Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“HO GIÀ PARLATO CON UN AMICO CHE CI METTE A DISPOSIZIONE IL POLIGONO DI TIRO DI MONTE ROMANO. CI PORTIAMO MATTEO, TANTO NON SE NE ACCORGE. FACCIAMO ARRIVARE UN PO’ DI FIGURANTI, GLI FACCIAMO SPARACCHIARE DUE COLPI A SALVE E POI UN SOSIA DI PUTIN E UN SOSIA DI ZELENSKY, COLPITI DALL’EVANGELICA ISPIRAZIONE DEL SEGRETARIO, SI ABBRACCIANO E DICHIARANO L’ARMISTIZIO. LA GUERRA È FINITA, PASTICCINI, SPUMANTE”
Temo di non essere in possesso delle competenze scientifiche necessarie ad affrontare questo articolo. È infatti successo che ieri Matteo Salvini abbia indetto una conferenza stampa per illustrare l’idea da cui è stato folgorato, e con cui conta di risolvere la faccenda: «Una grande marcia per la pace che invada pacificamente l’Ucraina e si frapponga fra il popolo e le bombe»
Lui, spiega, sarebbe orgogliosamente alla testa del corteo, e insisto, sono sprovvisto degli strumenti scientifici per esplorare il processo mentale che conduca un leader politico a proporre una sfilata sotto i bombardamenti, per cui mi limito a un’osservazione di natura logistica: non so quanto pagherei per vedere le facce delle guardie di frontiera ucraine, mentre Salvini cerca di convincerle dei suoi ecumenici progetti.
Però colgo l’occasione per rivolgere un appello a Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e altri leghisti dotati di raziocinio e buon cuore: facciamo qualcosa. Io ho già parlato con un amico che ci mette a disposizione il poligono di tiro di Monte Romano. Ho guardato su Google, è perfetto.
Ci portiamo con un elicottero Matteo, tanto non se ne accorge. Facciamo arrivare da Cinecittà un po’ di figuranti, con le divise che trovano, gli facciamo sparacchiare due colpi a salve e poi un sosia di Putin e un sosia di Zelensky, colpiti dall’evangelica ispirazione del vostro segretario, si abbracciano e dichiarano l’armistizio.
La guerra è finita, pasticcini, spumante, e con le dovute cautele lo conduciamo in un’amorevole casa di riposo, che a suo ulteriore beneficio chiameremo Palazzo Reale. Credetemi, è meglio per tutti.
Mattia Feltri
(da “la Stampa”)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
NEI SOCIAL SI MOLTIPLICANO LE PROTESTE, LE LETTERE APERTE RACCOLGONO CENTINAIA DI FIRME – LA DEFEZIONE PIÙ CLAMOROSA DAL FRONTE PUTINIANO È QUELLA DI NATALIA POKLONSKAYA, EX PROCURATRICE DELLA CRIMEA ANNESSA
Il manifestino è stato affisso alla porta di legno del commissariato militare di una città
siberiana, la porta che devono varcare le reclute e i riservisti che oggi vengono richiamati dall’esercito russo. Recita: «L’ingresso è qui. Per uscire, bisogna passare dall’Aja». La mano ignota che l’ha scarabocchiato rischierà tra pochi giorni fino a 15 anni di prigione, in base alla legge sulle «fake news sull’operazione militare» che la Duma sta discutendo con procedura d’urgenza.
Ma sembra ormai che la paura non riesca a spegnere la rivolta dei russi contro la guerra, sui campi di battaglia in Ucraina come nelle vie delle città russe.
Ieri centinaia di persone sono di nuovo scese nella prospettiva Nevskij di Pietroburgo, sapendo di stare andando a raggiungere quei quasi ottomila manifestanti arrestati nell’ultima settimana.
