Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
SCONTRO FRATRICIDA A MOSCA, TRA PEZZI DI SILOVIKI : GLI UOMINI DEGLI APPARATI, MILITARI E INTELLIGENCE E OLIGARCHI, O ALMENO IL GRUPPO DI OLIGARCHI ATTORNO A ABRAMOVICH
La storia sinistra dell’avvelenamento di Roman Abramovich e di due dei negoziatori ucraini non fa che rendere ancora più impervia la strada dei colloqui che riprendono oggi a Istanbul tra le delegazioni russe e ucraine, mentre la Russia intensifica i bombardamenti sull’Ucraina (non esattamente un segno di trattativa).
Ieri il Wall Street Journal e il team investigativo di Bellingcat – che aveva già in passato identificato la squadra del FSB (i servizi segreti interni russi) responsabile dell’avvelenamento di Alexey Navalny in Siberia – hanno pubblicato la notizia che l’oligarca patron del Chelsea e due negoziatori ucraini che erano con lui (tra cui il deputato Rustem Umerov) sarebbero stati avvelenati il 3 marzo in Ucraina, nei negoziati vicino al confine con Polonia e Bielorussia.
Abramovich e gli altri due hanno sofferto di chiari sintomi di avvelenamento, occhi rossi, lacrimazione costante e dolorosa, desquamazione e caduta della pelle del volto e delle mani, durati un giorno e una notte.
L’oligarca numero uno (ma lui ha sempre negato di esserlo) – quello che per anni è stato il testimonial russo dal volto liberal, con i jeans, la barbetta curata e la camicia fuori dai pantaloni, il russo che incantava Londongrad – perse la vista per alcune ore, confermano adesso diverse fonti tra cui Mikhail Khodorkovsky, l’ex patron di Yukos che invece si fece dieci anni in Siberia e fu espropriato della sua azienda per non essersi piegato a Putin
Un portavoce di Abramovic ha confermato alla Bbc l’avvelenamento. Anche Khodorkovsky fu avvelenato. Tremendo parallelismo della storia, sintomi analoghi toccano ora all’uomo che iniziò la sua ascesa proprio dopo l’esproprio putiniano ai danni di Khodorkovsky, che ricorda: «Quando sono stato avvelenato nel 2018 a Mosca, la prima cosa che ha iniziato a deteriorarsi drammaticamente è stata la mia vista. Due ore dopo essermi sentito male non riuscivo a vedere nulla, tre ore dopo ho perso conoscenza».
Secondo il WSJ, le stesse vittime del presunto veleno avrebbero indicato come responsabili «i falchi di Mosca contrari alla trattativa». La Stampa ha verificato indipendentemente questo punto.
“Hardliners”, nel linguaggio degli osservatori anglosassoni del Cremlino, sta di solito per i servizi segreti di Mosca, o almeno una parte dei servizi segreti, quelli più ostili a qualunque ipotesi di pace. Se fosse vero si delineerebbe uno scontro fratricida a Mosca, tra pezzi di siloviki – gli uomini degli apparati, militari e intelligence – e oligarchi, o almeno il gruppo di oligarchi attorno a Abramovich.
La vicenda del resto è opaca: ricorda Andrew Roth del Guardian che tre giorni dopo il presunto avvelenamento di Abramovich, un membro della squadra di negoziatori ucraina era stato ucciso a colpi di arma da fuoco.
Le cronache dissero che era stato giustiziato come traditore, poi fu annunciato che era un agente dell’intelligence ucciso in servizio.
Proprio ieri Zelensky aveva fatto filtrare due possibili piattaforme di dialogo: apertura sulla neutralità di Kiev, ma a patto che ogni discussione sia preceduta dal cessate il fuoco (che però è lungi dall’intravedersi, anzi, la Russia bombarda a tutto spiano).
