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IL GENERALE BATTISTI RISPONDE A ORSINI: “SE VENISSE COLPITO UN PAESE NATO L’ITALIA NON POTREBBE RESTARE NEUTRALE”

Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile

“SCATTEREBBE L’ART 5 DEL TRATTATO. SE SI DICHIARASSE NEUTRALE SAREBBE UN DISONORE, PERDEREMMO OGNI CREDIBILITA’ INTERNAZIONALE, NESSUN PAESE HA MAI TRADITO”

Il generale Giorgio Battisti del Comitato Atlantico italiano ha risposto al professor Alessandro Orsini, secondo cui l’Italia dovrebbe rimanere neutrale se la Russia dovesse colpire un paese della Nato.
“Non ritengo assolutamente possibile che l’Italia possa rimanere ‘neutrale’ in un’ipotetica eventualità, speriamo mai, di azioni di rappresaglia da parte della Russia in quelle aree di Paesi Nato dove transitano gli equipaggiamenti occidentali che devono arrivare in Ucraina. Se dovesse mai accadere scatterebbe l’art. 5 del trattato atlantico, quello dei tre moschettieri ‘tutti per uno, uno per tutti’”.
Battisti, parlando all’Adnkronos, ha aggiunto: “Se l’Italia di fronte ad un’eventualità del genere non dovesse essere solidale con gli altri 29 Paesi dell’Alleanza atlantica penso che perderemmo tutta la nostra credibilità a livello internazionale. Nessun Paese si è mai ritirato, si è mai dichiarato contrario in queste decisioni, siamo tutti alleati dal 1949 e se dovessimo rifiutarci sarebbe veramente un disonore che non potremmo più recuperare – ha sottolineato il gen. Battisti -. L’Italia è uno dei membri fondatori dell’Alleanza Atlantica del 1949. Ha sempre operato nel pieno rispetto della Carta Atlantica alla pari di tutti gli alleati, non si è mai sottratta a qualsiasi decisione che è stata presa dalla Nato – ha aggiunto l’ufficiale -, anche perché le decisioni vengono prese per consenso, cioè se si decide di una qualsiasi azione militare, come è stato il caso di intervenire in Afghanistan, i paesi della Nato che oggi sono 30, tutti devono esprimere il loro consenso e l’Italia ha sempre rispettato questo principio di alleanza”.
“E ancora ieri c’è stata una riunione pilotata dagli Stati uniti, dal segretario alla Difesa Lloyd Austin, alla quale hanno partecipato circa 40 paesi, i 30 membri della Nato più altri 10 paesi legati da un rapporto di partnership, – ha concluso il gen. Battisti – e tutti hanno convenuto di procedere uniti nel supportare l’Ucraina con l’invio di mezzi occidentali di cui l’Ucraina sembra avere disperato bisogno, anche perché tutti i vecchi equipaggiamenti russi o di origine sovietica si sono consumati nella prima fase di questa guerra”.
(da agenzie)

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DALLA DIFESA AEREA ALLA PROTEZIONE DI ZELENSKY, IL SOSTEGNO USA A KIEV

Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile

GLI STATI UNITI HANNO EVITATO CHE LE TRUPPE DI MOSCA NEUTRALIZZASSERO IL GOVERNO UCRAINO CON L’UCCISIONE DI ZELENSKY… INFORMANO KIEV SULLA POSIZIONE ESATTA DELLE UNITÀ RUSSE

