Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
MA LA LEGA E’ POCO CONVINTA
La benedizione di Silvio Berlusconi non è ancora arrivata, anzi è
attesa da un paio di mesi. Eppure Flavio Tosi, ex sindaco di Verona, ex assessore regionale veneto, ex segretario della Liga Veneta, dovrebbe ormai avercela fatta.
Ha incontrato i vertici di Forza Italia a Roma e ha incassato il sostegno del partito per le prossime elezioni amministrative. Il che significa un centrodestra spaccato in due nel capoluogo in riva all’Adige, visto che Lega e Fratelli d’Italia sostengono il sindaco uscente, Federico Sboarina, che in corso di legislatura ha fatto il salto prendendo la tessera del partito di Giorgia Meloni e facendo ingoiare un rospo a Matteo Salvini, segretario del Carroccio.
“L’appoggio è ormai probabile, manca solo la decisione del Cavaliere” fanno sapere dallo staff di Tosi che è reduce dall’incontro romano, solennizzato da un comunicato di Forza Italia. Tuttavia prevale ancora la cautela.
Nella nota si dà conto che il coordinatore nazionale di Forza Italia, onorevole Antonio Tajani, il coordinatore regionale Michele Zuin (deputato) e il coordinatore provinciale veronese Claudio Melotti, hanno avuto un faccia a faccia con Tosi. Erano presenti anche il senatore veronese Massimo Ferro e il consigliere regionale Alberto Bozza.
Nel comunicato non si dice che Forza Italia sosterrà Tosi, ma che Forza Italia parteciperà alla sfida elettorale (e questo lo si sapeva), che l’avversario da battere è l’ex calciatore Damiano Tommasi, candidato del centrosinistra (anche questo era noto) e che comunque l’orizzonte per il partito è quello del centrodestra.
Sboarina non viene nemmeno citato ed è il segnale più evidente della freddezza esistente nei confronti dell’avvocato che cinque anni fa venne eletto con il gruppo Battiti, assieme a tutta la coalizione. Dietro le quinte si parla anche di tentativi in extremis di evitare lo strappo e di trattative per impedire che Forza Italia dia un assist non tanto al candidato del centrosinistra, piuttosto invisibile, quanto a Tosi, che può contare su uno zoccolo duro e anche su “Italia Viva” di Matteo Renzi.
Se Tosi andasse al ballottaggio contro Sboarina, sarebbero scintille, ma i sondaggi al momento non sciolgono l’enigma se l’ex sindaco sia in grado di arrivare al secondo posto per vedersela con quello uscente.
Comunque la spaccatura è evidente, anche perché all’interno dell’accoppiata Lega-Fratelli d’Italia che appoggia Sboarina non sembra che tutto vada a gonfie vele. Basta osservare i manifesti elettorali. In quello di avvio della campagna elettorale la foto di Sboarina è accompagnata da una scritta – “Verona Olimpica. Con noi vince la città” – che richiama il fatto che la cerimonia conclusiva dei Giochi invernali del 2026 si terrà all’Arena.
Sarà anche un evento significativo, ma non sembra così decisivo da marcare una campagna elettorale in una città. La Lega, inoltre, che ha raggiunto un accordo con Fratelli d’Italia per avere, in caso di vittoria, il vicesindaco, non manifesta un eccessivo entusiasmo per Sboarina.
Nel proprio manifesto elettorale, il nome dell’avvocato è relegato in un angolo, mentre l’invito è di votare per la Lega.
Tosi, invece, nel manifesto elettorale presenta solo sé stesso. “Flavio Tosi, torna il sindaco. Sicurezza, lavoro, famiglia, turismo”.
Come dire che è lui il vero sindaco di Verona (lo ha fatto per dieci anni, dal 2007 al 2017). Da parte sua, Damiano Tommasi ha preferito non apparire in foto sui manifesti, in nome di una strategia dell’assenza. Vedremo se sarà pagante.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
“NON C’E’ TEMPO DI AVERE PAURA, VINCEREMO QUESTA GUERRA”
Roman O’Leg fino a due mesi fa poteva dirsi un ucraino naturalizzato italiano. O un italiano di origini ucraine. Viveva a Brescia da vent’anni, dove, grazie alla sua laurea in architettura, aveva un’attività ormai avviata nel mondo del design. Oltre, naturalmente, alla famiglia e gli amici. Poi è arrivata la guerra e Roman ha deciso di tornare dove è nato per combattere. Fanpage.it ha parlato con lui in videochiamata.
