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IL DIETROFRONT DI MARINE LE PEN: VIA LE FOTO CON PUTIN, AL MACERO UNA MONTAGNA DI VOLANTINI ELETTORALI IN CUI CAMPEGGIA UNA FOTO REALIZZATA NEL 2017 (MENTRE MACRON VOLA AL 27%)

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

IL PRESTITO DI QUASI 10 MILIONI DI EURO OTTENUTO IN RUSSIA DA MARINE… ANCHE ERIC ZEMMOUR HA FATTO LODI SPERTICATE A PUTIN. E MÉLENCHON DA SINISTRA ADERIVA ALLE POSIZIONI PUTINIANE

Il dépliant distribuito dai militanti del Rassemblement National mostra Marine Le Pen orgogliosamente accanto a Vladimir Putin: una foto scattata in occasione del loro incontro del 2017, con una stretta di mano che dimostrerebbe «la statura internazionale» della candidata all’Eliseo.
Quel volantino di otto pagine con il programma elettorale e la visione del mondo della candidata è stato stampato in 1,2 milioni di copie e la sua distribuzione è già cominciata in tutta la Francia, solo che adesso la vicinanza a Putin diventa imbarazzante. L’invasione dell’Ucraina decisa dal presidente russo e le immagini dei bombardamenti delle città fanno di Putin un amico che è meglio disconoscere. Secondo Libération Marine Le Pen ha dato ordine di mandare al macero tutti i dépliant non ancora distribuiti, che sono la maggioranza.
Molti Paesi europei hanno uomini politici vicini a Putin, ma solo la Francia si trova nella situazione di un’elezione presidenziale programmata per il 10 e 24 aprile , con un candidato non ancora ufficiale – Macron – impegnato da capo di Stato nella coalizione occidentale anti-Putin, e i tre rivali che lo seguono nei sondaggi che hanno sempre apertamente sostenuto Putin, anche fino a pochi giorni fa.
Da Marine Le Pen che nel 2017 ha potuto partecipare alle elezioni grazie a un precedente prestito di quasi 10 milioni di euro ottenuto in Russia, a Eric Zemmour che ha fatto più volte lodi sperticate a Putin facendone il proprio modello ideologico (dalla politica di potenza alla difesa dei valori tradizionali dio patria famiglia), a Jean Luc Mélenchon che a sinistra aderiva alle posizioni putiniane e ancora poche settimane fa chiedeva ufficialmente l’uscita della Francia dalla Nato.
Adesso, mentre la candidata della destra gollista Valérie Pécresse crolla nei sondaggi al quinto posto, i tre inseguitori di Macron sono chiamati a giustificare la loro passione per l’amico Putin.
Il più rapido a prendere almeno in parte le distanze è stato Mélenchon, che ha immediatamente condannato l’invasione russa dell’Ucraina, dopo avere a lungo incolpato la Nato e giustificato l’ammassare delle truppe russe al confine.
Eric Zemmour, che fino a poco tempo auspicava l’avvento di un Putin francese (magari se stesso), ha provato a cambiare linea ma senza grande successo, l’ammirazione per Putin è troppo grande:
«Putin è il solo colpevole dell’invasione – ha detto Zemmour -, ma i responsabili della guerra sono anche i Paesi occidentali e la Nato che hanno continuato a espandersi a Est», facendo sua la tesi del Cremlino.
Marine Le Pen sembra la più convinta nell’allontanarsi da Putin, e non solo mandando al macero il volantino. «Riconosco di essermi sbagliata sull’esito delle tensioni che hanno preceduto l’attacco all’Ucraina. Mi ricordavo un Vladimir Putin autoritario, determinato a fare gli interessi del proprio Paese ma razionale. Ho creduto fino all’ultimo che la ragione avrebbe prevalso, ma mi sbagliavo. La decisione di invadere l’Ucraina e di sottomettere con la forza militare un popolo sovrano è una colpa storica che ci fa ripiombare nella guerra fredda e minaccia la civiltà europea».
Il sondaggio
Secondo l’ultimo sondaggio Harris, Macron sale ancora nelle intenzioni di voto e arriva al 27%, seguito da Marine Le Pen (18%), Eric Zemmour (15%), Jean-Luc Mélenchon (12,5%), Valérie Pécresse (11%).
(da il Corriere della Sera)