Dopo una giornata cruciale, quella del 26 aprile, in cui si è alzata ulteriormente la tensione fra Russia e Occidente, la battaglia sul campo e quella di propaganda e comunicazione sono sempre più aggrovigliate. Le dichiarazioni di Londra e Washington — gli attacchi «legittimi» degli ucraini in Russia, che va indebolita — hanno portato alla minaccia di Mosca, ovvero colpire anche quei Paesi Nato che forniscono armi a Kiev.
Due giorni fa, l’esercito di Vladimir Putin aveva intanto colpito la rete ferroviaria ucraina, minacciando le linee dei rifornimenti e della diplomazia, ma già martedì i treni erano di nuovo pienamente operativi. Rispetto a martedì, emergono tre aspetti: intelligence, scorte e notizie dal campo.
L’intelligence
Sullo scambio di informazioni tra la Cia e Kiev si è scritto molto: è una collaborazione che gli americani hanno definito rivoluzionaria, e per alcuni aspetti è persino pubblica. Molti dettagli sono già stati rivelati ma altri se ne aggiungono, un passo alla volta, rivelando le tappe del conflitto.
Secondo la rete televisiva statunitense Nbc, gli ucraini sarebbero riusciti a distruggere un aereo russo che stava trasportando soldati verso lo scalo di Hostomel grazie alle coordinate ricevute dagli Stati Uniti: il cargo faceva parte della prima ondata d’assalto nella zona della capitale, e molti militari russi sarebbero morti nell’attacco.
Queste informazioni forniscono nuovi dettagli a una storia già nota, quella dello scalo nel nordovest della capitale. Durante la prima notte di guerra, le truppe speciali russe avevano infatti tentato di conquistare l’aeroporto con l’obiettivo di creare una testa di ponte e favorire l’afflusso di rinforzi con gli aerei: quelle unità avrebbero dovuto anche neutralizzare il governo di Kiev e — probabilmente — uccidere Zelensky, ma ad aspettarle avevano trovato gli ucraini.
A proposito del presidente ucraino, Nbc precisa che il servizio segreto americano contribuisce alla sua sicurezza, suggerisce come proteggerne i movimenti, cerca di impedirne la localizzazione, probabilmente fa ricorso anche ad apparati elettronici per evitare le intercettazioni e il tracciamento.
Al tempo stesso, la Cia si preoccupa che la catena di comando della resistenza possa continuare a funzionare anche in situazione d’emergenza.
Gli americani, inoltre, suggeriscono agli ucraini come e dove muovere i sistemi anti-aerei o i caccia , per evitare che vengano colpiti.
È stata anche questa condivisione di informazioni in tempo quasi reale che ha ostacolato il tentativo dell’Armata di ottenere la superiorità aerea. «La cooperazione ha avuto un impatto a livello tattico e strategico», ha spiegato un anonimo funzionario americano all’emittente. «Ci sono diversi esempi che chiariscono come questo abbia fatto davvero la differenza».
Oltre a fornire immagini satellitari, poi, la Cia informa gli ucraini sulla posizione esatta delle unità russe e questo, sostengono alcuni analisti, spiegherebbe perché durante la guerra è morto un numero particolarmente elevato di ufficiali e generali di Mosca.
C’è infine un aspetto che illustra i passi avanti fatti da Washington nel conflitto: se all’inizio si sono mossi con circospezione, aiutando gli ucraini ma cercando al tempo stesso di non provocare il Cremlino, a un certo punto gli Stati Uniti hanno accelerato .
Fino all’inizio di aprile, l’indicazione del direttore dell’intelligence americana Avril Haines era di non condividere informazioni che aiutassero Kiev a riconquistare i territori del Donbass conquistati dai russi o che permettessero di colpire in Crimea, annessa militarmente da Putin nel 2014. Ad aprile è arrivata la svolta, accompagnata anche dalle forniture di armi alle unità impegnate nella regione orientale dell’Ucraina.
Le scorte
Proprio la svolta nelle forniture di armi ha portato spesso gli esperti a interrogarsi sulle scorte: ci sono abbastanza armi per continuare a rifornire gli ucraini a questo ritmo? Finora sono stati inviati in Ucraina oltre 5 mila Javelin anti-carro e 1.400 Stinger anti-aereo, fondamentali per la resistenza, che hanno però sguarnito le scorte americane: ci vorranno anni, aveva notato il Center for Strategic and International Studies, per rifornirle di nuovo.
Due settimane fa, la Casa Bianca ha incontrato gli amministratori delegati degli otto principali produttori di armi americani — fra queste Raytheon Technologies, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Boeing — per avere rassicurazioni e invitarli ad accelerare la messa a punto in vista di un lungo conflitto .§
Ora, rivela il sito Defense One, l’ad di Raytheon ha spiegato che non riuscirà a intensificare la produzione di Stinger almeno fino al 2023: erano 18 anni che l’azienda non ne realizzava per il Pentagono e adesso mancano le componenti per costruirli. «Abbiamo una riserva limitata di materiale», ha rivelato martedì l’ad George Hayes in una telefonata con gli analisti finanziari. «Dovremo metterci giù e ridisegnare parte dell’elettronica del missile e del suo sistema di guida». Raytheon, ha spiegato, sta costruendo nuovi missili in una fabbrica dell’Arizona, ma la linea produttiva può sostenerne soltanto un numero limitato.
(da Il Corriere della Sera)

