Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
NON SPICCANO CERTO PER TECNOLOGIA E SONO DATATE
Le armi date dall’Italia all’Ucraina per difendersi dall’invasione della Russia non sono state
accolte con grande entusiasmo dall’esercito di Kiev. Perché, spiega oggi Gianluca Di Feo su Repubblica, il contributo bellico del Belpaese non spicca per innovazione tecnologica.
Per questo sui social network hanno più fortuna i missili Javelin dati dagli americani o le forniture made in Uk. Anche se da Pratica di Mare sono arrivati i missili terra-aria Stinger e i razzi controcarro Panzer Faust. Ma in numeri limitati visto che dalla fine della Guerra Fredda il parco armi non è stato rinnovato. Molti di questi razzi sono stati usati nelle missioni afghane e irachene. Poi ci sono i missili Milan, che sono ritenuti ancora efficienti anche se il progetto risale al 1993: ma il personale ucraino deve venire addestrato per usarli.
Lo stesso problema hanno i mortai da 120 millimetri – anche questi usati in Afghanistan – che si trovavano nelle prime liste di aiuti. Tutti elementi che non hanno entusiasmato i militari di Kiev, tanto che non sono mai comparsi al fronte.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
MA CI SONO ALTRI INDIZIATI
Si chiama Omurbekov Azatybek Asanbekovich, è il comandante dell’unità militare 51460, 64esima brigata di fucilieri motorizzati. E secondo gli ucraini sarebbe il responsabile del massacro di Bucha. Di certo era lui il comandante delle truppe russe il 31 marzo, giorno in cui le truppe russe hanno lasciato la cittadina. Ad accusarlo ieri sono stati gli attivisti di InformNapalm, che hanno detto che Asanbekovich, che ha circa 40 anni, fa parte dei buriati, la più grande minoranza etnica di origine mongola della Siberia. Per muovere guerra all’Ucraina l’unità 51460 è partita da Knyaze-Volkonskoye, nel territorio di Khabarovsk, nell’estrema Russia orientale.
La strage dei buriati?
«Siamo riusciti a trovare anche l’indirizzo di casa del boia russo», ha scritto InformNapalm, annunciando la pubblicazione di dati, archivi e spiegazioni su come trovare il comandante russo. «Ogni ucraino dovrebbe conoscere i loro nomi. Ricordate. Tutti i criminali di guerra saranno processati e assicurati alla giustizia per i crimini commessi contro i civili dell’Ucraina», si legge nella dichiarazione della Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina. E a seguire l’elenco dettagliato di 87 pagine con i nomi degli oltre 1.600 soldati russi ritenuti coinvolti nel massacro di Bucha. Truppe che in parte rispondono al tenente colonnello Asanbekovich. Nell’elenco i soldati sono identificati con grado militare, nome e cognome, data di nascita ed estremi del passaporto. Per molti di loro c’è l’indicazione soldato semplice.
Tra i cognomi anche alcuni tra i più diffusi in Cecenia. Per gli attivisti, in base alle informazioni che hanno avuto, sono stati i militari di questa unità a commettere crimini di guerra nelle città di Bucha, Gostomel e Irpin’, nella regione di Kiev.
I residenti di Bucha dal canto loro hanno raccontato al sito di news Obozrevatel che i soldati russi sono «semplicemente andati di cortile in cortile sparando a tutti gli uomini e ai ragazzi. Tra di loro abbiamo riconosciuto buriati con gli occhi stretti e lunghi». Ma va segnalato che nell’elenco pubblicato dall’intelligence ucraina il nome di Omurbekov Asanbekovich non c’è. Il Corriere della Sera scrive che le informazioni sono state rilasciate anche da Anonymous e sembrerebbero provenire dalla lista di 120 mila soldati russi pubblicati da un giornale di Kiev nei giorni scorsi.
Nell’area però si trovavano anche carristi della Guardia, ovvero la 36esima armata del distretto dell’estremo oriente militare russo. Oltre ad elementi del 36esimo reggimento parà della 98esima divisione aerotrasportata. Ieri intanto il New York Times ha mostrato le immagini satellitari dei cadaveri in strada risalenti a più di 3 settimane fa, quando le milizie russe erano ancora presenti nella città. Mentre la bandiera che si vede nella foto dell’unità 51460 è quella della repubblica di Sachs, Yakutia, lontana sette fusi orari ad est di Bucha, una degli ottantacinque “soggetti” amministrativi della Federazione Russa.
