Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
SPRECARE GAS PER FINANZIARE L’INVASIONE: SONO PROPRIO ALLA CANNA DEL GAS
Sprecare gas per sostenere indirettamente la Russia nella sua guerra in Ucraina: è l’ultima
trovata dei sostenitori di Putin in Italia, raccolti sotto l’hashtag #UnCarroArmatoPerPutin.
Su Twitter impazzano fotografie di fornelli accesi e di suggerimenti per aumentare il consumo di energia, che il nostro Paese acquista in larga parte da Mosca: tranciare i rubi del gas, alzare la temperatura del termostato, lasciare le luci accese dentro casa.
Tutto è partito da una provocazione di un utente, che aveva intenzione di capire chi avrebbe abboccato.
Non è chiaro se chi ha partecipato all’iniziativa l’abbia fatto effettivamente per sostenere la campagna o per dare adito allo scherzo.
Qualcuno ha effettivamente postato la foto del piano cottura, altri quella dei gradi centigradi raggiunti dentro casa, in molti accompagnano gli scatti con simboli come la bandiera della Russia oppure la lettera Z, divenuta segno di supporto all’invasione.
“Insieme possiamo fare la differenza”, “anche un piccolo contributo può significare molto per favorire la vittoria dell’armata russa”, sono gli slogan che i “putiniani” si dicono l’un l’altro per darsi forza in questa “battaglia”.
Una persona ha addirittura condiviso l’importo della sua bolletta del gas, che lui asserisce essere di oltre 650 euro. Non è chiaro come sia possibile registrare un rincaro simile due giorni dopo l’iniziativa visto che le bollette arrivano con circa due mesi di ritardo.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
“UNA DECISIONE CHE LIMITA GRAVEMENTE IL MIO RUOLO DI AUTRICE E RESPONSABILE DI CARTABIANCA”… IL DOCENTE LUISS DICE CHE ALTRE TRASMISSIONI GLI AVEVANO OFFERTO COMPENSI BEN SUPERIORI. E STASERA TROVERÀ CONFORTO TRA LE BRACCIA DI FORMIGLI A PIAZZA PULITA
Come ampiamente previsto, la rescissione (e sconfessione) da parte del Direttore di Rai3 Franco Di Mare e dell’Ad Carlo Fuortes del contratto di 2.000 euro a puntata per sei puntate al Professore di Sociologia del Terrorismo Internazionale Alessandro Orsini a Cartabianca ha fatto infuriare la conduttrice Bianca Berlinguer, la cui furibonda nota conferma la tesi che la scelta di contrattualizzare il discusso docente filoputiniano era solo ed esclusivamente sua e che la Rai ha voluto prenderne pubblicamente e fattivamente le distanze.
“Apprendo” – dichiara Berlinguer – “che il contratto sottoscritto dalla Rai e dal professore Alessandro Orsini sarà interrotto per decisione della direzione di Rai3 senza che io sia stata consultata in merito. Una decisione che limita gravemente il mio ruolo di autrice e di responsabile di Cartabianca per quanto riguarda la questione fondamentale della scelta degli ospiti e di conseguenza dei contenuti sui quali si costruisce la discussione”.
E la Berlinguer precisa: “Aggiungo che non condivido la decisione di escludere una voce certamente rappresentativa di un’opinione presente nella società italiana e tra gli studiosi, in quanto ciò porterebbe a una mortificazione del dibattito che per essere tale deve esprimere la più ampia pluralità di idee. Non è forse questa la missione del servizio pubblico?”
Frattanto, il professore fa sapere in un post Facebook di essere pronto a partecipare gratis alla trasmissione della Berlinguer. “Apprendo che la Rai ha deciso di rescindere il mio contratto stipulato per sei puntate con Cartabianca. Molte altre trasmissioni di informazione mi avevano offerto compensi ben superiori a quello della Rai. Ho scelto Bianca Berlinguer perché penso che sia una garanzia di libertà. Questa libertà va difesa. Per questo motivo, annuncio che sono pronto a partecipare alla trasmissione di Bianca Berlinguer gratuitamente”.
Annunciando per domani un articolo sul Fatto Quotidiano, questa sera, il professore della discordia potrà trovare intanto consolazione, conforto e riparo tra le virili braccia di Corrado Formigli a Piazza Pulita su La7.
