Destra di Popolo.net

LO STORICO GIOVANNI ORSINA LE CANTA A SALVINI, MELONI E BERLUSCONI, CHE LITIGANO UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

“BATTIBECCARE SU CHI È IL PRIMO DI UNA COALIZIONE VINCENTE È LA RICETTA PERFETTA PER AVERE IN MANO UNA COALIZIONE PERDENTE. O UNA NON-COALIZIONE… “DUBITO CHE L’INCARICO DI FORMARE UN GOVERNO POSSA ESSERE ASSEGNATO A MELONI O A SALVINI”

Se si chiede a Giovanni Orsina, storico e direttore della Luiss School of Government, di ragionare sul centrodestra – prima coalizione secondo tutti i sondaggi, al governo nella maggioranza delle Regioni ma che se si votasse oggi rischierebbe seriamente di perdere perché al momento diviso – non usa mezzi termini: «È il paradosso di una situazione nella quale il risultato è stato dato un po’ per scontato. Un errore madornale. Perché il risultato non era neanche acquisito prima della pandemia: figuriamoci dopo la guerra in Ucraina…».
Professore, lo insegna lei: la politica è sempre più “fluida”.
«Già. Nessun risultato elettorale è predeterminato tre settimane prima. Figuriamoci tre anni prima. Cominciare quindi a battibeccare su chi è il primo di una coalizione vincente molto prima che si possa dire che quella coalizione è vincente è la ricetta perfetta per avere in mano una coalizione perdente. O una non-coalizione».
Fra gli elettori di centrodestra non si percepiscono idiosincrasie. Il blocco sociale è granitico. Eppure i leader non si parlano quasi più.
«Questo è un altro dei paradossi. Dal ’94 ad oggi la grande forza della destra italiana è stata da un lato la compattezza dell’elettorato, dall’altra parte la forza attrattiva di Berlusconi. Penso che questa unità elettorale ci sia ancora. Per questo dividere al vertice ciò che è unito alla base è la ricetta per una sconfitta. A meno che non ci siano in realtà delle strategie diverse che non passano per l’unità del centrodestra…»
È proprio il dubbio di Giorgia Meloni rivolto agli ex alleati: «Non so se vogliono un governo di centrodestra».
«Questa ipotesi c’è. Berlusconi è sempre stato molto convinto della necessità di tenere unita la destra e che il bipolarismo sia stato il suo più grande regalo all’Italia. Però è un signore di 86 anni e dentro FI sappiamo che ci sono sensibilità diverse: una parte è legata al progetto originario, un’altra invece guarda verso esiti neocentristi».
E Salvini?
«È difficile capire se abbia una strategia, e quale. È molto oscillante. Come da tradizione italiana, la strategia potrebbe essere quella di giocare sui proverbiali due forni – o a destra con Meloni, o verso una riedizione delle larghe intese -, riservandosi di scegliere più avanti secondo convenienza. Certo, bisognerà vedere se si cambierà il sistema elettorale: questa è la cartina di tornasole dell’ipotesi “larghe intese”. Ma lo scopriremo solo a fine anno, più a ridosso del voto».
Di questo passo alle Amministrative – e poi alle Regionali in Sicilia, ultimo appuntamento prima delle Politiche – si rischia l’harakiri.
«Un’altra sconfitta certamente creerebbe una spinta inerziale verso i sostenitori della transizione a un altro modello rispetto a quello dell’alleanza di centrodestra. Anche se la verità è che il centrodestra ci ha mostrato spesso di avere una sbalorditiva capacità di farsi del malissimo ma poi, due mesi prima delle Politiche, chiudere tutta la partita e rimettersi insieme».
Resta il nodo della leadership. Per Alessandro Sallusti uno dei problemi è che i due patriarchi non intendono cedere l’eventuale scettro alla leader di FdI.
«Un problema è sicuramente questo. Loro però risponderebbero: lei non lascia spazio. Ciascuno ha le proprie ragioni. Certamente Berlusconi è uno che non intende cedere lo scettro mai. Per Salvini, poi, cederlo sarebbe una tragedia. Perché a un certo punto – nel 2019 – ha avuto veramente il traguardo a portata di mano: per lui, anche psicologicamente, è particolarmente difficile. Detto questo, Meloni non è proprio un osso tenero: è una che i suoi spazi li difende con un certo puntiglio».
È il momento della pozione magica.
«Immaginare un percorso di convergenza serio, anche conservando i partiti separati, in cui si ripensi alle ragioni per le quali si sta insieme – e ce ne sono tante – con la volontà di tenere in piedi una coalizione nella quale la politica deve comunque prevalere sulle pur legittime ambizioni personali. Anche perché dubito fortemente che, pure se la destra dovesse vincere le elezioni, l’incarico di formare un governo possa essere assegnato a Meloni o a Salvini».
L’odioso vincolo esterno trionferà?
«Piaccia o no, i vincoli internazionali oggi più che mai sono strettissimi. E il Capo dello Stato, cui spetta nominare il Presidente del Consiglio, ne è il garante. Ciò significa che alla fine potrebbe comunque prevalere una figura terza: un tecnico d’area. Tuttavia, in un centrodestra vincente ci sarebbe spazio per tutti. Meglio essere il secondo di uno schieramento che vince che essere il primo di quello che perde, in definitiva».
(da agenzie)

