Destra di Popolo.net

PRIMA GLI ITALIANI 4: IL SACERDOTE ARRESTATO A PRATO PER FESTINI E DROGA AVEVA NASCOSTO AGLI INVITATI DI ESSERE SIEROPOSITIVO

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

IL TIMORE CHE ABBIA INFETTATO DECINE DI PERSONE… I SOVRANISTI DIFENSORI DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE E DEI VALORI CRISTIANI FANNO FINTA DI NULLA PERCHE’ NON E’ UNO STRANIERO?

Dopo l’arresto per spaccio di stupefacenti e appropriazione indebita – acquistava la droga coi soldi delle offerte dei fedeli per poi fare festini col compagno – l’ex parroco della chiesa dell’Annunciazione alla Castellina, don Francesco Spagnesi, confessa: “Non mi riconosco più, il vortice della cocaina mi ha ingoiato”.
Finito ai domiciliari martedì 15 settembre, il sacerdote 40enne è stato raggiunto da un nuovo avviso di garanzia della procura pratese in relazione alla sua sieropositività, condizione della quale aveva tenuto all’oscuro gli invitati agli incontri.
Incontri ai quali, secondo quanto ha confessato durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, ogni volta partecipavano dalle 20 alle 30 persone, e che gli sono valsi l’accusa per tentate lesioni gravissime.
Don Spagnesi dovrà restituire oltre 200 mila euro. Ai fedeli raccontava che il denaro era necessario per opere di carità, mentre invece lo impiegava per comprare cocaina e Gbl, nota come la droga dello stupro, che poi usava nelle feste insieme al compagno, e a diversi professionisti invitati via internet.
Il sospetto della procura pratese è che possa aver infettato più persone, le quali ignoravano la sua sieropositività.
(da agenzie)

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PRIMA GLI ITALIANI 3: UN 50ENNE ITALIANO A PADOVA ABUSAVA DELLA FIGLIA DI 10 ANNI E DELLA SUA AMICHETTA, LE MAMME SAPEVANO TUTTO

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

NESSUN LEADER SOVRANISTA SI SCANDALIZZA?

Palpeggiava e molestava la figlioletta da quando aveva compiuto appena dieci anni. Vittima degli abusi del 50enne residente in provincia di Padova, anche l’amica del cuore con la quale giocava spesso nella sua cameretta.
Un altro particolare rende la vicenda ancora più agghiacciante: le madri delle due piccole vittime erano al corrente di quanto stava avvenendo sotto i loro occhi e hanno cercato di rendere concordi le loro versioni dei fatti davanti agli inquirenti. La storia è emersa durante l’incontro di una delle due bambine con uno psichiatra.
Le due vittime, infatti, hanno iniziato a manifestare disagi tanto gravi da richiedere l’intervento di uno specialista.
Nonostante la tenera età, una delle due ha iniziato a mostrare anche i sintomi di un disturbo del comportamento alimentare. Durante una seduta, la minore ha rivelato quanto accadeva a casa della sua amichetta, descrivendo episodi terribili che avevano come protagoniste lei e l’altra coetanea.
La professionista, dopo aver ascoltato il racconto e aver raccolto il maggior numero di dettagli, ha denunciato tutto alla polizia che silenziosamente ha avviato le indagini. Gli agenti hanno indagato su episodi di violenza avvenuti tra il 2016 e il 2019. Fa paura quello che hanno scoperto: l’uomo era solito aggredire le due anche mentre dormivano.
Attraverso gli accertamenti le forze dell’ordine sono riuscite a risalire a un uomo di 50 anni residente nella provincia di Padova. L’indagato non avrebbe agito da solo: a sapere questo terribile segreto anche le madri delle due piccole.
In particolare, una delle due è stata iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento personale: la donna ha infatti registrato il suo colloquio con la polizia giudiziaria per farlo ascoltare alla moglie del 50enne padovano, in modo tale da allineare le loro versioni dei fatti.
(da Fanpage)

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PRIMA GLI ITALIANI 2: VIOLENZE SESSUALI SU SETTE BIMBI AL CENTRO SPORTIVO DELLE FIAMME GIALLE A PALERMO

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

ARRESTATO UN BRIGADIERE… I SOVRANISTI NON SI STRAPPANO LE VESTI?