Pagato, ovviamente.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
HA FATTO SAPERE CHE IL VIAGGIO POTREBBE PROVOCARE TENSIONE NELLE RELAZIONI TRA MOSCA E IL VATICANO: “SE VISITASSE L’UCRAINA ADESSO, FAREBBE UN FAVORE NON TANTO A ZELENSKI MA AGLI STATI UNITI”
Il governo russo non vuole che papa Francesco accetti l’invito di Volodymyr Zelenski ad
andare a Kiev. E ha fatto sapere in modo pressante al Vaticano che quel viaggio potrebbe provocare una tensione inedita nelle relazioni tra Mosca e la Roma papale. «Se visitasse l’Ucraina adesso, farebbe un favore non tanto a Zelenski ma agli Stati Uniti», sarebbe stato il messaggio trasmesso alla Segreteria di Stato; e con parole insieme irritate e allarmate.
Una visita di Bergoglio nella capitale ucraina accerchiata dalle truppe russe darebbe corpo a quell’isolamento internazionale che Vladimir Putin già vive in modo quasi ossessivo dopo la sua aggressione militare.
E pazienza se il viaggio è altamente improbabile, nonostante le rassicurazioni di Kiev sulle eventuali misure a protezione del Papa: prima occorrerebbe un «cessate il fuoco». In seguito alla telefonata dell’altroieri tra Francesco e il presidente ucraino, prima del discorso di Zelenski al Parlamento italiano, la posizione vaticana diventa delicata.
Da una parte, Francesco ha fatto sapere di essere pronto a tutto pur di innescare un negoziato che fermi la guerra. Dall’altra, andare a Kiev verrebbe visto inevitabilmente come un appoggio oggettivo ai nemici di Putin da parte di una Santa Sede che ha tentato invano, finora, una mediazione; senza schierarsi con l’Occidente, è vero, ma additando con nettezza le responsabilità di Mosca.
È una vicenda intricata, perché mostra le incognite e le incertezze di una diplomazia vaticana che si sta rendendo conto dei limiti del suo approccio; e di quanto l’invasione russa abbia cambiato gli schemi e reso fragile le coordinate del passato.
A velare l’impossibilità di un negoziato non basta la volontà tenace di pacificare il conflitto. Proprio nel momento in cui si sta consumando una guerra tra nazioni cristiane, il Vaticano si ritrova senza strumenti e margini in grado di fermarla.
E lo scontro tra ortodossi ucraini e russi, e il rischio di infilare i cattolici in questa faida politico-religiosa, è un fattore ulteriore di tensione.
Di fatto, Francesco verrebbe considerato come schierato con la parte antirussa del mondo ortodosso. Anche per questo, qualcuno nelle ultime ore aveva ipotizzato una visita a Kiev di Francesco insieme con il patriarca russo Kirill.
Ma l’ostilità della popolazione nei confronti del capo ortodosso che ha definito «giusta» l’aggressione di Putin, e puntato il dito contro l’Occidente «anticristiano», l’ha fatta accantonare subito: la presenza di Kirill verrebbe vissuta dagli ucraini come una provocazione.
Rimane soltanto il nervosismo di un governo russo intenzionato a far capire che un gesto ulteriore di Francesco in favore del governo di Kiev sarebbe visto come un passo falso.
Lo schiaccerebbe, a sentire gli uomini del Cremlino, sull’Unione Europea ma soprattutto sugli Stati Uniti: prospettiva tutt’ altro che scontata ma che, di nuovo, lascia capire quanto sia difficile non schierarsi e non aderire a un’alleanza internazionale quando un trauma come la guerra costringe in qualche modo a prendere posizione.
A complicare ulteriormente le cose è la potenziale tensione che si potrebbe creare presto tra Santa Sede e governo italiano. È filtrata la notizia di un prossimo passaggio delle consegne all’ambasciata russa presso la Santa Sede.
l problema è che al posto di Aleksandr Adveev, diplomatico apprezzato in Vaticano, in Italia dal 2013, secondo Il Messaggero Mosca avrebbe scelto Alexei Paramonov: il direttore del dipartimento europeo del ministero degli Esteri, che nei giorni scorsi ha minacciato ritorsioni contro l’Italia per il suo appoggio all’Ucraina.
