Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI 5 GIORNI SONO STATI COLPITI DIECI GRANDI DEPOSITI RUSSI DI MUNIZIONI PER L’ARTIGLIERIA, NUMEROSI DEPOSITI DI CARBURANTE, DIECI POSTI DI COMANDO E ALTRETTANTE CASERME… I FILORUSSI AMMETTONO: “STIAMO SUBENDO PERDITE ENORMI, MANCANO LE MUNIZIONI”
A questo punto bisogna chiedersi se l’invasione russa in Ucraina non è stata fermata in modo definitivo nel luglio 2022, grazie all’arrivo sul campo di battaglia dei lanciarazzi mobili Himars.
Può suonare come una domanda imprudente, ma l’impatto della nuova arma – capace di colpire un bersaglio a più di settanta chilometri con un margine di errore di nove metri – in soltanto tre settimane è difficile da esagerare.
Questo è Igor Girkin, ex comandante dei separatisti che sta dalla parte della Russia: «Negli ultimi cinque giorni sono stati colpiti dieci grandi depositi di munizioni per l’artiglieria, numerosi depositi di carburante, dieci posti di comando e altrettante caserme vicino al fronte e nelle retrovie. E anche molte postazioni di artiglieria e di difesa antiaerea. Il risultato: perdite enormi di soldati e di equipaggiamento. Quando ci decideremo a fare qualcosa?».
Lunedì i lanciarazzi americani hanno colpito quindici posizioni sparse lungo tutti i mille chilometri del fronte, anzi: molto dietro la linea del fronte, dove i russi fino a giugno pensavano di essere al sicuro. Dal Donbass fino alla regione di Kherson.
Uno di questi bombardamenti a Nova Kakhovka ha centrato un deposito di munizioni e ha creato un’esplosione notturna che è stata filmata dagli abitanti della zona ed è finita su tutti i siti di notizie del mondo, ma di colpi così ce ne sono tutti i giorni.
I russi hanno detto che in quella base vicino alle case non c’era materiale da guerra e che invece si trattava di un deposito di fertilizzante, ma si tratta di un tentativo di salvare la faccia – perché ci sono immagini del mattino dopo che mostrano i resti delle munizioni saltate in aria.
Non è chiaro se siano morti anche dei civili e quanti. Una persona che abita nella città occupata di Kherson e per cautela preferisce non vedere pubblicato il suo nome dice a Repubblica che i bombardamenti ucraini contro le posizioni russe sono festeggiati con discrezione da una parte della popolazione, perché vuol dire che quel territorio non è stato dimenticato e non è destinato a diventare un pezzo di Russia
Un blogger filorusso di Donetsk commenta così, dopo il bombardamento di due depositi di munizioni e carburante a Shakhtersk: «È dal 2016 che questi depositi militari sono nello stesso posto, non hanno mai cambiato posizione. Il nemico sa tutto di queste cose. E comunque non puoi nascondere un reparto militare, specialmente i depositi di munizioni.
Satelliti, spie, confessioni dei prigionieri, non è un segreto in città c’era buio e panico, le munizioni sono andate perdute Gli ucraini distruggeranno tutto sul territorio della Repubblica di Donetsk, sia le posizioni militari sia quelle civili. Io cerco di credere nella Russia, ma qui le conclusioni sono ovvie. Devono costruire qualcosa per trasportare le munizioni più lontano, non abbiamo ancora fatto nulla ma magari è arrivato il momento di farlo?».
Gli esperti leggono l’andamento della guerra in Ucraina anche grazie al sistema Firms della Nasa, che dallo spazio individua il bagliore dei fuochi a terra. Di solito serve a segnalare incendi, ma nel contesto del conflitto è capace di osservare in tempo reale gli scambi di artiglieria. Ebbene, è ancora presto per interpretare il dato, ma da qualche giorno il fuoco dell’artiglieria russa è in calo. Può essere che la distruzione dei depositi nelle retrovie cominci a fare effetto.
L’inviato del Telegraph dice che è così e che gli artiglieri russi sono increduli per la mancanza di munizioni. Nel Donbass i russi erano capaci di sparare dieci volte il numero di proiettili sparati dagli ucraini ed è grazie a questa potenza di fuoco superiore che a giugno hanno conquistato le città di Severodonetsk e di Lysychansk. Lo scopo degli ucraini, e delle intelligence occidentali che forniscono in tempo reale una quantità enorme di dati e di possibili opzioni, è mettere in crisi questa superiorità russa.
