Aprile 3rd, 2022 Riccardo Fucile
LE TESTIMONIANZE AL GUARDIAN E AL TIMES
A Bucha, appena fuori Kiev, almeno 300 persone sarebbero sepolte nelle fosse comuni, e
i corpi di 20 civili sono stati rinvenuti in strada con le mani legate. Alcune ore dopo le notizie trapelate dalla città ucraina liberata dalle forze russe, il Guardian ha raccolto le testimonianze di alcuni abitanti.
Halyna, 55 anni, sta ancora cercando il corpo di suo marito, Oleg, 62 anni, morto per mano dei russi il 5 marzo a Bucha, mentre con un’altra famiglia stavano tentando di fuggire da quell’inferno.
Avevano deciso di lasciare quella piccola cittadina, erano in viaggio quando le due auto in cui viaggiavano sono state prese di mira da un blindato russo. Nelle auto c’erano Oleksandr con la moglie Margarita e i due figli di 8 e 4 anni. Dietro, invece, in un’altra auto, c’erano Oleg, la moglie Halyna e Tetiana, madre della moglie di loro figlio, Roman.
A sopravvivere sono stati Oleksandr (che ha perso una gamba, mentre la moglie e i figli sono stati uccisi) oltre ad Halyna, Tetiana e suo figlio Roman.
Oleg, invece, non ce l’ha fatta e il suo corpo è rimasto in auto per cinque giorni visto che i russi non avrebbero permesso che fosse rimosso. Roman, adesso, vuole trovare il corpo di suo padre.
«Mi hanno detto: “Facciamo solo il nostro lavoro”»
Il Times, invece, parla della storia di Maria Dabizhe, 80 anni. I russi erano arrivati a Bucha pochi giorni dopo l’inizio della guerra. «Sono venuti a casa mia. Ho chiesto loro cosa stessero facendo lì», ha detto. «Mi hanno detto: “Stiamo solo cercando di fare il nostro lavoro”». Quando le hanno portato del cibo, lei lo ha preso. Nel frattempo assisteva, impotente, ai bombardamenti. Successivamente, quando i soldati hanno cominciato a ritirarsi, combattendo senza sosta contro gli ucraini, Maria ha capito quello che era successo davvero in quei giorni, e ha scoperto che i suoi vicini erano stati legati e giustiziati.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2022 Riccardo Fucile
UN VIDEO TAGLIATO IN TRE PUNTI PER AVALLARE UNA FANDONIA, SMENTITA DAI GIORNALISTI CHE ERANO PRESENTI AL BOMBARDAMENTO
Sarebbe stata rapita dall’esercito russo Marianna Vyscemyrska, la donna diventata simbolo dei bombardamenti sull’ospedale pediatrico di Mariupol. A dare la notizia è il giornale ucraino online Obozrevatel, dopo la pubblicazione da parte dei media russi di un video in cui la giovane influencer dichiara che l’ospedale in cui si trovava veniva usato come base militare dall’esercito ucraino
Marianna Vyscemyrska era stata fotografata mentre abbandonava la struttura pediatrica della città nel Sud del Paese dopo l’attacco delle truppe di Mosca.
La stampa russa, però, aveva sostenuto che l’edificio bombardato non solo non venisse più usato come ospedale ma che, addirittura, Vyscemyrska avesse indossato abiti diversi per farsi scattare delle immagini strategicamente studiate.
Qualche giorno dopo il raid, la giornalista ucraina, Olga Tokariuk, aveva poi dato la notizia del parto della ragazza, smentendo la propaganda russa.
Ora, i suoi parenti fanno sapere che Marianna si trova in mano ai russi. Già da tempo, come riporta Rai News, la famiglia della giovane avrebbe chiesto di portarla sul territorio controllato dall’Ucraina, perché immaginavano che i russi l’avrebbero utilizzata per i loro scopi propagandistici.
E il video pubblicato e diffuso dai media russi – poi ripreso in rete da quella che la testata ucraina Obozrevatel definisce “la propaganda russa” – ne sarebbe la prova.
Nel video, infatti, Marianna conferma quella che è di fatto la versione del Cremlino sugli eventi legati all’ospedale di Mariupol: sarebbe stato una base militare sotto il controllo delle truppe di Kiev.