Abusi sessuali su almeno sette bimbi di età compresa tra i 9 e gli 11 anni, queste le pesanti accuse nei confronti un brigadiere della Guardia di finanza arrestato a Palermo dagli agenti della squadra mobile della polizia di stato per il reato di violenza sessuale su minori.
Il caso risale allo scorso mese di agosto quando il militare delle fiamme gialle è stato bloccato in flagranza di reato in un centro sportivo gestito proprio dalle Fiamme gialle di Palermo.
Su di lui erano già in corso le indagini della polizia quando il 12 agosto è scattato l’arresto grazie ad alcune telecamere nascoste piazzate dagli investigatori nel centro sportivo. La notizia però è stata tenuta riservata fino a ieri, quando l’accusa ha chiesto un incidente probatorio, in programma nei prossimi giorni.
Secondo quanto ricostruito oggi dal Giornale di Sicilia, ad accusare il brigadiere di 54 anni alcuni bimbi che avevano rivelato ai genitori abusi sessuali ai loro danni durante le attività sportive nel centro gestito dalla guardia di finanza del capoluogo siciliano. Gli abusi sarebbero avvenuti durante gli allenamenti della squadra di calcio dei più piccoli. Il brigadiere, che lavorava in servizio come centralinista, infatti era il mister della squadra.
A far partire le indagini condotte dagli investigatori della squadra mobile la denuncia della mamma di uno dei bimbi che sarebbero stati molestati dal cinquantaquattrenne. I poliziotti quindi hanno piazzato delle telecamere nel centro sportivo e negli spogliatoi dei ragazzini le cui riprese video avrebbero confermato gli abusi.
L’arresto quando gli agenti, sospettando che il sottufficiale stesse per compiere altre violenze, sono intervenuti. Sette finora le vittime identificate ma altri 3 minorenni saranno ascoltati a breve e potrebbero fornire nuovi particolari sulla vicenda.
(da agenzie)

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PRIMA GLI ITALIANI 1: BIMBA DI 10 ANNI ABUSATA E PICCHIATA CON UN TUBO DI GOMMA, BOTTE ANCHE AL FRATELLINO

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

QUARANTENNE ITALIANO PREGIUDICATO ARRESTATO A CANICATTI’… NESSUN POST DI ESECRAZIONE DEI SOVRANISTI

Orrore a Canicattì, in provincia di Agrigento, dove un uomo di 40 anni è stato arrestato per violenza sessuale ai danni della figlia della compagna.
La vittima, da quando aveva solo 10 anni, è stata più volte abusata e picchiata, così come il fratellino di 8 anni.
L’uomo era stato affidato in prova ai servizi sociali dal tribunale di Sorveglianza dopo una condanna per violenza privata. A suo carico anche le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni.
I carabinieri della città siciliana, che avevano dato inizio alle indagini a metà agosto, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari a carico del 40enne. Tutto è partito dalla segnalazione della vittima, oggi 16enne, che ha chiesto aiuto ai militari denunciando soprusi e violenze.
Secondo quanto ricostruito, la bambina, che ora avrebbe 16 anni, prima ha subito le attenzioni morbose da parte del patrigno, un pluripregiudicato di Santa Elisabetta, quando di anni ne aveva appena 10, poi è arrivata la violenza sessuale. Si fa riferimento in particolare alla “sucalora”, termine dialettale utilizzato per indicare un tubo di gomma, con il quale la piccola sarebbe stata picchiata.
La ragazzina, a seguito delle percosse, è andata due volte in ospedale dove ha raccontato d’essere caduta e d’aver avuto incidenti domestici. Poi, però, dopo la violenza sessuale, ha raccontato tutto ai carabinieri.
Ma le botte erano anche per il fratello minore, di appena 8 anni, sottomesso al punto da credere di meritare le punizioni fisiche inflittegli “quando faccio cavolate ma per me questo non è normale”, ha spiegato ai militari.
Quello che è emerso dalle indagini è una “prigione domestica fisica e psicologica – hanno aggiunto gli investigatori -, costruita dall’indagato con l’imposizione del silenzio sulle sue condotte e con una serie di vessazioni quali il divieto per i due fratelli di frequentare i coetanei, i lunghi periodi di punizione trascorsi chiusi in casa e, per la ragazzina, il divieto di indossare la minigonna e di truccarsi”. Il 40enne si trova al momento nel carcere di Agrigento, mentre sulla mamma dei due ragazzi c’è ancora un’attività investigativa in corso. Pare che la donna sapesse, ma per “non far saltare in aria la famiglia” prendeva come precauzione il non lasciare da sola la figlioletta.
(da Fanpage)

