Marzo 21st, 2022 Riccardo Fucile
DAMIEN MAGROU, CAPORALE DELL’ESERCITO UCRAINO: “LA MAGGIORANZA HA TRA I 25 E I 40 ANNI. MA ACCETTIAMO ANCHE PIÙ ANZIANI TRA I 60 E GLI 80 ANNI, LE DONNE SONO IL 3%“ … “CERCHIAMO SOLO PROFILI CHE ABBIANO GIÀ UN ADDESTRAMENTO MILITARE, CHE SIANO STATI SUL CAMPO DI BATTAGLIA“
«Vorrei chiarirlo. Non siamo foreign fighters. Quell’espressione richiama alla memoria Isis. La legione internazionale ucraina è parte dell’esercito ufficiale di Kiev. Non siamo una milizia. Siamo un reparto ufficiale, un’unità di combattimento. Su entrambi i fronti esistono gruppi che non sono integrati nei ranghi: non è il nostro caso»
Damien Magrou, caporale dell’esercito ucraino, sulla trentina, gira per le strade di Leopoli in divisa. Inglese perfetto, volto rassicurante, è l’ufficiale di collegamento che si occupa dei volontari stranieri arruolati per combattere a fianco delle forze di Kiev. Seduto su una panchina davanti alla Chiesa di San Pietro e Paolo, la stessa dove ogni giorno si tengono i funerali dei militari uccisi al fronte, spiega qual è il suo lavoro mentre decine di stranieri in abiti militari si aggirano nei paraggi.
Pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione il presidente Volodymyr Zelensky ha rivolto un appello chiamando volontari a combattere dall’estero. Si è parlato nei giorni scorsi di 20 mila uomini.
È un dato corretto?
«Temo di non poter dare una cifra esatta per motivi di sicurezza. Posso dire che sono molti. E posso confermare che ne arrivano altri ogni giorno».
Da dove vengono?
«L’ultima volta che ho controllato due giorni fa avevamo 52 nazionalità, ne sono arrivati anche dalla Corea del Sud. I più numerosi sono i britannici e gli statunitensi. Ma arrivano anche dagli Stati baltici e dall’Europa del Nord: molti in proporzione, considerata la popolazione totale. E tanti dal Canada».
E dall’Italia?
«Abbiamo alcuni italiani. Non ho in mente l’intero elenco. Ma non stiamo parlando di uno dei gruppi più grandi. Il più numeroso dall’Europa, dopo i britannici, è composto dai francesi, dai tedeschi e dai portoghesi».
Qual è l’età media dei legionari?
«Generalmente sono giovani. La maggioranza ha tra i 25 e i 40 anni. Ma accettiamo anche più anziani tra i 60 e gli 80 anni. Direi che copriamo l’intera fascia adulta».
Ci sono donne?
«Sì, ne abbiamo alcune. L’ultima volta che ho controllato erano il 3 per cento».
Cosa fate di queste persone?
«Il mio ruolo è prendermi cura di loro. Quindi la logistica, organizzare i trasferimenti dalla Polonia, dove arrivano quasi tutti. Poi curo la parte di fundraising. Ma anche la comunicazione su social media e stampa».
Che tipo di compiti hanno i legionari? Ci sono differenze tra uomini e donne?
«Parto da me. Non ho esperienze né in campo umanitario né militare, ma sono entrato nella legione in una fase iniziale. Ora cerchiamo solo profili che abbiano già un addestramento militare, che siano stati sul campo di battaglia, che abbiano già servito in zone di guerra: vengono assegnati al fronte, integrati con i comandi locali e impiegati a seconda delle necessità. Non ci serve chi non ha esperienza: non facciamo molto addestramento. Poi ci sono profili come il mio, che agiscono dietro le quinte per supportare. Sulle donne non ci sono differenze formali o di principio. Molte di loro hanno un addestramento medico e come tali operano».
Cosa è successo a Yavoriv, la base colpita dai russi. Davvero come sostiene Mosca c’era personale straniero. O mercenari come li chiama Mosca?
«Nego categoricamente che ci siano stati legionari morti. C’è molta disinformazione. Bisogna fare doppi e tripli check».
Lo stesso anche nella base di Zytomyr dove oggi (ieri per chi legge, ndr ) i russi dicono di aver ucciso altri stranieri?