Perché l’hai fatto?
“Inizialmente pensavo, come tutti, che Putin stesse bluffando, che minacciasse per ottenere qualcosa dall’Occidente, invece faceva sul serio. I primi giorni di guerra non riuscivo a dormire, di notte mi svegliavo ogni due ore per guardare le notizie sul web e anche lavorare era impossibile. Così ho capito che non aveva senso restare, dovevo andare dove c’era bisogno di me. In Ucraina”.
Cos’hai lasciato in Italia?
“Innanzitutto mia madre e i miei amici, ma anche il lavoro. Avendo una laurea in architettura, facevo progetti di design in uno studio. Ho sistemato gli affari e detto ai miei soci che mi spiaceva, ma dovevo andare. Loro hanno capito”.
Come e quando sei arrivato in Ucraina?
“Sono arrivato all’inizio di marzo, con l’autobus. Alcuni volontari mi hanno procurato il materiale di prima necessità: abbigliamento militare, giubbotti antiproiettile… Vicino al confine occidentale sono dovuto scendere e percorrere a piedi alcune centinaia di metri, perché la coda di auto era ingestibile: tantissime persone in fuga, ma anche altrettanti mezzi pieni di aiuti. Era diverso da come lo si vedeva in tv, mi ha fatto specie osservare famiglie che fino al giorno prima avevano una vita normale e in una notte avevano dovuto infilarla in una valigia e partire, magari anche sotto i bombardamenti. Comunque, solo una volta varcato il confine mi sono reso conto che non avevo un posto dove andare”.
E come hai fatto?
“Mi ha ospitato un mio amico a Leopoli e subito mi sono arruolato in un battaglione di volontari a fianco dell’esercito ufficiale. Lavoro con tecnologie avanzate, ma non posso dire esattamente quali, mentre da un punto di vista militare sono ancora in fase di addestramento: ho già superato il corso base, ora sto seguendo quello avanzato. Impariamo l’uso delle armi, lo spostamento tattico, la medicina sul campo di battaglia e la psicologia nelle situazioni estreme”.
Psicologia?
“Sì, in pratica ci spiegano come non suicidarci e non uccidere nessuno senza motivo, come contenere il panico e la rabbia. Una delle tattiche è respirare dentro un sacchetto di cellophane: riducendo la quantità di ossigeno e aumentando quella di anidride carbonica, il sistema nervoso si calma”.
Non hai paura?
“Non ho più paura di uno che guida l’auto. Ho studiato le statistiche: se contassimo i morti negli incidenti stradali, altro che terza guerra mondiale. Anche mio figlio è qui in Ucraina a combattere, siamo in due regioni diverse e non ho ancora avuto modo di vederlo, ma non ho paura nemmeno per lui: non c’è tempo per averla, ognuno deve concentrarsi sul suo ruolo. Quando posso accendo il cellulare e scrivo a mia mamma ‘Sono vivo e con cappello’, è un detto ucraino, come quando in Italia si dice ‘Ho mangiato e mi sono mi sono coperto bene’”.
Che cosa ti manca di più del “prima”?
“La leggerezza. Prima della guerra con i miei amici su Facebook mi scambiavo video buffi, ora controllo solo i loro aggiornamenti, se sono vivi o morti. Lo stesso con la gente che incontro qui in Ucraina: un tempo ci si chiedeva ‘cosa c’è di bello nella tua città?’, oggi la domanda è ‘quanto è stata distrutta la tua città?’.
Pensi di tornare in Italia o rimanere lì una volta terminato il conflitto?
“Non faccio progetti così a lungo termine. Mi piacerebbe tornare in Italia, se ci sono restato per 20 anni significa che mi trovavo bene. Ma le condizioni cambiano, e anche le possibilità. Tutte le città distrutte, qui in Ucraina, avranno bisogno di architetti…”
Come pensi finirà questa guerra?
“Vinceremo. Si tratta solo di capire se prima o dopo”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA DELLA RIVISTA DI DESTRA FRANCESE “VALEURS ACTUELLES”, ANTOINE COLONNA: “LA VERITÀ È CHE MARINE LE PEN NON ERA PRONTA, NON AVEVA UNA SQUADRA DI GOVERNO, E IL SUO STATO MAGGIORE ERA PRIVO DI PERSONALITÀ PASSIBILI DI ASSUMERE LA RESPONSABILITÀ MINISTERIALE”
A Valeurs Actuelles, la rivista della destra conservatrice, sovranista e
nazionalista, il redattore capo delle pagine internazionali Antoine Colonna non si è mai fatto illusioni sull’influenza della politica estera sul voto dei francesi per le presidenziali, e dunque sull’handicap della dipendenza finanziaria russa di Marine Le Pen.
