Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
UN MIX DI SPECIALISTI INFORMATICI E OPERATORI DI DRONI
Incursori a bordo di quad che hanno agito nella notte decimando gli avversari grazie a
droni rudimentali. Così, secondo una ricostruzione fornita dal Guardian, è stata attaccata la colonna lunga 60 chilometri di tank russi appostata settimane fa alle porte di Kiev, quando l’entrata in centro dei militari di Vladimir Putin sembrava ormai scontata.
Secondo il quotidiano britannico, a far finire le milizie di Mosca sotto il fuoco degli apparecchi ucraini è stato un commando di 30 elementi delle forze speciali e operatori di droni che si sono appostati dopo il calare del sole tra gli alberi e le case che costeggiavano la lunga strada sulla quale si trovavano i carri armati del Cremlino.
Un’operazione di successo, visto che molti di essi sono stati distrutti nel corso dell’offensiva, e che evidenzia il più grande limite mostrato dai piani di Mosca sull’invasione: l’impossibilità per le forze armate di muoversi liberamente sul territorio ucraino durante la stagione del disgelo, costretti a sfruttare esclusivamente le arterie asfaltate del Paese. Un aspetto, questo, che ha limitato l’imprevedibilità dell’invasione ed esposto i soldati a un rischio maggiore di imboscate.
Gli operatori di droni provenivano da un’unità di ricognizione aerea, Aerorozvidka , nata otto anni fa e formata da un mix di specialisti informatici e appassionati costruttori di droni che da volontari progettavano le proprie macchine.
Solo ultimamente, però, ha scoperto di essere fondamentale per la resistenza ucraina. Mentre dal blocco Nato-Ue continuavano ad arrivare armi e rifornimenti destinati all’esercito di Kiev, l’Aerorozvidka ha usato il crowdfunding e una rete di contatti personali per finanziarsi e portare avanti la causa, procurandosi tutta la componentistica necessaria, dai modem avanzati alle termocamere, sfidando anche i controlli sulle importazioni che ne vietano l’invio in Ucraina.
Si tratta di un’unità nata dall’idea di giovani laureati ucraini che avevano preso parte alla rivolta di Maidan nel 2014 e si sono offerti volontari per utilizzare le loro capacità tecniche nella resistenza contro la prima invasione russa in Crimea e nella regione del Donbass
A capo dell’unità c’è il tenente colonnello Yaroslav Honchar ed è lui a raccontare come la piccola squadra si sia avvicinata al mega convoglio russo armata di visori notturni, fucili da cecchino, mine detonate a distanza, droni con termocamere e altri in grado di sganciare piccole bombe da 1,5 chili.
“Questa piccola unità ha distrutto due o tre veicoli alla testa del convoglio che, così, è rimasto bloccato. Nelle successive due notti hanno poi distrutto molti mezzi”.
I russi hanno così deciso di dividere la colonna in unità più piccole per cercare di fare progressi verso la capitale, ma la stessa squadra d’assalto è stata in grado di organizzare un attacco al loro deposito di rifornimenti paralizzando la capacità dei russi di avanzare.
“Il primo gruppo di forze russe è rimasto bloccato senza riscaldamento, senza petrolio, senza bombe e senza gas. E tutto è successo grazie al lavoro di 30 persone”, ha aggiunto Honchar.
Secondo quanto riferito, l’unità Aerorozvidka ha contribuito anche a bloccare un attacco aereo russo all’aeroporto di Hostomel, a nord-ovest di Kiev, nel primo giorno di guerra, utilizzando sempre i droni per localizzare, prendere di mira e bombardare circa 200 paracadutisti russi nascosti a un’estremità del aeroporto. “Questa operazione ha impedito alle forze di Mosca di utilizzare questo aeroporto per portare avanti nuovi attacchi”, ha spiegato il tenente Taras, uno degli aiutanti di Honchar.
(da IL Fatto Quotidiano)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
COMBATTEVA CON I SEPARATISTI DI DONETSK
Danijela Lazović, anche conosciuta come Irina Starikova o Bagira, è la cecchina di origini serbe con alle spalle 40 omicidi di ucraini, molti dei quali civili.
