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DENUNCIATI DUE FARMACISTI NO VAX: LAVORAVANO NONOSTANTE FOSSERO SOSPESI DALLE FUNZIONI

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

IRRESPONSABILI E FANATICI A DISPETTO DEL LAVORO CHE FANNO… CONSEGUENZE PENALI E ATTIVITA’ SOSPESA

Due farmacisti no vax, già sospesi dalle funzioni, continuavano ad operare ma sono stati scoperti e denunciati.
I carabinieri del Nas di Grosseto, al termine di alcuni controlli effettuati negli ultimi giorni presso diverse farmacie della Maremma, hanno riscontrato in una farmacia di Arcidosso che le due persone che vi stavano lavorando all’interno, rientranti nella categoria ‘professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario’, erano entrambe sprovviste di copertura vaccinale.
I due infatti, uno nelle vesti di amministratore unico della società che sta dietro l’insegna della farmacia, e l’altro quale dipendente, erano già stati sospesi dalle funzioni, con provvedimento emesso ed a loro notificato dall’Asl Toscana sud est per inosservanza dell’obbligo vaccinale.
I due, quindi, continuavano nonostante il provvedimento ad esercitare la professione. Ciò ha fatto scattare il deferimento in stato di libertà all’autorità giudiziaria per esercizio abusivo della professione sanitaria, più la contestazione di varie sanzioni amministrative, specifiche per il lavoratore nonché per il datore di lavoro, previste dalla normativa di settore.
Gli atti sono stati infine inviati, per gli aspetti di competenza, al sindaco di Arcidosso: è ipotizzabile infatti che l’attività possa essere temporaneamente sospesa.
(da agenzie)

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TOTI SFOTTE SALVINI: “SUL SUPER GREEN PASS I GOVERNATORI DELLA LEGA ERANO PIENAMENTE D’ACCORDO CON ME”

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

“ZAIA, FONTANA E FEDRIGA MOLTO ALLINEATI SU QUESTA POSIZIONE”

Lui che aspira a unire i cosiddetti liberali e moderati del centro-destra manda una frecciata a Capitan Nutella. Il leghista sembra pappa e ciccia con i no green pass ma poi i suoi amministratori poi smentiscono.
“Il beneficio del vaccino è evidente e tutti i governatori hanno spinto in questa direzione, compresi quelli della Lega“.
Così in un’intervista al Secolo XIX, il presidente della Liguria e cofondatore di Coraggio Italia, Giovanni Toti commenta le decisioni prese ieri dal Cdm con l’introduzione del super green pass.
” Ho parlato con il ministro Gelmini ed era fiduciosa di un’approvazione all’unanimità. E soprattutto ho sentito i colleghi Zaia, Fontana e Fedriga molto allineati su queste posizioni. Il dibattito c’è stato sull’opportunità di partire in zona gialla o no, lì ha deciso Draghi salomonicamente che valga già dalla zona bianca”, spiega.
Quanto ai controlli il governatore dice: “Sono state date due settimane anche per dare tempo a Sogei (piattaforma informatica del ministero dell’economia, ndr) di adeguare il sistema di riconoscimento e per dare il tempo agli italiani di familiarizzare con le nuove regole. Tutti abbiamo sottolineato l’esigenza dei controlli ma è anche vero che per guidare serve la patente, tutti lo sanno ma non per questo te la controllano tutti i giorni. Insomma, ci vuole equilibrio. E io credo che ristoratori, baristi, albergatori saranno i primi controllori, perché per gli esercenti lo spettro di nuove chiusure sotto Natale sarebbe intollerabile”.
Sull’obbligo di vaccinazione Toti aggiunge: “Io l’ho sostenuto, come è noto. E sicuramente sarebbe stata una semplificazione per chi ha fatto il vaccino. L’obiettivo resta quello di portare più gente a vaccinarsi”.
Toti è anche convinto che sia necessario allungare ancora lo Stato d’emergenza: “Mi pare scontato e giustificato – dice -. Purtroppo il Covid è ancora qui e l’emergenza è dovuta a quello: con la legislazione ordinaria mantenere in piedi le strutture commissariali, lo sforzo straordinario dei sanitari, la protezione civile, sarebbe molto più difficile”.
(da Globalist)

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QUANDO SALVINI FACEVA LO SBRUFFONE: “MAI GREEN PASS PER ENTRARE NEI BAR”

