Destra di Popolo.net

ELINA SVITOLINA, MANO DESTRA SUL CUORE, GIOCA CON I COLORI DELL’UCRAINA E BATTE LA RUSSA POTAPOVA

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

DEVOLVERA’ AL SUO PAESE I MONTEPREMI DEI FUTURI TORNEI: “IN MISSIONE PER IL MIO PAESE“

“Ero in missione per il mio Paese”: commenta così la tennista 15esima al mondo Elina Svitolina la vittoria ottenuta nel torneo Wta di Monterrey, in Messico, contro la russa Anastasia Potapova n.115 del ranking.
Un match giocato in top giallo e gonna azzurra in omaggio alla bandiera del suo Paese, l’Ucraina, da una settimana in guerra contro la Russia in seguito all’invasione voluta da Vladimir Putin.
Approda agli ottavi di finale con un 6-1, 6-2 che al di là del risultato le permette di lanciare un messaggio. Scura in volto, al termine del match ha portato più volte la mano destra al cuore.
La testa di serie n.1 in tabellone aveva pensato al boicottaggio dell’incontro, ma il clima in campo è stato disteso con tanto di stretta di mano tra le due atlete a fine gara. L’Atp e la Wta hanno preso le loro misure dopo l’aggressione all’Ucraina garantendo agli atleti russi e bielorussi di poter continuare a partecipare ai tornei ma da neutrali. Nelle grafiche televisive Potapova non era infatti rappresentata da alcuna bandiera.
“Penso che la mia missione sia unire la comunità tennistica per aiutare l’Ucraina”, ha detto dopo la partita. “Sono qui per questo – ha aggiunto – e vado in campo per la mia nazione e faccio il massimo usando le mie risorse per invitare le persone ad aiutare la mia nazione”.
Svitolina ha promesso di donare i montepremi dei prossimi tornei che giocherà per aiutare la resistenza del suo Paese contro l’invasione dell’esercito russo, fornendo anche aiuti alla popolazione civile.
“Gioco per la mia nazione – ha aggiunto – per aiutare l’esercito ucraino, le persone bisognose di aiuto. Ogni mia vittoria sarà molto speciale”.
(da agenzie)

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“NASCONDERE LA GUERRA COSTA VITE“: L’ACCUSA DELL’EX CAPO DELLE NEWS DEL MOTORE DI RICERCA RUSSO

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

L’ACCUSA RIVOLTA AI SUOI COLLEGHI DI ESSERE COMPLICI DELLA DISINFORMAZIONE DI PUTIN

L’ex capo delle news di Yandex, il secondo motore di ricerca russo che fa capo alla più grande società tecnologica della Russia, prende posizione e accusa i suoi ex colleghi di collaborare alla censura di Mosca a favore della guerra.
Lev Gerschenzon ha scritto un post su Facebook in cui chiede alle persone con cui lavorava un tempo di smarcarsi dalla strategia del Cremlino di tenere all’oscuro i cittadini su quel che sta succedendo nel conflitto in corso in Ucraina.
Gerschenzon pone l’accento su quanto grave sia nascondere informazioni sulla guerra alla popolazione russa, ignara di quello che sta accadendo veramente, e su quanto questo modo di agire di Mosca conferisca ulteriore forza all’intera offensiva russa.
Per l’ex responsabile delle news di Yandex, nascondere ogni giorno queste notizie equivale a un costo in vite umane.
«E anche voi, miei ex colleghi, siete responsabili di questo» sono le parole scelte da Gerschenzon per colpire le persone con cui un tempo lavorava. E infine l’appello: «Non è troppo tardi per smettere di essere complici di un crimine orribile. Se non potete fare niente, lasciate il lavoro»
Il post su Facebook di Lev Gerschenzon
«Oggi è il sesto giorno della guerra tra Russia e Ucraina, un giorno in cui i quartieri residenziali di Charkov, dormitori, case maternità sono stati bombardati dai raid aerei. 11 morti e decine di feriti. Oggi è il sesto giorno in cui almeno 30 milioni di utenti russi vedono sulla home page di Yandex che non c’è nessuna guerra, che non ci sono migliaia di soldati russi morti, che non ci sono decine di civili uccisi sotto i bombardamenti russi, che non ci sono decine di prigionieri, che non c’è enorme distruzione in diverse città ucraine.
Il fatto che una parte significativa della popolazione russa possa credere che non ci sia la guerra è la base e la forza trainante di questa guerra. Yandex oggi è un elemento chiave per nascondere informazioni sulla guerra. Ogni giorno e ogni ora questo tipo di “notizie” costa vite umane. E anche voi, miei ex colleghi, siete responsabili di questo.
Non esistono leggi russe che non vietino di scegliere il materiale della New Gazeta come titolo di una storia. Non c’è alcuna responsabilità penale se i titoli dei media in lingua russa che non hanno una licenza compariranno su Yandex. Non c’è alcuna responsabilità penale per il servizio “rotto” o “hackerato”. Ogni possibile ripercussione è nulla in confronto ai danni che il servizio ha causato ogni giorno dall’inizio della guerra.
Non è troppo tardi per smettere di essere complici di un crimine orribile. Se non potete fare niente – mollate. Ricordate, non state rispondendo solo a migliaia di vostri colleghi, ma anche a decine di milioni di utenti. E anche di fronte a milioni di ucraini».
(da agenzie)