Domenica gli Himars hanno centrato un posto di comando nella regione occupata di Kherson e secondo fonti ucraine hanno ucciso un generale, quattro alti ufficiali della 20esima Divisione fucilieri motorizzati e centocinquanta soldati. Potrebbe essere un’esagerazione da parte ucraina, ma ieri fonti russe hanno cominciato a confermare e hanno dato i nomi di due comandanti morti.
E’ uscita la foto del comando – il tetto è stato centrato in pieno da un missile. Per ora i lanciarazzi americani in Ucraina sono otto. Lunedì sul Washington Post un editoriale firmato da Max Boot chiedeva: “Mandate sessanta Himars e mettiamo fine alla guerra”.
Il numero di Himars e sistemi affini (gli M270) è destinato a salire a venti entro la fine di luglio.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
IL GRUPPO ARISTON, BENETTON, BOGGI, UZZI UNICEM, DE CECCO, DIESEL, ARMANI E UNICREDIT SONO IN MODALITÀ “BUSINESS AS USUAL”, ALTRE OTTO STANNO PRENDENDO TEMPO. LE UNICHE AD AVER INTERROTTO COMPLETAMENTE LA LORO PRESENZA A MOSCA CON “RECISIONE CHIRURGICA” SONO GENERALI E ENEL
“Sono 13 le aziende italiane che lavorano in Russia come se nulla fosse”,
secondo il database aggiornato dalla School of Management dell’Università di YALE.
Fanno parte di un gruppo di 243 società di tutto il mondo in modalità “business as usual”, come prima del 24 febbraio.
Si tratta del Gruppo Ariston, che continua a operare e ad assumere, di Benetton, che continua ad operare, come Boggi, che opera in Russia anche con vendite online.
Le fabbriche di Buzzi Unicem sono in funzione in Russia e Calzedonia vende i suoi prodotti come prima dell’inizio della guerra, così come Cremonini.
De Cecco prosegue le operazioni e le vendite, Diesel opera in Russia normalmente, idem il Gruppo Fenzi, Fondital, opera e investe, Giorgio Armani prosegue le sue operazioni, così come Perfetti Van Melle e Unicredit. Altre otto aziende italiane stanno “prendendo tempo” (sono 160 in totale a farlo).
Sono imprese che “pur avendo sospeso investimenti, sviluppo e attività di marketing mantengono un business sostanziale”. In questa categoria ricadono Barilla che non pubblicizza più i suoi prodotti ma continua a produrre anche se solo pasta e pane.
Campari produce ma non investe. Delonghi ha sospeso nuove forniture e investimenti ma è presente in Russia e lo stesso vale per Geox.
Intesa Sanpaolo ha sospeso i nuovi investimenti e ha ridotto i nuovi finanziamenti. Maire Tecnimonet ha sospeso le attività commerciali. Il Gruppo Menarini ha sospeso la pubblicità e i nuovi investimenti ma la sua fabbrica in Russia continua a funzionare. Saipem ha bloccato nuovi investimenti.
Altre sette aziende italiane hanno “ridotto le loro operazioni” come 168 aziende nel mondo. Ci sono Eni, che ha sospeso la stipula di nuovi contratti e disinveste da investimenti per rubli, Ferrero che ha sospeso le attività non essenziali, Indesit, che ha bloccato la produzione a causa di “magazzini pieni”, Iveco ha sospeso le consegne ma le joint venture sono ancora operative.
Luxottica ha limitato le operazioni in Russia ai servizi medici. Pirelli ha sospeso nuovi investimenti in Russia e ridotto la produzione. Valentino ha sospeso la vendita di prodotti online ma “non ci sono informazioni sulle vendite” in presenza.
Altre aziende hanno sospeso le attività, pur mantenendo aperta l’opzione di un rientro sul mercato russo. In totale, nel mondo sono 486.
Le italiane sono sette: Diadora, che ha sospeso i contratti con i partner russi, Ferragamo che ha sospeso le consegne ai consumatori russi, Ferrari, che ha sospeso le vendite, Leonardo ha messo in pausa le joint venture in Russia. Moncler ha sospeso le operazioni, come Prada.