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

POI LA LEGA HA VOTATO LA STRETTA, MENTRE SALVINI SE NE ANDAVA A MADRID A VEDERSI LA PARTITA

“Vaccino, tampone o Green Pass per entrare in bar e ristoranti? Non scherziamo”.
E invece, Matteo Salvini (autore di questo tweet risalente allo scorso 15 luglio) ha dovuto mettersi la coda tra le gambe.
Zitto e buono, sperando di passare inosservato. Un po’ inutile, dati gli strepiti cui ci ha abituato.
E quest’estate, come quella prima, Salvini strepitava più forte di tutti: andava a cena con i membri della protesta #IoApro, stava a fianco di chi esprimeva dubbi sui vaccini. E si opponeva al Green Pass con i soliti toni accesi, per usare un eufemismo.
Peccato che a fare la voce grossa siano stati i suoi governatori.
I principali sostenitori del nuovo decreto varato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri sul ‘Super Green Pass’ sono stati proprio il lombardo Fontana, il veneto Zaia e il friulano Fedriga. Tutti leghisti.
E quindi non solo il Green Pass sarà obbligatorio per entrare in bar e ristoranti, ma praticamente dappertutto. E adesso, Salvini non avrà più possibilità di esprimere anche solo una parola di difesa nei confronti di chi, immancabilmente, griderà alla deriva autoritaria: perché della presunta deriva è stato coautore.
Insieme ai governatori, peraltro, c’era la spina nel fianco del Capitano leghista: Giancarlo Giorgetti, Ministro dello sviluppo economico e vicesegretario della Lega, che molti indicano come il nemico interno di Salvini alla Lega.
Nonostante Giorgetti neghi vigorosamente, è chiaro che nella Lega esistono due linee: quella caciarona di Salvini e quella moderata del Ministro Giorgetti.
E sul Green Pass ha prevalso la seconda, anche perché incontra molto di più il favore di Mario Draghi, che in questi mesi ha sfruttato l’area ‘moderata’ (parola sempre da usare con le pinze, quando parliamo della Lega. Zaia, va ricordato, dal palco di Roma della manifestazione del centro-destra a San Giovanni aveva invocato ‘più manganelli per i poliziotti’) per portare avanti misure che alla destra non piacevano, ma che si è trovata costretta ad accettare, da un lato per l’incremento dei contagi, dall’altro perché ulteriori strette più severe, come un lockdown, sarebbero state disastrose per un paese che solo ora sta cominciando a riprendersi.
Salvini, dice La Stampa, ieri durante il Consiglio dei Ministri, era a Madrid. Stava seguendo la partita del Milan contro l’Atletico. Nel mentre a Roma si consumava la sua – ennesima – sconfitta politica.
E a fare opposizione al Governo è rimasta solo Giorgia Meloni.
(da agenzie)

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LA PATETICA SCUSA DI SALVINI PER RINVIARE GI STATI GENERALI DELLA LEGA: “PER GARANTIRE A TUTTI DI PARTECIPARE” CAUSA GREEN PASS

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

QUINDI CI SONO VERTICI DELLA LEGA NON VACCINATI, NONOSTANTE LA LEGA ABBIA APPROVATO IL SUPER GREEN PASS, SOGGETTI PERICOLOSI PER SE’ E PER GLI ALTRI… RINVIATA A DATA DA DESTINARSI ANCHE PER SOTTRARSI ALLE CRITICHE INTERNE