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UN LEADER INCAPACE DI GOVERNARE

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

FACILE RACCOGLIERE I CONSENSI CRITICANDO CHI GOVERNA, MA PER GOVERNARE CI VUOLE CERVELLO, IDEE E CAPACITA’ DI MEDIAZIONE

Con 52 deputati su 132 spariti al momento di votare l’estensione del Green Pass, la Lega ha cominciato a contarsi. Nel partito hanno capito tutti che inseguire la Meloni porta alla stessa casella del 2019, quando l’uscita dall’esecutivo gialloverde annunciata al Papeete costò il posto a ministri e altri poltronati del Carroccio.
All’epoca Salvini sembrava avere in tasca le elezioni, che poi Zingaretti e Renzi gli negarono, ma con Draghi di votare non se ne parla, e l’eventuale passaggio della Lega all’opposizione avrebbe l’effetto di allungare la vita alla legislatura, oltre a fare un gran regalo a Cinque Stelle e Pd.
Dunque sono stati gli stessi leghisti a dover fermare il segretario, e l’uscita allo scoperto prima di Giorgetti e poi dei governatori l’ha di fatto sfiduciato, in attesa del probabile colpo di grazia alle amministrative, dove la coalizione di Centrodestra si vedrà presentare il conto di numerose candidature poco competitive.
Per il Capitano, come si fa chiamare dalla propaganda leghista, è comunque la fine di una leadership assoluta, persa per poca lungimiranza sin dal momento in cui è tornato a sedersi al governo. Le posizioni estremiste, a favore dei No-pass e in fin dei conti dei No-vax, ne hanno dimostrato la completa inaffidabilità politica, fino al momento in cui i nodi sono venuti al pettine, e per omologarsi alla maggioranza ha scelto di tradire gli elettori, ritirando persino gli emendamenti promessi alla piazza
A questo punto Fratelli d’Italia, ma anche fenomeni estemporanei tipo Paragone, non hanno dovuto fare altro che farsi cadere tra le braccia i voti in fuga dalla Lega, decretando l’inizio della fine di un capo-popolo oggettivamente capace di riempire le piazze e fare campagna elettorale, ma poi dal corto orizzonte, soprattutto in una prospettiva di governo.
L’ennesima prova che una cosa è gridare alla luna, un’altra è guidare un Paese. E qui se Salvini ha già evidenziato i suoi limiti, la Meloni ne ha di ben maggiori da mostrare. Mettiamoci comodi.
Se la legislatura finirà a scadenza naturale avremo abbondantemente modo di vederli.
(da La Notizia)

