavoro fatto dalle ragazze di coach Davide Mazzanti fino al gradino più alto d’Europa.
Ad alzare la coppa contro le stesse avversarie che ci avevano eliminate dai Giochi ci ha pensato Miriam Sylla, capitana e leader di un gruppo che non ha mai smesso di credere, giustamente, nelle sue potenzialità e nei suoi valori.
Negli stessi giorni in cui le Azzurre erano al centro di discussioni feroci, loro hanno riannodato i fili per ripartire. Un viaggio lungo ma fatto in pochi giorni e con mille cose a cui pensare: forse questo le ha aiutate a ripartire, ma non è stato semplice.
La schiacciatrice dell’Imoco era stata una delle più criticate per le sue prove in terra nipponica, e non ha mai nascosto la sua delusione per quanto avvenuto a Tokyo, ma non ha lasciato che le malelingue la scalfissero e ha fatto tesoro dei suoi errori: alla competizione europea Miriam Fatime Sylla è stata determinante sia dal punto di vista tecnico che a livello psicologico per tutto il gruppo. Una leader in tutti i sensi, per atteggiamenti e quanto visto sul campo.
È una bella rivincita la vittoria dell’Europeo dopo le critiche post Olimpiade: in che modo avete superato l’ostacolo e vi siete rimesse in cammino?
“È una bella rivincita sì! Il dopo le Olimpiadi è stato duro, era da tanto tempo che come gruppo non ci trovavamo in una situazione simile, anche se la gente purtroppo ha memoria molto breve. Nel dolore ci siamo unite, volevamo più che mai dimostrare che è stato semplicemente un brutto periodo come capita sempre nella vita in generale”.
Da capitana quali sono stati i sentimenti più forti dopo Tokyo: cosa non ha digerito delle vostre prestazioni e cosa vi ha spronato di più dalle cattiverie nei vostri confronti?
“Il senso di inadeguatezza ti assale in quei momenti, continui a chiederti cosa stai sbagliando, cerchi di aggrapparti a tutto ed estraniarti dalle critiche, a volte molto pesanti. Non abbiamo digerito niente di quello che è stato, perché il sogno lo avevamo e spiegarlo a parole non è possibile (fidati!). La delusione bruciava tanto e purtroppo anche ora c’è, abbiamo semplicemente cercato di ripartire da lì, da quello che non volevamo essere”.
Vincere la finale contro le padrone di casa deve essere stata una sensazione fortissima: cosa ha provato dopo il punto della vittoria?
“Liberazione, sollievo e tanto orgoglio per il nostro gruppo. Non ci siamo lasciate andare e insieme ci siamo trascinate partita dopo partita fino a quell’arena dove abbiamo liberato tutte le nostre energie”.
Quanto è stato importante per voi avere la possibilità di essere subito di nuovo in campo dopo la delusione dei Giochi a livello mentale?
“È stato fondamentale, abbiamo imparato una grande lezione: dopo una delusione o una sconfitta bisogna sempre e solo perseverare perché la possibilità di riscatto può essere subito dietro l’angolo”.
Quella contro la Serbia ormai è una rivalità sportiva che dura da qualche anno: dopo averle battute all’Europeo adesso puntiamo al Mondiale del prossimo anno?
“Si, beh, è stato bello e mi auguro altre 1000 partite del genere. Ora un passo alla volta bisogna superare prima questa stagione nei club e crescere ancora come giocatrici, per poi ritrovarci a difendere di nuovo i colori della nostra Italia”.
Lei ha avuto a 10 anni un passaporto verde ed è diventata cittadina italiana a 15 anni pur essendo nata a Palermo: quanto c’è bisogno dello Ius Soli in questo paese?
“Lo ripeto spesso che è stata dura, perché non sentivo di appartenere a niente e a nessuno. Avevo il passaporto di un paese che non conoscevo molto bene e quello invece dove mi sentivo a casa era come se non mi accettasse. È importante per ogni individuo potersi sentire parte del paese in cui è nato, dove vive e ne abbraccia la cultura”.
Cosa è rimasto e in cosa è cambiata radicalmente la Miriam che ha iniziato a giocare a pallavolo nelle giovanili del Grenta?
“(Ride, ndr) Tanto a livello tecnico sicuramente, caratterialmente e fisicamente. Credo sia rimasta intatta l’energia e la voglia di arrivare, quelle le ho sempre avute”.
La frase dell’estate sportiva a tinte azzurre è “It’s coming to Rome”: com’è venuta fuori durante i festeggiamenti di Belgrado?
