Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
FONTI INTERNE AGLI 007 RUSSI
Dovevano fornire informazioni in vista dell’invasione, comprendere quale situazione
politica i russi avrebbero trovato sul campo, una volta invasa l’Ucraina. E le cose non sarebbero andate proprio com’erano state prospettate.
Per questo motivo, secondo i noti giornalisti investigativi Andrei Soldatov e Irina Borogan, adesso Vladimir Putin avrebbe dato il via alle epurazioni.
Ad essere colpiti, finendo agli arresti domiciliari, sarebbero stati due operativi della quinta divisione della Fsb, il reparto dei servizi segreti russi incaricati di raccogliere informazioni in Ucraina. I due giornalisti citano fonti interne agli 007 di Mosca.
La notizia raccolta dall’analista russo specializzato nei servizi di intelligence, che non ha ancora avuto alcuna conferma ufficiale, è stata rilanciata anche dal sito dissidente Meduza.
Dopo due settimane di guerra, la tesi dei due analisti è che Putin si sia finalmente reso conto di essere stato fuorviato: l’intelligence, temendo di far arrabbiare il leader, gli avrebbe fornito ciò che lui stesso voleva sentire. Quindi i due sarebbero stati fermati per uso improprio dei fondi stanziati per le operazioni, nonché per le scarse informazioni di intelligence.
Ai domiciliari – secondo Soldatov e Borogan – sono finiti il capo della quinta divisione della Fsb Sergei Beseda e il suo vice Anatoly Bolukh. Beseda è un ufficiale di primo livello dei servizi russi, da tempo considerato nel cerchio più ristretto dei fidati del Cremlino, tanto da essere inserito negli elenchi dei sanzionati da Ue e Usa fin dal 2014 perché sarebbe stato tra i protagonisti dei tentativi di Mosca di fermare la rivoluzione ucraina del 2014. Beseda è responsabile dell’intelligence sull’Ucraina, Bolukh della disinformazione.
Da giorni diversi media internazionali continuano a ribadire che Putin è infuriato per le informazioni erronee raccolte dalla Fsb, tra gli eredi del Kgb, in vista dell’invasione dell’Ucraina.
Il direttore della Cia William Burns negli scorsi giorni ha detto di ritenere che alcune delle ipotesi messe sul campo da Putin si sono rivelate false, incluso il pensare che l’Europa sarebbe stata distratta dalle prossime elezioni in Francia e dal cambio della leadership in Germania. E definendolo come determinato a controllare l’Ucraina, il numero uno della Cia ha detto che il presidente russo sta “ribollendo nella combustibile combinazione di rancore e ambizione”.
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
LE PAROLE DI UN MILITARE CATTURATO AL THE TELEGRAPH
Nell’eventualità in cui dovessero essere scambiati, verrebbero uccisi dalla loro stessa gente: è questo, come riportato dal “The Telegraph, quello che avrebbero detto i soldati russi catturati dalle forze ucraine.
I soldati, che sono stati filmati e i cui volti sono stati mostrati violando così quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra – avrebbero chiesto quindi non essere rimandati in Russia perché spaventati dall’ipotesi di poter essere uccisi.
“In Russia siamo già considerati morti”
Durante una conferenza stampa che si è tenuta Kiev, dove hanno inoltre spiegato di non essere stati maltrattati dalle forze ucraine, uno di loro avrebbe detto: “In Russia siamo già considerati morti. Mi è stata data l’opportunità di chiamare i miei genitori e mi hanno detto che era già stato organizzato un funerale per me”.
La maggior parte dei soldati catturati ha detto di non aver saputo fino all’ultimo di stare andando in guerra. Sarebbero inoltre delle giovani reclute: inizialmente la Russia ha detto di aver schierato soldati professionisti in Ucraina, ma – dopo continue pressioni – il ministero della Difesa russa ha ammesso di aver mandato anche giovani soldati con poca esperienza.
(da Fanpage)
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
LA STORIA DI C. , PROF DISSIDENTE IN FUGA DALLA REPRESSIONE DI PUTIN
È mattina presto, le luci rischiarano una San Pietroburgo da settimane immersa nelle
proteste. C., docente e dissidente russa, è in viaggio verso l’aeroporto per lasciare il suo Paese senza sapere se e quando potrà farvi ritorno.