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SALVINI E LA SINDROME DI FONZIE

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

SALVINI FA L’EQUILIBRISTA: IN 11 MINUTI DI INTERVENTO AL SENATO È RIUSCITO A NON CITARE MAI PUTIN, TENENDOSI SUL VAGO, MA IL WEB NON DIMENTICA E SPUNTANO OVUNQUE LE SUE FOTO CON “MAD VLAD” E LE PRESE DI POSIZIONE CONTRO LE SANZIONI ALLA RUSSIA

A qualcuno ricorda il Fonzie di Happy Days, che non riusciva a chiedere «scusa». Ad altri il Veltroni delle elezioni 2008, che, per non nominare Berlusconi, parlava del «principale esponente dello schieramento a noi avverso».
Per Matteo Salvini l’innominabile è Vladimir Putin. Ieri, in 11 minuti di intervento al Senato, è riuscito a non citarlo mai, tenendosi sul vago, come fa sui social: un «aggressore», «chi ha scatenato la guerra», «chi bombarda».
Già, ma chi? Amnesia comprensibile.
Ma, per ricordare, a Salvini basterebbe cercare nei cassetti le magliette che in passato si è fatto stampare con la faccia del presidente russo.
Nel 2015 una l’aveva indossata anche al Parlamento europeo e, all’epoca, non lesinava elogi allo “Zar”. Uno memorabile: «Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin». E qui tornerebbe utile la parolina proibita di Fonzie.
Pacifista, fautore dell’accoglienza, distante dalla Russia. Matteo Salvini, come Zelig, cambia volto e prova ancora a reinventarsi. La guerra, dopo la pandemia, lo costringe a una nuova trasformazione. Che si completa nell’aula di Palazzo Madama, intorno all’ora di pranzo.
I dieci minuti di intervento del leader della Lega (…) sono una veloce corsa sul filo dei distinguo, rappresentano una terza via fra l’interventismo e le vecchie posizioni filo-Putin. Accadde già nel periodo caldo del Covid, il capo del Carroccio non attaccava i No Vax ma votava con il governo a favore del Green pass.
Il copione si ripete: quando parla in aula, Salvini, sembra inseguito dal suo passato che urla ancora sui social, magliette e smodati elogi all’inquilino del Cremlino.
Ma la colpa non è di chi lo ha interpretato, quel passato, piuttosto di chi glielo ricorda: «Le polemiche oggi non fanno onore alla classe politica e giornalistica», tuona subito il numero uno di via Bellerio.
Non c’è un pentimento, ma certo la Lega si ricolloca, perché «chi tira le bombe non ha giustificazioni» e la guerra «mette un punto fermo fra quello che c’era prima e quello che c’è dopo ».
L’importante, per il segretario leghista, è raccontare al meglio la nuova versione di sè. Sempre un passo indietro rispetto a Draghi: al premier pieno mandato, però dubbi sull’uso delle armi e un continuo richiamo al valore della diplomazia e della pace.
Il tutto fra gli interrogativi di alcuni colonnelli che pensano che la terza via adottata possa essere vista come una conferma dell’ascendente putiniano non del tutto scomparso.
(da La Stampa)

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ELINA SVITOLINA, MANO DESTRA SUL CUORE, GIOCA CON I COLORI DELL’UCRAINA E BATTE LA RUSSA POTAPOVA