Il Nyt sostiene che da successivi confronti e verifiche si possa dedurre che i cadaveri siano apparsi per le strade tra il 9 e l’11 marzo. La loro posizione – e la distanza da altri oggetti sulla stessa strada come auto abbandonate e alberi – sembra coincidere con le immagini registrate e trasmesse sabato scorso da un consigliere comunale.
Quelle in cui si vede un veicolo circolare lungo Yablonska Street evitando di investire i cadaveri che giacciono in strada. Repubblica racconta oggi in un articolo a firma di Daniele Raineri che il primo aprile sul canale tv del ministero della Difesa russo è comparsa un’intervista al maggiore Aleksej Szabulin. L’uomo con tanto di passamontagna ha raccontato che nei giorni precedenti i suoi fanti hanno “ripulito” proprio le aree di Hostomel, Bucha e Ozura. La parola “zachistka” veniva associato durante il conflitto di Cecenia ai rastrellamenti delle truppe russe. Si parla dei giorni che vanno dal 27 marzo al primo aprile. Che quindi sono compatibili dal punto di vista temporale con il ritrovamento delle immagini.
Fino al 24 marzo nella stessa area si trovavano i ceceni della Rosgvardia, la Guardia Nazionale di Putin che ha trovato tra le sue fila anche chi si è rifiutato di obbedire all’ordine di andare in guerra, è stato licenziato e ha fatto causa a Mosca.
L’indagine indipendente
La Rosgvardia ha compiti di controllo dei territori conquistati, ma dopo quella data i russi hanno trasferito i ceceni nel Donbass. Ma lo stesso quotidiano avverte che i massacri potrebbero essere avvenuti in tempi diversi e per mani diverse. Le foto dell’agenzia di immagini satellitari Maxar mostrano che accanto alla chiesa di Sant’Andrea di Bucha a partire dal 10 marzo si comincia a scavare una fossa comune. L’agenzia di stampa Afp ha scritto che in quell’area sono stati trovati 57 corpi, in gran parte bruciati. Secondo InformNapalm il maggiore Szabulin in realtà sarebbe Aleksej Bakumenko. Ieri anche Slidstvo.info ha pubblicato informazioni sui soldati russi presenti a Bucha. Tra questi c’era chi si vantava di tagliare le orecchie agli ucraini sui social network.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
I CADAVERI IN STRADA DA SETTIMANE, QUANDO LA CITTA’ ERA IN MANO AI RUSSI
Hanno provato in tutti i modi a negare un vero e proprio massacro di civili. Hanno prima
dato adito a paradossali teorie del complotto parlando di messinscena, scambiando il movimento di una goccia d’acqua sul finestrino per quello del braccio di un cadavere.
Poi, decaduta questa prima bufala, hanno iniziato a dire: non sono stati i russi, ma gli ucraini. E ora cosa potranno inventarsi i negazionisti? Perché le immagini satellitari di Bucha pubblicate dal New York Times raccontano quella verità negata da chi ha deciso di vivere nella posizione di megafono del Cremlino.
Le immagini sono state analizzate dal Visual Investigations team del quotidiano newyorkese. Si tratta di fotografie tratte dal satellite e che immortalano la situazione per le strade di Bucha – un sobborgo alle porte della capitale Kyiv – in data 11 marzo. La data è fondamentale, visto che la Russia e i negazionisti avevano messo in dubbio la cronistoria di quelle barbare uccisioni. Perché in quella data la cittadina ucraina era nelle mani dell’esercito russo. E nel video pubblicato dal New York Times si mostrano le posizioni in strada di quei corpi, purtroppo senza vita, immortalato poi nei giorni successivi alla liberazione.
Lo scorrere di quelle immagini è tragico e straziante. Per tre settimane quei cadaveri sono rimasti all’addiaccio, senza neanche essere coperti da un lenzuolo. Fino alla liberazione di Bucha e alla perlustrazione dei militari ucraini. Il video mostra 11 corpi, un numero solamente parziale rispetto al totale di quel massacro.
I complottisti dell’ultima ora, adesso, sostengono che quelle vittime potrebbero esser stati colpiti dai militari ucraini nei loro assalti missilistici contro le truppe russe. Dinamica che si smentisce, purtroppo, facilmente.