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IL RAPPORTO DI MICROSOFT: “DAGLI HACKER RUSSI CENTINAIA DI ATTACCHI PER DIFFONDERE LE BUFALE DI MOSCA”

Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile

“SONO MIRATI A IMPEDIRE L’ACCESSO A INFORMAZIONI VERITIERE”

Almeno sei diversi gruppi di hacker legati al governo russo hanno tentato attacchi contro l’Ucraina, per alimentare la propaganda russa e sostenere le azioni dell’esercito del Cremlino.
Lo fa sapere un nuovo rapporto di Microsoft, come riporta il Wall Street Journal, che parla di centinaia di attacchi. Molti di queste azioni sono andate a buon fine, ma Kiev è finora riuscita a evitare il collasso dei sistemi informatici che si temeva all’inizio della guerra.
Secondo Victor Zhora, vicecapo della agenzia ucraina per la cyberdifesa, la minaccia è reale e sarebbe un errore sottostimare il potenziale di questi attacchi.
«Gli attacchi non hanno solo infettato i sistemi informatici delle istituzioni ucraine, ma erano spesso mirati a impedire l’accesso a fonti di informazione veritiere», ha fatto sapere Tom Burt, vicepresidente della divisione per la sicurezza di Microsoft, che ha continuato: «Hanno anche tentato di minare la fiducia nella classe dirigente del Paese». Burt, inoltre, ha fatto notare che gli hacker erano pronti ad attaccare già da marzo 2021.
Tra gli esempi di questi attacchi, c’è quello alla compagnia di telecomunicazioni monopolista Ukrtelecom, avvenuto in concomitanza con l’attacco alla torre della televisione di Kiev.
Un altro hackeraggio ha portato alla diffusione di email fasulle tra gli abitanti di Mariupol, i cui mittenti si fingevano cittadini delusi dal governo, che – a detta loro – li aveva abbandonati.
(da agenzie)

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LA PRESIDENTE DELL’EUROPARLAMENTO METSOLA: “L’EUROPA NON HA PAURA DI PUTIN”

Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile

“L’OBIETTIVO E’ LO STOP TOTALE AL GAS RUSSO, VOGLIAMO L’EMBARGO IMMEDIATO”

L’Unione Europea «non ha paura della Russia». E deve accelerare sullo stop al gas russo Lo dice in un’intervista a il Messaggero la presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola.
«Non possiamo lasciarci dividere da Vladimir Putin. L’energia è sempre stata un’arma politica per la Russia, uno strumento usato per esercitare la propria influenza», ricorda Metsola nel colloquio con Gabriele Rosana. Ma Mosca «non può essere contemporaneamente un membro della comunità internazionale e un aggressore che commette crimini di guerra. Come Parlamento europeo vogliamo un embargo immediato di tutte le forniture energetiche controllate dal Cremlino».
Questo è «il momento di mobilitarci tutti insieme e di sostenere Polonia e Bulgaria e qualsiasi altro Stato membro che Putin dovesse decidere di mettere nel mirino. L’Ue non può essere ricattata».
Al tempo stesso «dobbiamo diventare impermeabili a ogni minaccia: ciò significa diversificare le nostri fonti energetiche, investire di più sulle rinnovabili, adottare nuove e più dure sanzioni nei confronti della Russia e aumentare i nostri aiuti all’Ucraina, continuando a sostenere le nostre imprese e i nostri cittadini». Per la presidente dell’Europarlamento l’Unione europea ha preso «decisioni storiche e senza precedenti per sostenere Kiev sin dal primo giorno: aiuti umanitari e finanziari, ma anche sostegno militare. E poi ci sono le sanzioni. Dobbiamo mantenere unità e risolutezza anche rispetto alle misure che riguardano l’energia». L’obiettivo finale «deve rimanere lo stop totale all’acquisto del metano» dalla Russia.
L’Ucraina «è Europa, con noi condivide gli stessi valori, come questa guerra ci sta dimostrando – conclude Metsola -. Il Parlamento europeo sostiene le aspirazioni europee dell’Ucraina e la sua formale richiesta di entrare nell’Ue».
(da Open)