«Anche se avessimo saputo che Marine Le Pen aveva cucinato uno dei suoi gatti in casseruola, la cosa non avrebbe avuto impatto sul risultato finale».
Ciò detto, il 41,5% di Marine Le Pen rischia di rafforzare gli scontenti e fomentare la protesta delle piazze?
«La crisi economica è una minaccia per tutti, e non solo in Francia. In tutta Europa rafforza gli elettorati scontenti, per l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, per l’inflazione, per il conseguente carovita. Il rischio adesso che le presidenziali sono finite e inizia il terzo turno con le legislative di giugno, è che i francesi possano far pagare Macron e la maggioranza presidenziale centrista e liberale votando alle legislative per Le Pen».
A fronte dello scarto di 17 punti rispetto a Macron, come giudica risultato raggiunto da Marine Le Pen alla sua terza candidatura all’Eliseo?
«L’astensione al 28% ha giocato un ruolo importante. Molti commentatori sui social nei giorni scorsi hanno ripreso e amplificato il giudizio di Marine Le Pen sull’arroganza di Macron, sulla sua supponenza, sul disprezzo del presidente dei ricchi nei confronti delle classi popolari. Ma la verità è un’altra. Ed è che Marine Le Pen diversamente da quanto lei stessa andava dicendo, non era pronta a governare, non aveva una squadra di governo, e il suo stato maggiore era privo di un certo numero di personalità passibili di assumere la responsabilità ministeriale. Se avesse vinto, sarebbe stata costretta a dover fare i conti con i profili altamente governativi che da parte loro si erano già tutti schierati con Eric Zemmour, e che dopo essere rimasti inchiodati al magrissimo risultato del 7 per cento al primo turno avrebbero e avranno difficoltà a riciclarsi a fianco della prima rivale e diretta concorrente di Zemmour».
Alle prossime legislative del 12 e del 19 giugno crede che la destra di Zemmour potrebbe prendersi una rivincita, manovrando magari sul fronte delle alleanze e delle desistenze così dette triangolari, scelta imposta dal maggioritario a doppio turno?
«Francamente, non credo che Zemmour avrà un futuro. Per quanto sia portatore di grandi speranze ha un rapporto complicato con Marine Le Pen e viceversa. Col suo 7 per cento non può vincere in nessuna delle migliaia di circoscrizioni in cui si giocano i seggi per l’Assemblea Nazionale, anche se va forte all’estero, tant’ è che al primo turno delle presidenziali ha conseguito il miglior risultato in Israele col più del 50%. In più bisogna pensare che i delusi di Zemmour avranno serie difficoltà di risalire la china, e come loro la destra classica, di Les Républicains, che è stata svaligiata da Zemmour nel suo capitale. Il che finirà per mettere il Rassemblement National, cioè il partito di Marine Le Pen, in posizione di forza».
Marine Le Pen forte del suo 40% cavalcherà la protesta di piazza o tenterà di consolidare la sua rappresentatività parlamentare?
«Il voto per il Rassemblement National è un voto di protesta, ma per quanto riguarda la distribuzione del voto alle legislative credo che i partiti tradizionali resistono. Il maggioritario del resto a doppio turno impedisce l’espressione delle sfumature. Marine Le Pen ne dovrà tenere conto per consolidare la forza di opposizione del suo partito».
(da “Il Messaggero”)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
GOLOB HA PUNTATO LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE SULLA RIAFFERMAZIONE DELLO STATO DI DIRITTO E CONTRO IL “NAZIONALISMO POPULISTA”
Il vento liberale ha spirato anche in Slovenia. La nuova formazione politica Movimento Libertà (Gibanje Svoboda) dell’ex top manager Robert Golob ha vinto la tornata elettorale.
Ed è stato chiaro già dopo lo spoglio del 30% delle schede elettorali, iniziato una volta chiusi i seggi. Tuttavia, il distacco sul Partito democratico sloveno (Sds) del premier conservatore Janez Jansa è presto apparso meno ampio rispetto ai primi exit poll.
