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CHE AUTOGOL PER LA MELONI: MENTRE È IMPEGNATA A SCROLLARSI DI DOSSO LE ACCUSE DI FASCISMO, NELLA SEDE DI FRATELLI D’ITALIA A CIVITAVECCHIA VENGONO ESPOSTI MANIFESTI DELLA X MAS E CROCI CELTICHE

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

FA DISCUTERE UNA FOTO SCATTATA DURANTE UNA RIUNIONE DEL PARTITO, IN CUI SI INTRAVEDE ANCHE L’EX FORZA NUOVA PAOLO IARLORI

Ennesimo autogol per il partito guidato da Giorgia Meloni. Il caso a Civitavecchia. A fare discutere un’immagine scattata dentro alla sede di Fratelli d’Italia in cui si possono vedere un poster con il vessillo della X Flottiglia Mas e una foto del suo comandante Junio Valerio Borghese, noto anche per aver organizzato un golpe, poi sventato, nel 1970.
Presenti nella foto ci sono i consiglieri di FdI Fabiana Attig, Giancarlo Frascarelli e Vincenzo Palombo.
Insieme a loro c’è anche Paolo Iarlori, dirigente della società del comune Civitavecchia Servizi pubblici. Ma c’è di più. Iarlori ha fatto parte di Forza Nuova fino al 2017.
Tanto da pubblicizzare su Facebook il tesseramento al partito di estrema destra guidato da Roberto Fiore.
(da agenzie)

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A BERLUSCONI E’ ANDATA DI TRAVERSO L’USCITA DI MARA CARFAGNA DA FORZA ITALIA: IL CAV SA CHE LA SUA EX PUPILLA VALE L’1% DI VOTI IN CAMPANIA

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

PER CONVINCERLA A RESTARE NEL PARTITO, LE AVEVA OFFERTO LA POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE IL CANDIDATO GOVERNATORE ALLE PROSSIME REGIONALI IN CAMPANIA, OLTRE AD ALCUNI POSTI SICURI IN LISTA PER LEI E I FEDELISSIMI, MA MARA HA DETTO NO

Dicono che a Berlusconi sia andata di traverso l’uscita di Mara Carfagna da Forza Italia. Non è solo per affetto e stima che ha masticato amaro: il Cav sa che la sua pupilla puo’ valere l’1% di voti in Campania.
Per convincerla a restare nel partito, il Banana le aveva offerto mano libera in Campania, con la possibilità di scegliere il candidato governatore alle prossime regionali, oltre ad alcuni posti sicuri in lista per lei e alcuni suoi fedelissimi.
Mara Carfagna ha rispedito al mittente le avances: troppo grande la delusione per aver visto affossato senza ragioni un governo di cui era parte, in qualità di ministro per il Sud.
Infatti ha lasciato decantare lo scontento, ha aspettato qualche giorno prima di annunciare l’addio (non voleva sovrapporsi alla Gelmini) e si è messa al lavoro per lanciare un nuovo movimento per il Sud che rilanci la questione meridionale, in aperta contrapposizione alla Lega.
Intanto a casa Berlusconi tiene banco il nervosismo di Marina, rivelato da Francesco Verderami nel suo articolo di oggi (“Qualche avvisaglia la intravvede, strascico dello strappo operato dal Cavaliere con Draghi e che è stato contestato persino in famiglia dalla figlia Marina”).
La Caimana non ha apprezzato le manovre di Forza Italia per far cadere il governo Draghi e mal digerisce lo strapotere esercitato nel partito da Licia Ronzulli (ne avrebbe anche parlato con babbo Silvio che pero’ non vuole ascoltare).
(da agenzie)

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LA PENOSA POLEMICA DI FRATELLI D’ITALIA SULLA “FOTO SESSISTA” DI REPUBBLICA SULLA MELONI CHE HANNO VISTO SOLO LORO