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L’UCRAINO MYKOLENKO, DIFENSORE DELL’EVERTON, INCENERISCE IL RUSSO DZYUBA, ATTACCANTE DELLO ZENIT: “MENTRE TU, BASTARDO TACI ASSIEME AI TUOI FOTTUTI COMPAGNI DI SQUADRA, I CIVILI VENGONO UCCISI IN UCRAINA“

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

“RIMARRAI NASCOSTO IN UN BUCO PER IL RESTO DELLA VITA TUA E DEI TUOI FIGLI. E SONO DAVVERO FELICE CHE NESSUNO VE LO PERDONERÀ MAI, BASTARDI”

Mykolenko contro Dzyuba. Il difensore dell’Everton e della nazionale ucraina, protagonista dell’abbraccio con il connazionale Zinchenko prima della sfida contro il City, ha attaccato duramente e senza mezzi termini l’attaccante dello Zenit e della nazionale russa.
“Mentre tu, bastardo Dzyuba, taci assieme ai tuoi fottuti compagni di squadra, i civili vengono uccisi in Ucraina – ha scritto Mykolenko nelle stories di Instagram taggando il diretto interessato – imarrai nascosto in un buco per il resto della tua vita e, cosa più importante, per il resto della vita dei tuoi figli. E sono davvero felice che nessuno ve lo perdonerà mai, bastardi”.
Da parte di Dzyuba ancora nessuna replica.
Quel che è certo è che l’attaccante non giocherà i prossimi Mondiali dopo la sospensione della Russia decisa dalla FIFA.
(da agenzie)