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ZELENSKY: “LA RUSSIA E’ TERRORISTA E NON SE NE VERGOGNA: PER GLI ASSASSINI E’ SOLO QUESTIONE DI TEMPO”

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

“GLI AUTORI DELL’ATTACCO MISSILISTICO A ODESSA DOVE HANNO ASSASSINATO UN NEONATO DI TRE MESI SONO DEI BASTARDI”

«Lo Stato russo è diventato terrorista e non se ne vergogna» dice Volodymyr Zelensky nel video diffuso su Telegram alla vigilia della Pasqua ortodossa.
Il presidente ucraino commenta gli attacchi russi che hanno colpito in particolare Odessa, dove sono morte 8 persone, tra cui un neonato di tre mesi secondo fonti ucraine.
Un caso che secondo Zelensky riporta con urgenza la necessità che i Paesi occidentali riconoscano la Russia come Paese sponsor del terrorismo, una strada che già qualche giorno fa era stata frenata dalla Casa Bianca in un colloquio tra Zelensky e Joe Biden.
«Quello che hanno già fatto è sufficiente perché il mondo alla fine riconosca lo Stato russo come sponsor del terrorismo e l’esercito russo come organizzazione terroristica – dice Zelensky nel video – Continueremo a insistere su questo nei negoziati con i nostri partner».
A quelli che ieri in conferenza stampa aveva definito «bastardi», Zelensky lancia un avvertimento: «È solo questione di tempo prima che tutti gli assassini russi sentano quale sia una giusta risposta ai loro crimini. È solo questione di tempo prima di poter riportare a casa tutti gli ucraini deportati. È solo questione di tempo prima che tutto il nostro popolo in tutta l’Ucraina senta cos’è una pace forte».
(da agenzie)

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IL VIDEO DI PUTIN ALLA MESSA PASQUALE DI MEZZANOTTE, A MOSCA, POTREBBE ESSERE UN FAKE

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

NON SOLO “MAD VLAD” SEMBRA STRANAMENTE IN FORMA RISPETTO ALLE ULTIME USCITE, MA ANCHE IL COLORE DEL SUO VESTITO E LE INQUADRATURE NON TORNANO… IL FILMATO SAREBBE STATO PREREGISTATO NELLA CHIESA VUOTA E POI SAREBBE STATO MONTATO IN QUELLO DELLE CELEBRAZIONI

