Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
RAPITI O POSSIBILI VITTIME DI PROSTITUZIONE
L’Onu parla di 103 minori morti. Altri sono spariti alla fine di febbraio. Alcuni sono stati
ritrovati in Germania e in Romania. Altri potrebbero essere finiti in Russia
«La Russia sta usando forni crematori per bruciare i corpi di donne e bambini». A dirlo è stata ieri la vicepremier dell’Ucraina Irina Vereshchuck in un intervento a Sky Tg 24.
E si tratta di una delle tante denunce che riguardano la scomparsa di cittadini ucraini, tra cui anche bambini e giovani, di cui ha parlato anche il presidente Zelensky in un video. E così, mentre 25 ragazze denunciano di aver subito uno stupro a Bucha, aumentano le segnalazioni di giovani che non si trovano più.
Intanto l’Onu certifica che sono 130 i bambini sono fra le vittime civili dell’invasione della Russia. L’ultimo trovato morto è Sasha, 4 anni, scomparso un mese fa mentre fuggiva con la nonna da Kiev
I minori vittime di tratta
Poi ci sono i minori scomparsi. Che potrebbero essere morti oppure aver avuto un altro destino: «Finora più di 1,2 milioni di minori hanno attraversato il confine a Medyka: almeno il 10%, tra i 200 mila e i 300 mila, rischiano di finire vittima di sfruttamento o prostituzione», spiega al telefono all’inviato di Repubblica Salvatore Giuffrida il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo.
Ma ci sono anche 2 mila casi accertati di minori scomparsi, «dei quali non sappiamo se sono con le famiglie o chissà dove», aggiunge Marina Lypovetska dell’associazione ucraina Magnolia, con sede a Kiev. Ci sono segnalazioni di bambini scomparsi da Kiev, Irpin, Zaporizhia, Mariupol, Odessa. E ci sono anche 200 casi aperti e certificati di adolescenti spariti nel nulla, probabilmente rapiti. Di cui le famiglie, ancora vive, hanno denunciato la scomparsa.
Almeno 10 i casi in cui si ha la certezza che hanno passato la frontiera. E sono in Europa, ma non si sa dove. La maggior parte, spiega il quotidiano, sono ragazze tra i 16 e i 18 anni. Che sono sparite nei primi giorni di marzo, non risultano tra le vittime e potrebbero essere rapite. Non per forza dai russi, come insegna la storia di Larissa, 16 anni di Leopoli, ritrovata in Romania.
O quella di Mykyla, 15 anni, ritrovato in Germania all’interno di una comunità religiosa: «Mykyla è di Odessa – spiega ancora Marina – era stato preso da due volontari di una comunità religiosa. Lo hanno portato in Germania in macchina con altre due ragazze di 15 anni. Mykyla aveva un permesso dei suoi genitori ma in realtà era un falso fatto da lui stesso. Sembrava una situazione molto preoccupante, ci siamo attivati».
La fine della storia di Sasha
Intanto emergono ulteriori dettagli sulla morte di Sasha, la cui morte è stata annunciata ieri dalla madre su Instagram. La Stampa scrive oggi che chi l’ha trovato ha detto che sul suo corpo c’erano ferite da arma da fuoco. La procuratrice generale Irina Venediktova ha detto ieri che i sospetti crimini di guerra al momento oggetto di indagine da parte della giustizia ucraina sono almeno cinquemila. Venediktova ha accusato l’esercito russo di aver commesso violenze sessuali non solo contro donne e uomini, ma anche nei confronti di bambini e anziani. Intanto a Bucha almeno 25 ragazze, alcune di appena 14 anni, hanno raccontato di essere state violentate. Orrori su cui per la prima volta è intervenuto il presidente russo Vladimir Putin, parlando di «provocazioni rozze e ciniche» da parte ucraina in una conversazione con il premier ungherese Viktor Orban, che intanto ha chiesto un cessate il fuoco immediato, invitando il leader del Cremlino a recarsi a Budapest per colloqui di pace con i leader di Francia, Germania e Ucraina.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
UNO SCHEMA PRECISO DECISO DALL’ESERCITO RUSSO
«Set cinematografico, città di Bucha». Così l’ambasciata russa in Francia ha commentato su Twitter una delle immagini che stanno circolando del massacro avvenuta nella città ucraina.
Un commento allineato alla scelta social di tutte le ambasciate russe nel mondo che su Twitter continuano a diffondere fake news sulla guerra minimizzando le responsabilità delle truppe di Mosca.