Nei social si moltiplicano intanto le dichiarazioni di protesta, e sempre più lettere aperte delle più svariate categorie di persone raccolgono centinaia di firme: dai medici ai geografi, dai deputati dei consigli municipali ai rapper, sacerdoti e addirittura oligarchi.
Roman Abramovich ha annunciato che i proventi dalla vendita del Chelsea – il cui acquisto, vent’ anni fa, aveva segnato l’ingresso dei magnati russi nel jet set internazionale – andranno alle vittime della guerra in Ucraina, una dichiarazione che al Cremlino verrà senz’ altro equiparata ad alto tradimento. Ma la defezione più clamorosa dal fronte putiniano è quella di Natalia Poklonskaya, ex procuratrice della Crimea annessa e testimonial del revival nazionalista, che ha chiamato a fermare le ostilità: «Siamo andati troppo oltre».
Se non un senso di sconfitta imminente, almeno uno shock per la mancata vittoria, e perfino il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ammette che la Russia è stata «scossa» dalla reazione unanime del mondo contro l’aggressione.
Perfino nei media ufficiali la «operazione militare speciale» in Ucraina all’improvviso ha smesso di essere così vittoriosa: l’ammissione ufficiale da parte del ministero della Difesa di 498 caduti, dai due menzionati ufficiosamente qualche giorno fa, apre ai russi una dimensione nuova di un conflitto che il governo proibisce di chiamare “guerra”.
Dal fronte intanto arrivano voci di soldati russi che si arrendono, o che cercano di sabotare i mezzi per rallentare l’avanzata. Fonti del Pentagono hanno confermato a New York Times e Cnn che ci sono stati casi di militari di Mosca che hanno bucato i serbatoi dei blindati e dei carri per rimanere indietro.
Potrebbe essere una campagna di disinformazione, naturalmente, ma l’offensiva russa sembra rallentare, e le associazioni dei madri dei soldati da diverse città russe denunciano il coinvolgimento nella guerra anche di militari di leva, trasformati con una rapida firma di un contratto in “professionisti” e inviati sul fronte. I russi sanno benissimo leggere tra le righe dei comunicati ufficiali, e a moltiplicare per due o per tre i numeri dichiarati, come avevano già fatto durante la pandemia di Covid.
E il fatto che ieri Vladimir Putin ha esentato dalla leva i giovani professionisti dell’informatica ha segnalato chiaramente a tutti che la guerra non è una passeggiata, e che probabilmente ormai nemmeno il Cremlino conta di finirla in pochi giorni.
Molti, soprattutto i giovani, stanno mettendo in atto piani di fuga, anche perché gira voce che il Cremlino potrebbe proclamare la legge marziale e chiudere i confini. Che sono comunque già difficili da varcare: i voli per l’Europa e l’America sono stati sospesi, e per quelli verso Istanbul, Erevan o Dubai c’è una corsa ai biglietti.
Chi decide di scappare, rischia di farlo con quello che ha addosso: Putin ha proibito di portare via più di 10 mila dollari in contanti e di trasferire denaro all’estero, anche sui conti propri. Le carte di credito delle banche sotto sanzioni non funzionano più, e bisogna superare anche controlli al confine: diversi russi hanno raccontato di essere stati interrogati da agenti dell’Fsb che li costringono a mostrare le chat dei messenger sul telefono, e li sospettano di voler disertare dal fronte, per il momento soltanto quello ideologico, della guerra contro l’Ucraina.
La fuga però non è possibile per tutti, e lo sgretolarsi improvviso del benessere abituale – alcuni oligarchi hanno perso fino all’80% del loro patrimonio in titoli, mentre i russi comuni si sono ritrovati in poche ore senza Apple, Netflix, Bmw e Visa, senza viaggi all’estero e senza tutto quello che rappresentava per il ceto medio e l’intellighenzia il premio (e l’evasione) per il silenzio – ribaltano il rapporto rischio-beneficio della ribellione.