Nella giornata di ieri, sabato 23 aprile, la televisione di Stato russa ha diffuso un video per dare la notizia della partecipazione di Vladimir Putin alla messa della Pasqua ortodossa.
Impettito come non lo si vedeva da tempo, il presidente della Federazione russa avrebbe presenziato alla veglia presso la cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca, celebrata dal patriarca della Chiesa ortodossa di Russia, Kirill.
Eppure, ciò che è stato mandato in onda potrebbe essere un video artefatto in post produzione, come è stato fatto notare su Twitter dall’utente Igor Sushko in un thread diventato virale.
Secondo Sushko, l’intero video sarebbe in realtà un montaggio, nemmeno ben curato, di un insieme di immagini registrate in due momenti differenti. Stando alla sua ricostruzione, infatti, Vladimir Putin non sarebbe stato presente durante la veglia ma i momenti che lo ritraggono con la candela in mano e accanto al sindaco di Mosca sarebbero stati registrati precedentemente, in un tempo non ben definito che non sarebbe comunque recente. “I filmati preregistrati di Putin sono stati aggiunti e piuttosto male. Manca accanto al dipinto di una corona su un tavolo rosso sul muro”, scrive Sushko, che poi mostra un accostamento di due momenti della registrazione, in cui vuole dimostrare quanto dichiarato poco prima: “Questo patetico dittatore non ha nemmeno una controfigura per gli eventi pubblici”.
Ma è un altro il video che smonterebbe definitivamente la bugia sulla presenza di Vladimir Putin nella cattedrale del Cristo Salvatore. Igor Sushko, infatti, nel suo thread ha pubblicato un filmato catturato “durante la pre-registrazione di lui in una chiesa vuota, protetta dalle sue guardie del corpo.
Questo filmato è stato poi trasmesso come “live” sulla Tv di propaganda di Stato russa, inserito nel vero filmato delle celebrazioni pasquali”. Ma a quando risalirebbe il video? In tanti dubitano possa essere recente, soprattutto alla luce delle presunte condizioni di salute precaria di Vladimir Putin. Lo stesso Sushko ha fatto una supposizione in merito: “È possibile che il video pre-registrato sia dell’anno scorso, 2021”. Qualcuno è andato a recuperare un video della celebrazione pasquale dello scorso anno e, al netto delle correzioni fotografiche, viene supposto che possa trattarsi dello stesso periodo.
(da agenzie)

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LA COPPIA DI EX AGENTI DEL KGB: UN ASSASSINO DI BAMBINI E UN CRIMINALE TRAVESTITO DA PRETE ORTODOSSO

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

“FRUTTUOSA COLLABORAZIONE TRA CHIESA E STATO”: CERTO, COME I CLAN MAFIOSI

Secondo l’ufficio stampa del Cremlino Vladimir Putin, insieme con Sergei Sobyanin, ha partecipato al servizio notturno di Pasqua presso la Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca.
Due ex agenti del Kgb: non a caso sono diventati i punti di riferimento del sovranismo internazionale e – in chiave religiosa – di tutto quel cristianesimo (ortodosso, cattolico e protestante) che è alla ricerca di nuovi fondamentalismi e vuole combattere la modernità.
Il presidente russo Vladimir Putin, augurando buona Pasqua ortodossa al patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, ha notato che la Chiesa sta sviluppando una “fruttuosa cooperazione con lo Stato”, “dando un enorme contributo alla promozione dei valori tradizionali spirituali e morali nella società, nella famiglia, nell’educazione delle giovani generazioni, in questo nostro momento difficile, si preoccupa di rafforzare l’armonia e la comprensione reciproca tra le persone”.
Secondo l’ufficio stampa del Cremlino Vladimir Putin, insieme con Sergei Sobyanin, ha partecipato al servizio notturno di Pasqua presso la Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca. Il solenne servizio di preghiera è stato svolto dal patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kiril .
Putin il baciapile nuovo Zar dei sovranisti, che poi getta un po’ di fumo negli occhi facendo innalzare una statua di Lenin e sdogandando l’uso della bandiera sovietica.
Un modo per abbindolare un bel po’ di idioti che a sinistra vedono nello Zar il nuovo eroe del socialismo
(da agenzie)

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QUANDO VAURO CAPIRA’ CHE IN RUSSIA CI STANNO SOLO EX COMUNISTI CORROTTI E NEO-SOVRANISTI ARRICCHITI SARA’ SEMPRE TROPPO TARDI