Starikova, che ha prestato servizio per le forze separatiste di Donetsk che dal 2014 combattono contro il governo di Kiev con l’aiuto della Russia, era stata data per morta dai suoi compagni russi.
In Russia, riporta City A.M, aveva ricevuto elogi dopo essere diventata uno dei migliori cecchini e divenne celebre con il nome di “Bagira”, la pantera nera del film “Il libro della giungla”.
Secondo quanto riferisce il Daily Mail, la cecchina avrebbe detto che i suoi compagni l’avevano abbandonata da ferita pensando che sarebbe morta.
Le forze armate ucraine hanno annunciato di averla catturata e hanno diffuso le sue immagini. Secondo il funzionario dell’esercito ucraino Vlad Ivanov, il prigioniero riceve l’assistenza medica necessaria.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
LA RUSSIA NON SI OPPONE ALL’ENTRATA DELL’UCRAINA NELLA UE
Sono terminati per oggi i i colloqui per negoziare la pace tra Russia e Ucraina a Istanbul;
proseguiranno anche domani.
L’Ucraina si dice favorevole a neutralità con garanzie adeguate, mentre il ministero della Difesa russa, tramite i suoi delegati in Turchia, dichiara che ridurrà l’attività militare su Kiev e Chernikiv per favorire il dialogo.
I russi ritengono inoltre che un accordo tra i ministri debba essere siglato prima di eventuale incontro Putin-Zelensky.
Guardando alle posizioni dei due paesi, stamattina Erdogan aveva dichiarato che si aspettava “progressi seri”. La Russia stando a una bozza d’intesa svelata dal Ft, sarebbe disponibile a cedere su “denazificazione” dell’Ucraina e ingresso di Kiev nell’Ue, anche alla luce delle difficoltà nell’avanzata militare e la necessaria ritirata tattica.
Si spera nella svolta ma resta lo scetticismo, dopo le notizie dell’avvelenamento di Abramovich e di altri due mediatori e l’attacco russo su Mykolaiv, dove è stato distrutto il palazzo della Regione.
Ci deve essere una “pace piena sul territorio ucraino” prima di poter firmare un “qualsiasi accordo finale con la Russia”. Lo ha spiegato il capo negoziatore ucraino, Mikhailo Podolyak, al termine dei colloqui di Istanbul. Podolyak ha poi ricordato che “prima di tutto sarà necessario un referendum in Ucraina sui termini dell’accordo con la Russia”.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
SCONTRO FRATRICIDA A MOSCA, TRA PEZZI DI SILOVIKI : GLI UOMINI DEGLI APPARATI, MILITARI E INTELLIGENCE E OLIGARCHI, O ALMENO IL GRUPPO DI OLIGARCHI ATTORNO A ABRAMOVICH
La storia sinistra dell’avvelenamento di Roman Abramovich e di due dei negoziatori ucraini non fa che rendere ancora più impervia la strada dei colloqui che riprendono oggi a Istanbul tra le delegazioni russe e ucraine, mentre la Russia intensifica i bombardamenti sull’Ucraina (non esattamente un segno di trattativa).
Ieri il Wall Street Journal e il team investigativo di Bellingcat – che aveva già in passato identificato la squadra del FSB (i servizi segreti interni russi) responsabile dell’avvelenamento di Alexey Navalny in Siberia – hanno pubblicato la notizia che l’oligarca patron del Chelsea e due negoziatori ucraini che erano con lui (tra cui il deputato Rustem Umerov) sarebbero stati avvelenati il 3 marzo in Ucraina, nei negoziati vicino al confine con Polonia e Bielorussia.
Abramovich e gli altri due hanno sofferto di chiari sintomi di avvelenamento, occhi rossi, lacrimazione costante e dolorosa, desquamazione e caduta della pelle del volto e delle mani, durati un giorno e una notte.