L’ex parlamentare Dmitry Gudkov, ora alleato del movimento di Alexey Navalny, esorta dal suo esilio all’estero la nomenclatura ad abbandonare il regime: «Avete paura di essere i primi, ma se sarete gli ultimi non se ne accorgerà più nessuno, mentre i primi avranno una chance di sopravvivere nella nuova Russia, e in quel mondo nel quale dovrà rientrare faticosamente, dalla catastrofe che ha creato con le sue mani», ha scritto in un post, rivolto ai suoi conoscenti nell’élite russa. «Dissociarsi dai crimini contro l’umanità è la garanzia di una tranquilla vecchiaia, a casa, e non in tribunale».
(da la Stampa)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“RIPUDIO LA GUERRA MA IN QUESTO CASO NON POSSO FARE A MENO DI ANDARE. OGGI DOBBIAMO SENTIRCI TUTTI CHIAMATI IN CAUSA DA QUESTA GUERRA”
Un combattente italiano, che vuole mantenere l’anonimato, ha deciso di arruolarsi con la Legione Internazionale e di partire alla volta dell’ Ucraina. Ma prima di farlo, vuole chiarire una cosa: “Non mi sento Rambo, lo faccio unicamente per i bambini“.
“Non mi interessano i soldi e nemmeno la gloria: non sono Rambo, anche se ho esperienze militari e di antiterrorismo, parto per difendere gli ideali e soprattutto i bambini”.
Francesco, il nome è di fantasia per garantire l’anonimato, racconta così la sua decisione di arruolarsi tra i volontari della Legione Internazionale.
Un giorno su tutti ha fatto la differenza per Francesco, che ha 35 anni ed è campano:
“Stavo guardando i tg, c’era una bambina ucraina che avrà avuto 7 anni. Diceva tra le lacrime: ‘Ho paura di morire’. A quell’età non si può avere paura di morire, è inaccettabile”, dice commosso interrompendo il suo racconto.
“Tutti noi dobbiamo cercare di aiutare in qualunque modo il popolo ucraino, a seconda di quello che ciascuno è in grado di fare – dice – Sono stato militare per 8 anni e voglio dare il mio contributo, non solo con le armi ma organizzando raccolte di alimenti, farmaci, vestiti.
Voglio vedere con i miei occhi che le cose che mandiamo agli ucraini arrivino davvero. Voglio avere la soddisfazione di vedere un bambino che viene curato con i medicinali che noi gli abbiamo mandato”.
Pur essendo stato nell’arma dei carabinieri, aver frequentato corsi anti terrorismo e anti sabotaggio, Francesco sta aspettando i documenti per partire: “Devono capire se sei in grado di affrontare una guerra, se sei abile”. E ribadisce che non serve essere Rambo per decidere di arruolarsi: “Tanti ragazzi ucraini non sono militarmente addestrati ma difendono la loro terra ed è questa la loro forza”.
Eppure, nonostante questa decisione, Francesco teorizza un suo pacifismo. “Io ripudio la guerra ma in questo caso non posso fare a meno di andare. Non mi piace pensare di uccidere qualcuno, io sono un cristiano, odio chi ammazza. Ma oggi dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa da questa guerra perché questo è solo l’inizio -precisa- Io parto per il popolo, per la gente, non per la nazione. Quando gli ucraini vedranno che anche noi europei, a rischio di mettere a repentaglio la nostra vita, saremo al loro fianco, staranno meglio. Queste persone soffrono da anni, otto lunghi anni. Che vita è?”.
La voce si rompe ancora una volta, quando parla dei bambini: “Non ce la faccio a pensare che stiano morendo”. Partirà come volontario anche Pietro, sempre nome di fantasia, 22 anni, originario del Veneto.
“Vado in Ucraina per un motivo etico, vedere quelle persone e quei bambini inermi non mi consente di rimanere qui a guardare, mi colpiscono molto. Gli ucraini stanno lottando, almeno fino ad oggi, da soli contro una super potenza come la Russia”.