Nelle stesse ore in cui i diplomatici russi in Francia pubblicavano questo commento, il quotidiano tedesco Der Spiegel ha diffuso una serie di indiscrezioni che mostrano nuovi dettagli su Bucha.
Secondo il Bundesnachrichtendienst (Bnd), i servizi segreti federali di Berlino, sarebbero stati intercettati dei messaggi radiofonici dell’esercito russo sul massacro dei civili.
Alcune di queste comunicazioni sarebbero collegabili anche alle foto dei cadaveri pubblicate in questi giorni dalla stampa internazionale.
Secondo le indiscrezioni recuperate dai giornalisti, in un messaggio un soldato avrebbe detto di aver ucciso una persona che si stava spostando in bicicletta.
In un altro un superiore avrebbe ordinato ai soldati di interrogare i soldati fatti prigionieri e poi ucciderli.
Secondo il settimanale tedesco, questi messaggi lascerebbero intendere che il caso di Bucha non è isolato ma potrebbe essere uno schema replicato anche in altre città occupate dall’esercito russo.
Sempre secondo Der Spiegel, diversi testimoni hanno riferito che i primi soldati ad arrivare in città erano russi molto giovani. Dopo di loro sarebbero arrivati militari provenienti dalla Cecenia.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO: ”CHI PORTA QUESTO COGNOME DEVE TUTELARLO”
Un cognome pesante sulle spalle che diventa oggetto di una critica accesa per via degli
spazi televisivi dati ad alcuni personaggi che nelle ultime settimane si sono resi protagonisti di dichiarazioni alquanto sui generis (per usare un eufemismo) sulla Russia e sulla guerra in Ucraina. Affari di famiglia, come quelli tra Luigi Berlinguer e Bianca Berlinguer.
Il primo è il cugino dello storico leader del PCI; la seconda è la giornalista di Rai 3 figlia di Enrico Berlinguer. E dalle pagine del quotidiano Il Foglio, arriva una critica aspra alla gestione degli ospiti di CartaBianca.
Luigi Berlinguer, ex Ministro dell’Istruzione dal 1996 al 2000, torna a parlare di un tema che da settimane divide l’opinione pubblica. Fa nomi senza fare nomi. L’unico che fa, ovviamente, è quello della figlia di suo cugino, Bianca Berlinguer. Si parla, dunque, delle parole e delle ospitate di Alessandro Orsini (come quella sui “bambini che possono vivere felici in dittatura” che ha portato anche all’indignazione e alla dissociazione da parte del direttore di Rai e Franco Di Mare). Ed è proprio su questo che il cugino del leader storico del PCI accende la critica:
“Mi dispiace sentire che nel suo programma c’è spazio per gli svalvolati. E sento dire che in pratica la Russia si riprende quanto ha perso in passato. E chi gliela avrebbe assegnata l’Ucraina? Trovo tutto quanto grottesco”.
Alessandro Orsini e non solo. Perché Luigi Berlinguer critica anche la presenza continua di altri personaggi che, secondo lui, rappresentano la propaganda filorussa. E il dito è puntato sulla giornalista che porta il suo stesso cognome, quello della famiglia Berlinguer:
“Chi porta quel cognome deve proteggerlo e tutelarlo. Bisogna farne manutenzione continua. È come un pezzo di cristallo. È fragile.Ma lei è la figlia di Enrico. Non può dimenticarlo. A volte bisogna nascondersi per difendersi”.
Il riferimento a quando Bianca Berlinguer era direttrice del Tg3. Lavorava dietro le quinte e non appariva davanti a una telecamera.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
RIVIVE AUSCHWITZ E SI SCAGLIA CONTRO I NEGAZIONISTI
Ha vissuto sulla sua pelle gli orrori del nazismo, diventando una testimone oculare dei campi di concentramento in cui venivano deportati gli ebrei (e non solo) durante la seconda guerra mondiale.
Scene tratte da un romanzo tragico che il mondo si era ripromesso di non mostrare più. E invece quel che sta accadendo in Ucraina sta provocando la rievocazione di quelle immagini negli occhi e nella mente di Edith Bruck.
Non tanto in termini di paragone tra due vicende storiche che sono distanti nel tempo, ma per le mostruosità e i massacri che si stanno perpetrando ai danni della popolazione ucraina.
Intervistata dal quotidiano La Repubblica, la scrittrice ungherese naturalizzata italiana – che fu deportata ad Auschwitz quando era nel 1944 (aveva solamente 13 anni) e poi trasferita in altri cinque campi di concentramento tedeschi – non riesce a spiegarsi un fenomeno molto diffuso: quello del negazionismo.