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

LA VIGNETTA IN CUI “DIMENTICA” CHI E’ L’AGGRESSORE E CHI L’AGGREDITO

Pioggia di critiche nei confronti del vignettista Vauro Senesi, che su Twitter ha condiviso il suo nuovo lavoro pubblicato sul Fatto Quotidiano del 23 aprile. Nel disegno ‘incriminato’ si vedono due militari: uno dice all’altro: “Ma chi di noi è l’aggressore e chi l’aggredito?”, con l’altro che replica: “E chi se ne ricorda”.
Una vignetta che, a ragione, ha scatenato un vero e proprio polverone sui social, con numerosi utenti che hanno risposto a Vauro che ricordano benissimo chi è l’aggressore e chi è l’aggredito.
Già qualche giorno fa, Vauro aveva rilasciato un’intervista all’Adnkronos, dove aveva definito le polemiche sull’Anpi strumentali e vergognose.
“La Nato quando c’è stata la Resistenza non esisteva quindi non si capisce perché l’Anpi dovrebbe sfilare con la bandiera della Nato. Inoltre vorrei ricordare che nell’articolo 11 della Costituzione c’è scritto che l’Italia ripudia la guerra e noi non siamo stati attaccati per cui non possiamo fornire armi”, aveva dichiarato.
E ancora, sulla resistenza in Ucraina, Vauro continuava: “Vogliamo dire che gli ucraini sono come i partigiani e fare la terza guerra mondiale? Spero di no! L’Ucraina ha un esercito regolare finanziato dagli americani e dagli inglesi dal 2014 e quindi non capisco cosa c’entra con la resistenza partigiana.”
Sarebbe opportuno ricordare a Vauro:
1) Nessuno ha chiesto all’Anpi di sfilare con le bandiere della Nato
2) Putin ha attaccato le democrazie occidentali non solo l’Ucraina, il Parlamento italiano italiano può fornire armi a chi gli pare.
3) La resistenza partigiana, piaccia o meno al compagno Vauro, è stata finanziata e appoggiata dagli Stati Uniti, come ampiamente documentato dagli storici. Altrimenti si sarebbe manifestata fin dal 1922 e negli anni del “consenso”, cosa che non è avvenuta.
4) L’Ucraina ha un esercito addestrato dagli Occidentali? Si chieda da chi è finanziato quello ceceno o bielorusso, che ci stanno a fare i battaglioni neonazisti di Wagner e i mercenari siriani e libici a fianco dello sbrindellato esercito russo. Poi ne riparliamo.

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LE DIECI BABY BULLE CHE A SIENA TERRORIZZAVANO LE COETANEE SONO 14-15ENNI DI BUONA FAMIGLIA, CON UN DISCRETO LIVELLO DI AGIATEZZA E ISTRUZIONE