Ma, come fa sapere la giornalista ucraina, Olga Tokariuk, è molto probabile che – se la notizia del rapimento venisse confermata – le parole della giovane sarebbero il frutto di una mirata propaganda russa volta a mettere in cattiva luce la resistenza ucraina.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 3rd, 2022 Riccardo Fucile
ARRIVATO IL CONVOGLIO DI VIVERI DELL’ENPA DI VERONA PARTITO DIECI GIORNI FA
Non ha mai perso le speranze Andrea Cisternino, l’italiano bloccato a Kyiv proprietario di
un rifugio per animali che aveva deciso di proteggere anche a costo della vita.
E ora, finalmente, le scorte di cibo, acqua e medicine l’hanno raggiunto.
A dare la notizia per primo è stato il giornalista Claudio Locatelli, con una commovente foto condivisa sui social e che in pochissimo tempo è stata ricondivisa da migliaia di utenti. “Ce l’abbiamo fatta, tutti insieme. Le lacrime incredule di Natasha nel vederci sono tutto…NESSUNA RESA”, ha scritto su Facebook.
Ex fotografo di origini lombarde, Andrea Cisternino, allo scoppio della guerra, aveva deciso di non abbandonare il suo rifugio Kj2, distante pochi chilometri di Kyiv e facente parte di quei territori attorno alla capitale ucraina occupati dai militari russi inviati dal Cremlino.
Le scorte di acqua e cibo si erano fatte sempre più esigue e per salvare il suo staff e i suoi circa 400 animali (tra cui cani, gatti ma anche animali da fattoria e cavalli), aveva lanciato un appello.
Un convoglio di viveri era partito dall’hub Enpa di Verona il 23 marzo scorso ed in poco tempo era arrivato prima in Polonia, e da lì a Leopoli e infine alla periferia di Kiev.
Ma per giorni non è stato possibile completare l’“ultimo miglio”, cioè i pochi chilometri tra l’hub della Ong SaveUkraine e il rifugio di Andrea Cisternino. Il territorio intorno, infatti, era sotto il controllo russo e non era permesso entrare o uscire.
Il caso del 63enne lombardo ha avuto moltissima risonanza, sia in Italia che in Ucraina, tanto che l’appello è stato accolto dal Governo ucraino che ha fatto sapere si metterà in contatto con lui per far entrare la Croce Rossa nell’area occupata dai russi. “Il rifugio Kj2 Italia di Andrea Cisternino a Kyiv ha finalmente ricevuto i nostri aiuti”, ha dichiarato la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi. “È finito un incubo per gli animali e per le persone. Siamo felici per l’esito di una missione lunga, difficile e rischiosa che ha richiesto impegno, passione e lucidità”.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
“WASHINGTON NON GRADISCE UN SOVRANISTA A PALAZZO CHIGI“… CERCASI QUALCUNO DI PRESENTABILE
Giorgia Meloni lo sa: anche se il centrodestra vincesse le elezioni e il suo fosse il primo partito della coalizione potrebbe non sedere l’anno prossimo sulla poltrona di palazzo Chigi.
Perché è questa la notizia che comincia a circolare negli ambienti di Fratelli d’Italia più vicini alla leader.
I motivi sono due: da un lato la paura di “bruciarsi”, di fare la fine di Silvio Berlusconi messo alla porta dall’Unione Europea a colpi di spread.
Dall’altro lato il “niet” nei suoi confronti che, al di là dei tanti incontri di accreditamento fatti negli ultimi tempi, ancora permane da parte di Washington e Bruxelles.
Insomma, ai piani alti di Fratelli d’Italia stanno seriamente pensando che anche in caso di vittoria potrebbe essere meglio stare fermi un giro e procurarsi un piano B.
In futuro si vedrà, magari quando e se ci sarà di nuovo un repubblicano alla Casa Bianca. Perché è proprio questo il più grande ostacolo: il democratico Joe Biden.
Il dipartimento di Stato non ne vuol sapere di ritrovarsi in un Paese sempre più fondamentale per l’alleanza Atlantica come l’Italia un sovranista a palazzo Chigi dopo aver sconfitto Trump negli Stati Uniti.
Tanto più con i venti di guerra che soffiano dall’Ucraina.
D’altra parte che i rapporti con Washington e con l’Europa siano ai minimi termini lo dimostrano anche le recenti parole pronunciate da Giorgia Meloni: “Joe Biden si sta dimostrando del tutto inadeguato” mentre “sono inutili e inesistenti i vertici dell’Ue“
Decisamente non il modo migliore per accreditarsi da parte di un potenziale presidente del consiglio italiano.
