Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
UN’ALTRA COLLEGA HA INVECE PURE IL CORAGGIO DI DIFENDERLO… LA MELONI ASPETTA LA BEFANA PER CACCIARE ENTRAMBI? O LE DONNE DI FDI DEVONO TUTTE ISCRIVERSI A UN MANEGGIO?
“Posso dire che due palle con ste propagande per la violenza verso la donna? Sembra sia tutto a senso unico. Se gli uomini sono così tremendi, scopatevi i cavalli. Facile”. Si esprime così Luca Valentini, già candidato alla ultime elezioni Comunali di Trento nella lista di Fratelli d’Italia e nominato successivamente fra i commissari della Commissione cultura della circoscrizione Gardolo.
La frase dell’esponente di Fratelli d’Italia arriva quando mancano pochi giorni al 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Peraltro anche il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, è stato recentemente contestato da movimenti e opposizioni per via delle politiche portate avanti dalla maggioranza che governa il Trentino (di cui fa parte anche Fdi) considerate troppo blande, se non
addirittura ostili, nei confronti della lotta alla violenza contro le donne.
Oltre al post sessista (che ha trovato l’apprezzamento di Carolina Roat sempre candidata con Fratelli d’Italia), spunta anche un’immagine contro il Green pass che vede il presidente del Consiglio, Mario Draghi, vestito da nazista con la divisa delle Ss.
Si tratta dell’ennesima strumentalizzazione sulla questione che arriva da un esponente di Fratelli d’Italia dopo che Silvia Farci, iscritta al partito di Giorgia Meloni e presidente del circolo “Donna coraggio”, aveva evocato i campi di concentramento per attaccare la
celta di chiedere il Green pass per accedere ai mercatini di Natale.
Non è un mistero che molti esponenti di Fratelli d’Italia siano contrari a vaccini e certificazione verde, così come il fatto che l’estrema destra partecipi alle manifestazioni dei No-vax.
Laura Tondini per esempio, fra i volti più riconoscibili delle proteste di piazza Dante contro il Green pass ha postato una sua foto con la felpa del Baluardo, la sede di Casapound Trento che si trova in via Marighetto.
Un post sessista, oltraggioso, volgare. A pubblicarlo un esponente di Trento di Fratelli d’Italia. La denuncia di quanto scritto su Facebook arriva da una collega di partito, Alessia Ambrosi. “Ieri è successa una cosa gravissima – scrive sul suo profilo social – un esponente trentino del nostro partito, Luca Valentini, ha rivolto frasi ingiuriose contro le donne, ha usato parole imperdonabili e indegne, ha detto che la battaglia contro la violenza sulle donne è una sciocchezza aggiungendo, cito testualmente, ‘Care donne, se gli uomini non vi vanno bene allora scopatevi i cavalli'”.
Alessia Ambrosi:
“Ieri è successa una cosa gravissima. La cosa grave, gravissima, è che un esponente trentino del nostro partito, Luca Valentini, ha rivolto frasi ingiuriose contro le donne, ha usato parole imperdonabili e indegne, ha detto che la battaglia contro la violenza sulle donne è una sciocchezza, aggiungendo, cito testualmente: “Care donne, se gli uomini non vi vanno bene allora scopatevi i cavalli”.
Non abbiamo perciò alcun bisogno al nostro interno di squilibrati, estremisti, saluti romani e mele marce che sono soltanto di danno alla nostra causa.
Andate fuori, via dal nostro partito: qui per voi non c’è spazio”
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
IL PARTITO “SI DISSOCIA” MA NON LO ESPELLE…CUOR DI LEONE CANCELLA IL LURIDO POST A COMMENTO DEI RECENTI FEMMINICIDI
Su Facebook si presenta fieramente come “Capo dipartimento Trentino Alto Adige
media, comunicazioni e telecomunicazione Fratelli d’Italia, Vice responsabile dipartimento Trentino Alto Adige Teatri e spettacolo Fratelli d Italia e Consigliere cultura circoscrizionale esterno Gardolo”.
Insomma, consiglia anche a livello culturale.
E immaginiamo le vette inesplorate di tutto ciò leggendo quanto pubblicato dallo stesso Luca Valentini su Facebook contro le donne.