L’avvelenamento non sembra certo andare nella direzione sperata. Sarebbe avvenuto dopo uno degli incontri tra russi e ucraini in Ucraina: Abramovich di recente si è mosso tra Kiev, Leopoli, e altre sedi (alcune segrete) dei negoziati, di solito utilizzando il suo aereo privato (decollato da Istanbul), Mosca e l’Ucraina. Non è riuscito a evitare sempre alimenti non controllati, tra cui cioccolata e acqua.
Per Bellingcat, che ha coinvolto negli esami due esperti di armi chimiche, «i sintomi sono compatibili con varianti di porfirina, organofosfati o sostanze bicicliche. Una determinazione definitiva non è stata possibile a causa dell’assenza di attrezzature di laboratorio specializzate vicino alle vittime. Un’ipotesi alternativa meno probabile è che siano stato usate contro di loro irradiazioni a microonde».
Volodymyr Zelensky, che ha incontrato Abramovich in quel round di colloqui, non ha avuto alcun problema.
Zelensky aveva anche chiesto agli Stati Uniti di non inserire il nome di Abramovich nella lista dei sanzionati dall’America (dopo che gli sono stati sequestrati tutti gli asset in Europa e Uk, luoghi dove ormai ha anche il divieto di viaggio). Segno che l’oligarca un qualche ruolo stava giocando, agli occhi di Kiev. Ieri il Times ha raccontato che mercoledì Roman Abramovich era volato a Mosca, dove avrebbe consegnato a Putin una nota di Zelensky contenente le condizioni ucraine per la pace. Il presidente russo, dopo aver letto la nota, scrive il quotidiano londinese, gli avrebbe detto: «Digli che li spazzerò via».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
“STANNO PER ESSERE UCCISI COME CANI A MARIUPOL PER AVER DIFESO A OGNI COSTO LA LORO TERRA“
Premesso che dalla comoda poltrona su cui guardo la tv non intendo fare l’esaltazione di
chi combatte e cade in battaglia, confesso che in questa giornata il mio animo è interamente dalla parte dei soldati ucraini che stanno tenendo ancora le ultime case e gli ultimi scantinati della città di Mariupol, una città su cui la violenza della guerra si è abbattuta come su poche altre città della Seconda guerra mondiale.
Quei soldati hanno resistito sino all’indescrivibile nello stoppare una delle strade principali dell’irruzione di Putin in Ucraina.
E se le sorti della guerra sono ancora tali che Putin non potrà non sedersi al tavolo della pace, lo si deve innanzitutto a loro. E dunque agli uomini del battaglione Azov, di cui so così e così ma di cui leggo tutto ciò che li riguarda.
Sul “Fatto” di oggi ho letto un articolo che li deride, che li taccia di essere dei “nazisti” punto e basta, dei nazisti loro che stanno probabilmente per essere uccisi come cani da un esercito le cui doti cavalleresche sono dubbie. Ho letto sui giornali italiani interviste a loro ufficiali che non collimavano affatto con questo ritratto. Non so, non sono uno specialista purtroppo.
So che al loro coraggio, alla loro dedizione alla causa ucraina va portato un omaggio e un rispetto. La mia memoria saluta il campione mondiale di kickboxing che faceva parte del reggimento Azov e che è morto sul campo. (Mi vengono in mente i soldati tedeschi che vennero catturati a Stalingrado. Centomila, di cui ne tornarono vivi in Germania seimila.)
La guerra è spaventosa, più che questo; e non è che in ciascun frangente della guerra è facilissimo tracciare una linea di demarcazione tra i “buoni” e i “cattivi”.
Nell’aver difeso a ogni costo la loro terra, quelli del battaglione Azov sono oggi ai miei occhi dei “buoni”, degli eroi, altro che dei nazisti da indicare al pubblico disprezzo mentre stanno per essere massacrati.
Mi piacerebbe che i soldati russi ne accettassero eventualmente la resa e ne rispettassero la vita. Ma forse questo accade solo in qualche libro e in qualche film.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
E’ STATO LIBERATO IL 20 MARZO
Il giornalista Oleh Baturyn è stato sequestrato, picchiato e minacciato di morte per otto giorni dai soldati della Russia.
