Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
ANTON SHEKHOVTSOV PUBBLICA LE FOTO DEL LEGHISTA CON LA MAGLIA DI PUTIN E POI QUELLA PRO-UCRAINA: “NOI NON DIMENTICHIAMO“
C’era una volta un uomo milanese, partito con un volo dall’aeroporto meneghino per atterrare a Mosca. Non un turista qualsiasi, ma un politico. Anzi, un leader di un partito politico che di lì a breve sarebbe diventato uno dei più votati e sostenuti dal popolo italiano. E tra i tanti gadget portati nella capitale russa, c’era anche una maglietta con cui si era esibito davanti all’occhio di una fotocamera: su quella t-shirt bianca (che indossò anche a Strasburgo, quando era eurodeputato) campeggiava il volto di Vladimir Putin, un suo vero idolo.
Ora però, la storia sta cambiando e nel tentativo di cancellare quell’immagine di lui davanti al Cremlino per esaltate il Presidente russo, si schiera in favore del popolo ucraino, invaso e aggredito proprio dalla Russia. Proprio da quel Putin sempre esaltato e sostenuto. E proprio su questa “conversione” si è concentrato Anton Shekhovtsov, politologo e scrittore ucraino
“No, Matteo, non dimenticheremo come hai fatto del tuo meglio per legittimare le politiche e le azioni dello stesso regime che ora sta commettendo un genocidio della nazione ucraina”. Parole che pesano come macigni.
Perché Anton Shekhovtsov fa parte di quella fronda – che si è estesa a livello internazionale – di chi non dimentica quella posizioni passate.
E non perché non si possa cambiare idea (soprattutto davanti a una guerra), ma perché la propaganda fatta negli anni dal leghista nei confronti di Vladimir Putin ha dato ancor più potere (anche agli occhi di alcuni italiani) allo stesso Presidente russo.
Il politologo non fa altro che ribadire (con quel collage di immagini) quel che in Italia si sta dicendo da quasi due settimane, quando è avvenuta la “conversione” di Salvini davanti alle immagini dei primi bombardamenti e dell’uccisione di innocenti cittadini ucraini. Un cambio di idea legittimo e apprezzabile, vista la situazione che si è venuta a creare. Certamente, però, non si può dimenticare quella legittimazione fatta nel passato. Come quando, nel luglio del 2018, disse al Washington Post: “L’annessione della Crimea alla Russia è avvenuta dopo un referendum, quindi è legittima. Ci sono alcune zone storicamente russe, in cui c’è una cultura e delle trazioni russe, e che quindi appartengono legittimamente alla Federazione Russa”.
Legittimazione che ha portato a giustificato quelle mire espansionistiche russe, mai fermate dalla Lega e dal suo leader che – anzi – le ha esaltate e sostenute.
Ma nel presente la narrazione cambia: dal mazzo di fiori – in favore di fotocamera – davanti all’Ambasciata Ucraina, ai cartelli per chiedere “SOS Ucraina”, fino alla partenza per la Polonia allo sbocco di un corridoio umanitario. Tutto molto bello, ma se ci fosse stato un silenzio negli anni passati, magari, Vladimir Putin non sarebbe stato legittimato (anche agli occhi degli italiani) a compiere determinati atti che oggi sono deflagrati in una guerra.
Chi è il politilogo ucraino
Il 44enne scrittore e politologo si occupa da anni dei legami tra la destra (anche quella estrema) europea e la Russia. Ha spesso analizzato, anche con alcuni suoi saggi, il nazionalismo russo in tutte le sue sfaccettature. E lo si evince dai suoi principali titoli pubblicati nel corso della sua carriera: “La Russia e l’estrema destra occidentale: Tango Noir” (del 2017) e “Nazionalismo russo radicale: strutture, idee, persone“ (2009). Testi di analisi politica che scandaglia sui fondali di quei legami tra il Cremlino (ma anche parte dell’elettorato russo) e i movimenti della destra (in tutte le sue sfaccettature) in Europa.