E ha rinfacciato al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, i controversi aiuti russi durante la pandemia. Il tentativo del Vaticano sembra quello di attenuare l’effetto delle dichiarazioni di Paramonov, e di farne emergere i meriti nel dialogo tra Santa Sede e Mosca.
Ma l’imbarazzo è evidente: tanto che non si capisce nemmeno se alla fine quella designazione sarà confermata o no. È verosimile che nel primo caso si aprirebbe un fronte diplomatico col governo di Mario Draghi: non solo russo ma vaticano. Ci si muove insomma su un terreno sempre più scivoloso, per tutti. E, almeno per ora, senza un regista in grado di indicare una via d’uscita o anche soltanto un compromesso.
( da il Corriere della Sera)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
L’ECONOMISTA: “CONTINUARE A DARE ARMI A UCRAINA, MINACCIA NUCLEARE E’ UN BLUFF”
Edward Luttwak, personalmente convinto che l’intervento militare di Putin sia destinato a fallire, consiglia ai cittadini di tutta Europa di non drammatizzare in modo eccessivo per i tagli del gas proveniente dalla Russia.
Dopotutto, spiega l’economista, certo delle proprie affermazioni, per contrastare gli ultimi freddi della primavera è sufficiente indossare qualche maglione in più e tenere spento il riscaldamento di casa.
Durante l’intervista concessa a “Il Giorno”, il politologo e saggista romeno naturalizzato statunitense ha voluto tracciare la via da seguire ai capi di Stato impegnati in un confronto a Bruxelles.
“Meglio che Joe Biden e gli altri 29 capi di Stato e di governo stiano zitti”, suggerisce Luttwak, “che non facciano retorica e si concentrino sulla sola strategia che può mettere il dittatore russo definitivamente in ginocchio”.
Una situazione, quella del conflitto in Ucraina, che, almeno secondo l’ottimistica previsione del politologo, sarebbe oramai pronta a concludersi con la sconfitta del presidente della Russia.
“L’invasione è fallita. Putin dovrà prenderne atto e ritirarsi”, sentenzia infatti il saggista, “non ha forze sufficienti per una guerra di posizione, una guerra inevitabilmente di logoramento”.
Ma quale sarebbe la strategia migliore da seguire? Secondo l’ex consulente del Pentagono bisognerebbe innanzi tutto mandare in ogni modo armi e rinforzi in Ucraina.
È fondamentale continuare a inviare “armi e aiuti di ogni tipo a Zelensky, che è il grande protagonista di questo conflitto”. L’ex comico, secondo il celebre politologo, starebbe quindi per sconfiggere Putin, ma pur con la prossima fine del conflitto è bene non abbassare la guardia.
Ciò nonostante, Luttwak non ritiene che il presidente della Russia possa decidere di utilizzare armi chimiche o nucleari: “Non vedo questo pericolo. Coinvolgerebbero anche la sicurezza della popolazione russa e bielorussa”.
Altro elemento di fondamentale importanza, nonostante le pesantissime ripercussioni di carattere economico che si stanno abbattendo con violenza sulla popolazione di tutta Europa, è la via delle sanzioni.
“Sinora stanno funzionando”, si dice certo il saggista, convinto anche del fatto che si debba minimizzare l’impatto dei problemi connessi alle importazioni di petrolio e gas naturale. “Siamo in aprile. L’inverno è finito”, dichiara in conclusione Luttwak,”gli europei si mettano un maglione anziché tenere il riscaldamento acceso”.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
IL TIMES HA RACCOLTO INFORMAZIONI INTERNE AI SERVIZI RUSSI
Il rischio per Vladimir Putin di essere deposto da un colpo di stato guidato dai servizi di
sicurezza russi cresce ogni settimana: lo ha affermato un informatore all’interno dell’Intelligence di Mosca. A renderlo noto parlando con il “Times” è Vladimir Osechkin, un attivista russo in esilio.
Pare che il malcontento per l’andamento dell’invasione russa in Ucraina siano cresciuti all’interno dei ranghi del Servizio di sicurezza federale russo (FSB), e la posizione di Putin a capo del Cremlino stia diventando sempre più instabile.
Quando la Russia ha scatenato l’invasione, il 24 febbraio, si ipotizzava da parte russa il rapido rovesciamento del governo democraticamente eletto dell’Ucraina. Ma dopo quattro settimane di combattimenti, l’esercito russo si trova impantanato in una campagna militare molto più difficile del previsto.