«In tutto quel tempo», racconta a Repubblica, «mi hanno dato raramente da mangiare o da bere, dormivo su una branda dura come la pietra, faceva un freddo pungente e non mi sono mai potuto lavare».
È stato liberato il 20 marzo. Baturyn, racconta nel colloquio con Tonia Mastrobuoni, era stato sequestrato a Kharkova, nel sud dell’Ucraina, dopo aver abboccato a un falso appuntamento: «Appena arrivai lì notai subito uno strano minivan con targa ucraina. Poco dopo, cinque uomini scesero dal minivan e cominciarono a picchiarmi selvaggiamente. Mi buttarono a terra, mi schiacciarono la faccia sull’asfalto. Mi chiesero dove avessi il cellulare e i documenti e poi ripresero a pestarmi, infuriati che non li avessi con me».
Subito dopo il sacco in testa e lo spostamento: «Quando il minivan si fermò, mi legarono le braccia dietro alla schiena. Volevano sapere i nomi dei giornalisti, degli attivisti pro-ucraini, i luoghi dove ci incontravamo, le identità vere dietro ad alcuni indirizzi Telegram, gli indirizzi di casa».
Lui non ha detto una parola. È rimasto legato a un termosifone per una notte intera. Poi le minacce : «Ogni tanto entravano e mi chiedevano qualcosa. Nessuno mi diceva nulla sul mio destino». All’ottavo giorno, senza alcuna spiegazione, lo hanno rilasciato. Per Oleh è chiaro che «i russi rapiscono i giornalisti per terrorizzarli, per costringerli a fare i delatori, a chinare la testa all’occupante. Per quanto mi riguarda, non succederà mai».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL CAPO DEL BATTAGLIONE 206: “NOI NON PENSIAMO DI POTER VINCERE, NOI SAPPIAMO CHE VINCEREMO“
Alexander Pogrebysky, capo del del “Battaglione 206”, il gruppo armato fondato dall’ex
presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko, racconta oggi in un’intervista al Messaggero chi sono i volontari ucraini che combattono contro Putin: «Tra noi ci sono muratori e autisti di bus che hanno deciso di imbracciare un fucile e venire a combattere».
Pogrebysky spiega a Davide Arcuri che alcuni di questi toccano per la prima volta un’arma: «Dal primo giorno di conflitto abbiamo iniziato ad arruolare chiunque volesse unirsi alla causa. Persone comuni sono venute a chiederci un’arma per poter combattere. Vogliono difendere la loro famiglia, il loro Paese e sono pronti a tutto. Prima della guerra erano persone che facevano professioni diverse, tra i nostri volontari abbiamo muratori e autisti del trasporto pubblico. Alcuni sono veterani, avevano già fatto esperienza durante la guerra nel Donbass».
Alcuni di loro sono morti: «Sì, abbiamo perso sei uomini impegnati in missioni speciali. Alcuni sono morti sotto i bombardamenti dell’artiglieria russa. Hanno dato la loro vita per l’Ucraina, sono degli eroi». Ma non hanno dubbi su come finirà: «Noi non pensiamo di poter vincere, noi sappiamo che vinceremo».
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2022 Riccardo Fucile
IL FIGLIO DI 4 ANNI PIANGEVA NELLA STANZA ACCANTO: QUESTA E’ LA FECCIA RUSSA AL SERVIZIO DI UN CRIMINALE
I soldati russi sono entrati in casa e hanno ucciso il marito, poi le hanno puntato la pistola alla testa e l’hanno violentata più volte mentre il figlio di 4 anni piangeva nella stanza accanto.
È l’orrore raccontato al Times da una donna ucraina residente a Shevchenkove, fuori Kiev. La vittima ha preferito rimanere anonima, con lo pseudonimo Natalya.