“Posso dirvi che due palle con ste propagande per la violenza verso le donna? Sembra tutto a senso unico. Se gli uomini sono così tremendi, scopatevi i cavalli. Facile”.
Un novello Dante Alighieri che arriva direttamente da Gardolo, una cittadina a Nord di Trento. E lui è consigliere circoscrizionale di Fratelli d’Italia in quella città. Ma il capolavoro letterario – prima di essere cancellato – prosegue anche rispondendo a un commento.
“Possono anche decidere di diventare gay. E non rompere il cazzo con sta storia a dir poco aberrante. Che vergogna davanti anche ai propri figli. Un bell’insegnamento”.
§Il tutto scritto con un italiano alquanto tentennante, ma questo è il minimo.
Perché le Parole di Luca Valentini hanno provocato anche una parziale reazione da parte di Fratelli d’Italia – partito al quale è iscritto e che rappresenta sotto diverse vesti – che si è dissociato. Insomma, per il momento una scelta soft da parte di Giorgia Meloni (donna, mamma e cristiana).
E il commento diventa ancor più grave fornendo la cornice del Valentini pensiero. Perché oltre alle parole sessiste, volgari e irrazionali, questi concetti pubblicati e poi rimossi erano a “commento” dei recenti fatti di cronaca che hanno visto mariti uccidere mogli e padri uccidere figli per vendetta contro le ex compagne.
Come accaduto a Vetralla nei giorni scorsi, con la tragica e brutale uccisione del piccolo Matias e a Sassuolo con l’omicidio dell’ex compagna, della suocera e dei due figli.
(da NextQuotidiano)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA AL GUARDIAN RICOSTRUISCE IL GIORNO DEL SOCCORSO A BORDO DELLA OPEN ARMS: “UN UOMO CHE SI ERA OFFERTO DI PORTARCI SOTTOBORDO FU MINACCIATO DALLA POLIZIA CHE GLI AVREBBERO DISTRUTTO LA SUA ATTIVITA’ E ARRESTATO”… IL VIMINALE APRA UN’INCHIESTA: E’ COMPITO DELLA POLIZIA MINACCIARE UN PESCATORE?
Per la prima volta Richard Gere parla delle motivazioni che lo portarono sulla Open Arms. Lo fa in una intervista concessa al quotidiano britannico The Guardian.
«Ero in Italia a far visita a un amico, quell’estate», ha detto l’attore a proposito dei fatti del 2019. «Gli ho chiesto di spiegarmi la nuova legge sui migranti di cui si parlava tanto. Mi ha detto: “Diventerà reato salvare migranti in mare”. Gli risposi: “Non può essere, è uno scherzo”. Voglio dire, questo avviene in Italia, un Paese così profondamente cristiano? Può diventare reato aiutare chi ha bisogno? Non potevo crederci, mi sembrava incredibile».
«Vedemmo quelle persone, più di cento, a bordo di quella nave», ha ricordato Gere. «Ho provato vergogna: noi abbiamo così tanto, e non siamo in grado di aiutare questi nostri fratelli, queste nostre sorelle, che erano affamati e traumatizzati. Se avessero detto loro che la nave sarebbe dovuta tornare in Libia, si sarebbero buttati in mare, a costo di annegare. Ho sentito la responsabilità di portare loro tutto il sollievo possibile».
«A un uomo che si era offerto di aiutarci ad arrivare vicino alla nave la polizia disse che avrebbero distrutto la sua attività, e che sarebbe andato in carcere – ha continuato l’attore -. Avevamo il cibo da portare a quelle persone affamate, e non avevamo i mezzi per arrivare a darglielo».
«La gran parte di loro non sapevano affatto chi fossi», ha detto Gere. «Per loro ero un volontario. Abbiamo portato loro cibo e acqua, forse un senso di speranza, un aiuto per arrivare in un mondo in cui non essere torturati, in cui c’erano speranza e sogni. Ho chiesto loro chi fossero, da dove arrivassero. C’era una madre che era stata costretta a concedersi alle milizie per mettere in salvo le sue bimbe. Aveva attraversato quell’inferno per arrivare sul Mediterraneo. E ora era lì, a 20 miglia dalla salvezza: e non poteva raggiungerla».
