Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
I RUSSI HANNO EREDITATO LA DOTTRINA SOVIETICA: MIRANO A COLPIRE DA SUBITO, DALL’ARIA, I CENTRI DI COMANDO E LE CASERME; POI SI PRECIPITANO AD OCCUPARE GLI SNODI STRATEGICI. GLI UCRAINI HANNO CAPITO COME USARE AL MEGLIO I RAZZI ANTICARRO
I generali osservano, riflettono, ne parlano tra loro perché l’arte della guerra la conoscono bene. E Giorgio Battisti, generale degli alpini, nella riserva da qualche mese dopo una lunghissima carriera tra Italia, Afghanistan e comandi Nato, presidente della commissione militare del Comitato Atlantico Italiano, un think-tank che accompagna le nostre decisioni tecnico-militari, non fa eccezione.
Dell’opzione nucleare, agitata da Vladimir Putin, non vorrebbe nemmeno parlare. «Lui come tutti sa che il ricorso al conflitto nucleare significa l’Armageddon per il pianeta».
Ma quello che l’ha colpito, da soldato di fanteria, è la reazione degli ucraini: «Stanno utilizzando al meglio i missili di fabbricazione occidentale, sia contro gli aerei, sia contro i carri armati. E dimostrano che un fante può essere micidiale».à
Generale Battisti, partiamo dalle armi atomiche.
«Tema molto studiato nelle accademie militari, ovviamente. Dalla fine della Seconda guerra mondiale è alla base dell’equilibrio tra potenze».
Putin ne parla con una disinvoltura agghiacciante.
«Vi fece cenno già diversi giorni prima dell’invasione, quando era una guerra di parole con Joe Biden. Quella volta, Putin disse che i russi certamente non erano all’altezza dell’armamento convenzionale dell’Occidente, ma quanto a testate atomiche loro erano in vantaggio».
Cioè quasi non fa distinzione tra i due tipi di armamenti?
«Di nuovo, ieri, la propaganda russa ha lanciato la notizia che avrebbero 500 testate atomiche imbarcate su sottomarini, in grado di distruggere gli Stati Uniti e i Paesi della Nato».
Ne può avere anche cinquemila. Superata quella soglia, nessuno torna indietro.
«Infatti. L’arma nucleare è l’arma finale».
Non ci sarebbe scampo per nessuno.
«Possono essere solo delle sparate, però il fatto stesso che se ne parli, qualche preoccupazione la suscita. Io spero proprio che nessuno pensi a un uso dell’arma nucleare. Mi sembra incredibile che quella minaccia con cui abbiamo convissuto nei quaranta anni di guerra fredda, torni alla ribalta ora, così tanti anni dopo».
Anche gli americani ne hanno in quantità.
«La dottrina Usa al riguardo è cambiata nel tempo. Nell’immediato dopoguerra, c’era stata una prima dottrina della “risposta massiccia”: a qualsiasi attacco sovietico, il Pentagono avrebbe risposto con un massiccio bombardamento nucleare sulle città sovietiche e sui centri governativi. Dopo il 1967, è subentrata la dottrina della “risposta flessibile”, che è stata in vigore fino alla fine della guerra fredda: ad attacco convenzionale, risposta convenzionale; ad attacco nucleare limitato, risposta con il nucleare tattico, che sarebbe stato affidato alle artiglierie, in cui ciascun proiettile comunque avrebbe distrutto un quartiere o una piccola città; ad attacco nucleare massiccio, risposta nucleare massiccia. Oh, sia chiaro: sarebbe stato l’Armageddon, la distruzione totale della vita sul pianeta».
Putin sembra metterlo in conto. «Sembra tanto una sparata, di chi sa quanto noi occidentali temiamo questo scenario».
