Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEADER SOEDER: “LA SPD HA VINTO ED E’ GIUSTO CHE ABBIA LA PRECEDENZA PER TRATTARE CON VERDI E LIBERALI”… “CI VUOLE STILE, MI CONGRATULO CON SCHOLZ, VISTO CHE LASCHET NON L’HA ANCORA FATTO”
E’ tempo di trattative in Germania dopo i risultati incerti delle elezioni, ma una strada per giungere a formare un nuovo governo tramite alleanze sembra ormai essere tracciata. Saranno infatti i socialdemocratici della Spd a trattare (principalmente con i Verdi e i Liberali), mentre la Cdu, al minimo storico, rimarrà ferma al palo.
La spallata degli alleati bavaresi al leader della Cdu Armin Laschet arriva anche prima del previsto ed è direttamente il leader Markus Soeder a mettere in chiaro che l’Spd ha la precedenza per trattare per il prossimo governo tedesco con Verdi e Liberali.
Aggiungendo anche gli auguri al vincitore: “È una questione di stile congratularsi con chi ha avuto più voti. Quindi, visto che non è ancora successo, tengo a fare espressamente io le congratulazioni a Scholz”.
Un gesto in grado di minare ulteriormente l’autorevolezza del governatore della Vestfalia, che non ha ancora reso l’onore delle armi al vincitore.
“Abbiamo subito una grave sconfitta e il risultato va rispettato”, l’ulteriore frecciata di Soeder, sottolineando con la voce l’ultima parola. Dichiarazioni emblematiche del clima di veleni interno all’Unione, dove il candidato che ha fallito alle urne, e che non si vuole arrendere, sta rischiando la fine della sua carriera politica.
Intanto la sfida del giorno è stata la nomina del numero uno del nuovo gruppo parlamentare: oggetto di una lite interna a causa del tentativo di Laschet di imporre una soluzione commissariale per 4-6 settimane e tenersi il posto riservato in caso di fallimento. Linea osteggiata dalla Csu: “Il gruppo deve funzionare, servono ordine e struttura”, ha chiarito il capogruppo Alexander Dobrindt
Contrario era anche l’uscente Ralf Brinkhaus, pronto a ricandidarsi per la posizione per un anno. I l compromesso si è trovato alla fine su un mandato di sette mesi: Brinkhaus è stato eletto dall′85% dei deputati, con un incarico che durerà fino ad aprile.
“Un successo” almeno parziale per Laschet, secondo la lettura del deputato Marinaa Wendt, per il quale è chiaro che in questo modo il leader della Cdu ha guadagnato tempo, allentando la pressione sulle sue sorti personali.
Il clima della prima seduta dell’Unione dopo il peggior risultato di sempre, alla presenza dei nuovi e dei vecchi parlamentari, sarebbe stato certamente “non euforico” ma almeno “costruttivo”.
L’immagine di Laschet appare comunque talmente compromessa – aumentano i deputati che si fanno avanti per esprimere la frustrazione dovuta al disastro elettorale – che serpeggia il dubbio anche su una sua eventuale conduzione di altrettanto eventuali trattative per la coalizione Giamaica (Cdu, Fdp e Verdi).
”È il negoziatore naturale”, ha risposto in proposito Brinkhaus, provando a sgomberare il campo dai dubbi, “come lo sono il presidente del gruppo parlamentare dell’Unione, il presidente della Csu e il numero uno del gruppo parlamentare cristiano sociale”.
(da Globalist)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
ORA CHIEDONO PIETA’ MA NON HANNO AVUTO PIETA’ QUANDO C’ERA DA CHIAMARE STEFANO CUCCHI “DROGATO DI MERDA” O DA GETTARE MERDA SU ILARIA… NO, NESSUNA PIETA’
Vorrei iniziare questo mio articolo partendo da un ben saldo presupposto: a
me, di Luca Morisi in quanto persona, interessa praticamente nulla. O meglio, mi interessa nei limiti della pietà che chiunque (dotato almeno un briciolo di decenza e intelligenza) prova per un altro essere umano. Punto.
Delle sue abitudini e delle sue vicende personali, o eventualmente processuali, risponderanno la sua coscienza e la sua fedina.
