Destra di Popolo.net

POVERTA’, RAPPORTO CARITAS: “CRESCITA MARCATA AL NORD, MIGLIORARE I CRITERI DI ACCESSO AL REDDITO DI CITTADINANZA”

Ottobre 17th, 2021 Riccardo Fucile

CINQUE MILIONI DI POVERI ASSOLUTI; 2,5 AL NORD, 2,3 AL SUD

“Il futuro delle politiche contro la povertà nel nostro paese è, oggi più che mai legato al buon funzionamento del Reddito di cittadinanza. È, quindi, da qui che occorre partire per disegnare interventi sempre più adeguati a una povertà in evoluzione”.
È la conclusione cui arriva il Rapporto 2021 sulla povertà e l’esclusione sociale della Caritas, secondo cui il Reddito di cittadinanza, che nel corso del 202o ha supportato complessivamente 3,7 milioni di persone a livello nazionale, ha interessato uno su cinque degli utenti di centri e servizi dell’organismo della Conferenza episcopale italiana e più della metà (55%) dei beneficiari di una indagine longitudinale sugli assistiti Caritas monitorati dal 2019 (pre-pandemia) al 2021.
“A due anni dalla sua introduzione e dopo un anno e mezzo di pandemia, occorre verificare il funzionamento della misura per capire che cosa cambiare del RdC e renderlo adatto agli scopi che si prefigge”, si legge nel rapporto che propone un pacchetto di questioni da affrontare per “rafforzare e migliorare il RdC nella prospettiva di rispondere alle trasformazioni della povertà“.
Una persona su cinque (19,9%) di quelle accompagnate da Caritas nel 2020, ha appunto dichiarato di percepire il Reddito di Cittadinanza. Tra gli italiani l’incidenza dei percettori sale al 30,1%, scende invece al 9,1% tra gli assistiti stranieri. Nelle regioni del Mezzogiorno l’incidenza di chi percepisce la misura è molto più elevata (pari al 48,3%), rispetto alle regioni del Nord (23,4%) e del Centro (8,5%).
IL “RIORDINO” DEL REDDITO
L’Agenda Caritas per il riordino del Reddito di cittadinanza punta su quattro aspetti essenziali. Innanzitutto il miglioramento della capacità della misura di intercettare la povertà assoluta: oggi ancora più della metà delle famiglie in questo stato non riceve il RdC. Si tratta soprattutto di famiglie povere che tendono più di frequente a risiedere nel Nord, ad avere figli minori, ad avere al loro interno un richiedente straniero ad avere un patrimonio mobiliare (risparmi) superiore alla soglia fissata come requisito di accesso. In secondo luogo la Caritas mira alla previsione di un pacchetto complessivo di interventi che prevedano l’ampliamento di alcuni criteri di accesso come gli anni di residenza richiesti; le soglie del patrimonio mobiliare; le soglie economiche al Nord; una scala di equivalenza non discriminatoria verso le famiglie più numerose e che non le sfavorisca rispetto ai nuclei con uno o due componenti.
Contestualmente però si propone di restringere altri criteri come le soglie economiche per le famiglie di una persona e di due persone potendo contare su altre risposte dedicate sulla base delle proprie esigenze (nel caso per esempio di lavoratori una maggiore offerta in sostegni per la conciliazione o interventi che promuovano l’occupazione femminile).
Infine le politiche attive, con il miglioramento e il rafforzamento di servizi e azioni per l’inserimento lavorativo, inclusi gli incentivi al lavoro per chi è già occupato e gli interventi da pensare per chi non è occupabile. Ma anche, quarto e ultimo punto, l’inclusione sociale con interventi coordinati con i Centri per l’Impiego, le ASL e gli altri attori locali e il supporto e affiancamento degli Ambiti Territoriali Sociali nella traduzione operativa delle indicazioni normative e delle opportunità finanziarie rese disponibili agli ATS.