“Quando l’ho sentita dire a Bonucci dopo l’Europeo ero gasatissima e lo volevo dire a tutti i costi. Durante i festeggiamenti mi è subito venuta in mente”.
Adesso inizia subito la stagione con la Imoco Volley: quali sono gli obiettivi di Miriam Sylla per il futuro prossimo?
“Crescere, imparare e migliorarmi…Bisogna creare un’altra armatura per le prossime Olimpiadi (ride, ndr). E si può fare solo iniziando a lavorare da adesso”.
(da Fanpage)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PD 19,4% (+0,4%), FDI 19,1% (-0,9%), M5S 18,5% (+0,8%) , LEGA 18,5% (-0.9%) , FORZA ITALIA 7,3% (+0.2%)
Il Pd è il primo partito del Paese.
A rivelarlo è il sondaggio di Euromedia Research realizzato da Alessandra Ghisleri per la nuova edizione di Porta a Porta, lo storico programma di Rai 1 condotto da Bruno Vespa.
I democratici ottengono il 19,4% delle preferenze. Al secondo posto Fratelli d’Italia, con il 19,1%. Il partito di Giorgia Meloni segna un calo dello 0,9% rispetto all’ultima rilevazione.
In terza posizione c’è la Lega di Matteo Salvini, ferma al 18,5% (anche in questo caso con un netto -0,9%). Cresce invece il Movimento Cinque Stelle, che aggancia il Carroccio al 18,5%.
Più staccata dal resto, ma comunque in crescita, Forza Italia, che raggiunge il 7,3% dei consensi.
Rispetto all’ultimo sondaggio realizzato sempre dall’istituto della Ghisleri per il quotidiano La Stampa del 2 settembre scorso, il Pd come detto sale al 19,4% (+0,4%). Balzo in avanti del M5S che guadagna lo 0,8%, mentre il partito di Berlusconi conquista due decimali.
Tra le formazioni politiche minori, Azione è al 3,8% (-0.4%) mentre Italia Viva arriva al 2,8% (+0,5%) e la Federazione dei Verdi al 2% (+0,5%).
Sinistra Italiana è stabile al 1,8%, seguito da +Europa 1,7% (+0,1%), MDP-Articolo 1 1,5% (-0,2%), altri di Centrodestra 1,1% (-0,4%).
Per Euromedia gli indecisi e gli astenuti ad oggi rappresentano il 36,6%.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
“PER ALLIEVARE AMENO IN PARTE IL PESO DELLA CASSA INTEGRAZIONE”…. LA RSU CGIL: “UN GRANDE IMPRENDITORE”
La Saras, azienda petrolifera di cui è presidente Massimo Moratti, come molte
altre realtà è dovuta ricorrere alla cassa integrazione per la crisi causata dal Covid.
Per gli operai dunque stipendio ridotto che però verrà integrato dai circa 150 euro netti che arriveranno nelle buste paga di ottobre, novembre e dicembre a seguito del gesto dell’ex presidente dell’Inter, che ha scelto di donare il proprio stipendio annuale a beneficio dei suoi dipendenti.
Moratti, in una lettera inviata agli operai della sede di Sarroch (provincia di Cagliari), scrive: “Vi ringrazio per i sacrifici che state facendo che sono di grande aiuto per il superamento di un periodo difficile. Mi permetto di mettere a disposizione il mio emolumento annuo che vi consentirà di alleviare, almeno in parte, il peso della cassa integrazione”.
Il compenso annuale di Moratti, circa 1,5 milioni di euro, verrà distribuito tra tutti i dipendenti, dirigenti esclusi
“La famiglia Moratti ancora una volta dimostra di stare vicino ai suoi dipendenti. Non ho mai visto un’iniziativa simile in alcuna realtà imprenditoriali in Sardegna” il commento di Stefano Fais, Rsu aziendale della Cgil.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
LE CAZZATE GIORNALIERE LE PUO’ DIRE SOLO LUI… E SUL CONGRESSO PRENDE TEMPO
Ormai è chiaro che Capitan Nutella è circondato e che al suo interno è contestato da molti dei suoi mentre la Meloni gli sta rosicchiando parte dei suoi elettori.
“I congressi locali, delle 1.500 sedi della Lega (con 100 mila militanti), sono stati già fissati la scorsa primavera per ottobre e novembre, dopo le elezioni amministrative e prima di Natale. Non si fanno i congressi a Ferragosto o con le elezioni alle porte. Verranno rinnovati tutti i segretari cittadini e i direttivi, poi il prossimo anno ci saranno i congressi provinciali”. Lo ha detto Matteo Salvini.