Parlando del processo che vede l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, Gere ha commentato: «È tutto molto semplice, dirò soltanto la verità, quello che ho visto. Dirò loro che sono lì per parlare a nome di persone che non hanno voce. Sono solo un testimone».
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
NON SOLO FECCIA RAZZISTA, MA ANCHE MEDICI E VOLONTARI EROI
Un bimbo di un anno è morto nella foresta al confine tra Bielorussia e Polonia, dove si
trovava da un mese e mezzo con i genitori siriani, che speravano di riuscire a entrare nell’Ue. Lo riferisce su Twitter il centro polacco per l’aiuto internazionale, che sono intervenuti sul posto l’altra notte. I genitori del piccolo erano entrambi feriti: il padre aveva una lesione al braccio, mentre la madre una ferita da coltello alla gamba. Nel corso dell’intervento di soccorso, aggiunge l’Ong, è stato trovato anche un giovane in condizioni di disidratazione e denutrizione.
L’altra Polonia Quella della solidarietà.
A raccontarla su Avvenire è Francesca Ghirardelli: “Arriva la chiamata d’emergenza e la squadra di turno entra in azione: un medico, un infermiere e un paramedico, sulle tracce di chi si trova in difficoltà da qualche parte nella fitta boscaglia di Bialowieza, che si estende per chilometri tra Polonia e Bielorussia. In uno degli interventi al confine, il team di Medycy na Granicy (Medici sulla frontiera) si è trovato a soccorrere una donna siriana che vagava per i boschi con una bambina di due anni. Quando i volontari l’hanno raggiunta, la donna non era più in grado di camminare. Grave ipotermia, la diagnosi. La bambina era seduta accanto a lei, nel profondo della foresta.
Da un mese, ogni giorno e a tutte le ore, i 33 professionisti sanitari di Medycy na Granicy, colleghi di corsia e amici di vecchia data, rispondono agli Sos delle diverse Ong impegnate sul lato polacco della frontiera. «Ci siamo riuniti all’inizio di questa crisi. La nostra base è Bialystok, nella Podlachia, ma riusciamo a intervenire lungo tutto il confine», assicura al telefono Jakub Sieczko, anestesista e coordinatore del gruppo.
«Siamo a 700 metri dall’area di confine posta in stato di emergenza, interdetta a Ong e media, per la quale a settembre abbiamo presentato richiesta formale d’accesso al ministero degli Affari interni. È stata respinta. Diamo assistenza a chi riesce a uscire da quella zona ma si perde, resta nascosto, a chi è nei boschi da giorni o settimane. Riscontriamo casi di ipotermia, disidratazione, disturbi gastrici, malnutrizione, traumi e ferite a piedi, viso e occhi perché ci si muove al buio, tra i rami. Senza medicinali, chi ha patologie croniche peggiora».
Ci dice della sorpresa di trovare un alto numero di donne incinte (e di dovere eseguire ecografie fra gli alberi, nell’oscurità) e dei tanti minori. «Una notte, in un gruppo di 32 persone, abbiamo contato 16 bambini». Difficile talvolta convincere i pazienti critici a ricoverarsi, temono di venire denunciati o prelevati dalle autorità direttamente in corsia, come accaduto nell’ospedale di Hajnówka. Negli ultimi giorni, due episodi hanno turbato il lavoro del team: il ritrovamento dell’ambulanza con le gomme sgonfiate e «del personale in uniforme che si allontanava a bordo di un mezzo dell’esercito polacco» e il danneggiamento, domenica, delle auto dei volontari.
«Questa è una regione in cui il movimento nazionalista è forte – spiega Sieczko –. Eppure ampia parte della società polacca ci appoggia. Ad inizio attività in tre giorni abbiamo raccolto 80mila euro di donazioni. Anche la solidarietà dei colleghi è stata commovente. Abbiamo ricevuto molte proposte di medici e infermieri che volevano unirsi a noi. Per il primo soccorso, poi, a centinaia tra residenti locali e volontari di altre Ong hanno partecipato ai nostri corsi. Disponiamo di risorse, equipaggiamento, personale e competenze, l’unica cosa che ci manca è la firma del Ministero per recarci là dove la crisi è più acuta».