Dopo lo spoglio di quasi il 70% delle schede, il Movimento Libertà è risultato avanti con il 33,3%, quasi nove punti in più rispetto al 24,8% dell’Sds. Il sole sorride su Lubiana, ma soprattutto su Bruxelles, che incassa il secondo successo del progetto europeista dopo la riconferma di Emmanuel Macron come presidente della Francia.
Diverse erano stati i dissidi fra Jansa e i vertici dell’Unione europea durante l’ultimo mandato del premier uscente. J
ansa, considerato come un leader euroscettico e populista, ha fatto una campagna sulla promessa di migliorare l’economia e fornire sicurezza energetica nel Paese, che conta circa 2 milioni di persone ed è sia membro dell’Ue sia della Nato.
Jansa che è stato tra i primi leader europei a visitare l’Ucraina e ha mostrato solidarietà con Kiev dopo l’invasione russa del 24 febbraio, e ha promesso di ridurre la dipendenza della Slovenia dalle importazioni di gas russe. Ma lo sfidante Golob, che sostiene con forza le sanzioni contro la Federazione Russa, ha accusato Jansa di cercare di sfruttare la guerra a proprio vantaggio politico, un’accusa che Jansa ha respinto in modo netto.
Golob, già top manager di aziende pubbliche, ha puntato la sua campagna elettorale sulla riaffermazione dello stato di diritto e della piena libertà di stampa, contro quello che ha spesso definito «lo Stato di polizia» imposto da Jansa nel Paese.
Non sono mancati gli elogi da parte dei politici europei, come il segretario del Partito Democratico Enrico Letta, che in un tweet ha unito Parigi e Lubiana: «Oggi Francia e Slovenia sconfiggono il nazionalismo populista. Tocca a noi l’anno prossimo, uniti e determinati»
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
AL CREMLINO HA PREVALSO LA LINEA DEI FALCHI E “MAD VLAD” VUOLE LA GUERRA A OLTRANZA, MA SUL CAMPO CONTINUA A PRENDERE SCHIAFFONI
Non gli basta il Donbass. Vuole il Sud. E potrebbe cercare di
conquistare una fascia ampia fino a Odessa. A dirlo è il Financial Times che, sulla base delle conversazioni avute da tre fonti con il presidente russo, scrive come Vladimir Putin abbia perso interesse negli sforzi diplomatici per arrivare ad un accordo di pace con Kiev. «Mira solo a ottenere quanti più territori possibile», si legge sul quotidiano britannico.
Un cambio di passo che, se confermato, getta ombre scure sulla stabilità e sulla pace. Secondo il Financial Times e secondo quanto confermato in un’intervista al Corriere di Dmitrij Suslov, direttore del Centro di studi europei e internazionali di Mosca e tra gli uomini più vicini al presidente russo, il mese scorso Putin era ancora interessato a un accordo di pace.
Poi il cambio di passo. Secondo lo Zar i negoziati sono arrivati ad un «vicolo cieco» perché – ed è una delle stesse fonti a dirlo – «Putin crede sinceramente alle sciocchezze che ascolta alla tv russa e vuole una grande vittoria». Come dire, insomma, che si è autoconvinto. O che la linea dei falchi ha prevalso.
Nemmeno l’intervento di diversi intermediari – dal presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, all’oligarca russo Roman Abramovich per convincere il capo di Stato russo a incontrare l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky stanno funzionando. Un colloquio che Putin evita perché «vuole che tutto sia deciso prima di questo incontro di persona».
Ad irrigidire la posizione del presidente russo – oltre le accuse di crimini di guerra – sarebbe stato l’affondamento dell’incrociatore Moskva , di cui Kiev rivendica la responsabilità. «Putin è stato umiliato e deve uscirne in qualche modo», ha aggiunto la fonte.
Non a caso, dunque, alla vigilia di Pasqua, le forze russe hanno attaccato Odessa colpendo un condominio e uccidendo otto persone. L’obiettivo di Mosca è chiaro: non importa quanto sia grave il danno arrecato. Bisogna dimostrare al mondo e al nemico che la regina del Mar Nero non è certo al sicuro mantenendo alta la pressione sul fronte Sud.
A giocare contro lo Zar però è il campo.
«Le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco devastante contro un posto di comando avanzato della 49a armata delle truppe di occupazione nella regione di Kherson», si legge in una nota diffusa dalle forze ucraine il 22 aprile.
