Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA CHE FA TREMARE I VERTICI DI VIALE MAZZINI
Una nuova inchiesta fa tremare i manager della Rai. Scoperte gare d’appalto truccate e un giro di mazzette e corruzione.
L’indagine, – si legge su Repubblica- è nata tra le bancarelle del mercato ortofrutticolo di Milano e ha già portato all’arresto dell’ex capo della Direzione acquisti della Tv di Stato, Gianluca Ronchetti. A cui apparterrebbero le buste zeppe di contanti per oltre 194 mila euro e decine di anelli, bracciali, pepite d’oro e Cartier rinvenuti il 31 gennaio nella casa della madre, nascosti dentro i vasi del piccolo giardino all’Aurelio.
Gli inquirenti – prosegue Repubblica – parlano di “un sistema diffuso di irregolarità attuate da dipendenti Rai per favorire l’aggiudicazione di appalti ad alcuni operatori del settore dei servizi di facchinaggio e manovalanza per gli allestimenti scenici nei centri di produzione di Milano e Roma», si legge nell’ordinanza. Tra i vari regali spiccano: due Rolex Daytona, suite all’Hotel Yard di Milano in occasione della partita Roma-Inter, viaggi a Saint Tropez. Persino la chat di gruppo aveva un nome da B-movie: “Martedì…gnocchi”. “Dal 2014 al 2017 sono stati spesi sempre importi maggiori rispetto a quelli che la Rai ha investito per i medesimi servizi nel 2013″, scrivono gli inquirenti.
(affaritaliani.it)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
DUE SINDACI DELLA LEGA, SEI ASSESSORI DI LEGA E FDI, DIECI CONSIGLIERI COMUNALI DI CENTRODESTRA
Sono stati ben 65 gli arresti compiuti la settimana scorsa dai carabinieri nell’ambito di
un’inchiesta dell’Antimafia di Roma, ipotizzando che ad Anzio e Nettuno sia stata costituita una pericolosissima locale di ‘ndrangheta, che faceva ricchi affari con il narcotraffico e con gli appalti pubblici, condizionando la stessa vita politica nelle due città. Un sistema, secondo gli inquirenti, fatto di appoggi in campagna elettorale in cambio di assegnazioni di lavori.
Diciotto i politici che, per la Dda, avrebbero avuto rapporti opachi con la presunta organizzazione criminale e il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, ha deciso di inviare due commissioni d’accesso nei due Comuni per valutare se scioglierli per mafia.
A difendere però il sindaco leghista di Anzio, Candido De Angelis, ex senatore del Pdl, e la sua giunta è subito intervenuto l’ex sottosegretario e coordinatore regionale del Carroccio, Claudio Durigon
Per la Direzione distrettuale antimafia di Roma, alle ultime elezioni nei due centri del litorale romano la presunta associazione mafiosa, con a capo il pregiudicato Giacomo Madaffari e composta da esponenti delle famiglie criminali Gallace, Tedesco e Perronace, avrebbe fatto campagna elettorale per il sindaco leghista De Angelis e per il sindaco civico di centrodestra di Nettuno, Alessandro Coppola.
Nessun politico al momento risulta indagato, ma sono stati indicati rapporti poco chiari tra quella che sarebbe stata una locale di ‘ndrangheta e 18 degli attuali amministratori, oltre a diversi candidati ed ex amministratori.
Nello specifico, l’Antimafia batte sui due sindaci, su sei degli attuali assessori e 10 consiglieri comunali. I contatti con la politica li avrebbe avuto soprattutto Davide Perronace, messo in carcere, figlio del defunto boss Nicola
La presunta associazione mafiosa avrebbe appoggiato cinque assessori di Anzio: l’assessore all’ambiente e sanità Gualtiero Di Carlo, che avrebbe anche rassicurato i Perronace quando si lamentavano di appalti poveri (“Devo parlà io co’ Candido), l’assessore alla scuola Laura Nolfi, di Fratelli d’Italia, il vicesindaco leghista Danilo Fontana, l’assessore alle politiche del territorio Gianluca Mazzi, e l’assessore alle attività produttive Valentina Salsedo.