E’ giovane Pietro, ha alle spalle solo l’anno di leva come esperienza in campo militare, ma determinato e anche un po’ fatalista: “Se ho paura di morire? Il rischio di rimanere ucciso c’è, è una guerra, ma per come la vedo io potrei anche finire sotto un albero o una macchina senza accorgermene oggi stesso, qui in Italia. Nella vita c’è sempre il mix tra il rischio e il prendere atto di quello che può accadere. E’ tutto molto relativo”, aggiunge mentre controlla il telefono. Attende la chiamata per partire.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
I PATRIOTI DI KONOTOP, CITTÀ SULLA COSTA MERIDIONALE DELL’UCRAINA ASSEDIATA DALL’ESERCITO DI PUTIN, HANNO RISPOSTO FURIOSI: “LOTTA!”
Un soldato russo con in mano due granate si è fatto largo tra un gruppo di ucraini
chiedendo loro di arrendersi. Il filmato, girato a Konotop, mostra il militare con gli ordigni tenuti sopra la testa mentre cammina attraverso una folla di cittadini che gli gridano contro: «Vergogna!», «non andare in giro mostrando la granata» mentre alcuni gli vanno incontro.
Il soldato era in città, sulla costa meridionale dell’Ucraina, per negoziare una resa della popolazione con i residenti. Dopo aver parlato con il sindaco, ha dato alla città un ultimatum: arrendersi o combattere. Ma i cittadini, riuniti dal sindaco al centro della città, hanno scelto «Lotta».
(da Daily Mail)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
IN UN PAESE NORMALE TI AVREBBERO GIA’ ESPULSO
Una lettera dai toni intimidatori, consegnata dall’ambasciatore russo in Italia ai parlamentari nostrani. Il tutto firmato dal Ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, che non utilizza mezze parole per annunciare – minacciosamente – le reazioni della Russia alla decisione di molti Paesi dell’Unione Europea di sostenere – con l’invio anche di armi – il popolo e l’esercito ucraino. E non sono mancate le reazioni anche da parte del Ministero della Difesa italiana.
Una lettera di poco più di due pagine, in cui si fa riferimento alle ultime decisioni da parte dell’Unione Europea che ha condannato, in modo unanime, l’aggressione russa. La data di quella missiva è molto importante: è stata inviata (via mail) il 1° marzo, nel giorno in cui il Parlamento italiano si è riunito per votare le misure in favore dell’Ucraina. E il passaggio più intimidatorio arriva in chiusura di quella missiva.
“Le azioni dell’Unione europea non resteranno senza risposta. La Russia continuerà a perseguire i suoi interessi nazionali a prescindere dalle sanzioni e dalla loro minaccia. I cittadini e le strutture della Ue coinvolti nella fornitura di armi letali e di carburante e lubrificanti alle Forze Armate Ucraine saranno ritenuti responsabili di qualsiasi conseguenza di tali azioni nel contesto dell’operazione speciale militare in corso”.
Toni minacciosi, quelli della lettera firmata dal Ministro degli esteri russi Serghei Lavrov, inviati – attraverso l’ambasciatore russo – a tutti i parlamentari italiani.
E La risposta da parte del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso il podcast ‘Metropolis’ di Gerardo Greco su La Repubblica:
“La modalità con cui è stata trasmessa al Parlamento italiano e alle altre istituzioni degli altri Paesi dà il senso dell’arroganza del regime russo. Credo che veramente siamo in presenza di una situazione che anche da questo punto di vista rischia di essere esplosiva nella capacità di controllarla. Non solo è lecito ma è doveroso l’aiuto che stiamo dando, il Parlamento ha deciso unanimemente di fornire aiuti all’Ucraina”.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
AL TERMINE DELL’EVENTO A DUBAI
Tutti sotto lo stesso cartello che invoca la pace. Tutti sotto la stessa bandiera gialloblu
dell’Ucraina. Poi quell’abbraccio che ha un grande significato.