Ha deciso di partire nell’arco di un paio di giorni concitati usando gli ultimi soldi ritirati dal conto, dopo che il numero dei suoi amici e conoscenti arrestati nelle proteste contro la guerra è aumentato a dismisura.
Come lei, in queste ore, migliaia di studenti e lavoratori contrari all’invasione dell’Ucraina e sconvolti dalle sue conseguenze stanno abbandonando la Russia. C. è in attesa di imbarcarsi mentre risponde alle mie domande attraverso una chat segreta su Telegram, chiedendo di restare anonima.
Da quando Putin ha invaso l’Ucraina riesce a malapena a mangiare e a dormire, come molti dei suoi connazionali sconvolti da quello che sta accadendo dentro e fuori dal confine russo. «Il fatto è che dal 24 febbraio la nostra vita si è totalmente divisa in prima e dopo, per sempre. Quello che sta succedendo ora non ha regole, nessuna spiegazione logica, nessuna giustificazione e nessuno era pronto per questo. Prima di tutto, dal punto di vista morale e psicologico».
Poche ore dopo l’invasione russa in Ucraina, C. e altre centinaia di migliaia di dissidenti sono scesi in piazza per protestare contro la decisione di Putin.
«Siamo andati a Gostinyi Dvor, la fermata della metro dove si radunano i manifestanti contro la guerra a San Pietroburgo, senza alcun piano, solo per essere lì. Davanti ai nostri occhi, la polizia catturava brutalmente le persone e questo si è ripetuto più e più volte ogni giorno».
A pochi metri da Gostinyi Dvor, nella mastodontica galleria commerciale dedicata allo shopping, proprio in questi giorni stanno scomparendo dalle vetrine marchi europei e americani a seguito delle sanzioni internazionali.
La docente in fuga racconta che nei giorni scorsi, mentre le proteste in Russia si allargavano a macchia d’olio, quotidianamente è cresciuta anche la repressione da parte del governo, culminata nella recente legge che punisce con il carcere fino a 15 anni chi si esprime contro la guerra, in qualsiasi forma ciò avvenga.
Così basta uno striscione dal messaggio pacifista – «No alla guerra» – appeso fuori dalla finestra della propria camera per subire una perquisizione del proprio appartamento ed essere trasferiti in caserma. Non è raro, poi, imbattersi in capannelli di polizia che caricano sui furgoni gruppi di persone sulla via dell’università.
Secondo C., le leggi sulla repressione del dissenso rappresentano un chiaro segno del panico che avvolge il governo di Putin, non solo a causa delle sanzioni e dell’isolamento internazionale, ma anche delle proteste interne.
«Il governo – dice – vive in una dimensione surreale. Probabilmente ha davvero creduto in quella propaganda che promuove da tanti anni, ma oggi il suo sistema si sta sgretolando e sta compiendo gli ultimi folli tentativi per salvarlo. Le ultime leggi sulla censura, ad esempio, sono state fatte in modo assolutamente isterico e dimostrano quanto Putin sia in difficoltà a gestire la situazione
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
“E’ DA CANAGLIA DIRE CHE E’ POSSIBILE SACRIFICARE UNA NAZIONE PER DARE UNA VIA D’USCITA A PUTIN“
Duro scontro questa mattina a l’Aria che tira su La7 tra il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk e Vittorio Sgarbi.
Centro del dibattito la posizione del critico d’arte e deputato sull’equilibrio dei rapporti tra Ucraina e Russia. “Io volevo dire che se Sgarbi parla di stati canaglia come la Cina – prende la parola Maistrouk – io ritengo che sia da canaglia dire che è possibile sacrificare una nazione di ucraini per dare una via d’uscita a Putin, che è un criminale di guerra. Quindi mi sembra una cosa da canaglia dire una cosa del genere, mi dispiace”.
“Io non l’ho detta”, inizia a gridare Sgarbi, anche lui collegato con lo studio di Myrta Merlino da remoto.
“Capra, capra, capra, lei in geopolitica è una capra, uso il suo linguaggio”, replica il giornalista facendo il verso a Sgarbi. Le voci dei due ospiti si sovrappongono e la conduttrice fatica a tenere calmi gli animi.
“Ho detto che auspico un accordo – spiega Sgarbi – ho detto che auspico una tregua. Non ho chiesto nulla per Putin, non tocca a me, non tocca a me. Io non ho chiesto vie d’uscita per nessuno, ho auspicato la tregua”.