«Ciò dimostra che l’esercito ucraino si è ben preparato in questi ultimi anni. Sapevano che non avrebbero potuto mai vincere in una battaglia campale. Quindi li hanno fatti entrare, hanno rallentato in mille maniere l’avanzata dei carri armati, e a questo punto li colpiscono ai fianchi. I russi hanno ereditato la dottrina sovietica: mirano a colpire da subito, dall’aria, i centri di comando e le caserme; poi si precipitano ad occupare gli snodi strategici. È per questo che mirano a Kharkiv, basta guardare una mappa autostradale dell’Ucraina: gli interessa perché da lì passano tutte le autostrade su cui far correre i loro carri, che non possono certo camminare per i campi. Ma gli ucraini, che nel 2014 erano in uno stato miserevole, grazie agli istruttori militari americani e inglesi hanno capito come usare al meglio i razzi anticarro “Javelin”, che possono essere lanciati a 2 o 3 chilometri di distanza, e vanno a colpo sicuro sul carro armato perché seguono la fonte di calore.
Con i “Javelin” stanno devastando le colonne corazzate russe e quelli non riescono nemmeno a vedere chi li colpisce. Sono l’evoluzione degli “Stinger” che già rovesciarono le sorti della guerra in Afghanistan, perché con lo stesso sistema abbattono aerei ed elicotteri. Ora, mettetevi nei panni dei soldati russi, che sono per lo più di leva, mandati ad invadere una nazione che doveva accoglierli come fratelli e invece gli sparano da tutte le parti, e poi avanzateci voi con il carro armato sapendo che a ogni chilometro può arrivare un missile dall’alto a cui non c’è rimedio».
E quindi?
«La fanteria ucraina si sta mostrando micidiale. E nelle città i russi non sono ancora entrati perché la loro dottrina prevede prima i bombardamenti a tappeto, dal cielo e di artiglieria. Ma ciò significherebbe un bagno di sangue della popolazione civile. Lo fecero a Grozny, non possono permetterselo a Kiev».
Si dice poi che gli manchi il coordinamento con l’aria.
«In effetti era andata così nella guerra di Cecenia. Pensavamo avessero risolto, ma forse no
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
ALCUNI UCRAINI SONO RIMASTI BLOCCATI IN VACANZA SUL CERVINO CON LE CARTE BLOCCATE MA ORA SONO OSPITATI GRATUITAMENTE
Usciti dalle sfilate, i turisti russi accorsi a Milano la scorsa settimana per seguire la moda,
da domenica si sono ritrovati improvvisamente con le carte di credito azzerate e i conti degli alberghi (salati) da pagare.
Le sanzioni imposte dall’Europa alla Russia per l’invasione dell’Ucraina, hanno colpito, e duro, perfino nelle tasche di chi era atterrato sotto la Madonnina per una settimana di passerelle e glamour milanese.
«Appena è stato annunciato il blocco delle carte di credito, nel weekend abbiamo avuto dei clienti russi che si sono dovuti attrezzare correndo sabato a prelevare delle somme in contante – spiega Giuliano Nardiotti, direttore del quattro stelle Sina De La Ville – Per fortuna molti avevano pagato già in anticipo con l’agenzia».
Per gli alberghi del centro, il mercato russo è tra quelli più importanti: «Per noi ha di gran lunga superato quello nordamericano, posizionandosi ben oltre il 20% delle presenze, e attorno al 25% del fatturato – precisa Nardiotti – Il Covid ha cancellato un po’ tutto ma il mercato russo è rimasto forse l’unico, tra quelli extra Ue, sempre presente».
Nemmeno la Fashion Week è riuscita però a dare un sospiro di sollievo agli albergatori: «Avevamo un bel numero di russi che sono dovuti scappare in anticipo e i buyer che sarebbero dovuti venire a ridosso delle sfilate hanno cancellato gli appuntamenti».
I russi d’altronde non sono i soli a trovarsi in difficoltà.
Il discorso del blocco delle carte di credito vale anche per gli ucraini, pochi, che la scorsa settimana erano arrivati sulle Alpi per sciare. Come nel caso di due famiglie rimaste bloccate agli Appartamenti Vacanze Miramonti di Valtournenche, in Valle d’Aosta: non possono tornare a casa per via della guerra e hanno le carte di credito fuori uso. «Sono due famiglie di amici, entrambe con figli – racconta il direttore della struttura Valerio Cappelletti -. Erano venute per fare la settimana bianca ai piedi del Cervino. Sarebbero dovuti ripartire domenica. Ora li stiamo ospitando gratuitamente. Hanno amici e parenti nel loro Paese, e sono ovviamente scioccati. Doveva essere una vacanza, si è trasformata in un incubo».