Così si è concluso l’evento organizzato da Roberto Bolle al Padiglione Italia di Expo 2020 a Dubai, dove il ballerino ha deciso di chiudere lo spettacolo ribadendo quella richiesta di pace già espressa nei giorni scorsi.
E lo ha fatto abbracciando quella ballerina di origini ucraine che ha condiviso con lui il palco. Un gesto simbolico di grande potenza, vista l’ammirazione universale nei suoi confronti da parte di tutto il mondo.
Alla vigilia dell’evento andato in scena al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai, Roberto Bolle aveva parlato espresso quel pensiero di pace e aveva condannato l’aggressione militare russa nei confronti dell’Ucraina con parole durissime:
“Sicuramente si sta facendo di tutto per isolare la Russia e rendere chi decide questa guerra, che è un uomo solo, isolato da tutto e con ogni mezzo. Sono assolutamente d’accordo nel prendere posizioni di distanza e distacco e la solidarietà verso gli ucraini è sicuramente dovuta e sentita, e non c’è possibilità e volontà di andare e partecipare ad alcunché della Russia finché la situazione non sarà risolta e tornata alla normalità. In questo momento è giusto prendere le distanze e condannare assolutamente quello che è stato fatto perché non ha giustificazioni, è veramente assurdo e ha messo non solo gli ucraini ma tutto il mondo nel panico e nel terrore per un attacco così feroce e ingiustificato”.
Parole confermate da quel che è accaduto sul palco di quell’evento, con quell’abbraccio alla star del balletto di Berlino, di origini ucraine, sotto quella bandiera e con i cartelli che inneggiavano alla pace. Piccoli gesti simbolici che mostrano come il mondo intero (o quasi) stia condannando in maniera unanime quella scellerata guerra iniziata da Vladimir Putin che, nel frattempo, continua a far arrestare chiunque scenda in piazza – in modo pacifico – nelle varie città russe per chiedere il ritiro delle truppe.
(da NeQuotidiano)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
PUTIN SENZA VERGOGNA
Dire “no alla guerra” in modo pacifico è diventato un reato perseguibile in Russia. Proseguono, infatti, le manifestazioni contro la decisione unilaterale del Cremlino di invadere l’Ucraina e, contestualmente, continua a crescere il numero di persone arrestate da parte della polizia russa.
Tra le ultime fermate dalle forze dell’ordine c’è anche l’80enne Yelena Osipova, sopravvissuta all’assedio nazista di Leningrado. Queste le immagini che mostrano il comportamento senza senso della polizia intervenuta a San Pietroburgo durante una delle tante proteste pacifiche.
“Soldato, lascia cadere la tua arma e sarai un vero eroe!”. Questo recitava uno dei cartelli tenuti in mano da Yelena Osipova, scesa in piazza a San Pietroburgo per chiedere la fine delle ostilità della sua Russia contro l’Ucraina.
Un messaggio di pace in un periodo di guerra voluta esclusivamente da Vladimir Putin. E questo è bastato per portare al suo fermo. Un arresto che ha provocato grande indignazione, sia per l’età della donna che per la sua storia.
Era molto piccola, infatti, quando Leningrado – dove è nata e cresciuta – fu al centro di una delle più cruente pagine della Seconda Guerra Mondiale. Quel tentativo di invasione nazista della Russia – che Hitler voleva risolvere con una (l’ennesima) guerra lampo – si scontrò contro la resistenza dei cittadini che sconfissero le armate tedesche dopo oltre due anni di conflitto, segnando una delle più cocenti sconfitte del Terzo Reich. Ed Yelena Osipova, seppur in tenerissima età, era lì mentre i carri armati provenienti dalla Germania attaccavano la sua terra.