E il congresso federale? “Tempo al tempo, verrà il momento. Siamo gli unici a fare i congressi, che certo non si potevano fare nel pieno dell’emergenza Covid. Poi se qualche leghista parlasse di meno e facesse più incontri con i cittadini male non farebbe”.
Una mia sconfitta il green pass? A me interessa il bene del paese, stiamo ottenendo tamponi gratis per chi è in difficoltà e tamponi calmierati per gli altri. La salute non è un tema sul cui mettere bandiere politiche”.
Quest’ultima affermazione è una bugia: lui ha usato la pandemia per proporre le ricette di Trump e Bolsonaro.
E ora che è stato sonoramente sconfitto fa il padre della patria senza averne né qualità né dignità politica.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORA DI VOGHERA SI DIFENDE DOPO LE DIMISSIONI MA ATTACCA IL SUO PARTITO: “SALVINI AVEVA PROMESSO PIU’ SICUREZZA, NON C’E’ STATA. LA GENTE NON GLI CREDE PIU'”
Nella Voghera del caso Adriatici e dove l’assessore leghista Giancarlo Gabba, non
a caso successore dell’uomo che ha sparato a Youns El Boussettaoui, suggeriva anche lui di sparare per risolvere i problemi di sicurezza, c’è anche chi esce allo scoperto. Francesca Miracca, anche lei ex responsabile del commercio del comune e costretta a dimettersi dopo aver minacciato a sua volta di sparare, in un’intervista a La Stampa spiega come la pensa.
Ovvero così: «La frase nella chat era in tono goliardico. Non era solo l’assessore Gabba a esprimersi in quel modo, anche io lo facevo, anche la sindaca faceva battute sgradevoli. Direi che tutti, tranne due assessori, ci confrontavamo in quel modo». Come al bar? «Sì, come al bar. Ma qui non c’è razzismo. Ripeto: era un chat goliardica, anche se era la chat della giunta comunale».
A Voghera Miracca è titolare con la sorella del Bar Trattoria da Sofia. Proprio lì è successo il fattaccio: «Il giornalista del Foglio ha riportato quella frase fuori dal contesto. Lo vede come siamo? È un modo di stare insieme. Volevo denunciare quel giornale, ma non l’ho fatto per tenere un profilo basso. Ho anche avvisato la sindaca». Ma l’ex assessora precisa di essere ancora nel partito.
Anche se si sentiva più affine con la Lega all’epoca. «Ma la Lega di prima. Non questa al governo. Io mi sono spesa in ogni modo, qui avevo anche la bandiera del partito. Mi hanno fatto fuori perché sono arrivata seconda per numero di preferenze, prima di illustri avvocati e commercialisti. La Lega è un partito che ha una direzione molto precisa. Una linea che tutti seguono. Qui a Voghera non è così, qui siamo allo sbando e senza figure di riferimento».
E ad essere precisi ce l’ha proprio con il suo partito: «Per cinque anni la Lega ha fatto compagna elettorale promettendo più sicurezza, poi quando finalmente è andata al governo la svolta non c’è stata. Mi aspettavo molto di più. Un’azione concreta. È la stessa cosa che sta succedendo a Salvini da quando è al governo con Draghi. La gente non gli crede più».
Proprio Miracca è indagata per traffico di influenze: avrebbe promesso pacchi alimentari in cambio di voti. Ma secondo lei si tratta di una montatura: «Quando prendi troppi voti e già si parla di una tua candidatura in Regione, allora c’è sempre qualcuno che ti vuole stroncare la carriera».
(da Open)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
TUTTE LE GIRAVOLTE DI SALVINI CON UN PIEDE NEL GOVERNO E UNO IN PIAZZA
Il leader della Lega Matteo Salvini non deve avere le idee chiarissime sul Green pass e sulla gestione della pandemia del Coronavirus in Italia.
Dal no secco alla certificazione verde alle prime “aperture”, dal cercare consenso tra i No vax al dichiarare pubblicamente di essersi vaccinato.
La posizione di Salvini, che fa opposizione all’interno del governo in attesa del risultato delle amministrative di ottobre, non deve essere facile. E così, nel frattempo, per non scontentare nessuno, per rimanere nel governo Draghi (ma senza criticarlo troppo), è costretto a fare le capriole con i big della Lega che provano a bloccare, o quanto meno a calmare, la sua ira.