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

LA FOTO DI UNA POLITICA CHE FA UN COMIZIO CON IL MICROFONO SAREBBE ALLUSIVA? MA FATEVI CURARE DA UNO BRAVO

Alzi la mano, anzi il dito, chi – guardando la prima pagina di Repubblica – ha notato la presuna allusione sessista della foto scelta per l’apertura del giornale.
Sicuramente, si vede un’immagine molto grande di Giorgia Meloni, sicuramente la sua espressione non sembra tra le più rassicuranti, il dito puntato verso l’interlocutore (o verso gli interlocutori di un comizio o di un convegno) dichiara un tono velatamente minatorio.
Il titolo – Il diktat – è sicuramente evocativo di poteri forti e di futuri oscuri per la prossima legislatura (la posizione di Repubblica su Fratelli d’Italia è stata sempre molto chiara).
Ma il presunto “sessismo” della foto è una cosa che non salta certo all’occhio. Fino a quando, almeno, non ha puntato l’attenzione sul tema Guido Crosetto, l’imprenditore con il passato in Fratelli d’Italia, che ha scritto un tweet in proposito: «A Repubblica non bastava infarcire quotidianamente il giornale di articoli che insultano, attaccano e diffamano, Giorgia Meloni e FDI. Era troppo poco. Quindi oggi hanno raggiunto un nuovo livello, superato altri confini: quelli della decenza, del buon gusto e del rispetto».
Nessuno aveva notato quello che prima Crosetto e poi altri esponenti di Fratelli d’Italia (che ha pubblicato anche una presa di posizione ufficiale in merito) hanno invece evidenziato: la presenza di un microfono in corrispondenza della bocca di Giorgia Meloni.
Starebbe qui, secondo la loro opinione, la volgarità sessista della scelta della fotografia.
Il microfono non è stato aggiunto in maniera posticcia alla foto: fa parte dello scatto, che viene fornito alle redazioni dalle agenzie fotografiche – nella fattispecie dalla Reuters.
In passato, dichiarati intenti sessisti erano resi espliciti dalla presenza di caricature o di modifiche in postproduzione delle fotografie. Eppure, tutto lo stato maggiore di Fratelli d’Italia ha cercato di sollevare la polemica: Tiziana Drago, Daniela Santanché, Carolina Varchi hanno parlato di toni da taverna e di machismo per questa scelta giornalistica.
Non si è fatta attendere la replica del direttore di Repubblica, Maurizio Molinari: «L’accusa – dice Molinari – è indicativa della cultura politica di un partito che si candida a governare il Paese e che anziché rispondere all’opinione pubblica su temi dirimenti come quello dei diritti, delle libertà costituzionali, del genere, preferisce eccitarla e confonderla con la manipolazione grossolana del lavoro di chi facendo giornalismo di questi tempi non smetterà di chiedere conto».
(da agenzie)

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STATI UNITI: DEPUTATO REPUBBLICANO VOTA CONTRO I MATRIMONI GAY E POI VA A FESTEGGIARE IL MATRIMONIO GAY DEL FIGLIO

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

L’IPOCRISIA DEL DEPUTATO DELLA PENNSYLVANIA GLENN THOMPSON

In Parlamento si è schierato apertamente contro le nozze gay e ha votato di conseguenza contro la proposta di legge sui matrimoni gay.
Peccato però che il deputato appena tre giorni dopo abbia partecipato ai festeggiamenti per le nozze del figlio omosessuale tenendo anche un discorso e affermando di aver sempre incoraggiato gli sposini a unirsi in matrimonio.
Protagonista della vicenda, che sta facendo molto discutere negli Stati Uniti, è un deputato repubblicano della Pennsylvania, Glenn Thompson.
“Adoriamo quando trovano il loro vero amore, specialmente quando entrano a far parte delle nostre famiglie. Questo è ciò che ho sempre sostenuto”, ha detto Glenn Thompson al ricevimento venerdì a Philadelphia, secondo l’audio del discorso ottenuto da Buzzfeed News. Thompson ha anche aggiunto di essersi sentito “benedetto” nell’accogliere il suo nuovo genero nella famiglia.
Un discorso da padre dello sposo orgoglioso ma che contrasta pesantemente con quando accaduto appena pochi giorni prima quando il rappresentante della Pennsylvania si è unito a 157 repubblicani della Camera nel votare contro il “Respect for Marriage Act ” , la legge che codificherebbe il diritto ai matrimoni omosessuali per proteggere l’uguaglianza nel matrimonio.
La legge, proposta dai Democratici, era stata presentata dopo i timori suscitati dalla sentenza della Corte Suprema in materia di aborto. I deputati in pratica volevano evitare che la corte potesse esaminare altri casi storici, compresi quelli che riaffermano le tutele del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La legge, che dovrà ora passare il difficile vaglio del Senato, è stata approvata con 267 voti a favore e 157 contrari., ottenendo il consenso anche di 47 repubblicani che hanno votato con i Democratici.
L’ufficio del deputato ha rilasciato una nota nella quale si afferma che Thompson e la moglie sono “molto felici di accogliere il nuovo genero nella loro famiglia” e che la legge non è “Nulla di più di uno slogan elettorale”.
(da Fanpage)