“Sento dire che Lukashenko potrebbe essere un intermediario – conclude Maistrouk – un presidente illegittimo che ha distrutto il suo stato sociale in Bielorussia, che ha picchiato a sangue i cittadini, quando sento questo penso agli ucraini che vogliono vivere in uno stato liberale e democratico. Poi questi discorsi sull’Ucraina che avrebbe già perso sul campo li sento dal primo giorno della guerra, siamo al quindicesimo, ci davate per spacciati già due settimane fa, anche prima dell’inizio, noi stiamo resistendo, anche grazie agli amici che abbiamo nel mondo che ci stanno fornendo le armi necessarie per continuare la nostra resistenza, però io non accetto di essere una vittima sacrificabile per far uscire Putin dal vicolo cieco nel quale è entrato da solo”.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
IN PRECEDENZA KAREN SHAKHNAZAROV, REGISTA ED OPINIONISTA, HA AFFERMATO IN TV CHE IL CONFLITTO IN UCRAINA RISCHIAVA DI ISOLARE LA RUSSIA : IL CONDUTTORE E’ COSTRETTO A INTERROMPERLO
La guerra di Putin alla libertà di espressione inizia a vacillare. Ieri, durante un talk show
ospitato sul canale televisivo di Stato Russia 1, gli ospiti si sono rifiutati di sostenere la propaganda del Cremlino sulla guerra in Ucraina e hanno criticato apertamente il brutale attacco della Russia, definendo l’invasione «anche peggiore dell’Afghanistan».
Nonostante i conduttori del talk sostenessero la narrativa ufficiale, quella secondo cui Putin avrebbe condotto una «operazione speciale» per «smilitarizzare» e «de-nazificare» l’Ucraina, affermazioni definite da Kiev e dai suoi alleati come pretesti infondati, uno degli ospiti si è ribellato citando la disastrosa invasione dell’Afghanistan da parte dell’Urss nel 1979, che si è conclusa solo dieci anni dopo.
Gli storici sostengono che il fallimento di Mosca in quella guerra, in cui rimasero uccisi migliaia di soldati dell’Armata Rossa, alimentò la disillusione tra milioni di persone nell’Unione Sovietica e alla fine contribuì a provocare il crollo dell’ «Impero del Male» nel 1991.
Il “propagandista in capo” di Putin, Vladimir Soloviev, che è stato sanzionato dall’UE, è stato costretto a interrompere Semyond Bagdasarov dopo che l’accademico gli aveva detto: «Dobbiamo entrare in un altro Afghanistan, ma anche peggio?». Ha detto che in Ucraina «ci sono più persone e queste sono più avanzate nella gestione delle armi», prima di aggiungere: «Non ne abbiamo bisogno. È già abbastanza».
Parlando in precedenza durante una trasmissione su Russia 1, Karen Shakhnazarov, regista ed opinionista, ha affermato che il conflitto in Ucraina rischiava di isolare la Russia. «Faccio fatica a immaginare di prendere città come Kiev. Non riesco a immaginare come sarebbe». Il regista ha poi chiesto la fine della guerra, dichiarando: «Se questo film inizia a trasformarsi in un disastro umanitario assoluto, anche i nostri stretti alleati come Cina e India saranno costretti a prendere le distanze da noi».
«Questa opinione pubblica, di cui il mondo si sta saturando, può giocare a nostra sfavore… La fine di questa operazione stabilizzerà le cose all’interno del Paese».
Putin ha intensificato la repressione dei media e delle persone che non rispettano la linea del Cremlino sulla guerra, bloccando Facebook e Twitter e firmando un disegno di legge che criminalizza la diffusione intenzionale delle cosiddette “notizie false” in Russia.
I russi che criticano la guerra rischiano di essere incarcerati per 15 anni, mentre i media indipendenti nel paese affrontano minacce di chiusura o ingenti multe se si riferiscono alla campagna militare come a una “invasione”.
(da Daily Mail)
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
WALTER SITI: “QUANTO SIAMO DIVENTATI TIMIDI DI FRONTE ALL’IDEA DI MORIRE PER UN IDEALE, O ANCHE SOLTANTO DI PEGGIORARE IL NOSTRO TENORE DI VITA: BASTERÀ IL PERICOLO A SVEGLIARCI?“
Mi ha colpito la frase postata l’altro giorno da un giovane russo: «Non voglio il Donbass, ridatemi Netflix».