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MEGA YACHT IN FUGA VERSO CARAIBI E MONTENEGRO

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

LA MOSSA DEI VILI OLIGARCHI RUSSI PER SCAPPARE DALLE SANZIONI

Da Sergei Roldugin a Roman Abramovich, la carica degli oligarchi fedelissimi a Putin ora scappa insieme ai suoi milioni. Il “Graceful” del presidente russo spostato due settimane prima dell’invasione in Ucraina. Fughe anche dalla Costa Smeralda
Tra le sanzioni da impartire alla Russia su cui l’Occidente si è mostrato subito compatto c’è la caccia ai tesori degli oligarchi di Vladimir Putin. Nomi importanti con patrimoni enormi che in cambio della totale fiducia al presidente russo hanno ottenuto privatizzazioni di imprese e sconfinante ricchezze.
La caccia ai vertici è cominciata pochi giorni fa dalla stessa Casa Bianca con l’annuncio di una task force «multilaterale e transatlantica» per individuare e congelare i patrimoni dei milionari fedelissimi di Putin.
Dagli yacht alle mega ville la spedizione punitiva è aperta e non solo negli Stati Uniti. L’Unione Europea continua ad arricchire la lista nera degli oligarchi russi da sottoporre a sanzione. Lo scorso 28 febbraio sono stati aggiunti altri 26 nomi di persone molto vicine al presidente Putin, colpevoli di aver fatto propaganda e di essersi spesi attivamente a favore dell’annessione della Crimea nel 2014
«Gli oligarchi di Putin e coloro che lo finanziano non dovrebbero più essere in grado di usare il loro potere d’acquisto per nascondersi dietro una patina di rispettabilità nelle nostre città, comunità o nei nostri club sportivi. I loro super yacht non dovrebbero trovare porto nella nostra Europa. Mai più» .
Aveva tuonato poche ore fa la stessa presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Ma se l’Occidente ha cominciato la corsa ai congelamenti di patrimoni e ricchezze, i grandi magnati si sono messi già in fuga, cercando di mettere in salvo in acque tranquille panfili e yacht.
Il primo a cercare di mettere in salvo ancora prima del tempo il suo “Graceful”, uno yacht personale di 80 metri di lunghezza, è stato proprio Vladimir Putin. La super imbarcazione è stata spostata da Amburgo a Kaliningrad due settimane prima dell’invasione russa in Ucraina. ùa localizzazione è stata riferita da MarineTraffic, sito che fornisce informazioni in tempo reale sui movimenti delle navi e sulla posizione attuale delle navi nei porti e nei porti. A preoccuparsi delle sanzioni è stato anche il milionario russo- israeliano, presente tra le altre cose al tavolo dei negoziati tra Mosca e Kiev, Roman Abramovich.
Il presidente del Chelsea, che ha rinunciato al controllo del club pochi giorni fa, punta a trasferire “My Solaris”, il suo yacht di 140 metri, dal porto di Barcellona in acque libere da sanzioni. Stessa sorte è toccata già ad “Eclipse”, l’altro gioiello dell’imprenditore, attualmente ormeggiato al sicuro nei Caraibi.
Un ordine di fuga sarebbe arrivato anche da Trieste: il magnate russo Andrey Melnichenko avrebbe comunicato al comandante del mega panfilo «Sailing Yacht A» di spostare nel più breve tempo possibile l’imbarcazione.
I super yacht che lasciano la Costa Smerald
I gioielli dei magnati navigano lontano dalle sanzioni o almeno ci provano. Uno dei siti di riferimento per il monitoraggio è Vessel Finder che riceve segnali dai trasmettitori Ais di bordo al fine di evitare collisioni in mare. Da MarineTraffic invece continuano ad arrivare notizie di spostamenti di mega yatch verso il Montenegro e le Maldive. A puntare la rotta verso lidi tranquilli è anche Alexey Mordashov, il maggiore azionista della Severstal, uno dei più grandi gruppi siderurgici al mondo di origine russa. Con un patrimonio di 29 miliardi di dollari e incluso nella lista nera della Ue, nelle ultime ore è stato segnalato nell’Oceano Indiano.
All’appello dei suoi possedimenti c’è un mega yacht di 146 metri per 500 milioni di valore molto spesso avvistato in Sardegna, e la villa Parodi Delfino in Costa Smeralda per un valore di 66 milioni. Pericolo sanzioni anche per Alisher Usmanov, altro miliardario vicino a Putin che deve le sue fortune al gigante dell’alluminio Metalloinvest e che come Mordashov sbarcò in Costa Smeralda comprando la villa di Merloni a Romazzino.
Ma il più temibile di tutti gli oligarchi vicini a Putin sembra essere Igor Sechin, con il suo “Amore Vero” di 88 metri anche lui viene visto spesso a Liscia di Vacca in Costa Smeralda. Con oltre sei ville acquistate nel Golfo del Pevero, si è spostato anche a Lerici aggiungendo al patrimonio anche villa Maramozza. Dovrà scappare dall’Italia anche Igor Sechin, potentissimo numero uno del colosso petrolifero di Stato Rosneft che ogni anno partecipa al Forum Eurasia di Verona invitato da Antonio Fallico, plenipotenziario di Intesa Sanpaolo a Mosca, Negli ultimi dieci anni ha investito prima nella Saras dei Moratti, poi nella Pirelli di Tronchetti Provera fino all’Eni per il mega giacimento a gas di Zohr a Nord dell’Egitto.
Nella lista nera Ue c’è anche Sergei Roldugin, l’uomo che gestisce il sistema d’affari del presidente Putin attraverso società offshore e la Bank Rossiya, conosciuta a Mosca come come il “portafoglio di Putin”. La carica degli oligarchi dunque fugge insieme ai suoi milioni. In cambio della completa fedeltà al presidente russo hanno ottenuto patrimonio e potere ora minacciato dalle potenze mondiali. La vera sfida per i leader dell’Occidente sarà quella di fermare la loro fuga e di infliggere un reale duro colpo a un potente sistema targato Vladimir Putin.
(da agenzie)