Non solo per la data di quel confronto fatto dal New York Times, ma anche perché molti di quei corpi sono stati ritrovati con le mani legate e con segni di una vera e propria esecuzione. Con mitra, fucili e pistole. Non con le bombe. E in quella data, per le strade di Bucha c’erano solamente i militari inviati dal Cremlino.
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
IL CREMLINO SOSTIENE CHE I SUOI SOLDATI SIANO ANDATI VIA IL 30 MARZO
A vederli gettati alla rinfusa nella trincea scavata di fresco, questi poveri corpi sembrano cose, manichini dalle apparenti sembianze umane confusi nella terra sabbiosa. I militari ucraini, assieme ai volontari della difesa civile, nelle ultime ore li hanno deposti in sacchi di plastica nera, ma ancora emergono mani rattrappite, unghie annerite di sangue rappreso e stracci di vestiti, giacche strappate.
I russi dicono che è una montatura degli ucraini, ma le immagini satellitari diffuse ieri sera dal New York Times mostrano che diversi cadaveri erano già per le strade di Bucha l’11 marzo.
Il confronto con un video girato il 2 aprile da un consigliere locale mostra i corpi nelle stesse posizioni. Viene da paragonare tutto questo al modo in cui noi trattiamo i nostri defunti.
Come possiamo immaginare civili torturati e abbandonati nell’agonia?
Come accettare l’idea di donne, vecchi e bambini trucidati a sangue freddo, l’immagine di uomini fucilati con le mani dietro la schiena, o ancora il fetore di un massacro insepolto?
E, invece, eccoli questi fagotti informi, alcuni dei quali sono stati lasciati per settimane a decomporsi sul selciato delle strade sconvolte dalle bombe e nelle cantine dove adesso vengono via via trovati dalle squadre di soccorso.
«Guardate qui attorno» Li abbiamo visti ieri nei pressi della basilica di Bucha, una decina di sacchi neri appoggiati gli uni sugli altri che attendevano di essere portati via, senza cerimonie, senza nessuno che li piangesse. Quanti sono in tutto? Due giorni fa soltanto qui erano una quarantina, la zona viene via via ripulita.
«Se guardate qua attorno forse ne troverete altri. Potrebbero essere ancora centinaia. Occorre cercare tra la terra smossa dei giardini, nelle abitazioni, dentro le cisterne, ma soprattutto nelle macchie di bosco e lungo il fiume», dice Oleg Anatolienko, il poliziotto 43enne di guardia al quartiere della chiesa. Le autorità ucraine sostengono di avere recuperato e identificato sino ad ora oltre 410 cadaveri nella trentina di villaggi attorno a Kiev appena evacuati dall’esercito russo in ritirata verso la Bielorussia.
A dire il vero, sembra piuttosto una rotta. Il Pentagono conferma che almeno due terzi delle forze russe, che componevano l’armata originariamente destinata a conquistare la capitale, negli ultimi quattro giorni sono usciti dai confini dell’Ucraina. Anche qui a Bucha i soldati ucraini non temono contrattacchi, almeno per il momento, possono così concentrarsi sulla ricerca dei morti, sull’assistenza ai sopravvissuti e soprattutto sullo sminamento della regione.
«I russi ritirandosi hanno lasciato montagne di proiettili inesplosi e migliaia di mine, molte innescate come bombe trappola per boicottare la nostra opera di bonifica», aggiunge Oleg.
Parola d’ordine «Zviak», che in ucraino significa chiodo. Ce la dicono nel primo pomeriggio i volontari che portano cibo e medicine e improvvisamente i posti di blocco sulla strada per Bucha diventano più facili da passare.
Si trova 37 chilometri a nord della capitale, arrivandoci non è difficile capire il motivo dell’importanza: è il nodo stradale che arrivando dalla Bielorussia garantisce di imboccare le grandi arterie che conducono facilmente a Maidan.
I russi dovevano prenderla, necessitavano dei carri armati per battere la guerra partigiana, fatta di barricate e bottiglie molotov, che li attendeva nella cerchia metropolitana di Kiev. Poco prima c’è la zona dell’aeroporto di Hostomel, dove i russi già la mattina del 24 febbraio avevano paracadutato le loro teste di cuoio per poi puntare sugli uffici del governo di Zelensky. Oggi la sfioriamo appena.