Yook ha sospeso le attività commerciali e il Gruppo Zegna tutte le consegne e la produzione per i partner russi. Le aziende italiane che hanno interrotto completamente la loro presenza in Russia con una “recisione chirurgica” delle relazioni sono solo Assicurazioni generali e Enel. In tutto nel mondo, sono 306 ad averlo fatto.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
MATTARELLA SI ASSUMERÀ LA RESPONSABILITÀ DI TENERE DRAGHI A PALAZZO CHIGI, CHIEDENDOGLI UN SACRIFICIO ISTITUZIONALE… MATTARELLA TEME I COLPI DI TESTA DEL “MATTO” SALVINI (MA ZAIA LO FERMA: “DRAGHI RESTI”)
Si fa presto a dire “crisi di governo”. Tutti cianciano, inveiscono, mostrano i muscoli ma si rifiutano di fare i conti con il vertice del Sistema, il Quirinale, che sulle fibrillazioni dell’esecutivo ha sempre l’ultima parola.
Cosa farà Mattarella, se il M5s dovesse uscire dalla maggioranza?
Sul Colle più alto ancora masticano amaro per la risposta che Draghi ha dato ai giornalisti che gli chiedevano se fosse disponibile a una verifica di maggioranza in caso di mattane dei Cinquestelle: “Lo chieda al presidente Mattarella”.
Nelle stanze damascate del Quirinale la sortita da guascone non è stata apprezzata. Ancor meno l’altra uscita tranchant di Draghi: “Ho già detto che per me non c’è un governo senza M5s e non c’è un governo Draghi altro che l’attuale”.
Dichiarazioni incaute di un tecnico che non maneggia la politica e i suoi equilibri
D’altronde non si può mai essere troppo assertivi o perentori in politica: lo scenario cambia continuamente e la prudenza è una necessaria virtù di sopravvivenza. Soprattutto ora, in piena emergenza inflazionistica, energetica, idrica, pandemica e economica.
Mattarella ha un suo disegno chiaro: vorrebbe portare il Paese al voto il 21 maggio 2023, al termine naturale della legislatura, lasciando l’incombenza delle nomine nelle partecipate al nuovo governo e tenendo Draghi a palazzo Chigi fino all’inizio della prossima estate.
Questo scenario, minacciato dall’insofferenza dei grillini e dall’intransigenza di Draghi, potrebbe andare a ramengo già domani, in caso di astensione del M5s dal voto di fiducia sul Decreto aiuti.
E qui s’attiva il freno d’emergenza del Quirinale. Mattarellas è contrarissima all’ipotesi che Draghi si dimetta e torni nel buen retiro di Città della Pieve. L’ha anche fatto presente in uno degli ultimi incontri: “Caro Mario, bisogna arrivare alle elezioni in modo ordinato facendo quel che è possibile, a partire dalle scadenza previste dal Pnrr”.
Ma se Conte e le sue falangi di grilloidi dovessero infilare una mina sotto le chiappe del governo, Mattarella si assumerà la responsabilità di tenere Draghi a palazzo Chigi, chiedendogli uno sforzo di buona volontà, un sacrificio istituzionale. Tanto i numeri per una nuova maggioranza senza quel che resta del M5s, dopo la scissione guidata da Di Maio, ci sono già.
Certo, ci sarebbe l’enigma Salvini. Esondante e fibrillante, il Capitone si è rimesso la felpa da guastatore. Chiede al governo un intervento da 50 miliardi (e i soldi chi li mette?), alza la cresta, inveisce contro il Pd e ha pure colto la palla al balzo per tornare alle urne: “Senza i 5 stelle non ci sarà un altro Governo. Se i 5 stelle faranno una scelta parola agli italiani”.
Se il draghiano Giorgetti è ormai sull’orlo di una crisi di nervi per le fanfaronate di Salvini, a dare una schicchera alla recchia del segretario della Lega ci ha pensato Luca Zaia.
Il governatore del Veneto ha espresso la posizione dell’ala moderata del Carroccio, consegnando a Salvini un chiaro mandato a non rompere il cazzo a Draghi: “In questo momento particolare c’è bisogno di un governo per prendere decisioni strategiche. Io spero che non ci siano motivi perché questo governo cada, perché entreremmo in un limbo pericoloso. Se si può andare avanti anche senza M5s? Giro la domanda al presidente Mattarella che, come prevede la Costituzione, sentirà le forze politiche, vedrà i numeri e deciderà”.