L’entrata in vigore del nuovo “Super Green Pass” a partire dal 6 dicembre costringerebbe la Lega a cambiare i piani e rinviare l’assemblea programmatica che il Carroccio aveva inizialmente fissato per l’11 e il 12 dicembre.
“L’evento è rinviato per garantire a tutte le persone invitate la possibilità di partecipare. È una scelta di rispetto, in particolare per militanti e amministratori locali, alla luce delle decisioni del governo”.
Gli stati generali si terranno quindi in una data ancora da stabilire: il nuovo decreto, che ha visto l’unanimità del Consiglio dei Ministri – nel quale siedono anche diversi leghisti – impedisce a chi non è vaccinato di partecipare a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione al chiuso, feste, discoteche e cerimonie pubbliche, come appunto l’assemblea della Lega.
La necessità di farlo slittare – probabilmente oltre la data attualmente fissata per il nuovo decreto, il 15 gennaio – lascia intendere che molte personalità all’interno del partito non siano vaccinate.
Rispetto a luglio, quando Salvini definì “una cazzata pazzesca” la distinzione tra vaccinati e non, il Carroccio ha fatto diversi passi verso la linea governativa, sposata dai presidenti di Regione (in particolare Luca Zaia e Attilio Fontana) e dal ministro Giancarlo Giorgetti. Prima il voto favorevole al Green Pass semplice, poi l’ok all’obbligo di certificato verde sui luoghi di lavoro, fino all’unanimità sul Super Green Pass, con quest’ultimo che si è rivelato un autogol vista l’imminenza degli stati generali.
Ammettere che all’interno dei vertici del partito ci sono persone non vaccinate e quindi soggetti che non intendono vaccinarsi, risultando pericolosi per è e per gli altri, vuol dire anche persone che vanno contro le indicazioni del governo cui fanno parte.
O forse è una patetica scusa per evitare critiche interne alla linea di un partito ormai crollato nei consensi?
(da agenzie)

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L’AUTOGOL DI RENZI: “ANCHE CONTE FA CONFERENZE ALL’ESTERO”

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

LA REPLICA: “SI’ MA GRATIS E NON RICEVO SOLDI DAI SAUDITI”

Matteo Renzi torna all’attacco di Giuseppe Conte. Nella sua newsletter ENews scrive: “Ieri sono stato all’Expo a Dubai per una conferenza. Lo scrivo per evitare che domani venga fuori la polemica e un grande scoop del tipo: “Renzi vola a Dubai in aereo”. Come se gli altri a Dubai arrivassero in canoa. Penso che questo tema adesso perderà interesse perché è emerso che anche Giuseppe Conte ha iniziato a fare conferenze all’estero. Per una volta nessuna polemica. Sono contento per lui: sono esperienze formative, che aiutano a crescere”.
Il riferimento è alle polemiche che stanno montando in queste ore dopo che è apparso in rete un video in cui si vede l’ex premier Conte mentre parla a una tavola rotonda. Stiamo parlando di una conferenza organizzata sabato scorso, 20 novembre, ad Amsterdam, dalla associazione culturale Nexus Institut.
L’incontro, dal titolo, The Revolution of Hope, riuniva ospiti di rilievo internazionale tra cui la nipote dell’ex presidente degli Stati Uniti Mary L. Trump, la leader bielorussa dissidente Svetlana Tikhanovskaya e anche padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica.
Noi di TPI abbiamo verificato le informazioni. Naturalmente la presenza di Conte è stata confermata da diverse fonti che erano a conoscenza dell’evento di Amsterdam, ma non è stato pagato per quell’evento. “Alcun contributo è stato versato nei confronti dell’ex premier Conte, che per la conferenza non ha ottenuto un solo euro”.
Molto diverso da Renzi, che è senatore della Repubblica, e ha percepito fondi da fondi esteri, quale ad esempio quello dell’Arabia Saudita.
Tra l’altro Giuseppe Conte da quando non è più premier, continuano i più vicini al leader del M5S, ha anche rinunciato a ogni forma di retribuzione da chicchessia, Movimento o altro.
(da TPI)

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“ABBIAMO FINANZIATO OPEN COME PREREQUISITO PER ACCEDERE A RENZI”