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

NON C’ERA UNA RAGIONE, SOLO LA VIOLENZA FINE A SE STESSA

Le protagoniste di questi episodi di violenza che, per più di un anno, hanno sconvolto Siena, sono dieci insospettabili ragazzine di buona famiglia di età compresa tra i 14 e i 15 anni: ora dovranno rispondere di atti persecutori, lesioni, minacce, pubblicazione e diffusione di materiale violento, in un caso anche il reato di atti persecutori aggravato dall’odio razziale per l’aggressione a una coetanea di origini straniere.
Le adolescenti sono state individuate dalla squadra mobile dopo una lunga indagine coordinata dalla procura minorile del capoluogo toscano. Tutte frequentano le scuole superiori della città e la maggior di loro non ha alle spalle contesti familiari difficili, un buon livello di agiatezza e di istruzione.
Gli inquirenti sono riusciti a identificarle passando al setaccio i social network, dove le giovani diffondevano i video delle loro imprese. Secondo gli investigatori, i filmati servivano a dare una sorta di perversa credibilità al gruppo, che nel tempo acquisiva sempre nuovi elementi. A dare il via alle indagini, a dicembre, è stata la denuncia di una coetanea, ma gli agenti hanno individuato almeno una decina di episodi – tra il 27 giugno del 2020 e il 19 febbraio scorso – e sono in corso le indagini per appurare se siano state commesse altre violenze.
La mattina, zainetti in spalla, frequentavano la stessa scuola come brave studentesse. Ma, al suono della campanella, dieci ragazzine tra i 14 e i 15 anni si trasformavano in spietate picchiatrici.
La loro parola d’ordine era violenza. Da far esplodere ovunque, nel mondo reale e in quello virtuale. Scegliendo accuratamente i luoghi (alcuni ribattezzati ring), vicoli del centro storico, sottopassaggi, piccole piazzette periferiche, un’antica fortezza, nei quale adescare e aggredire le loro vittime. E poi c’era Internet, per diffondere i video dei loro blitz.
Non mancava la chat che la capo banda, 15 anni ancora da compiere, aveva battezzato «baby gang», una sorta di quartier generale per programmare i raid punitivi, decidere le prede da spaventare o picchiare e reclutare nuove bulle.
Lo scopo della «squadraccia»? La violenza fine a se stessa. «Non c’erano furti, nessuna di loro si appropriava delle cose degli altri. Quello che contava era la spettacolarizzazione delle aggressioni», raccontano gli investigatori della Mobile di Siena.
La gang aveva un’organizzazione quasi militare. Con una leader indiscussa ma anche ragazzine che avevano compiti ben precisi. C’era chi doveva scegliere i luoghi degli agguati, chi garantire la sicurezza, chi proporre quali coetanee aggredire.
E c’era persino l’addetta alle riprese video con lo smartphone, veri e propri trofei da visionare sulla chat e diffondere sui social. Una tecnica mediatica per umiliare le «prede» e dimostrare la potenza e la crudeltà della banda alla quale si doveva rispetto e ubbidienza. All’interno della banda sembra ci fosse anche una sorta d’improbabile tribunale che impartiva punizioni a chi, per esempio, decideva di abbandonare la banda.
La baby gang è stata sgominata dopo mesi di indagini dalla squadra mobile senese coordinata dalla Procura dei Minori diretta da Antonio Sangermano. Le indagini sono partite dalla denuncia di una delle vittime.
È stata lei, dopo essere stata aggredita per la seconda volta, a rompere il muro del silenzio per paura di altri agguati, e a presentare denuncia. Almeno una decina le aggressioni fino ad oggi accertate dalla polizia, molte delle quali nel centro di Siena, ma anche nelle aree periferiche dei comuni limitrofi. Quando gli agenti della mobile hanno perquisito le loro abitazioni, alcune ragazzine si sono messe a piangere.
Altre, compresa la capo banda, sono rimaste impassibili. Sono accusate di atti persecutori (in un caso aggravato dall’odio razziale), lesioni, minacce, pubblicazione e diffusione di materiale violento.
(da il Corriere della Sera)

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È NATA UFFICIALMENTE “PRIMA L’ITALIA”, L’ASSOCIAZIONE FUNZIONALE ALLA CREAZIONE DELLA LISTA CREATA DA SALVINI PER CONVOGLIARE I VOTI DEL CENTRODESTRA IN SICILIA, PRODROMO PER LA FUTURA FUSIONE CON FORZA ITALIA

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

MA GLI AZZURRI GIÀ NICCHIANO: NON HA SENSO NON CORRERE CON IL PROPRIO NOME – A BATTEZZARE L’ASSOCIAZIONE CHE PRESENTERÀ IL SIMBOLO C’ERANO SOLO LEGHISTI