Insomma, lei conosce bene il senso dell’invasione straniera che – per certi versi – ricorda quella perpetrata dalla Russia nei confronti dell’Ucraina. Per questo era scesa in piazza per dire “no alla guerra” e per chiedere ai soldati di deporre le armi. E, invece, è stata arrestata dalla polizia russa. E il suo nome, dall’inizio del conflitto, si aggiunge a quello degli oltre 7mila cittadini russi arrestati in Russia, solo per aver chiesto la pace.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO INDIPENDENTE DI RUSSIAN FIELD
I giovani russi sono in buona parte contrari alla guerra ed hanno anche il coraggio di
dirlo rispondendo ai sondaggi telefonici, nonostante gli interventi contro i dissidenti del Cremlino stiano diventando ancor più feroci in queste ore. In uno studio indipendente, al quale ha partecipato anche l’attivista Maxim Katz, la società russa specializzata in sondaggi Russian Field ha cercato di studiare il sentimento della popolazione sul conflitto in corso in Ucraina.
Considerando la propaganda in atto all’interno del paese, i risultati sono particolarmente interessanti perché la popolazione più giovane e istruita è anche quella più critica con l’invasione dell’Ucraina.
A sostenere Putin e la sua politica estera sono soprattutto gli anziani. Russian Field è considerato un gruppo di ricerca indipendente che, infatti, generalmente ha lavorato all’analisi di dati di partiti appartenenti all’opposizione al presidente Vladimir Putin.
I ricercatori si dicono particolarmente soddisfatti del campione raggiunto: stando al loro rapporto, lo studio è stato condotto su 2000 persone (secondo gli analisti il margine di errore massimo è del 2,5%) e viene definito particolarmente preciso sui risultati nei distretti federali
L’operazione in Ucraina
Ovvio che in situazioni come queste e in un paese in cui il controllo dell’opinione pubblica arriva a livelli paranoici i sondaggi di opinione vadano presi con molta prudenza.
Ma i dati pubblicati da Russian Field sono comunque interessanti.
Ad esempio, a proposito dell’operazione in Ucraina, i sondaggisti stimano che il 58,8% del totale degli intervistati sostenga l’aggressione russa.
Ma i dati cambiano, e molto, a secondo dell’età dell’intervistato. Tra i giovani nella fascia 18-29 il sostegno è di poco superiore al 40%, 41,7%, mentre i contrari sono il 49,9%.
I contrari al conflitto sono tanti anche nella fascia d’opinione successiva, quella che va dai 30 ai 44 anni, 41% contro il 50,7% di favorevoli.
Solo tra i russi con più di 60 anni di età, l’appoggio all’operazione militare arriva al 72,8%, ma nel complesso quasi la metà degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 44 anni ha dato una valutazione negativa dell’operazione in Ucraina.
L’altra connessione interessante è con il livello di istruzione: metà di coloro che hanno dato un giudizio totalmente negativo dell’operazione è laureata, un terzo ha iniziato ma non ha completato l’università. Mentre la grande maggioranza di chi non ha neppure il diploma superiore (75%) è favorevole alla guerra.
(da Open)
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Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile
DIETRO ALLA SOTTOVALUTAZIONE DELLA RESISTENZA UCRAINA CI SAREBBE STATO UN SONDAGGIO, COMMISSIONATO DALL’FSB, L’EREDE DEL KGB: MOSTRAVA UNA SOCIETÀ UCRAINA DIVISA, SCORAGGIATA, CON ZELENSKY AL 27% DI GRADIMENTO
Il think tank inglese Rusi sostiene che dietro alla clamorosa sottovalutazione della resistenza ucraina ci sia stato un sondaggio, commissionato dal nono direttorato dell’Fsb, l’erede del Kgb: mostrava una società ucraina divisa, scoraggiata, con Volodymyr Zelensky al 27% di gradimento.
Al Cremlino non sanno giudicare una democrazia: le elezioni si vincono con percentuali bulgare, i sondaggi mostrano sempre un appoggio entusiasta ai vertici, e così un leader che è in testa ai sondaggi della popolarità con “solo” un quarto dei voti viene considerato un debole fallito.