E subito dopo ci sono i resti carbonizzati degli edifici belli e delle ville con piscina a far comprendere la vastità prolungata della battaglia: Bucha è ormai un grande campo di macerie. Non c’è costruzione che non sia stata colpita. I palazzi del centro sono inabitabili, le strade deserte, con detriti di ogni genere che ci costringono a continue gimcane per non forare. I pochi civili rimasti si muovono come fantasmi tra i rottami, quasi tutte le auto e i bus ai lati delle strade sono danneggiati dai proiettili, sui sedili macchie di sangue.
I testimoni insistono sulle rapine dei soldati russi. «Telefonavano alle loro famiglie a casa e chiedevano cosa dovessero rubare», racconta Tatiana, 35 anni. «La moglie di uno ha chiesto che lui prendesse il computer di nostra figlia per darlo alla loro».
Un uomo mostra le carte di credito ancora sparse per strada. «Ci prendevano i portafogli. Rubavano nelle cucine, volevano vodka e sigarette. Ma qui hanno cercato di portarsi via anche le tegole che usavamo per rifare il tetto».
Proprio nella centrale Vokzalna, la via che porta alla stazione ferroviaria, il 56enne Dmytro ha resistito per quasi un mese e mezzo sotto le bombe con il padre Grigory di 85 anni. «I russi sono venuti a prendersi i nostri cellulari. Non siamo mai usciti di casa, troppa paura: dormivamo a terra per evitare le schegge. Tre giorni fa abbiamo guardato per la prima volta fuori dal cancello e sulla strada abbiamo visto quindici persone uccise a colpi di mitra, tutti i nostri vicini che avevano deciso di restare», racconta.
A poche decine di metri da loro si trovano i resti carbonizzati di un’intera colonna blindata russa. Decine di carri armati e mezzi logistici ridotti a ferraglia annerita. Fu il 27 febbraio. I partigiani locali colpirono il tank di testa e quello di coda: gli altri rimasero intrappolati e per i droni e le artiglierie ucraine fu un gioco da ragazzi colpirli uno a uno. Non è da escludere che proprio allora sia iniziata la vendetta: soldati impauriti decisi a prendersela vigliaccamente con i civili. Dietro l’angolo ci sono i resti di un’auto carica di valigie devastata dai proiettili, si vedono a terra giocattoli e vestitini.
L’accusa di violenze sessuali continua a venire ripetuta. All’una del pomeriggio arriva in visita il presidente Zelensky. «A Bucha si è consumato un genocidio», dichiara, quindi si rivolge alle madri dei soldati russi: «Anche se avete cresciuto dei saccheggiatori, come possono essere diventati dei macellai? Hanno trattato gli ucraini peggio degli animali».
Uscendo dal centro incontriamo diverse chiazze di sangue, i locali mostrano il luogo dove hanno raccolto gli uomini fucilati con le mani legate e persino la bicicletta dell’anziana la cui foto ha fatto il giro del mondo. A terra c’è ancora la sua borsetta aperta: occhiali da vista infranti, un tubetto di crema per le mani, un barattolo di legumi.
(da il “Corriere della Sera”)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
ALMENO DIECI VITTIME, TRA CUI UN BAMBINO
Ancora bombe a grappolo, quelle vietate dalla Convenzione di Ginevra. Ancora un
attacco a un nosocomio che, secondo il diritto internazionale, non dovrebbe essere mai colpito. Neanche nel bel mezzo di una guerra.
Le immagini mostrano la situazione all’esterno dell’Ospedale pediatrico di Mykolaiv – città che da settimane sopravvive sotto il peso delle bombe -, colpito nella giornata di ieri dalle forze armate russe che stanno proseguendo nella loro offensiva nel Sud dell’Ucraina.
Il video è stato pubblicato da Jake Godin, giornalista investigativo di Bellingcat, e mostra la situazione dell’ospedale Mykolaiv colpito dalle bombe a grappolo.
E l’utilizzo di bombe a grappolo – vietate dalle convenzioni internazionali – è testimoniato anche da altre immagini, come quelle scattate dal giornalista italiano – inviato Rai in Ucraina – Giammarco Sicuro.
