Marzo 6th, 2022 Riccardo Fucile
GLI UCRAINI SONO STATI PREPARATI ALLA GUERRIGLIA CON LANCIARAZZI M141, SHOTGUN M500, LANCIAGRANATE MK-19, ARMI ANTI ELICOTTERO M134, E TUTE SPECIALI: MATERIALI PENSATI PER I COMBATTIMENTI URBANI… QUESTA LA DIREZIONE VERSO CUI ANDRÀ IL CONFLITTO, ANCHE DOPO LA CADUTA DI KIEV
L’intelligence americana era così sicura che alla fine Putin avrebbe invaso l’Ucraina, che
fin dall’inizio di dicembre il Pentagono aveva accelerato le operazioni per armare i militari di Kiev, mettendoli in condizione di difendersi.
Guardano la lista delle forniture, si capisce anche come la strategia si basasse sul rallentamento iniziale della prima ondata di attacchi, e poi sulla creazione di una guerriglia urbana di lungo termine. La conferma viene dai documenti declassificati delle consegne effettuate dagli Usa e dai loro alleati, che il Washington Post ha ottenuto e pubblicato.
In più c’è da aggiungere che parecchi veterani delle forze armate americane si stanno offrendo come volontari per combattere al fianco degli ucraini, che potranno aiutare tanto in termini tattici, quanto nell’impiego proprio delle armi che avevano già usato su altri teatri di guerra.
Gli Usa si sono impegnati a fornire aiuti bellici di varia natura a Kiev per un miliardo di dollari, di cui 350 milioni autorizzati il 25 febbraio. A loro si sono aggiunti 14 paesi alleati che hanno dato una mano, dalla Germania all’Italia.
Era noto che al primo posto della lista ci fossero i razzi anti carro Javelin, che sono una delle ragioni per cui l’offensiva russa ha incontrato così tante difficoltà a procedere sul terreno, inclusa la lunga colonna bloccata alle porte della capitale.
E i missili Stinger Manpads, che invece hanno preso di mira elicotteri e aerei, complicando l’obiettivo di Mosca di ottenere il dominio dei cieli.
Molti analisti militari sono rimasti sorpresi dalla sostanziale assenza dell’aeronautica nella battaglia
Al principio ritenevano che non fosse entrata in azione in maniera massiccia perché il piano prevedeva la rapida conquista dell’Ucraina e la resa delle forze locali, e quindi non sarebbe servita. Ora però questa versione non regge più, e quindi gli osservatori si chiedono se non ci siano problemi tecnici e logistici che hanno fermato anche l’aviazione, tra cui la mancanza di piloti addestrati al combattimento e l’inadeguatezza dei materiali.
L’efficacia degli Stinger è una delle ragioni, perché i caccia russi si sentono minacciati, in particolare quando devono volare di giorno, ma poi di notte non hanno una capacità operativa all’altezza del compito
Questo evidenzierebbe un’inferiorità strategica sostanziale, che potrebbe risultare decisiva anche in caso di scontro diretto con la Nato.
Perciò il presidente Zelensky ha sollecitato la creazione di una no fly zone, e la consegna dei vecchi Mig e di altri apparecchi dell’era sovietica ancora in dotazione ai paesi Nato che facevano parte del Patto di Varsavia, perché è convinto che i suoi piloti sarebbero in grado di tenere sotto scacco quelli di Putin.
Nello stesso tempo, però, il Pentagono non si fa illusioni su quanto a lungo gli ucraini potranno evitare la caduta di Kiev.
In assenza di un intervento diretto della Nato, queste armi dovevano frenare l’avanzata iniziale, ma poi la vera partita si sarebbe giocata nel lungo termine. Quindi Washington si era già mobilitata per preparare gli ucraini alla guerriglia di insurrezione, che seguirà al completamento dell’occupazione.
Perciò aveva fornito lanciarazzi M141, shotgun M500, lanciagranate Mk-19, armi anti elicottero M134, e anche tute speciali per proteggere i soldati dalle esplosioni ravvicinate, ad esempio quando si tratta di disinnescare le mine.
Tutti questi materiali sono pensati soprattutto per i combattimenti urbani, e dimostrano come gli americani si aspettano che questa sia la direzione verso cui andrà il conflitto, anche dopo l’eventuale caduta di Kiev e dello stesso Zelensky.
Se è vero, conducendo la sua avanzata di stampo bellico tradizionale contro le grandi città, Putin sta cadendo in una trappola. E il Pentagono ha già fornito agli ucraini le armi e l’addestramento per fargliela pagare nel lungo termine, mentre le sanzioni lo mordono in casa.
(da La Repubblica)
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Marzo 6th, 2022 Riccardo Fucile
QUANDO DA MINISTRO FECE VIETARE I PRESIDI DEGLI OPERAI DAVANTI ALLA LUKOIL DI PRIOLO
Invasione russa dell’Ucraina, ora Salvini cerca di nascondere il suo imbarazzante passato di uomo sandwich di Putin.
Non attacca direttamente il presidente russo, si nasconde dietro papa Francesco. E altro. E adesso mentre l’oligarca russo Vagit Alekperov rischia sanzioni torna in mente la storia della lettera che l’ambasciatore russo in Italia (lo stesso che in questi giorni ci sta minacciando Sergey Razov) scrisse al ‘caro Matteo’ per chiederli un intervento per vietare le manifestazioni che disturbavano i business dell’oligarca alla Lukoil di Priolo. Ecco come all’epoca raccontammo quella storia.
L’articolo del 24 luglio 2019
I sovranisti che alla fin fine si dimostrano vassalli dei veri potenti. E così oggi sappiamo che il dura e pure ministro dell’Interno Salvini, tra un Savoini, un viaggio a Mosca e un osanna a Putin, accettava di buon grado le richieste dell’ambasciatore russo in tema di ordine pubblico. Che poi, detta in soldoni, voleva dire che la Russia non voleva proteste e manifestazioni davanti ai suoi stabilimenti.
La Russia chiede, Salvini esegue e il prefetto di Siracusa ci mette faccia e firma: così Luigi Pizzi ha subito dopo vietato manifestazioni di protesta nei varchi di ingresso degli stabilimenti del polo industriale di Priolo (Isab/Lukoil, Sasol, Sonatrach, Versalis e Sasol) che – diceva dopo aver ricevuto l’indicazione di Salvini – hanno determinato difficoltà e rallentamenti sia per i dipendenti sia per i mezzi pesanti sia al traffico veicolare così come anche per i rifornimenti di carburante a porti e aeroporti della Sicilia orientale.
Il prefetto ha disposto quindi il divieto di “assembramenti di persone e/o di automezzi” davanti alle portinerie degli stabilimenti industriali Isab/Lukoil, Syndial, Versalis, Sonatrach e Sasol, nel rettilineo della Ss114 e nei punti nevralgici della rete stradale urbana ed extraurbana da adesso e fino a settembre 2019.
“Questi comportamenti – si legge nel provvedimento – contrastano la libertà di svolgimento dell’attività lavorativa da parte dei dipendenti degli stabilimenti del polo petrolchimico nonché il diritto alla libertà d’impresa”.
Peccato che ora spunti il retroscena: una lettera dell’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov a Salvini che con toni molto affabili e amichevoli chiedeva che i lavoratori non rompessero le scatole agli interessi russi. E così Mosca chiede, Salvini esegue. Pugno duro contro cortei e manifestazioni che sono poco gradite alla Russia. Intanto le scuse non mancano, perché ogni protesta o blocco tecnicamente può essere vietata per motivi di ordine pubblico. Poi se lo chiede l’uomo di Mosca, allora si fa di corsa.
(da Globalist)
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Marzo 6th, 2022 Riccardo Fucile
LA POLONIA LI DAREBBE ALLE FORZE ARMATE UCRAINE E GLI USA GIREREBBERO ALLA POLONIA AEREI NUOVI
Di fronte all’impossibilità di soddisfare la richiesta di Kiev di garantire una no fly zone
sull’Ucraina, che segnerebbe l’entrata diretta nel conflitto con la Russia di Usa e Nato, l’amministrazione sta valutando la possibilità di consegnare caccia alle forze armate ucraine.
Secondo quanto riporta Politico, Washington sta valutando con la Polonia un accordo che porterebbe Varsavia ad inviare i suoi Mig-29 a Kiev avendo in cambio aerei nuovi americani
“Stiamo lavorando con i polacchi su questa questione e ci stiamo consultando con gli altri alleati Nato – ha detto una fonte della Casa Bianca a Politico – noi stiamo anche lavorando alle capacità che possiamo fornire alla Polonia se deciderà di trasferire suoi aerei all’Ucraina”
Dall’amministrazione Biden si assicura che “non c’e’ nessuna opposizione all’invio di aerei dalla Polonia all’Ucraina”, ma si spiega che invece il trasferimento di F16 americani a Varsavia sarebbe un processo che avrebbe tempi lunghi di autorizzazione. Volodymyr Zelensky parlando ieri con i membri del Congresso Usa ha ribadito la richiesta della no fly zone
(da agenzie)
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Marzo 6th, 2022 Riccardo Fucile
PATRIMONI SUPERIORI A 10 MILIONI DI EURO
Il contrasto alla Russia di Vladimir Putin in Italia passa anche da operazioni che coinvolgono beni e risorse economiche degli oligarchi russi, spesso vicini al presidente.
Ieri il sequestro, da parte della Guardia di Finanza, di ville seicentesche, yacht e case in tutta Italia per 143 milioni di euro. Un’operazione che parte da un elenco, fornito dall’Unione europea, di 680 nomi tra cui le autorità italiane hanno individuato 500 persone, con fortune spesso non riconducibili a loro ma schermate da società e trust. Si lavora a un registro internazionale pubblico degli oligarchi con patrimoni superiori ai 10 milioni di euro.
Il lavoro della Guardia di Finanza, ricostruisce Repubblica, è guidato dal comandante generale Giuseppe Zafarana su invito del Comitato di sicurezza finanziaria insediato al ministero dell’Economia, che monitora il funzionamento del sistema di prevenzione e di sanzioni del finanziamento del terrorismo e del riciclaggio. La caccia ai patrimoni è appena cominciata e incontra la difficoltà di avere situazioni nella stragrande maggioranza dei casi schermate da trust vari.
I sequestri
Tra i beni sequestrati ieri c’è il megayacht di quello che è secondo Forbes l’uomo più ricco di Russia: Alexey Mosdashov, presidente della società Severgroup, azionista della Rossiya. Lady M era ormeggiato a Imperia: 65 milioni di imbarcazione per 65 metri e una pista per l’atterraggio degli elicotteri. E poi la Finanza ha sequestrato Lady Lena: valore 55 milioni, quest’altro megayacht appartiene a Gennady Timchenko, magnate dell’energia, delle infrastrutture e dei trasporti e uno dei migliori amici di Putin da almeno 30 anni: era pronto a salpare per la Costa Azzurra dal porto di Salerno. La Gdf ha operato poi anche in Costa Smeralda, dove Alisher Usmanov (oligarca russo-uzbeko e cittadino onorario del comune di Arzachena) è di casa da quasi 30 anni: gli hanno sequestrato Villa Pevero, Arzachena, un immobile dal valore di 17 milioni di euro. Alla Sardegna l’oligarca ha regalato 500 mila euro nel periodo peggiore dell’emergenza sanitaria da Coronavirus. La villa più bella sul golfo del Pevero è sua dagli anni ’90. Qui le sue feste sono leggendarie, come lo sono i party sul suo yacht, Dilbar, sequestrato in Germania in questi giorni: era ad Amburgo in cantiere per manutenzione e migliorie.
Sul lago di Como, a Menaggio, sono state poi sequestrate ieri due ville da 8 milioni di euro: appartengono a Vladimir Soloviev, che non è un oligarca in senso stretto ma è punta di diamante della propaganda putiniana in qualità di presentatore tv, giornalista, intrattenitore.
Sequestrata anche Villa Lazzareschi, in provincia di Lucca: con un valore di mercato di circa 3 milioni, è riconducibile a Oleg Savchenko. Uomo d’affari e membro della Duma, ha votato a favore della risoluzione relativa all’appello a Putin sulla necessità di riconoscere Donetsk e Lugansk, le autoproclamate repubbliche del Donbass.
I prossimi passi
Il lavoro della Guardia di Finanza prosegue, nel tentativo di svelare i giri d’affari nascosti. Secondo Repubblica una pista conduce già ad alcuni studi di commercialisti italiani del Nord Italia che in questo momento sono sotto la lente degli investigatori, e porta poi a Cipro e Malta dove molti di questi oligarchi hanno posizionato i loro trust «europei». Gli oligarchi, per investire in Italia, fanno largo ricorso a fondi d’investimento. Lo fa anche lo Stato russo: il fondo sovrano, Rdif, ha partecipazioni dirette in importanti imprese del nostro paese, scrive il Copasir, «attraverso partnership con importanti istituti di sviluppo italiani (Cassa Depositi e Prestiti e Fsi), implementando una serie di significativi progetti congiunti in Russia in settori tradizionali e maturi, tra cui infrastrutture di trasporto (insieme ad Anas), industria dell’energia elettrica (insieme a Enel), allevamento (insieme ad Inalca) e industria alimentare». Nelle ultime ore sono stati segnalati almeno tre sequestri alle dogane di scali aeroportuali di cittadini russi fermati con valigie cariche di soldi. E l’intelligence europea sta lavorando su svariate segnalazioni di viaggi di alcuni dei più influenti oligarchi, dalla Russia verso il Medio Oriente.
(da agenzie)
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Marzo 6th, 2022 Riccardo Fucile
IL MONDO DELLA MODA A SOSTEGNO DEL POPOLO UCRAINO
Prima la sfilata senza musica durante la Milano Fashion Week per sensibilizzare sulla
guerra tra Russia e Ucraina. Ora un aiuto concreto.
Giorgio Armani ha deciso di aderire all’iniziativa promossa dall’Unhcr – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per i Rifugiati -, finalizzata alla raccolta fondi di sostegno per il popolo ucraino.
Proprio per sostenere l’iniziativa per l’assistenza e la protezione delle persone costrette a fuggire a causa del conflitto in atto, il celebre stilista ha deciso di donare 500mila euro e capi di prima necessità destinati ai profughi.
Il Gruppo ha annunciato la propria adesione con un comunicato:
“Il Gruppo Armani annuncia la propria adesione, con una donazione di 500 mila euro, all’iniziativa di solidarietà finalizzata alla raccolta fondi di UNHCR, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per l’assistenza e la protezione delle persone costrette a fuggire a causa del conflitto in atto in Ucraina”.
E non solo. Il comunicato prosegue anche con un’ulteriore annuncio: “Verrà inoltre fatta una donazione di capi di prima necessità destinati ai profughi che saranno distribuiti attraverso la Comunità di Sant’Egidio, già presente e attiva nelle zone di confine. I dipendenti avranno la possibilità di dare il proprio personale contributo partecipando alle fasi di preparazione delle spedizioni”.
Iniziative simili, nei giorni scorsi, sono state prese anche da altre personalità del mondo della moda e dello spettacolo.
Ad esempio, sia Donatella Versace che Renzo Rosso e il suo Gruppo Otb hanno portato avanti raccolte fondi e donazioni in favore dei profughi. Stesso discorso per Chanel – che ha devoluto due milioni di euro all’Agenzia e all’organizzazione Car – e per Louis Vuitton, che ha deciso di donare circa un milione per la campagna di sostegno agli ucraini promossa dall’Unicef.
(da agenzie)
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Marzo 6th, 2022 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI RAI RADIO DA LEOPOLI: “UN SEGNO DI VICINANZA ALLA POPOLAZIONE“
Un messaggio fortissimo quello che Andrea Vianello, direttore di Rai Radio Uno, vuole mandare agli ascoltatori trasmettendo – dal 7 marzo – il Gr direttamente dall’Ucraina.
Giornalista e storico volto Rai, Vianello ha rilasciato un comunicato stampa nel quale informa della decisione di trasmettere direttamente da Leopoli. Per difendere l’informazione e – anche – la democrazia.
“Abbiamo pensato che fosse importante portare in Ucraina, non solo simbolicamente, il Gr1, il giornale radiofonico del servizio pubblico della Rai, e trasmettere da lì, nonostante le difficoltà, per dare un segno di vicinanza alla popolazione assediata e come ferma scelta di campo a favore della libertà e della democrazia”, ha dichiarato Vianello.
Con lui, da lunedì, ci sarà al microfono Paolo Salerno, pronto a raccontare le sofferenze che il popolo ucraino sta affrontando in questo difficilissimo momento storico, durante le edizioni principali del Giornale Radio: alle 8.00, alle 13.00 e alle 19.00. L’annuncio di Vianello arriva all’indomani della scelta della Rai prima – di Mediaset e dell’Ansa poi – di sospendere tutti i servizi giornalistici dalla Russia.
La tv di Stato ha spiegato che la decisione è stata presa “in seguito all’approvazione della normativa che prevede forti pene detentive per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorità” putiniane. “La misura si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto – ha spiegato la Rai in un comunicato stampa – e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese”.
Le notizie su quanto accade nella Federazione Russa, inoltre, “verranno per il momento fornite sulla base di una pluralità di fonti da giornalisti dell’Azienda in servizio in Paesi vicini e nelle redazioni centrali in Italia”.
La decisione di sospendere i servizi giornalistici dalla Russia è stata condivisa da molti media internazionali, tra i quali la BBC, che ha deciso di ritirare i suoi giornalisti dalla Russia e riaprire le trasmissioni ad onde corte come ai tempi di Radio Londra, e la Cbc/Radio-Canada, emittente pubblica canadese che ha annunciato di aver temporaneamente sospeso il lavoro dei suoi giornalisti in Russia.
(da agenzie)
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Marzo 6th, 2022 Riccardo Fucile
IL REGIME CRIMINALE E’ SPUTTANATO: IL POPOLO STA PRENDENDO CORAGGIO
Sono oltre 3000 le persone arrestate domenica 6 marzo nelle manifestazioni in Russia
contro l’invasione dell’Ucraina.
A denunciarlo è l’ong Ovd-Info che monitora le violazioni sui diritti umani e combatte la persecuzione politica.
Dall’inizio delle proteste ogni giorno l’Ong pubblica sul proprio sito le liste degli arresti durante le proteste. Oggi, secondo i dati in possesso dell’organizzazione, aggiornati alle 16, 12 (ora locale) più di 2050 persone sono già state arrestate in 44 città, tra cui anche bambini piccoli che erano scesi in piazza insieme ai genitori.
“Ogni dipartimento – specifica il sito di Ovd-Info – può avere più detenuti rispetto agli elenchi pubblicati. Pubblichiamo solo i nomi di quelle persone di cui siamo certi e di cui possiamo pubblicare il nome”. Dall’inizio delle proteste, si legge ancora sul sito, i manifestanti arrestati sono stati più di 10mila
Tra le città con il maggior numero di arresti, secondo l’Ong, c’è Mosca, con oltre 400 detenuti. A Novosibirsk, invece, le persone arrestate sono state oltre 270. Altri 250 cittadini, inoltre, sono detenuti a San Pietroburgo e oltre 200 a Ekaterinburg. I numeri, va detto, aumentano di minuto in minuto secondo Ovd-Info.
Le manifestazioni, nonostante gli arresti, sono andate avanti senza sosta in Russia dall’inizio dell’invasione. In migliaia sono scesi in piazza, tra cui anche Yelena Osipova, 80enne sopravvissuta all’assedio di Leningrado anche lei arrestata mentre protestava a San Pietroburgo.
Oltre che reprimendo le proteste con gli arresti, il Cremlino ha deciso anche di stringere le maglie della censura sui media, limitando l’accesso ai mezzi di informazione stranieri e rendendo reato, punito con 15 anni di carcere, la diffusione di informazioni ritenute false sulla guerra.
Tanto che diversi media stranieri hanno abbandonato Mosca, dalla Rai alla Cnn. Ma non solo.
Mediazona, uno degli ultimi media indipendenti in Russia, ha denunciato di essere stato bloccato dalle autorità a causa della copertura dell’invasione russa dell’Ucraina. Il direttore Pyotr Verzilov, però, ha promesso che continueranno “a lavorare” e a “raccontare della guerra”.
L’agenzia per il controllo delle comunicazioni, “Roskomnadzor, ha iniziato a bloccare Mediazona, fa sapere la testata – perché riportiamo con onestà quello che sta accadendo in Ucraina e chiamiamo ‘invasione’, un’invasione, e ‘guerra’, una guerra”. La dichiarazione denuncia come in Russia sia stata introdotta una “censura militare” e come nel Paese “non siano quasi più rimasti media indipendenti”.
(da agenzie)
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