E, tra i suoi lavori, c’è anche quello di membro del consiglio di amministrazione di “Fascism: Journal of Comparative Fascist Studies”, una piattaforma open source che si occupa di studi sui retaggi fascisti nell’Era contemporanea.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
UN TENENTE COLONNELLO RUSSO, PRIGIONIERO DEGLI UCRAINI, HA CHIESTO PERDONO PER QUELLO CHE HA DEFINITO UN “GENOCIDIO” RACCONTANDO DI ESSERE PARTITO CON LA CONVINZIONE CHE IL PAESE AVESSE BISOGNO DI ESSERE LIBERATO
Un comandante russo fatto prigioniero in Ucraina ha chiesto “misericordia” per le forze
di Putin, dicendo che sono state indotte a invadere con l’inganno nella falsa convinzione che il governo fosse stato rovesciato dai nazisti e che il Paese avesse bisogno di essere liberato.
L’uomo, che ha raccontato di essere un tenente colonnello, ha detto che i suoi connazionali sono stati sottoposti al “lavaggio del cervello” per sostenere la guerra ma, avendo visto di persona la situazione in Ucraina, ora si “vergogna” di aver preso parte a un “genocidio”.
Astakhov Dmitry Mikhailovich ha detto che i suoi dubbi sono aumentati quando ha visto due dei suoi pugili preferiti – Oleksandr Usyk e Vasiliy Lomachenko – accettare di combattere per la resistenza: «Ragazzi, siate coraggiosi. Questo è un genocidio, le persone vengono semplicemente uccise. Mi vergogno di essere venuto in questo Paese, in questo territorio, il territorio dell’Ucraina. I russi a casa non hanno idea della realtà della guerra».
Mikhailovich ha chiesto un rilascio sicuro per i prigionieri in modo che, al loro ritorno in Russia, possano spiegare la vera situazione ai loro connazionali.
Ovviamente, trattandosi di prigionieri, non si sa se le dichiarazioni siano state rese in maniera libera o sotto costrizione. L’unica certezza è che diversi soldati catturati in Ucraina hanno raccontato la stessa versione.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
LA PREDICA DI UN FOLLE: “I GAY PRIDE IMPONGONO CON LA FORZA UN PECCATO MORTALE, CHI SI RIBELLA A LORO VIENE PUNITO CON LA FORZA“… MA FATTI CURARE DA UNO BRAVO
Il Patriarca ortodosso Kirill, nel corso della sua predica di oggi, ha pronunciato parole terrificanti con cui non solo ha difeso la guerra di Putin, ma ha praticamente dato la colpa di questa guerra, e reso motivo dell’attacco all’Ucraina, a quello che lui chiama “una prova” che i paesi oggi dovrebbero superare per entrare nel novero di chi “rivendica il potere mondiale”: il Gay Pride.
Di seguito il delirante testo della predica del Patriarca:
“Oggi esiste una prova per dimostrare la lealtà a questo governo, una specie di lasciapassare verso quel mondo “felice”, il mondo del consumo eccessivo, il mondo della “libertà” visibile. Sapete che cos’è questa prova? Una prova molto semplice e allo stesso tempo terribile: è il gay pride”.
“Le richieste a molti di organizzare un gay pride sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che quando le persone o i paesi rifiutano queste richieste, allora non possono entrare in quel mondo, ne diventano estranei”.
“I gay pride sono progettati per dimostrare che il peccato è una delle variabili del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei paesi è necessario organizzare una parata del gay pride. E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e come questa resistenza viene repressa con la forza”
“Ciò significa che si vuole imporre con la forza un peccato condannato dalla legge di Dio, e quindi imporre con la forza alle persone la negazione di Dio e della sua verità.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
“NON POSSO GIUSTIFICARE LA GUERRA“
Jacopo Tissi lascia il teatro Bolshoi. Il 27enne ha spiegato che alla base della scelta c’è
l’aggressione russa all’Ucraina: «Sono scioccato da questa situazione che ci ha colpito da un giorno all’altro e, onestamente, per il momento, mi ritrovo impossibilitato a continuare la mia carriera a Mosca», ha scritto su Instagram, «nessuna guerra può essere giustificata».