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I SOVRANISTI PENSANO AL DOPO SALVINI E A TROVARE UN NUOVO LEADER

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

L’UNICO NOME CHE POTREBBE FERMARE LA MELONI E’ ZAIA

Roma caput mundi, sicuramente, ma anche Milano, la capitale economica italiana, non è da meno e in questa tornata di amministrative – che chiama al voto le più importanti città del nostro Paese – sarà proprio da sotto la Madonnina che arriveranno le indicazioni su quali potrebbero essere gli scenari futuri più plausibili nel centrodestra
E i rapporti di forza al suo interno, sia in termini di “tenuta” che di leadership.
“Chi prende un voto in più sarà il leader della coalizione” è il mantra che ripete da sempre il segretario della Lega Matteo Salvini – o meglio dai gloriosi e perduti tempi del 34% alle Europee del 2019 – adottato con convinzione da qualche mese a questa parte, per ovvie ragioni, anche da Giorgia Meloni che col suo FdI sta scalando le “classifiche”. A scapito del Carroccio.
Non è un caso che il comizio finale in sostegno del candidato “civico” Luca Bernardo, sostenuto da Lega, FdI, Forza Italia e Noi con l’Italia di Maurizio Lupi, che in città si ripresenta come Milano Popolare, l’ultimo sabato prima della chiamata alle urne vedrà la Meloni salire sul palco in Piazza Duomo da sola, con alle spalle il simbolo del suo partito e nessun altro.
Un bel colpo, nella città natale sia di Silvio Berlusconi che di Salvini, dove quest’ultimo peraltro è stato ininterrottamente consigliere comunale sin dal 1993 quando entrò a 20 anni a Palazzo Marino a seguito dell’elezione a sindaco del leghista Marco Formentini.
E che quest’anno ha dato forfait: il leader del Carroccio non sarà capolista della Lega Salvini Premier per il Comune di Milano; un dato politico non di poco conto che lascia intendere come i sondaggi di lista non siano dei migliori.
Ma si sa, la colpa è sempre degli altri e in questi giorni lo sport preferito dalle parti di Via Bellerio è quello di imputare agli “alleati” di FdI, in particolare ai suoi “uomini forti” sul territorio Ignazio La Russa e Daniela Santanchè, di aver organizzato in Lombardia una campagna elettorale “pensata più per regolare i conti all’interno della coalizione che non per vincere”.
STRADA IN SALITA
Nel centrodestra, in ogni caso, Bernardo non solo si è ritrovato nel mezzo di queste faide ma è pure alle prese con una campagna elettorale sempre più in salita, basti pensare al suo sfogo di qualche giorno fa a causa del ritardo dei versamenti di alcuni partiti sul conto corrente destinato a sostenere le spese, arrivando a minacciare addirittura di “abbandonare la tenzone elettorale” per “tornare a fare il mio lavoro che mi piace molto”. La vittoria dell’uscente Beppe Sala è pressoché scontata, anche perché non solo la Lega ma anche FI potrebbe svegliarsi la mattina del 4 ottobre con una sorpresa alquanto sgradita: non arrivare alla soglia psicologica del 10%.
Non che a livello nazionale stia meglio – gli ultimi sondaggi accreditano gli azzurri al 7% – ma il problema in realtà è un altro: la mancanza di un leader carismatico per la successione al fondatore Berlusconi. In assenza di delfini interni all’altezza, è noto che si stia facendo scouting all’esterno, cercando il famoso “papa straniero” che dovrebbe avere le caratteristiche di un Giovanni Malagò, per intenderci. Moderato, ben visto in Europa e nelle cancellerie straniere, in Vaticano e nei salotti buoni. Quello che in verità, per tonare in casa Lega, non è neanche Salvini (l’identikit è quello di un Fedriga o di uno Zaia), alle prese peraltro con un partito spaccato, come ha dimostrato la fiducia sul Green Pass ieri alla Camera, votata solo dal 60% dei deputati leghisti.
(da La Notizia)

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SALVINI LICENZIATO DA OLTRE META’ DELLA LEGA, L’ALTRA ASPETTA LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE PER FARLO