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

LA LETTERA DI BRITISH AMERICANO TOBACCO PUBBLICATA DA TPI

«Mi sono già mosso», rassicurava uno. «Ho da poco avuto conferma che tutto è andato nella direzione giusta, un grazie non formale», scriveva l’altro.
A parlare non sono due comuni uomini d’affari. Il primo è l’ex ministro ed ex segretario del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) Luca Lotti e l’altro è Gianluca Ansalone, responsabile dell’ufficio relazioni esterne della multinazionale British American Tobacco (Bat), al secondo posto al mondo fra i produttori mondiali di sigarette e tra i principali finanziatori della Fondazione Open, la cassaforte del renzismo.
Siamo a metà dicembre 2017. Mancano appena tre mesi alle elezioni e alla Camera sono stati presentati emendamenti sulla tassazione del tabacco sgraditi alla spa. I lobbisti sono in azione.
Messaggi, telefonate, lunghe attese nei corridoi di Montecitorio. Ma Bat sembra avere qualche carta in più da giocare. Ha puntato da tempo su Matteo Renzi e può a quanto pare permettersi di scomodare l’allora suo braccio destro Lotti. Una scommessa fatta di finanziamenti a Open. In un documento interno della Bat, finito agli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze e di cui TPI è venuto in possesso, è proprio Ansalone a spiegare al capo dell’ufficio legale Roland Barry e al vicepresidente del CdA Giovanni Carucci perché «queste donazioni» fossero così importanti.
La decisione di finanziare la Fondazione Open – specifica in un’email – «è stata in qualche modo tempestiva e strategica». E costituisce «uno strumento per avvicinare l’entourage politico di Renzi». Soprattutto «non è improprio dire che le prime due decisioni» (cioè il finanziamento di Bat alla fondazione renziana e il piano di investimento aziendale in Italia) siano un «prerequisito» per accedere al premier, come «confermato da Lotti» in un faccia a faccia a porte chiuse tenutosi a Firenze il 15 gennaio del 2016, alla presenza dei vertici del Giglio magico (Lotti, Boschi, Bianchi, Carrai) e dei principali «amici e sostenitori» della fondazione. Una struttura in cui l’ex premier – sostiene sempre Ansalone – non risulta direttamente coinvolto, ma «tuttavia è chiaro a tutti quanto egli abbia ispirato e ancora ispiri le attività della fondazione».
A Bat doveva risultare talmente chiaro che, investiti oltre 170mila euro, non aveva problemi ad alzare il telefono e a chiedere l’intervento di Lotti.
CENE E DOSSIER
I finanziamenti di Bat sono tra i principali elementi che hanno portato gli inquirenti a muovere l’accusa di finanziamento illecito all’ex presidente del Consiglio Renzi, all’ex ministro e attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, all’attuale deputato dem Luca Lotti, all’avvocato Alberto Bianchi (presidente di Open) e all’imprenditore Marco Carrai. Sempre Ansalone, chattando con Bianchi il 14 dicembre 2017, del resto scriveva: «Stiamo disinnescando un’ultima bomba con Luca in legge di bilancio, poi ci facciamo un po’ di ferie e ci prepariamo per la campagna elettorale».
Per i rapporti con Bat e per quelli con la Toto Costruzioni, o meglio per i favori che sarebbero stati fatti ai due colossi ricambiando così le generose donazioni alla fondazione, Lotti è stato indagato anche per corruzione per l’esercizio della funzione. E con lui sono stati indagati Ansalone, Carucci e Alfonso Toto, oltre che, seppure per ipotesi diverse, lo stesso Bianchi e Patrizio Donnini, l’imprenditore che si occupa della comunicazione del leader di Italia Viva fin dai tempi in cui era sindaco di Firenze.
Il procuratore aggiunto Luca Turco e il sostituto Antonino Nastasi sono convinti che siano state predisposte «disposizioni normative» a favore della Bat e del Gruppo Toto per cui sempre Lotti (all’epoca anche segretario del Cipe) si sarebbe «ripetutamente adoperato». Una storia che parte da lontano, quando Renzi era ancora solo il primo cittadino del capoluogo toscano che ambiva a scalare il Pd rottamando la vecchia classe dirigente. Dopo una cena nell’elegante Harry’s Bar di Firenze, il 22 ottobre 2013, con i principali finanziatori della fondazione, che ancora si chiamava Big Bang, Bianchi inviò agli stessi un’email puntualizzando gli «impegni reciproci»: il pagamento di 100mila euro l’anno a testa per cinque anni, secondo la Guardia di Finanza. «Marco (Carrai, ndr) e io – sottolineò – siamo il terminale delle vostre comunicazioni a Matteo ogni volta che non fosse possibile interloquire con lui direttamente». Esplicito. Chi pagava si sentiva così libero di scrivere direttamente al leader, come fece Carucci il 26 aprile 2017, proponendo all’ex capo del governo un incontro con il corrispondente diplomatico a Bruxelles del Financial Times e precisando subito di essere rappresentante di «una società sostenitrice della Fondazione Open da 4 anni», oltre ad avere, tramite la stessa, «costanti contatti con Luca Lotti e Alberto Bianchi».