L’oligarca numero uno (ma lui ha sempre negato di esserlo) – quello che per anni è stato il testimonial russo dal volto liberal, con i jeans, la barbetta curata e la camicia fuori dai pantaloni, il russo che incantava Londongrad – perse la vista per alcune ore, confermano adesso diverse fonti tra cui Mikhail Khodorkovsky, l’ex patron di Yukos che invece si fece dieci anni in Siberia e fu espropriato della sua azienda per non essersi piegato a Putin
Un portavoce di Abramovic ha confermato alla Bbc l’avvelenamento. Anche Khodorkovsky fu avvelenato. Tremendo parallelismo della storia, sintomi analoghi toccano ora all’uomo che iniziò la sua ascesa proprio dopo l’esproprio putiniano ai danni di Khodorkovsky, che ricorda: «Quando sono stato avvelenato nel 2018 a Mosca, la prima cosa che ha iniziato a deteriorarsi drammaticamente è stata la mia vista. Due ore dopo essermi sentito male non riuscivo a vedere nulla, tre ore dopo ho perso conoscenza».
Secondo il WSJ, le stesse vittime del presunto veleno avrebbero indicato come responsabili «i falchi di Mosca contrari alla trattativa». La Stampa ha verificato indipendentemente questo punto.
“Hardliners”, nel linguaggio degli osservatori anglosassoni del Cremlino, sta di solito per i servizi segreti di Mosca, o almeno una parte dei servizi segreti, quelli più ostili a qualunque ipotesi di pace. Se fosse vero si delineerebbe uno scontro fratricida a Mosca, tra pezzi di siloviki – gli uomini degli apparati, militari e intelligence – e oligarchi, o almeno il gruppo di oligarchi attorno a Abramovich.
La vicenda del resto è opaca: ricorda Andrew Roth del Guardian che tre giorni dopo il presunto avvelenamento di Abramovich, un membro della squadra di negoziatori ucraina era stato ucciso a colpi di arma da fuoco.
Le cronache dissero che era stato giustiziato come traditore, poi fu annunciato che era un agente dell’intelligence ucciso in servizio.
Proprio ieri Zelensky aveva fatto filtrare due possibili piattaforme di dialogo: apertura sulla neutralità di Kiev, ma a patto che ogni discussione sia preceduta dal cessate il fuoco (che però è lungi dall’intravedersi, anzi, la Russia bombarda a tutto spiano).
L’avvelenamento non sembra certo andare nella direzione sperata. Sarebbe avvenuto dopo uno degli incontri tra russi e ucraini in Ucraina: Abramovich di recente si è mosso tra Kiev, Leopoli, e altre sedi (alcune segrete) dei negoziati, di solito utilizzando il suo aereo privato (decollato da Istanbul), Mosca e l’Ucraina. Non è riuscito a evitare sempre alimenti non controllati, tra cui cioccolata e acqua.
Per Bellingcat, che ha coinvolto negli esami due esperti di armi chimiche, «i sintomi sono compatibili con varianti di porfirina, organofosfati o sostanze bicicliche. Una determinazione definitiva non è stata possibile a causa dell’assenza di attrezzature di laboratorio specializzate vicino alle vittime. Un’ipotesi alternativa meno probabile è che siano stato usate contro di loro irradiazioni a microonde».
Volodymyr Zelensky, che ha incontrato Abramovich in quel round di colloqui, non ha avuto alcun problema.
Zelensky aveva anche chiesto agli Stati Uniti di non inserire il nome di Abramovich nella lista dei sanzionati dall’America (dopo che gli sono stati sequestrati tutti gli asset in Europa e Uk, luoghi dove ormai ha anche il divieto di viaggio). Segno che l’oligarca un qualche ruolo stava giocando, agli occhi di Kiev. Ieri il Times ha raccontato che mercoledì Roman Abramovich era volato a Mosca, dove avrebbe consegnato a Putin una nota di Zelensky contenente le condizioni ucraine per la pace. Il presidente russo, dopo aver letto la nota, scrive il quotidiano londinese, gli avrebbe detto: «Digli che li spazzerò via».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
“STANNO PER ESSERE UCCISI COME CANI A MARIUPOL PER AVER DIFESO A OGNI COSTO LA LORO TERRA“
Premesso che dalla comoda poltrona su cui guardo la tv non intendo fare l’esaltazione di
chi combatte e cade in battaglia, confesso che in questa giornata il mio animo è interamente dalla parte dei soldati ucraini che stanno tenendo ancora le ultime case e gli ultimi scantinati della città di Mariupol, una città su cui la violenza della guerra si è abbattuta come su poche altre città della Seconda guerra mondiale.