Ad Anzio la presunta organizzazione criminale avrebbe inoltre fatto campagna elettorale per i consiglieri leghisti Cinzia Galasso, Giuseppina Piccolo e Aristodemo Lauri, per l’ex azzurro Marco Maranesi, che in passato avrebbe anche ricevuto un prestito di 20mila euro dallo stesso boss Madaffari, e per i consiglieri della civica De Angelis, Lucia Pascucci, Matteo Silani, e Flavio Vasoli.
Il consigliere Massimiliano Millaci, eletto con Forza Italia e passato all’Udc, già indagato per narcotraffico, sarebbe infine stato ingaggiato da Francesco Dionisi, ora arrestato, per recuperare un debito di droga da Emanuel Ottaviani, messo invece ai domiciliari, a cui Dionisi aveva consegnato mezzo chilo di cocaina senza ottenere la somma pattuita.
E a Nettuno gli indagati avrebbero fatto campagna elettorale per il sindaco, definito da Madaffari “un amico”, e per i consiglieri Luca Ranucci e Lucia De Zuani, eletta con la Lega e passata a Forza Italia.
L’assessore leghista alle politiche sociali di Nettuno, Maddalena Noce, è stata infine intercettata mentre chiedeva a Gabriele Perronace voti ad Anzio per Anna Sannini, moglie del funzionario comunale Aurelio Droghini.
Per il sindaco De Angelis però la città sta solo “subendo una mortificazione mediatica” e Durigon lo sostiene: “Confidiamo che questa vicenda non comprometterà l’impegno finora dimostrato dal sindaco nel segno della buona amministrazione”.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
SOVRANISTI PATETICI: SALVINI STA SUL VAGO, PER LA MELONI E’ ANCHE COLPA DI BIDEN… TRA UN PAIO DI GIORNI SARA’ COLPA DEGLI IMMIGRATI
Con l’invasione del Donbass da parte della Russia, saranno inevitabili le sanzioni da parte dell’occidente. Così davanti all’escalation russa, la crisi ucraina approda anche al Parlamento italiano che dovrà discutere su quali contromisure attivare.
Ma come sempre accade, la maggioranza è già spaccata con il fronte dei rigoristi, tra cui figurano Il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico, che chiedono immediate contromisure e quello composto da Forza Italia e Lega che predicano prudenza.
Se per il presidente pentastellato, Giuseppe Conte, la situazione è chiara e il via alle sanzioni “ci sta tutto” perché “l’iniziativa di Mosca segna un innalzamento del livello critico e dobbiamo scongiurare una guerra”, ben diversa è la posizione del Carroccio. La Lega ha condannando l’invasione ma, al contempo, sembra preoccuparsi più degli eventuali contraccolpi economici che subirà il Paese e, soprattutto, l’imprenditoria del Nord – già fortemente provata da anni di blocco delle esportazioni verso la Russia – a cui il partito è legato a doppio filo.
Lo sa bene Matteo Salvini che ha sempre strizzato l’occhio a Vladimir Putin, tanto che nel 2017 a La7 affermò che “è improprio definirlo un dittatore” e che credeva che lo zar assieme a Donald Trump e Marine Le Pen avrebbe giocato un ruolo nel futuro delle democrazie e della pace nel mondo, e ora viene smentito dai fatti.
Proprio per questo il Capitano è il più prudente dell’intero arco parlamentare tanto che ieri ha ribadito di “sperare che Draghi vada sia a Kiev che a Mosca”, sottolineando come le sanzioni “sono l’ultima delle soluzioni possibili”. Ma di alternative non sembra esserci traccia e infatti Salvini in queste ore si limita a dire: “Appoggio quello che sta facendo Draghi, e l’Italia mi sembra che a differenza di altri che sarebbero già in guerra domani, abbia una posizione prudente, equilibrata e dialogante”.
Salvini, il grande fan di Putin, una condanna netta sulla situazione in Ucraina non riesce a esprimerla. Il silenzio imbarazzante dietro cui si sta trincerando la Lega per evitare di pestare i piedi allo zar Putin è già stato oggetto di critiche, ma la risposta che ha dato Salvini, incalzato dai giornalisti, è un capolavoro di cerchiobottismo.