Così ai piani alti di Fratelli d’Italia comincia a prendere piede l’ipotesi di trovare un candidato condiviso con gli altri partner di centro-destra, un “papa straniero” da presentare agli elettori prima delle elezioni.
Insomma, meglio fare un passo indietro per il bene della coalizione piuttosto che andare a palazzo Chigi e poi ritrovarsi a governare senza il benestare di Washington e Bruxelles. Cosa che non ha mai portato fortuna a chi ci ha provato.
(da TPI )
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
FDI 21,8% , PD 21,7%, LEGA 15,8%, M5S 12,5%
Sondaggi politici, continua la ‘fuga’ dell’estrema destra di Fratelli d’Italia e del partito
democratico, mentre continua la crisi di Salvini.
Il partito di Giorgia Meloni resta primo col 21,8% delle preferenze, mentre i democratici salgono dello 0,1 rispetto a sette giorni fa e si assetano al 21,7. E’ quanto emerge dal sondaggio Dire-Tecnè realizzato l’1 aprile su un campione di mille persone.
Perde lo 0,1 la Lega, terza col 15,8%.
Il M5S recupera uno 0,2 e sale al 12,5%.
Per la seconda settimana di seguito resta ferma al 10,7% Forza Italia.
Seguono Azione e +Europa al 4,7%; Italia Viva al 2,6%; Europa Verde al 2,3%: tutte e tre perdono lo 0,1. Sinistra italiana ferma al 2%.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
E’ RIUSCITO A VIOLARE LA BANCA DATI DEL SITO DI CONSEGNA DEL CIBO ED E’ RIUSCITO A RISALIRE A QUELLI ARRIVATI DA AGENTI DEI SERVIZI SEGRETI E MILITARI RUSSI DIRETTAMENTE NEI LORO UFFICI …I FIANCHEGGIATORI DELL’EX PRESIDENTE FILORUSSO DELL’UCRAINA, YANUKOVICH, AVREBBERO TENTATO DI ROVESCIARE IL GOVERNO CON UN’UNITA’ DI SABOTATORI
L’intento del governo di Kiev è pure quello di smantellare possibili reti di fiancheggiatori dell’ex presidente filo-russo Yanukovich, che può tuttora contare su alti funzionari in settori vitali dello Stato e aspetta soltanto il momento di rientrare nella capitale, sostenuto dalle truppe di occupazione, per prendere il posto di Zelensky.
In tutto il Paese, sarebbe stato sventato il tentativo di rovesciare le autorità locali attraverso un’azione coordinata di unità di sabotatori filo-russi. Epurazioni sono avvenute del resto anche in campo russo, con defenestrazioni al vertice sia dei servizi d’Intelligence esterni con competenza sull’area ex Urss, accusati di aver sottovalutato le forze ucraine, sia nella Rosgvardia, la Guardia nazionale creata da Putin e attiva in questi giorni nell’invasione dell’Ucraina.
È di ieri la notizia, rilanciata e confermata dai segugi del sito Bellingcat, anche dell’arresto di un dipendente del gigante del food delivery russo, Yandex Food, che sarebbe riuscito a violare la banca dati del sito di consegna del cibo ripercorrendo gli ordini arrivati addirittura da agenti dei servizi segreti e militari russi direttamente nei loro uffici. In questo modo era possibile, oltre a conoscerne i gusti culinari, recuperare i molto più importanti dati personali, compresi gli indirizzi di casa e le targhe delle automobili, e in alcuni casi il traffico telefonico. Quindi l’attività spionistica.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
“CI BATTIAMO PER LA PACE, QUI NON SI FISCHIA NESSUNO“
Nell’ultimo weekend della campagna elettorale prima delle elezioni presidenziali francesi,
Emmanuel Macron ha tenuto il suo primo – e unico – comizio nel Palasport della Défense Arena di Nanterre, alle porte di Parigi, davanti a 35.000 persone entusiaste, che hanno intonato la Marsigliese prima del suo ingresso.
Il presidente francese ha esordito parlando della guerra russa in Ucraina, contro «chi bombarda la democrazia a poche ore da Parigi», riferendosi a Vladimir Putin. Subito dopo, alcuni fischi si sono levati dalle gradinate del Palasport.