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
“SIAMO ESTREMAMENTE PREOCCUPATI PER I DANNI AI CIVILI. ABBIAMO SEMPRE SOSTENUTO IL RISPETTO DELLA SOVRANITÀ E DELL’INTEGRITÀ TERRITORIALE DI TUTTI I PAESI“
La Cina “deplora lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ed è estremamente preoccupata per i danni ai civili”.
Così il ministro degli Esteri Wang Yi nella telefonata avuta su richiesta di Kiev con la controparte Dmytro Kuleba.
La posizione di base della Cina “è aperta, trasparente e coerente. Abbiamo sempre sostenuto il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i Paesi. In risposta all’attuale crisi, la Cina invita Ucraina e Russia a trovare una soluzione al problema attraverso i negoziati e sostiene tutti gli sforzi internazionali costruttivi che portino a una soluzione politica”.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
COLPITI DALLE SANZIONI, CRESCE L’IRRITAZIONE DEI MAGNATI
L’invasione russa in Ucraina sembra trasformarsi, ogni giorno che passa, sempre di più
nella campagna solitaria di Vladimir Putin. Mentre continua a rivendicare il Paese come proprietà russa, a sostenere che la sua è una guerra contro la “banda di nazisti drogati” che ha in mano il governo di Kiev e che vittima delle minacce altrui è in primo luogo la Federazione, al momento manca chi alle sue parole ha deciso di offrire sostegno.
Non risultano immagini di manifestazioni a favore della guerra o a favore del presidente russo. Non risultano nemmeno personalità di spicco esterne alla politica russa apertamente schierate a favore dell’invasione. Non è la guerra della Russia, ma la guerra di Putin.
E il silenzio, quando non diventa aperto dissenso, degli oligarchi, è indicativo dell’irritazione che circola tra i magnati russi per le dure sanzioni alle quali anche loro verranno sottoposti finendo per essere colpiti nel portafoglio, ciò che gli è più caro. Intanto, mentre in patria migliaia di persone sono scese in strada subendo la repressione delle forze di sicurezza del Cremlino, nelle piazze europee si vedono cittadini russi sfilare fianco a fianco agli expat ucraini in sostegno a Kiev.
Senza dimenticare gli appelli alla pace degli sportivi e addirittura di familiari di un fedelissimo di Putin come il suo portavoce Dmitrij Peskov. Nessuno, finora, ha invece preso la parola per sposare la campagna militare premeditata del presidente russo.
Il silenzio delle élite
L’elemento più importante da analizzare riguardo al consenso nei confronti delle azioni del presidente russo è certamente l’umore dei miliardari russi, in patria e soprattutto all’estero. Le dure sanzioni economiche imposte da Unione europea, Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada colpiranno soprattutto i magnati, le loro proprietà fuori dalla Russia, i loro conti e le loro attività economiche.
Secondo una stima fatta da Forbes, dopo il crollo del rublo i miliardari russi hanno “perso” più di 126 miliardi di dollari di ricchezza dal 16 febbraio scorso. Un’enormità. E chissà se non debba essere considerato un segnale il fatto che alla convocazione al Cremlino da parte del presidente alcuni di loro fossero assenti, compreso Roman Abramovich. Proprio il nome del proprietario del Chelsea, dopo essersi dimesso dalla presidenza del club, è ricomparso tra i nomi coinvolti nel tentativo di intavolare colloqui di pace. La sua presenza, però, è stata richiesta dalla delegazione di Kiev.
Il primo dissenso degli oligarchi
Il primo a prendere posizione ufficiale è stato Michail Fridman che ha definito una “tragedia” e un “bagno di sangue” il conflitto aperto da Putin. Lo ha fatto in una lettera, pubblicata dal Financial Times, inviata allo staff londinese della sua proprietà di private equity LetterOne nella quale si è detto anche “convinto” che “la guerra non potrà mai essere la risposta”. Nato e cresciuto in Ucraina, i suoi genitori vivono a Leopoli: “Sono profondamente legato ai popoli ucraino e russo e vedo l’attuale conflitto come una tragedia per entrambi”, ha spiegato nella lettera.