GLI INTERVENTI DELLA CARITAS
Nel 2020, la rete Caritas in Italia ha complessivamente supportato 1,9 milioni di persone, una media di 286 individui per ciascuno dei 6.780 servizi promossi o gestiti dallo stesso circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali.
“Delle persone sostenute nell’anno di diffusione del Covid-19, quasi la metà, esattamente il 44%, ha fatto riferimento alla rete Caritas per la prima volta proprio in questo tempo, senza particolari differenze tra italiani e stranieri”, spiega il Rapporto. Disaggregando i dati per regione si scorgono alcune importanti differenze territoriali che svelano quote di povertà “inedite” molto più elevate; tra le regioni con più alta incidenza di “nuovi poveri” si distingue la Valle d’Aosta (61,1%,) la Campania (57,0), il Lazio (52,9), la Sardegna (51,5%) e il Trentino Alto Adige (50,8%). Così come si scorgono importanti differenze legate all’età: per i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 34 anni le nuove povertà pesano per il 57,7%.
Quanto alla scolarità, oltre la metà delle persone che hanno chiesto aiuto al circuito Caritas (il 57,1%) ha al massimo la licenza di scuola media inferiore, percentuale che tra gli italiani sale al 65,3% e che nel Mezzogiorno arriva addirittura al 77,6%. “Siamo quindi di fronte a delle situazioni in cui appare evidente una forte vulnerabilità culturale e sociale, che impedisce sul nascere la possibilità di fare il salto necessario per superare l’ostacolo”, sottolinea la Caritas. Il 64,9% degli assistiti dichiara di avere figli (percentuale che in valore assoluto corrisponde a oltre 91 mila persone); tra loro quasi un terzo vive con figli minori (pari a 29.903 persone).
“Il dato non è affatto irrisorio se si immagina che dietro quei numeri si contano altrettante, o forse più, storie di povertà minorile che ci sollecitano e allarmano”, commenta il Rapporto secondo il quale oltre il sessanta per cento delle persone incontrate dalla Caritas (63%) vive in abitazioni in affitto, da privato (47,9%) o da ente pubblico (15,1%). Le persone senza dimora sono state invece 22.527 (pari al 16,3% del totale), per lo più di genere maschile (69,4%), stranieri (64,3%), celibi (42,4%), con un’età media di 44 anni e incontrati soprattutto nelle strutture del Nord.
Quanto al 2021, nei primi 8 mesi dell’anno dei nuovi poveri seguiti da Caritas nel 2020, “le cui richieste di aiuto possiamo immaginare fortemente correlate alla crisi socio-sanitaria legata alla pandemia, oltre i due terzi (esattamente il 70,3%) non ha fatto più ricorso ai servizi Caritas – sottolinea lo studio -. È un dato, questo, che si presta a una lettura ambivalente. Da un lato può essere preso come un segnale di speranza e di ripartenza; al contempo però non possiamo non occuparci e preoccuparci di quel 29,7% di persone che ancora oggi nel 2021 continuano a “non farcela” e che rischiano di vedere in qualche modo “ossificarsi” la propria condizione di bisogno”. A preoccupare, tra il resto, la situazione dei poveri “intermittenti” (19,2%), che oscillano tra il “dentro- fuori” la condizione di bisogno, collocandosi a volte appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono in qualche modo in balia degli eventi, economici/occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) e/o familiari (separazioni, divorzi, isolamento relazionale, ecc.).
PIU’ POVERI ASSOLUTI DOPO IL COVID