La sua storia si aggiunge a quella di tante donne fuggite dalla guerra: in tante denunciano casio di violenza sessuale da parte degli uomini dell’esercito invasore.
Un allarme che è arrivata anche alle autorità: oltre all’indagine in corso del procuratore generale ucraino, all’inizio del mese la deputata del parlamento ucraino Lesia Vasylenko ha parlato con funzionari britannici delle crescenti denunce di stupro.
L’incubo di Natalya inizia il 9 marzo. Secondo il suo racconto al Times, pochi giorni prima due soldati russi avevano ucciso il cane di famiglia mentre erano uscita per una passeggiata nei pressi di casa.
Poi sono tornati, questa volta per uccidere il marito: «Ho sentito uno sparo, il rumore del cancello che si apriva e poi il rumore dei passi in casa. Ho gridato: ‘Dov’è mio marito?” Poi ho guardato fuori e l’ho visto a terra vicino al cancello. Un ragazzo più giovane mi ha puntato la pistola alla testa e ha detto: “Ho sparato a tuo marito perché è un nazista”».
Natalya ha raccontato al Times di aver detto a suo figlio di 4 anni di nascondersi nella locale dove tengono la caldaia e poi di essere stata violentata ripetutamente mentre suo figlio piangeva nella stanza accanto.
«Mi ha detto di togliermi i vestiti» racconta «Poi mi hanno violentata uno dopo l’altro. Non gli importava che mio figlio fosse nel locale caldaia a piangere. Mi hanno detto di farlo tacere e di tornare. Tutto il tempo mi hanno tenuto la pistola per la testa e mi hanno deriso».
Dopo l’episodio Natalya è riuscita a fuggire con il figlio, a cui non ha ancora raccontato che il padre è morto: «Non possiamo seppellirlo, non possiamo raggiungere il villaggio, perché il villaggio è ancora occupato» ha detto.
Dall’inizio del conflitto le denunce di casi di stupro da parte di soldati russi sono nel mirino delle autorità ucraine e al centro dell’attenzione internazionale.
«Abbiamo notizie di donne che sono state stuprate di gruppo. Queste donne di solito sono quelle che non sono in grado di uscire. Alcune sono persone anziane» ha detto la deputata ucraina Lesia Vasylenko, al Guardian «La maggior parte di queste donne è stata giustiziata dopo il reato di stupro o si è suicidata».
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2022 Riccardo Fucile
I VECCHI METODI CRIMINALI DEL CREMLINO NON CAMBIANO MAI
L’oligarca russo Roman Abramovich e i negoziatori ucraini hanno avuto sintomi simili a
quelli dell’avvelenamento.
La notizia è stata data dal Wall Street Journal. Poco dopo, una portavoce dell’oligarca ha confermato il sospetto tentativo di avvelenamento. Secondo il quotidiano statunitense, Abramovich e altri negoziatori sarebbero stati avvelenati poche settimane fa dopo un incontro nella capitale ucraina di Kiev, nel quale l’oligarca si era presentato come mediatore.
I sintomi sperimentati sono stati occhi rossi, lacrimazione dolorosa e desquamazione della pelle del viso e delle mani. Stando al giornalista del Guardian Shaun Walker, «Abramovich ha perso la vista per diverse ore».
Secondo le fonti citate dal Wsj, il sospetto attacco potrebbe essere stato commesso dal lato più intransigente di Mosca, che voleva sabotare le trattative per mettere fine alla guerra. Per partecipare ai colloqui, Abramovich aveva viaggiato tra Istanbul, Mosca e Kiev.
Oltre al Wsj, anche il gruppo investigativo Bellingcat ha confermato che 2 membri della delegazione ucraina e Abramovich hanno hanno sperimentato «sintomi coerenti con l’avvelenamento da armi chimiche».