C’era all’epoca delle deportazioni nazi-fasciste ed è proseguito fino ad arrivare i nostri giorni. Perché c’è chi, nonostante le testimonianza dirette, continua ancora a negare l’Olocausto. E oggi Edith Bruck vede questo atteggiamento riproporsi guardando le immagini dei vari massacri di civili in Ucraina. Come quello di Bucha.
“Il negazionismo è ormai una patologia diffusa. Hanno negato Auschwitz, che è l’accadimento storico più documentato, vuoi che non neghino i massacri dei civili in Ucraina? Resto sbalordita. E provo disgusto per il giornalista russo che nel salotto televisivo attribuisce al nemico la colpa degli eccidi”.
La scrittrice, però, critica il paragone tra quel che sta accadendo ora in Ucraina e il genocidio ebreo avvenuto durante la seconda guerra mondiale.
Spiega che storie e contesti sono differenti, anche perché la vera portata dell’Olocausto è diventata evidente alla caduta dei regimi nazisti e fascisti in Germania e in Italia. La situazione attuale nel Paese ucraino, almeno per il momento, secondo lei è differente. Seppur molto grave. Talmente grave da riproporre nella sua mente immagini viste e vissute in prima persona:
“Mi tocca vedere cose che ho già visto. Anche se io le ho vissute dall’interno della guerra. Io ad Auschwitz dormivo con i morti accanto, oggi osservo la tragedia da casa mia. Ma è proprio per quel mio vissuto che mi identifico con le vittime. Sento l’orrore sulla mia pelle, la morte che arriva improvvisa, i corpi violati e torturati”
Ma c’è chi nega oggi che ricalca quello stesso modus operandi di chi negava la Shoah e ha continuato a negarla nel corso degli anni. Nonostante le testimonianze, le storie, le ammissioni di responsabilità e le immagini che sono rimaste vive in quella pagina più buia della storia del mondo.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2022 Riccardo Fucile
“LE NOSTRE VITE VALGONO UN FERRO DA STIRO“
«Per queste cose qua, per delle pentole, per delle cose che non valgono niente hanno
ucciso i bambini, stuprato le donne e ucciso i nostri uomini. Le abbiamo portate qua come un simbolo di quanto valgano le nostre vite».
Così Irina, una ragazza ucraina, che spiega il significato dell’azione fatta a Milano, fuori dal consolato russo in zona San Siro: sulla strada sono state lanciati indumenti, telefoni, piatti, tutti oggetti che sarebbero stati saccheggiati e poi spediti a casa dai militari russi dalla città di Bucha.
«Siamo venuti qua per dimostrare che la vita di un bambino non può valere una lavatrice o un ferro da stiro. Per questo siamo venuti fuori dal consolato russo, per far vedere quello che hanno fatto i loro militari», conclude un’altra ragazza.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
CORPI DEI SOLDATI BRUCIATI E FATTI SPARIRE, FORNI CREMATORI MOBILI…FAMIGLIE COSTRETTE A NON DENUNCIARE
Corpi dei soldati bruciati o fatti sparire, ecco come Mosca nasconde le sue vittime della guerra che ha portato all’Ucraina. La strategia di disinformazione del Cremlino per celare in patria e al mondo l’entità delle perdite passa anche per una serie di protocolli che, man mano che le vittime del conflitto crescevano, si è perfezionata o quanto meno ingigantita.
I corpi dei caduti ad esempio vengono abbandonati o bruciati nei forni crematori mobili prima divisonali e oggi di reggimento, questo per farli “sparire”.
Ma c’è di più: sul fronte interno i media vengono censurati e le famiglie dei caduti costrette a non denunciare anche se non hanno notizie dei propri cari in Ucraina.
Il dato è che al 42mo giorno dell’invasione il Ministero della Difesa Russo di Vladimir Putin fa una conta del tutto falsata del numero di vittime “dell’operazione militare speciale” in Ucraina.
La Nato dice che all’appello ne mancano migliaia e che i caduti russi sono non meno di 17mila. I costi di gestione del conflitto lievitano, le vite umane spezzate si sommano e tenere in piedi la macchina della disinformazione è sempre più difficile.
E le vite delle vittime sono per lo più vite di giovanissimi, soldati di leva ingannati e poco addestrati, ragazzini fra i 18 e i 27 anni.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
LE HANNO INCISO UNA Z SUL PETTO… RILEVATI 11 DNA DIVERSI CHE CONFERMANO LA TESTIMONIANZA..A BUCHA 25 RAGAZZE STUPRATE DAI RUSSI
La Russia si ritira dalle città del nord dell’Ucraina, ma lascia dietro di sé una scia di
sangue.