A TUTTA LOBBY
I finanziatori avrebbero subito avanzato anche richieste ben precise. In un fascicolo sequestrato due anni fa nello studio dell’avvocato Bianchi, c’è un elaborato intestato: «Un sistema di tassazione bilanciata» e un appunto scritto a mano, in cui viene precisato che quel materiale sarebbe stato consegnato da Carucci a Lotti il primo aprile del 2014. Nel documento si legge che, nel quadro della Delega fiscale appena approvata, l’azienda ritiene auspicabile «una revisione del sistema di tassazione». In un altro appunto Bianchi scriveva: «Per appuntamento British Tob. LL (Luca Lotti, ndr) è sul pezzo». E oltre a fornire una serie di «suggerimenti» i grandi «amici e sostenitori», come li avrebbe definiti la Boschi, sarebbero arrivati a interferire pesantemente sull’attività parlamentare. Abbastanza per far accendere un faro delle Fiamme Gialle sugli emendamenti a ben sette diversi provvedimenti di iniziativa governativa. L’attività di Bat era frenetica soprattutto sugli oneri fiscali. Il colosso del tabacco versava a Open e chiedeva interventi. In particolare a Lotti. Ansalone gli segnalava direttamente gli emendamenti che lo interessavano sulla tassazione, quelli del leghista Pini, degli azzurri Calabria, Giorgetti, Ravetto e Russo e dei parlamentari Bordo, Albini, Melilla, Capodicasa e Cimbo, del Movimento democratico e progressista. L’ex sottosegretario lo rassicurava e lui: «Abbiamo scongiurato una cosa devastante. Ti sono sinceramente grato».
L’ex collaboratore di Lotti, Alessandro Giovannelli, davanti all’aggiunto Turco e al sostituto Nastasi, ha ammesso di aver comunicato in diretta a Bat l’esito in Commissione Bilancio della discussione sull’emendamento Ravetto-ter, salvo aggiungere che si trattava di un emendamento «che non aveva possibilità di essere approvato» per il parere negativo dal Ministero della Salute, particolare che gli aveva riferito l’uomo delle relazioni esterne di Bat. Lo stesso che gli scriveva in chat: «Prevede una riforma abnorme di tutto il sistema fiscale sui tabacchi fatto senza una valutazione di impatto regolatorio e senza aver coinvolto l’industria e la filiera nel dibattito. Sarebbe un favore enorme al dominante di mercato, Philip Morris».
A quanto pare Ansalone avrebbe anche fornito in una nota a Giovannelli le ragioni per respingere quella richiesta dell’opposizione, utile al consigliere allo scopo di darla ai parlamentari «per difendere meglio la posizione».
E Bat avrebbe interessato pure il capo gabinetto di Lotti, Nicola Centrone, su indicazione dello stesso esponente del Giglio magico: «Sta in contatto con Nicola, io sono fuori oggi e domani».
Un’attività di lobbying di cui Ansalone parlava chattando con Lotti, che gli chiedeva come fosse andato l’incontro con l’allora sottosegretaria Paola De Micheli. «Non bene Luca – si lamentava il lobbista – la bozza di dm (decreto ministeriale, ndr) che vuole portare alla firma del ministro è penalizzante per gli operatori più piccoli e distorsivo della concorrenza». Stesse pressioni che Ansalone – una «lunga esperienza nel settore, essendo stato assistente di Rutelli al tempo della Margherita ed essendo stato nello staff del presidente Napolitano» – avrebbe fatto su Antonio Funiciello, attuale capo gabinetto di Mario Draghi e all’epoca del premier Paolo Gentiloni che, dopo aver ricevuto un appunto dall’uomo di Bat, rispondeva: «Sono già all’opera».
BATTAGLIA IN EUROPA
British American Tobacco avrebbe fatto pressioni anche sulle iniziative della Commissione europea, spingendo sul Ministero della Salute per far intervenire l’Avvocatura di Stato. Bianchi scrisse un’email all’allora ministro Beatrice Lorenzin perorando la causa: «Si tratta semplicemente di sensibilizzare l’avvocatura, un tuo intervento sarebbe ovviamente decisivo».
Precisando anche che l’allora capo gabinetto del ministero, che attualmente svolge lo stesso incarico al Mef, Giuseppe Chinè, «conosce perfettamente i fatti». «Credo che aspetti input da te», concluse Bianchi. Messaggio di cui, interrogata, la Lorenzin dirà di non avere memoria, assicurando di non aver sollecitato l’Avvocatura che poi effettivamente aveva preso parte all’udienza.
