Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
ALLA FINE DI CHI VOTERA’ MELONI SI RITROVERA’ COME PREMIER CHI DECIDERA’ BERLUSCONI, IN COCCA CON SALVINI
Berlusconi e Salvini temono, pur nella semi-pace ritrovata ma tutta da ricostruire,
che a vincere sia Giorgia Meloni
Qundi il piano è questo. Si va al voto con tre punte d’attacco e senza stabilire chi dei tre governerà. L’idea è quella di unire le forze tra Forza Italia e Lega subito dopo le elezioni e la somma dei due partiti supererebbe in Parlamento in numero di seggi quelli ottenuti da FdI.
Si sta pensando a un’assemblea degli eletti, appena insediate le nuove Camere, nella quale nominare il premier di centrodestra.
Quindi in Parlamento saranno più i forzaleghisti uniti che i meloniani. Ed ecco fatta la sorpresina all’amica Giorgia.
Perciò comincia a circolare, sia in Italia sia in Europa presso il Ppe, l’ipotesi Tajani premier
C’è chi dice, tra chi è vicino al Cavaliere, che al posto di Giorgia – se riesce il piano – Silvio vede se stesso come premier.
Considerando che, parole sue, «serve gente d’esperienza e di larghe conoscenze alla guida di questo Paese, e io modestamente queste caratteristiche le ho…».
Ma più che king, Berlusconi si vede kingmaker. O queenmaker nel senso che magari andrebbe bene investire pure la Meloni, ma l’importante è avere la forza numerica per dire: ti ho fatto presidentessa del consiglio io.
O magari, se il piano funziona ma la Meloni farà di tutto per cautelarsi in questi due mesi di campagna elettorale, Silvio e Matteo tireranno fuori altri nomi a sorpresa per succedere a Draghi? Frattini forse? O un super-tecnico d’area, se esiste?
(da il Messaggero)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
L’UFFICIALITA’ ARRIVERA’ MERCOLEDI
Articolo Uno sarà parte del listone unico su cui il segretario del Pd Enrico Letta sta lavorando in vista delle elezioni di settembre. E così a distanza di qualche anno una delle tante scissioni del partito democratico andrà verso una ricomposizione.
L’ufficialità arriverà mercoledì prossimo, quando il partito nato da una scissione del Nazareno si riunirà per sancire la svolta. «Andiamo avanti sul progetto unitario – ha ripetuto in queste ore Speranza agli interlocutori, il primo dei quali è ovviamente il segretario dem – E lo facciamo con grande convinzione».
Convinzione che passa da un esperimento di rinnovamento, anche grafico, grazie al simbolo e alla dicitura che rimanda a democratici e progressisti: «Un segnale di vera apertura e innovazione». «Il nostro avversario si chiama destra – è la linea di Speranza – dobbiamo creare le condizioni per evitare lo sfondamento».
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
“MI AUGURO CHE CARFAGNA E GELMINI ENTRINO IN ‘AZIONE’. L’AGENDA DRAGHI NON È UN SANTINO DA SVENTOLARE MA ALL’ITALIA SERVE PRAGMATISMO”
«Su una base comune di valori e programmi, riassumibili nell’agenda Draghi, è
possibile costruire con il Pd un’alleanza elettorale di un fronte largo per battere le destre. E se vinciamo, indichiamo Draghi premier. Ma vanno chiarite prima alcune cose».
Carlo Calenda, leader di Azione, non esclude che si possa compiere una svolta rispetto alla sua corsa in solitaria ipotizzata fin qui: ovvero un’alleanza di centrosinistra, fatta da varie sigle, compresa Azione, unite nella lotta con candidati comuni nei collegi uninominali.
«Ho visto negli ultimi giorni che il Pd ha fatto una scelta netta sui 5 Stelle. Ma attenzione, patti chiari, a Letta chiederò una cosa precisa».
Quale?
«Beh, che ci vuole rispetto reciproco nella differenza, dovrebbe essere un polo europeista e democratico, con un’area liberal e una socialdemocratica. Non un listone unico. Letta deve domandare a tutti i suoi compagni di strada se sono d’accordo con l’agenda Draghi. Se uno dice no all’invio di armi in Ucraina e un altro dice che non vuole il rigassificatore, di che parliamo? Che offerta politica sarebbe? Molto confusa e con poco appeal, giusto?».
Allude a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, immagino.
«Fratoianni ha dichiarato che l’agenda Conte è meglio di quella di Draghi. E uno che dice così, dentro un’alleanza che propugna l’agenda Draghi, che ci sta a fare? Non sono veti, ma una necessità di chiarezza. L’agenda Draghi non è un santino da sventolare ma in concreto significa che si fa il termovalorizzatore e che si rivede il reddito di cittadinanza, dando la possibilità di trovare lavoro e di fare colloqui settimanali. All’Italia serve pragmatismo, far accadere le cose: servono 11 termovaliorizzatori, si fanno militarizzando i siti».