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2022 Riccardo Fucile
NEL 2016 I CONSIGLIERI REGIONALI VENETI CIAMBETTI, VALDEGAMBERI E SANDONÀ, AUTORI DI UNA RISOLUZIONE CHE RICONOSCEVA L’ANNESSIONE RUSSA, ANDARONO IN RAPPRESENTANZA DEGLI IMPRENDITORI. AL RIENTRO SI VANTAVANO COMPIACIUTI DELL’ATTENZIONE DEI MEDIA RUSSI … I VIAGGI DI SALVINI E RIXI E IL DASPO COMMINATO DALL’UCRAINA
Quando tornarono a casa, in Veneto, raccontarono che erano stati la prima notizia nei telegiornali. Le tv della Crimea occupata da Putin avevano fatto a gara per riprenderli quei leghisti giunti dall’Italia.
«Abbiamo un po’ di attenzione» commentò compiaciuto il presidente del consiglio regionale, Roberto Ciambetti, postando le fotografie con le tante telecamere di cui furono gratificati. Era il 14 ottobre 2016.
Roberto Ciambetti, Stefano Valdegamberi, Luciano Sandonà, eletti nella lista del governatore Luca Zaia, grondavano soddisfazione. A maggio, grazie a loro, il Veneto era stata la prima regione d’Europa a riconoscere – con una risoluzione votata a larga maggioranza – l’annessione russa. Tutto il mondo democratico era indignato, la Ue varò dure sanzioni contro Mosca e la Lega consegnava la bandiera del leone di San Marco ai nuovi padroni della penisola ucraina.
I tre capeggiavano una rappresentanza di imprenditori, perché gli affari dovevano riprendere. Il Cremlino stava investendo ingenti risorse nella regione e così incontrarono il capo della Repubblica Sergej Aksenov.
Nell’ottobre del 2014 Matteo Salvini era stato il primo leader a visitare la Crimea. «Una fortuna», la reputò. Postò un video con alle spalle le navi nel porto di Sebastopoli. «Ecco, vedete», diceva grondante ammirazione per lo zar a cui probabilmente ambiva di assomigliare, «qua c’è una parte della flotta russa che difende i confini. E noi dedichiamo queste immagini a Renzi, ad Alfano, che invece usano le nostre navi per aiutare gli scafisti e agevolare l’invasione».
Nel maggio del 2017 furono invitati tutti al Forum economico di Yalta, proprio mentre l’Italia faceva togliere dagli scaffali i vini della Crimea.
Della delegazione faceva parte anche Edoardo Rixi, poi sottosegretario. A quel tempo era assessore allo Sviluppo economico nella sua Liguria. «Andai in quella veste, per cercare di dare una mano alle nostre aziende, invitato dal consolato russo di Nervi. Non fu quindi un viaggio politico».
L’Ucraina gli comminò un daspo di cinque anni per le sue posizioni filo russe, che ancora perdura. In caso di ingresso nel paese scatta l’arresto.
(da la Repubblica)
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Marzo 28th, 2022 Riccardo Fucile
IL COMPLESSO RESIDENZIALE DISPONE DI FINITURE E ARREDI DI DESIGN DELL’ITALIANO ROBERTO MOLON, UN CENTRO BENESSERE CON PISCINA E OFFRE “LUSSO NELLO SPIRITO DELLA MODERNITA’ DEI DESIGNER ITALIANI”
Un attico di lusso del valore di 2 milioni di euro a San Pietroburgo è stato collegato alla
presunta figlia adolescente di Vladimir Putin, Luiza Rozova, 19 anni, che sarebbe nata dalla relazione con Svetlana Krivonogikh.
A localizzare la proprietà sarebbe stato un gruppo di hacker che avrebbe preso di mira un servizio di consegne, riuscendo a individuare l’indirizzo della giovane. Si dice che Luiza viva presso l’ambitissimo indirizzo nel Triangolo d’Oro della città con la madre Svetlana Krivonogikh.