Tra l’altro l’ondivaga “gestione Salvini”, oltre a sgonfiare il Carroccio nei sondaggi, sta spingendo molti boiardi, ambasciatori, politici locali a bussare alla porta di Giorgia Meloni. E’ lunga la fila di chi spera di aggrapparsi al treno in corsa di Fratelli d’Italia. Tra i primi a cercare un avvicinamento con la “Ducetta” si segnalano Roberto Tomasi, amministratore delegato di Aspi, e Paolo Gallo, ad di Italgas.
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
DOMENICA SI FERMANO LE LOW COST RYANAIR, EASYJET E VOLOTE… LE VACANZE DEI FRANCESI SONO MINACCIATE DALLO SCIOPERO DEI TRENI … MENTRE A NOI TOCCANO LE PROTESTE SELVAGGE DEI TASSISTI
Estate nera per i viaggi, tra scioperi delle compagnie aeree, dei treni e
persino dei taxi.
Mentre in Italia le auto bianche tornano in piazza contro Uber e in Francia è un caos ferroviario, a Londra troppi passeggeri, con i servizi aeroportuali che rischiano ogni giorno il collasso nel cuore dell’estate: per tentare di ovviare alla situazione l’aeroporto di Heathrow ha chiesto alle compagnie aeree di smettere di vendere biglietti, quando i passeggeri in partenza eccedano i 100mila al giorno.
Una limitazione che sarà in vigore fino all’11 settembre, per tutta l’estate. In realtà il management aeroportuale ne prevede almeno 104mila al giorno per il picco estivo, già raggiunto. Ma dei 4mila in eccesso sul tetto solo 1.500 al giorno sono già stati venduti: di qui la richiesta di non offrirne più.
Numero chiuso a Heathrow
È stato proprio l’amministratore delegato di Heathrow, John Holland-Kaye, a scrivere una lettera aperta ai passeggeri, citata da vari media britannici e internazionali, in cui si è scusato per la “difficile decisione”, dettata dall’impellenza del boom di partenze di vacanzieri, che hanno quotidianamente sforato il limite di 100.000 al giorno.
«Abbiamo iniziato a registrare dei periodi in cui il servizio scade a un livello inaccettabile – ha sottolineato – : code, ritardi, bagagli che non viaggiano con i passeggeri o arrivano in ritardo, bassa puntualità e cancellazioni dell’ultimo minuto. I nostri colleghi si fanno in quattro per assicurare la partenza di quanti più passeggeri è possibile, ma non possiamo spingerli fino a rischiare la loro sicurezza e la loro salute».
Da qui la decisione: «La nostra valutazione è che il numero massimo di passeggeri in partenza che le compagnie aeree, gli operatori di terra delle compagnie e l’aeroporto possono servire collettivamente durante l’estate non possa essere superiore a 100.000». Nel 2018 la media giornaliera dei passeggeri che passavano per lo scalo londinese sfiorava i 220.000, fra arrivi e partenze.
In Francia disagi per stop dei treni
Disagi nei trasporti in Francia per lo sciopero della SNCF, la grande compagnia ferroviaria d’Oltralpe, in pieno periodo di partenze per le vacanze estive. I quattro principali sindacati dei macchinisti hanno deciso di incrociare le braccia per invocare un aumento dei salari dinanzi alla crescita dell’inflazione e all’assenza di aumenti generali dello stipendio dal 2014.
In una nota, i sindacati CGT-Cheminots, SUD-Rail e CFDT precisano che i dipendenti della SNCF sono «duramente colpiti» da questa situazione e subiscono «un calo netto e forte del loro potere d’acquisto».
Il 16 giugno, l’insieme dei sindacati aveva inviato una «richiesta di concertazione immediata» sulla questione dei salari al presidente della compagnia ferroviaria, Jean-Pierre Farandou.
La direzione ha previsto un tavolo di confronto con i sindacati oggi stesso. Secondo le previsioni, dovrebbero circolare tre treni ad alta velocità (TGV) su quattro su alcune tratte e due treni espressi regionali (TER) su cinque. Il traffico internazionale (Eurostar, Thalys, Lyria) dovrebbe invece restare “normale” o “quasi”.