Ma il leader di En Marche ha placato il pubblico, tentando di frenare i fischi che piovevano dalle gradinate: «Tutti i giorni ci battiamo per la pace, ma qui siamo tutti insieme e non si fischia nessuno». Un riferimento implicito ai comizi dei suoi avversari, in particolare a quelli di Marine Le Pen, già avversaria nella corsa all’Eliseo nel 2017 e attualmente seconda nei sondaggi, dietro il presidente francese.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
DOCUMENTAVA LE CONSEGUENZE DELL’AGGRESSIONE RUSSA
Levin, che lavorava per la testata Lb.ua, si era recato a Guta Mezhyhirsk per documentare le conseguenze dell’aggressione russa. Non si avevano sue notizie dal 13 marzo.
Raccontare la guerra sul campo ha un valore altissimo, ma ha anche un caro prezzo. Maxim Levin, il fotoreporter ucraino scomparso da giorni è stato trovato morto a pochi chilometri da Kyiv.
A riportare la notizia del ritrovamento del cadavere è stata la Lb.ua, testata per cui Levin lavorava.
Il giornalista, accompagnato da Oleksiy Chernyshov, militare in servizio ed ex fotografo, era andato lo scorso 13 marzo a Guta Mezhyhirsk per documentare le conseguenze dell’aggressione russa in Ucraina. I due, lasciata la macchina, si erano diretti verso il villaggio di Moshchub, un’area interessata da intensi combattimenti.
Secondo le informazioni preliminari rese note dall’ufficio del Procuratore generale di Kiev, il documentarista sarebbe stato ucciso da due colpi di arma da fuoco sparati dai soldati russi. Sulla sua morte è stato aperto un procedimento penale per omicidio.
Il caso è oggetto di indagine per violazione delle leggi e dei costumi di guerra (articolo 438 del codice penale ucraino), visto che Levin era disarmato ed è stato colpito mentre svolgeva il suo lavoro di fotoreporter.
Le indagini preliminari sono in corso, si stanno adottando misure per stabilire tutte le circostanze del reato, si legge nella nota.
Dall’inizio del conflitto, molti altri giornalisti hanno perso la vita. Tra di loro Yevheniy Sakun, cameraman ucraino di LIVE TV, ucciso il 1 marzo durante un attacco missilistico alla torre della TV a Kiev; Brent Renaud, giornalista statunitense ucciso da colpi di arma da fuoco a Irpin, il 13 marzo; Pierre Zakrzewski, operatore della telecamera di Fox News, e la giornalista ucraina Oleksandra “Sasha” Kuvshynova, uccia il 14 marzo a Horenka. Viktor Dedov, poi, è morto l’11 marzo a Mariupol a causa del bombardamento del suo appartamento. Dedov era uno degli operatori più importanti della stazione televisiva ucraina Sigma-TV.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2022 Riccardo Fucile
LA PELOSA SOLIDARIETA’ A SCOPPIO RITARDATO
Quella di Silvio Berlusconi è una posizione scomoda per commentare la guerra in
Ucraina: da un lato c’è la necessità di Forza Italia di seguire la maggioranza orientata su posizioni atlantiste fin dal giorno dell’invasione, mentre dall’altro c’è un profondo legame di amicizia che lo lega a Vladimir Putin.
Il suo partito ha sempre votato coerentemente con le indicazioni del governo, e oggi dal Congresso di “Verde è Popolare” di Gianfranco Rotondi l’ex cav prende apertamente posizione contro quella che definisce “un’aggressione militare inaccettabile”.
“Una crisi – ha spiegato Berlusconi – di fronte alla quale abbiamo un duplice dovere: quello di lavorare per la pace e quello di fare la nostra parte con l’Alleanza Atlantica, con l’Occidente, con l’Europa”. Sono le prime parole di Berlusconi sulla guerra in un discorso pubblico, anche se non ha mai menzionato Putin.
A preoccuparlo sono anche gli effetti delle tensioni sul nostro Paese e sugli alleati: “Insieme sosteniamo il governo Draghi, che noi abbiamo voluto e che deve durare fino alla fine della legislatura, per completare il buon lavoro fatto finora e per fronteggiare i disastrosi effetti della crisi ucraina sul mercato dell’energia e delle materie prime”.
A Rainews, il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani conferma che “Berlusconi ha fatto tutto quello che poteva per far cessare la guerra e non ci sono tentennamenti con la partecipazione alla Nato e all’Occidente”.
Il direttore della rivista italiana di geopolitica Limes Lucio Caracciolo aveva rivelato a Otto e mezzo qualche giorno fa di una telefonata dell’ex premier al presidente della Federazione russa: “Ma dall’altra parte, nessuno gli ha risposto”.
(da agenzie)
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