Parlando al Times, Vladimir Osechkin – ricercato in Russia per il suo lavoro di denuncia sugli abusi nelle carceri del Paese – ha condiviso il parere di una fonte dell’FSB secondo cui la rabbia nei confronti di Putin starebbe montando.
Osechkin, che avrebbe ricevuto alcune lettere direttamente dal personale dei servizi, ha riportato che il malcontento crescente sarebbe dovuto al fatto che Putin avrebbe “incolpato” l’FSB per il “fallimento” del tentativo russo di rovesciare il governo a Kiev, non prendendo rapidamente il controllo del Paese.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
PIUTTOSTO SI TENGONO DRAGHI PREMIER
L’assist di Silvio Berlusconi a Matteo Salvini, incoronato «unico leader vero che c’e’ in Italia» e unico alleato del centrodestra invitato al ‘quasi’ matrimonio del Cavaliere, riapre il nodo della leadership nella coalizione.
A chi spetterà dal 2023? Una cosa è sicura: Silvio Berlusconi non vuole morire meloniano così come Matteo Salvini: è questo il vero motivo dell’endorsememnt del cav al capitano: più che un «sì» a Salvini si è trattato di un no grande come una casa a Giorgia Meloni.
Non per niente nello stesso giorno il braccio destro di Berlusconi, Antonio Tajani, recitava: «Credo che la coalizione dovrà ripensarsi prima delle elezioni».
E dato che con la coalizione attuale Meloni sbaraglierebbe la concorrenza interna, le parole di Tajani tradotto dal politichese significano che a Forza Italia non va più bene che a palazzo Chigi ci vada chi prende un voto in più, ovvero Giorgia Meloni.
Perché se così fosse la leader di Fratelli d’Italia avrebbe già sbaragliato tutta la concorrenza di centrodestra.
Insomma, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini stanno pensando a come non far sedere sulla poltrona di palazzo Chigi la prima donna premier che potremmo avere in Italia.
Le ipotesi su cui si sta ragionando sono due: una lista unica tra Lega e Forza Italia che potrebbe pareggiare i conti elettorali con quella di Fratelli d’Italia (per poi provare a giocarsi la leadership del centrodestra e guadagnare palazzo Chigi) oppure andare al voto in ordine sparso cambiando la legge elettorale. Perché piuttosto che vedere la Meloni seduta sullo scranno di palazzo Chigi Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sono disponibili anche a tenersi Mario Draghi la prossima legislatura
Ed il «fattore guerra» gioca a favore di questo esito: sia nella Lega che in forza Italia sono sempre più convinti che bisognerà richiamare Mario Draghi anche l’anno prossimo. È l’unico che può garantire l’Italia nei confronti dell’Europa per quanto riguarda l’attuazione del Pnrr e il pagamento del debito e gli Stati Uniti in fatto di fedeltà Atlantica.
Visti i tempi bui che attraversano il pianeta sarà molto difficile per il cav e il capitano trovare un’alternativa credibile di governo a quella dell’ex numero uno della Bce.
(da TPI)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
SVEGLIATI, SIAMO IN GUERRA E CHI STA CON GLI INVASORI HA UN NOME PRECISO: E’ UN TRADITORE
Giorgia Meloni difende Orsini e la libertà di stampa. Posizione apprezzabile, anche se c’è
da dire che è una fervente sostenitrice dei sovranisti di Polonia e Ungheria, paesi nei quali la libertà di stampa è fortemente limitata.
Così Giorgia Meloni ha detto: ”Io non sono d’accordo con molte delle cose che dice il prof. Orsini, ma per questo lo voglio difendere. Mi spaventa una Nazione nella quale la televisione di Stato consente di sostenere unicamente le stesse tesi che sostiene il Governo. Mi spaventa quando colpisce me, e quando colpisce chi non la pensa come me”
Premesso che Giorgia Meloni è la stessa che tacque quando Silvio Berlusconi con il tristemente noto editto bulgaro di Berlusconi mise a tacere Biagi, Santoro e Luttazzi, va detto che – per fortuna – Alessandro Orsini è liberissimo di esprimere le sue posizioni, tant’è che scrive su un giornale, non è stato cacciato dal suo posto di lavoro ed è ormai ospite fisso nei principali tal show televisivi.