Tissi era stato nominato primo ballerino lo scorso dicembre. Ieri, 6 marzo, era arrivato il passo indietro del direttore del Bolshoi, Tugan Sokhiev: «Dopo aver affrontato una scelta impossibile tra i miei musicisti preferiti russi e francesi, ho deciso di dimettermi da direttore del Teatro Bolshoi di Mosca e da direttore musicale dell’Orchestre National du Capitole de Tolosa», aveva detto.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
IERI MOODY’S HA TAGLIATO IL RATING ABBASSANDOLO A CE, L’ANTICAMERA DEL FALLIMENTO… I REGOLAMENTI INTERNAZIONALI ESCLUDONO CHE UNA CEDOLA POSSA ESSERE ONORATA IN UNA VALUTA DIVERSA DA QUELLA DI EMISSIONE
Nuovo balzo del costo per assicurare i bond governativi russi contro il rischio di un default dopo il decreto approvato dal presidente Vladimir Putin che consente di ripagare in rubli i creditori di obbligazioni in valuta estera.
Secondo Bloomberg, che cita i dati di Ice Data services, le probabilità di un default implicite nel costo delle assicurazioni sul debito, i Cds, hanno toccato il livello record dell’80%. I Cds che assicurano 10 milioni di dollari di debito russo per cinque anni costano 5,8 milioni di dollari di commissione iniziale, a cui si aggiungono 100 mila dollari all’anno.
La Russia è sempre più vicina al fallimento. Ieri Moody’ s ha tagliato il rating sulla Russia a Ca (praticamente l’anticamera del default) confermando le prospettive negative, cioè segnalando che nuove bocciature sono possibili.
La stretta sul deflusso di capitali verso l’estero decisa da Mosca, spiega l’agenzia di valutazione, potrebbe limitare la capacità di onorare il debito. Il declassamento è «determinato da gravi preoccupazioni circa la volontà e la capacità della Russia di pagare le obbligazioni», ha evidenziato Moody’ s, aggiungendo che i rischi di insolvenza sono aumentati.
Mercoledì scorso, infatti, sono state implementate le misure introdotte dalla Banca centrale russa per fronteggiare le sanzioni, in primis l’innalzamento dei tassi al 20 per cento. Esse comprendono lo stop ai pagamenti di dividendi e cedole su azioni e obbligazioni detenute da investitori stranieri, titoli di Stato inclusi
Il problema, tuttavia, è anche un altro: il 20% del debito russo (56 miliardi di euro su 280) è detenuto da investitori esteri. Per evitare il cross default (la dichiarazione complessiva di insolvenza) la Russia ha deciso di pagare i creditori stranieri in rubli al tasso di cambio della Banca centrale presso un istituto russo.
Il 16 marzo scadono le cedole di due bond in dollari per 117 milioni (con altri 65,6 milioni lunedì 21). I regolamenti internazionali, tuttavia, escludono anche che una cedola possa essere onorata in una valuta diversa da quella di emissione, dunque il default «tecnico» (cioè il mancato rispetto di un’obbligazione) è a un passo.
Tanto più che i rubli non sono convertibili in Occidente.
La Russia è stata, infatti, esclusa dal circuito Euroclear che si occupa di garantire il regolamento delle transazioni in valuta sui mercati internazionali. Dunque, il rublo nei Paesi G7 (e non solo) ormai è carta straccia. Non a caso Gazprom e Rosneft, che hanno due bond da 1,3 e 2 miliardi di dollari in scadenza tra ieri e oggi, hanno assicurato il pagamento in dollari tramite società veicolo situate in Europa.
Ecco perché Moody’ s ha già “scaricato” Mosca sottolineando che «al livello di rating Ca le aspettative di recupero del capitale sono dal 35 al 65%».
Per gli investitori professionali questo significa far scattare i Cds (acronimo di «credit default swap»), derivati che assicurano i sottoscrittori contro l’insolvenza di un emittente. Il Cds a 5 anni ha già sfondato quota 400: questo significa che coprirsi su 1.000 dollari dovuti dalla Russia a quella scadenza costa più di 4.000 dollari.
Il mercato vede il fallimento di Mosca nei fatti: il tasso sui govies russi annuali e biennali è al 24% contro il 19,8% dei decennali.