«Non ho informazioni su questo. Io non posso confermare o smentire che a Yavoriv ci fosse personale straniero, quello che posso dire è che nessuno straniero è morto».
È originario dell’Ucraina?
«No, no. La legione straniera ucraina è composta solo da cittadini che provengono dall’estero. Ci sono alcuni ucraini come ufficiali, ma il resto no. Io sono nato in Francia, a Lione, ma sono naturalizzato norvegese».
Qual è la sua professione nella vita di tutti giorni? Diceva prima di essere avvocato
«Sì, lavoro per una grossa società ucraina. Ho vissuto a Kiev negli ultimi due anni. La decisione di unirmi alla Legione è stata personale. Il mio appartamento, i miei amici, tutta la mia vita è a Kiev. Per questo ho deciso di combattere».
(da il “Corriere della Sera”)
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Marzo 21st, 2022 Riccardo Fucile
VENGONO PORTATI IN CAMPI DI FILTRAGGIO, DOVE GLI OCCUPANTI GLI HANNO CONTROLLATO TELEFONI E DOCUMENTI… DOPO L’ISPEZIONE, SONO STATI TRASPORTATI A TAGANROG E DA LI’ INVIATI IN TRENO IN VARIE CITTA’ DEPRESSE DELLA RUSSIA
La città di Mariupol è sotto assedio da settimane ma in queste ore si registrano
numerose atrocità ai danni della popolazione civile.
Le autorità ucraine denunciano la distruzione dell’acciaieria Azovstal, una delle più grandi d’Europa, e accusano i russi di aver colpito una scuola con dentro 400 persone. Non è tutto, nella città portuale a sud dell’Ucraina avvengono stupri e violenze ai danni di donne ucraine da parte di soldati russi e perfino la deportazione di migliaia di civili in Russia.
La situazione a Mariupol è degenerata tanto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato un nuovo video su Facebook per documentare l’assedio da parte dei russi, parlando di «crimini di guerra. Fare questo a una città pacifica, quello che hanno fatto gli occupanti, è una cosa terribile che sarà ricordata per i secoli a venire», ha dichiarato Zelensky.
La vicepremier ucraina Stefanishyna accusa i soldati russi di aver stuprato e ucciso donne ucraine mentre il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko, parla di deportazione di cittadini in Russia, «come fecero i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale».
Secondo alcuni media ucraini, che citano il municipio di Mariupol, «i civili verrebbero portati in campi dove i russi controllano i loro cellulari e i loro documenti per poi deportarli verso città remote della Russia».
«Nell’ultima settimana, diverse migliaia di residenti di Mariupol sono stati portati in Russia – ha dichiarato il sindaco Boichenko – Gli occupanti hanno portato via illegalmente persone dal distretto di Livoberezhny e da un rifugio antiaereo nell’edificio di un club sportivo, dove più di mille persone, soprattutto donne e bambini, si nascondevano dai bombardamenti».
«Negli ultimi giorni, diverse migliaia di residenti di Mariupol sono stati deportati in Russia – conferma il difensore civico dei diritti umani dell’Ucraina Ludmila Denisova – Si tratta di persone del quartiere della riva sinistra della città e del rifugio antiatomico nell’edificio del club sportivo, dove più di mille persone (per lo più donne e bambini) si sono nascoste dai continui bombardamenti. È noto che i residenti di Mariupol catturati sono stati portati in campi di filtraggio, dove gli occupanti hanno controllato i telefoni e i documenti delle persone. Dopo l’ispezione, alcuni residenti di Mariupol sono stati trasportati a Taganrog e da lì inviati in treno in varie città economicamente depresse della Russia. I nostri cittadini – continua la Denisova – hanno ricevuto dei documenti che li obbligano a stare in una certa città. Non hanno il diritto di lasciarla per almeno due anni con l’obbligo di lavorare nel posto di lavoro specificato. Il destino degli altri rimane sconosciuto».
(da Today.it)
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Marzo 21st, 2022 Riccardo Fucile
IL SOCIAL MEDIA INVASO DAI MESSAGGI
Il social media russo Vkontakte (Vk) è stato hackerato da Anonymous.