Disagi anche nel traffico locale dell’Ile-de-France, la regione parigina in cui si concentra una parte importante della popolazione. Le partenze per le vacanze dei francesi sono già state turbate a fine giugno dallo sciopero di dipendenti e fornitori di Aéroport de Paris, dei pompieri dell’aeroporto Charles-de-Gaulle, delle compagnie EasyJet e Ryanair, in particolare, con l’annullamento di alcune centinaia di voli. Pesanti disagi anche nella consegna bagagli, con circa 17mila bagagli rimasti a terra allo Charles-de-Gaulle.
Sciopero compagnie “low cost”
Si attente poi lo sciopero di domenica prossima delle compagnie “low cost” Ryanair, Easyjet e Volotea, quando saranno bloccate da un’agitazione sindacale, peraltro contemporanea a uno sciopero dei controllori di volo dell’Enev, destinato a fermare a terra anche tutte le compagnie.
Manifestazioni dei tassisti
Nel frattempo, in Italia continuano a scendere in piazza i tassisti, chiedendo lo stralcio dell’art.10 del Ddl concorrenza e dopo la pubblicazione dei documenti dell’inchiesta giornalistica internazionale “Uber files”. Dopo essersi incatenati ieri di fronte a Palazzo Chigi, i sindacati della categoria sono tornati a protestare a gran voce nelle strade del centro di Roma e di Torino, con tanto di lancio di fumogeni e petardi. Sul fronte trasporti sono giorni di caos, quindi, e non accennano ad arrestarsi.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
E TRA LE DUE MINISTRE (ESTERI E COMMERCIO), A PREVALERE SAREBBE LA SECONDA
Si mette male per Rishi Sunak. Secondo un sondaggio di YouGov, pubblicato dal DailyMail, l’ex cancelliere dello scacchiere britannico, candidato in pectore per la successione a Boris Johnson come leader del partito conservatore, e di conseguenza come primo ministro, rischia di perdere miseramente.
I Tory gli preferirebbero la ministra degli esteri Liz Truss, o quella del commercio, Penny MOurdant.
In particolare la Mourdant sarebbe la favorita tra gli attivisti: partita come outsider, ora è data come favorita contro qualsiasi rivale in un eventuale ballottaggio. Il margine contro Sunak dovrebbe essere di 67% a 28%, mentre l’ex Cancelliere potrebbe perdere 59% a 25% contro Truss.
La Mordaunt, celebre per aver partecipato al reality “Splash” ha lanciato ufficialmente oggi la sua candidatura alla leadership: ha giurato di voler ripristinare il “senso di sé” dei Tories
Partecipando a un evento a Westminster, la signora Mordaunt ha detto di essere la “candidata che i laburisti temono” e ha aggiunto: “Hanno ragione”. Mordaunt è considerata una “colomba” in materia dei diritti dei trans.
Il sondaggio arriva proprio mentre Sunak inizia a tessere la sua tela: l’ex ministro, di origini indiane, ha infatti incassato l’appoggio di Steve Barclay, attuale segretario di stato alla salute e grande alleato di Boris Johsnon.
Degli otto candidati rimasti solo Sunak e Mordaunt hanno abbastanza sostenitori dichiarati per sopravvivere al primo voto di oggi, previsto a partire dalle 17, dopo che i capi del partito hanno fissato un minimo di 30 per avanzare.
Ci si aspetta che Liz Truss abbia abbastanza sostegno, ma i parlamentari sospettano che già oggi quattro candidati potrebbero essere esclusi.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
L’ULTIMO CASO È QUELLO DI UNA RAGAZZA INGLESE DI 22 ANNI, CHE HA DENUNCIATO UN FACOLTOSO 30ENNE AMERICANO, ACCUSANDOLO DI AVERLA VIOLENTATA IN ALBERGO … GLI STUPRI E LE MOLESTIE NELL’ISOLA GRECA SI SONO MOLTIPLICATI NELLE ULTIME SETTIMANE
Una vacanza a Mykonos si è trasformata in incubo per una ragazza
inglese. La 22enne sarebbe stata violentata da un ricco trentenne americano, sabato pomeriggio, in uno dei numerosi bar dell’isola.
La donna sostiene che lui l’abbia seguita in bagno, nella sua stanza d’albergo. “Mi ha costretto a fare sesso, mentre cercavo di allontanarlo – ha raccontato la ragazza alla polizia greca – ha insistito e con la sua forza è riuscito a stringermi e a immobilizzarmi”.
La giovane è stata sottoposta a un esame forense presso il Dipartimento di Polizia di Mykonos, ed è stato aperto un caso contro il suo presunto stupratore americano.