Tutto questo in un contesto in cui le statistiche ufficiali sulla povertà, fornite da Istat e vari organismi internazionali dimostrano come in questo tempo ci sia allontanati rispetto a molti degli obiettivi dell’Agenda 2030 di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, come nota la Caritas. In particolare rispetto al contrasto alla povertà (goal 1), solo in Italia si contano oltre 1 milione di poveri assoluti in più rispetto al pre-pandemia, arrivando al valore record di persone in stato di povertà assoluta, 5,6 milioni (pari a 2 milioni di nuclei familiari). L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%), anche se la crescita più ampia, registrata da un anno all’altro, si colloca nelle regioni del Nord (dal 5,8% al 7,6%). Tale dinamica fa sì che se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 si giunge rispettivamente al 47% e al 38,6%, con una differenza in valore assoluto di 167mila nuclei
LA CRESCITA AL NORD
“È un forte segnale di cambiamento che costituisce l’esito di un percorso iniziato già da tempo e che partiva dalla situazione inversa; solo tre anni fa, nel rapporto Caritas 2018 denunciavamo come nelle regioni del Mezzogiorno si concentrasse quasi la metà di tutti i poveri d’Italia”, commenta l’organismo pastorale della Cei. Anche passando dalla dimensione familiare a quella individuale, il Nord si conferma come la macro-area con il peggioramento più marcato, con un’incidenza di povertà assoluta che passa dal 6,8% al 9,3% (è il Nord-Ovest l’area maggiormente penalizzata). Sono così oltre 2 milioni 554mila i poveri assoluti residenti nelle regioni del Nord e 2 milioni 259 mila quelli del Mezzogiorno. Su livelli di fragilità più contenuti si collocano le aree del Centro Italia, che registrano un’incidenza del 6,6%, per un totale di 788mila poveri assoluti, dato comunque in crescita rispetto al 2019.
L’istruzione, sottolinea Caritas, continua ad essere tra i fattori che più tutelano e influiscono sullo stato di deprivazione (oggi più del passato). Dal pre-pandemia al 2020 si aggravano le condizioni delle famiglie la cui persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (o nessun titolo), passando da 10,5% a 11,1% e peggiorano visibilmente anche le condizioni di coloro che possiedono un diploma di scuola media inferiore, dal’8,6% al 10,9%. Nei nuclei dove il capofamiglia ha almeno un titolo di studio di scuola superiore si registrano valori di incidenza molto più contenuti (4,4%). “Un ultimo aspetto importante da richiamare è il dato sulla cittadinanza, che denota forti disuguaglianze tra italiani e stranieri residenti, acuite negli ultimi dodici mesi. La povertà assoluta si mantiene infatti al di sotto della media per le famiglie di soli italiani (6%) seppur in crescita rispetto al 2019 (4,9%), mentre sale al 22,2% per le famiglie miste e al 26,7% per le famiglie di soli stranieri”, spiega ancora la Caritas. Gli individui stranieri in povertà assoluta sono 1 milione e 500mila, con una incidenza pari al 29,3%, contro il 7,5% dei cittadini italiani, per un totale di 568mila famiglie povere.
L’ISTRUZIONE
Infine il rapporto prende le misure anche all’impatto della pandemia sul fronte educativo. “Le conseguenze sono state assai gravi, collegate per lo più alla chiusura delle scuole per due anni scolastici consecutivi (2019-20 e 2020-21). La capacità di dare risposta alla sospensione della didattica scolastica ha un evidente legame con la diseguaglianza – commenta il Rapporto – di fatto i paesi a reddito medio-alto ed alto vedono una percentuale di studenti interessati dall’interruzione dei processi educativi assai minore di quella relativa ai Paesi a reddito basso e medio-basso. Un fattore di forte disparità è dato, chiaramente, dal possibile accesso alle piattaforme informatiche per la didattica a distanza”.
(da agenzie)