Dopo la breccia di Fridman, si sono sentite anche le voci di Oleg Deripaska, re dell’alluminio e considerato amico personale di Putin, che nel suo account Telegram ha scritto: “La pace è molto importante! Gli accordi vanno avviati al più presto”. “C’è una vera crisi, e abbiamo bisogno di veri gestori di crisi, è assolutamente necessario cambiare politica economica e porre fine a tutto questo capitalismo di stato”, ha aggiunto il miliardario.
A differenza del 2014, quando sono state approvate le prime sanzioni in seguito all’annessione della Crimea, “non sarà possibile aspettare”, ha scritto ancora Deripaska, una delle 50 persone più ricche della Russia. E ha concluso sottolineando di aspettarsi “chiarimenti sulla politica economica per i prossimi tre mesi”. Il terzo indizio è arrivato da Anatoly Chubais, considerato il “padre” delle privatizzazioni degli anni Novanta: domenica pomeriggio, l’ex uomo di Eltsin, ha postato una foto di Boris Nemtsov, assassinato davanti al Cremlino sette anni fa.
Senza dimenticare che la terzogenita di Abramovich, Sofia, in una Instagram story aveva scritto: “Lui (Putin, ndr) vuole la guerra con l’Ucraina, non i russi. La bugia più grande e di maggior successo della propaganda del Cremlino è che la maggior parte dei russi stia dalla parte di Putin”.
Gli arresti in piazza, sportivi e familiari
Intanto, oltre alle scuse fatte dal delegato russo russo al vertice sul clima dell’Onu Oleg Anisimov, le contestazioni in piazza si ingrossano, nonostante la sistematica repressione con fermi e arresti vada avanti dal primo giorno di guerra e abbia coinvolto ormai più di 6mila persone, secondo i calcoli del sito indipendente OVD-Infogruppo che si occupa della tutela dei diritti umani in Russia. Solo domenica sono state oltre 2.600 le persone fermate durante le proteste che si sono tenute in 51 città in tutto il Paese.
Al momento, invece, non si hanno notizie di manifestazioni di sostegno all’iniziativa bellica di Putin, anzi diversi mezzi d’informazione hanno dato notizia di padri e madri di soldati spediti al fronte che non comprendono il motivo della guerra, ovvero delle rivendicazioni di Putin. Segnali.
Come quello del tennista Andrey Rublev, che al termine del match vinto contro il polacco Hubert Hurkacz a Dubai ha scritto sulla telecamera “no war, please”. Elizaveta Peskova, figlia del portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, e sua madre Katerina Peskova, ex moglie di Peskov, hanno invece utilizzato il loro profilo Instagram per manifestare pubblicamente disapprovazione per l’invasione: la 24enne figlia di Peskov ha scritto in cirillico “NoAllaGuerra” (poi cancellandolo, ndr) mentre la madre ha postato l’immagine di un cuore con i colori della bandiera ucraina. E contraria si è detta anche Ayshat Kadyrova, primogenita del feroce uomo forte della Cecenia, Ramzan Kadyrov, fedelissimo di Putin nel Caucaso e impegnato in prima linea nell’invasione con i suoi uomini. Da Parigi, dove disegna modelli ispirati alla tradizione islamica, Kadyrova ha scritto via Instagram: “Nessuno vuole la guerra”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
TUTTI VOGLIONO PARTECIPARE, ECCO COME SI ORGANIZZANO
Più le truppe russe avanzano e più la resistenza ucraina aumenta. Kiev ormai è una trincea a cielo aperto. Si scava anche con le mani per costruirsi rifugi e postazioni da cui contrastare il nemico. E soprattutto ci si organizza quartiere per quartiere, strada per strada. La guerra crea morte e distruzione ma anche resistenza, solidarietà e dignità, quella di un popolo che vuole mantenere la propria indipendenza. E che si prepara per contrastare il nemico.