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

DEVOLVERA’ AL SUO PAESE I MONTEPREMI DEI FUTURI TORNEI: “IN MISSIONE PER IL MIO PAESE“

“Ero in missione per il mio Paese”: commenta così la tennista 15esima al mondo Elina Svitolina la vittoria ottenuta nel torneo Wta di Monterrey, in Messico, contro la russa Anastasia Potapova n.115 del ranking.
Un match giocato in top giallo e gonna azzurra in omaggio alla bandiera del suo Paese, l’Ucraina, da una settimana in guerra contro la Russia in seguito all’invasione voluta da Vladimir Putin.
Approda agli ottavi di finale con un 6-1, 6-2 che al di là del risultato le permette di lanciare un messaggio. Scura in volto, al termine del match ha portato più volte la mano destra al cuore.
La testa di serie n.1 in tabellone aveva pensato al boicottaggio dell’incontro, ma il clima in campo è stato disteso con tanto di stretta di mano tra le due atlete a fine gara. L’Atp e la Wta hanno preso le loro misure dopo l’aggressione all’Ucraina garantendo agli atleti russi e bielorussi di poter continuare a partecipare ai tornei ma da neutrali. Nelle grafiche televisive Potapova non era infatti rappresentata da alcuna bandiera.
“Penso che la mia missione sia unire la comunità tennistica per aiutare l’Ucraina”, ha detto dopo la partita. “Sono qui per questo – ha aggiunto – e vado in campo per la mia nazione e faccio il massimo usando le mie risorse per invitare le persone ad aiutare la mia nazione”.
Svitolina ha promesso di donare i montepremi dei prossimi tornei che giocherà per aiutare la resistenza del suo Paese contro l’invasione dell’esercito russo, fornendo anche aiuti alla popolazione civile.
“Gioco per la mia nazione – ha aggiunto – per aiutare l’esercito ucraino, le persone bisognose di aiuto. Ogni mia vittoria sarà molto speciale”.
(da agenzie)

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“NASCONDERE LA GUERRA COSTA VITE“: L’ACCUSA DELL’EX CAPO DELLE NEWS DEL MOTORE DI RICERCA RUSSO

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

L’ACCUSA RIVOLTA AI SUOI COLLEGHI DI ESSERE COMPLICI DELLA DISINFORMAZIONE DI PUTIN

L’ex capo delle news di Yandex, il secondo motore di ricerca russo che fa capo alla più grande società tecnologica della Russia, prende posizione e accusa i suoi ex colleghi di collaborare alla censura di Mosca a favore della guerra.
Lev Gerschenzon ha scritto un post su Facebook in cui chiede alle persone con cui lavorava un tempo di smarcarsi dalla strategia del Cremlino di tenere all’oscuro i cittadini su quel che sta succedendo nel conflitto in corso in Ucraina.
Gerschenzon pone l’accento su quanto grave sia nascondere informazioni sulla guerra alla popolazione russa, ignara di quello che sta accadendo veramente, e su quanto questo modo di agire di Mosca conferisca ulteriore forza all’intera offensiva russa.
Per l’ex responsabile delle news di Yandex, nascondere ogni giorno queste notizie equivale a un costo in vite umane.
«E anche voi, miei ex colleghi, siete responsabili di questo» sono le parole scelte da Gerschenzon per colpire le persone con cui un tempo lavorava. E infine l’appello: «Non è troppo tardi per smettere di essere complici di un crimine orribile. Se non potete fare niente, lasciate il lavoro»
Il post su Facebook di Lev Gerschenzon
«Oggi è il sesto giorno della guerra tra Russia e Ucraina, un giorno in cui i quartieri residenziali di Charkov, dormitori, case maternità sono stati bombardati dai raid aerei. 11 morti e decine di feriti. Oggi è il sesto giorno in cui almeno 30 milioni di utenti russi vedono sulla home page di Yandex che non c’è nessuna guerra, che non ci sono migliaia di soldati russi morti, che non ci sono decine di civili uccisi sotto i bombardamenti russi, che non ci sono decine di prigionieri, che non c’è enorme distruzione in diverse città ucraine.
Il fatto che una parte significativa della popolazione russa possa credere che non ci sia la guerra è la base e la forza trainante di questa guerra. Yandex oggi è un elemento chiave per nascondere informazioni sulla guerra. Ogni giorno e ogni ora questo tipo di “notizie” costa vite umane. E anche voi, miei ex colleghi, siete responsabili di questo.
Non esistono leggi russe che non vietino di scegliere il materiale della New Gazeta come titolo di una storia. Non c’è alcuna responsabilità penale se i titoli dei media in lingua russa che non hanno una licenza compariranno su Yandex. Non c’è alcuna responsabilità penale per il servizio “rotto” o “hackerato”. Ogni possibile ripercussione è nulla in confronto ai danni che il servizio ha causato ogni giorno dall’inizio della guerra.
Non è troppo tardi per smettere di essere complici di un crimine orribile. Se non potete fare niente – mollate. Ricordate, non state rispondendo solo a migliaia di vostri colleghi, ma anche a decine di milioni di utenti. E anche di fronte a milioni di ucraini».
(da agenzie)