Unica questione: non lo farà a pagamento del contribuente italiano. Ma questo con la libertà di espressione non c’entra nulla.
Ci sono molti professori universitari ed esperti di politica internazionale o terrorismo che non sono mai stati invitati in tv o non hanno la possibilità di scrivere su testate autorevoli. Capita. Ma non è detto che sia un complotto.
(da Globalist)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
CONTINUA LA SOFFERENZA DI SALVINI E CONTE, CHE PERDONO COMPLESSIVAMENTE QUASI DUE PUNTI PERCENTUALI
Dopo un mese dallo scoppio del conflitto in Ucraina e una certa `rarefazione` dei sondaggi sulle intenzioni di voto, quello che emerge dalle rilevazioni pubblicate e` pero` una crescita di FDI che aggancia il PD in testa, sono pari al 21,5%.
Continua la sofferenza di Lega e M5S, che perdono complessivamente quasi due punti. Peggiore e` il risultato della Maggioranza Draghi che lascia sul campo il 3,3% e si ferma al 69,3%. Anche il Centrodestra nel complesso segna il -1,2%, e scende al 47,3%.
PD 21,5 (=) FDI 21,5 (+1,2) Lega 16,4 (-0,8) M5S 12,7 (-1,1) Forza Italia 8,3 (-0,2) Azione/+Europa 4,9 (+0,1) Italia Viva 2,5 (=) Verdi 2,4 (+0,1) Art.1-MDP 2,0 (+0,1) Sinistra Italiana 1,7 (-0,2)
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2022 Riccardo Fucile
LA LEADER DI FDI SI E’ DETTA DELUSA
Un (non) matrimonio e un funerale (politico). 
Quanto andato in scena lo scorso fine settimana a Villa Gernetto ha lasciato una ferita indelebile all’interno del centrodestra. Tra gli ospiti delle “finte nozze” di Silvio Berlusconi con Marta Fascina, infatti, c’era anche il segretario della Lega. E proprio nel bel mezzo dei festeggiamenti, il Presidente di Forza Italia ha “incoronato” il senatore del Carroccio affermando davanti a tutti: “Matteo Salvini è il leader più sincero che abbiamo in Italia”.
Quest’ultimo ha replicato con due parole fuori dal contesto: “Forza Milan”. Ma quanto accaduto ha deluso profondamente Giorgia Meloni che non nasconde il suo malcontento.
Intervistata da Il Messaggero, la leader di Fratelli d’Italia ha parlato anche di quanto accaduto alle finte nozze di Silvio Berlusconi. Un qualcosa che è andata a toccare un nervo scoperto già dalle tensioni di fine gennaio e inizio febbraio, quando la coalizione di centrodestra ha proseguito nella sua strategia di auto-logoramento attorno alla scelta del Presidente della Repubblica.
“Non sono rimasta male per non aver avuto l’invito, del resto non sono una persona di famiglia. Sapevo che era un evento riservato ai familiari, evidentemente Salvini fa parte degli affetti più stretti di Berlusconi. Io, in quel contesto, avrei considerato strano che mi invitasse, i nostri sono rapporti di lungo corso, sono rapporti politici anche personali, ma non siamo persone di famiglia, se mai ci è rimasto male qualche esponente di Forza Italia che non è stato invitato”.
Parole di orgoglio per celare una delusione che, invece, diventa evidente nel prosieguo della sua intervista. Non per non aver potuto partecipare alla festa, ma per ciò che è stato detto a quella festa:
“I leader non si decidono a tavolino, li decidono gli italiani. Quanto alla frase che ha detto Berlusconi su Salvini unico vero leader, sicuramente è una frase che mi ha incuriosito. L’ho trovata particolare. Posso rimanerci male nel senso che quella è una frase che non mi sarei aspettata ma non cambia molto”.
Insomma, Giorgia Meloni non l’ha presa benissimo. L’incoronazione di Matteo Salvini come “leader più sincero” è stata vista come l’ennesimo passo verso il distanziamento tra Fratelli d’Italia e il resto di quella che fu una coalizione che voleva mostrarsi unita nonostante le continue divergenze.
Perché, secondo la deputata, non è chiaro se Lega e Forza Italia lavorino per costruire un centrodestra forte o per mettere nell’angolo il suo partito.
(da NetQuotidiano)
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