Per quanto mi riguarda Morisi quindi può sfondarsi di alcool a 90 gradi dalla mattina alla sera, sniffare cocaina come un caimano e organizzare festini o orge anche tre volte al giorno. Quelli sono affari suoi. O al massimo di chi lo accompagna.
Il punto vero in tutta questa vicenda è un altro. Perché no, non siamo tutti uguali. Certo, lo siamo e lo saremo davanti alla Legge o dinanzi alla carità di qualche Dio, per chi è credente.
Ma non lo siamo nella misura in cui il nostro ruolo e la nostra esposizione mediatica (o l’esposizione mediatica che ideiamo e costruiamo per qualcun altro) contribuiscono a cambiare la percezione della società e si riversano sulla realtà di tutti i giorni.
E non lo siamo, soprattutto, quando quel potere mediatico – voluto, agognato e ottenuto – lo usiamo per ghettizzare, umiliare, deridere e castrare le persone più indifese e deboli. Quando ci ergiamo a statua (o ghost-writer, fa lo stesso) di ciò che è giusto fare ed essere, per il bene “prima degli italiani”.
“Non sputare in aria, che poi ti ritorna in testa”. Me lo ripeteva spesso, con la sua grandiosa saggezza popolare, la titolare del bar a Campo de’ Fiori per cui lavoravo, ormai più di dieci anni fa. Per lei era quasi un mantra.
Per il marito, invece, il mantra era “occhio che più sali, più rovinosa può essere la caduta”. Erano, sono frasi semplici, ma devastanti.
E racchiudono tanto di quello che sta succedendo a Morisi – e alla Lega – in queste ore. Uso di droghe (fra cui sembrerebbe esserci quella dello stupro), forse spaccio, festini omosessuali con rumeni non sono (solo) lo spaccato di una persona con delle “fragilità esistenziali irrisolte”.
Perché fino a qualche giorno fa Morisi sembrava tutto, tranne che “fragile”. Perché Morisi non è un povero cristo qualunque, un Cucchi o un Aldrovandi, insomma, giusto per citare due nomi che in questa storia, purtroppo, ritorneranno.
Perché no, Morisi non è solo un umile dipendente obbligato ad obbedire alle più folli – infime e pericolose – richieste del padrone.
Perché no, Morisi non è uno sprovveduto laureato al Bar di Facebook e della Vita, ma un ex professore (a contratto) di Filosofia Informatica dell’Università di Verona (fino al 2015, cioè avantieri).
Perché il dottor Morisi ha impiegato tutta la sua intelligenza, tutto il suo estro e tutta la sua genialità comunicativa per ideare, costruire e alimentare la più mostruosa e infame macchina dell’odio social: La Bestia.
Una bestia che non è rimasta nei, seppur infiniti, confini del web. Quella bestia i confini del web li ha divorati e sputati, diventando odio reale nel Paese e consenso per chi incarnava ai massimi livelli quell’odio: Salvini, o meglio il Capitano (definizione data proprio da Morisi). Hanno tirato la corda, con quella Bestia, sia Salvini che Morisi (che da dietro ne maneggiava i fili).
Si sono sentiti unici, invincibili, immortali. Hanno superato ogni limite consentito pur di generare altro livore, pur di mettere gli ultimi contro i penultimi, pur di continuare a banchettare col ghigno truce sulle macerie del Paese.
“Caro amico ti sarò vicino e ti aiuterò a rialzarti”, ha cinguettato poche ore dopo la notizia Salvini con indecente e allucinante faccia tosta. “Sono disgustato dalla schifezza mediatica che condanna le persone senza che ci sia un giudice o un tribunale a farlo, prima che sia un giudice a provare qualsiasi cosa”, ha aggiunto stamani dopo, evidentemente, aver toccato il fondo dell’incoerenza e aver iniziato a scavare. Indecenza e incoerenza, appunto. Chiedono perdono, comprensione. Chiedono pietà. Adesso.
Peccato solo che Morisi, Salvini e la loro Bestia non abbiano avuto alcuna pietà quando c’era da chiamare Stefano Cucchi “drogato di merda” e quando c’era da sputare merda sulla sorella Ilaria che pretendeva solo giustizia.