Darnytsia è un quartiere che sta dall’altra parte della Capitale, lontano dagli uffici, dai palazzi governativi e dalle vie dello shopping. Proprio in questa zona ieri sera sono piovuti missili che hanno fatto morti e feriti, ma la gente non si chiude in casa e reagisce. Fiera.
Mikhail ci accoglie con i suoi compagni di lotta. “Siamo fratelli, siamo uniti in un legame di sangue. Questa guerra è una vergogna ma ha fatto emergere lo spirito ucraino, il nostro amore per questa terra, per la nostra patria. Non saremo mai succubi dei russi, decideremo noi il nostro destino”.
Il futuro, qui, è in mano loro e non solo delle bombe di Putin. “Ci troviamo ogni sera e fino a notte fonda costruiamo molotov. Stoffa, benzina, acetone. Qui nel quartiere vivono duemila persone e tutti quelli che sono rimasti collaborano. Abbiamo realizzato in pochi giorni oltre 500 ordigni. Una parte li abbiamo già portati al nostro esercito, gli altri sono qui per noi. Li useremo se i russi oseranno passare sotto le nostre case”.
Le molotov in costruzione sono sotto i nostri occhi, le altre sono già sui tetti degli edifici, pronte per l’uso. Chiediamo di andarci ma sono postazioni ed obiettivi sensibili e ci viene risposto di no. Ma sono su, nei piani alti, pronte per l’uso, e i comitati dei quartieri hanno già i loro compiti, gli ordini, le istruzioni. Arrivano donne, portano bottiglie e quanto serve per costruire gli ordigni. C’è un uomo deputato a sorvegliare la zona tutta la notte per evitare infiltrati. Mikhail (Misha) spiega che “la gente qui arriva a frotte per darci una mano. Non dobbiamo bussare le porte, non dobbiamo convincere nessuno. A questa guerra partigiana contro l’invasore vogliono partecipare tutti quelli che vivono qui. Non vogliamo Putin, vogliamo vivere in pace e combatteremo fino all’ultimo per la nostra libertà”.
L’atmosfera si fa tesa. Suona l’allarme. Un altro pesante bombardamento, nella zona di Brovary, causa altri morti. Non lontano Darnytsia ci sono attacchi. Fa buio, si avvicina l’ora del coprifuoco ma siamo ancora con loro, in strada, con la brigata di quartiere. Decidono di spostare le armi artigianali perché troppo in vista. “La situazione peggiora, meglio scegliere un luogo più appartato. Poco fa è toccato ai nostri fratelli di Kharkiv: sono stati attaccati in modo vigliacco, hanno puntato i missili contro le abitazioni civili. Ci sono state decine di morti e potrebbe capitare presto anche qui”.
Ad un possibile negoziato non ci credono e per questo continuano ad armarsi, “perché il nemico potrebbe arrivare da un momento all’altro”.
Li seguiamo passo passo e poi decidiamo di rientrare in hotel, dall’altra parte del fiume, nella zona di Maidan. E’ tardi e il coprifuoco scatterà a breve. Ma i ponti sul Dnepr sono nuovamente chiusi per le esplosioni. Non ci resta che ritornare a Darnitsya, dai bombaroli. Che ci offrono ospitalità per la notte. La guerra partigiana è solidarietà, prima di tutto. E riconoscenza per l’appoggio che tutto il mondo sta offrendo all’Ucraina.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
UN ALTRO CUOR DI LEONE DEGNO DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDE
Guerra in Ucraina, Orban (che ha sempre guardato a Putin con occhi benevoli) ora volta
(in parte) le spalle a Kiev.
L’Ungheria vieterà il passaggio sul suo territorio di armi letali dirette in Ucraina. “Il popolo ungherese non vuole la guerra. Vogliamo la pace con i vicini”, ha detto il ministro magiaro degli Esteri, Péter Szijjártó citato dal quotidiano ‘Magyar Nemzet’, in occasione di una vista a Pristina, in Kosovo.