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LA GUERRA PORTA LA RUSSIA VERSO IL DISASTRO

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

PUTIN RISCHIA LA BANCAROTTA: CROLLO DEL RUBLO, PERSO IL 40% DEL POTERE DI ACQUISTO

La Borsa costretta a chiudere. Il divieto di esportazione di valuta all’estero. Il crollo del rublo. Mentre l’Occidente sanziona Vladimir Putin per la guerra in Ucraina, il popolo russo comincia a sentire il peso della scelta dello zar.
E mentre l’Ue colpisce sette banche russe (ma non Gazprom), l’Eni che dà l’addio a Blue Stream è solo una delle tante aziende straniere che disinvestono dalla Russia in guerra.
E il conflitto tassa i russi del 40% secondo Davide Serra, co-fondatore di Algebris Investments. Mentre il paese rischia la bancarotta: «Presto il suo unico asset, gli idrocarburi, non varrà nulla. Li venderanno a Cina e Corea del Nord a prezzi più bassi. Putin sta distruggendo la Russia.
L’effetto economico delle sanzioni
Il primo effetto economico delle sanzioni è quello del crollo del rublo: la valuta russa è sprofondata passando da 86 a oltre 100 rubli per un dollaro. La perdita del potere d’acquisto accelererà l’inflazione e per questo la Banca Centrale russa ha raddoppiato il tasso di sconto portandolo dal 9,5 al 20%. Così l’istituto centrale spera di fermare la fuga di depositi (e quindi di capitali) ma secondo gli esperti, spiega oggi La Stampa, l’inflazione arriverà al 20% nei prossimi mesi mentre la riduzione dei redditi della popolazione dovrà fronteggiare anche l’aumento dei tassi di interesse. L’esclusione di alcune banche russe dal sistema di pagamenti internazionali Swift fa il paio con il congelamento delle riserve valutarie estere della Banca Centrale russa: si tratta di 400 miliardi su 650 attualmente bloccate in Germania. Anche per questo l’istituto ha rinunciato a difendere il rublo dal crollo.
Michael Carpenter, ambasciatore americano all’Osce, in un’intervista rilasciata a Repubblica spiega che l’esclusione dell’energia dalle sanzioni è temporanea: «Dobbiamo essere strategici su come procedere per impedirle di monetizzare le sue risorse».
Secondo Carpenter la maggioranza del popolo russo già oggi non è favorevole alla guerra. «Questa guerra deve fallire. Fallirà, e noi garantiremo che fallisca. Non possiamo permettere alla leadership russa di vederla come un successo, perché vorrebbe dire invitare lei o altri paesi a fare cose simili. Riguarda la sfida delle autocrazie contro la democrazia, ma anche di più. È uno stato aggressivo che ne invade uno pacifico senza ragione, per conquistarlo. È terrificante per tutti gli stati nel mondo».
Pechino salverà Mosca
Intanto la Russia chiede aiuto alla Cina. L’agenzia di stampa Ansa ricorda che Pechino potrebbe mettere in campo sono accordi su risorse e prestiti erogati dalle sue grandi banche statali, secondo uno schema che seguirebbe quello del 2014 dopo che la Russia finì nel mirino della comunità internazionale per l’occupazione e l’annessione della Crimea.
La Cina allora continuò a fornire il suo sostegno, spesso dietro le quinte, tra acquisti di petrolio e veicoli finanziari a fare da paravento. Da quel momento i legami bilaterali si sono rafforzati: l’uso del dollaro è stato ridotto, l’interscambio commerciale ha toccato nel 2021 i massimi storici di 140 miliardi di dollari, mentre i recenti accordi energetici, basati su prestiti e crediti in renminbi, hanno cementato ulteriormente le relazioni.