«Una cazzata pazzesca che porta a un casino totale», diceva Salvini il 18 luglio parlando del Green pass e sostenendo che non servisse alcuna certificazione verde ma solo «buonsenso, educazione e regole». Altro che Green pass al lavoro o sui treni, «a me interessa non rovinare la vita di milioni di italiani che ancora non sono coperti dal vaccino», aggiungeva.
Poi, però, a guastare le feste è arrivato l’appello del presidente del Consiglio Mario Draghi secondo cui l’appello a non vaccinarsi non è altro che un appello a morire. «L’appello a non vaccinarsi, è un appello a morire. Non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire. Questo è. Senza vaccinazione si deve chiudere, di nuovo», aveva detto.
E lui, leader della Lega, non ha potuto far altro che adeguarsi, senza mai ammetterlo, abbassare i toni e dare fiducia incondizionata a Draghi.
Se fuori dall’Aula gridava (e grida) alla libertà, dentro – nell’Aula, dove si vota e dove si decidono le sorti del Paese – tutto passa. Con qualche correzione, sì, ma tutto passa. Il decreto sull’obbligo del Green pass ne è un esempio: passato sia alla Camera che al Senato (con la fiducia tra l’altro, a favore anche alla Lega).
E non è finita qui: il governo lo ha anche esteso. Dal 15 ottobre persino per andare a lavoro. Per tutti, pubblici e privati. Quindi, da una parte restano le urla di Salvini fuori dai palazzi del potere, dall’altra i voti finali in Parlamento e le approvazioni in sede di Consiglio dei ministri che raccontano un’altra verità.
«Qualcuno voleva il Green pass anche per farci andare in bagno. Io credo che ci siamo riusciti a togliere un bel po’ di problemi agli italiani», aggiungeva, come a giustificare il risultato del governo che, di fatto, andava contro le promesse fatte ai suoi elettori. Più recentemente ha tuonato: «Se il Green pass impedisce a una mamma di portare il bambino all’asilo non sono d’accordo. Se c’è qualcuno a contatto con il pubblico il Green pass avrebbe senso. Se c’è qualcuno chiuso nel suo ufficio che senso ha?».
Ma alla fine la certificazione verde passa per tutti. Con buona pace di Salvini che, forse, sta cercando di capire cosa fare nei prossimi mesi.
Saranno le amministrative a tracciare il futuro, o meglio il destino del governo. E tutto potrebbe dipendere dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: se accetterà di stargli vicino, allora Salvini potrebbe diventare davvero il leader dell’opposizione; viceversa resterà al governo stringendo i denti. Fino a quando potrà.
In un’intervista ad Affaritaliani.it, oggi Salvini ribadisce di fidarsi ciecamente dei ministri e dei governatori della Lega ma non entra troppo nel merito della questione, delle due Leghe e di un partito diviso tra il segretario e i governisti (Giorgetti) insieme ai governatori.«
“Se non ci fosse la Lega al governo domani non si farebbe il Green Pass obbligatorio, ma la vaccinazione obbligatoria. Pd, M5S e Forza Italia sono assolutamente allineati per un obbligo indiscriminato», spiega.
Ma allora che ci fa ancora al governo? «Non mando l’Italia e gli italiani a quel Paese e non li lascio nelle mani di Pd e M5S», tuona.
Poi, però, parlando del congresso federale della Lega si lascia andare a una dichiarazione che fa trapelare malumori all’interno del partito: «Siamo gli unici a fare i congressi, che certo non si potevano fare nel pieno dell’emergenza Covid. Poi se qualche leghista parlasse di meno e facesse più incontri con i cittadini male non farebbe».
(da Open)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
ANALISI DI UN SUICIDIO ATTRAVERSO DRAGHI, UE, PAPEETE E COMUNALI
Sarà forse l’abitudine, ma certo è che a destra sembra essersi sviluppata una sorta
di avversione all’idea di governare. Così, mentre le elezioni politiche si avvicinano (manca poco più di un anno), nell’alleanza Meloni-Salvini-Berlusconi finisce per prevalere una sorta di riflesso condizionato, quello dell’oppositore “a prescindere”.
Per capirci meglio però occorre fare qualche esempio ed anche avanzare qualche distinguo.
Gli esempi utili sono quattro, ognuno dei quali dotato di vita propria.