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

FRA ADDII E LITI CONTINUE IN VIA BELLERIO E’ ARIA DI RESA DEI CONTI

Se qualcuno volesse un segnale tangibile della crisi nera che sta attraversando la Lega – o meglio la leadership salviniana – con tutte le sue contraddizioni e i suoi errori strategici, basta leggere la paradossale dichiarazione di voto con la quale ieri la deputata del Carroccio Rossana Boldi, ha tentato di giustificare il sì del suo partito alla fiducia posta dal governo alla Camera sul secondo decreto Green Pass.
“Rinnoviamo la fiducia al presidente Draghi e al governo ma ricordiamo la promessa di non aumentare in nessun modo le tasse, di aprire i cantieri, di tenere sotto controllo i costi dell’energia. Noi facciamo proposte concrete per il Paese – ha puntualizzato – non vogliamo aumenti di tasse, no alla riforma del catasto. Vorremmo si parlasse di questo e non di riforme ideologiche come lo ius soli e il ddl Zan”: è evidente che citare le misure di contenimento della pandemia – fra cui appunto l’estensione dell’obbligo della certificazione verde – insieme a questioni come le tasse e lo Ius soli sia un maldestro tentativo di nascondere la polvere sotto al tappetto, di negare che sulla questione Green Pass Matteo Salvini ha fallito su tutta linea, cedendo di fatto ai diktat del premier Draghi – irremovibile nella sua posizione “rigorista” – ma anche a quella parte della Lega – il solito Giancarlo Giorgetti e tutti i governatori del Nord – che su questi temi non ha mai seguito il segretario e l’ala barricadera – capitanata da Claudio Borghi e da Armando Siri – super critica sulle misure del governo, ritenute restrittive ed eccessive.
GLI ADDII INIZIANO A PESARE
All’interno del Carroccio si tende a minimizzare: la parola d’ordine, per tutti è quella di tenere un low profile, di non fornire il fianco a chi dipinge la leadership di Salvini traballante e il partito in guerra fra fazioni (critici e governisti, la dualità fra la Lega di lotta e di governo, per intenderci).
A tal proposito si cerca di ridimensionare anche l’addio dell’europarlamentare siciliana Francesca Donato – la cui candidatura a Bruxelles è stata sapientemente “costruita” e lanciata nei salotti tv, dove fino a ieri veniva mandata dalla Lega a perorare la causa – che dopo “una lunghissima e approfondita riflessione” è “giunta alla sofferta decisione di uscire dal partito” nel quale è stata eletta (messa in lista direttamente da Salvini visto che non è mai stata una militante della leghista), partito che ormai, scrive sui suoi social , non è più in sintonia coi valori in cui crede fermamente, “quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana, sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo Draghi, di cui la Lega fa parte”.
Ovviamente il riferimento è alle decisioni su Green Pass e all’ipotesi e obbligo vaccinale, ed è subito Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, fiero esponente dell’ala “governista”, a precisare che: “Nel primo partito d’Italia è normale che ci siano correnti diverse, ma dentro la Lega non c’è spazio per i No vax” (leggi l’articolo). Fatto sta che Salvini non può non prendere atto che, nonostante i suoi equilibrismi e i cambi di parere repentini, non riesce più a tenere il partito.
ZAIA METTE IL CARICO
“Chi va via lo ringrazio, lo saluto e tanti auguri”, prova a tagliare corto Salvini, che deve fare i conti con la defezione a Bruxelles della Donato che arriva dopo qualche mese da quella “pesante” di Vincenzo Sofo, scettico della prima ora sul governo Draghi, che ha sbattuto la porta e mollato il gruppo Identità e Democrazia dopo il voto di fiducia della Lega al premier lo scorso 18 febbraio. In quell’occasione, anche il deputato e coordinatore leghista dell’Emilia Gianluca Vinci decise di non votare, in dissenso con la scelta del suo partito, la fiducia all’ex numero uno della Bce.
Sia Sofo che Vinci sono poi approdati in FdI, che sui territori ha visto in questi ultimi mesi incrementare la richiesta di “accoglienza” da parte dei leghisti in fuga dalle incoerenze salviniane. Sottolineate ieri, peraltro, anche dal governatore del Veneto Luca Zaia, che ammette: “La Donato neanche la conoscevo… Ma un partito è uno spaccato della società quindi non trovo nulla di strano che ci sia chi non la pensa come noi”.
Peccato che fosse una di loro scelta direttamente dal capo come i vari Borghi, Siri e Durigon. E in ogni caso, il Doge, conclude sibillino che “una sintesi va fatta”. Ergo: i nodi prima o poi vengono al pettine.
(da La Notizia)

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INTERVISTA A GIANNI FAVA: “PER LA LEGA E’ L’INIZIO DELL’ESODO AL SUD”