Dopo le immagini della strage di Bucha, continuano a emergere testimonianze delle atrocità dell’occupazione. L’ultimo è il caso di una bambina di 9 anni, brutalmente violentata e uccisa da 11 soldati russi a Irpin.
A riportare la notizia è Alina Dubovska, giornalista della testata ucraina Public, che ha pubblicato in un lungo post su facebook la testimonianza di un suo familiare testimone del fatto.
Secondo il racconto di Dubovska, la bambina ha visto i soldati russi uccidere entrambi i genitori. Poi è iniziato l’orrore della violenza sessuale, commessa da 11 soldati, in quanto un esame eseguito sul corpo avrebbe rivelato tracce di 11 dna di uomini diversi.
La piccola è stata poi uccisa e le è stata incisa sul petto una Z. La giornalista dice di non sapere se la bambina e la sua famiglia sono stati seppelliti: «È successo circa due settimane fa. L’ho scoperto solo ora. Non so se la famiglia sia stata sepolta e dove», scrive.
La storia della bambina di Irpin purtroppo non è un caso isolato, ma è una delle tante testimonianze che stanno emergendo in questi giorni. Il commissario per i diritti umani Verkhovna Rada Liudmyla Denisova ha scritto un post su Facebook denunciando altri crimini compiuti dai soldati nei territori occupati.
Nella regione di Kiev, sono stati trovati cinque cadaveri di uomini con le mani legate dietro la schiena sono stati trovati nel seminterrato dell’edificio, sono stati torturati e poi uccisi a sangue freddo.
Nel villaggio di Viktorivka, nella regione di Chernihiv, che è sotto occupazione da 25 giorni, i russi hanno tenuto in ostaggio le persone nel seminterrato e non hanno fornito medicine neanche in casi di pericolo di vita, tanto che un uomo malato di asma è morto e i militanti russi hanno ordinato agli ostaggi di seppellire il corpo accanto a loro nel bosco.
Nel distretto di Konotop, nella regione di Sumy, almeno tre civili torturati a morte sono stati trovati all’interno di ex campi nemici. A causa delle condizioni di vita disumane si sono diffuse anche una serie di malattie come la varicella.
Denisova si è appellata alla Commissione delle Nazioni Unite per le indagini sulle violazioni dei diritti umani durante l’invasione militare russa dell’Ucraina affinchè questi crimini di guerra e crimini contro l’umanità siano perseguiti davanti a un tribunale militare internazionale ai sensi degli articoli 7 e 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale.
Venticinque ragazze hanno raccontato di essere state violentate dalle forze russe a Bucha. È quanto ha affermato alla Bbc un alto funzionario ucraino. Lyudmyla Denisova, commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, ha affermato che un numero gratuito che offre supporto alle vittime di violenza sessuale ha ricevuto almeno 25 denunce di stupro di ragazze di età compresa tra i 14 e i 24 anni da parte dei soldati russi.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
PRAGA HA INVIATO UNA DECINA DI TANK T-72
Secondo il Wall Street Journal la Repubblica Ceca ha inviato in Ucraina dei vecchi carri armati dell’era sovietica, diventando così il primo paese a rifornire Kiev di queste armi pesanti per fronteggiare le meglio attrezzate forze russe.
E in uno sviluppo potenzialmente ancora più importante – ha aggiunto il Wsj – sia la Repubblica Ceca che la vicina Slovacchia, che confina con l’Ucraina, stanno valutando l’ipotesi di aprire i propri siti industriali militari a Kiev, per riparare le attrezzature militari ucraine danneggiate, ma anche quelle russe finite in mano ucraina, tra cui 176 carri armati.
Il vice ministro della Difesa ceco Tomae Kopecny e un altro funzionario del ministero della Difesa hanno precisato al Wsj che sono poco più di una decina i carri armati T-72M di progettazione sovietica inviati a Kiev, insieme a obici e a veicoli corazzati da combattimento BMP-1.
Armi finanziate dal governo ceco e da donatori privati che hanno partecipato a una campagna di raccolta fondi sostenuta da Praga per armare l’Ucraina.