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L’UCRAINO MYKOLENKO, DIFENSORE DELL’EVERTON, INCENERISCE IL RUSSO DZYUBA, ATTACCANTE DELLO ZENIT: “MENTRE TU, BASTARDO TACI ASSIEME AI TUOI FOTTUTI COMPAGNI DI SQUADRA, I CIVILI VENGONO UCCISI IN UCRAINA“

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

“RIMARRAI NASCOSTO IN UN BUCO PER IL RESTO DELLA VITA TUA E DEI TUOI FIGLI. E SONO DAVVERO FELICE CHE NESSUNO VE LO PERDONERÀ MAI, BASTARDI”

Mykolenko contro Dzyuba. Il difensore dell’Everton e della nazionale ucraina, protagonista dell’abbraccio con il connazionale Zinchenko prima della sfida contro il City, ha attaccato duramente e senza mezzi termini l’attaccante dello Zenit e della nazionale russa.
“Mentre tu, bastardo Dzyuba, taci assieme ai tuoi fottuti compagni di squadra, i civili vengono uccisi in Ucraina – ha scritto Mykolenko nelle stories di Instagram taggando il diretto interessato – imarrai nascosto in un buco per il resto della tua vita e, cosa più importante, per il resto della vita dei tuoi figli. E sono davvero felice che nessuno ve lo perdonerà mai, bastardi”.
Da parte di Dzyuba ancora nessuna replica.
Quel che è certo è che l’attaccante non giocherà i prossimi Mondiali dopo la sospensione della Russia decisa dalla FIFA.
(da agenzie)

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MEGA YACHT IN FUGA VERSO CARAIBI E MONTENEGRO

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

LA MOSSA DEI VILI OLIGARCHI RUSSI PER SCAPPARE DALLE SANZIONI

Da Sergei Roldugin a Roman Abramovich, la carica degli oligarchi fedelissimi a Putin ora scappa insieme ai suoi milioni. Il “Graceful” del presidente russo spostato due settimane prima dell’invasione in Ucraina. Fughe anche dalla Costa Smeralda
Tra le sanzioni da impartire alla Russia su cui l’Occidente si è mostrato subito compatto c’è la caccia ai tesori degli oligarchi di Vladimir Putin. Nomi importanti con patrimoni enormi che in cambio della totale fiducia al presidente russo hanno ottenuto privatizzazioni di imprese e sconfinante ricchezze.
La caccia ai vertici è cominciata pochi giorni fa dalla stessa Casa Bianca con l’annuncio di una task force «multilaterale e transatlantica» per individuare e congelare i patrimoni dei milionari fedelissimi di Putin.
Dagli yacht alle mega ville la spedizione punitiva è aperta e non solo negli Stati Uniti. L’Unione Europea continua ad arricchire la lista nera degli oligarchi russi da sottoporre a sanzione. Lo scorso 28 febbraio sono stati aggiunti altri 26 nomi di persone molto vicine al presidente Putin, colpevoli di aver fatto propaganda e di essersi spesi attivamente a favore dell’annessione della Crimea nel 2014
«Gli oligarchi di Putin e coloro che lo finanziano non dovrebbero più essere in grado di usare il loro potere d’acquisto per nascondersi dietro una patina di rispettabilità nelle nostre città, comunità o nei nostri club sportivi. I loro super yacht non dovrebbero trovare porto nella nostra Europa. Mai più» .
Aveva tuonato poche ore fa la stessa presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Ma se l’Occidente ha cominciato la corsa ai congelamenti di patrimoni e ricchezze, i grandi magnati si sono messi già in fuga, cercando di mettere in salvo in acque tranquille panfili e yacht.
Il primo a cercare di mettere in salvo ancora prima del tempo il suo “Graceful”, uno yacht personale di 80 metri di lunghezza, è stato proprio Vladimir Putin. La super imbarcazione è stata spostata da Amburgo a Kaliningrad due settimane prima dell’invasione russa in Ucraina. ùa localizzazione è stata riferita da MarineTraffic, sito che fornisce informazioni in tempo reale sui movimenti delle navi e sulla posizione attuale delle navi nei porti e nei porti. A preoccuparsi delle sanzioni è stato anche il milionario russo- israeliano, presente tra le altre cose al tavolo dei negoziati tra Mosca e Kiev, Roman Abramovich.
Il presidente del Chelsea, che ha rinunciato al controllo del club pochi giorni fa, punta a trasferire “My Solaris”, il suo yacht di 140 metri, dal porto di Barcellona in acque libere da sanzioni. Stessa sorte è toccata già ad “Eclipse”, l’altro gioiello dell’imprenditore, attualmente ormeggiato al sicuro nei Caraibi.
Un ordine di fuga sarebbe arrivato anche da Trieste: il magnate russo Andrey Melnichenko avrebbe comunicato al comandante del mega panfilo «Sailing Yacht A» di spostare nel più breve tempo possibile l’imbarcazione.
I super yacht che lasciano la Costa Smerald
I gioielli dei magnati navigano lontano dalle sanzioni o almeno ci provano. Uno dei siti di riferimento per il monitoraggio è Vessel Finder che riceve segnali dai trasmettitori Ais di bordo al fine di evitare collisioni in mare. Da MarineTraffic invece continuano ad arrivare notizie di spostamenti di mega yatch verso il Montenegro e le Maldive. A puntare la rotta verso lidi tranquilli è anche Alexey Mordashov, il maggiore azionista della Severstal, uno dei più grandi gruppi siderurgici al mondo di origine russa. Con un patrimonio di 29 miliardi di dollari e incluso nella lista nera della Ue, nelle ultime ore è stato segnalato nell’Oceano Indiano.
All’appello dei suoi possedimenti c’è un mega yacht di 146 metri per 500 milioni di valore molto spesso avvistato in Sardegna, e la villa Parodi Delfino in Costa Smeralda per un valore di 66 milioni. Pericolo sanzioni anche per Alisher Usmanov, altro miliardario vicino a Putin che deve le sue fortune al gigante dell’alluminio Metalloinvest e che come Mordashov sbarcò in Costa Smeralda comprando la villa di Merloni a Romazzino.
Ma il più temibile di tutti gli oligarchi vicini a Putin sembra essere Igor Sechin, con il suo “Amore Vero” di 88 metri anche lui viene visto spesso a Liscia di Vacca in Costa Smeralda. Con oltre sei ville acquistate nel Golfo del Pevero, si è spostato anche a Lerici aggiungendo al patrimonio anche villa Maramozza. Dovrà scappare dall’Italia anche Igor Sechin, potentissimo numero uno del colosso petrolifero di Stato Rosneft che ogni anno partecipa al Forum Eurasia di Verona invitato da Antonio Fallico, plenipotenziario di Intesa Sanpaolo a Mosca, Negli ultimi dieci anni ha investito prima nella Saras dei Moratti, poi nella Pirelli di Tronchetti Provera fino all’Eni per il mega giacimento a gas di Zohr a Nord dell’Egitto.
Nella lista nera Ue c’è anche Sergei Roldugin, l’uomo che gestisce il sistema d’affari del presidente Putin attraverso società offshore e la Bank Rossiya, conosciuta a Mosca come come il “portafoglio di Putin”. La carica degli oligarchi dunque fugge insieme ai suoi milioni. In cambio della completa fedeltà al presidente russo hanno ottenuto patrimonio e potere ora minacciato dalle potenze mondiali. La vera sfida per i leader dell’Occidente sarà quella di fermare la loro fuga e di infliggere un reale duro colpo a un potente sistema targato Vladimir Putin.
(da agenzie)

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LA GUERRA PORTA LA RUSSIA VERSO IL DISASTRO

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

PUTIN RISCHIA LA BANCAROTTA: CROLLO DEL RUBLO, PERSO IL 40% DEL POTERE DI ACQUISTO

La Borsa costretta a chiudere. Il divieto di esportazione di valuta all’estero. Il crollo del rublo. Mentre l’Occidente sanziona Vladimir Putin per la guerra in Ucraina, il popolo russo comincia a sentire il peso della scelta dello zar.
E mentre l’Ue colpisce sette banche russe (ma non Gazprom), l’Eni che dà l’addio a Blue Stream è solo una delle tante aziende straniere che disinvestono dalla Russia in guerra.
E il conflitto tassa i russi del 40% secondo Davide Serra, co-fondatore di Algebris Investments. Mentre il paese rischia la bancarotta: «Presto il suo unico asset, gli idrocarburi, non varrà nulla. Li venderanno a Cina e Corea del Nord a prezzi più bassi. Putin sta distruggendo la Russia.
L’effetto economico delle sanzioni
Il primo effetto economico delle sanzioni è quello del crollo del rublo: la valuta russa è sprofondata passando da 86 a oltre 100 rubli per un dollaro. La perdita del potere d’acquisto accelererà l’inflazione e per questo la Banca Centrale russa ha raddoppiato il tasso di sconto portandolo dal 9,5 al 20%. Così l’istituto centrale spera di fermare la fuga di depositi (e quindi di capitali) ma secondo gli esperti, spiega oggi La Stampa, l’inflazione arriverà al 20% nei prossimi mesi mentre la riduzione dei redditi della popolazione dovrà fronteggiare anche l’aumento dei tassi di interesse. L’esclusione di alcune banche russe dal sistema di pagamenti internazionali Swift fa il paio con il congelamento delle riserve valutarie estere della Banca Centrale russa: si tratta di 400 miliardi su 650 attualmente bloccate in Germania. Anche per questo l’istituto ha rinunciato a difendere il rublo dal crollo.
Michael Carpenter, ambasciatore americano all’Osce, in un’intervista rilasciata a Repubblica spiega che l’esclusione dell’energia dalle sanzioni è temporanea: «Dobbiamo essere strategici su come procedere per impedirle di monetizzare le sue risorse».
Secondo Carpenter la maggioranza del popolo russo già oggi non è favorevole alla guerra. «Questa guerra deve fallire. Fallirà, e noi garantiremo che fallisca. Non possiamo permettere alla leadership russa di vederla come un successo, perché vorrebbe dire invitare lei o altri paesi a fare cose simili. Riguarda la sfida delle autocrazie contro la democrazia, ma anche di più. È uno stato aggressivo che ne invade uno pacifico senza ragione, per conquistarlo. È terrificante per tutti gli stati nel mondo».
Pechino salverà Mosca
Intanto la Russia chiede aiuto alla Cina. L’agenzia di stampa Ansa ricorda che Pechino potrebbe mettere in campo sono accordi su risorse e prestiti erogati dalle sue grandi banche statali, secondo uno schema che seguirebbe quello del 2014 dopo che la Russia finì nel mirino della comunità internazionale per l’occupazione e l’annessione della Crimea.
La Cina allora continuò a fornire il suo sostegno, spesso dietro le quinte, tra acquisti di petrolio e veicoli finanziari a fare da paravento. Da quel momento i legami bilaterali si sono rafforzati: l’uso del dollaro è stato ridotto, l’interscambio commerciale ha toccato nel 2021 i massimi storici di 140 miliardi di dollari, mentre i recenti accordi energetici, basati su prestiti e crediti in renminbi, hanno cementato ulteriormente le relazioni.
Il sistema cinese dei pagamenti internazionali transfrontalieri poi, noto come Cips, potrebbe sostituire lo Swift, pur con problemi da risolvere per la scala ridotta. Ma anche questa strada presto potrebbe essere sbarrata. Gli Usa, come ulteriori misure insidiose, potrebbero decidere i controlli sull’export per interrompere le forniture di chip alla Russia. Seguendo così l’esempio di quanto fatto con Huawei, al fine di strozzare le forniture di componenti vitali per le industrie russe come le tlc e la vitale esplorazione petrolifera e di gas.
La Russia a rischio bancarott
Secondo il finanziere Davide Serra, fondatore di Algebris, la guerra tassa attualmente gli stipendi russi del 40% e proprio per questo lo Zar potrebbe finire presto in bancarotta: «Il russo medio si è visto bruciare il 40 per cento del potere di acquisto di beni globali in una settimana. Mai visto. Se 110 milioni di persone perdono quasi metà della ricchezza mangiano e comprano meno. È come una tassa. La tassa Kiev. La Russia non produce nulla a parte petrolio e gas. Non esiste manifattura domestica di beni di consumo. Oltretutto i russi ricordano bene quando fallirono nel 1998, e così hanno chiuso i mercati dei capitali. È vietato comprare dollari e li puoi rivendere solo allo Stato. Non c’è più conversione. Sei fregato. È una tassa sulla ricchezza del 40 per cento!», dice oggi a La Stampa.
Secondo Serra c’è invece il rischio che Pechino si prenda le materie prime della Russia attaccandosi al bocchettone e comprando petrolio e gas a prezzi scontati.
Gli oligarchi, minacciati oggi da Joe Biden nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, perderanno il 70% del loro patrimonio. «Putin non vincerà mai in Ucraina. Lo dice la Storia. Negli ultimi cento anni un ucraino su tre è morto di fame per colpa di Stalin e per combattere Hitler. Diversamente da quasi tutti i Paesi europei, l’Ucraina troverà gente pronta a morire per la Patria. Basta che sia uno su quattro, ed ecco dieci milioni di soldati. Se saranno armati, i russi non li vinceranno mai. Con i giusti mezzi, sarà un Vietnam alla decima potenza».
Nel frattempo lo Zar rischia la bancarotta: «Presto il suo unico asset, gli idrocarburi, non varranno nulla. Li venderà a Cina e Corea del Nord a basso prezzo. Putin sta distruggendo la Russia, l’ha già distrutta. Ora tutti sanno che è un pazzo».
(da agenzie)

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I RUSSI HANNO UCCISO UNA DOTTORESSA CHE PORTAVA UN BAMBINO IN OSPEDALE

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

L’AUTO COLPITA DA RAFFICHE DI MITRA

L’Ucraina accusa la Russia di aver colpito e ucciso una dottoressa ucraina, Marina Kalabinoi, mentre trasportava un nipote ferito in ospedale.
Secondo Kiev la donna sarebbe stata uccisa da un colpo d’arma da fuoco.
A far sapere della morte della dottoressa è stato il ministro della Sanità ucraino Viktor Liashko: l’auto della dottoressa è stata raggiunta da una raffica di colpi in un villaggio di Kukhari nell’Oblast’ di Kiev. Kalabinoi era un’anestesista del Centro di cardiologia e chirurgia cardiaca di Kyiv.
«Non vi perdoneremo mai», ha scritto Liashko riferendo della vicenda.
(da agenzie)

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ABRAMOVICH HA UNA GRANDE PARTECIPAZIONE NELL’AZIENDA CHE PRODUCE I TANK RUSSI

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

LA RIVELAZIONE DEL DAILY MAIL

Roman Abramovich continua ad avere un ruolo centrale nella guerra d’Ucraina. L’ormai ex patron del Chelsea, oltre alla sua vicinanza storica a Putin e gli interessi economici a Kiev, ha una partecipazione nell’azienda siderurgica russa i cui materiali sono usati per fabbricare i carri armati impiegati nell’invasione, riporta il “Daily Mail”.
Secondo gli analisti, per evitare sanzioni da Londra avrebbe trasferito le azioni di Evraz (il nome dell’azienda siderurgica, seconda per importanza in Russia), otto giorni prima che Vladimir Putin ordinasse l’invasione dell’Ucraina.
E ora teme una guerra prolungata, che potrebbe costargli economicamente carissima, per i suoi business strettamente legati a tutte le parti in causa.
L’oligarca, chiamato come mediatore ai primi colloqui tra Russia e Ucraina a Gomel, continua a essere tra i più bersagliati dalle sanzioni.
Secondo quanto riporta il “The Times”, per evitare ulteriori colpi dal Regno Unito, ha messo in vendita tutti gli asset denenuti a Londra. Un giro d’affari di circa 200 milioni di sterline, che Abramovich si sta apprestando a cedere prima che i suoi beni vengano congelati.
In vendita anche il Chelsea, al momento commissariato alla sua associazione di charity, la Chelsea Foundation. Per la squadra di calcio potrebbe ricevere le prime offerte già questa settimana.
(da agenzie)

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