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

L’EX SFIDANTE DI SALVINI: “GLI ADDII SONO FIGLI DI UNA STRATEGIA FALLIMENTARE DI SFONDAMENTO NEL MERIDIONE, LE AMBIGUITA’ ALLA FINE SI PAGANO”

“Sai che perdita! Quello di Francesca Donato è solo il primo addio, ce ne saranno tanti altri”. Gianni Fava tempo addietro era stato profetico. E ora la fuoriuscita dell’europarlamentare dalla Lega, che ha sbattuto la porta perché a suo dire nel partito “prevale la linea Giorgetti”, la legge con semplicità. “Era ampiamente prevedibile che finisse in questo modo. Cos’hanno in comune e come possono coesistere a lungo una no vax eletta a Palermo e uno con la storia di Calderoli, che ancora parla di autonomia?”, spiega l’ex deputato bossiano, nel 2017 sconfitto da Salvini al congresso per diventare segretario del Carroccio.
“Non sono Nostradamus, ma è chiaro che di defezioni ce ne saranno altre e riguarderanno gli eletti nelle regioni meridionali, i vari Antonio Maria Rinaldi che sono saliti su un treno in corsa, quello del consenso salviniano, e si preparano a scendere ora che il treno rallenta”.
Chissà che il prevalere della linea più responsabile sugli strepiti della Bestia social non renda questo processo ancor più rapido del previsto. Qualcuno vuole scommettere sul prossimo esubero?
Secondo Fava, ex assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, quel che si vede a livello nazionale è il segnale evidente di un “indietreggiamento rispetto alla volontà di sfondare nel Mezzogiorno, dove la gran parte dei consensi raccolti alle elezioni europee sta ritornando nell’alveo di Fratelli d’Italia. Io credo che Salvini sia un uomo molto fortunato. A Napoli la Lega non è riuscita a presentare la sua lista: sarebbe stata una disfatta storica e quasi mi viene il dubbio che l’abbia fatto apposta”.
Ma allora è vero che il segretario è diventato ostaggio della linea dei governatori del nord, di chi amministra e ha sempre mal digerito la trasformazione della Lega in partito personale?
Non sarà solo un caso se il presidente del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha commentato l’addio della Donato dicendo che non c’è posto nella Lega per i no vax. “Con l’adesione al governo Draghi, a Salvini è rimasta solo la strada del ritorno al nord, dove continua ad avere un radicamento sostanzioso, anche in virtù di una scarsa offerta politica alternativa”, ragiona Fava.
“Il problema è che l’ambiguità con cui ha trasformato il partito in contenitore personale, percorso da pulsioni no vax e anti euro, viene mal recepita nelle regioni settentrionali. Per cui, più che un rientro, quello di oggi è un ripiego, che lo pone in una condizione di debolezza”.
Si trova, insomma, in un cul-de-sac? “Sì, e quel che sta facendo è arare quest’altra strada per rispondere almeno alle esigenze dello storico elettorato leghista. Non è un caso che ci stiano arrivando delle mail in cui il partito ci omaggia della tessera da militante della Lega con mesi di anticipo. E l’altro giorno, ospite di Zaia a Venezia, Salvini è tornato addirittura a battere sui tasti dell’autonomia”.
Non sarebbe l’occasione, chiediamo, perché la leadership della Lega diventi realmente contendibile? “Questo soggetto politico non ha nulla della Lega di un tempo. Si è trasformato in un partito personale: più che nelle sezioni sta su Twitter. Credo che non sopravviverà a Salvini, morirà con lui. Chi elenca i nomi di Zaia e Giorgetti per la successione deve fare i conti con una realtà di fatto: possono essere i leader soltanto di un nuovo soggetto, non della creatura di Salvini”.
A proposito del segretario, nell’aria c’è il sentore che di questi addii possa subirne il contraccolpo. “Rispetto a Bossi, che pure aveva proposto candidature esterne al mondo Lega, Salvini ha commesso l’errore di far entrare queste persone nel partito invece di tenerle a debita distanza. Quale contributo politico sperava che gli potesse dare gente come la Donato?”.
Le amministrative, in soldoni, rischiano di essere uno spartiacque per il futuro della Lega? “In caso di debacle Salvini sarebbe ancor più accerchiato. A maggior ragione con una crescita di Fratelli d’Italia, l’esodo non si fermerà. Non gli restano che le roccaforti. Ma se anche a Mantova la Lega scompare, come sta accadendo adesso, va a finire che al sud non esisterà e al nord non sarà più quella di prima”.
(da Il Foglio)

