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PAOLO ROMANI INDAGATO PER CORRUZIONE DALLA PROCURA DI BERGAMO

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

AVREBBE PRESO UNA MAZZETTA PER 12.000 EURO…NELL’INCHIESTA ANCHE L’EX EUROPARLAMENTARE DI FDI MAULLU

Il senatore Paolo Romani è indagato dalla procura di Bergamo per corruzione. Lo rivela il sito La Repubblica. Il nome del politico, prima legato a Forza Italia e ora al nuovo partito di Giovanni Toti, emerge «da un decreto di perquisizione disposta dal pm Paolo Mandurino, nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta sul crac della società di lavoro interinale Maxwork, dichiarata fallita nel giugno 2015, in cui era rimasto coinvolto anche l’ex marito di Valeria Marini, l’imprenditore Giovanni Cottone».
Con il politico, sempre secondo quanto riferisce l’articolo, «sono indagati per corruzione, e perquisiti stamattina, il fondatore dell’azienda Massimiliano Cavaliere, il commercialista Placido Sapia e l’ex responsabile amministrativa Giuliana Mila Tassari.
Ma nell’inchiesta sono indagati anche l’ex europarlamentare di Fratelli d’Italia Stefano Maullu e il fratello Antonio Sandro, entrambi accusati di false comunicazioni al pm». Secondo l’impianto accusatorio della procura, i tre manager di Maxwork, nel gennaio 2015 avrebbero consegnato 12 mila euro in contanti a Romani, «come corrispettivo di un atto contrario ai doveri del suo ufficio».
La somma sarebbe stata «materialmente consegnata in un plico chiuso, ritirato presso gli uffici della Maxwork da Antonio Sandro Maullu, su incarico di Stefano Maullu». Una circostanza che sarebbe «pienamente provata da una intercettazione ambientale» riemersa nel procedimento principale.
Un audio “da cui risulta il ritiro da parte di Maullu Antonio Sandro, su richiesta di Paolo Romani, del plico destinato al medesimo Romani». I fratelli Maullu però, alla richiesta di fornire informazioni in procura, il 2 marzo scorso, «hanno escluso espressamente di essersi recati negli uffici della Maxwork per ritirare un plico, contenente la somma indirizzata a Romani Paolo, così rendendo false dichiarazioni».
(da agenzie)

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DARNIS (LUISS): ): “MOSCA INAFFIDABILE, TUTTO DIPENDE DALLA SORTE DELLE ARMI“