E lo stato maggiore di Kyiv, parla di alcuni morti e diversi feriti a causa di quell’attacco. Tra di loro non solo adulti civili, ma anche alcuni bambini:
“Le truppe russe hanno effettuato il bombardamento di Mykolaev con munizioni vietate dalla Convenzione di Ginevra. Quartieri civili e istituzioni mediche, in particolare – l’ospedale pediatrico era sotto il fuoco nemico. Ci sono morti e feriti, compresi i bambini”.
Numeri ancora da confermare, ma già si parla di 10 persone morte nei bombardamenti (non solo quello all’Ospedale) e di una piccolissima vittima che si trovava all’interno del nosocomio quando sulla struttura sono piovute quelle bombe a grappolo.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 5th, 2022 Riccardo Fucile
PER CONSENTIRNE L’INDIVIDUAZIONE IN CASO DI DECESSO
Immagini di una guerra che sta colpendo civili innocenti.
Famiglie distrutte, bambini uccisi sotto le bombe e le raffiche di quelle armi che sparano all’impazzata non fermandosi neanche davanti ai corpi indifesi di quei piccoli. La paura continua a essere altissima nelle varie città del Paese.
Timore acuiti da quel suono sordo e continuo delle esplosioni che proseguono dall’alba del 24 febbraio scorso. E le madri ucraine sono le persone più impaurite da questa situazione. Non solo per la loro sorte, ma anche per quella dei loro figli.
E per questo, dopo i bigliettini inseriti nei giubbotti dei bambini, alcune donne hanno iniziato a scrivere sulla pelle di quei piccoli i nomi e i numeri telefonici. Tutti i riferimenti per cercare di trovare una via di fuga in caso di uccisione.
“Le madri ucraine scrivono i loro contatti familiari sui corpi dei loro figli nel caso in cui vengano uccise e il bambino sopravviva. E l’Europa sta ancora discutendo di gas”, si legge nel tweet pubblicato dalla giornalista del Kyiv Indipendent Anasatasiia Lapatina, condividendo anche le immagini di una bambina.
Perché la paura di morire sotto il peso delle bombe e delle esplosioni è tanta. Lasciando scritto sulla pelle dei bambini nomi, numeri di telefono e altri riferimenti, l’obiettivo è quello di salvaguardare i più piccoli: in caso di decesso della madre, i soccorritori potranno contattare gli altri parenti di quei bambini e risalire alla loro identità.
Immagini strazianti di una guerra che colpisce sempre più i civili innoscenti.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile
LA FINLANDIA STA PENSANDO DI CHIEDERE DI ENTRARE A FAR PARTE DELLA NATO – LA PREMIER, SANNA MARIN: “IL RAPPORTO CON LA RUSSIA E’ CAMBIATO IN MODO IRREVERSIBILE”
Che fine stratega Putin: ha invaso l’Ucraina perché si sentiva minacciato dalla NATO e
come risultato otterrà altre truppe atlantiche ai suoi confini. La Finlandia sta seriamente pensando di unirsi all’Alleanza nel giro di qualche mese.
“Decideremo durante questa primavera”, dice ora la premier Sanna Marin: “Dobbiamo valutare gli effetti a breve e a lungo termine. Allo stesso tempo, dobbiamo tenere a mente il nostro obiettivo. Garantire la sicurezza della Finlandia e dei finlandesi”.
Il rapporto con la Russia è cambiato “in modo irreversibile” dopo l’aggressione all’Ucraina, e “ci vuole molto tempo e lavoro per ripristinare la fiducia”.
La rottura della storica neutralità di Helsinki era uno scenario impensabile appena un paio di mesi fa, e che ora appare sempre più realistica. Come reagirà “Mad Vlad”?
L’eventuale entrata della Finlandia nella Nato è una ipotesi alla quale si sta lavorando. Una discussione iniziata ma non ancora risolta, tuttavia inevitabile alla luce del cambio di opinione nella maggior parte della popolazione dopo l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina.
Uno scenario impensabile fino all’anno scorso, vero è che molti politici sono ancora scettici, ma di cui si deve tenere conto. E quanto ha detto il Segretario Generale per gli Affari Esteri Matti Anttonen in un incontro con la stampa all’ambasciata di Finlandia in occasione della sua visita a Roma oggi.
Una visita già pianificata, ha precisato, ben prima della guerra. Si è parlato del possibile ingresso nella Nato, per il quale è al vaglio una proposta che verrà presentata in Parlamento tra tre settimane, e che potrebbe presto interessare anche la Svezia.