Un gruppo di rettori di università e presidenti di società scientifiche ha scritto al ministro degli Interni Mariusz Kaminsky per esortarlo a concedere il permesso. Poi c’è la forza che arriva dalla rete, dai 20mila follower sui social media.
Un sostegno che ha garantito interventi costanti, compreso quello di Agata Bryk, infermiera di Varsavia che online racconta della sua prima uscita in team: «Dalla boscaglia ho visto che qualcuno tendeva la mano. Ho scostato il cespuglio, come se avessi aperto la porta di una casa ed ecco tutta una famiglia: la nonna con un dolore alla schiena, donne, bambini e uomini, uno con la febbre alta. Con loro possiamo trattenerci solo un momento, dare sollievo e cure. Poi si torna alla base, mentre loro rimangono lì. E questa forse è la parte più difficile»
Ciò che sta avvenendo a Est, lo sintetizza con drammatica efficacia uno dei migranti, un giovane siriano, siriano come il bimbo morto di freddo, respinto dai militari polacchi al confine: “Cerchiamo la libertà, troviamo gelo e calci in faccia”.
(da Globalist)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
CRESCE IL FRONTE TRASVERSALE DEL SI’, PER IL NO I SOLITI SOVRANISTI CHE PREFERISCONO CHE IL COVID SI DIFFONDA
L’Austria, prima in Europa, impone l’obbligo vaccinale e il dibattito si alimenta anche in Italia. Il pressing – dalle imprese a parte della politica – cresce, ma il governo per ora non cambia strada. L’orientamento è di limitare l’imposizione solo ai sanitari, come era già accaduto per la prima e la seconda dose del farmaco anti Covid. Per gli altri, al momento l’ipotesi non è sul tavolo.
Nessuna sterzata all’orizzonte, dunque, anche se le voci in favore della vaccinazione obbligatoria arrivano da più parti.
Per il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, l’obbligo è “l’unica cosa che ci può mettere al sicuro”. Gli appelli a seguire questo percorso arrivano anche da Forza Italia, attraverso le parole di Licia Ronzulli, da Italia Viva, la cui senatrice Annamaria Parente dice: “Dobbiamo fare qualcosa in più”.
Si spendono in favore dell’obbligo anche Dario Nardella, il sindaco di Firenze e il deputato dem Francesco Boccia che dice di non vedere “altra strada”. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ipotizza di rendere obbligatoria l’immunizzazione per le categorie che lavorano a contatto con il pubblico: “Noi siamo stati i primi a introdurre l’obbligo vaccinale per i sanitari. Bisogna riflettere se farlo con altre categorie, quelle che sono a contatto con il pubblico, tipo le forze dell’ordine o chi lavora nella grande distribuzione Saranno valutazioni che dovremmo fare attenzionando i dati, ma dobbiamo guardare al futuro con fiducia e dobbiamo continuare a rispettare le regole”.
Il governo, però, segue un’altra linea. L’Italia, è il ragionamento che fanno a Palazzo Chigi, ha una percentuale di immunizzati maggiore rispetto a quella di altri Paesi, soprattutto nelle fasce più a rischio. Questo elemento, insieme alla terza somministrazione della terza dose, dovrebbe tenere le terapie intensive lontane dalla soglia allerta. Soglia che, invece, in Paesi con meno vaccinati – come la Germania – è stata superata.
Sull’obbligo, per ora, tutto resta com’era. Ma si fa sempre più concreta l’ipotesi di ridurre la durata del green pass, da 12 a 9 mesi. Così da incentivare le terze dosi, anche alla luce del fatto che è ormai chiaro che dopo i primi sei mesi la protezione inizia a scendere.
L’introduzione dell’obbligo vaccinale, del resto, non sarebbe impossibile, lo stesso premier Draghi, durante una conferenza stampa ai principi di settembre, aveva risposto con un secco “sì” a chi gli chiedeva se fosse favorevole all’introduzione dell’obbligo vaccinale, ma sarebbe politicamente complicato.
La Lega, a differenza di Forza Italia, del Pd e di Italia Viva, non ha mai visto di buon occhio l’imposizione e difficilmente si farebbe andare giù la misura senza protestare.