Il primo ci riporta al 2019, quando Matteo Salvini lascia il governo Conte. Perché se ne va il leader della Lega? Ufficialmente per una ragione molto semplice, l’impossibilità di governare con il M5S. E dove si trova ora la Lega? Al governo con il M5S.
In mezzo però è successo di tutto, ma soprattutto è accaduto che Salvini era al 34 % da ministro dell’Interno in carica ed è ora al 20 % da segretario del suo partito con al governo Giorgetti, Garavaglia e Stefani (sotto l’ombrello protettivo di Draghi).
Una situazione scomoda per Il leader della Lega, perché anche un bambino capisce che è meglio stare al Viminale anziché passare il tempo a criticare chi sta al Viminale.
Il secondo esempio riguarda i rapporti internazionali.
Ma davvero Meloni e Salvini pensano di governare un Paese del G7 avendo Orban e Trump come punti di riferimento? È mai possibile che nessuno dei due si ponga seriamente il tema di interloquire con la famiglia dei popolari europei che garantirebbe loro ben altra “copertura”? Insomma non hanno proprio imparato nulla dal passaggio a velocità supersonica di Mario Draghi dalla sua bella casa in Umbria all’ufficio di Palazzo Chigi?
Al terzo posto c’è la sfida per il governo delle città. Sapremo tra qualche settimana quali risultati avranno ottenuto i candidati di destra, ma allo stato non pare che da quelle parti suonino le trombe della vittoria. Particolarmente incredibile è la situazione di Roma, che vale la pena riassumere.
Nella capitale la sinistra ha fatto un disastro via l’altro. Ha iniziato cacciando Ignazio Marino per ragioni ancora misteriose. Ha poi continuato favorendo di fatto l’ascesa al Campidoglio di Virginia Raggi per poi completare il capolavoro mettendo in campo due candidati (Gualtieri e Calenda). Nonostante ciò Michetti pare destinato a soccombere al ballottaggio. Ora, senza i voti veri tutto questo discorso su Roma non sta in piedi, va detto con chiarezza. Ma se davvero finirà per prevalere il candidato di sinistra sarà molto interessante conoscere l’opinione in proposito dell’on. Meloni.
Infine c’è l’atteggiamento sul governo Draghi. E qui si raggiunge l’apice della stravaganza fatta politica.
A destra infatti si contano quattro posizioni diverse, che vado ad elencare. C’è Forza Italia che si comporta in piena sintonia con il premier, assumendone l’agenda a programma politico permanente.
Poi ci sono i ministri della Lega, certamente dalla parte del capo del governo ma spesso in imbarazzo. Poi c’è Salvini che sta con Draghi ma lotta contro il Green Pass e vuole cambiare la Lamorgese (facendo arrabbiare il Quirinale).
Poi c’è la Meloni all’opposizione. Il tutto sembra fatto apposta per generare quotidiane incomprensioni e fomentare ruggini personali, a cominciare dalla lotta nei sondaggi.
Veniamo ai distinguo, che debbono essere fatti per non peccare di superficialità. I ministri di Forza Italia sono perfettamente a loro agio nel posto in cui si trovano, per cui si conferma che la componente di centro dell’alleanza ha il governo nella sua vocazione originale. Al tempo stesso va detto che anche a livello di governatori l’alleanza funziona e lo fa con spirito assai costruttivo verso l’esecutivo (Zaia, Toti, Fontana, Fedriga).
Eppure quel che conta è il “sound” complessivo, che continua ad arrivare alle orecchie più come forza di alternativa che di gestione del sistema. E non è poco per una coalizione che non governo unita da dieci anni.
Lo ripeto, dieci anni (e c’era Berlusconi, scusate se è poco).
(da Huffingtonpost)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
MA ORA LO STATO IMPONGA L’OBBLIGO
“L’Italia sta andando bene, meglio degli Usa. Ha affrontato la pandemia per prima e ora è diventata un esempio per il mondo”. Bisogna partire da queste precise parole, pronunciate oggi, per capire la situazione in cui ci troviamo e – soprattutto – per capire ciò che siamo, ciò che non possiamo e non dobbiamo tornare a essere e, perché no, il rischio che corriamo a dar fiato (ancora ed ancora) a una ridicola minoranza di irriducibili imbecilli.
Ma andiamo con ordine. “L’Italia è un esempio per il mondo”, tanto per cominciare. Parole potenti, parole definitive, parole che nessuno di voi avrebbe mai immaginato di sentire. Perché a dire quelle parole non è stato certo uno schiavo di Soros, un microchip di Bill Gates o qualche altra non meglio identificata marionetta dei poteri forti che “vogliono controllarci e sterminarci col 5G a gestione remota”. No, manco per niente.