Il sistema cinese dei pagamenti internazionali transfrontalieri poi, noto come Cips, potrebbe sostituire lo Swift, pur con problemi da risolvere per la scala ridotta. Ma anche questa strada presto potrebbe essere sbarrata. Gli Usa, come ulteriori misure insidiose, potrebbero decidere i controlli sull’export per interrompere le forniture di chip alla Russia. Seguendo così l’esempio di quanto fatto con Huawei, al fine di strozzare le forniture di componenti vitali per le industrie russe come le tlc e la vitale esplorazione petrolifera e di gas.
La Russia a rischio bancarott
Secondo il finanziere Davide Serra, fondatore di Algebris, la guerra tassa attualmente gli stipendi russi del 40% e proprio per questo lo Zar potrebbe finire presto in bancarotta: «Il russo medio si è visto bruciare il 40 per cento del potere di acquisto di beni globali in una settimana. Mai visto. Se 110 milioni di persone perdono quasi metà della ricchezza mangiano e comprano meno. È come una tassa. La tassa Kiev. La Russia non produce nulla a parte petrolio e gas. Non esiste manifattura domestica di beni di consumo. Oltretutto i russi ricordano bene quando fallirono nel 1998, e così hanno chiuso i mercati dei capitali. È vietato comprare dollari e li puoi rivendere solo allo Stato. Non c’è più conversione. Sei fregato. È una tassa sulla ricchezza del 40 per cento!», dice oggi a La Stampa.
Secondo Serra c’è invece il rischio che Pechino si prenda le materie prime della Russia attaccandosi al bocchettone e comprando petrolio e gas a prezzi scontati.
Gli oligarchi, minacciati oggi da Joe Biden nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, perderanno il 70% del loro patrimonio. «Putin non vincerà mai in Ucraina. Lo dice la Storia. Negli ultimi cento anni un ucraino su tre è morto di fame per colpa di Stalin e per combattere Hitler. Diversamente da quasi tutti i Paesi europei, l’Ucraina troverà gente pronta a morire per la Patria. Basta che sia uno su quattro, ed ecco dieci milioni di soldati. Se saranno armati, i russi non li vinceranno mai. Con i giusti mezzi, sarà un Vietnam alla decima potenza».
Nel frattempo lo Zar rischia la bancarotta: «Presto il suo unico asset, gli idrocarburi, non varranno nulla. Li venderà a Cina e Corea del Nord a basso prezzo. Putin sta distruggendo la Russia, l’ha già distrutta. Ora tutti sanno che è un pazzo».
(da agenzie)

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I RUSSI HANNO UCCISO UNA DOTTORESSA CHE PORTAVA UN BAMBINO IN OSPEDALE

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

L’AUTO COLPITA DA RAFFICHE DI MITRA

L’Ucraina accusa la Russia di aver colpito e ucciso una dottoressa ucraina, Marina Kalabinoi, mentre trasportava un nipote ferito in ospedale.
Secondo Kiev la donna sarebbe stata uccisa da un colpo d’arma da fuoco.
A far sapere della morte della dottoressa è stato il ministro della Sanità ucraino Viktor Liashko: l’auto della dottoressa è stata raggiunta da una raffica di colpi in un villaggio di Kukhari nell’Oblast’ di Kiev. Kalabinoi era un’anestesista del Centro di cardiologia e chirurgia cardiaca di Kyiv.
«Non vi perdoneremo mai», ha scritto Liashko riferendo della vicenda.
(da agenzie)