Una dittatura patisce sempre dell’assenza del feedback negativo, nessuno ha il coraggio di riferire informazioni sgradite al capo supremo, e quello che chiunque fosse stato per un giorno a Kyiv sapeva – che gli ucraini potevano essere divisi sui leader, i partiti e le idee, ma unanimi nell’amore per l’indipendenza nazionale – si è trasformato in qualche passaggio moscovita nelle rassicurazioni che non vedevano l’ora di tornare sotto la mano del Cremlino.
Nonostante gli studi di marxismo obbligatori all’epoca sovietica, Putin si mostra un pessimo allievo che continua a non comprendere che è l’esistenza a condizionare la coscienza e non il contrario.
E così la Duma approva il carcere per chi “diffonde fake” sulla guerra, che non si può nemmeno chiamare “guerra”, pena la censura. Ieri la magistratura ha oscurato la storica radio Eco di Mosca, che nemmeno i golpisti comunisti nell’agosto del 1991 avevano osato chiudere, e la tv via cavo Dozhd, le ultime emittenti che tra mille difficoltà cercavano di fare informazione.
Con un’ostinazione orwelliana il Cremlino insiste a tacitare qualunque voce non allineata, ordinando “misure esaustive” contro chi diffonde informazioni e chiama alla protesta in piazza.
L’ultimo bersaglio è Wikipedia, minacciata di oscuramento per la sua voce sulla guerra in Ucraina, mentre la durata dei talk show propagandistici in tv viene raddoppiata. Per informare i russi di quello che sta accadendo però bastano i tabelloni dei cambivaluta, i terminal dei bancomat con i contanti esauriti e gli schermi dei voli verso l’Europa e l’America cancellati.
Il governo ha ordinato agli 80 mila turisti rimasti all’estero di rientrare in patria con i propri mezzi, mentre gli aerei per Istanbul ed Erevan, o altre destinazioni non ancora bloccate, sono pieni di chi preferisce fuggire, anche se Putin ha vietato di portare fuori più di 10 mila dollari in contanti (e di trasferire soldi all’estero). Le frontiere per ora sono aperte, ma per il resto la Russia si sta trasformando rapidamente in una nuova Unione Sovietica.
Non ci saranno più carte di credito, né mutui, sostituiti dai contanti nascosti nel materasso. Non ci saranno più prime visioni di Hollywood, che ha sospeso la distribuzione nelle sale russe. Non ci saranno più auto di lusso: Bmw, Mercedes, Volvo e GM hanno fermato le esportazioni, e i marchi rimasti sul mercato stanno aumentando vertiginosamente i prezzi, per cercare di fare fronte alla previsione dell’inflazione che si aggira intorno al 20-30%.
Ma il colpo finale è arrivato dalle maggiori società di container internazionali, come la Maersk: senza di loro, il traffico merci con la Russia viene praticamente annientato.
Dare ordini ai mercati di non cadere troppo, in questo disastro, sembra quasi un sintomo di follia. Ma il governo di Mishustin va oltre, e stanzia fino a un trilione di rubli dal fondo della ricchezza nazionale per sostenere i titoli russi in picchiata. È il “tesoretto” petrolifero accumulato negli anni, che Putin si era rifiutato di utilizzare per proteggere i russi dal Covid.
Oggi, dopo un milione di morti per coronavirus, il fondo viene aperto per salvare dalla miseria gli oligarchi di Stato. Se il collasso dei mercati proseguirà, una somma astronomica tolta ai contribuenti verrà polverizzata. Se si fermerà, lo Stato russo avrà acquistato a prezzi stracciati i big dell’economia, in una meganazionalizzazione che riporterà definitivamente l’Urss per la quale Putin e i suoi elettori provavano tanta nostalgia.
(da la Stampa)
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