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

“MOSSA TATTICA PER PRENDERE TEMPO“

“In questa fase delle trattative bisogna essere molto prudenti. Anche se oggettivamente sono stati fatti passi in avanti nei colloqui, la situazione sul terreno di combattimento offre una lettura parecchio diversa. Le acque non si sono calmate e la Russia, come abbiamo visto nelle ultime settimane, non è affidabile”.
Così Jean Pierre Darnis, docente di Contemporary History all’Università Luiss di Roma, ha commentato i negoziati di pace che si sono svolti ieri tra le delegazioni di Russia e Ucraina a Istanbul, in Turchia, in cui si è parlato, tra le altre cose, dello status neutrale di Kiev. “Oggi è stato raggiunto il più significativo progresso nei negoziati in corso”, aveva annunciato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, a più di un mese dall’invasione russa. Ma è davvero così?
Prof. Dernis, secondo lei i negoziati di ieri sono stati davvero costruttivi?
“C’è molto di irrisolto, bisogna essere estremamente prudenti nel considerare questa fase. La situazione sul terreno offre una lettura parecchio diversa da quella di un negoziato in cui si calmino le acque. Sembra che la posizione russa sia dettata dalla sua disfatta sul campo, dalla necessità di raggruppare le truppe e ritirarle da alcune zone come Kiev e di concentrarsi su altri bersagli. Quindi il negoziato per la Russia potrebbe essere una mossa tattica che serve a prendere tempo e a riattaccare da un’altra parte. Dobbiamo essere molto cauti. Anche perché la Russia, come abbiamo già visto negli ultimi mesi, non è affidabile. Certamente ci sono stati i colloqui, è un dato, c’è discorso di definizione di una soluzione diplomatica che in qualche modo ci sarà un giorno o l’altro, ma pensare che questo processo sia lineare significherebbe che ci si può fidare della parola dei russi e purtroppo abbiamo visto nelle ultime settimane che non è così. In ogni caso, sembra molto difficile pensare che la Russia possa abbandonare i suoi obiettivi strategici di imperialismo e conquista dell’Ucraina”.
Tra i punti più importanti discussi c’è quello della neutralità dell’Ucraina. Cosa significherebbe l’adozione di questo status anche per i Paesi europei?
“Io non penso che questa ipotesi sia al momento concreta. L’Ucraina rimane un Paese armato dalla NATO, lo è e lo sarà. Se in un futuro Kiev diventerà membro dell’Alleanza o meno, questo sarà quasi secondario, perché rimarrà comunque strettamente alleata, anche perché questo conflitto, con degli aspetti anche criminali da parte della Russia, ha mostrato la totale inaffidabilità e il pericolo che Mosca rappresenta sia per l’Ucraina che per l’Europa occidentale. Se neutralità significa non entrare formalmente nella NATO, credo sia molto prematuro ragionare su questo scenario. I tempi di neutralità vera non ci sono e non ci saranno. Per altro l’attacco della Russia all’Ucraina è anche un attacco di politica interna contro l’Occidente e il modello alternativo che rappresenta Kiev dentro nell’Unione, ma credo che ciò sia irrinunciabile per l’Ucraina e quindi alla fine di neutralità non si parla”.
Un altro fronte caldo è quello che riguarda la questione Crimea e Donbass, su cui le due parti restano distanti. Cosa dovremmo aspettarci?
“Tutto dipende ancora una volta dalle sorti delle armi. Più la Russia subirà disfatte sul terreno meno potrà pretendere. Quindi, bisogna capire come andranno avanti i combattimenti in corso, cioè fino a che punto l’Ucraina potrà difendersi come sta facendo adesso ed anzi contrattaccare e fino a che punto i russi si mobiliteranno per ristabilire una loro forma di vantaggio. Le sorti delle armi ci indicheranno la via”.
Si è parlato anche di Paesi garanti, tra cui l’Italia. Che ruolo può svolgere il nostro Paese in queste trattative?
“Rivestirà un’importanza molto limitata, così come il resto di Paesi europei. Non dimentichiamo che quando l’Ucraina ha deciso di sbarazzarsi delle armi nucleari e di affidare la sua sicurezza ad un trattato internazionale firmato da Uk, Usa e Russia che garantisse le sue frontiere, questo documento è stato completamente disatteso dopo il conflitto del 2014. Nessuno ha mandato i propri soldati per andare a difendere l’Ucraina. Io non credo pertanto che Kiev si fidi dei Paesi occidentali fino in fondo al punto da essere garanti e mi stupirebbe che a nome di un trattato firmato, se ci fosse una maggiore risposta della Russia, l’Italia mandasse soldati a difesa dell’Ucraina”.
Gli ultimi colloqui si sono svolti in Turchia, che si è offerta come mediatore per la Pace. Prima di lei, ci aveva provato anche Israele. Quale Paese crede che potrà avere un ruolo chiave nei prossimi incontri?
“Solo Russia e Ucraina, nessun altro”.
(da Fanpage)

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IL CENTRODESTRA CADE A PEZZI: SALVINI INCONTRA BERLUSCONI AD ARCORE, MA LA MELONI NON C’È

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA MANDA UN PIZZINO AGLI ALLEATI: “DI GOVERNO, DISCUTANO PURE. MA IN TEMA DI AMMINISTRATIVE NESSUNO SI ILLUDA DI IGNORARCI“… SULLA FEDERAZIONE LANCIATA DA SALVINI PER LA SICILIA, I FORZISTI GIURANO: “E’ UN’IDEA CHE NON CI RIGUARDA”