L’Ungheria è il paese dell’Ue che finora ha avuto i rapporti più stretti con il Cremlino. Budapest ha approvato tutte le sanzioni Ue e l’uso del Fondo europeo per la pace per mandare armi di difesa in Ucraina. Malgrado ciò, ha spiegato Szijjártó, “oggi abbiamo deciso di non permettere il passaggio di armi letali attraverso l’Ungheria, perché potrebbero essere facilmente obiettivo di attacchi militari”.
“Questa decisione si basa sulla sicurezza dell’Ungheria e della comunità magiara di Transcarpazia”, ha aggiunto riferendosi alla regione più occidentale dell’Ucraina, al confine con Ungheria Polonia, Slovacchia e Romania.
Il ministro ha sottolineato come Budapest stia preparando “una delle maggiori operazioni umanitarie nella storia” per aiutare la popolazione della Transcarpazia, usando fondi 600 milioni di fiorini (1,6 milioni di euro).
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
DA FUSARO A DESSI’, PASSANDO PER I NO GREEN PASS FINO AGLI EX M5S
Dai No Green Pass ai Sì Putin è un attimo, in Italia, in tempi di guerra della Russia contro l’Ucraina e mentre le notizie da Kiev diventano di ora in ora più drammatiche. «No, Putin non è Hitler. Non penso nemmeno che sia pazzo. Semplicemente fa l’interesse della Russia e del suo popolo», dice Ugo Mattei, giurista di sinistra già alla guida della fronda intellettuale contraria al Green Pass contro il Coronavirus.
C’è, nota Concetto Vecchio su Repubblica, un fronte fatto di odio verso la Nato, unito a una passione per Putin e a una sorta di pacifismo riscoperto.
«Mi rifiuto di arruolarmi», dice il vignettista Vauro. Mentre Mattei rigetta «la logica dei buoni e dei cattivi, ma non dimentico che Putin è stato messo lì dagli americani, e che poi è sfuggito di mano. Non è un sanguinario, non bombarderà i civili, né userà il nucleare. Sono totalmente contrario all’invio di armi da parte del nostro governo all’Ucraina». Per fermare i carri armati, dice, «convocherei d’urgenza l’assemblea generale delle Nazioni unite e farei approvare una risoluzione che fermi l’invasione. Servono i caschi blu». Assemblea convocata, mentre “attaccare” la Russia vedrà sempre, ovviamente, il veto di Mosca).
E in Parlamento?
Nei palazzi torna a farsi vedere qualcosa che mancava dalla fine della sinistra radicale. Si tratta, nota Repubblica, di già esponenti 5 Stelle che ora militano in Alternativa e Manifesta. Pino Cabras, 53 anni, presidente di Alternativa e allievo di Giulietto Chiesa, è stato mandato via dal Movimento perché contrario al Mes. «È in corso una mutazione radicale dell’Unione europea, che accetta la militarizzazione. Va trovata una soluzione che metta d’accordo tutte le componenti e che faccia scemare le tensioni che si sono accumulate in quell’area. L’Ucraina sia neutrale», dice a Repubblica. Quello che sta succedendo, dice, è dovuto «alla grande umiliazione subita dopo la fine del Muro da parte dell’ex Unione sovietica».
Il comunista Emanuele Dessì, ex grillino che fa riferimento a Marco Rizzo, segretario del Partito comunista, dice: «Ripudiamo le guerre e il pensiero unico».
Ma il governo guidato da Mario Draghi è «servo delle multinazionali, della Ue e della Nato». Simona Suriano, Doriana Sarli, Yana Ehm, Silvia Benedetti, le quattro deputate di Manifesta, hanno come riferimenti Rifondazione comunista e Potere al popolo. «Putin non è giustificabile, con tutte le attenuanti generiche che l’espansione della Nato a est ha determinato», dice Sarli. Annunciano la decisione di non votare il decreto per l’Ucraina né la risoluzione. «Inviare armi è gettare benzina sul fuoco», aggiunge.