L’inversione della curva dei rendimenti, che si verifica quando le scadenze brevi rendono più delle lunghe, è un altro indizio di default prossimo venturo. La «modesta» entità del debito pubblico russo (in rapporto al Pil è al 21% circa, dopo l’insolvenza di fine anni ’90), tuttavia, potrebbe convincere la Cina a farsi carico dei problemi del “vicino”, come già sta accadendo. I tre principali circuiti di carte di credito (Visa, Mastercard e American Express) hanno infatti annunciato lo stop all’operatività in Russia come ritorsione per l’attacco all’Ucraina.
Le carte emesse all’estero non funzioneranno a Mosca e viceversa. Il colosso bancario russo Sberbank sta, pertanto, lavorando alla possibilità di emettere carte su Mir, il sistema telematico interbancario attivo in Cina (e alternativo a Swift da cui la Russia è stata esclusa) e gestito da Unionpay.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
IL 20% AVREBBE PREFERITO RIMANERE FUORI DAL CONFLITTO, IL 10% FAVOREVOLE A UN INTERVENTO MILITARE A DIFESA DEL POPOLO UCRAINO
Da oltre due anni viviamo nell’insicurezza. Fino a ieri eravamo turbati dal Covid. Il nemico
invisibile che si muove fra noi. In molti hanno parlato di “guerra”, per definire e rappresentare la pandemia. Che ha provocato effetti pesanti e continua a fare vittime. Ma non è una “guerra”. Perché il nemico non ha un volto né interessi in nome dei quali combattere. Mentre ciò che avviene in Ucraina è una guerra vera. Sanguinosa. Che sta mietendo vittime nella popolazione del Paese “occupato”. E, al tempo stesso, fra i militari del Paese “occupante”. La Russia.
Una guerra che si combatte sugli schermi e sui social, oltre che sul territorio e nelle città. Non per caso le autorità russe contrastano, in modo aperto, i canali di comunicazione mediatica e im-mediata. Il digitale e i social. Che “trasmettono” le vicende e le scene di guerra oltre confine. In diretta. Nelle nostre case.
In tempo reale. Anche per questa ragione la preoccupazione dei cittadini appare acuta e diffusa. Pressoché unanime. A differenza di 8 anni fa, nel 2014, quando l’intervento russo in Ucraina determinò l’annessione della Crimea. È quanto emerge dal sondaggio condotto da Demos nei giorni scorsi. Che sottolinea, inoltre, come l’occupazione russa sia condannata da più di tre quarti degli italiani.
Peraltro, la reazione dell’Occidente, attraverso sanzioni economiche, ma senza scendere direttamente in campo, suscita un’ampia adesione, come osservano Bordignon e Turato, nel loro approfondimento.
Mentre quanti ritengono che sarebbe stato meglio e più efficace intervenire direttamente, con azioni e interventi militari, costituiscono una componente limitata. Poco superiore al 10%. Circa la metà di quanti avrebbero preferito rimanere fuori dal conflitto. Rinunciando a ogni tipo di sanzione. Per non danneggiare il (nostro) Paese.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
ZAINO IN SPALLA, UN NUMERO DI TELEFONO SCRITTO SULLA MANO, IL PICCOLO SI E’ DIRETTO IN SLOVACCHIA, VERSO LA CASA DI ALCUNI PARENTI A BRATISLAVA, A OLTRE 1.000 CHILOMETRI DI DISTANZA
Dall’Ucraina alla Slovacchia, in viaggio da solo a 11 anni per scappare dalla guerra. Un bambino di Zaporizhzhia (dove si trova la centrale nucleare più grande d’Europa conquistata dalla Russia) è partito con uno zaino in spalla, il passaporto e un numero di telefono scritto sulla mano.
Ha viaggiato da solo in treno, perché sua madre non poteva, e si è diretto verso la casa di alcuni parenti che abitano a Bratislava senza sapere se ce l’avrebbe fatta. Una traversata lunga 1.000 chilometri.
La storia è stata raccontata dal ministero dell’Interno della Slovacchia. Il bambino portava con sé un biglietto scritto dalla mamma, nel quale si ringraziava chi l’avrebbe aiutato e il governo slovacco per l’accoglienza. Ha conquistato i funzionari «con il suo sorriso, impavidità e determinazione, degni di un vero eroe», si legge in un post pubblicato dalla pagina Facebook del ministero slovacco. Appena arrivato, i funzionari slovacchi hanno potuto contattare i parenti grazie al numero scritto sulla mano e portarlo da loro a Bratislava, sano e salvo.