In quelle stesse ore Odessa non è ancora stata colpita e sulla M-14, lungo i 40 chilometri che separano Mykolaiv da Kherson, i combattimenti non sono stati più intensi degli altri giorni. Ma in quel posto di comando sono stati uccisi due generali russi e uno è stato ferito ed evacuato d’urgenza.
E non solo. Secondo il consigliere di Zelensky, Oleksiy Arestovych sempre in quel luogo, del quale non vengono fornite le coordinate precise, si trovavano 50 alti ufficiali russi.
Certo a Mosca non mancano i vicecomandanti disposti a prendere il posto dei loro superiori. Non importa nemmeno che siano particolarmente esperti, basta che non mostrino alcun tipo di dissenso di fronte alle decisioni del Cremlino.
Ma c’è un altro dato che gioca a sfavore di Mosca. Se nel 2014, i russi hanno utilizzato una combinazione di droni e intercettazioni telefoniche e radio per individuare i posti di comando ucraini, ora l’equilibrio di forze sembra essersi ribaltato. Secondo indiscrezioni della stampa statunitense, quello stesso 22 aprile, gli Stati Uniti e altre potenze straniere erano impiegate in operazioni fuori dallo spazio aereo ucraino per supportare le forze di Kiev.
Il tutto mentre un RC-135 della Royal Air Force sarebbe stato in volo sul Mar Nero, a sole 150 miglia circa da Kherson, proprio mentre i generali russi morivano. Interessante poi notare come il raid sia avvenuto mentre il Cremlino concentrava i suoi sforzi intorno a Izyum nel Donbass. Porta della Crimea e snodo ferroviario e portuale, usata per spostare artiglieria e mezzi nella regione, Kherson, prima città a cadere nelle mani dei russi che speravano di farne una base per lanciare l’assalto a Odessa, da benedizione si trasforma in maledizione per Mosca.
Resistenza di Mykolaiv L’avanzata russa su Odessa è stata fermata dalla resistenza di Mykolaiv, nonostante i raid sulla popolazione civile. E non solo. Mykolaiv è diventata anche punto di partenza per la controffensiva che gli ucraini stanno lanciando sulla stessa Kherson.
Dunque, mentre i russi cercano di tenere la città, minacciando un referendum di annessione come fatto in Crimea, vietando alla popolazione di sesso maschile di andarsene e costringendo parte dei civili alle deportazioni forzate verso la Crimea, gli ucraini riprendono terreno sul fronte Sud. O, quantomeno, non lo perdono.
A dispetto di quanto sostengono le televisioni di Putin.
(da il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
LA SUA UNITA’ COLPITA A MARIUPOL
Cresce la preoccupazione della famiglia dell’ex calciatore Ivan Luca Vavassori, 29enne italiano che si sarebbe arruolato come volontario nelle brigate internazionali dell’esercito ucraino.
Nato in Russia, Vavassori era stato adottato da una famiglia piemontese. Sui social è stato lanciato l’allarme per l’ex portiere in serie C di Pro Patria, Legnano e Bra, con il sospetto che Vavassori sia rimasto vittima di un attacco subito dalla sua unità a Mariupol.
Secondo la ricostruzione diffusa sui social, l’esercito russo avrebbe distrutto due convogli ucraini del 4° Reggimento. In uno di questi ci sarebbe stato anche Vavassori, colpito durante la ritirata di alcuni feriti a Mariupol. Di lui al momento non ci sono notizie.
Mentre stava partendo per l’Ucraina, Vavassori aveva raccontato i rischi a cui consapevolmente andava incontro. «La nostra sarà una missione suicida perché abbiamo pochissime unità contro un intero esercito, ma preferiamo provare. Quel che importa è morire bene, soltanto allora inizia la vita».
Dopo il via libera dell’ambasciata di Kiev in Italia, Vavassori aveva aderito alla «Legione di difesa internazionale Ucraina» con il nome di «comandante Rome».
Ivan Luca è figlio adottivo di Pietro Vavassori, ex patron della Pro Patria, e di sua moglie Alessandra Sgabella. Negli anni ’90 l’imprenditrice piemontese era stata sequestrata dalla ‘ndrangheta e tenuta prigioniera per nove mesi, tra il 1997 e il 1998. È morta nel 2011.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
DA DRAGHI A VON DER LEYEN
La vittoria di Emmanuel Macron e la sua conferma, per altri 5 anni,
all’Eliseo ha provocato molte reazioni nelle istituzioni italiane ed europee. Dal Presidente del Consiglio Mario Draghi a Ursula von der Leyen: tutti si sono congratulati con il rieletto Presidente della Repubblica.
Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per l’Economia, è stato tra i primi a congratularsi con Emmanuel Macron per la sua rielezioni alla Presidenza della Repubblica francese: “La rielezione di Emmanuel Macron è straordinaria. La Francia ha scelto l’Europa. Un colpo al sovranismo. E ora il rilancio del progetto europeo”.
Rimanendo in tema di istituzioni europee, anche la Presidente del Parlamento UE Roberta Metsola ha voluto esprimere il suo apprezzamento per il risultato del ballottaggio in Francia,
“Congratulazioni a Emmanuel Macron per la sua bella rielezione. Non vedo l’ora di continuare il lavoro nell’ambito della presidenza francese dell’Ue e oltre per affrontare le sfide di un mondo sempre più incerto e preoccupante”.
E anche Ursula von der Leyen si è rivolta, attraverso il suo profilo Twitter, direttamente al vincitore delle Presidenziali francesi: “Caro Emmanuel Macron, tutte le mie congratulazioni per la sua rielezione alla presidenza della Repubblica. Non vedo l’ora di continuare la nostra eccellente collaborazione. Insieme, faremo avanzare la Francia e l’Europa”.
E dall’Italia sono arrivate anche le congratulazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi: “La vittoria da parte di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi è una splendida notizia per tutta l’Europa. Italia e Francia sono impegnate fianco a fianco, insieme a tutti gli altri partner, per la costruzione di un’Unione Europea più forte, più coesa, più giusta, capace di essere protagonista nel superare le grandi sfide dei nostri tempi, a partire dalla guerra in Ucraina. Al Presidente Macron vanno le più sentite congratulazioni del Governo italiano e mie personali. Siamo pronti da subito a continuare a lavorare insieme, con ambizione e determinazione, al servizio dei nostri Paesi e di tutti i cittadini europei”.
E anche Enrico Letta ha voluto dire la sua, facendo le congratulazioni al Presidente francese e ribadendo la vittoria sul sovranismo: “Hanno perso l’antieuropeismo, Putin, e il sovranismo nazionalista. Ora, con questa successo di Macron, l’Europa, rafforzata, può agire meglio per proteggere il potere d’acquisto dei suoi cittadini e imporre a Putin la fine della guerra”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Aprile 25th, 2022 Riccardo Fucile
CI PROPINA UNA VERSIONE GIA’ AMPIAMENTE SMENTITA DALLE PROVE, MA QUALCUNO SI PRESTA A FARE DA MEGAFONO A DEI CRIMINALI
Bufale su bufale già smentite. Quelle della propaganda russa sul massacro di Bucha, però, continuano a pascolare liberamente all’interno dei contenitori italiani (sia social, sia televisivi) che continuano a dare spazio e voce a narrazioni false basandosi su ricostruzioni di parte già ampiamente etichettate (con i fatti e le verifiche) false.
Eppure Maria Zakharova, portavoce del Ministro degli Esteri russo Lavrov, ha trovato il suo palcoscenico per fare da megafono a quella versione falsa della storia di quanto successo in quel sobborgo a nord di Kyiv davanti al pubblico di “Zona Bianca”.
In collegamento con il conduttore Giuseppe Brindisi, Maria Zakharova non fa altro che continuare a recitare quello spartito con quel copione – a suon di bufale – già raccontato nel corso delle precedenti settimane sul massacro di Bucha.
“Quando i russi sono usciti da Bucha, non c’erano né le foto e nelle interviste che il sindaco ha rilasciato subito dopo ha detto che la vita stava riprendendo andando avanti”
La realtà è ben diversa. Il sindaco di Bucha aveva denunciato l’uccisione dei civili e il fatto che molti corpi fossero stati lasciati per le strade del sobborgo alle porte di Kyiv molte settimane prima, come riportato dall’Associated Press.
Inoltre i video satellitari avevano già raccontato di come quei corpi fossero stati lasciati da giorni. Insomma, la portavoce di Lavrov continua a essere una delle principali attrici della propaganda russa che prosegue a suon di bufale. Anche sulle frequenze italiane.
(da NextQuotidiano)
argomento: Politica | Commenta »