Non che non ci sia attenzione alla curva che sale, alle regioni sull’orlo della zona gialla. “Solo un irresponsabile non è preoccupato in una situazione del genere”, sostiene il ministro della Salute, Roberto Speranza. Ma rispetto all’obbligo resta grande cautela. Anche perché, non solo l’imposizione di per sé incontrerebbe qualche resistenza tra le fila della maggioranza, ma si porrebbe un tema ulteriore.
Fatto l’obbligo, qual è la sanzione? Il trattamento sanitario obbligatorio in linea teorica sarebbe anche possibile ma è una misura, oltre che molto dura e quindi poco usata, impraticabile su larga scala. Anche se in Italia la percentuale di vaccinati si attesta intorno all′87% degli over 12, lo “zoccolo duro” che non si lascia convincere ammonta comunque a qualche milione.
La seconda strada sarebbero le multe – come quelle previste, in questo caso per i genitori, dal decreto Lorenzin – o delle limitazioni per chi non si vaccina. Per i sanitari è stata questa l’opzione scelta: nessun tso, ma si impedisce loro di lavorare.
L’Italia, per ora, dunque non segue l’Austria e punta sulle terze dosi. Ma gli occhi restano puntanti su quello che accade Oltralpe: “Siamo dentro una quarta ondata significativa e l’Italia non può pensarsi fuori da questa sfida e da questa dimensione”, ha continuato Speranza. Che poi ha ammesso: “Noi stiamo un po’ meglio”.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
AVREBBE COMPIUTO 99 ANNI TRA QUALCHE GIORNO
Si è spenta, a pochi giorni dal suo 99esimo compleanno, Nonna Peppina. 
L’anziana, all’anagrafe Giuseppa Fattori, era stata il simbolo – anche mediatico – del sisma che aveva colpito le Marche e il Centro-Italia nel 2016. Era stata anche nominata “Commendatore della Repubblica” dal Capo dello Stato Sergio Mattarella all’inizio di quest’anno. La vicenda che l’ha vista protagonista riguardava la sua abitazione di San Martino di Fiastra, nella zona del Maceratese (nelle Marche).
La sua storia è stata raccontata da diversi media ed è stata resa simbolo di quel che è avvenuto dopo quel tragico sisma.
La sua abitazione di San Martino in Fiastra (paesino dove era nata e cresciuta) era stata dichiarata inagibile dopo quelle violente scosse che si sono ripetute nel 2016 e nel 2017. E da lì è nata anche una battaglia legale: perché la donna avrebbe dovuto abbandonare (e così ha fatto) la casa che, secondo il piano sismologico della zona, non poteva più insistere su quella fetta di terreno. Alla fine, però, Nonna Peppina – coadiuvata anche da una mobilitazione pubblica e politica – riuscì a ottenere i permessi per la ricostruzione.
Poi la nomina a Commendatore della Repubblica nel febbraio di quest’anno. E così commentò quel riconoscimento dato dal Capo dello Stato: “Non so se me lo merito, ma sono tanto contenta. Non mi aspettavo niente e la vita mi ha dato veramente tanto. Sono grata. Dedico questo riconoscimento a mio marito Gaspare, detto Rino, che non c’è più da tredici anni”. Ora, a pochi giorni dal suo 99esimo compleanno, si è spenta nella sua città natale.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
“I VACCINI SONO STATI LA NOSTRA DIFESA, IL DOVERE DI RESPONSABILITA’ NON E’ FINITO”
“Il virus continua a provocare allarme. Non si è esaurito il nostro dovere è di responsabilità, soprattutto verso i più deboli”.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna sul dovere di vaccinarsi in occasione de “I Giorni della Ricerca”, iniziativa promossa dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), sottolineando che c’è una “battaglia contro l’anti-scienza” da vincere.
“Siamo riusciti a realizzare una ripresa economica e i vaccini sono stato la nostra difesa, hanno consentito le riaperture. La ricerca è stata un grande esempio di collaborazione mondiale” sottolinea il capo dello Stato. “Abbiamo visto una larga adesione alla campagna vaccinale che ha visto la quasi totalità degli italiani vaccinarsi per proteggere sé stessi e gli altri”.
Per il Presidente “distribuire i vaccini in maniera equa è un dovere morale” e la battaglia della modernità ”è quella contro l’anti-scienza”, attraverso “l’alleanza tra ricerca e informazione”.