(da Globalist)
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Aprile 6th, 2022 Riccardo Fucile
GLI ORDINI VENGONO DATI A COMPARTIMENTI STAGNI E NESSUNO CONOSCE IL QUADRO D’INSIEME… È LO STESSO SCHEMA USATO PER COPRIRE I RESPONSABILI DELLE STRAGI IN SIRIA E DEL MISSILE CONTRO IL BOEING DEL 2014
Quando Volodymyr Zelensky evoca lo spettro delle coperture dei crimini di guerra da
parte dei russi, lo fa con la consapevolezza di chi conosce la «mente» del Cremlino. Lui per primo aveva lanciato l’allarme invasione senza essere preso troppo sul serio dall’Europa.
Ora si comincia a parlare di processi e il leader della resistenza ucraina dà un nuovo alert: dopo Bucha, i cui cadaveri ai lati delle strade sono stati bollati come fake news dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, «stanno già azionando una falsa campagna per nascondere la colpevolezza nell’uccisione di massa di civili a Mariupol avranno dozzine di interviste inscenate, nuove registrazioni e uccideranno persone per far credere che siano state uccise da altri».
La fascinazione generata dalla parlantina quotidiana dell’ex attore potrebbe distrarre da quel che Zelensky è: uno che sa come ragionano i russi, come operano i vertici e quali strategie impiantano nei quadri militari, che ora potrebbero ritrovarsi sotto accusa alla Corte penale internazionale (dove non siedono gli Stati Uniti) come minuscoli capri espiatori. L’Italia è tra i 39 Paesi che hanno avallato la procedura d’attivazione per l’apertura di un’indagine all’Aia, dove si processano uomini e non Stati.ù
L’arma di Putin per nascondere al mondo (e ai suoi) i crimini di guerra è già stata azionata; ancora prima di iniziare l’invasione. Conoscenza delle operazioni a compartimenti stagni. Nessun generale ha contezza del disegno completo e forse neanche dei massacri. Ogni singola città occupata, distretto, quartiere, ha ricevuto ordini precisi, non necessariamente nella stessa versione: tra i battaglioni ritiratisi dal Nord molti non sapevano come si sarebbero mossi i colleghi nel Sud.
Cerchi concentrici in cui nessuno conosce nell’insieme il mosaico. La tecnica eredita la formazione del Servizi russi da cui lo zar proviene. Spazio ad azioni individuali anche indiscriminate che rientrano nella norma di un blitz degli 007 come di un battaglione.
A fronte di indagini già avviate in Ucraina da parte della Cpi dell’Aia, l’attitudine da ex uomo dell’intelligence torna utile come paracadute. E se mai si riuscirà a imbastire un tribunale speciale Onu (diverso da un processo per crimini di guerra all’Aia) ognuno, militare o dirigente politico, potrà negare di sapere cosa stava accadendo, scaricando la responsabilità su soldati semplici, che nel panico della sconfitta (e da ripercussioni possibili) non denunceranno né azioni né ordini degli ufficiali.
Anche a questo è servito a Putin il richiamo di riservisti dall’Asia, ragazzi appena adulti già segnati dalla miseria dell’estremo oriente dell’impero, facilmente manipolabili. Mentre le milizie cecene hanno già la bocca cucita da anni sui massacri, e certo non dichiareranno responsabilità personali su Bucha o Mariupol.
Un tribunale speciale per crimini di guerra all’Aia ha condannato quasi 50 serbi bosniaci tra cui il leader politico Radovan Karadzic, e il suo comandante militare, Ratko Mladic, per Srebrenica.
Ma Putin non è Karadzic e il tenente colonnello Asanbekovich, comandante dei russi che il 31 marzo hanno smobilitato da Bucha, non è Mladic. È un potenziale massacratore venuto da Oriente, e quasi certamente non il solo «boia» di Bucha.
Difficile cavare ragni dai buchi pensati ad hoc da Mosca. Ne abbiamo prove recenti. Il team internazionale di tecnici che dal 2014 indaga sul disastro aereo dell’MH17 ha lanciato appelli alla ricerca di testimoni, chiedendo lumi all’interno della gerarchia militare e amministrativa per sapere chi ha dato via libera al lancio del missile che ha distrutto il Boeing della Malaysia Airlines che attraversava l’Ucraina orientale. Telefonate intercettate mostrano leader del gruppo armato Repubblica popolare di Donetsk (Dpr) in contatto con funzionari del governo russo.
Ma di chiarimenti neppure l’ombra, solo 4 sospetti che avrebbero partecipato alla dislocazione del missile. Dei vertici del Cremlino non c’è traccia, solo pedoni sacrificabili. Stessa cosa in Siria.
Indagine impantanata e fake news per sviare dai veri responsabili di crimini
(da il Giornale)
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