Sembra molto un prendere o lasciare.
«Il mio non è un aut-aut. Certo, noi avremo un programma più industrialista e liberale rispetto a quello del Pd. La legge elettorale consente di avere programmi di singoli partiti e idee diverse, senza un leader unico».
Ma lei sarebbe d’accordo col salario minimo?
«Sì, concordo con il salario minimo affiancato da investimenti rapidi».
Beh, un’alleanza col Pd è una svolta rispetto alla corsa solitaria di Azione evocata fin qui, o no?
«Ma io non ho mai detto che non ci saremo alleati, ma se c’è una cosa imparata da Draghi è che ci si allea per fare delle cose, non contro qualcuno: presentiamo le nostre idee e su quelle apriremo un dialogo, ma non si può pensare che si risolva tutto con una coalizione contro qualcuno.
Pensate di battere la destra che già stila le liste dei ministri?
«Io non credo sia favorita la destra, nelle ultime 48 ore ho ricevuto telefonate di imprenditori, commercianti, una quantità di messaggi di gente che ha sempre votato a destra e stavolta non lo farà. Quindi, fanno i conti senza l’oste».
Brunetta propone un listone repubblicano, con tutti quelli che hanno votato la fiducia a Draghi. Possibile?
«Sì, ma non deve essere un listone, ognuno deve andare con i suoi programmi e con le sue liste».
Brunetta, Gelmini e Carfagna staranno con Azione?
«Mi auguro che lo facciano Carfagna e Gelmini, Brunetta non l’ho sentito. Ma il punto è questo: noi siamo inclusivi partendo dai contenuti.
Con Renzi? Giochi aperti?
«Nel momento in cui si ipotizza un “fronte repubblicano” non si deve chiudere a nessuno. Poi è chiaro che le differenze con lui restano. Per fare una lista insieme non ci sono i presupposti, noi abbiamo da tempo una sinergia politica con +Europa, con cui abbiamo gruppi parlamentari comuni. Ma nessun veto su Renzi in un fronte ampio in cui ognuno mantenga la sua specificità».
Quindi ne parlerete in questi giorni con Letta?
«Beh, dobbiamo verificare se c’è un set di valori comuni necessario per stare insieme. E ricordo che fino a due settimane fa il Pd diceva “o campo largo o morte”. Ora sediamoci per capire bene in concreto: noi siamo per aiutare l’Ucraina anche con le armi, i compagni di strada del Pd lo sono? Non tutti mi pare. Se c’è una base valoriale si fa un’alleanza e se no ognuno per la sua strada. Comunque si parla di alleanza elettorale e non politica. E spero ci siano gli estremi per riportare Draghi al governo del Paese, quello è l’approdo che indicheremo noi».
(da La Stampa)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
GELMINI: “IO CI SONO”
Azione e +Europa hanno lanciato il Patto Repubblicano in vista delle prossime elezioni del 25 settembre.
Nella presentazione del testo, si definiscono «gli unici due partiti a non aver mai fatto alleanze politiche con populisti e sovranisti» e ribadiscono l’appoggio che hanno dato nei giorni scorsi al Presidente del Consiglio dimissionario.
«Il nostro campo non è aperto a chi ha fatto cadere Draghi, con certezza matematica», ha detto Carlo Calenda, leader di Azione, alla presentazione del patto. «Per noi l’agenda Draghi esisteva prima dell’arrivo di Draghi», si legge nel testo.
Sono 14 i punti che compongono il Patto. «Carlo Calenda io ci sono, vediamoci», ha scritto su Twitter la ministra Mariastella Gelmini dopo aver letto il manifesto.
Politica estera e interna
Il primo di questi riguarda la politica estera italiana e, da subito, si chiarisce che i punti cardini saranno europeismo e atlantismo. Tra gli obiettivi della coalizione ci sono l’aumento dei poteri delegati all’Ue e il continuo sostegno all’Ucraina con l’invio di materiale bellico.
Al secondo punto del patto si trattano le politiche di bilancio. «Il debito va ridotto e il deficit tenuto sotto controllo», scrivono.
Poi specificano che il Reddito di Cittadinanza «va rivisto, prevedendo un ruolo centrale delle agenzie private nella formazione e collocamento e la perdita del beneficio al primo rifiuto di un lavoro o per la mancata partecipazione ai progetti di utilità sociale e alle iniziative formative».
Energia, ambiente e lavoro
Al terzo punto si sviscerano i temi delle infrastrutture energetiche, per le quali indicano la necessità di costruire due rigassificatori, lo sblocco dei progetti di energia eolica e fotovoltaica. Sul fronte dell’obiettivo zero emissioni nella produzione elettrica considerano l’uso di centrali nucleari.