“Se condanno le azioni di Putin? Io condanno ogni lesione dei confini” dice Salvini, pur di non fare il nome di Putin. “I confini sono sacri, non si violano” continua Salvini “a me i carri armati non piacciono, di tutto abbiamo bisogno fuorché di guerra”.
Già oggi, Europa Verde aveva condannato il silenzio della Lega sull’argomento.
Meglio non fa Giorgia Meloni, che almeno riesce a riconoscere le responsabilità di Putin ma ci tiene a specificare che “è anche colpa di Biden”.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
VALERIE PECRESSE E ERIC ZEMMOUR PERDONO TERRENO
Sondaggi politici, in Francia Macron sempre avanti con grandi possibilità di riconferma
alla Presidenza della Repubblica per il prossimo mandato, visto che tutte le proiezioni lo danno vincente al ballottaggio.
Continua la discesa nei sondaggi di Valerie Pecresse.
Secondo un rilevamento Opinion 2022 condotto da Elabe, la candidata dei Republicains (Lr) alle presidenziali francesi di aprile ha perso altri 2,5 punti nelle intenzioni di voto al primo turno e otterrebbe l’11,5% dei suffragi.
Il presidente Emmanuel Macron, non ancora candidato ufficiale, si attesta sul 24,5% e avanza di mezzo punto, davanti a Marine Le Pen, che arriva al secondo posto con il 18%.
Il suo rivale nazionalista Eric Zemmour, ancora molto indietro, è dato al 13,5% al primo turno. Sulla sinistra, Jean-Luc Melenchon della France Insoumise otterrebbe l’11%
Seguono il verde Yannick Jadot con il 5,5% e il comunista Fabien Roussel con il 4%. Fanalini di coda, la candidata vincitrice delle “primarie popolari” Christiane Taubira con il 2,5%, lo stesso score della socialista Anne Hidalgo.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
IL RITO, PREVISTO A MARZO SARA’ UNA SORTA DI “MATRIMONIO MORGANATICO”: ALLA BADANTE DEL CAV ANDRA’ UNA RICCA DOTE MA NON CI SARA’ ALCUN VINCOLO NE’ DIRITTO EREDITARIO… I FIGLI DI VERONICA LARIO TREMANO ALL’IDEA CHE POSSA ESSERCI UNA NUOVA “MOGLIE” A SPARTIRE IL PATRIMONIO
La notizia arriva al mattino come una bomba, sfuggita al ferreo controllo dei guardiani di Arcore, forse per forzare su un evento che si voleva celebrare.
Quel che è certo è che l’indiscrezione pubblicata ieri sulla prima pagina di Libero, con l’ipotesi di un imminente matrimonio tra Silvio Berlusconi e la sua compagna, Marta Fascina, ha prima trovato conferme in Forza Italia – nonostante le bocche ufficialmente cucite -, poi nell’entourage dell’ex premier.
Ma a sera è stata smentita, dopo ore molto concitate. «Il rapporto di amore, di stima e di rispetto che mi lega alla signora Marta Fascina è così profondo e solido che non c’è alcun bisogno di formalizzarlo con un matrimonio – scrive il Cavaliere -. Le indiscrezioni comparse oggi sugli organi di stampa non rispondono dunque a verità».
Ma «proprio perché si tratta di un legame così profondo e così importante, assieme a lei sto progettando per un prossimo futuro di festeggiarlo come merita, con un appuntamento che coinvolgerà i miei figli e gli amici».
Non ci sarà nessun matrimonio tradizionale insomma, ma il cosiddetto «matrimonio simbolico», rito diffuso in America, che rappresenta la volontà di suggellare un’unione, con un rituale che non ha valore civile, né giuridico. Una sorta di fidanzamento ma senza necessario sbocco nel matrimonio.
Per il 19 marzo è previsto un «party all’americana», per il quale sono già stati contattati i fornitori, dove è ancora da stabilire.