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MARIA PONOMARENKO, LA GIORNALISTA RUSSA ARRESTATA PER AVER SCRITTO DELL’ATTACCO AL TEATRO DI MARIUPOL

Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile

E’ IL REGIME CRIMINALE CHE PIACE AI SOVRANISTI

La giornalista russa Maria Ponomarenko di RusNews è stata arrestata per aver parlato del «presunto attacco aereo russo» al teatro Drama di Mariupol.
Il Cpj ha pubblicato un appello per chiedere la sua scarcerazione e il ritiro delle accuse nei confronti di Ilya Krasilshchik, ex editor di Meduza, per aver parlato della strage di Bucha.
La Ponomarenko deve fronteggiare l’accusa di aver diffuso pubblicamente false informazioni sull’uso delle forze armate russe, secondo Sputnik, sul suo canale Telegram. Si trova in custodia dal 24 aprile e ci rimarrà almeno fino al 22 giugno, data in cui è prevista la prima udienza del processo.
Il 16 marzo, il ministero della difesa russo aveva detto che le accuse di Kiev di un attacco aereo russo sul teatro Mariupol, nell’Ucraina orientale, sono «non in linea con la realtà».
Le autorità ucraine, nel frattempo, hanno affermato che il teatro, dove circa 1.500 persone erano rifugiate, è stato colpito da un missile russo, uccidendo circa 300 persone.
Ponomarenko, spiega Cpj, è stata accusata in base all’articolo del codice penale modificato subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, che vieta la diffusione di notizie false sulla base di odio politico, religioso o ideologico.
Rischia fino a 10 anni di carcere. Le autorità russe affermano che la giornalista era la persona che gestiva il canale Telegram “No censorship“, ora chiuso. Lei ha negato di essere collegata al canale.
Ponomarenko ha recentemente coperto le proteste a Novosibirsk e San Pietroburgo contro l’invasione russa dell’Ucraina per RusNews. È già finita in carcere e ha dovuto pagare multe per i suoi racconti delle manifestazioni contro la guerra.
Le autorità hanno perquisito la sua casa il 25 aprile e hanno raccolto la testimonianza della figlia 16enne. La polizia l’ha trasferita in un centro di detenzione preventiva a San Pietroburgo. Krasilshchik invece rischia fino a 3 anni di carcere per aver «diffuso consapevolmente notizie false sull’esercito russo», ma ha lasciato la Russia a gennaio 2022 e diffonde notizie sulla guerra in Ucraina dal suo account Instagram oltre che da quello chiamato Ukraine War Evidence.
(da agenzie)

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IL LEADER NO VAX FRANZONI, DOPO L’ARRESTO, DICE DI NON ESSERE FASCISTA

Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile

DA “FIERO CAMERATA” A CAGASOTTO: E’ IL DESTINO DEI CARATTERISTI DA AVANSPETTACOLO

Aveva detto davanti alle telecamere, con immagini che rimarranno immortali del tempo, di essere un fiero camerata nostalgico del fascismo. Era lo scorso 13 febbraio, a pochi giorni da quel tentativo – fallito – di organizzare un grande raduno per invadere Roma sotto l’etichetta del mondo no vax.
Poi, però, è arrivato l’arresto (lo scorso 22 aprile) perché ritenuto uno dei responsabili e organizzatori dell’assalto alla sede della CGIL del 9 ottobre 2021. E ora che è in carcere, Nicola Franzoni toglie dal suo petto tutte quelle sue etichette, dicendo ai giudici di non essere fascista.
L’arresto è arrivato anche analizzando i canali social di Nicola Franzoni. Nei giorni successivi all’assalto alla sede romana della CGIL, infatti, lo stesso leader del movimento no vax denominato “Fronte di liberazione Nazionale”, aveva rivendicato il suo ruolo attivo nell’organizzazione di quella marcia che poi è diventata pura devastazione. In particolare scriveva: “Io e Giuliano Castellino abbiamo fatto tremare l’Italia, abbiamo inculato la Cgil e libereremo l’Italia. Voi gelosi, falliti, complessati fisicamente, idioti e servi di Draghi ci potete soltanto fare una sega a quattro mani”.
Insomma, ha confessato online quel suo ruolo di primo piano nell’assalto alla sede del sindacato. E per questo, diversi mesi dopo dal fatto, è stato arrestato. E ora ha cambiato il suo spartito.
Come riporta il quotidiano La Repubblica, infatti, davanti ai giudici ha promesso la disattivazione istantanea di tutti quei canali social utilizzati per diffondere la sua propaganda no vax fatta di bufale, insulti e minacce che poi si sono concretizzate nell’organizzazione e nella partecipazione a manifestazioni deflagrate in violenza. E non solo. Davanti ai magistrati ha detto di non essere fascista, nonostante in quel pomeriggio del 9 ottobre fosse salito sul palco al fianco di Castellino salutando la folla con il classico braccio teso. Nonostante avesse confessato, davanti alle telecamere di La7, di essere un sedicente “camerata”.
(da agenzie)

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ORSINI IN ESTASI MISTICA PER SALVINI “PACIFISTA”

Aprile 28th, 2022 Riccardo Fucile

PERCHE’ NON VANNO A MANIFESTARE INSIEME PER LA PACE NELLA PIAZZA ROSSA?

Da settimane, Matteo Salvini continua a dire di stare lavorando per “parlare di pace”. Fin dall’inizio della guerra il leader della Lega ha condannato l’aggressione russa all’Ucraina (senza però mai nominare il nome di Vladimir Putin), sottolineando come lui non voglia sentir parlare di armi (relativamente a questa situazione, visto che in Italia è strenuo difensore della legittima difesa).
E ieri ha ribadito questo concetto parlando davanti ai cronisti. Parole che sono piaciuta – e non poco – ad Alessandro Orsini che ringrazia Matteo Salvini pubblicamente parlando di “notizia più bella del mondo”.
“La mia giornata era iniziata con gli insulti che Cacciari mi ha rivolto in maniera del tutto gratuita. Ma adesso una notizia mi riempie di gioia. Questa è la notizia più bella del mondo. Avanzi l’Italia. Avanzi la pace”.
Orsini ringrazia Salvini in modo quasi estasiato. Ma cosa ha detto il leader della Lega? In realtà nulla di nuovo. Ha chiesto un incontro ai leader degli altri partiti per dialogare e creare una tavola rotonda per parlare di pace, ha sottolineato come serva un passaggio parlamentare per decidere se inviare le armi all’Ucraina per difendersi dall’offensiva russa. Infine ha ribadito come l’Italia dovrebbe essere la promotrice principale del cessate il fuoco.
Una serie di messaggi già noti da settimane che non aggiungono nulla allo status quo della situazione. Anche in questo caso, però, sembra che il tema principale non sia quello della guerra dichiarata dalla Russia all’Ucraina, ma quello degli aiuti da inviare agli ucraini per difendersi da quella offensiva militare.
E questo manda in estasi mistica Orsini.
(da NextQuotidiano)

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