Uova di Pasqua e colomba, grandi abbracci e sorrisi: Matteo Salvini ieri pomeriggio ha incontrato Silvio Berlusconi ad Arcore. Eppure, leghisti e azzurri danno versioni del faccia a faccia non esattamente sovrapponibili. Senza contare che Giorgia Meloni all’incontro non c’era. Del resto, con gli altri partner di coalizione il dialogo non è proprio serrato.
E di vertici, al momento, non si parla: «Non mi pare che sia calendarizzato» ha detto la leader di Fratelli d’Italia a margine dell’incontro sull’agricoltura organizzato dal partito. In ogni caso, ha aggiunto, «io sono sempre disponibile a parlare di tutto. Ho chiesto chiarezza e sono sempre disposta a farlo con tutti». Da FdI il commento è netto: «Di governo, discutano pure. Ma in tema di amministrative nessuno si illuda di ignorarci o di organizzare vertici senza prima esserci chiariti».
Ma appunto, a seconda di chi si ascolti, la narrazione del pomeriggio brianzolo cambia un pochino. Entrambi gli interlocutori avrebbero ribadito la necessità del massimo sostegno, con una guerra alle porte, al governo Draghi.
Ma dal versante leghista si esprime anche «preoccupazione per il fatto che alcune mosse del governo hanno come unica conseguenza quella di favorire l’opposizione». Il tema citato è la riforma del catasto, su cui i leghisti si sarebbero attesi da parte di Forza Italia un’opposizione più energica. Ma, anche qui, i forzisti un po’ si smarcano. Nella nota si legge della necessità di impedire che «in un momento di difficoltà vi siano aumenti di tasse a partire da quelle sulla casa».
Concordante (ma discordante dal governo) l’atteggiamento nei confronti della riforma della Giustizia: «Così, la riforma non va — avrebbero detto i due leader —. La miglioreremo in Parlamento». I due leader avrebbero poi concordato sul fatto che sia «pericoloso inviare armi in Ucraina a scatola chiusa». D’accordo sull’aumento delle spese militari ma cauti sulla loro destinazione al Paese invaso.
Ma il tema che più divide è arrivato dopo quasi un’ora di incontro. E cioé, le sorti future del centrodestra.
Salvini ha detto all’ex premier di «credere molto a Prima l’Italia», la lista che intende presentare in Sicilia. Il tema è un nervo assolutamente scoperto anche dentro la Lega: la possibilità di accantonare il simbolo storico per molti è un sacrilegio. Ma anche Silvio Berlusconi ha sorriso e soprattutto ascoltato. E gli azzurri, che in Sicilia hanno ancora un significativo bacino elettorale, giurano: «Non ci riguarda»
(da il “Corriere della Sera”)

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MOLTI ATTIVISTI DI MOSCA E SAN PIETROBURGO SI SONO RITROVATI LA Z SULLA PORTA DI CASA, QUASI SEMPRE ACCOMPAGNATA DALLA PAROLA “TRADITORE”

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

DOPO IL DISCORSO DI PUTIN SUI “MOSCERINI” FILO-OCCIDENTALI, NEL PAESE ORMAI È CACCIA ALL’OPPOSITORE: LA GENTE NON ESITA A DENUNCIARE IL VICINO CHE È CONTRO LA GUERRA

La Z è ovunque, in Russia. La lettera, che non esiste nell’alfabeto cirillico, apparve il 24 febbraio sulle fiancate dei carri armati russi che da Rostov-su-Don stavano entrando nel Donbass ucraino.
Da allora, anche se nessuno ha ancora capito cosa significasse all’inizio, è diventata il simbolo grafico della cosidetta operazione militare speciale, e i media statali hanno fatto in modo di trasformarla nel segno del supporto della popolazione al suo esercito.
Chi esibisce la Z, sta con la Russia, il messaggio è questo.
Pochi giorni fa, il Moscow Times ha pubblicato una galleria fotografica che aveva dell’incredibile, se vista con i nostri occhi occidentali. Un prete ortodosso che con il nastro adesivo crea la lettera sul finestrino della sua auto, accarezzandola con un gesto affettuoso. I pazienti di un ospedale per bambini di Kazan che formano una Z nel cortile innevato, il deputato della Duma che la sfoggia sul bavero della giacca, persino i partecipanti a una manifestazione che si è svolta nei giorni scorsi a Mosca, «per la pace e in sostegno del nostro presidente», erano muniti di spille con la Z.
Adesso quel simbolo comincia ad apparire anche dove non dovrebbe essere. Molti attivisti di Mosca e San Pietroburgo se la sono trovata sulla porta di casa, quasi sempre accompagnata dalla parola «traditore».
Era inevitabile che accadesse, dopo che tanti talk-show hanno ripreso e amplificato l’ormai celebre discorso di Putin sui «moscerini» filo occidentali che ripudiano l’operazione militare speciale e quindi la loro patria. Poche ore dopo le parole del presidente russo, l’ex studente Dmitrij Ivanov, che durante i mondiali di calcio del 2018 si era fatto un nome protestando contro le fans zone costruite nei pressi del dormitorio della sua università, se n’è trovate addirittura tre, tutte dipinte di rosso davanti a casa. « Questo è semplice vandalismo. Anche se devo riconoscere che ha un significato profondo».
Ad Alexei Venediktov, l’editore di Echo radio, prima emittente chiusa dopo l’inizio della guerra, è andata peggio. Cinque giorni fa, qualcuno si è premurato di lasciargli una testa di maiale sul pianerottolo, condita con scritte antisemite. «Quando si invita in modo implicito alla delazione, queste sono le conseguenze», ha scritto sul suo canale Telegram.
La parabola della Z si sta compiendo in un solo mese. Da simbolo di sostegno ai propri soldati, a marchio di infamia da imprimere su chi non pensa che questa sia una guerra giusta. Come dice Venediktov, questo è il clima che si respira oggi in Russia. E certo non lo cambierà la notizia che la Z è stata dichiarata illegale in due Land tedeschi, Baviera e Bassa Sassonia. I ragazzi continueranno a girare con quella lettera in bella evidenza sulle felpe. Con la Z, oppure contro la Russia.
(da il “Corriere della Sera”)