Ma cosa è successo tra la pubblicazione dell’indiscrezione su Libero e la smentita serale? «Affari di famiglia», dicono i bene informati. Già, la grande, complessa, onnipresente, ramificata famiglia del Cavaliere, che ha avuto sempre un ruolo importante nelle sue scelte – perfino le più politiche – e figurarsi in questo passaggio della vita del fondatore di uno dei più grandi imperi economici europei.
L’ipotesi di un matrimonio vero e proprio è stato solo un fraintendimento? Difficile dirlo, considerando l’escalation di segnali negli ultimi mesi, dai servizi sui giornali di famiglia dalla Sardegna o la Svizzera, ai post su Instagram per festività, compleanni, San Valentino e perfino un bacio sotto gli occhi di Adriano Galliani nella tribuna dello stadio dell’amato Monza.
Però, il matrimonio di un uomo come Silvio Berlusconi prevede complesse conseguenze sul piano patrimoniale, non di facile soluzione.
A quanto risulta la giovane Fascina, nonostante i 53 anni che la separano dal compagno, viene apprezzata per il ruolo che ha saputo ritagliarsi e i limiti che ha scelto di porsi, in pubblico ma anche in privato.
Piace soprattutto, dicono, a Marina e Piersilvio, che la vedono come la donna giusta per dare tranquillità e serenità al padre. Ma un problema c’è. I tre figli di Veronica Lario – Barbara, Eleonora e Luigi – sono eredi dell’impero paterno così come lo sono i due figli del primo matrimonio, Marina e Piersilvio.
Se si celebrassero vere nozze, con i diritti che acquisirebbe la Fascina, la suddivisione cambierebbe, con la quota legittima che spetterebbe alla nuova moglie. Un passaggio delicatissimo. Quindi, ogni voce e accelerazione è stata bloccata.
Berlusconi resta impegnato sul fronte politico e intanto omaggia la sua compagna. Perché la vita per lui è quella che arriverà e non quella che già c’è stata.
Il matrimonio morganatico è una forma di matrimonio sviluppatasi già in età feudale, per la quale il marito concedeva una donazione (detta morganatica) alla moglie di secondo letto, subordinata al patto esplicito che a essa (e agli eventuali figli) non sarebbe spettato alcun diritto sui beni del marito in concorrenza con gli altri figli. Il matrimonio morganatico era utilizzato anche nell’unione di un nobile con una donna di rango inferiore, e garantiva che né lei né gli eventuali figli acquisissero la posizione giuridica del marito. Per la legge salica, i figli nati da matrimonio morganatico erano esclusi dai diritti di successione
(da il Corriere della Sera)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
ANDRY BILECKY: ”SONO DI DESTRA, COMBATTO PER LA MIA PATRIA”… UN CORPO SPECIALE DI 1.300 UOMINI, CI SONO ANCHE ITALIANI
«Noi a Kiev possiamo dare ordini, ma ieri sono morti due soldati ucraini e 18 sono stati
feriti. Non c’è esercito al mondo che sopporti l’ordine di non difendersi». Risponde così in un’intervista a Repubblica Andry Bilecky, 42 anni, fondatore del Battaglione Azov che ha accumulato encomi militari e denunce.
«Negli ultimi giorni il governo ha disposto ordini molto severi, e tutto il mondo ha visto che a sparare era il lato opposto del fronte. Ma il soldato che vede morire i suoi commilitoni ovviamente ignora l’ordine del generale. E lo stesso fa il capo responsabile dei suoi uomini».
Ne ha circa 1260, dice, tra questi fino a poco tempo fa c’erano quattro italiani. Ma soprattutto, fa sapere, i suoi non accetteranno mai amputazioni territoriali dell’Ucraina: «Impossibile. Due milioni di ucraini sfollati non rinunceranno mai a tornare nelle loro case. E comunque la Russia non si fermerà. Dovremo lottare ovunque».
Bilecky risponde anche alle accuse di tortura: «Mi ricordo un “prigioniero” che non abbiamo mai catturato e ci accusava di averlo torturato. Non conosco guerre in cui una parte non accusi l’altra di crimini di guerra».
Dice che non è nazista e che il fascismo è stato inventato in Italia: «I nostri simboli? Qualsiasi bastone che incroci un altro bastone somiglia a una svastica. Se poi mi chiede come la penso io, lo dico chiaro: sono di destra. Fine».