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ABRAMOVICH HA UNA GRANDE PARTECIPAZIONE NELL’AZIENDA CHE PRODUCE I TANK RUSSI

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

LA RIVELAZIONE DEL DAILY MAIL

Roman Abramovich continua ad avere un ruolo centrale nella guerra d’Ucraina. L’ormai ex patron del Chelsea, oltre alla sua vicinanza storica a Putin e gli interessi economici a Kiev, ha una partecipazione nell’azienda siderurgica russa i cui materiali sono usati per fabbricare i carri armati impiegati nell’invasione, riporta il “Daily Mail”.
Secondo gli analisti, per evitare sanzioni da Londra avrebbe trasferito le azioni di Evraz (il nome dell’azienda siderurgica, seconda per importanza in Russia), otto giorni prima che Vladimir Putin ordinasse l’invasione dell’Ucraina.
E ora teme una guerra prolungata, che potrebbe costargli economicamente carissima, per i suoi business strettamente legati a tutte le parti in causa.
L’oligarca, chiamato come mediatore ai primi colloqui tra Russia e Ucraina a Gomel, continua a essere tra i più bersagliati dalle sanzioni.
Secondo quanto riporta il “The Times”, per evitare ulteriori colpi dal Regno Unito, ha messo in vendita tutti gli asset denenuti a Londra. Un giro d’affari di circa 200 milioni di sterline, che Abramovich si sta apprestando a cedere prima che i suoi beni vengano congelati.
In vendita anche il Chelsea, al momento commissariato alla sua associazione di charity, la Chelsea Foundation. Per la squadra di calcio potrebbe ricevere le prime offerte già questa settimana.
(da agenzie)

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“MASSACRATI DA CHI DICE CHE SONO VENUTI A LIBERARCI“

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

LE TESTIMONIANZE DALLA CITTA’ MARTIRE KHERSON

Una stanza stretta in uno scantinato, dentro una decina di donne si toccano il pancione. Stanno per diventare mamme, in un rifugio. Il video è stato pubblicato su Instagram da Yuri Herman, primario del reparto di Ostetricia dell’ospedale di Kherson, nel sud dell’Ucraina, la città dei miei nonni.
“Non avrei mai pensato di lavorare in queste condizioni. Stiamo prestando soccorso in un rifugio di Kherson: nella stessa stanza si trovano donne incinte, donne che hanno appena partorito, bambini prematuri e i miei figli, di dieci anni, a cui non avrei mai pensato di dover insegnare così le basi dell’ostetricia”, scrive il primario.
E aggiunge, con amara ironia, parafrasando le parole di Vladimir Putin: “Tutto questo grazie ai nostri ‘liberatori’ che erano troppo preoccupati che vivessimo male qui. Questa è solo la conferma che sotto ‘i nazisti, i nazionalisti e i drogati’ si vive meglio”.
Il post è scritto in russo, la lingua di Kherson: una città che oggi è nella morsa di chi, paradossalmente, parla la sua stessa lingua. E’ proprio in nome di terre che nella loro storia hanno anche radici russe, come appunto Kherson, che il 24 febbraio è iniziata l’invasione di Vladimir Putin. Per assurdo coloro che avrebbero dovuto “liberare” dal nemico invisibile gli abitanti di Kherson, oggi sono gli stessi che li massacrano.
Dopo Kharkiv, infatti, anche a Kherson vengono bombardate le abitazioni dei civili. E’ stata colpita anche una scuola, le immagini delle finestre rotte sono state diffuse sul gruppo Telegram del quartiere in cui si trova. “Grazie ai nostri liberatori”, dice una voce, sempre in russo.
Le notizie che arrivano da Kherson sono incerte e la situazione è in continua evoluzione. Nella mattina del primo marzo Kherson si è svegliata con i militari russi nel centro della città: sembrava dunque essere stata definitivamente occupata. Poco dopo hanno cominciato a circolare sui gruppi Telegram e Viber dei vari quartieri smentite da parte delle forze armate ucraine.
“Vedete i soldati russi in giro per la città, dicono che ci hanno occupati, ma non è così. Hanno subito grosse perdite e sono entrati in città per scatenare il panico e attaccare i civili che usano come scudi umani. Rimanete in casa, nessuno ha ceduto Kherson, stiamo combattendo per voi, cercate di stare al sicuro nei bunker, tenete le finestre chiuse”, affermano i militari ucraini.
Quello che ormai è certo è che la città è stata circondata dall’esercito russo e il cerchio sta diventando sempre più stretto. Gli abitanti di Kherson sono imprigionati, senza alcuna possibilità di poter lasciare la città. A loro non rimane altro da fare che chiudersi in casa, negli scantinati, chi li ha, o nelle abitazioni, lontano dalle finestre. Pregare. Rispondono a telefono per far sapere che sono vivi, ma riescono a pronunciare pochissime parole. “Avete ancora qualcosa da mangiare?”, chiediamo. Rispondono: “E chi riesce a mangiare in queste condizioni? Stiamo per morire”.
(da TGcom)