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ABRAMOVICH E GLI ALTRI TRE NEGOZIATORI SAREBBERO STATI AVVELENATI CON LA CLORPICRINA, UN AGENTE CHIMICO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, O CON UN BASSO DOSAGGIO DI NOVICHOK

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

IL GIORNALISTA INVESTIGATIVO RUSSO CHRISTO GROZEV: “TUTTI GLI ESPERTI CHE HANNO COMUNICATO CON LORO HANNO DETTO CHE NON SI TRATTAVA DI UNA COINCIDENZA”

«Stiamo morendo?», ha chiesto Roman Abramovich dopo aver accusato i sintomi dell’avvelenamento al dottore che lo stava visitando. Si sentiva così male da temere per la sua vita.
Secondo il giornalista investigativo Christo Grozev, che ha condotto una ricerca sull’incidente, un team di esperti ha convenuto che la sostanza utilizzata nell’attacco fosse cloropicrina, un agente chimico utilizzato durante la I Guerra Mondiale, o un basso dosaggio di Novichok.
Abramovich e gli altri negoziatori di pace hanno tutti sofferto di sintomi debilitanti, tra cui una temporanea cecità, durante la missione dei primi di marzo a Kiev.
Sintomi che lo hanno costretto a rivolgersi a cure ospedaliere non appena atterrato a Istabul, in Turchia, una volta terminati i colloqui in Ucraina.
In una nuova intervista, Grozev ha parlato al canale YouTube di Popular Politics sostenendo che tutti gli esperti avevano concordato che la causa più probabile dei sintomi fosse un avvelenamento da cloropicrina, un agente di guerra chimica utilizzato nella prima guerra mondiale e accumulato durante la seconda.
«Tutti gli esperti che hanno comunicato con loro, studiato le loro fotografie ed effettuato esami personali hanno detto tutti che non si trattava di una coincidenza, non di un’intossicazione alimentare, non di un’allergia».
Ha detto: «Hanno suggerito questo Clorpicrin e altri agenti di guerra. Ma sul Chlorpicrin erano tutti d’accordo». «Questo agente provoca tutti i sintomi rilevati. L’unica obiezione è che la clorpicrina di solito emette un odore piuttosto forte, ed è quindi difficile somministrarla senza che la vittima se ne accorda».
«Ma poi uno degli specialisti ha raccontato che questo agente chimico era stato sviluppato anche inodore». «Altri hanno suggerito che potesse trattarsi anche di un basso dosaggio di Novichok». Novichok è stato utilizzato per avvelenare l’agente Sergei Skripal nella sua casa di Salisbury, in Inghilterra, e su Alexei Navalny, che ha avuto bisogno di cure salvavita in Germania per riprendersi.
«Nelle settimane successive i sintomi sono andati via via scomparendo, e poiché il gruppo era effettivamente impegnato in trattative, e volava da un posto all’altro, è stato molto difficile trovare un giorno in cui potessero raggiungere una capitale europea per esami in un laboratorio di alta qualità. Quando è stato possibile, i processi metabolici avevano reso impossibile rilevare l’agente».
«In qualsiasi altra situazione sarebbero volati dove gli era stato detto di andare per capire di cosa si trattava, ma in quella situazione hanno dato la priorità ai negoziati rispetto alla loro salute».
Grozev – che è collegato all’agenzia investigativa britannica Bellingcat e alle piattaforme mediatiche russe indipendenti – ha affermato di essere stato chiamato intorno al 3 marzo per esaminare il caso perché era a conoscenza di precedenti avvelenamenti. Ha contattato altri esperti che desideravano rimanere anonimi per la loro sicurezza.
Non avevano intenzione di rendere la cosa pubblica, ma i dettagli dell’avvelenamento hanno cominciato a trapelare, ha detto. «Non volevamo scriverne fino a quando… qualcosa non ha iniziato a trapelare».
Ha detto: «Quello che sappiamo: tre rappresentanti avevano sintomi quasi identici: forte dolore agli occhi, macchie rosse intorno agli occhi, desquamazione della pelle».
Secondo quanto riferito, i negoziatori che hanno sofferto di problemi di salute avevano mangiato solo cioccolato e bevuto acqua.
(da agenzie)