E nemmeno si sente antisemita: «Assolutamente no, sono un convinto sostenitore di Israele: il suo modello di società e di difesa è molto vicino al modello ideale per l’Ucraina. Diversi ebrei hanno combattuto con noi, E abbiamo avuto anche tre antifascisti. Le opinioni personali non contano, conta difendere il Paese».
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
DEDICATO A CHI SI SCANDALIZZA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA, QUESTI SONO 22 IMPRENDITORI… HANNO PERCEPITO 460.000 EURO PER POI ACQUISTARE BENI DI LUSSO
La Guardia di Finanza di Monza ha denunciato ventidue imprenditori della provincia per aver percepito illecitamente contributi a fondo perduto per l’emergenza.
Secondo la ricostruzione delle fiamme gialle i denunciati avrebbero ricevuto illecitamente oltre 460 mila euro, utilizzati principalmente per acquistare beni di lusso o “godersi la vita”.
I finanziamenti erano erogati dall’Agenzia delle Entrate ed erano destinate dal Decreto Rilancio alle imprese colpite da cali di fatturato dovuti al Coronavirus.
Secondo le fiamme gialle uno di loro ha ottenuto il denaro e lo ha usato per finire di pagare il finanziamento per l’acquisto di un Rolex.
In sei, secondo quanto è emerso, hanno percepito contributi a fondo perduto, richiesti telematicamente all’Agenzia delle Entrate, per un totale di 237 mila euro, tra cui l’amministratore unico di una società di impiantistica elettrica di Giussano, che avrebbe incassato 147 mila euro, il titolare di una cooperativa che ha firmato un’istanza di contributo a fondo perduto per circa 50 mila euro e due rappresentanti legali di due società sportive brianzole, beneficiarie di oltre 28 mila euro.
In sette, infine, hanno ottenuto finanziamenti bancari assistiti da garanzia per complessivi 210 mila euro, senza averne diritto.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
ORA GLI INFAMI STANNO CON I CRIMINALI IMPERIALISTI
Da che mondo è mondo destra è uguale a patriottismo. E da che mondo è mondo destra
è anticomunismo. Ovunque ma non in Italia, strano paese in mezzo al Mediterraneo in cui ogni destra possibile, da quella estrema di Fratelli d’Italia a quella moderata di Forza Italia passando a quella populista della Lega, declina la sua azione politica inneggiando ai peggiori nemici dell’Occidente.
Se l’amicizia personale tra Silvio Berlusconi e Putin potrebbe non avere nulla di politico, è invece sotto gli occhi di tutti l’innamoramento ideologico per lo zar di Mosca di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. In questo decennio non è passato anno in cui i due non abbiano sentito il bisogno di dichiarare la fatale attrazione verso l’uomo che vuole rifondare l’impero sovietico riconquistando pezzi di nazioni che si sono liberate dalla morsa moscovita. E in questi giorni non passa ora in cui queste bruttissime destre italiane non si dicono pronte a vendersi agli interessi di Mosca per qualche tonnellata di gas in più.
La destra eroica che sognava la riunificazione sulle “Strade d’Europa”, che cantava “Europa Nazione” contro tutto e tutti, è diventata una
destra bottegaia che ragiona sempre e comunque con la paura della pancia vuota. Vale la pena ascoltare il grido di dolore per questa giravolta esistenziale che uno come Enzo Raisi, già deputato di Alleanza Nazionale, già assessore della giunta Guazzaloca a Bologna, pezzo di storia della destra italiana (consiglio la lettura del suo “La casta siete voi” con la prefazione di Gianfranco Fini), ha lanciato su Facebook: “Molti di quelli che con me cantavano ragazzi di Buda ragazzi di Pest, che piangevano ricordando la figura di Jan Palach pare che oggi dei ragazzi di Kiev proprio non gliene frega niente stanno con i loro Caini di allora e di oggi… è proprio un mondo che va alla rovescia”.