Il penultimo punto riguarda invece il fisco. Qui specificano come «nessun taglio delle tasse dovrà essere fatto ricorrendo a deficit aggiuntivo».
Sottolineano poi l’urgenza di una lotta all’evasione fiscale e propongono il principio per cui «ogni euro recuperato dall’evasione andrà ad abbattere la tassazione per l’anno successivo».
Infine, trattano il tema del lavoro, vittima di «salari bassi, incertezze pensionistiche e scarse prospettive di crescita».
Gli obiettivi che si pongono sono quello del recupero della produttività attraverso l’innovazione e la lotta alla povertà lavorativa con una legge contro “contratti pirata”.
Sanità, istruzione, giustizia e diritti civili
Sanità, istruzione e giustizia sono indicate come priorità, così come l’espansione dei diritti civili. Puntano all’effettiva parità di genere tra donne e uomini e al superamento delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale. S
ul fronte immigrazione sottolineano che «l’Italia ha bisogno di immigrati capaci di integrarsi e diventare a pieno titolo cittadini italiani». Trasversale a tutte le proposte è l’attuazione del piano di riforme previsto dal Pnrr. Infine, si impegnano «a candidare ai principali posti di governo solo persone con rilevanti esperienze gestionali e amministrative maturate nel settore pubblico (Sindaci, Presidenti di Regione) o in quello privato».
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
“NEL 2050 RISCHIAMO DI DIVENIRE UNA POPOLAZIONE INCROCIATA” … LA COLPA? DI SOROS E DEI MIGRANTI, OVVIAMENTE… MA A BUDAPEST NON ESISTE IL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO?
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, durante un intervento in Romania, si è
lanciato in un discorso dai contorni razzisti e complottisti. «Noi ungheresi non siamo una razza mista, e non vogliamo diventare una razza mista», ha detto, sostenendo che ormai i popoli dell’Europa occidentale, mescolandosi con «razze extra-europee», abbiano perso la loro identità.
«Questi Paesi non sono più nazioni. In senso spirituale, l’Occidente si è trasferito nell’Europa centrale. Entro il 2050, in Europa occidentale non esisteranno più nazioni, ma solo una popolazione incrociata. Noi, qui, nel bacino dei Carpazi, lottiamo contro un destino simile», ha continuato.
Come riporta Daily News Hungary, Orbán ha sostenuto che l’Occidente starebbe combattendo insieme a Bruxelles e alle «truppe» di George Soros per «costringerci ad accogliere i migranti». Con il rischio che, dato il costante calo demografico, l’Ungheria venga «ripopolata» da altre «razze»: «La nostra situazione è migliorata ma non c’è ancora un’inversione di tendenza e, senza un’inversione di tendenza, l’Ungheria e il bacino dei Carpazi saranno prima o poi “ripopolati”», ha affermato.
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
ITALIA VIVA CORRE DA SOLA
Il dado è tratto. Tra poco il leader di Italia Viva annuncerà che il suo partito si presenterà da solo alle elezioni del 25 settembre.
Lo si era un po’ capito dall’intervista di stamattina al Corriere della Sera che tra Matteo Renzi ed Enrico Letta la situazione era tornata pesante: il fatto stesso di citare il traumatico passaggio delle consegne al governo del 2014 ne era un chiaro segnale.
Ma dal Pd e non solo erano partiti già nelle ore precedenti messaggi altrettanto chiari: «Ci fa perdere più voti di quanti non ce ne porti», a scoraggiare qualsiasi idea di intesa
Ma è vero che se Renzi sta fuori è più probabile che Carlo Calenda stia dentro, prospettiva a cui Letta tiene senz’altro di più
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
40 SECONDI PRIVI DI SENSO NEL COMIZIO DI DOMODOSSOLA… E PENSARE CHE LI’ FA ANCHE PIU’ FRESCO, FIGURIAMOCI QUANDO ANDRA’ IN SICILIA… SPERIAMO CI RISPARMI LA FLAGRANZA DELLE SUE ASCELLE COME PROGRAMMA POLITICO
La campagna elettorale è iniziata nel peggiore dei modi. Il giorno dopo la fine
ufficiale del governo Draghi, il primo brivido è arrivato dalle promesse elettorali di Silvio Berlusconi (che ha rinverdito i fasti dell’inizio degli anni 2000) su pensioni minime e alberi.
Poi, a stretto giro di posta, la partita del centrodestra si è spostata a Domodossola, dove è andato in scena un paradossale comizio di Matteo Salvini. E il leader della Lega è riuscito a trasformare anche il “sudore” in un argomento politico.