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QUIRINALE: IL PD CERCA ALTERNATIVE A MATTARELLA: MEGLIO CHE DRAGHI RESTI A PALAZZO CHIGI

Settembre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

CHI SOGNA UN GENTILONI MODELLO URSULA

Se è vero come dice che di presidenza della Repubblica comincerà a parlare solo a gennaio, è anche vero che Enrico Letta si è reso conto di non avere un piano B per il Quirinale e che quindi è bene muoversi per tempo.
Per questa ragione, benché ufficialmente i dirigenti del Pd sostengano che la questione verrà affrontata a tempo debito all’inizio del prossimo anno, in realtà al Nazareno è stato già avviato un giro di consultazioni informali.
Per i dem infatti sarebbe un dramma trovarsi spiazzati di fronte all’ennesimo no di Sergio Mattarella a concedere il bis.
Quasi superfluo ricordare che i sostenitori delle elezioni anticipate (Goffredo Bettini in primis) per raggiungere il loro obiettivo sponsorizzano l’ipotesi Mario Draghi al Colle.
Ma Enrico Letta non è affatto convinto che andare al voto nel 2022 sia una buona cosa per il suo partito. Il segretario del Pd infatti è convinto che i dem debbano ancora strutturarsi in vista di questo appuntamento.
E i sondaggi gli danno ragione: nonostante Letta sia trattato con i guanti bianchi dalle televisioni e dai grandi giornali, il Pd nei sondaggi resta inchiodato a una percentuale che non va molto oltre quella ottenuta da Matteo Renzi in quel tragico 2018.
Ma c’è anche un altro motivo dietro la ritrosia di Letta rispetto all’ipotesi delle elezioni anticipate. Al contrario di Bettini, il leader del Pd è convinto che la strada per arrivare a un’alleanza organica con il M5s, un’alleanza in grado di competere con il pur ammaccato centrodestra, sia ancora lunga.
E’ vero che su questo punto Conte pare non essere d’accordo. Il neo leader pentastellato teme infatti di non arrivare al 2023 ancora in sella. Ma il segretario pd preferisce la cautela. Non vuole lasciare niente al caso o all’improvvisazione. Infatti sa di giocarsi molto nelle elezioni che verranno. E una sconfitta del fronte del centrosinistra allargato ai 5 stelle sarebbe difficile da reggere.
E a proposito della posta in gioco alle prossime elezioni politiche, per far capire quanto sia alta basti pensare che Letta aspira veramente a tornare a Palazzo Chigi, come grande federatore del centrosinistra e dei 5 stelle.
Infatti questa volta i dem sono in una posizione di forza rispetto ai grillini, che nei sondaggi volano sempre bassi. Letta quindi potrebbe aspirare a fare il premier, e anche per questo, quindi, vuole studiare bene tutte le sue mosse.
E qui si torna al problema del Quirinale. Per evitare le elezioni, ritenute più che probabili nel caso in cui Draghi succeda a Mattarella, bisogna trovare un altro candidato che sia potabile sia per il M5s sia per Forza Italia.
L’idea dem è sempre quella di eleggere il capo dello stato con una maggioranza Ursula (depurata da Italia viva).
Per questo motivo si sta ragionando su uno dei possibili candidati alternativi. Si tratta di Paolo Gentiloni. Il commissario avrebbe l’appoggio di Forza Italia oltre quello della fu maggioranza giallorossa. Il problema però è che abbandonare la Commissione Ue può non essere semplice. Ma finora è solo su questo nome che si basa il piano B del Pd nel caso in cui Mattarella ribadisca per l’ennesima volta il suo no a un doppio mandato quirinalizio.
(da Il Foglio)

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