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ELEZIONI COSENZA, IL TELECRONISTA DELLA PARTITA SPINGE IL CANDIDATO SINDACO DI CENTRODESTRA, DAZN SI DISSOCIA

Ottobre 17th, 2021 Riccardo Fucile

E’ ACCADUTO DURANTE LA CRONACA DELL GARA DI SERIE B CON IL FROSINONE: “HA PROMESSO LA COPERTURA DELLO STADIO”

La violazione del silenzio elettorale del sabato in Calabria è arrivata dove meno si sarebbe potuto aspettare: durante la diretta della partita di Serie B tra Cosenza e Frosinone, il telecronista di Dazn Giorgio Basile, tra un gol e l’altro (la partita è finita 1-1) ha citato il candidato sindaco del centrodestra al ballottaggio che come nel resto d’Italia si svolge oggi e domani nel capoluogo silano.
“Francesco Caruso – ha detto come riportato testualmente dal Quotidiano del Sud – ha promesso la copertura del San Vito-Marulla e l’eliminazione della pista d’atletica. Se ne sono sentite tante promesse di questo tipo in tutta Italia, speriamo che questa volta sia vero”.
Dazn ha preso le distanze dalle parole del suo telecronista, immediata è arriva la replica del candidato sindaco di centrosinistra, Franz Caruso, che sul suo profilo Facebook ha commentato: “Registro con rammarico l’ennesimo maldestro tentativo di inquinare la competizione elettorale il telecronista si è lasciato andare a commenti di parte e fuori dal rispetto di qualsivoglia par condicio violando, cosi, il silenzio elettorale imposto dalla legge con una palese sponsorizzazione del candidato del centrodestra. La forzatura di oggi comporta un grave danno e turbamento al corretto svolgimento della competizione che mi costringe a rivolgermi alle autorità competenti”.
Al ballottaggio la sfida per essere eletto sindaco di Cosenza è tra Francesco Caruso (centrodestra), che al primo turno ha ottenuto il 37,4% dei voti (13.132) e Franz Caruso (centrosinistra), a 23,8% con 8.342 voti)
(da agenzie)

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SCAMBI DI FAVORI CON I CLAN, CONDANNATO L’EX PARLAMENTARE PDL ALFONSO PAPA

Ottobre 17th, 2021 Riccardo Fucile

4 ANNI E SEI MESI PER I FAVORI FATTI A IMPRENDITORI VICINI ALLA CAMORRA

Sulla vicenda dei presunti favori in cambio di denaro e utilità che ha travolto l’ex parlamentare Alfonso Papa, è arrivata la parola fine. La quarta sezione del Tribunale di Napoli, presieduta dal giudice Anna Laura Alfano, ha condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione l’ex parlamentare del Popolo della Libertà, e a 2 anni e 8 mesi il padre, Giovanni Papa.
Si tratta del procedimento nato dall’inchiesta della Procura di Napoli che, nel 2014, ha portato a galla presunti favori in cambio di denaro e altre utilità agli imprenditori Angelo e Roberto Grillo, ritenuti vicini al clan camorristico dei Belforte. Fatti per i quali i due imputati sono stati ritenuti colpevoli del reato di concussione, aggravato dall’aver agevolato un’associazione mafiosa. Nel medesimo procedimento il gup, oltre a disporre l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni nei confronti di Alfonso, ha assolto l’ex parlamentare del Pdl, “perché il fatto non sussiste”, da alcuni episodi ai danni di altri due titolari d’impresa.
Proprio i Grillo, imprenditori attivi nel settore dei servizi di pulizia, sono finiti più volte nei guai con la Giustizia. Indagando sui loro affari, la Guardia di Finanza finiva per scoprire i legami con Alfonso e Giovanni Papa. Un coinvolgimento che convinse la Procura di Napoli, nel luglio 2014, a chiedere e ottenere il loro arresto con Alfonso che finì in carcere mentre al padre vennero inflitti i domiciliari.
(da agenzie)

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LE TEORIE NO VAX E COMPLOTTISTE CONDIVISE DA PUZZER, L’EX PORTAVOCE DEI PORTUALI DI TRIESTE