Questa guerra squilibrata è il sintomo che il mondo si sta riorganizzando intorno a due sfere di influenza: l’impero americano con l’Europa ancora incerta sul proprio grado di unificazione, insomma l’Occidente, da una parte, e i due imperi orientali, russo e cinese, dall’altra.
Le ragioni della forza, come sempre, limitano l’autodeterminazione dei popoli. Ma rispetto alla vecchia Guerra Fredda tutto è cambiato: negli ultimi cinquant’anni l’Occidente ha messo a punto una mutazione tecnologica che investe la vita quotidiana dei cittadini in una misura inconcepibile prima: la post-realtà spettacolare ha preso possesso delle menti diventando parametro di libertà e benessere
La mutazione culturale si è estesa, con entusiasmi e brusche frenate nazionalistiche, con remore statali o religiose, all’intero pianeta. Le multinazionali dell’intrattenimento si sono ramificate ovunque e hanno cambiato l’idea che gli individui si fanno di sé. Nella nuova situazione, due sono le domande che sento più urgenti.
L’Occidente ha rimosso come in sogno la miseria e la morte, rifiutandosi di vederle proprio quando (con le pandemie e le disuguaglianze) crescevano nella realtà; quanto siamo diventati timidi di fronte all’idea di morire materialmente per un ideale, o anche soltanto di peggiorare il nostro tenore di vita, e basterà il pericolo a svegliarci?
A chi getta bombe, ormai preferiamo rispondere con sanzioni economiche: senza tener conto che chi, dall’altra parte, la miseria e la morte non le ha mai davvero perse d’occhio può dalle sanzioni ricavare ragioni di orgoglio e resistenza. (Sanzionami questo, cantava nel 1936 Rodolfo De Angelis accennando applauditissimo alla patta dei pantaloni). E sperando che le contro-sanzioni non abbassino troppo la temperatura dei nostri appartamenti nel prossimo inverno.
La seconda domanda riguarda le opinioni pubbliche del blocco orientale, e soprattutto i giovani: quanto sono stati conquistati dalle nuove tecnologie comunicative e spettacolari, quanto ne sono dipendenti al punto da considerare insopportabile la privazione?
Senza Netflix, senza Warner Bros e Spotify, la loro inquietudine non diventerà tale da rendere la dittatura sempre più brutale e quindi sempre più instabile?
Davanti alle carenze energetiche, si parla di riaprire le centrali a carbone, con tanti saluti alle scadenze della transizione green; ma non è l’unico inquinamento su cui preferiamo glissare. L’altro inquinamento, più profondo, riguarda la nostra democrazia, che nell’euforia di contrapporci a un tiranno abbiamo improvvisamente ripulito e purificato, comprese le storture che criticavamo fino a ieri. Che la scelta sia allora, soltanto, tra irrealtà e repressione?
Walter Siti
(da “Domani”)
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL SEGNALE PEGGIORE È L’UCCISIONE DI DUE GENERALI A DUE STELLE, ANDREI SUKHOVETSKY E VALERY GERASIMOV, CHE SI SONO DOVUTI SPENDERE IN PRIMA LINEA VISTA LA CONFUSIONE AL FRONTE
«Chiederemo all’esercito di dare informazioni». Le parole del portavoce del Cremlino
Dmitry Peskov, risuonate dopo il disgraziato bombardamento della maternità di Mariupol non lasciano dubbi. A Mosca tira aria di tempesta.
La decantata macchina militare «ibrida» del ministro della difesa Sergej Sojgu e dal Capo di stato maggiore Valery Gerasimov non sembra più girare al meglio. Lo dimostrano le cantonate strategiche, con conseguenti perdite di uomini e mezzi, inanellate nei primi quindici giorni di campagna ucraina.
Errori inaccettabili alla luce degli oltre 1.400 miliardi di euro investiti nell’ultimo decennio per ammodernare l’inadeguato esercito ereditato dall’Unione Sovietica. Prendiamo l’aviazione.
Dove sono finiti i 440 aerei da combattimento messi in linea tra il 2009 e il 2020 fondamentali per annientare i centri di comando e comunicazione ucraini? Fin qui non si sono praticamente visti.
Su 34 sono stati avvistati solo nei cieli di Kharkiv, distante appena 40 chilometri dal confine russo. Il tutto mentre i 700 missili impiegati contro installazioni radar, aeroporti e centri di comunicazione sembrano aver mancato gli obbiettivi.