Ribadita oggi pomeriggio, nel corso dell’incontro con i giornalisti, la neutralità della Finlandia, in prima linea tuttavia per aiutare le popolazioni vittime di una guerra frutto, secondo le fonti diplomatiche, non di una decisione ma di calcoli sbagliati. Per la Russia il conflitto è stato una catastrofe democratica pubblica, sostengono le fonti diplomatiche di Helsinki, considerato che tutti in Europa da un mese non parlano di altro.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile
PREVEDE “SCAMBIO DI INFORMAZIONI” IN VARI AMBITI… IN UN SECONDO ACCORDO, FIRMATO A NOVEMBRE 2018, SI PARLA DI “RICONOSCIMENTO DELLA RUSSIA COME PARTNER IMPRESCINDIBILE DEL SISTEMA DI SICUREZZA INTERNAZIONALE”
L’accordo di partenariato “paritario e confidenziale” tra la Lega e Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, è stato siglato il 6 marzo 2017. […] A marzo 2017, il Carroccio non ha potuto discutere i termini dell’accordo già preparato da Mosca. A rivelarlo è Report, programma d’inchiesta di Sigfrido Ranucci, nella prima puntata della nuova stagione che andrà in onda stasera su Rai 3.
Il patto con la Lega Nord fu firmato a Mosca il 6 marzo 2017 da Matteo Salvini e dal responsabile Esteri di “Russia Unita”, Sergej Zheleniak. Il segretario del Carroccio era volato a Mosca per un bilaterale con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e parlò di “accordo storico”.
Il testo integrale, come recita l’articolo 1, prevede un partenariato tra la Federazione russa e la Repubblica italiana che si basi sullo scambio di “informazioni su temi di attualità, sulle relazioni bilaterali e internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera della struttura del partito, del lavoro organizzato, delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico, così come in altri campi di interesse reciproco”.
L’accordo quinquennale scadeva il 6 marzo scorso e si è rinnovato automaticamente: via Bellerio ha provato a minimizzare (“Non è mai stato operativo”), ma nel patto c’è una clausola secondo cui una delle due parti deve comunicare la disdetta “entro e non oltre sei mesi dalla scadenza”. E questo non è avvenuto. L’accordo quindi è tutt’oggi in vigore, mentre Putin invade l’Ucraina. Salvini, incalzato dal cronista di Report Danilo Procaccianti, non ha risposto alla domanda se l’accordo sia ancora valido.
Un anno dopo la firma del patto, la Lega forma il governo con il M5S. Il 17 ottobre 2018 poi Salvini vola a Mosca per partecipare a un panel di Confindustria Russia e il giorno dopo, il 18, avviene l’incontro dell’hotel Metropol tra l’esponente leghista Gianluca Savoini, Gianluca Meranda, Francesco Vannucci e tre russi: su quell’incontro la procura di Milano nel luglio 2019 ha aperto un’inchiesta, ancora in corso, per corruzione internazionale in cui si ipotizza una compravendita di petrolio con lo scopo di alimentare le casse della Lega. Un mese dopo, agosto 2019, Salvini fa cadere il governo Conte-1.
Nel novembre 2018, inoltre, il movimento giovanile della Lega Nord rappresentato da Andrea Crippa (oggi vicesegretario) e la Giovane Guardia di Russia Unita firmano un memorandum di cui Report rivela il contenuto: nel testo si parla di “riconoscimento della Russia come partner imprescindibile del sistema di sicurezza internazionale”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Aprile 4th, 2022 Riccardo Fucile
E’ IL SEMINTERRATO DI UN OSPEDALE PSICHIATRICO
A Bucha l’esercito ucraino ha trovato una camera di tortura usata dai soldati russi per
nascondere cinque cadaveri di civili piegati in avanti e con le mani legate dietro la schiena.
A riportarlo è l’agenzia Unian. Il luogo scelto dai russi di Putin è un seminterrato di un ospedale locale per bambini chiamato Radiant.
Bucha è tristemente nota per essere diventata la città in cui i russi avrebbero compiuto una vera e propria strage di civili. Diversi i cadaveri abbandonati per strada.
Ma ci sono anche corpi di donne, anziani e bambini trovati con gravi ferite alla testa e mani legate.
Abusi commessi prima che l’esercito russo lasciasse la regione di Kiev.
(da agenzie)
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