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PUTIN IL VIGLIACCO: BOMBARDA I CIVILI E NASCONDE LA FAMIGLIA IN UN BUNKER DI LUSSO IN SIBERIA

Marzo 2nd, 2022 Riccardo Fucile

I FIGLI DEGLI ALTRI SI POSSONO AMMAZZARE

“Vladimir Putin ha nascosto la sua famiglia in un bunker di lusso in Siberia”. A rivelarlo al Daily Mail è il politologo Valery Solovey, ex professore del Moscow State Institute of International Relations (Mgimo), quello che da molti è considerato un centro di eccellenza dove vengono formati aspiranti diplomatici e spie.
Il nascondiglio, secondo Solovey, sarebbe il fulcro di una vera e propria città sotterranea hi-tech, progettata una decina di anni fa nell’eventualità di una guerra nucleare.
Lì, nelle montagne dell’Altaj, lo zar avrebbe trasferito nel fine settimana i suoi figli e le persone a lui più vicine.
Anche se l’ex docente non individua quali membri della famiglia siano stati riparati nel bunker, ma il tabloid britannico ricorda come sia stato lo stesso Solovey, in precedenza, a rivelare la storia tra lo zar e la ginnasta Alina Kabaeva, 38 enne ex campionessa olimpica. Che, secondo l’ex professore, sarebbe addirittura la sposa segreta di Putin
Al momento le figlie riconosciute e ‘ufficiali’ di Putin sono due, avute dal matrimonio con Lyudmila Putina, morta nel 2013. Si tratta di Maria Vorontsova, genetista di 36 anni e la 35enne Katerina Tikhonova, ex ballerina acrobatica di 35 anni, laureatasi pochi anni fa anche in matematica e fisica.
Alcuni sostengono che sia figlia del presidente russo anche Luiza Rozova, ereditiera di 18 anni nota anche come Elizaveta Krivonogikh. Sarebba nata da una precedente relazione tra Putin e la donna delle pulizie Svetlana Krivonogikh, 45 anni, divenuta all’improvviso milionaria e attualmente co-proprietaria di un’importante banca russa. Il gossip, che finora è stato seccamente smentito dal Cremlino, vuole che Putin abbia avuto bambini anche dalla Kabaeva.
Solovey ha sostenuto che Putin soffre di patologie mediche tenute nascoste all’opinione pubblica, rivelando come il presidente russo parteciperebbe a bizzarri rituali sciamanici assieme al ministro della Difesa, Sergey Shoigu. Occasioni in cui si sarebbe tenuto un sacrificio animale – tradottosi nell’uccisione di un lupo nero – propiziatorio per la salute del presidente.
(da agenzie)

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