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QUANTO PRENDE UN MERCENARIO? “LA RUSSIA MI OFFRE 6.000 EURO AL MESE“

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

LE RIVELAZIONI DEL SOLDATO SIRIANO: “PROMETTONO MA POI NON PAGANO“

La Russia offre l’equivalente di 5.900 euro al mese ai mercenari siriani per combattere in Siria. Lo scrive la Bbc, citando un soldato siriano che si è offerto volontario per combattere.
Sotto condizione di anonimato, l’uomo ha spiegato che secondo lui la Russia sta facendo un massacro in Ucraina, ma sta anche aiutando i poveri siriani che non possono permettersi di mangiare.
La sua famiglia gli ha sconsigliato di andare in guerra, ma se morirà al fronte Mosca darà l’equivalente di 43.600 euro come rimborso. Il combattente ha detto che conosce almeno 200 persone che si sono offerte volontarie.
Secondo il governo ucraino e una Ong siriana 14 centri di reclutamento sono stati allestiti in tutta la Siria.
Il Telegraph ieri invece ha pubblicato un articolo in cui si racconta una storia molto diversa: i reclutatori costringono i cittadini siriani disperati a combattere in Ucraina, promettendo pagamenti che poi non vengono effettuati.
E, secondo un’indagine del quotidiano e del team di giornalismo investigativo Lighthouse Report, non tutti coloro che partono per l’Ucraina lo fanno di loro volontà, anzi: un testimone ha raccontato di essere partito solo perché uno dei reclutatori gli aveva promesso un aiuto personale dai russi per risolvere una questione familiare.
Il 29enne ha detto di aver già prestato servizio in Libia sostenendo che in cambio i russi gli avevano promesso che avrebbero provato a far liberare il fratello, in carcere per ordine del governo siriano dal 2018. Ma alla fine non se ne è fatto nulla.
(da agenzie)

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“VI SPIEGO PERCHE’ IL RITIRO DEI RUSSI E’ FALSO E PUTIN RISCHIA IL CONSENSO SE FA UN COMPROMESSO IN UCRAINA“