La «cosa» di Salvini è ormai in cantiere. Il nuovo soggetto politico che nasce per le amministrative siciliane, «Prima l’Italia», è stato «messo in cassaforte». Nel senso che è stata registrata l’associazione che presenterà il simbolo dopo che l’ingegneria costitutiva è stata messa a punto da Roberto Calderoli, il luciferino architetto di tutti gli statuti di ispirazione leghista.
«Prima l’Italia» è stato depositato nello studio del notaio romano Alfredo Becchetti, che per inciso è anche il coordinatore della Lega a Roma. Presenti, e dunque cofondatori dell’associazione politica, anche il tesoriere del partito Giulio Centemero e i due ultimi coordinatori siciliani: l’ex commissario Stefano Candiani e l’attuale responsabile Nino Minardo, colui che nell’isola sta conducendo le tribolate trattative con gli altri partiti. Perché come Salvini non si stanca di ripetere, «per la Sicilia decidono i siciliani».
Presente e futuro
Ora, si tratterà di capire se i risultati saranno all’altezza dell’ambizione con cui «Prima l’Italia» nasce. Se il sottolineare che tra i soci fondatori ci sono gli ultimi dirigenti del partito a accentuarne la vocazione territoriale, è vero che l’associazione potrebbe diventare l’incubatore della futura federazione del centrodestra di cui Salvini ha cominciato a parlare nel giugno dello scorso anno. Fin qui ha ricevuto il plauso soprattutto dell’Udc, ma i leghisti sottolineano il valore di laboratorio dell’esperimento siciliano.
Che dopo le Amministrative, potrebbe essere rilanciato anche per le Regionali. E in futuro, chissà, anche per un nuovo polo di centrodestra, in qualche modo (ma i leghisti respingono il paragone) con la vecchia Casa delle libertà berlusconiana. Di certo, Forza Italia al momento non ha alcuna intenzione di sciogliersi dentro alla nuova lista.
Anche perché la Sicilia resta uno dei vivai di consenso più significativi per il partito. I leghisti di certo non vogliono urtare suscettibilità interne, e dunque sottolineano con insistenza che alla registrazione del simbolo e dell’associazione erano presenti soltanto esponenti salviniani e nessun azzurro.
Al momento, insomma, la fondazione è derubricata a fatto esclusivamente burocratico. Un mettere in sicurezza nome e simbolo con la memoria che torna all’ormai remoto 2014.
Quando Roberto Maroni potè utilizzare il simbolo «Prima il nord» per le Regionali soltanto dopo un accordo con chi quel simbolo, annusando l’aria, lo aveva già registrato. E cioé, l’allora turbo berlusconiano Diego Volpe Pasini. La cosa fu risolta senza bisticci: la moglie dell’imprenditore friulano, Sara Papinutto, fu candidata al posto numero 2 della lista leghista in Emilia-Romagna. Con qualche amarezza interna al partito sia in Emilia-Romagna che in Friuli-Venezia Giulia.
Il test sull’Isola
Al momento, il valore aggiunto di «Prima l’Italia» potrebbe emergere soprattutto a Messina, una delle piazze più complicate dell’isola. Il sindaco uscente Cateno De Luca è in polemica con i partiti e soprattutto con i centristi. La confluenza del centrodestra sotto al nuovo simbolo potrebbe sgomberare la strada ad un accordo. Che cosa ci sia scritto nel documento fondativo del partito, non è dato sapere.
Di certo, è pensato per poter essere adeguato alle future esigenze e ai futuri compagni di strada, qualora l’esperimento funzionasse
(da il Corriere della Sera)

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LA STORIA DI KIRA, LA NEONATA DI 3 MESI MORTA CON LA MAMMA NELL’ATTACCO A ODESSA

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

SUI SOCIAL RIMANE LA FELICITA’ PER LA NASCITA DELLA BAMBINA

Si chiamava Kira la neonata di tre mesi che con la madre Valeria Hlodan è morta ieri 23 aprile nel bombardamento russo a Odessa, dove sono state uccise almeno altre sei persone.
L’identità della piccola e della madre è stata confermata dalla giornalista della Bbc, Myroslava Petsa, che in un tweet sul suo profilo ha condiviso due foto della mamma con la figlia.
«La Russia ha tolto loro la vita – ha scritto ieri notte – quando un suo razzo ha colpito un edificio residenziale a Odessa».
Le foto erano state pubblicate dal marito Yuri. Alcune settimane fa Valeria aveva pubblicato un post con alcune foto della famiglia e una che la ritraeva incinta, scrivendo: «Quelle sono state le 40 settimane più belle della mia vita. La nostra bambina ormai ha un mese, e il suo papà le ha regalato i primi fiori».
La foto è stata poi ripresa sia dalla giornalista Olga Rudenko, del Kiev Indipendent, che dall’account twitter del Parlamento ucraino che ha scritto: «Le loro vite sono state tolte dalla Russia quando un missile ha colpito un edificio residenziale a Odessa. Riposate in pace, angeli nostri».
Il marito Yuri ha salutato pubblicamente la moglie e la figlia in un tweet: «Mie care il regno dei cieli è vostro, rimanete nei nostri cuori».
(da agenzie)