Quei soldati hanno resistito sino all’indescrivibile nello stoppare una delle strade principali dell’irruzione di Putin in Ucraina.
E se le sorti della guerra sono ancora tali che Putin non potrà non sedersi al tavolo della pace, lo si deve innanzitutto a loro. E dunque agli uomini del battaglione Azov, di cui so così e così ma di cui leggo tutto ciò che li riguarda.
Sul “Fatto” di oggi ho letto un articolo che li deride, che li taccia di essere dei “nazisti” punto e basta, dei nazisti loro che stanno probabilmente per essere uccisi come cani da un esercito le cui doti cavalleresche sono dubbie. Ho letto sui giornali italiani interviste a loro ufficiali che non collimavano affatto con questo ritratto. Non so, non sono uno specialista purtroppo.
So che al loro coraggio, alla loro dedizione alla causa ucraina va portato un omaggio e un rispetto. La mia memoria saluta il campione mondiale di kickboxing che faceva parte del reggimento Azov e che è morto sul campo. (Mi vengono in mente i soldati tedeschi che vennero catturati a Stalingrado. Centomila, di cui ne tornarono vivi in Germania seimila.)
La guerra è spaventosa, più che questo; e non è che in ciascun frangente della guerra è facilissimo tracciare una linea di demarcazione tra i “buoni” e i “cattivi”.
Nell’aver difeso a ogni costo la loro terra, quelli del battaglione Azov sono oggi ai miei occhi dei “buoni”, degli eroi, altro che dei nazisti da indicare al pubblico disprezzo mentre stanno per essere massacrati.
Mi piacerebbe che i soldati russi ne accettassero eventualmente la resa e ne rispettassero la vita. Ma forse questo accade solo in qualche libro e in qualche film.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
E’ STATO LIBERATO IL 20 MARZO
Il giornalista Oleh Baturyn è stato sequestrato, picchiato e minacciato di morte per otto giorni dai soldati della Russia.
«In tutto quel tempo», racconta a Repubblica, «mi hanno dato raramente da mangiare o da bere, dormivo su una branda dura come la pietra, faceva un freddo pungente e non mi sono mai potuto lavare».
È stato liberato il 20 marzo. Baturyn, racconta nel colloquio con Tonia Mastrobuoni, era stato sequestrato a Kharkova, nel sud dell’Ucraina, dopo aver abboccato a un falso appuntamento: «Appena arrivai lì notai subito uno strano minivan con targa ucraina. Poco dopo, cinque uomini scesero dal minivan e cominciarono a picchiarmi selvaggiamente. Mi buttarono a terra, mi schiacciarono la faccia sull’asfalto. Mi chiesero dove avessi il cellulare e i documenti e poi ripresero a pestarmi, infuriati che non li avessi con me».
Subito dopo il sacco in testa e lo spostamento: «Quando il minivan si fermò, mi legarono le braccia dietro alla schiena. Volevano sapere i nomi dei giornalisti, degli attivisti pro-ucraini, i luoghi dove ci incontravamo, le identità vere dietro ad alcuni indirizzi Telegram, gli indirizzi di casa».
Lui non ha detto una parola. È rimasto legato a un termosifone per una notte intera. Poi le minacce : «Ogni tanto entravano e mi chiedevano qualcosa. Nessuno mi diceva nulla sul mio destino». All’ottavo giorno, senza alcuna spiegazione, lo hanno rilasciato. Per Oleh è chiaro che «i russi rapiscono i giornalisti per terrorizzarli, per costringerli a fare i delatori, a chinare la testa all’occupante. Per quanto mi riguarda, non succederà mai».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL CAPO DEL BATTAGLIONE 206: “NOI NON PENSIAMO DI POTER VINCERE, NOI SAPPIAMO CHE VINCEREMO“
Alexander Pogrebysky, capo del del “Battaglione 206”, il gruppo armato fondato dall’ex
presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko, racconta oggi in un’intervista al Messaggero chi sono i volontari ucraini che combattono contro Putin: «Tra noi ci sono muratori e autisti di bus che hanno deciso di imbracciare un fucile e venire a combattere».