Ottobre 17th, 2021 Riccardo Fucile

I RAPPORTI CON IL MONDO DELLA DISINFORMAZIONE

Quale rapporto ha l’ex portavoce dei portuali di Trieste con il mondo della disinformazione sulla Covid e sui vaccini? Basta vedere il suo profilo Facebook
Il presidio dei No Green Pass nel molo di Trieste andrà avanti. Stefano Puzzer, l’ormai ex portavoce del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste (Clpt), ha cambiato idea dopo appena due ore dal comunicato stampa che annunciava la sospensione del blocco contro il Green pass. Dietro a questo “testa coda” ci sarebbe la manina del leader del movimento No Vax Movimento 3V, il candidato sindaco Ugo Rossi arrestato lo scorso 21 settembre per oltraggio e resistenza a Pubblico ufficiale e lesioni aggravate.
Puzzer si sarebbe vaccinato, come dichiarato a Open, ma quale rapporto ha il portavoce con le narrative No Vax e complottiste della Covid?
Lo possiamo notare tramite le condivisioni dal suo vecchio profilo Facebook, quello che non aggiorna dal dicembre del 2020 (in questi giorni ne utilizza un altro).
Il «virus influenzale»
Il 20 settembre 2020, in un altro post, condivideva un post negazionista della Covid: «Domanda… Se nessuno vi avesse detto che c’era un virus, avreste notato qualche differenza con l’influenza stagionale?». Inutile ricordare che con l’arrivo del Sars-Cov-2 a inizio 2020, mesi prima di quel post, le terapie intensive degli ospedali lombardi non erano intasate da una semplice influenza, così come è inutile ricordare i decessi nel bergamasco e le bare delle vittime del virus che sono state portate anche in Friuli Venezia Giulia
Tra i post in odore di negazionismo della Covid-19 troviamo quello pubblicato il 26 aprile 2020 dove leggiamo il seguente testo: «2020 La pandemia più grossa della storia dell’umanità. Attori morti zero. Politici morti zero. Atleti morti zero. Cantanti morti zero. Scienziati morti zero. Calciatori morti zero. O il virus è intelligente o c’è qualcosa che non funziona. Fatevi una domandina aprite gli occhi. Ah dimenticavo nessuna persona di colore morta, almeno in Italia». Un contenuto che oltre a negare l’elevato numero di malati e decessi che hanno intasato gli ospedali italiani, l’ultima narrazione si ricollega alla bufala complottista egli extracomunitari che non si ammalavano di Covid che circolava a marzo 2020 (ne parliamo qui).
«Ti vogliamo marchiato, vaccinato e malato»
In un post del 26 novembre 2020, il portavoce dei portuali di Trieste condivideva l’immagine NoVax raffigurante uno “Zio Sam” zombie che invitava alla vaccinazione: «Ti vogliamo marchiato, vaccinato, malato, disorientato, depresso, stupido, spaventato e soprattutto POVERO». Nella giacca dello “Zio Sam” zombie leggiamo la scritta Bilderberg, chiaro riferimento alla Gruppo Bilderberg oggetto di diverse narrazioni complottiste.
In un post del 26 maggio 2020, Puzzer condivideva un meme raffigurante il Joker riportante il seguente messaggio: «Quelli che vi hanno venduto la paura e la malattia sono gli stessi che vi venderanno la cura».
Da Bill Gates alle scie chimiche con il virus
Non mancano i riferimenti anche al solito Bill Gates. Il 20 aprile 2020 condivideva un articolo del sito di disinformazione Mag24.es di chiaro stampo No Vax.
Bill Gates viene citato anche in un altro post condiviso da Puzzer, quello del 17 aprile 2020 contenente un meme – con tanto di timbro rosso NWO (Nuovo Ordine Mondiale) – che pone il nuovo Coronavirus come un «esperimento controllato». Da chi? Il testo propone una teoria, senza prove, nella quale il Sars-Cov-2 sarebbe stato creato negli Stati Uniti, inviato a Wuhan e «probabilmente sparso con aerei solo su alcuni paesi», un’operazione calcolata «con una simulazione finanziata da Bill & Melinda Gates Foundation» e da «chi di dovere ha già sia il vaccino che il farmaco per bloccare tutto nel caso qualcosa vada storto».