Vito Petrocelli, del M5S, presidente della commissione Esteri al Senato, simpatizza per Putin e ha la stessa linea, che il sottosegretario Manlio Di Stefano ritiene «legittima». Contro l’invio da parte dell’Italia di armi a Kiev è anche l’Anpi, «pur condannando in modo fermissimo la guerra di Putin». «Zelensky sta mandando al massacro il proprio popolo», dice il filosofo Diego Fusaro, che parla dell’espansionismo della Nato come ragione (e giustificazione) dell’invasione russa. «Il disastro poteva forse essere evitato se Stati Uniti e Unione europea non avessero dato prova di cecità», ha scritto nei giorni scorsi la giornalista ed ex europarlamentare con L’Altra Europa di Tsipras Barbara Spinelli. Il suo articolo sul Fatto Quotidiano è stato ritwittato come consiglio di lettura dall’ambasciata russa in Italia.
E infine c’è la posizione di Matteo Salvini, che parla con posizioni similari in tema di aiuti militari – anche se poi la Lega ci ha ripensato e ha votato a favore sul decreto. Comencini, deputato leghista la cui moglie è una pittrice russa, sull’annessione delle Repubbliche del Donbass diceva qualche giorno fa: «Lì serviva uno statuto speciale come in Alto Adige». Enrico Michetti, già candidato a Roma con Giorgia Meloni, sconfitto al Campidoglio da Roberto Gualtieri, si dice infine contrario all’invio di armi.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
OLIGARCHI SEMPRE PIU’ PREOCCUPATI TRA CODE AL BANCOMAT E FUGHE DI CAPITALI
Un golpe interno per fermare Putin. È quello che auspica l’Occidente, sperando in un
intervento dell’élite russa. Mentre un clima più critico nei confronti del presidente che ha scelto la guerra comincia a serpeggiare anche tra gli oligarchi.
Per il fallimento dell’operazione-lampo che doveva portare i militari russi a Kiev entro 48 ore. E per le difficoltà che stanno incontrando gli uomini al fronte, mal equipaggiati e a volte persino a corto di benzina.
Intanto un sondaggio del Centro Levada, istituto indipendente moscovita, indica che solo il 45% della popolazione appoggia l’avventura militare in Ucraina.
Gli scricchiolii del poter
Ieri il Regno Unito si è lasciato sfuggire che le sanzioni dell’Occidente servono «a far cadere Putin». La dichiarazione attribuita a Boris Johnson è stata successivamente smentita: l’obiettivo resta quello di «fermare la guerra».
Ma l’idea di una caduta di Putin si discute in Europa e in America, spiega oggi Repubblica: «I suoi leader militari sanno che Putin è sempre più isolato e illogico, i generali russi hanno i mezzi per farlo cadere e noi gli chiediamo di agire», ha detto il sottosegretario agli Esteri britannico James Cleverly.
Della stessa opinione è Kadri Liik, analista dello European Center for Foreign Relations: «La società russa è esausta e vuole un cambiamento al vertice. Potrebbe passare del tempo prima che le conseguenze della guerra in Ucraina lo producano, ma con l’invasione Putin ha messo una bomba sotto il proprio personale sistema di potere»
D’altro canto gli scricchiolii del potere a Mosca sono evidenti. Mentre l’offensiva in Ucraina incontra difficoltà inaspettate, tra razioni scadute da sette anni e mezzi militari russi fermi in autostrada perché senza benzina. Ma non c’è solo questo.
Il crollo del rublo, la chiusura della Borsa e il divieto di esportazione di capitali all’estero, insieme all’incremento monstre del costo del denaro decretato dalla Banca Centrale russa, fanno capire che presto la situazione potrebbe precipitare.
E le code ai bancomat di Mosca danno l’idea che il panico potrebbe diffondersi presto, per dare via a un assalto agli sportelli che lascerebbe tramortiti molti istituti di credito russi. E il nervosismo è palpabile.
Ieri il presidente della Commissione della Duma per la Sicurezza e la lotta alla corruzione Vasily Piskarev ha annunciato che la diffusione di notizie false relative all’intervento militare russo in Ucraina sarà soggetta a una pena massima di 15 anni di reclusione.
Vlad the Mad?