«Con un sacchetto di plastica, il passaporto e un numero di telefono scritti sulla mano, è arrivato completamente solo perché i suoi genitori sono dovuti rimanere in Ucraina», ha riferito il ministero. «I volontari si sono presi cura di lui volentieri, lo hanno portato in un luogo caldo e gli hanno fornito cibo e bevande». Una storia finita bene.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
COME NELLE PEGGIORI DITTATURE
Nonostante le repressioni e gli arresti, in Russia prosegue la protesta dei cittadini contro
la guerra di Putin in Ucraina.
La giornalista russa Ana Vasilyeva ha mostrato in che modo avviene il controllo su chiunque tenti di manifestare il dissenso all’ombra del Cremlino.
Su Twitter ha pubblicato un video in cui alcuni agenti della polizia di Mosca fermano delle persone in strada e chiedono di controllare gli smartphone, facendo swipe tra applicazioni e messaggi.
A compiere le operazioni di “controllo” capillare sui cittadini sono i poliziotti dell’Mvd, il ministero dell’Interno russo: secondo quanto riporta l’inviato a Mosca di Fanpage, rimasto anonimo per tutelarlo giuridicamente dalla legge bavaglio votata all’unanimità dalla Duma è “assolutamente vietato” fotografare o riprendere quel che avviene in piazza.
Scandagliati anche gli strumenti dei giornalisti, come telecamere, cellulari, droni, alla ricerca di immagini “vietate”. Numerosi anche gli agenti in tenuta anti-sommossa, pronti a caricare le famiglie coraggiosamente scese in piazza contro la guerra
Alla fine della giornata erano 1.700 le persone fermate e detenute – secondo un portavoce della polizia – sulle circa 2.500 che hanno manifestato. Secondo Ovd-Info, associazione russa che lavora come osservatorio dei diritti umani, gli arrestati sono stati in totale 4.500 contando anche le altre 50 città russe diventate teatro di manifestazioni anti-Putin. Dal 24 febbraio sono complessivamente circa 12mila. Tra gli arrestati, riporta l’Adnkronos, c’è anche la candidata al premio Nobel per la pace Svetlana Gannushkina, nel giorno del suo 80esimo compleanno.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2022 Riccardo Fucile
GLI HANNO SPARATO IN UN AGGUATO
Il municipio di Gostomel, piccolo insediamento dell’Oblast di Kyiv, ha annunciato in un comunicato la morte del sindaco della comunità, Yuri Illich Prylypko, “ucciso mentre distribuiva il pane agli affamati e le medicine ai malati”.
Appena ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva assegnato a Gostomel lo status di “città eroica” per la sua resistenza ai russi. In uno degli ultimi post su Facebook, Prylypko aveva annunciato di aver consegnato un generatore nella zona di Horenka.
Il primo cittadino è morto dopo essere stato colpito da alcuni proiettili esplosi da militari russi: oltre a lui, sono stati uccisi altri due uomini nello stesso agguato. “Nessuno lo aveva costretto ad affrontare i proiettili nemici. Avrebbe potuto, come centinaia di altri, rimanere nascosto in una cantina. Ma aveva preso la sua decisione – aggiunge il comunicato – è morto per la comunità, è morto per Gostomel, è morto da eroe. Conserveremo di lui memoria e gratitudine eterna”.
“Era spesso chiamato Ilic – si legge – sia da nemici che da amici, tutti sapevano che nel momento più difficile non avrebbe respinto o rifiutato nessuno. Data la situazione, è impossibile organizzare un funerale, basta ricordare e pregare. È morto come ha vissuto. Ognuno di noi ha sentito queste parole molte volte e per la maggior parte le ha percepite come un’altra frase rituale insignificante. E invano. La morte espone l’essenza umana davanti al tribunale dell’Altissimo. Cancella tutto ciò che è pretenzioso, inventato, insignificante, lasciando il più prezioso”.
(da agenzie)
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