Un insuccesso che ha permesso alle anti-aeree di Kiev, rimaste in gran parte operative, di abbattere, si dice, almeno quattro Su 34.
Ai caccia Su 30 e Su 35 e agli elicotteri Mi 28, equivalenti in teoria agli Apache americani, non sta andando meglio.
Quando vengono impiegati per difendere le lunghe colonne di mezzi russi dispiegate sul terreno finiscono troppo spesso nel collimatore degli Stinger americani, i missili anti aerei a spalla che già negli anni ’80, in Afghanistan, facevano strage di velivoli russi
Ma il disgraziato bombardamento di Mariupol riserva anche altre domande. La principale riguarda il mancato ricorso alle bombe intelligenti. A differenza di quanto avvenuto in Siria l’aviazione di Mosca sta ricorrendo quasi esclusivamente alle antiquate bombe gravitazionali.
Una scelta che, oltre a moltiplicare il rischio di colpire obbiettivi civili, costringe i piloti a sganciare a bassa quota esponendosi ai missili Stinger. Il limitato impiego dell’aviazione e dei droni rende, tra l’altro, ancor più vulnerabili le colonne di carri armati e blindati russi.
Affidate a personale di leva scarsamente motivato, poco esperto e incapace di reagire agli assalti, le colonne sono un facile bersaglio per le unità ucraine pronte a martellarle ai fianchi e nelle retrovie grazie ai missili anticarro Javelin forniti da Stati Uniti e Gran Bretagna.
E a rendere più lento e vulnerabile questo mastodontico dispositivo militare s’aggiungono inadeguatezze logistiche e usura dei mezzi.
La colonna lunga sessanta chilometri ferma alla periferia di Kiev si ritrova, di fatto, intrappolata in un gigantesco ingorgo causato dai mezzi paralizzati da guasti meccanici o bloccati, più banalmente, da fango e mancanza di carburante.
In quel girone infernale sono prigionieri oltre 15mila soldati alla mercé dei Bayraktar TB-2 i micidiali droni venduti a Kiev dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan. E a rendere la situazione più tragica s’aggiungono le temperature scese, da ieri, a meno venti.
Uno scenario da incubo per un’armata priva di alloggiamenti e di pasti caldi, ma esposta a continui attacchi. E a far montare la rabbia del Cremlino s’aggiungono le ingenti perdite. L’uccisione di 12mila russi rivendicata da Kiev è sicuramente una smisurata esagerazione. Tuttavia anche i 498 caduti, ammessi una settimana fa da Mosca, rappresentano soltanto parte di un bilancio stimato ormai intorno alle 6mila unità.
Una cifra da incubo se paragonata ai 15mila uomini persi in 10 anni di Afghanistan dall’Armata Rossa. Ma il segnale peggiore è forse l’uccisione del generale a due stelle Andrei Sukhovetsky.
Una morte seguita, una settimana dopo, da quella del generale di pari rango Valery Gerasimov. Due caduti di alto rango che segnalano come la confusione del fronte costringa i comandanti a spingersi in prima linea per governare un’offensiva destinata, altrimenti, a naufragare nel caos.
(da “il Giornale”)
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
I METODI CRIMINALI DEL VECCHIO SOVIET NON CAMBIANO MAI
Sono bastati due tweet (poi bannati dallo stesso social network) del profilo ufficiale dell’Ambasciata russa nel Regno Unito per dare adito a fenomeni di complottismo e cospirazionismo spinto da parte dei russi e dei sostenitori di Vladimir Putin.
Tutta questa vicenda si arrovella attorno ad alcune foto che testimoniano lo strazio e la distruzione dopo l’attacco missilistico all’Ospedale di Mariupol e alla presunta figura dalle blogger e modella ucraina Marianna Podgurskaya.
Attorno a lei sono nate molte narrazioni negazioniste, fomentate dalla stessa rappresentanza di Mosca a Londra. Ma il tentativo di dimostrare la bufala, in realtà, è esso stesso una bufala.
Prima della rimozione da parte di Twitter di quel contenuto, l’ambasciata russa nel Regno Unito aveva diffuso questo tweet che riportava parte delle parole del Ministro degli Esteri Lavrov che aveva provato a sminuire, anzi negare, l’attacco contro un obiettivo civile come l’ospedale di Mariupol (che secondo i russi, nonostante le immagini e le testimonianza, non aveva al suo interno pazienti ma solo estremisti neo-nazisti ucraini).