Potevano mancare i riferimenti al microchip? No! Ecco il post di Puzzer del 13 aprile 2020 dove condivideva l’articolo di un amatoriale dal titolo «Vaccino anti-Covid con microchip per tutti. Bill Gates e Rockefeller uniti per il controllo totale sulla popolazione».
Di fronte a queste narrativa, non mancano i post dove troviamo meme che prendono in giro coloro che hanno paura del Sars-Cov-2. L’immagine condivisa il 25 maggio 2020, raffigurante un operaio mentre costruisce un muro di mattoni, recita così: «Paura del virus? Muratevi vivi!».
Le narrative No Mask
In un post del 14 maggio 2020, Puzzer condivideva un video pubblicato dal canale Telegram negazionista e antisemita Liberaespressione (ne parliamo qui, qui, qui e qui) riportante il seguente testo: «I medici dicono che ci sarà una nuova ondata se continuiamo a indossare guanti e mascherine!!!!!». Nel testo del post condiviso vengono descritto come «pecore al pascolo» coloro che indossano guanti e mascherine per arginare la diffusione del Sars-Cov-2.
I relatori ripresi nel video sono i californiani Dan William Erickson e Artin Massihi, noti per aver diffuso diverse falsità sulla pandemia (ne parlano i colleghi americani di Politifact qui e qui). Infine, Dan Erikson fa parte del gruppo di medici American Frontline Doctors (ne parliamo qui) e divenne noto per aver diffuso un video in cui accusava Soros di zittirlo attraverso le piattaforme Facebook e Youtube.
I video complottisti sulla pandemia
Il 16 maggio 2020, Puzzer condivideva un video estratto dal documentario complottista Plandemic che abbiamo trattato nel dettaglio nell’articolo del 10 maggio 2020 nella sezione Open Fact-checking. Lo spezzone di video riguarda ancora una volta i due medici californiani Dan William Erickson e Artin Massihi.
Il 3 maggio 2020 condivideva un video dal titolo «Video del 2014: Ecco a chi e perché serve una emergenza sanitaria. Era tutto previsto», il quale sarebbe stato tradotto dallo spagnolo all’italiano da Dino Tinelli, personaggio legato al mondo del complottismo, dei No Vax e della «terra piana» (ne parliamo qui).
Non mancano altri riferimenti al complottismo, come quello del presunto simbolo massonico che circolava nel corso del 2020 con protagonisti l’ex Presidente del Consiglio Conte e il francese Macron
I riferimenti dei No Vax
Il 26 giugno e il 19 giugno 2020 invitava i portuali a presenziare alla “manifestazione popolare” a Trieste intitolata “Uniti per una scuola libera”. Nell’immagine, raffigurante una pecora con la mascherina, vengono riportati i principali protagonisti dell’evento, tra questi uno dei più seguiti dagli ambienti No Vax: l’ex medico Fabio Franchi, noto anche per aver pubblicato un libro negazionista dell’Aids.
Tra i contenuti condivisi da Puzzer troviamo anche un video del medico Silvana De Mari, pubblicato il 21 aprile 2020, recentemente sospesa per aver rifiutato il vaccino. Si tratta della dottoressa che nel corso degli anni ha diffuso diverse teorie del complotto seguite dagli ambienti No Vax: la storia dei “feti abortiti”, dei “vaccini ferrosi”, dei “non vaccini anti Covid” e altro ancora (ne parliamo qui).
Puzzer, in un post del 20 aprile 2020, condivideva un articolo de La Stampa, dal titolo «”Il virus in Italia da ottobre, ha infettato il 35% della popolazione. Ma qualcuno non vuole raccontare la verità”», il quale dava credito a uno presunto studio pubblicato da Pasquale Bacco, già noto per aver accusato i medici di aver ucciso i pazienti Covid e per aver detto parole pesanti contro Ilaria Capua durante un suo intervento alla Camera dei deputati, quando venne ospitato dalla deputata Sara Cunial.
(da Open)