Alcuni utenti lo hanno utilizzato per inviare informazioni sulla guerra della Russia contro l’Ucraina. E per raccontare le difficoltà dell’esercito di Mosca e i bombardamenti delle infrastrutture civili.
Dall’account ufficiale del social network sono partiti messaggi come: «L’esercito russo ha distrutto molte città pacifiche e infrastrutture civili. Decine di migliaia di civili sono rimasti feriti e più di 5.000, di cui 100 bambini, sono morti»,
«Nessuno dei compiti stabiliti dall’esercito russo è stato adempiuto: centinaia di unità di equipaggiamento sono state distrutte, decine di migliaia di soldati sono stati feriti, 560 sono stati fatti prigionieri e più di 11mila sono morti in Ucraina».
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2022 Riccardo Fucile
VITTIME INNOCENTI DI UN BOMBARDAMENTO DEI CRIMINALI RUSSI, NON CI PUO’ ESSERE PERDONO
Serhiy Perebynis è il vedovo di Tetyana e il padre di Alisa e Mykyta, morte a Irpin durante
un bombardamento dei russi.
Lo scatto che ritraeva i loro corpi senza vita, fatto da Lynsey Addario, è finito sulle copertine dei giornali di tutto il mondo per raccontare la guerra in Ucraina. Repubblica oggi raccoglie il racconto di Serhiy, che il 6 marzo scorso ha scoperto proprio vedendo quella foto su Twitter che la sua famiglia era stata distrutta dalla guerra: «Stavo fumando una sigaretta sul balcone dell’appartamento di mia madre a Donetsk, osservavo le bombe cadere sulla città. Le avevo portato il respiratore per l’ossigeno perché aveva il Covid. Con Tetiana avevamo studiato nel dettaglio il piano di evacuazione da Irpin e seguivo i suoi spostamenti su Google, con la condivisione della posizione. C’era poco campo, la T di Tetiena, sullo schermo, appariva e spariva. È ricomparsa sull’Ospedale N.7. Non capivo. Poi ho letto un tweet e ho visto quella foto. Ho urlato con tutto il fiato che avevo in gola. Da lì in poi, un unico pensiero: vederli un’ultima volta, dargli una sepoltura degna. Però Donetsk è nel Donbass filorusso, nessuno può entrare in Ucraina ora che i check-point sono ridotti in polvere».
Serhyi Perebynis racconta che da Rostov si è spostato fino a Mosca in autobus, da lì è andato prima a Kalinigrad e in Polonia e poi ancora a Leopoli e a Kiev.
«Sono stato per tre giorni all’obitorio N°1, quello centrale, c’erano troppi cadaveri provenienti da Irpin e Bucha, bisognava mettersi in fila. Ho chiesto ai volontari di portarmi da mia moglie per sbloccare il suo iPhone. Contiene le foto della mia famiglia, le volevo. Ho preso il pollice freddo di Tetiana e l’ho appoggiato sullo schermo, però non si è sbloccato, funziona solo con le persone vive. Dopo un po’ mi hanno consegnato tre bare. Ho vestito Mykyta e Alisa, ho vestito la mia Tetiana, li ho sepolti nel cimitero di un villaggio a sud della capitale». I suoi due cani Keks e Benz? «Sono in un cimitero per animali».
Oggi, rivela, gli hanno chiesto di entrare nelle forze di difesa territoriali per tornare a Irpin e sparare ai russi: «Ho un fucile che è rimasto a casa mia. Sì, è il desiderio di vendetta a spingermi. E la voglia di proteggere la mia patria. Sono già scappato dal Donbass nel 2014. Non saremo noi ad andarcene questa volta».
(da NetQuotidiano)
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Marzo 21st, 2022 Riccardo Fucile
SI MOLTIPLICANO LE DENUNCE
Solo qualche settimana fa, molti media ucraini avevano denunciato numerosi episodi di
soldati russi che stuprano le donne ucraine nei territori occupati. Il Cremlino aveva fermamente smentito questa accusa, ma ora stanno arrivando numero segnalazioni e testimonianza da tutto il Paese.
E, in alcuni casi, dopo le violenze sessuali i militari uccidono anche quelle donne.