«Lo affermo al netto dell’inopportunità che Bianchi mandasse l’email mostratami», ha aggiunto. Alessandro Bertolini, all’epoca direttore affari legali e relazioni esterne di Bat, ha dichiarato di aver avuto più volte occasione di presentare le proposte della sua azienda a Chinè. Bat in passato ha finanziato anche l’Aspen Institute, organizzazione presieduta dall’ex ministro delle Finanze Giulio Tremonti, elargendo 50mila euro, la fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello, con un contributo di 12.500 euro, Prima Persona, dell’ex eurodeputato dem Gianni Pittella, investendo 10mila euro, e Italia Protagonista, presieduta dall’ex ministro Maurizio Gasparri, concedendo 20mila euro. Instaurato un solido rapporto con Open, l’azienda in questo caso ha affidato un prestigioso incarico al dem Lorenzo Anichini, nominato il 26 aprile 2017 sindaco effettivo della spa.
Come? Lo spiega al sostituto procuratore Nastasi lo stesso professionista, tesoriere durante la campagna referendaria del Comitato Basta un Sì: «Ricordo che fu Luca Lotti a dirmi che c’era la possibilità di essere nominato sindaco effettivo di Bat». Il 4 aprile 2017 la nomina di Anichini era stata annunciata con un eloquente messaggio WhatsApp inviato da Bertolini ad Ansalone di Bat: «Oggi alle 16 vedo Conzonato, per confermare la nomina di Anichini a sindaco così lo puoi comunicare a LL (Luca Lotti, ndr) che magari è contento e ci dà una mano».
REGALI AI SIGNORI DEL CASELLO
Stesso schema con Toto, interessato a garantirsi gli affari con la Strada dei Parchi, la società che ha in concessione le autostrade abruzzesi. Sui contributi destinati al concessionario, il capo gabinetto di Lotti, Nicola Centrone, scrisse infatti su WhatsApp a Bianchi che, per gli interventi di ripristino e messa in sicurezza della tratta A24 e A25, il Ministero dei Trasporti aveva previsto un incremento del contributo da 58 milioni di euro. «Non sufficiente ma comunque positivo», commentò. «Nicola – scrisse il legale a Centrone – il Pef di Strada dei Parchi è stato mandato il 3 maggio al Mit, al Dipe, al Mef a Bonaretti. A questo punto urge richiesta di parere all’Avvocatura. Mi tieni al corrente please?».
La Guardia di Finanza è arrivata a sostenere che c’era un vero e proprio «sistema di sostegno di carattere legislativo» in favore del Gruppo Toto caratterizzato dalla sospensione della corresponsione di 55,9 milioni da parte della concessionaria per l’avvio di interventi urgenti di manutenzione antisismica, da un contributo di 50 milioni di euro, a partire dal 2021 e fino al 2025, per gli interventi di messa in sicurezza della tratta autostradale gestita da Strada dei Parchi, e dalla deroga che consente di evitare le procedure ad evidenza pubblica per una quota pari al 40% dei contratti di appalto in favore della spa. «Gli emendamenti finalizzati a tale scopo – aggiungono le Fiamme Gialle – sono stati presentati reiteratamente nel corso dell’iter parlamentare di eterogenei provvedimenti normativi anche a firma di membri di diversi gruppi parlamentari». In un contesto in cui «intervengono significativamente» Donnini e Bianchi, indagati per aver fatto a loro volta affari con Toto e facendo entrambi riferimento sempre a Lotti. Il presidente di Open infatti è accusato di aver ricevuto dal Gruppo Toto 801.600 euro a fronte di una «prestazione professionale fittizia» e, incassata la somma, di aver versato 200mila euro alla fondazione e altri 200mila al Comitato per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale. Donnini poi, insieme ad Alfonso Toto, è indagato per traffico di influenze illecite in quanto, secondo gli inquirenti, si sarebbe fatto pagare da Toto circa un milione di euro «sfruttando relazioni esistenti con Lotti Luca». Denaro che sarebbe stato corrisposto attraverso Renexia spa, dello stesso Gruppo Toto, alla Immobil Green srl, amministrata da Donnini, indagato anche per autoriciclaggio, ipotizzando che per nascondere la provenienza del denaro avrebbe impiegato parte della somma ricevuta in due società attive nel settore del turismo e dell’immobiliare. Toto sarebbe stato un finanziatore caro al Giglio magico, davanti al quale non sarebbe rimasto insensibile neppure un altro importante petalo. Nella chat tra Alfonso Toto e l’ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, i finanzieri hanno infatti scoperto un interessamento di Maria Elena Boschi all’emendamento per aumentare il contributo alla concessionaria autostradale presentato dalla deputata dem Paola Bragantini, poi approvato nella fase di conversione della legge di bilancio 2018. L’ex governatore, girando all’imprenditore copia dei messaggi che si era scambiato con l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, mostrò quello in cui Meb aveva scritto: «Il Mit ha presentato emendamento diverso su A24 e A25». E poi: «Il Mit è disponibile a dare l’ok». Abbastanza per far ringraziare la Boschi da D’Alfonso e dirle: «Adesso alla conferenza programmatica del Pd abruzzese ho fatto un numero a tuo sostegno come solo un uomo che viene dal ‘900 sa fare».
(da TPI)