Durante l’apparizione sul palco di Domodossola, uno sbarbato (per via di una “scommessa” proprio con Berlusconi) Matteo Salvini ha provato a umanizzare la propria campagna elettorale, attaccando – sul sudore – il Partito Democratico e il suo segretario Enrico Letta:
“Mi faccio la barba, c’ho le braghe corte, mangio la salsiccia a sudo. E vabbè. Son mica come quelli del Pd che non sudano mai. Evidentemente perché hanno un sangue particolare che non scorre nelle vene. Pensandoci, io Enrico Letta sudato non l’ho mai visto. Evidentemente ha una cultura maggiore. Insegnava a Parigi e spero che torni presto a insegnare a Parigi perché la Francia non può privarsi di un contenuto intellettuale così importante”.
Il sudore come argomento di dibattito politico per criticare gli avversari. E Matteo Salvini, anche nel corso di vecchie apparizioni pubbliche, aveva già mostrato a tutti la propria perdita di liquidi per via delle alte temperature. Come quando, esattamente un anno fa – in un comizio a Rovigo – mostrò agli italiani come non (in pandemia) non ci si dovrebbe detergere il sudore. Prese la mascherina appena indossata, la piegò e la utilizzò per asciugarsi bocca, naso e fronte.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
SULLA LEADERSHIP RESTA VAGO: “PRIMA PENSIAMO A VINCERE, POI VEDREMO…”
Il coordinatore nazionale di Fi, Antonio Tajani, ha fatto sapere di non essere candidato a nulla, contrariamente alle indiscrezioni che vorrebbero il Ppe suo sponsor per la guida di un governo di centrodestra.
Lo ha detto in un’intervista a Agorà estate su Rai 3, in cui ha parlato anche del leader del partito. “Berlusconi presidente del Senato? Ma per carità. Berlusconi può fare tutto. Tutti gli riconoscono il ruolo che ha avuto. Starà a lui decidere. Ma non c’è alcun accordo alcun patto. Ma lui fatto che ha fatto il presidente del Consiglio per 10 anni, l’imprenditore, sport… si mette a fare il presidente del Senato? Mi sembra riduttivo. Evidentemente la sinistra lo vede come collante e dà fastidio. Ma mi sembra una bassezza dire che Berlusconi sarà presidente del Senato”, ha detto.
A una domanda sulla futura leadership del centrodestra ha risposto: “Prima vinciamo la partita e poi vedremo chi alzerà la coppa”. E ha aggiunto che “noi non abbiamo preclusioni nei confronti di alcuno, spero che altri non ne abbiano nei nostri”. E “io non sono candidato a nulla. Sto bene dove sto. Ora l’importante è lavorare per gli italiani”, ha detto, invece, rispondendo ad una domanda sulle indiscrezioni che vorrebbero il Ppe suo sponsor per la guida di un eventuale governo di centrodestra.
Sempre Tajani, rispondendo, invece a Radio Anchio, ha smentito l’ipotesi che alle elezioni ci sia una lista unica con Lega e Forza Italia. “È un’ipotesi che non è mai esistita. Correremo orgogliosamente con il nostro simbolo”, ha detto.
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2022 Riccardo Fucile
RIGASSIFICATORI, INCENERITORI E NUOVO REDDITO DI CITTADINANZA
“I contenuti che presentiamo oggi non sono contenuti generici. Si tratta di
rigassificatori, termovalorizzatori, se necessario militarizzando le aree in cui devono esserci. Vuol dire revisione del reddito di cittadinanza, anche salario minimo”.
Così il leader di Azione Carlo Calenda a margine di una conferenza stampa alla Sala Stampa estera a Roma dove è stato presentato il Manifesto del fronte repubblicano.
“Facciamo un Patto repubblicano aperto ai cittadini e alle personalità politiche, chi ci vuole stare ci sta e siamo molto contenti. Non so se Bonelli e Fratoianni nel frattempo vogliano i termovalorizzatori ma so che sono quelli che stanno dicendo che l’agenda Conte era meglio dell’agenda Draghi, ma questi sono fatti che riguardano il Pd non noi”.
Su una base comune di valori e programmi, “riassumibili nell’agenda Draghi, è possibile costruire con il Pd un’alleanza elettorale di un fronte largo per battere le destre”, aveva anticipato ieri Calenda in un’intervista a La Stampa.
Il patto quindi è “per tutti coloro che vogliono esserci”, sull’apertura a Di Maio il leader di Azione è stato molto chiaro: “Non so di chi stia parlando”, ha risposto. Mentre verso il Pd ha aggiunto che “ad Enrico Letta gli vogliamo bene, è una persona seria e siamo disponibili a discutere con tutti sulle cose da fare”.
(da agenzie)
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