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LA PRESIDENTE SLOVACCA: “SE PUTIN VINCE IN UCRAINA NESSUNO E’ AL SICURO”

Aprile 24th, 2022 Riccardo Fucile

“PRONTI A SCHIERARE LE TRUPPE NATO AL CONFINE”

Zuzana Caputova, 48 anni, è la prima donna eletta alla presidenza della Slovacchia. Contro l’offensiva russa in Ucraina insiste perché l’Ue e la Nato continui a fornire a Kiev aiuti militari e sostiene l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione
Prima donna eletta alla presidenza della Repubblica slovacca, Zuzana Caputova, 48 anni, in visita ufficiale in Italia, parla dello shock vissuto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
La memoria è tornata subito al 1968 quando l’Unione Sovietica irruppe in Cecoslovacchia senza possibilità di scampo.
«Se Putin raggiungerà i suoi obiettivi nessun Paese vicino sarà più al sicuro», ha detto a Repubblica, definendo l’Unione europea e la Nato come i soli porti sicuri in questo momento. Avvocato, ambientalista ed europeista è la più giovane presidente eletta nel suo Paese e ora sceglie di assumere un ruolo di primo piano per contrastare le azioni guerrafondaie di Vladimir Putin ospitando nella propria terra le truppe Nato.
La minaccia russa alle porte
Uno degli obiettivi del presidente russo potrebbe essere quello di conquistare altri Paesi oltre all’Ucraina. La regione del Sud sarebbe la strada principale per poter accedere alla regione separatista moldava, la Transnistria. È anche per queste ragioni che Caputova sembra non essere disposta a stare con le mani in mano.
«Le mosse sempre più aggressive della Russia hanno innescato un cambiamento nei miei connazionali, finora riluttanti ad avere truppe straniere sul territorio», ha spiegato la presidente. «Ormai è chiaro che dobbiamo rafforzare difesa e deterrenza. La guerra ha aperto gli occhi a molti: oggi il 64% degli slovacchi crede che Putin miri a ricostituire una Grande Russia. Non abbastanza: purtroppo siamo stati a lungo oggetto di gravi campagne di disinformazione da parte di Mosca».
«Pronti a dare altre armi»
Secondo la presidente la guerra da fare contro Putin è in primis attraverso le leggi. «Non solo interne ma a livello Ue prendendo decisioni più specifiche ed esigendo maggiore responsabilità dalle piattaforme social». Ma sanzioni e leggi non sono l’unica arma che la Cecoslovacchia ha intenzione di promuovere. Di recente il Paese di Caputova ha fornito sistemi missilistici S-300 a Kiev ricevendo in cambio missili Patriot da Washington. A questo proposito la presidente non esclude che in futuro scambi del genere non possano ripetersi. «Stiamo valutando. L’Ucraina sta combattendo una guerra difensiva giusta, ha il diritto di difendersi ed è nostro dovere aiutarla. Le democrazie devono avere un approccio pratico: sanzioni e aiuti militari».
Nel sostegno all’Ucraina rientrerebbe anche l’appoggio per un’entrata immediata in Ue. «Ci sembra importante concederle lo status di candidato avviando i negoziati sull’adesione. Non accadrà in una notte, ci sono criteri da soddisfare. Ma speriamo sia una prospettiva reale», spiega Caputova. «Quando toccò a noi, già solo l’avvio dei colloqui di adesione ebbe un grande impatto sullo spirito della gente».
«L’Ue ci aiuti con i profughi»
La Slovacchia ha già accolto oltre 300 mila profughi ucraini in fuga dalla guerra. Il triplo dell’Italia e che attualmente corrisponde al 5% di tutta la popolazione slovacca. «La solidarietà dei miei connazionali verso gli ucraini mi riempie di orgoglio. Stanno dimostrando empatia e umanità aprendo cuori e case: spero continuino», ha dichiarato Caputova, sottolineando come la generosità dei singoli Paesi non possa realmente servire senza un piano comune. «CI vogliono soluzioni più ampie a livello Ue», spiega. «Ora è necessario ridurre l’impatto socioeconomico sulle popolazioni, evitando che i cittadini si sentano traditi e abbandonati».
(da agenzie)

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