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ORA CHE L’ATLANTISTA DRAGHI È FUORI DAI GIOCHI, I PUTINIANI POSSONO ANDARE IN FERIE: ALESSANDRO ORSINI ANNUNCIA FINALMENTE CHE SI PRENDE UN PERIODO DI PAUSA DALLE OSPITATE

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

“NON ANDRÒ IN TV NEI PROSSIMI MESI, NONOSTANTE SIANO TANTE LE RICHIESTE” … OSPITE DEL GIFFONI, IL SOCIOLOGO HA INFLITTO ALLA PLATEA DI GIOVANI LA SOLITA PROPAGANDA FILO-RUSSA: “IL PROBLEMA NON È L’ESPANSIONISMO RUSSO, MA LA NATO”

“Ho sempre amato fare conferenze nelle scuole superiori, ma per via delle polemiche che circondano i miei interventi ho smesso di andare. È una mia scelta anche non andare in tv nei prossimi mesi, nonostante siano tante le richieste per un mio intervento in varie trasmissioni.
Peraltro ho un bimbo meraviglioso che non ha neanche due anni. Anche per questo mi fa tanto piacere essere qui a Giffoni con una platea di giovani”.
Lo dice come premessa Alessandro Orsini, saggista e studioso di terrorismo internazionale noto per le sue posizioni considerate filorusse, nel suo intervento davanti alla platea dei giovani di Giffoni.
“Nel libro ho ricostruito le cause profonde della guerra in Ucraina e le relazioni tra i due paesi con un arco temporale molto esteso. . La mia interpretazione è che il vero problema per comprendere la guerra in Ucraina non riguarda l’espansionismo della Russia, ma bisogna ricordare la vocazione imperialista della Nato e dell’Occidente”. Lo dice Alessandro Orsini alla platea di Giffoni.
(da agenzie)

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BEPPE GRILLO MINACCIA CONTE: “SE CAMBI REGOLA DOPPIO MANDATO ME NE VADO”

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

CONTE AVEVA APERTO ALLA POSSIBILITA’ DI SALVARE CINQUE BIG

Secondo indiscrezioni, a quanto apprende l’AdnKronos, Beppe Grillo avrebbe lanciato l’aut aut al leader del Movimento, Giuseppe Conte, minacciando, in una telefonata avuta nella serata di ieri, di lasciare il M5s se venisse introdotta anche una piccola modifica a uno dei pilastri del M5s, il tetto dei due mandati: “Se deroghi al secondo mandato dovrai fare a meno di me, lascio il Movimento 5 Stelle”, l’affondo del fondatore e garante.
Da qui alle prossime 48 ore il nodo comunque andrà sciolto, tra domani – con il rientro di Conte a Roma – e venerdì una decisione verrà presa.
Ma sul punto il fondatore del M5s sarebbe irremovibile, contrario anche alla micro-deroga, caldeggiata dall’ex premier, che salverebbe appena 4-5 fedelissimi, tra cui per esempio la vicepresidente del Senato Paola Taverna o il presidente della Camera Roberto Fico.
Conte, stando alle voci interne del Movimento, non avrebbe nessuna intenzione di andare allo scontro con Grillo, ecco perché le possibilità di arrivare a una ‘eccezione’ sarebbero scarsissime, mentre sale lo sconforto dei parlamentari con due mandati alle spalle.
Sul tavolo c’è anche la questione delle parlamentarie, ovvero la selezione dal basso per le liste che da sempre ha contraddistinto le candidature in casa M5S. I tempi stringono ed è complicato metterle in piedi, anche se da Statuto -articolo 7, lettera A – sarebbero previste.
Come ha scritto sull’Adnkronos Ileana Sciarra, la più informata dei cronisti politici che seguono i 5 stelle, il fondatore del M5s è pronto a tutto pur di difendere la regola del doppio mandato, fino ad arrivare a minacciare l’addio dalla sua creatura politica
«Il simbolo è di Grillo, anche se Conte dovesse decidere di rompere – e non lo farebbe mai – andremmo a sbattere. E’ Grillo che ci lascia senza M5S, non il contrario», ragiona un big pentastellato con l’Adnkronos
I tempi stringono ed è complicato metterle in piedi, anche se da Statuto – articolo 7, lettera A – sono previste. Grillo, raccontano alcuni beninformati all’Adnkronos, sarebbe per mantenerle, il che si traduce – per gli aspiranti deputati e senatori pentastellati – nella presentazione di certificato penale, certificato dei carichi pendenti e il 335 c.p.p. se a conoscenza di indagini o procedimenti penali a carico. Documenti difficili da tirare fuori nel mese di agosto. Tanto che, nei vertici, si era anche ragionato dalla possibilità di ovviare con un escamotage, magari sottoponendo le liste, già definite, al voto della base.
(da Open)