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SUL COVID VOLANO GLI STRACCI NEL CENTRODESTRA, SAVINO (FORZA ITALIA) CONTRO SANTANCHE’ (FDI)

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

L’ACCUSA: “STRIZZA L’OCCHIO A NO VAX E TUIACH”

La responsabile di Forza Italia del Fvg contro la parlamentare di Fratelli d’Italia: ““Di fronte a un quadro purtroppo ancora allarmante, sarebbe opportuno che le forze politiche mettessero da parte le logiche elettorali,
Volano gli stracci a destra: anche perché Fratelli dl’Italia e Lega continuano a lanciare messaggi ambigui ai no-vax mentre Forza Italia è in piena sintonia con la politica del rigore.
“Di fronte a un quadro purtroppo ancora allarmante, sarebbe opportuno che le forze politiche mettessero da parte le logiche elettorali e ragionassero responsabilmente nell’interesse della collettività. Strizzare l’occhio ai no vax, come ha fatto ieri sera in un noto programma televisivo, l’onorevole Santanché, sperando di raccogliere uno zero virgola in più – perché di questo si parla – è legittimo, ma non fa che dare forza a quella minoranza rumorosa che ha contribuito all’impennata dei casi”.
Lo ha scritto in una nota la deputata e coordinatrice di Forza Italia nel Friuli Venezia Giulia Sandra Savino commentando l’intervento a ‘Non è l’arena’ di Daniela Santanché immediatamente dopo l’intervista a Fabio Tuiach.
“Curioso poi che – sottolinea – una autorevole rappresentante della destra si esponga a favore di chi è sceso in piazza pur essendo in malattia e attaccando la gestione dell’ordine pubblico da parte delle forze dell’ordine. Il problema non è l’uso dell’idrante, ma chi è convinto che l’acqua scaricata dall’idrante stesso abbia provocato il focolaio tra i manifestanti. Se si tratta di decidere da che parte stare, Forza Italia non ha mai avuto esitazioni: dalla parte dei cittadini, dei lavoratori, delle imprese. E ovviamente dalla parte dei vaccini che hanno permesso una lenta ma progressiva ripresa”, conclude Savino.
(da agenzie)

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I PARLAMENTARI M5S HANNO DATO IL VIA LIBERA AL 2XMILLE, PER TONINELLI “E’ STATA TRADITA LA NOSTRA IDENTITA'”

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

I CINQUESTELLE AVEVANO SCELTO IN PASSATO DI NON UTILIZZARLA

Ci sono tutti. Da Rifondazione Comunista a Fratelli d’Italia, dal Partito Democratico all’Unione Sudamericana Emigrati Italiani. La Lega c’è pure due volte: come Lega Nord per l’Indipendenza della Padania e nella sua svolta nazionalista come Lega per Salvini Premier. E ora ci saranno anche i Cinque Stelle.
Fino a poche ore fa nell’elenco dei partiti a cui è possibile destinare il 2 per Mille mancava solo il movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Un’assenza voluta, sin dall’inizio.
Un paletto che però ora sta per essere tolto: i parlamentari del Movimento hanno votato a favore dell’ingresso nell’elenco di partiti a cui si può versare il 2 per Mille. Ora toccherà agli iscritti confermare il voto.
Le parole di Giuseppe Conte, capo politico del Movimento, avevano chiarito le intenzioni dei vertici: «Voglio capire da voi se ci sono obiezioni o se condividete questa strada da percorrere». Una direzione confermata dagli eletti: «La stragrande maggioranza è pronta ad affrontare la novità del 2 per Mille», ha spiegato Conte.
Durante il dibattito erano arrivate anche voci di dissenso.
Una di queste è stata quella dell’ex ministro Danilo Toninelli: «Sono contrario. Si tratta di soldi pubblici e noi che parliamo tanto di identità dovremmo ricordarci che la nostra identità si fonda sul fare politica senza gravare sulle casse dello stato. Non capisco neppure come se ne possa parlare».
Più pratico il deputato Davide Zanichelli: «Se lo facciamo per 300 mila euro c’è da capire se il gioco vale la candela». Dubbiosi anche Laura Bottici, Alberto Airola e Vincenzo Presutto.
Durante il dibattito è intervenuto anche Vito Crimi che ha posto diversi dubbi sullo stato patrimoniale del Movimento: «Non erano i banchetti degli attivisti a farci arrivare le risorse ma il blog di Grillo e la Casaleggio».
(da agenzie)