Pogrebysky spiega a Davide Arcuri che alcuni di questi toccano per la prima volta un’arma: «Dal primo giorno di conflitto abbiamo iniziato ad arruolare chiunque volesse unirsi alla causa. Persone comuni sono venute a chiederci un’arma per poter combattere. Vogliono difendere la loro famiglia, il loro Paese e sono pronti a tutto. Prima della guerra erano persone che facevano professioni diverse, tra i nostri volontari abbiamo muratori e autisti del trasporto pubblico. Alcuni sono veterani, avevano già fatto esperienza durante la guerra nel Donbass».
Alcuni di loro sono morti: «Sì, abbiamo perso sei uomini impegnati in missioni speciali. Alcuni sono morti sotto i bombardamenti dell’artiglieria russa. Hanno dato la loro vita per l’Ucraina, sono degli eroi». Ma non hanno dubbi su come finirà: «Noi non pensiamo di poter vincere, noi sappiamo che vinceremo».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
IL FIGLIO DI 4 ANNI PIANGEVA NELLA STANZA ACCANTO: QUESTA E’ LA FECCIA RUSSA AL SERVIZIO DI UN CRIMINALE
I soldati russi sono entrati in casa e hanno ucciso il marito, poi le hanno puntato la pistola alla testa e l’hanno violentata più volte mentre il figlio di 4 anni piangeva nella stanza accanto.
È l’orrore raccontato al Times da una donna ucraina residente a Shevchenkove, fuori Kiev. La vittima ha preferito rimanere anonima, con lo pseudonimo Natalya.
La sua storia si aggiunge a quella di tante donne fuggite dalla guerra: in tante denunciano casio di violenza sessuale da parte degli uomini dell’esercito invasore.
Un allarme che è arrivata anche alle autorità: oltre all’indagine in corso del procuratore generale ucraino, all’inizio del mese la deputata del parlamento ucraino Lesia Vasylenko ha parlato con funzionari britannici delle crescenti denunce di stupro.
L’incubo di Natalya inizia il 9 marzo. Secondo il suo racconto al Times, pochi giorni prima due soldati russi avevano ucciso il cane di famiglia mentre erano uscita per una passeggiata nei pressi di casa.
Poi sono tornati, questa volta per uccidere il marito: «Ho sentito uno sparo, il rumore del cancello che si apriva e poi il rumore dei passi in casa. Ho gridato: ‘Dov’è mio marito?” Poi ho guardato fuori e l’ho visto a terra vicino al cancello. Un ragazzo più giovane mi ha puntato la pistola alla testa e ha detto: “Ho sparato a tuo marito perché è un nazista”».
Natalya ha raccontato al Times di aver detto a suo figlio di 4 anni di nascondersi nella locale dove tengono la caldaia e poi di essere stata violentata ripetutamente mentre suo figlio piangeva nella stanza accanto.
«Mi ha detto di togliermi i vestiti» racconta «Poi mi hanno violentata uno dopo l’altro. Non gli importava che mio figlio fosse nel locale caldaia a piangere. Mi hanno detto di farlo tacere e di tornare. Tutto il tempo mi hanno tenuto la pistola per la testa e mi hanno deriso».
Dopo l’episodio Natalya è riuscita a fuggire con il figlio, a cui non ha ancora raccontato che il padre è morto: «Non possiamo seppellirlo, non possiamo raggiungere il villaggio, perché il villaggio è ancora occupato» ha detto.
Dall’inizio del conflitto le denunce di casi di stupro da parte di soldati russi sono nel mirino delle autorità ucraine e al centro dell’attenzione internazionale.
«Abbiamo notizie di donne che sono state stuprate di gruppo. Queste donne di solito sono quelle che non sono in grado di uscire. Alcune sono persone anziane» ha detto la deputata ucraina Lesia Vasylenko, al Guardian «La maggior parte di queste donne è stata giustiziata dopo il reato di stupro o si è suicidata».
(da agenzie)
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