Morisi, Salvini e la loro Bestia non hanno avuto alcuna pietà quando c’erano da mettere alla gogna – o da lasciare a soffrire come manco le bestie in mare – delle persone la cui unica colpa era cercare un futuro dignitoso.
Morisi, Salvini e la loro Bestia non hanno avuto alcuna pietà quando c’era da umiliare, distruggere e insultare una donna, Presidente della Camera, la cui unica colpa era difendere i deboli e gli ultimi.
Morisi, Salvini e la loro Bestia non hanno avuto alcuna pietà quando c’erano contestatrici minorenni da dare in pasto agli sciacalli della rete; quando c’era da citofonare a un minorenne incensurato e innocente per lurida propaganda in diretta nazionale; quando c’era da far strappare innocui striscioni dai balconi; quando c’era da fottersi il futuro dando la colpa ai migranti.
Luca Morisi e Matteo Salvini hanno avuto pietà di niente e di nessuno, in tutti questi anni. Hanno costruito una fortezza da cui bombardavano i nemici. Peccato solo che quella fortezza fosse costruita su fondamenta corrose da falsità e ipocrisia.
E ora, proprio per questo, quella fortezza sta miseramente crollando come castello di sabbia alla prima alta marea di verità. Il re è nudo, mentre il suo fido scudiero ha deposto armi ed armatura per la vergogna. La Lega, adesso, da ruspa tritasassi si è trasformata in polveriera in cui tutti sono contro tutti e Salvini è sempre più solo a guardarsi allo specchio di ciò che ha seminato con disprezzo negli ultimi anni.
Tornando a Morisi, la lettera di Ilaria Cucchi – che lo perdona – è splendida e struggente. Ma io non sono Ilaria, anche perché di persone come lei ne nascono una su un milione.
E allora sì, nel mio intimo proverò anche pietà. Ma perdono, adesso, proprio no. Perché Morisi e Salvini hanno sputato in aria per anni. E adesso guardo mentre gli ricade in testa.
E occhio, perché questo oggi vale per loro, ma può valere per tutte e tutti quelli che pontificano sulla vita degli altri e pretendono di determinare come sia vissuta.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO IN MAGISTRATURA DA 44 ANNI , NESSUNO SI PERMETTA DI AVANZARE SOSPETTI DI ALCUN TIPO”
Con il caso Morisi è tornato rampante il processo di condanna alla magistratura, ovviamente il grido di dolore stavolta arriva da Matteo Salvini.
Secondo l’ex vicepresidente del Consiglio l’inchiesta è venuta fuori giusto in tempo per attaccare la Lega nelle urne, sebbene vedendo i sondaggi quasi viene da pensare che siano stati i leghisti stessi a far uscire la notizia.
In un colpo solo avrebbero fatto fuori Salvini, il suo fedelissimo e trovata una giustificazione per il 5-0 che all’orizzonte pare scontato.
Chi però non ci sta a questa narrazione delle cose è Angela Barbaglio, procuratrice di Verona. “Chi dice cose tanto assurde dovrebbe anche spiegare quale sarebbe stato il nostro interesse – commenta Barbaglio sulle colonne del Corriere della Sera -. Altrimenti è solo un insulto all’intelligenza delle persone”.
L’intervista sul quotidiano di via Solferino restituisce, per la prima volta da tanto tempo, una procura che appare davvero in pace con se stessa. “Ho l’assoluta certezza che nulla è stato detto da noi e posso assicurare che nulla è stato detto dai carabinieri – ha spiegato Angela Barbaglio -. Trattiamo questo fascicolo come tutti gli altri. Peraltro si tratta di una storia banale che risale alla scorsa estate. La perquisizione è avvenuta a metà agosto, che motivo avremmo avuto di far uscire adesso la notizia?”.