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VACCINO COVID AI BAMBINI DAI 5 AGLI 11 ANNI: VIA LIBERA DELL’EMA

Novembre 25th, 2021 Riccardo Fucile

LE SOMMINISTRAZIONI COMINCERANNO A DICEMBRE

L’Agenzia europea del Farmaco (Ema) ha dato il via libera al vaccino Covid Pfizer-BioNtech per i bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni.
La decisione è stata presa nel corso di un meeting straordinario del Comitato per i medicinali a uso umano Chmp, che è stato anticipato rispetto alla data fissata nelle scorse settimane, e in cui è stata discussa la richiesta.
Le somministrazioni cominceranno anche in Italia non appena si esprimerà anche l’Aifa, ma non oltre dicembre. “In questa popolazione, la dose di vaccino Comirnaty sarà inferiore a quella utilizzata nelle persone di età pari o superiore a 12 anni  (10 µg rispetto a 30 µg)” spiegano da Ema.
Il vaccino anti covid per i bimbi sarà somministrato in due dosi che però saranno ridotte rispetto agli adulti e ai ragazzi. “I test sui bambini di età compresa tra 5 e 11 anni hanno mostrato che la risposta immunitaria a Comirnaty somministrato con una dose più bassa (10 µg) in questo gruppo di età è paragonabile a quella osservata con la dose più alta (30 µg)” spiegano dall’Ema, aggiungendo che l’efficacia è risultata al 90,7% nel prevenire i sintomi della covid-19.
“Gli effetti indesiderati più comuni nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni sono simili a quelli riscontrati nelle persone adulte. Includono dolore al sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, arrossamento e gonfiore al sito di iniezione, dolore muscolare e brividi. Questi effetti sono generalmente lievi o moderati e migliorano entro pochi giorni dalla vaccinazione” spiega l’Ema, aggiungendo che “Il CHMP ha pertanto concluso che i benefici di Comirnaty nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni superano i rischi, in particolare in quelli con condizioni che aumentano il rischio di COVID-19 grave”
Come aveva affermato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, “direi che per i primi di dicembre sarà disponibile il vaccino per la fascia di età 5-11 che per ora non è coperta e per la quale, sottolineo, al momento non è previsto Green pass o altro obbligo”. Lo stesso Sileri ha sottolineato anche che “bisogna vaccinare i bambini perché se si ammalano c’è un rischio che abbiano complicanze anche gravi. E bisogna parlare del Long Covid, perché forse il 40enne non va in terapia intensiva ma così come nei bambini dopo ci possono essere dei disturbi che durano a lungo, perché il virus attacca più organi”.
Cosa consigliano i pediatri sul vaccino anti Covid per i bambini
Parere favorevole al vaccino Covid per i bambini dai 5 agli 11 anni è stato già espresso dai pediatri italiani. Come ha spiegato Rino Agostiniani, vicepresidente Sip (Società italiana pediatria) a Fanpage.it qualche settimana fa: “L’attuale aumento dei casi Covid riguarda le fasce di popolazione non vaccinate all’interno delle quali ci sono per l’appunto i bambini, per i quali ancora non abbiamo cominciato la campagna di vaccinazione, ma soprattutto ci sono gli adulti che non hanno aderito alle somministrazioni. Sì al vaccino per la fascia 5-11 per la loro salute, per evitare la diffusione del virus e per farli tornare ad una vita normale”.
(da Fanpage)

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