Un’altra donna di 22 anni, una danese, sostiene di essere stata violentata da un uomo sabato sera, che l’ha portata in albergo nella zona di Argyraina dopo averla incontrata a Mykonos Town, e l’avrebbe costretta a fare sesso con lui.
Dopo il presunto stupro, l’uomo avrebbe lasciato l’albergo e la donna ha denunciato l’accaduto alla polizia alle 8.50 di domenica mattina. La donna ha dichiarato alla polizia di Mykonos che lo stupratore aveva la sua età, era alto 1,70 m, aveva i capelli neri e gli occhi scuri, e che indossava pantaloni neri e una maglietta rossa.
Il mese scorso, un uomo britannico è stato accusato di aver violentato la propria figlia su un’altra isola greca.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
L’ASSASSINO DEL GIOVANE ITALIANO CIATTI NON SI E’ PRESENTATO ALL’UDIENZA
Era atteso questa mattina al Tribunale di Girona, dove era in programma l’udienza per la carcerazione. Tuttavia, il ceceno Rassoul Bissoultanov non si è presentato.
«Si deve essere spaventato», ha detto Carles Monguilod, avvocato difensore dell’uomo condannato a 15 anni di reclusione per l’omicidio di Niccolò Ciatti, all’agenzia stampa catalana Acn: «Ha paura di dover tornare in carcere».
Bissoultanov sarebbe scappato senza lasciare traccia e sarebbe irriperibile da circa una settimana. Il giudice spagnolo Morales ha quindi disposto un mandato di cattura internazionale.
Il 12 agosto del 2017 Bissoultanov aveva colpito con un calcio alla tempia il 22enne Ciatti uccidendolo durante una rissa in discoteca a Lloret de Mar, in Spagna.
Nonostante l’accusa avesse chiesto 24 anni di carcere, Bissoultanov è stato condannato a 15 anni. Oggi il giudice Morales avrebbe dovuto decidere i tempi della permanenza in carcere di Bissoultanov, in attesa della sentenza definitiva.
L’uomo è in prigione già da 4 anni. «Era chiaro che sarebbe scappato», ha commentato Luigi Ciatti: «È sempre stato tra i nostri timori. Questo è la dimostrazione che è un assassino».
Con un post su Facebook, il padre di Niccolò ribadisce la propria contrarietà verso la decisione del Tribunale spagnolo: «Forse così bravo come veniva descritto nella sentenza non lo è».
Anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha commentato la notizia della fuga di Bissoultanov. «È una seconda e ingiusta pugnalata», scrive in un tweet: «Dimostra la totale malafede e inaffidabilità di quell’individuo».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
LE OPINIONI DEI CITTADINI DI ITALIA, AUSTRIA, FRANCIA, GERMANIA, GRECIA, OLANDA, POLONIA, PORTOGALLO E SPAGNA
I dati, che si riferiscono a un’indagine demoscopica svolta a giugno in 9
dei maggiori Paesi europei da Euroskopia (i quali coprono il 77% della popolazione dell’Ue), forniscono una fotografia di come i cittadini del vecchio continente stanno vivendo l’attuale intricato contesto politico ed economico e permettono di comparare le dinamiche dell’opinione pubblica italiana con quella degli altri Stati membri dell’Unione.
Nel confronto con i cittadini degli altri Paesi gli italiani si distinguono su diversi aspetti.
Si mostrano infatti particolarmente critici nei confronti degli Stati Uniti, meno favorevoli all’invio di armi a supporto dell’esercito ucraino, attribuiscono in misura minore alla Russia la responsabilità per l’aumento dei prezzi dell’energia e sono più scettici sul fatto che il conflitto stia portando a un compattamento all’interno dell’Ue.
Dati che dimostrano che sul tema dell’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi, le opinioni in Italia sono molto articolate e meno allineate a una condanna netta dell’iniziativa di Putin, rispetto a quanto emerge negli altri Paesi.
Ad eccezione della Grecia, dove le posizioni critiche verso Europa e Stati Uniti sono accentuate e la deplorazione della Russia di Putin appare più blanda.
La traumatica esperienza dei greci con i vertici europei durante la crisi economica di dieci anni fa ha sicuramente ancora degli effetti sul rapporto tra la popolazione ellenica e le istituzioni Ue, ma ad incidere su queste opinioni è anche la tradizionale vicinanza della società greca con il resto del mondo ortodosso, in particolare quello russo.