Un racconta agghiacciante, per esempio, arriva dal sindaco della città di Brovary (nei pressi della capitale Kyiv). Ma in tutto il Paese è un rincorrersi di storie tragiche.
Come riportato da Il Corriere della Sera, il primo cittadino di Brovary – Ihor Sapozhko – ha raccontato ciò che è accaduto a un suo amico: lui è stato assassinato a sangue freddo, mentre la moglie è stata stuprata dai militari russi mentre si trovava nella sua abitazione nel villaggio di Nova Bohdanivka. I vicini l’hanno trovata denudata, in stato confusionale vicina al figlio piccolo.
Ma questa è solamente una delle tante storie di violenza contro le donne segnalate in Ucraina. Anche le parlamentari Lesia Vasylenko e Maria Mezentseva hanno parlato di numerosi stupri che, in alcuni casi, si sono conclusi con l’uccisione (anche per impiccagione) delle vittime.
Tragedie nella tragedia. Perché testimonianza di soldati russi stuprano donne ucraine arrivano da tutto il Paese. Lo stesso sindaco di Brovary ha raccontato la storia di un’altra moglie violentata dai militari russi nel villaggio di Valyka Dymerka. Il motivo? Una foto trovata sul suo telefono. L’immagine era quella del marito che aveva imbracciato le armi per difendere il suo Paese contro l’avanzata dei soldati inviati dal Cremlino.
“Dai racconti dei testimoni risulta che alcuni comandanti russi aizzano i loro soldati ad aggredire le mogli e le figlie dei nostri militari o dei volontari civili combattenti che trovano nelle case. In altri frangenti sappiamo però che hanno punito i violentatori. Ci hanno detto da più fonti che almeno in una circostanza hanno violato le nostre soldatesse catturate durante la battaglia all’aeroporto di Hostomel, nei primi giorni della guerra”.
Storie agghiaccianti che saranno inserite nelle numerose denunce nei confronti dei russi e del Cremlino all’Aja per crimini di guerra. E lo aveva già detto il Ministro Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba una settimana dopo l’inizio dell’invasione e della guerra in Ucraina
“Quando i soldati stuprano le donne nei territori occupati, e abbiamo diversi casi quando i soldati russi abusano delle donne nelle città ucraina, è chiaramente difficile parlare dell’efficacia della legge internazionale”.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2022 Riccardo Fucile
LE TRUPPE SONO GIA’ TORNATE A GROZNY
Tra le forze che hanno invaso l’Ucraina e combattono al fianco della Russia ci sono anche
i ceceni. O meglio, c’erano.
I Kadyrovtsy, il gruppo paramilitare filorusso guidato da Ramzan Kadyrov, governatore della Repubblica Cecena dal 2007, avrebbero “abbandonato la zona di guerra dopo aver perso diverse centinaia di soldati”, afferma l’intelligence militare ucraina.
Il servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) fa sapere che le truppe cecene sono tornate a Grozny, la capitale della Repubblica della Federazione Russa “dopo aver subito un gran numero di morti nelle prime tre settimane di guerra”.
I rapporti sulle truppe cecene che hanno partecipato all’invasione russa dell’Ucraina sono iniziati nei primi giorni dell’attacco il 24 febbraio. Il 26 febbraio è iniziato a circolare un video di militari ceceni che issano una bandiera russa sull’edificio di un’unità militare a Gostomel, un villaggio a 50 chilometri da Kiev.
Un filmato autentico secondo le forze armate ucraine, che hanno però negato le affermazioni dei militari ceceni secondo le quali sarebbero stati respinto tre avanzate delle truppe ucraini, evidenziando come l’area invasa fosse vuota in quel momento.
Durante gli sforzi per atterrare all’aeroporto di Gostomel tra il 26 e il 28 febbraio, “diverse centinaia” di combattenti ceceni hanno perso la vita, affermano gli ufficiali dell’intelligence della SBU.
Ramzan Kadyrov, presidente della Cecenia, inizialmente ha negato le vittime tra i suoi combattenti, ma ha riconosciuto la morte di due militari ceceni, senza fornire i loro nomi. “Purtroppo ci sono vittime tra i nativi della Repubblica cecena. Due sono morti e altri sei sono rimasti feriti”, ha scritto su Telegram.
(da Fanpage)
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