E non si ferma, nel corso del colloquio con Fiorenza Sarzanini chiede in maniera indiretta a Salvini che interesse starebbe celando: “avremmo tenuto a bada la notizia fino a ora? Dire una cosa del genere vuol dire insultare l’intelligenza delle persone”. Dalla procura di Verona poi arriva la difes tout court, per tutelare quindi la categoria oltre il singolo: “In realtà mi lascia del tutto indifferente, però ci tengo a difendere i colleghi che lavorano con me e tengo molto a proteggere l’operato dei carabinieri. E per questo chiarisco che nessuno si può permettere di avanzare sospetti di alcun tipo. Sono in magistratura da 44 anni, conosco le dinamiche perfettamente, ma non accetto illazioni sul nostro lavoro”.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
UN ITALIANO DI 40 ANNI ACCOMPAGNAVA I DUE RAGAZZI VENTENNI
Il quadro della vicenda di Luca Morisi indagato per droga si va delineando
con sempre maggiore chiarezza. Tutto parte da un festino alla vigilia di Ferragosto nell’abitazione di Belfiore in Corte Palazzo. C’era la cocaina e quasi sicuramente anche il Ghb.
Le persone presente erano quattro: il padrone di casa, i due ragazzi di cittadinanza rumena e un quarto uomo che non risulta indagato e sulla cui identità per ora c’è riserbo da parte degli inquirenti.
La novità è che il ventenne di nazionalità rumena che risulta indagato. E che ha sostenuto che l’ex guru della comunicazione della Lega abbia fornito a lui e all’amico la droga dello stupro fa il modello e l’escort.
Morisi lo ha conosciuto su internet, probabilmente – rivela Repubblica – poche ore prima dell’incontro. Mentre il quarto uomo, un italiano di 40 anni secondo il Fatto Quotidiano, era alla guida dell’auto fermata dai carabinieri e aveva anche le chiavi del casale
L’escort in casa di Morisi
Repubblica spiega che il modello ed escort ha diverse pagine sui social network (da Instagram a Grindr) ma è presente, hanno accertato gli investigatori, anche su alcuni siti di incontri a pagamento.
Il 47enne gli chiede di raggiungerlo a Belfiore, nel suo appartamento alla barchessa di un cascinale fuori Verona. È invece Morisi a invitare la seconda persona, che ha venti anni.
I due ragazzi vanno a Belfiore partendo da Milano. I due non hanno precedenti, sono andati a scuola in Italia e hanno i documenti in regola.
Rimangono in casa di Morisi dalla sera del 13 alla mattina del 14 agosto. Alle 17 la loro auto lascia il parcheggio del cascinale e viene fermata dai carabinieri della compagnia di San Bonifacio. «Per – si legge nel verbale di perquisizione e sequestro riportato dal quotidiano – un servizio di polizia per la prevenzione del traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope». Secondo i carabinieri i due non sono molto lucidi. Fanno qualche domanda.
Uno dei due ragazzi estrae dallo zaino una bottiglietta e la consegna spontaneamente ai militari, che annotano: «Bottiglietta di vetro da succo di frutta, quasi piena, da 125 millilitri contenente del liquido trasparente che lui stesso asseriva essere droga dello stupro (Ghb)».
Le foto scattate da un vicino rivelano la presenza del quarto uomo. Con un cappello rosso, identificato come amico di Morisi e visto altre volte in sua compagnia. Il guru della comunicazione della Lega non ha droghe addosso. Ma dal verbale agli atti risulta che è stato trovato «un piatto di ceramica colore bianco con sopra sostanza pulviscolare di colore bianco sotto forma di cristalli, verosimilmente cocaina, accanto a tessere plastificate e una banconota arrotolata da 20 euro»; «un piatto con sopra del residuo di sostanza pulviscolare di colore bianco, posto sopra il bracciolo di un divano vicino alla libreria».
La cocaina e la banconota da 20 euro
Nella libreria al primo piano dell’appartamento di Morisi salta fuori una bustina di nylon gialla. Con 0.31 grammi di cocaina. «Era nascosta in un libro di colore verde». Secondo il quotidiano Morisi non firma il verbale di sequestro. Morisi è difeso dall’avvocato Fabio Pinelli, che ha assistito anche il senatore Armando Siri. La procura di Verona, diretta da Angela Barbaglio, non lo ha ancora interrogato. «Il flacone di Ghb non è suo», sostiene il legale. Il contrario di quello che invece il modello romeno – seguito dall’avvocata Veronica Dal Bosco – ha raccontato ai carabinieri in quel 14 agosto. Secondo La Stampa invece la cocaina viene trovata dietro le siepi della cascina. Gli inquilini raccontano anche di aver visto una Bmw nera arrivare insieme a una Punto di colore grigio.