Farebbe ridere se non fosse una bestialità culturale il tradimento di chi, come Giorgia Meloni, svende in nome di un sovranpopulismo servo ciò che della propria storia non andava buttato: l’anti totalitarismo, l’utopia di un’Europa “imperiale”, forte e unita, la lotta pressoché solitaria contro il mondo uscito da quella Yalta che aveva appaltato al blocco sovietico metà Europa continentale, fino a Berlino, fino alla bolognese via Stalingrado.
Vale allora la pena di ascoltare per intero lo sfogo social di Enzo Raisi, perché no, non è detto che la storia della destra debba finire così, in braccio ai nemici di un tempo, senza che nulla sia cambiato se non il proprio vuoto ideale: “Quando Putin – scrive Raisi- ci ha preso per i fondelli dicendo che la sua era solo una manovra militare i filo putiniani tutti a dire “avete visto i guerrafondai erano Biden e il suo governo gne gne…”. Ora che Putin ha dimostrato con i fatti che ci prendeva per i fondelli e ha riconosciuto le due regioni ucraine che si sono dichiarate indipendenti e ha cominciato a mandare le truppe per l’assalto finale i filoputiniani “eh si ma è colpa degli americani..”.
Che l’Ucraina sia uno stato libero, democratico e indipendente e che vuole giustamente scegliere di tornare ad essere uno stato europeo, come sempre è stato nella storia, a lor signori non gliene frega nulla. È sempre colpa degli americani, di Biden e gne gne. Poi toccherà ai paesi Baltici e riusciranno a dire che i russi hanno diritto a uno sbocco sul mare…”. Fino all’atto di accusa finale: “Ma almeno abbiate il coraggio – ancora Raisi – di dire quello che avete in testa, vi piace Putin, il suo sistema autoritario, i suoi oligarchi corrotti che lo sostengono. Non trovate sempre la scusa degli americani, almeno siete più credibili, l’uomo forte vi è sempre piaciuto. Ma a noi che da destra la scelta democratica l’abbiamo fatta non con le parole ma con i fatti, quelli come Putin ci fanno schifo”.
Applausi. Applausi scroscianti. Perché no, la destra italiana non può essere solo quella che applaude inebetita quando i cavalli dei cosacchi si abbeverano alla fontane di Roma. E di Praga. E di Kiev…
(da Huffingtonpost)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
ALTRO CHE SEDICENTI PATRIOTE DEL CAZZO
Per le mamme che incontra accompagnando i suoi gemellini di due anni all’asilo è semplicemente Yulia. Per la sua unità invece è “bilka”, scoiattolo. Bilka non è un soldato qualunque. Bilka è il miglior cecchino delle forze armate ucraine.
Mamma di quattro figli – oltre i due gemellini, un figlio di 14 e uno di 16 anni – Yulia si è arruolata nel 2014, quando, scoppiata la crisi in Crimea, ha iniziato a leggere su internet storie di cecchine, soprattutto russe. E ha deciso di dare così il suo contributo all’Ucraina. Imbracciando un’arma di precisione. Voleva – confessa Yulia al Corriere della Sera che la intervista – “difendere la patria”.
Ma prima di diventare lo “scoiattolo” delle forme armate ucraine, Yulia si è “arruolata” tra le forze civili. “Era poco, sempre troppo poco”. Così Yulia decide di fare di più. È andata su internet. E qui ha iniziato a leggere storie di cecchine, soprattutto russe. Donne spaventose. Allora Yulia si è arruolata come volontaria. “Primo fucile un SVd Snaiper Dragunov russo, calibro 7,62”. Alla domanda se fa la cecchina per femminismo, Blika annuisce, aggiungendo però che lo fa anche “per difendere la patria”. L’ha fatto per 5 anni. Ora è nella riserva, ma in pre allerta. E si dice pronta a tornare. Un Sbroiar ucraino che – specifica lo “scoiattolo”, forse con una nota di orgoglio nazionale – ha un tiro utile di 800 metri come il russo Dragunov, ma è più preciso.
A Blika piace fare la mamma, però confessa: “credo di poter essere più utile là fuori a difenderli con il fucile che chiusa in casa”. E Yulia non è l’unica mamma che ha imbracciato un fucile per difendere i propri figli, e la propria patria.
(da agenzie)
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