Il complessto di 1.300 metri quadrati nel blocco recintato Fontanka 76 è descritto come una “club house” con una serie di «appartamenti d’élite» dalla società di costruzioni tedesca Engel & Voelkers. Dispone inoltre di finiture e arredi di design “di fascia alta” del designer italiano Roberto Molon in uno «stile art déco elegante e leggero».
L’impianto idraulico e gli elettrodomestici da cucina arrivano «dai principali produttori tedeschi e italiani» e «tutto è pensato per creare il massimo comfort, praticità e una favolosa atmosfera di bellezza, comfort e intimità».
L’opuscolo della struttura vanta «un centro benessere con piscina e un servizio di lusso» e offre «lusso nello spirito della modernità dei designer italiani».
I rapporti dicono che ad analizzare i record di Yandex Food hackerati, che sono diventati pubblicamente disponibili, è stato Oleg Yemelyanov, legato al leader dell’opposizione incarcerato Alexei Navalny. Così hanno rintracciato l’appartamento collegato a Krivonogikh sull’argine numero 76 di Fontanka, ha detto.
«Wow, l'[ex]amante di Putin, Svetlana Krivonogikh, ha un appartamento con una superficie totale di quasi 400 metri quadrati sull’argine del fiume Fontanka», ha detto Yemelyanov. «Grazie per il suggerimento a Luiza Vladimirovna [Rozova] che ha ordinato cibo a quell’indirizzo».
Luiza, studentessa, è la figlia di Krivonogikh, 45 anni, ora co-proprietaria di un’importante banca russa e una delle donne più ricche del paese con una fortuna finanziaria e immobiliare stimata in 88 milioni di euro.
La donna non ha mai commentato le affermazioni secondo cui sua Elizaveta è figlia di Putin. Il sospetto che fosse la figlia segreta di Putin nata da una relazione extraconiugale è stato diffuso per la prima volta da un media indipendente in Russia, che è stato successivamente bloccato dalle autorità.
Di recente Luiza è stata costretta a chiudere il suo Instagram dopo essere stata colpita da un’ondata di trolling estremo sulla guerra russa in Ucraina. Un commento diceva: «Sei seduta nel bunker? Come un topo?».
(da Daily Mail)
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Marzo 28th, 2022 Riccardo Fucile
I PROFILI DI CENTINAIA DI AGENTI DELL’FDB (EREDI DEL KGB)
Nome, cognome, data di nascita, passaporto, firma, numero di telefono e anche auto in dotazione. Abbastanza materiale per creare profili falsi o per tentare nuovi attacchi informatici.
L’ultimo data leak nella cyberwar che sta accompagnando la guerra sul campo tra Ucraina e Russia non arriva da Anonymous e nemmeno da qualche gruppo hacker che si muove su piste solitarie.
Il leak, il contenuto dei dati trovati e diffusi al pubblico, è stato pubblicato sul portale ufficiale del ministero della Difesa ucraino ed è stato diffuso dall’intelligence di Kiev. È un elenco di 620 profili tutti appartenenti al Federal’naja služba bezopasnosti (Fsb), il servizio federale per la sicurezza della Federazione russa che ha raccolto l’eredità del Kgb.
Non è chiaro come sia stato ottenuto questo elenco ma il canale Twitter ufficiale dei servizi segreti ucraini ha dichiarato che si tratta di persone coinvolte direttamente nell’invasione ucraina.
Nella pagina non compare molto altro. L’unica informazione in più è che tutti queste persone lavorano al Palazzo della Lubjanka di Mosca, la sede ufficiale dei servizi segreti russi. La scelta di rendere pubblici questi dati è solo l’ultimo passaggio di una strategia che l’intelligence ucraina sta portando avanti da giorni. Sul suo portale alla voce Вороги України (Nemici dell’Ucraina) l’intelligence sta pubblicando i nomi di tutti i militari russi che fanno parte delle unità dell’esercito russo accusate da Kiev di essere coinvolte in crimini di guerra.
(da agenzie)
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