Il Fatto Quotidiano riporta anche la testimonianza di un vicino: «Quella mattina ho visto uscire la persona più grande. Ha preso la berlina nera, quella fermata il giorno prima, ed è andato via». È il quarto uomo, sulla cui identità gli inquirenti tengono il massimo riserbo.
La cascina di Morisi a Corte Palazz
In quell’abitazione i due stranieri avrebbero avuto un contatto occasionale con Morisi, che aveva acquistato l’appartamento dalla Socec, una società immobiliare del costruttore Andrea Lieto. Quest’ultimo in un’inchiesta di Report era stato accostato alla vicenda dei cosiddetti fondi russi, per i frequenti contatti con uomini d’affari di Mosca. Uno di questi, titolare di una società con sede nello stesso Palazzo Moneta a Belfiore, risulterebbe risiedere in un civico della ‘barchessa’ accanto a quello di Morisi. L’ex spin doctor di Salvini – conferma il sindaco del comune veronese – «è regolarmente residente nel comune di Belfiore, sicuramente da prima del 2016».
(da NextQuotidiano)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
A PROPOSITO DI CHI FOMENTA ODIO E DISCRIMINAZIONE E POI IN PRIVATO ….
Karma is a b!tch: l’ennesimo esponente di un partito contrario al riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone LGBT+ è stato beccato con le mani della marmellata (chiamiamola così). Questa volta a predicare “bene” e razzolare male – si fa per dire – è l’eurodeputato Josef Szajer di Fidesz, il partito di Viktor Orbán, responsabile dell’oppressione delle persone omosessuali, bisessuali e transgender in Ungheria.
Nonostante i divieti imposti a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, l’eurodeputato ungherese era impegnato in un festino a base di sesso, alcol e droga insieme ad altri 24 uomini, tutti di genere maschile, nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 novembre, in centro a Bruxelles. Tra i partecipanti al party abusivo diversi diplomatici e funzionari della Commissione europea.
Szajer avrebbe anche tentato di farla franca, cercando di svincolarsi dal fermo della polizia sostenendo di godere dell’immunità parlamentare. Ma il classico “lei non sa chi sono io” non ha funzionato e domenica scorsa ha dovuto dimettersi. «Non ho fatto uso di droghe – ha affermato il politico di estrema destra – Mi sono offerto di fare un test istantaneo, ma la polizia non ha voluto e dice di aver trovato una pasticca di extasy. Ma non è mia, non so chi e come sia stata messa lì. Sono profondamente dispiaciuto di aver violato le restrizioni Covid, è stato irresponsabile da parte mia».
«Sono pronto a pagare la multa – ha continuato – Chiedo scusa alla mia famiglia, ai miei colleghi e ai miei elettori. Chiedo loro di valutare il mio passo falso sullo sfondo di 30 anni di lavoro devoto e duro. Il passo falso è strettamente personale, io sono l’unico che ne reca la responsabilità. Chiedo a tutti di non estenderlo alla mia terra o alla mia comunità politica».
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
UNO DEI DUE ROMENI E’ UN MODELLO CHE SI OFFRE COME ESCORT A PAGAMENTO
C’è un secondo indagato nell’inchiesta della procura di Verona su Luca
Morisi. È un ventenne di nazionalità romena. Come l’ex guru dei social di Matteo Salvini, è accusato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, perché il 14 agosto scorso, dopo essere uscito dalla casa di Morisi, gli hanno trovato nello zaino una boccetta “da 125 ml” contenente del liquido trasparente che lui stesso ha ammesso essere Ghb, la cosiddetta “droga dello stupro”. Il ventenne nella vita fa il modello. E l’escort.
La cocaina nei libri
Intorno alle 17.15, i militari bussano alla porta di casa Morisi. Dalle foto scattate da un vicino, oltre ai due romeni si vede un uomo sulla cinquantina con un cappello rosso. “È un amico di Morisi”, sostiene Cristina, che vive nell’appartamento di sotto e dice di aver visto quella persona già altre volte in compagnia di Morisi. Ma di un “quarto uomo” non c’è traccia nelle carte dell’inchiesta.