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ALLA PROTESTA DEI PORTUALI DI TRIESTE RESTANO POCHI IRRIDUCIBILI

Ottobre 17th, 2021 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELL’AUTORITA’ PORTUALE ESULTA: “ERANO PRECIPITATI IN UNA SITUAZIONE ASSURDA”

«Erano precipitati in una situazione assurda, più grande di loro e priva di sbocchi. L’intero Paese oggi sta dicendo di voler prima di tutto lavorare: e anche Trieste ha scelto senza ambiguità da che parte stare», ha spiegato
Dovevano bloccare il porto di Trieste. Dovevano organizzare la manifestazione più grande (e dunque temuta) d’Italia. Si rischiava il blocco del Paese per dire no alla certificazione verde anti Covid. E, invece, non è successo niente di tutto questo.
Il porto «non ha mai smesso di operare, se pure a ritmi rallentati», i varchi «non sono stati bloccati, chi voleva entrare ha potuto lavorare».
A confermarlo è il presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Zeno D’Agostino in un’intervista a Repubblica. Insomma, la protesta – che continua – non ha causato particolari disagi. E, numeri alla mano, ha riguardato un numero ristretto di lavoratori dello scalo: «Mi risulta che non più di 150 portuali, su quasi mille, abbia scioperato. Una settantina ha sostato solo davanti al varco numero 4».
Per il presidente dello scalo di Trieste, dunque, «è ormai chiaro che i portuali triestini non vogliono distruggere il loro porto e che la maggioranza ha la testa sulle spalle». «Mi pare abbiano compreso – ha continuato – di essere precipitati in una situazione assurda, più grande di loro e priva di sbocchi. L’intero Paese oggi sta dicendo di voler prima di tutto lavorare. E anche Trieste ha scelto senza ambiguità da che parte stare».
Gli investimenti a rischio
I suoi interlocutori adesso sono i sindacati confederali che hanno «chiesto e ottenuto tamponi a carico delle aziende» oltre alla «gente che lavora».
Insomma, gli slogan «il Green pass è un ricatto di Stato, è incostituzionale» non hanno fatto breccia nel cuore dei portuali. «Si sono dimostrati responsabili e a loro va la mia riconoscenza», ha commentato D’Agostino la cui preoccupazione era quella che il porto di Trieste potesse vanificare tutti gli sforzi fatti in questi anni. «Davvero qualcuno voleva bruciare centinaia di milioni di euro e oltre 600 nuovi posti di lavoro mentre il Paese rincorre la ripresa post pandemia?». Si riferisce agli «enormi investimenti stranieri» e agli «importanti finanziamenti interni per il suo sviluppo».
A Trieste l’emergenza tamponi non esiste
Non preoccupano nemmeno i numeri dei “ribelli” che, con il passare dei giorni, sono andati diminuendo. Dai 15 mila della prima maxi manifestazione dei No Green pass ai 2 mila davanti al varco fino ad arrivare agli 800 portuali che lunedì hanno sfilato a Trieste fino ai 150 “ribelli” degli ultimi giorni.
Questi i dati snocciolati da D’Agostino a Repubblica. Infine, sull’allarme lanciato dalla CGIA di Mestre secondo cui c’è il rischio che farmacie e strutture pubbliche e private non riescano a fare tutti i tamponi necessari per garantire l’accesso al lavoro di chi non si è vaccinato (e deve produrre il Green pass “aggiornato” ogni 48 ore), il presidente dell’Autorità portuale di Trieste ha detto: «Nel porto di Trieste i tamponi non sono un problema, semmai si fa fatica a trovare gente per farli».
(da agenzie)