Piskarev ha definito la misura equa: «Proteggeremo le nostre Forze armate». Anche la minaccia atomica dello Zar non ha fatto che aumentare l’impressione che Vlad the Mad, come è stato soprannominato dal Financial Times, sia a corto di lucidità.
«Non dobbiamo farci prendere dal panico, perché è quello che vuole, ma la minaccia va presa sul serio. La sua mente è in stato così crepuscolare negli ultimi anni, e la misantropia è diventata così intensa, che nulla si può escludere. È difficile per le persone razionali credere a una tale follia», dice una fonte russa protetta dall’anonimato e citata da Repubblica. Mentre Anna Zafesova su La Stampa racconta che ieri durante la consueta riunione del gabinetto di guerra era proprio lo Zar l’unico a sorridere.
Tutti gli altri, il premier Mikhail Mishustin, la governatrice della Banca Centrale Elvira Nabiullina, il capo dello staff del Cremlino Sergey Kirienko, avevano espressioni cupe. E mentre la polizia arresta manifestanti per la pace a Mosca e a San Pietroburgo, l’oligarca Oleg Deripaska, nel cui resort Putin andava a sciare, esce allo scoperto. «Non riusciremo a resistere come nel 2014», sostiene riferendosi alla Crimea e alle sanzioni che anche in quel caso colpirono la Russia.
«Ormai – spiega ancora a Repubblica l’ex consigliera della Casa Bianca Fiona Hill – è isolato, vive nella sua dacia, ha pochissimi contatti. La cerchia che lo vede è ristretta a Naryshkin, Bortnikov, Bastrykin, Patrushev, Shoigu. Ha l’intelligence, ma quale? Conosce davvero le nostre capacità, e cosa accade nelle strade ucraine e russe?».
(da NetQuotidiano)
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Marzo 1st, 2022 Riccardo Fucile
“QUESTO CONFLITTO E’ VOLUTO SOLO DAL GOVERNO, A PAGARE SONO SOLO DEGLI INNOCENTI“
È nato a Spoleto, ma i primi anni della sua vita li ha trascorsi in Russia – Paese di origine dei suoi genitori, grandi atleti russi (nella pallavolo, il padre, e nel nuoto, la madre) – dove è tornato a giocare per tre stagioni negli anni passati. Per questo è soprannominato lo Zar. Un nome che, in questi giorni ancor di più, viene attribuito anche a Vladimir Putin.
E proprio contro di lui e contro la sua decisione di invadere l’Ucraina (dichiarando guerra a Kyiv), si scagliano le razionali parole di Ivan Zaytsev.
Il pallavolista della Lube, ospite di Lilli Gruber in collegamento con “Otto e mezzo” (su La7), ha parlato di quel che sta accadendo a Est dell’Europa, sottolineando come il sentimento comune e diffuso nel popolo russo non sia favorevole alle decisioni sanguinarie prese dal Cremlino
“Credo che questo sentimento di chi non vuole questa guerra sia diffuso molto più di quello che realmente si possa pensare. Ma il popolo russo è estremamente nazionalista ed orgoglioso, come lo sono io dei miei nonni che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale e ci hanno liberato dal nazismo. Io da molto piccolo ho vissuto in Russia e fino a poco tempo fa ho giocato per tre stagioni tra la Russia e la Siberia. Credo che ci sia questo sentimento di chi sente che questa guerra sia voluta solamente dal governo per ragioni politiche e ideologiche. Ma non è la guerra dei russi”.
Un pensiero che lo stesso pallavolista della Nazionale italiana aveva già espresso anche sui suoi canali social. E che lunedì sera è stato ribadito in diretta televisiva.
“È difficile fare delle previsioni in tal senso (rispondendo a una domanda sul fatto che Putin potrebbe non reggere più, ndr). Sicuramente Putin è andato incontro a della conseguenze molto pesanti, anche perché mi viene da empatizzare con chi pagherà le conseguenza di questa guerra: la gente e i civili che stanno già abbondantemente pagando un prezzo molto molto caro per questo conflitto. Purtroppo durante un conflitto armato la morte dei poveri innocenti viene vissuta come un necessario effetto collaterale e non c’è nulla di umano in tutto questo”.
(da agenzie)
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