L’ex spin doctor di Salvini addosso non ha droghe, è pulito. E ammutolito. A parlare per lui sono le stanze e i piatti. Ne vengono sequestrati due. Dal verbale agli atti: “Un piatto di ceramica colore bianco con sopra sostanza pulviscolare di colore bianco sottoforma di cristalli, verosimilmente cocaina, accanto a tessere plastificate e una banconota arrotolata da 20 euro”; “un piatto con sopra del residuo di sostanza pulviscolare di colore bianco, posto sopra il bracciolo di un divano vicino alla libreria”. I carabinieri frugano in quella libreria, al primo piano dell’appartamento di Morisi, e salta fuori una bustina di nylon gialla, con 0.31 grammi di cocaina. “Era nascosta in un libro di colore verde”.
Morisi, difeso dall’avvocato Fabio Pinelli, quel 14 agosto si è rifiutato di firmare il verbale di perquisizione e sequestro.
La procura di Verona, diretta da Angela Barbaglio, non lo ha ancora interrogato. “Il flacone di Ghb non è suo”, sostengono i legali che lo seguono. Il contrario di quello che invece il modello romeno – assistito dall’avvocata Veronica Dal Bosco – ha raccontato ai carabinieri in quel 14 agosto, il giorno del cortocircuito della Bestia.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
GLI INQUIRENTI STANNO VERIFICANDO SE IL GIRO DI RAGAZZI ERA PIU’ AMPIO
Incontri a pagamento con cessione di droga. Luca Morisi, l’ex responsabile della comunicazione social di Matteo Salvini, non è l’unico indagato nell’inchiesta sulla cessione di stupefacenti. La stessa accusa è stata contestata a uno dei due rumeni che la sera del 14 agosto furono ospitati nell’appartamento di Palazzo Moneta, a Belfiore, in provincia di Verona.
La conferma arriva dalla sua avvocata d’ufficio, Veronica Dal Bosco, che ha ricevuto la notifica della nomina a Ferragosto, ma finora non ha mai avuto nessun contatto con il suo assistito. «Era soltanto indagato, non c’erano urgenze che riguardassero il caso, lui non mi ha cercato e non l’ho fatto nemmeno io», dice stupita da tanta attenzione. Fermati dai carabinieri dopo essere andati via dalla casa di Morisi, sono proprio i due rumeni a rivelare a verbale che il flacone che uno dei due nasconde nello zaino contiene Ghb, la cosiddetta «droga dello stupro».
Secondo la loro versione gliel’ha data gratis Luca Morisi ed è per questo che lui oggi è indagato. Ma i due non dicono soltanto questo.
Spiegano di aver avuto contatti con lo spin doctor di Salvini (che si è poi dimesso il primo settembre) attraverso un sito di incontri omosessuali (Grindr) e di aver partecipato alla serata assieme a un’altra persona, un italiano sui 50 anni
Una notte a sfondo sessuale – stando alla loro versione – conclusa con il flacone regalo
Le analisi sul contenuto di quel flacone affidate al laboratorio di Verona cominceranno nei prossimi giorni, per avere l’esito ci vorranno settimane.
Ma in questa storia dai contorni ancora molto indefiniti non è soltanto il tipo di droga il punto da chiarire. I due rumeni hanno parlato di un quarto uomo.
La difesa di Morisi nega che ci fossero altre persone nell’appartamento. Ma perché i due giovani avrebbero dovuto mentire? Altra questione da chiarire: i carabinieri che hanno fermato i due rumeni dai quali poi si è arrivati all’inventore della «Bestia» social della Lega, li hanno controllati per caso, come dice la versione ufficiale, oppure li stavano seguendo da tempo?
«Sono due persone che risultano senza fissa dimora e che sono incappati in un controllo di assoluta routine. Non risulta nessuna attività pregressa sul loro conto» giura un inquirente
I carabinieri stanno cercando di risalire al fornitore delle sostanze stupefacenti, sia quella del flacone, sia la cocaina trovata a casa dell’ex social media manager. E stanno verificando se in realtà il giro dei ragazzi che frequentavano l’appartamento di Morisi dietro compenso possa essere ben più ampio.
(da Il Corriere della Sera)
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