Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
ERA STATA LICENZIATA, AVEVA PARTECIPATO A MANIFESTAZIONI NO VAX
È stata ricoverata in terapia intensiva, in gravi condizioni, la maestra elementare
che aveva sollevato proteste ed era stata licenziata da una scuola di Treviso per essersi detta contraria all’uso della mascherina in aula, e aver preso parte a manifestazioni negazioniste. Lo riportano oggi i media on line locali.
La donna era salita agli onori delle cronache anche per aver partecipato nel settembre 2020 a una manifestazione negazionista in Prato della Valle a Padova, e aver minacciato i giornalisti, a suo dire “corrotti e falsi”, sostenendo che fossero falsi i numeri dei contagi.
Le esternazioni, oltre alle sue prese di posizione a scuola, erano state riferite dai genitori all’istituto scolastico, che non le aveva rinnovato il contratto di assunzione a termine.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA DI MORIRE DUE SI SONO PENTITI
Erano quattro Shock Jokes anti vax e sono morti tutti e quattro a qualche settimana di distanza.
Si tratta – come ha segnalato Roberto Burioni – di conduttori di emittenti radiofoniche che, appositamente, intrattengono gli spettatori assumendo atteggiamenti estremamente aggressivi e utilizzando un linguaggio e un umorismo che in molti potrebbero trovare offensivo.
Vista la natura divisiva del tema, non sono pochi i conduttori di programmi più conservatori che – negli Usa – assumono posizioni anti vax.
Questi casi, in particolare, hanno trovato spazio sulla stampa americana perché ben quattro Shock Jokes si sono ammalati di Covid e sono morti nel giro di poche settimane.
Di questi quattro conduttori – come riporta International Business Time – due si sono pentiti delle osservazioni fatte durante la trasmissione prima di morire.
Si tratta di Marc Bernier, morto a 65 anni dopo aver detto agli ascoltatori del suo programma radio che era “Mr. Anti-Vax” lo scorso dicembre. Il conduttore è stato ricoverato lo scorso agosto a causa del coronavirus e, alla fine, lo scorso sabato il programma ha annunciato la sua morte.
Appena prima è toccato a Phil Valentine (61 anni), la cui morte è stata annunciata dal suo canale radio. Stessa sorte per Dick Farrel (65 anni) e Jimmy DeYoung (81 anni). Tutti si erano fortemente opposti al vaccino anti Covid e tutto sono morti dopo aver contratto il virus.
Tra chi aveva definito Fauci «mostro bugiardo in cerca di potere» e chi aveva detto che il vaccino non era altro che «un’altra forma di controllo governativo della gente», nessuno dei quattro si era risparmiato.
Due di loro hanno cambiato idea e i familiari lo hanno fatto sapere al mondo
Phil Valentine e Dick Farrel hanno cambiato idea sul vaccino prima di morire, secondo quello che hanno dichiarato i familiari sui social e sui giornali.
Mark Valentine, fratello di Phil, è andato in onda per parlare di lui: «Per quelli in ascolto, so che se fosse stato in grado di dirvi questo, vi avrebbe detto: ‘Andate a farvi vaccinare. Smettete di preoccuparvi della politica. Smettete di preoccuparvi di tutte le teorie della cospirazione». La famiglia ha fatto sapere che Valentine era pieno di rimorsi per aver deriso i vaccini in diretta.
Stessa cosa Farrel, che ha cambiato idea sui vaccini – come ha riferito al Post una sua amica di lunga data, Amy Leigh Hair: «Quando si è ammalato seriamente, mi ha mandato un messaggio e mi ha detto: “Questa pandemia non è uno scherzo. Fai l’iniezione”. Ha decisamente ammesso di non averla presa sul serio e so che alla fine ha cambiato idea».
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
UNO CHE VIVE DI BALLE MEDIATICHE NON POTEVA CHE PROPORRE UNA MISURA DEL GENERE
Regola ribaltata. Jair Bolsonaro ha imposto ai social network l’impossibilità di
rimuovere post e siti disinformativi – permettendo l’eliminazione dell’account di qualcuno solo «per giusta causa» – una decina di giorni fa ma la decisione congiunta di Senato e Corte Suprema del Brasile hanno ribaltato la situazione.
Le regole di Bolsonaro – che sono diventate a tutti gli effetti un decreto presidenziale – sono state annullate poiché, di fatti, vietavano alle piattaforme di rimuovere ciò che viene classificato come disinformazione sulle prossime elezioni presidenziali.
Il punto focale è la disinformazione in vista delle elezioni presidenziali nel paese. La decisione ha fatto fuori una delle leggi più restrittive e intrusive imposte in un paese che si dice democratico.
Le aziende tech e agli avversari politici di Bolsonaro si sono allarmati, concordando rispetto al fatto che una legge del genere avrebbe minato la fiducia nelle elezioni del prossimo anno.
Una storia che ricorda quella di Trump e degli Usa, considerato che – come sottolinea il NYT – Bolsonaro ha utilizzato i social network per dire che il solo modo in cui potrebbe perdere le elezioni sarebbe con un voto truccato. La storia recente ci insegna quali sono state le conseguenze di tale utilizzo dei social da parte di un presidente (i fatti di Capitol Hill lo scorso 6 gennaio).
Un’osservazione importante quella fatta da Mauricio Santoro, professore di relazioni internazionali all’Università statale di Rio de Janeiro: «È un segno molto positivo che la classe politica brasiliana abbia reagito».
Del resto, Bolsonaro ha sfruttato Internet come veicolo per diffondere il suo populismo di destra e diventare presidente nel 2018 e ci sta provando anche adesso.
Più di una volta alcuni suoi contenuti disinformativi sul coronavirus sono stati rimossi dalle aziende social per disinformazione sul coronavirus. La scorsa settimana, all’apice della battaglia tra il presidente e le aziende tech, Bolsonaro ha emanato una legge che – di fatti – impediva ai social di bloccare la disinformazione di cui spesso si è servito perché non si tratta di palesi violazioni come possono essere pornografia, nudità o violenza esplicita.
Tra le aziende social, solo Twitter ha lodato l’azione del Senato e della Corte suprema mentre Facebook e Youtube non hanno voluto commentare. Stessa cosa ha fatto Bolsonaro.
(da agenzie)
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