A dire quelle parole è stato un tale che, per mesi, è stato anche sulla bocca della mandria di cerebroillusi complottisti come prova della loro mancata idiozia: Anthony Fauci.
Sì, proprio lui. Leggetelo ad alta voce il suo nome, sentite come riempie bene la bocca. A-N-T-H-O-N-Y F-A-U-C-I.
Il virologo della Casa Bianca, mica il cugino del cugino che ha letto su www.micuritu.it che la Tachipirina cura il tumore. O il Covid, tanto è uguale. Bene. Siamo potenza mondiale assoluta di prevenzione e di cura, verrebbe da dire a un alieno appena sbarcato sul nostro povero mondo.
Peccato non sia così, in realtà. Peccato non sia proprio così, per dirla tutta.
Perché, se fosse così, adesso saremmo tutte e tutti in piazza a ballare la Macarena e a fare la ola per quelli in fila a fare il vaccino. E invece no.
Perché nella avanzatissima Italia (dati Fondazione Gimbe) ci sono ancora 3 milioni di over 50 che non si sono ancora immunizzati, proprio mentre le somministrazioni calano di 200 mila in una settimana.
Perché nella avanzatissima Italia (oltre a una montagna di altre questioni che ci portano in realtà nel medioevo dei diritti e del pensiero) il dibattito quotidiano è avvelenato ancora dalla mandria di cui sopra.
Lo so, lo so bene che non andrebbe fatta di tutta un’erba un fascio
Sì, lo so bene – lo so benissimo – che qualcuno di essi (magari improvvidamente evoluto e con qualche master in tasca) proverà a dire che “è solo libertà di pensiero”. Ma no! Quella dei NoVax e scettici vari non è libertà di pensiero! Perché la verità è un’altra.
Perché (come nazione) siamo ancora qui, sul filo del rasoio, a ballare ebbri di coglionaggini ormai acquisite mentre il Titanic rischia ancora di affondare. Siamo qui, elfi ottusi che si spogliano davanti all’arrivo del grande inverno.
Siamo qui a dare ancora fiato (tutti, nessuno escluso, me per primo) a peti svolazzanti nella eco della scienza.
Mi ero ripromesso di non parlarne mai più, di queste sacche di paura e ignoranza. Ha ragione Fabio Fazio quando dice che dare voce ai NoVax significa legittimarli.
Lo so. Ma non ci riesco. Perché mi viene da urlare, mentre anche il virus di una inaccettabile accettazione verso la più criminale ignoranza colpisce anche persone a me vicine (neanche troppo, ma neanche troppo poco).
Perché siamo – da un anno e mezzo – ancora nel mezzo di una fottuta pandemia. Abbiamo pianto e cantato, abbiamo visto bare e ospedali riempirsi, medici e infermieri piangere, locali chiudere e fallire.
Ma non abbiamo capito niente. Niente. Perché gli ospedali non si sono svuotati, anzi. E ad abitare le rianimazioni – rubando spazio e risorse agli altri malati – sono praticamente solo i non vaccinati (sempre Fondazione Gimbe, o qualsiasi altro medico che non abbia sbattuto il cervello contro lo stipite negli ultimi 365 giorni).
Perché, soprattutto, quella fetta di colpevoli indecisi non è solo ignorante, cretina, criminale o impaurita. Perché quello sacca è fomentata dalla peggior politica esistente (Salvini e Meloni in testa, seguiti da giullari della più infima specie) e dalla peggior società mai vista (95 “medici” NoVax sospesi due giorni fa dall’Ordine di Torino, fra cui l’omofoba De Mari, per dirne una).
Ecco. Tutto questo prolisso preambolo l’ho scritto solo per dire una cosa. Il Green Pass obbligatorio non è solo legittimo, ma è tardivo e riduttivo.
Abbiamo avuto la possibilità di mostrarci uniti e responsabili. Non l’abbiamo sfruttata. E non l’abbiamo meritata.
Abbiamo dato troppo spazio ai latrati del sonno della ragione, fino ad arrivare a spendere ancora parole per chi rifiuterebbe per principio anche l’ossigeno.
E allora che lo Stato compia appieno il suo dovere. Vaccino obbligatorio per tutte e tutti. A iniziare, magari, proprio da chi siede in Parlamento.
(da Huffingtonpost)
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