A quel post erano allegate due foto marchiate di rosso con l’etichetta “fake”. Poi, però, sollecitato da alcuni commenti, lo stesso profilo ufficiale della diplomazia moscovita a Londra rincara la dose, facendo il nome di Marianna Podgurskaya.
In quelle due immagini viene detto che la blogger e modella sia la ragazza immortala all’ospedale e che sarebbe protagonista di una messinscena (con tanto di trucco, come sostengono molti filo-putiniani sui social) orchestrata anche dal fotografo freelance Evgeniy Maloletka – che ha vinto numerosi premi e riconoscimenti nella sua carriera e collabora con Associated Press – per mostrare la presenza di civili in quel nosocomio distrutto dall’attacco russo.
E, secondo la versione russa, Marianna Podgurskaya non sarebbe neanche incinta. A testimonianza di questa “finta gravidanza” (a breve spiegheremo che non è così) hanno pubblicato una foto presa dal profilo Instagram della modella.
Mentre altri utenti, cavalcando questa versione russa, hanno pubblicato la sua ultima immagine pubblicata sul suo profilo Instagram che risale al mese di gennaio, con la giovane che non appare con il “pancione”.
Sì, quell’immagine è reale ed è stata pubblicata a gennaio. Ma lo scatto (come molte delle ultime pubblicazioni fatte su quel profilo) risalgono alla scorsa estate, quando la giovane e il suo compagno sono andati in Turchia per le loro vacanze.
Insomma, già questo dovrebbe smentire la storia della modella non incinta. E c’è di più. P
erché la blogger, per sua natura, ha anche un’ulteriore seconda pagina Instagram relativa proprio al suo blog (con tanto di sponsorizzazioni di prodotti di bellezza). E lì si vede chiaramente come lei sia incinta.
Insomma, smentita la versione diffusa sui social che la donna non fosse incinta e fosse stata truccata da donna partoriente per partecipare a presunte “riprese” per creare una fake news.
Inoltre, sempre facendo sponda sul tweet (cancellato) dell’Ambasciata russa nel Regno Unito, si è diffusa anche un’altra teoria. Quella stessa donna, Marianna Podgurskaya, sarebbe stata “utilizzata” come comparsa nei due scatti (ma c’è anche un video) del fotografo della AP. Ma, come spiega David Puente su Open, dal confronto tra le immagini appare evidente la differenza tra le due donne.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 11th, 2022 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE NESSUNA PROVA PER QUESTA ENNESIMA CORBELLERIA
Di teorie strambe per giustificare l’invasione russa in Ucraina ne abbiamo ascoltate molte
in questi primi 15 giorni di guerra. E oltre ai carri armati che hanno lanciato e continuano a sparare missili, anche dalle bocche di alcuni rappresentanti del Cremlino sono partite diverse sparate dialettiche senza prove a corroborare la loro versione. L’ultima, forse quella più paradossale, ha visto come protagonista il generale Igor Konashenkov – rappresentante ufficiale del ministero della Difesa russo – che ha accusato l’Occidente (e gli Stati Uniti) di un piano basato su uccelli addestrati per diffondere verso la Russia agenti patogeni, ovvero virus.
Il video, ovviamente, è in russo. Ma traduciamo questi 15 secondi di accuse nei confronti degli Stati Uniti: “Di particolare interesse sono state anche le informazioni dettagliate sull’attuazione sul territorio dell’Ucraina di un progetto per lo studio dei movimenti di uccelli selvatici e dei trasferimenti di agenti patogeni tra l’Ucraina, la Russia e altri paesi vicini”.
Il tema, dunque, è quello di una sorta di guerra silenziosa basata sulla diffusione di agenti patogeni. E, secondo il Cremlino, l’Occidente avrebbe utilizzato l’Ucraina per la base di quei laboratori in cui procedere con il piano degli uccelli addestrati per diffondere virus.
Le prove? Non ci sono. Perché secondo la teoria decantata al pubblico russo dal generale Igor Konashenkov per giustificare l’aggressione voluta dal Cremlino, gli ucraini le avrebbero distrutte proprio alla vigilia dell’inizio dell’invasione.
Insomma, per un pelo, per pochissime ore, la Russia non è riuscita a dimostrare con i fatti la presenza di questi laboratori per diffondere virus attraverso cicogne e altri volatili durante le loro fasi migratorie.
Per un pelo. Anzi, per una piuma.
(da NetQuotidiano)
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