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IL CAPOPOPOLO DI TRIESTE SI DIMETTE: DA EROE A TRADITORE IN UNA NOTTE

Ottobre 17th, 2021 Riccardo Fucile

PRIMA ANNUNCIA LA FINE DEL PRESIDIO, POI E’ COSTRETTO AL DIETROFRONT: PORTUALI ATTONITI

Dal “battaglia vinta, domani torniamo a lavorare” al “presidio continua” contro l’obbligo di Green Pass nei posti di lavoro.
Una giravolta, quella dei lavoratori portuali di Trieste che porta il leader del Coordinamento, Stefano Puzzer, a lasciare l’incarico. E ora i portuali sono senza un portavoce, spaccati e indeboliti.
Tutto è iniziato ieri sera con un punto stampa davanti al porto, durante il quale Puzzer ha annunciato, d’accordo con gli altri leader della protesta, che i lavoratori sarebbero tornati tutti nelle proprie aziende già da oggi perché avevano ottenuto un incontro, fissato per il 30 ottobre, con rappresentanti del governo in Senato.
Passano neanche pochi minuti e un gruppo di no Pass, anche arrivati da altre città, si rivolta contro il leader che viene accerchiato, nel vero senso della parola.
Il capo popolo in mezzo, gli altri, quelli che non hanno gradito la scelta di sciogliere il presidio, intorno. Tutto accade davanti al Varco 4 di Trieste, cuore dello sciopero No Green pass perché è questo Varco che blocca la viabilità delle merci.
Inizia una sorta di ‘processo’ a Puzzer. “Non possiamo andare avanti, la gente dopo un po’ si stancherà”, prova a difendersi il leader consapevole che il presidente del porto D’Agostino oggi avrebbe chiamato il Prefetto per mettere fine alla protesta.
Ma niente da fare, la contestazione contro di lui va avanti e alla fine è costretto a rettificare: “Il presidio continua fino al 20 ottobre e non si molla. Se il 30 ottobre non otteniamo l’abolizione del Green Pass blocchiamo l’Italia”.
Nel frattempo però gli altri leader della protesta smobilitano e solo questa mattina scoprono la retromarcia arrabbiandosi, non poco, con Puzzer perché gli accordi erano altri.
Lo racconta all’agenzia Agi anche Marcello, arrivato a Trieste da Lecce a bordo di una grossa moto rossa con appeso un cartello anti green pass: “Quando abbiamo letto il primo comunicato in cui si annunciavo l’epilogo e si parlava di un incontro in Parlamento, abbiamo capito che Stefano era stato preso in giro perché da un incontro in Parlamento, nemmeno col Governo, non ci avrebbe ricavato nulla. Gli abbiamo fatto capire che aveva sbagliato – prosegue – e lui onestamente ci ha chiesto scusa poi ha preso il microfono e ha detto che avrebbe cambiato il comunicato annunciando la prosecuzione del presidio”.
Ma ormai qualcosa all’interno del gruppo si è rotto. Puzzer viene sconfessato dai No Green pass arrivati a Trieste così come, per la ragione opposta, dagli altri colleghi di sindacato che non hanno gradito la retromarcia di ieri sera. Con ogni probabilità erano stati presi anche impegni sia con i rappresentanti del governo, che avrebbero dovuto incontrare il 30 ottobre, sia con il presidente del Porto per mettere fine, almeno per adesso, alle proteste.
Quanto avvenuto viene definita da Puzzer una ‘svista’ comunicativa di cui si assume la responsabilità. Ma nonostante questo, tramite un post su Facebook, lascia l’incarico: “Allora cosa molto importante in data odierna ho rassegnato le dimissioni dal Clpt Trieste poiché è giusto che io mi assuma le mie responsabilità. Una di queste è la decisione di proseguire il presidio fino al 20 di ottobre. La decisione è soltanto mia non è stata forzata da nessuno, anzi non volevano accettarle, ma io l’ho preteso”.
(da agenzie)

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