Non a caso tra i candidati ad entrare a far parte dell’Unione, quello preferito dai greci è la Serbia, altro paese a maggioranza ortodossa.
Le vicende ucraine hanno fatto nascere diffuse perplessità sull’alleanza atlantica. La maggioranza dei cittadini europei non mette in dubbio la necessità di mantenere il patto tra i Paesi europei e gli Stati Uniti, tuttavia c’è la consapevolezza che gli interessi in gioco spesso non coincidono tra le due sponde dell’Atlantico.
Una parte rilevante dell’opinione pubblica europea è fortemente critica nei confronti di Biden e quasi 2 europei su 10 vorrebbero che si prendessero le distanze dagli Usa.
Queste posizioni anti-americane sono particolarmente marcate in Grecia e Italia.
In questo contesto si inserisce anche la spinta ad incrementare il potere militare dell’Unione Europea al fine di rafforzarne la posizione sullo scacchiere internazionale e diminuirne la dipendenza dagli alleati americani.
Almeno la metà dei cittadini di tutti i Paesi in cui è stata svolta l’indagine condivide questo auspicio, ad eccezione degli austriaci (tuttavia anche in Italia le perplessità al riguardo sono sopra la media).§
In merito alla problematica dell’aumento dei prezzi, gli italiani mostrano di vivere una situazione meno critica rispetto alle altre realtà europee.
Il 37% di abitanti dello stivale ha subito ripercussioni serie sul bilancio famigliare, contro il 57% di spagnoli e 53% di polacchi.
Questo dato dell’Italia è il più basso e vicino a quello di Germania e Austria. Da noi la preoccupazione per l’evoluzione dei prossimi mesi è diffusa, ma anche in questo caso inferiore alla media dei 9 paesi indagati. E’ probabile che gli interventi del Governo per calmierare gli effetti dell’impennata dei prezzi nel nostro Paese siano stati fino ad ora piuttosto efficaci.
In effetti, i giudizi su Draghi e il ruolo del suo Governo nel contesto inflattivo, seppure non lusinghieri, sono migliori al confronto della media generale.
Appare interessante, inoltre, come in Italia sia nettamente più alta, rispetto agli altri Paesi, la quota di persone che attribuisce alla speculazione delle aziende private la colpa per l’esplosione dei prezzi dell’energia.
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 13th, 2022 Riccardo Fucile
I GIORNALISTI ALLO ZAR: “AL FRONTE E’ TUTTO UN CASINO” … LE CRITICHE SULLA “PAUSA OPERATIVA” DELL’OFFENSIVA E SULL’INCAPACITÀ DI INTERCETTARE I RAZZI USA
La verità su errori e rovesci dei generali russi nella campagna di Ucraina? Due importanti corrispondenti di guerra russi l’avrebbero spifferata in un orecchio a Putin, a margine del Forum economico di San Pietroburgo il 17 giugno.
All’inizio lo Zar non era per nulla contento della copertura offerta dai cosiddetti milblogger, i blogger militari, per lo più nazionalisti ed ex soldati, ma quando ha incontrato i giornalisti al Forum, in una riunione da lui stesso convocata a porte chiuse, si è sentito dire che al fronte è «tutto un casino»
A raccontarlo su Telegram è Rybar, uno dei milblogger con più seguaci, oltre 600mila, dando l’allarme su alti papaveri del ministero della Difesa che vorrebbero, dice, mettere il bavaglio ai corrispondenti. Censurandoli o inducendoli all’auto-censura
LA PAUSA OPERATIVA
Duri i post, negli ultimi giorni, sulla cosiddetta pausa operativa dell’offensiva e sul contrasto alle nuove armi inviate dagli Usa, gli Himars, sistemi missilistici ad alta mobilità.
Altri chiedono che l’offensiva non si fermi e si arrivi, anzi, alla mobilitazione generale. Girkin, rivolto a oltre 400mila contatti, contesta la scelta di concentrare le forze sulla conquista di Lysychansk, una trappola degli ucraini per infliggere ai russi il maggior numero di perdite possibile, compromettendo così tutta la campagna.
Secondo Rybar, i responsabili della propaganda militare stanno cercando di tacitare i milblogger e inviati di guerra. I modi ci sono: negare lasciapassare per il fronte, intervenire sui direttori dei media tradizionali, e promuovere l’auto-censura.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »