Destra di Popolo.net

L’ARCHITETTO DI PUTIN PERQUISITO E INDAGATO PER AUTO-RICICLAGGIO

Febbraio 27th, 2022 Riccardo Fucile

IN RUSSIA HA REALIZZATO LE DIMORE DI MOLTI OLIGARCHI: AVREBBE SOTTRATTO AL FISCO 50 MILIONI DI EURO

La guerra in Ucraina non c’entra. Ma c’è un legame con la Russia. Indagato a Brescia l”architetto di Putin’. Si tratta di Lanfranco Cirillo, professionista 63enne che in Russia ha realizzato le dimore di molti oligarchi, ottenendo anche la cittadinanza.
A dare la notizia è Il Giornale di Brescia, secondo cui nei giorni scorsi sono state effettuate perquisizioni nelle residenze di Roncadelle di proprietà della moglie di Cirillo, che sarebbe indagato per infedele dichiarazione dei redditi, autoriciclaggio e violazione del codice a tutela dei beni culturali.
In sostanza, secondo la Procura di Brescia il professionista avrebbe falsamente indicato che la sua attività si svolgeva all’estero per non versare le tasse in Italia.
Sotto la lente della Gdf sono finiti gli anni dal 2013 al 2019, durante i quali sarebbero stati sottratti al fisco 50 milioni di euro.
Nel corso delle perquisizioni la Gdf ha sequestrato opere di Botero, Picasso, Cezanne, Kandinsky, De Chirico e Fontana, la cui proprietà non sarebbe stata notificata ai Beni culturali. Sotto sequestro anche l’elicottero di proprietà di Cirillo, da lui pilotato personalmente e acquistato in Russia.
(da agenzie)

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LA COMUNICAZIONE VIA SOCIAL DI ZELENSKY MASSACRA UN PUTIN IMBALSAMATO

Febbraio 27th, 2022 Riccardo Fucile

NELLO STILE COMUNICATIVO NON C’E’ PARAGONE

C’è un fatto in mezzo al rumore di informazione – e di disinformazione – che si sta creando intorno alla vicenda dell’aggressione russa all’Ucraina. Il fatto è rappresentato dallo stile di comunicazione – che può sfruttare, ormai, soltanto i canali social più importanti – del presidente del Paese invaso, Volodymyr Zelensky.
Non è un aspetto banale, nonostante la guerra si stia giocando sui suoi fronti più duri. C’è gente per strada che soffre e cerca riparo nelle stazioni della metropolitana, ci sono i palazzi sventrati dalle esplosioni, c’è l’esercito ucraino che sta conducendo una resistenza molto organizzata nei confronti delle truppe russe.
Poi, c’è lui – l’ex comico diventato presidente dell’Ucraina nel 2019, dopo aver letteralmente sbaragliato la concorrenza del suo avversario dell’epoca Petro Poroshenko -, che usa la sua presenza scenica, i tempi del teatro e i mezzi video con cui è evidentemente a suo agio per ottenere risultati importanti non solo nel trasmettere fiducia alla sua popolazione, ma anche nel tagliare traguardi diplomatici non di poco conto
Prima dell’esplosione del conflitto e dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, i tweet con cui comunicava ai suoi concittadini faticavano a superare l’ordine delle centinaia, per quanto riguarda risposte e interazioni. Gli ultimi suoi tweet, invece, sono nell’ordine delle decine di migliaia di condivisioni e interazioni. In crescita evidente anche il numero dei suoi followers su Twitter.
Chiaramente, la contingenza della situazione – che ha portato tutto il mondo e una audience decisamente più vasta del solito a occuparsi e a interessarsi dei problemi geopolitici intorno all’Ucraina – ha evidentemente influito su questa visibilità che Zelensky sta trovando.
Ma molto è stato fatto grazie anche al modo con cui il presidente ucraino si sta presentando a questa platea sempre più vasta di persone che, da lui, si aspetta di ricevere ormai aggiornamenti sempre più frequenti sull’andamento della guerra.
Non ci sono più soltanto le comunicazioni istituzionali: Zelensky si mostra di sera, in tenuta mimetica e circondato dal suo staff, per ribadire al popolo ucraino che non abbandonerà Kiev; si mostra di mattina, davanti a uno dei luoghi iconici della capitale, per smentire i rumors che lo volevano già lontano dal Paese. Usa battute per sminuire le affermazioni degli avversari, come quando sostiene di aver risposto agli americani che gli avevano offerto una via d’uscita per lasciare il Paese di aver bisogno di armi e non di un passaggio.
Zelensky, attraverso il suo profilo (con cui comunica le stesse cose in inglese e in ucraino), si colloca – di fatto – alla testa della resistenza ucraina. Lancia messaggi ai russi attraverso il suo canale Telegram, percependo la maggiore importanza che l’app di messaggistica istantanea ha per la popolazione del Paese che, in questo momento, lo sta attaccando.
Lancia messaggi agli alleati attraverso Twitter, da sempre considerato il social simbolo delle comunicazioni istituzionali del mondo occidentale.
A quanto pare, il fatto di twittare da un Paese in guerra, in una condizione decisamente infelice per quanto riguarda la tenuta democratica, attribuisce un valore maggiore alle sue parole. Lanciare frecciate al presidente del consiglio italiano Mario Draghi con un certo velo di ironia («rivedrò il calendario bellico per rispondergli al telefono») rappresenta uno degli strumenti di pressione.
Fare accorati appelli alla rapidità di intervento direttamente dal fronte di guerra evidentemente fa aumentare la stima dei suoi interlocutori nei suoi confronti. Il successo nella convergenza – nelle ultime ore – anche degli alleati più scettici nei confronti delle sanzioni alla Russia basate anche sul sistema dello SWIFT rappresenta sicuramente uno dei frutti della sua strategia politica.
Quanto sembra distante, insomma, Vladimir Putin, che invece comunica soltanto attraverso i media di stato, in patinati interventi impostati davanti alla telecamera, sfruttando la compiacenza degli organi di informazione che il Cremlino, di fatto, controlla.
(da agenzie)

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IL CORAGGIO DELLA DONNA UCRAINA CHE ACCOMPAGNA OLTRE IL CONFINE I FIGLI DI UNO SCONOSCIUTO

Febbraio 27th, 2022 Riccardo Fucile

“LI METTA IN SALVO“

È un gesto di pura umanità e coraggio quello compiuto da Nataliya Ableyeva, 58 anni, ucraina, che sabato al confine con l’Ungheria si è vista consegnare da uno sconosciuto due bambini: i figli di un uomo bloccato al confine. Il suo compito? Quello di accompagnare i piccoli oltre la frontiera, affinché potessero riabbracciare la madre che stava arrivando dall’Italia.
La vicenda l’ha raccontata Reuters in un reportage; i protagonisti sono un uomo di 38 anni in fuga dalla guerra con i due figli, bloccato però al confine dopo l’ordine che impedisce a qualsiasi cittadino ucraino di età compresa tra i 18 e i 60 anni di sesso maschile di lasciare il Paese, perché chiamati a difendere il proprio territorio.
Così, piuttosto che tornare indietro con i figli, l’uomo ha deciso di affidarli ad una sua connazionale, Nataliya Ableyeva, che non aveva mai visto prima
“Me li ha consegnati e si è fidato di me, lasciandomi anche i loro passaporti”, ha spiegato la donna, originaria come lui della città di Kamianets-Podilskyi, nell’Ucraina occidentale, costretta a sua volta a lasciare indietro i suoi due figli maschi, un poliziotto e un infermiere.
A Nataliya il padre dei due bambini aveva lasciato anche il numero di telefono della madre, nel frattempo partita dall’Italia per raggiungere il confine, e che aveva aveva ricevuto i contatti della donna
Poi finalmente l’incontro a Beregsurany, dove i tre hanno atteso su una panchina l’arrivo della mamma, Anna Semyuk, 33 anni, che finalmente ha riabbracciato i suoi due figli, in salvo dall’Ucraina e dalle bombe. Ma un abbraccio, fortissimo, Anna l’ha dato anche a Nataliya.
Una stretta tra le lacrime, un gesto che vale più di mille parole. “Quello che posso dire ai miei figli è che ora andrà tutto bene”, ha detto Anna a Reuters. “In una o due settimane saremo a casa”.
(da NetQuotidiano)

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NASCE L’ESERCITO DEGLI HACKER, NEL MIRINO ANCHE GAZPROM, MUSK METTE A DISPOSIZIONE I SUOI SATELLITI

Febbraio 27th, 2022 Riccardo Fucile

IL GRUPPO TELEGRAM CONTA GIA’ OLTRE 100.000 ISCRITTI… OBIETTIVO COLPIRE LE AZIENDE FINANZIARIE RUSSE

«Stiamo creando un esercito IT. Siamo in ricerca di talenti digitali». L’appello è stato lanciato con un tweet da Mykhailo Fedorov, vice primo ministro dell’Ucraina con delega alla trasformazione digitale.
Nelle scorse ore era stato sempre Fedorov a chiedere di inviare finanziamenti all’Ucraina in forma di criptovalute. Ora il nuovo progetto: un battaglione di hacker, per garantire i servizi essenziali ai cittadini rimasti a Kiev e per attaccare le forze nemiche: «Ci saranno compiti per tutti. Continuiamo a combattere sul fronte cyber».
Il logo è già pronto, con tanto di colori dell’Ucraina.
Il gruppo Telegram anche. Dentro ci sono già oltre 100 mila iscritti e istruzioni per altri sottogruppi in cui organizzare le forze. Nella lista degli obiettivi da attaccare ci sono soprattutto aziende russe che si occupano di energia e finanza tra cui il colosso Gazprom.
Sempre Fedorov aveva chiesto a Elon Musk di attivare in Ucraina i servizi di rete fornite da Starlink, la costellazione di satelliti lanciati in orbita dal fondatore di Tesla. Musk nelle ultime ore ha risposto, sempre su Twitter, a Fedorov: «Il servizio Starlink ora è ativo in Ucraina».
Questi satelliti mettono a disposizioni una rete internet a banda larga che potrebbe essere fondamentale in caso di sospensione del servizio in Ucraina.
(da Open)

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HO ACCESO LA TV E HO TROVATO DEI FIGLI DI PUTIN SULLA RAI2

Febbraio 27th, 2022 Riccardo Fucile

UN INCREDIBILE PROGRAMMA DEI SERVI DI MOSCA CHE GIUSTIFICANO IL CRIMINALE DI GUERRA

Ieri sera ho visto un incredibile programma di Rai2 in cui un corrispondente da Mosca giustificava Vladimir Putin, accusando il mondo libero di avere umiliato la Russia dopo il crollo del comunismo, e perciò di avergli provocato la frustrazione che ora gli ha fatto invadere l’Ucraina.
Pure io a questo punto sono frustrato: davvero dobbiamo pagare il servizio pubblico per ricevere propaganda putiniana? Inconsapevole, probabilmente. Perché se a un giornalista si chiede non cronaca ma analisi, e poiché ogni misfatto ha il suo antefatto, è possibile che egli si sbizzarrisca andando a ritroso di trent’anni per “capire” e “spiegare” l’invasione dell’Ucraina
Un po’ come certi ineffabili sociologi tv che commentano i crimini dando la colpa alla società o alla opprimente architettura del Corviale, invece che ai criminali.
Lo speciale Tg2 ha illustrato la versione di Putin, accusando gli Usa di avere depredato la Russia negli anni ’90. Abbiamo altri ricordi.
Se gli oligarchi (vero nome: mafiosi) russi hanno approfittato delle privatizzazioni, che c’entrano gli Stati Uniti? Sono stati i vari Berezovsky e Abramovich ad arricchirsi, non miliardari o società americane.
I dirigenti di Mosca si sono fatti corrompere da loro concittadini. In ogni caso, è arduo trovare un rapporto causa-effetto fra accadimenti di un terzo di secolo fa e l’aggressione dell’Ucraina, se non nelle personali paranoie di Putin. Che si comporta da psicolabile fuori controllo: il botulino gli avrà dato alla testa.
Insulta perfino il capo dei suoi servizi segreti in diretta tv, una scena da Fantozzi. Dà dei “tossicodipendenti” e “nazisti” ai dirigenti ucraini liberamente eletti (diversamente da lui, che incarcera o avvelena i suoi avversari).
Sono tanti i figli di Putin in Italia: oltre al corrispondente Rai di ieri sera si stanno esprimendo al meglio Travaglio, Salvini, Meloni, populisti, complottisti, sedicenti nostalgici fascisti e comunisti.
Tutti quelli che “sì, però anche gli Usa, l’Europa, la Nato”.
Insomma: se un bandito internazionale invade l’Ucraina, è pure colpa nostra. Lo storico inglese A.J.P. Taylor fece risalire le cause della Seconda guerra mondiale alle angherie subìte dalla Germania col trattato di Versailles. Ma il suo libro uscì nel 1961. Se lo avesse pubblicato nel 1940, mentre le famiglie della Londra bombardata si rifugiavano in metrò così come oggi quelle di Kiev, sarebbe finito linciato dai suoi connazionali.
Cari analisti, l’unico Master of war dylaniano in azione adesso è il Ras Putin. Non cercate peli nell’uovo.
(da Huffingtonpost)

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L’ARMATA RUSSA RESTA A SECCO DI CARBURANTE E RIFORNIMENTI: CINGOLATI FERMI PER STRADA, CIVILI UCRAINI LI ASSALTANO

Febbraio 27th, 2022 Riccardo Fucile

LA CATENA LOGISTICA DI PUTIN E’ UN FALLIMENTO

Un mezzo cingolato russo fermo per strada. Nel filmato un auto accosta e il guidatore chiede ai soldati cosa sia successo. Loro spiegano di essere rimasti senza carburante. E ci ridono su.
Ma il problema dei rifornimenti di combustibile comincia a pesare sull’avanzata dell’armata di Mosca.
In lontananza nello stesso video si vede anche un carro armato T72 bloccato, probabilmente per lo stesso motivo.
Testimonianze di veicoli abbandonati dopo avere vuotato i serbatoi aumentano, così come quelle sul saccheggio delle stazioni di servizio.
In un caso, due militari russi rimasti sul camion immobile sono stati assaltati da civili: uno è stato ucciso, l’altro catturato.
La catena logistica sarà un altro elemento chiave dell’invasione: i tank del Cremlino sono sparsi in un’area vastissima, a centinaia di chilometri dalle loro basi.
Più vanno avanti, più fargli arrivare carburante e munizioni diventa complicato.
I soldati ucraini lo sanno e lanciano imboscate contro le colonne dei rifornimenti, affidate in genere a ragazzi di leva e scarsamente protette.
(da La Repubblica)

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CREATA LA BRIGATA INTERNAZIONALE DI COMBATTENTI VOLONTARI PER L’UCRAINA: PIOVONO ADESIONI DA USA, ITALIA, INDIA, ALBANIA, REGNO UNITO

Febbraio 27th, 2022 Riccardo Fucile

L’APPOGGIO DELLA GRAN BRETAGNA

«Chiunque voglia unirsi alla difesa dell’Ucraina, dell’Europa e del mondo può venire e combattere fianco a fianco con gli ucraini contro i criminali di guerra russi»: l’appello lanciato dal presidente Zelensky per la creazione di una sorta di «brigata internazionale» non è passato inosservato.
«Stiamo ricevendo armi, medicine, cibo, carburante e denaro. Si è formata una forte coalizione internazionale contro la guerra per sostenere l’Ucraina». Armi di difesa, medicine, cibo.
Ma anche combattenti. Foreigns fighters. Una sorta di legione straniera nascosta, fatta di professionisti della guerra, contractors, ex militari provenienti da mezzo pianeta.
A sostenere la richiesta di Zelensky, poiuttosto apertamente, è stata l’Inghilterra di Boris Johnson. «Appoggeremo completamente qualsiasi cittadino britannico voglia andare a combattere le forze russe», ha dichiarato senza troppi giri di parole il ministro degli esteri Liz Truss in un’intervista alla BBC, ripresa dal Guardian. «Ovviamente si tratta di decisioni personali», ha aggiunto il ministro.
Ma l’apppoggio, definiamolo, ideologico resta. «Il popolo ucraino sta combattendo per difendere la democrazia: non solo per il suo paese, ma per l’Europa intera. Che Putin sta sfidando. Se i cittadini britannici vogliono supportare la lotta, li sosterremo». E sarà una guerra lunga, ha aggiunto la signora Truss. «Potrebbe durare diversi anni, essere molto sanguinosa e segnare l’inizio della fine di Putin». Parole pesanti che segnano un nuovo, pericoloso passo verso un ulteriore inasprimento della relazioni tra Occidente e Russia.E l’Inghilterra non è l’unico paese ad aderire alla richiesta del presidente ucraino. Da settimane si parla di combattenti americani, albanesi, indiani che si sono uniti segretamente ai militati di Kiev in difesa dei territori attaccati dai russi. E non mancherebbero gli italiani, pronti a recarsi in Ucraina
(da La Stampa)

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”PUTIN VIVE IN UNA BOLLA, HA PERSO OGNI RAZIONALITÀ E PRAGMATISMO, SERVONO SANZIONI DURE E UN SOSTEGNO MILITARE IMMEDIATO ALL’UCRAINA”

Febbraio 26th, 2022 Riccardo Fucile

L’EX OLIGARCA RUSSO, MIKHAIL KHODORKOVSKY: “MOLTI SETTORI ECONOMICI NON CONDIVIDONO L’AZZARDO DI PUTIN; L’ ESERCITO NON È COSÌ COESO E UNA PROLUNGATA CAMPAGNA IN UCRAINA CON INGENTI PERDITE POTREBBE PORTARE A UNA ROTTURA”

“Putin vive in una bolla con una visione distorta del mondo. È diventato molto pericoloso. Occorre agire subito e va fermato in Ucraina”. “L’Europa deve essere unita. C’è in gioco molto di più di qualche fornitura di gas: sotto attacco sono libertà, democrazia e diritti su scala globale. Sono necessarie sanzioni dure sull’apparato di potere politico ed economico russo, sulle istituzioni finanziarie, sull’interruzione del trasferimento di tecnologie avanzate, sul congelamento dei capitali esteri, anche se queste avranno efficacia solo sul medio periodo”.
A parlare così, in un’intervista a ‘Repubblica’ è Mikhail Khodorkovsky, ex capo di Yukos, una delle più grandi aziende russe e fra le prime al mondo nel settore petrolifero. Khodorkovsky, che ora vive in esilio a Londra, ha passato 10 anni in carcere dal 2003, dopo che nel 2001 ha promosso la Fondazione “Open Russia” per sostenere le forze democratiche e della società civile e criticando corruzione e inefficienza del regime.
“Putin – sottolinea – ha spostato la lancetta del tempo indietro di 80 anni, facendoci tornare al 1939, quando Hitler invase la Polonia. Ha perso ogni razionalità e ogni pragmatismo. La sua emozionalità prevale sulla ragione e comprende solo il linguaggio della forza. Avete visto come ha trattato in diretta tv Serghej Naryshkin, il capo del servizio segreto esterno?”
“Serve un sostegno militare immediato all’esercito ucraino. Servono armi, munizioni, droni, formazione militare di nuove unità, intelligence, tecnologia cyber. Ogni ora è preziosa. Gli ucraini non stanno combattendo soltanto per difendere la loro libertà, ma anche la nostra e quella di tutto il mondo libero”, dice Khodorkovsky, secondo il quale andrebbero sostenuti in maniera energica anche i dissidenti russi: “Le manifestazioni di questi giorni sono un atto di estremo coraggio. Partecipare a una manifestazione oggi a Mosca ha un costo altissimo: arresto, tortura, rischio di perdere il lavoro. L’Occidente deve fare di più per sostenere i dissidenti perché il regime può ancora cambiare. Molti settori economici non condividono l’azzardo di Putin; l’esercito non è così coeso e una prolungata campagna in Ucraina con ingenti perdite potrebbe portare a una rottura”.

(da Huffingtonpost)

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KASPAROV E LA MOSSA PER DARE SCACCO MATTO A PUTIN: “SE NON MANDATE IL CREMLINO IN BANCAROTTA, L’ÉLITE RUSSA NON ALZERÀ UN DITO”

Febbraio 26th, 2022 Riccardo Fucile

L’EX CAMPIONE DEL MONDO DI SCACCHI E DISSIDENTE RUSSO INDICA L’UNICA VIA “TAGLIATE FUORI LA RUSSIA DAI MERCATI FINANZIARI. SE SI PRETENDE CHE IL DEBITO SOVRANO O IL DEBITO DI GAZPROM E DI ROSNEFT SIANO ONORATI ORA, L’INDUSTRIA RUSSA VA IN BANCAROTTA”… A QUEL PUNTO GLI OLIGARCHI FANNO FUORI PUTIN

Garry Kasparov, l’Europa e gli Stati Uniti dovranno pagare un prezzo per questa guerra?
«Siamo realisti: sì — risponde l’ex campione mondiale di scacchi, già dissidente sovietico, poi fuggito a New York per mettersi in salvo perché da sempre si oppone a Vladimir Putin —. E il prezzo da pagare potrebbe essere alto, dopo vent’anni di noncuranza. Vent’anni senza ascoltare chi avvertiva che Putin non era solo il nostro problema, che sarebbe diventato il problema di tutti. Tutti i dittatori, quando hanno soggiogato il loro popolo e distrutto l’opposizione, guardano fuori. E Putin per vent’anni non ha visto conseguenze per i suoi crimini».
Ha attaccato in Cecenia, Georgia, Siria, l’Ucraina nel 2014…
«Ci sono i bombardamenti a tappeto su Aleppo, l’annessione della Crimea, l’uccisione di Litvinenko, l’avvelenamento degli Skripal. E con quali conseguenze? Sì, qualche sanzione, ma poca roba. E a differenza di Hitler negli anni ’30, ha fatto tutto alla luce del sole. Nel 1939 non avevamo tecnologie per controllare come Hitler si preparasse all’attacco sulla Polonia. Stavolta abbiamo visto tutto, Putin non si è mai nascosto. Ha anche costruito la più influente rete di lobbisti e agenti in giro per il mondo. Chamberlain, Daladier e quelli che rifiutarono azioni forti contro Hitler a metà degli anni ‘30 si sbagliarono. Ma Chamberlain non ha mai fatto affari con Hitler. Puoi pensare che sia stato ingenuo. Ma i politici di oggi hanno preferito continuare a fare affari con Putin e molti di loro essere anche nel suo libro paga».
Dunque la risposta dell’Europa non è forte perché c’è troppo denaro russo che gira?
«Si chiama corruzione. Al denaro russo si è permesso di influenzare ogni livello della vita americana, ma soprattutto europea: che fosse vita politica, sociale, lo sport, gli affari. Centinaia di miliardi sono stati sparsi nel mondo libero. Perché questo denaro non è andato in Cina, Venezuela o Iran. È finito a Vienna, Monaco di Baviera, Firenze, Milano, Parigi, Londra, New York. Non possiamo sottovalutare l’influenza di questi soldi».
O semplicemente abbiamo sottovalutato la dinamica del regime russo
«Putin non ha mai nascosto le sue intenzioni, è stato sincero come Hitler in Mein Kapmf. Sono anni che dice che l’Ucraina non è uno Stato sovrano. Se ne sono lavati tutti le mani. Ha detto che il collasso dell’Urss la più grande catastrofe geopolitica. Ha messo sul tavolo la sua visione strategica molto apertamente almeno da 15 anni. È stato sempre molto coerente nel portare avanti il suo programma. E poiché non ha visto nessuna vera risposta dal mondo libero, si è detto: perché no? Posso fare qualsiasi cosa».
Ora ha varcato la linea rossa dell’Occidente?
«Tocca al mondo libero di dimostrarlo. Invece sentiamo parlare del prezzo economico che dovreste pagare, che c’è. Ma gli ucraini stanno pagando il prezzo delle loro vite e quelli che parlano del loro prezzo economico da pagare, in euro o in dollari, si devono vergognare. Stanno ancora cercando di misurare danni economici a fronte di un sacrificio in vite umane che è in corso».
Alcuni pensano che questa può essere la fine di Putin perché gli oligarchi attorno a lui si rivolteranno. Possibile
«L’ha vista l’élite di Putin al Consiglio di sicurezza dell’altro giorno?».
Sembravano terrorizzati..
«Essere terrorizzati perché non si è d’accordo con un dittatore non significa essere pronti a ribellarsi. Sono terrorizzati, ma aspettano di vedere che farà l’Occidente».
Ma può essere la fine di Putin?
«Sì, però dovete agire. Mostrategli che c’è un prezzo. Se il mondo libero reagisce di nuovo in modo scadente quelli si diranno che va tutto bene, che possono sopravvivere. Se non c’è un costo per l’aggressione, se la macchina da guerra di Putin non smette di funzionare perché va in bancarotta, se non mandate il regime di Putin in bancarotta adesso, non vedo come l’élite possa alzare un dito. Ribellarsi a Putin può voler dire mettere fine alla propria vita. Nessuno lo farà se non c’è una minaccia diretta ai miliardi di dollari che quella gente ha accumulato nel mondo libero»
Se si escludono le grandi banche russe dai mercati in euro e dollari il sistema finisce in ginocchio. Non trova?
«È ciò che chiedo: tagliate fuori la Russia dai mercati finanziari globali. Assicuratevi che il sistema finanziario del Paese non sia più sostenibile e non possa generare risorse per la macchina da guerra di Putin. Anche se lui sta seduto su riserve liquide da oltre 600 miliardi di dollari».
Ma non basterebbero appena a salvare le due prime banche?
«Esattamente. Se si pretende che il debito sovrano o il debito di Gazprom e di Rosneft siano onorati ora, l’industria russa va in bancarotta. Ma fare una cosa simile richiede volontà politica, perché ci saranno ripercussioni sul resto del mondo. Il prezzo del petrolio potrebbe salire, la situazione potrebbe diventare tempestosa per un po’. Ma se non lo si fa ora, il prezzo per fermare Putin salirà ancora di più. Questo è l’ultimo momento in cui lo si può fare senza sacrificare vite umane del mondo libero»
Perché?
«Perché se attacca l’Estonia, la Lituania o la Polonia, allora si entra in un’altra dimensione. E la Cina sta guardando. Se Putin riesce a distruggere l’esercito ucraino, conquistare Kiev, installare un governo-fantoccio, questo diventa un format per la Cina su Taiwan. E un attacco a Taiwan potrebbe obbligare gli americani a rispondere militarmente. Questo è l’ultimo momento in cui possiamo danneggiare la macchina militare di Putin e rovinare il suo stato mafioso-burocratico senza mettere soldati sul terreno».
Quanto può tenere la resistenza ucraina?
«L’Ucraina è disposta a combattere, ma dall’annessione della Crimea nel 2014 il mondo libero si è rifiutato di armarla. Se oggi avesse un decimo delle armi che gli americani hanno abbandonato in Afghanistan, diventerebbe la tomba dell’esercito russo».
Se Putin vince, alcuni in Europa pensano che si fermerà in Ucraina perché a quel punto avrà riconquistato lo spazio sovietico. E non arriverà ai Paesi che appartengono alla Nato. Che ne pensa?
«Credere una cosa del genere negli anni ’30 con Hitler fu stupido e ingenuo. Adesso è un segno di corruzione. Vorrei dare un’occhiata al conto in banca di chiunque dica una cosa simile. È un’idea folle. A Putin non interessa se un Paese è della Nato o no, se stavolta riesca a vincere. Ovvio che andrebbe ancora più in là. Forse non subito, ma lo farebbe. E poi, scusi: chi c… sono questi che si permettono di decidere di sacrificare l’Ucraina? È una nazione che sta pagando un prezzo carissimo perché gente di questo tipo vuole fare affari con Putin».
Quali altre misure suggerisce contro Mosca?
«Tutte le persone del mondo libero devono dimettersi dalle aziende del sistema putiniano. Se non lo fanno, vanno trattate come complici di crimini di guerra. Ciò accade oggi in Ucraina è un crimine di guerra. Ed è la fine dell’infrastruttura di sicurezza costruita dopo la seconda guerra mondiale, perché nessuna infrastruttura di sicurezza in Europa può essere costruita con Putin».
E se lui vince?
«Se vince, è un segnale a tutti i dittatori del mondo che le sole cose che contano sono la forza dell’esercito e come usi il denaro sporco per corrompere i politici. Faremmo un salto all’indietro, perché Putin è uno che guarda solo all’indietro. I suoi eroi? Josef Stalin e Ivan il Terribile. Per lui la violenza non è solo accettabile, è il modo più efficace di tenere gli altri sotto controllo. Qualunque organizzazione che cerchi di imporre il diritto internazionale per lui è un nemico, dunque non si fermerà».
(da Il Corriere della Sera)

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