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

L’ANALISTA STANOJAVA: “STA SOLO GUADAGNANDO TEMPO PER RAGGRUPPARE L’ESERCITO E FOCALIZZARSI SULL’EST DEL PAESE“

Tatjana Stanovaja, fondatrice del centro studi “R Politik” e membra del Carnegie Moscow Center, parla oggi in un’intervista a Repubblica del ritiro delle truppe promesso dalla Russia nella guerra in Ucraina.
Mostrando di non crederci più di tanto: «Non vedo motivi plausibili per cui Mosca possa riconsiderare le sue richieste iniziali. Il fatto è che non si aspettava questa resistenza della società, dell’esercito e dell’élite in Ucraina e ora si ritrova truppe sparse per tutto il territorio. Archiviata l’idea di riuscire a occupare tutto il Paese in poco tempo, deve concentrarsi su un obiettivo alla volta. E ora la priorità è il Donbass. Sta solo guadagnando tempo per raggruppare l’esercito e focalizzarsi sull’Est Ucraina. E giustifica questi movimenti col pretesto dei negoziati».
Secondo Stanovaja «Mosca non siglerà nessuna pace finché l’Ucraina non acconsentirà a tutte le richieste. E la bozza proposta di Kiev ne accoglie solo circa la metà. Non può essere la base per un compromesso».
E Putin lo sa benissimo: «Lo zar perderà il sostegno sociale se perderà la guerra, non se continuerà a combattere. Oggi, dopo le prime indiscrezioni sui negoziati, i social network sono stati inondati di post che paragonavano l’eventuale sigla della proposta ucraina agli Accordi di Khasavyurt firmati dopo la prima guerra cecena. Furono il più grande fallimento dell’era Eltsin. Putin ha creato delle aspettative descrivendo l’operazione come una “lotta al nazismo”. Non può permettersi un “Khasavyurt 2”. Per la parte più radicale e patriottica della società, sarebbe un tradimento».
Nel colloquio con Rosalba Castelletti l’esperta chiude anche a qualsiasi prospettiva di caduta per Putin a breve: «Una significativa parte dell’elite è rimasta scioccata dall’offensiva. Non era stata informata e non era preparata. Ma il dissenso non si è tramutato in azione. La resistenza resta silenziosa. Anche se molti non sono d’accordo con Putin, tendono a giustificarlo e ad accusare l’Occidente di non aver compreso le preoccupazioni russe. Al momento non vedo un movimento anti-Putin nell’élite. Scontento? Sì. Paura? Molta. Dissenso? Sì. Ma nessuno è pronto ad agire. E quindi resta zitto».
(da agenzie)

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ORA LA TV RUSSA AMMETTE: “CI VORRANNO ANNI PER PRENDERE KIEV E VINCERE LA GUERRA IN UCRAINA“

Marzo 30th, 2022 Riccardo Fucile

NON HANNO ANCORA CAPITO CHE UNA TRUPPA DI OCCUPAZIONE NON POTREBBE NEANCHE DORMIRE LA NOTTE, SAREBBE UNA CACCIA AL RUSSO VILLAGGIO PER VILLAGGIO CON DECINE DI MIGLIAIA DI RUSSI GIUSTIZIATI

Mentre Mosca propone una tregua sui canali russi c’è chi comincia a prepararsi: «Per denazificare l’Ucraina ci vorranno 40 anni
Le immagini del viceministro della Difesa russo Aleksandr Fomin che premia i veterani della guerra in Ucraina, che hanno tutti e nove un arto amputato, finiscono sulla tv russa Pervij Kanal (Primo Canale).
E un dibattito di un talk show in cui si ammette che il conflitto con Kiev potrebbe durare anni, se non decenni.
L’inviata di Repubblica Rosalba Castelletti racconta oggi che mentre la Russia propone una tregua nelle tv di Mosca cominciano a comparire le prime crepe riguardo l’invasione. Come quelle che si sono ammirate durante la puntata di 60 Minut, il talk show condotto dai coniugi Olga Skabeeva ed Evgenij Popov su Rossija 1, la seconda tv più vista della Federazione Russa.
Lì gli esperti che prevedevano che l’Operazione Speciale del presidente Putin avrebbe portato alla conquista dell’Ucraina «in undici minuti» hanno cominciato a parlare di altri tempi.
Il politologo Vitalij Tretjakov ha parlato di una «situazione grave: dobbiamo ammettere che non c’è stata una svolta psicologica nella nostra operazione dove la parte opposta ha perso la volontà di resistere. La resistenza ucraina non si ferma né si indebolisce».
Un’opinione che anche altri in studio hanno sopportato. «È ovvio che serviranno almeno 15-20 anni per il processo di denazificazione dell’Ucraina», ha commentato l’esperto militare Igor Korotchenko.
Mentre il deputato ed ex generale Vladimir Shamalov è stato persino più pessimista: bisognerà “rieducare” almeno due generazioni di ucraini prima che tollerino il predominio russo: «Possiamo prevedere che resteremo nel Paese per 30 o 40 anni».
(da agenzie)

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