La pandemia da Covid “ha prodotto pesanti conseguenze nella lotta contro il cancro” ha detto Mattarella all’iniziativa dell’Airc, dobbiamo “applicare ancor più fedelmente i principi costituzionali di tutela della salute, le visite oncologiche devono riprendere ovunque e nei luoghi deputati”. Contro il cancro sono stati fatti “grandi passi avanti. Oggi sappiamo che sconfiggere il cancro è possibile ed è un traguardo cui si può e si deve tendere. Non è ancora a portata di mano”.
Sul Pnrr, poi, nuovo appello del Presidente affinché venga realizzato: “Prevede investimenti importanti nella ricerca e nello sviluppo del Sistema sanitario nazionale: dobbiamo saperlo realizzare, ne va del nostro futuro e anche di quello dell’Europa visti gli investimenti che sono stati stanziati”.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
QUESTI DELINQUENTI VOGLIONO DARE ORDINI ANCHE IN ACQUE INTERNAZIONALI
La guardia costiera libica ha minacciato la Sea Watch 4. I militari libici hanno intimato
alla nave umanitaria di allontanarsi (nonostante si trovasse in acque internazionali, a oltre quaranta miglia dalla Libia), affermando che altrimenti avrebbero portato tutti coloro che si trovavano a bordo in Libia.
“E sapete come sono le regole in Libia”, si sente nelle registrazioni di bordo. Minacce e intimidazioni totalmente illegittime, da parte di un corpo militare che l’Italia continua a finanziare.
“La cosiddetta guardia costiera libica ha minacciato l’equipaggio della Sea Watch 4, affermando che l’avrebbe sequestrato e portato in Libia. Una motovedetta libica ha fatto illegalmente pressioni sulla Sea Watch 4 perché abbandonasse la zona, anche se la nave si trovava in acque internazionali”, ha scritto la Ong su Twitter pubblicando le registrazioni di bordo in cui si sentono i militari libici via radio. “Sea Watch, cambia direzione e abbandona l’area immediatamente”, afferma la voce di un militare libico.
Subito la risposta da parte della nave umanitaria: “Queste non sono acque territoriali libiche, siamo in acque internazionali. Sono a più di 40 miglia a nord dalle coste della Libia. E l’innocent passage è garantito dalla legge”.
Per “innocent passage” si intende un concetto del diritto marittimo che consente alle navi di passare per acque arcipelagiche e territoriali di un altro Stato, soggette a restrizioni, in determinate condizioni.
Condizioni regolate dall’articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, per cui sostanzialmente non si pregiudichi la pace, l’ordine o la sicurezza dello Stato costiero.
I militari libici però, noncuranti della normativa, continuano a intimare all’equipaggio di cambiare rotta, minacciandoli: “Cambiate direzione e abbandonate la zona, altrimenti vi porteremo con noi in Libia. E sapete come funziona in Libia. È chiaro?”.
(da Fanpage)
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Novembre 19th, 2021 Riccardo Fucile
AUMENTO DEL 31% DEI CONTAGIATI, I VACCINATI SONO SOLO IL 64%
Nel pieno della crisi migratoria che rende il confine polacco-bielorusso un punto di tensione enorme in Europa, la Polonia deve anche gestire un’ondata di contagi da Covid-19 dovuta principalmente al fatto che la campagna vaccinale ha avuto poco impatto.
Nelle ultime 24 ore si sono registrate 24.882 nuove infezioni, il dato più alto da aprile e superiore del 30% rispetto a una settimana fa.
La scorsa settimana si è tenuta a Varsavia una grande manifestazione di estrema destra, in occasione del Giorno dell’Indipendenza. Nonostante le autorità di Varsavia l’avessere impedita, è intervenuto un organo del Governo che ne ha permesso lo svolgimento.
Secondo i dati diffusi dal ministero della Sanità polacco, si contano anche 370 decessi legati al Covid.
Le persone che hanno contratto il virus ricoverate in ospedale sono ora 15.713, in crescita del 31% rispetto alla scorsa settimana e con un aumento di quasi 400 in un giorno. Il tasso di vaccinazione del Paese è inferiore alla media Ue. Attualmente solo il 64% degli adulti ha completato il ciclo vaccinale.
(da agenzie)
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