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FONTANA SI VEDE “ROTTAMATO” DALL’AUTOCANDIDATURA DI LETIZIA MORATTI (CHE HA GIA’ RICEVUTO L’ENDORSEMENT DI CALENDA)

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE LEGHISTA SPARGE VELENO: “BISOGNA CAPIRE DOVE INTENDE CANDIDARSI, NEL CENTRODESTRA, NEL CENTROSINISTRA…SE SI SENTE A DISAGIO CI SONO TANTE OPPORTUNITA'”

«Sono concentrata sulla mia Regione. Aspetto un chiarimento dopodiché mi riterrò libera e indipendente di fare le mie scelte, come sempre». È un vero aut aut quello che Letizia Moratti lancia al centrodestra. Se non riceverà in tempi brevi una risposta chiara alla sua disponibilità a candidarsi come presidente della Lombardia, è pronta a salpare per altri lidi.
Quale sia il porto dove attraccare, Moratti non lo dice e lascia aperte tutte le strade, sia quelle che portano a confermare la sua candidatura al di fuori del perimetro del centrodestra, sia quelle che portano in direzione della Capitale.
A conferma della sua determinazione sottolinea che non crede agli «steccati ideologici» e a chi, su La7, le chiede se sente il centrodestra come la sua casa, risponde: «Mi sono sempre considerata al servizio dei cittadini, l’ho fatto sempre in maniera civica.Quindi il mio è un impegno civico».
Impegno che da mesi è diventato un vero tour de force. Moratti sta lavorando alla sua lista civica senza pause. Incontri, cene, sondaggi. Quello commissionato a fine marzo e tenuto sottotraccia mette a confronto la sua candidatura con quella del suo «capo», il governatore leghista Attilio Fontana che a oggi ha ricevuto la benedizione di Salvini ma è in attesa di essere confermato da tutto il centrodestra come successore di se stesso.
Il risultato vedeva Moratti con la sua lista civica e il centrodestra al 59,2 per cento, mentre Fontana si sarebbe dovuto «accontentare» del 51,2.
Tutti indicatori che hanno portato Moratti a spingere sull’acceleratore e a intensificare la sua marcia di avvicinamento. Lunedì sera ha incontrato a cena l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, e gli ha chiesto di far parte della sua lista civica. «Mi sono riservato del tempo per riflettere – ha detto Albertini – sono convinto che la Moratti in prima istanza punta a essere il candidato del centrodestra, non l’antagonista. Serve che chi deve decidere lo faccia in fretta».
Il clima da elezioni anticipate contagia anche la Lombardia. Pochi minuti prima, al Pirellone, era toccato al governatore Attilio Fontana dare fuoco alle polveri. «Sulla candidatura di Moratti bisogna cercare di capire un po’ di cose. Intanto dove eventualmente intende candidarsi: ho letto nel centrodestra, nel centrosinistra, è intervenuto anche Letta per smentire una candidatura nel centro».
In coda il veleno: «Se si sente a disagio, ci sono tante opportunità».
Ogni riferimento all’endorsement di Carlo Calenda è puramente voluto. «Letizia Moratti sarebbe un’ottima candidata a fare il presidente della Regione», aveva detto il leader di Azione poche settimane fa.
Fatto sta che le parole dell’ex sindaco di Milano hanno creato non poche fibrillazioni all’interno del mondo leghista che ieri, in una riunione fiume in presenza del governatore e del coordinatore regionale del partito Fabrizio Cecchetti, ha riconfermato con forza che il loro candidato è Fontana e, qualora arrivasse il via libera di tutto il centrodestra e Moratti dovesse confermare la sua candidatura, «qualche riflessione andrà fatta».
Traduzione: dimissioni da vicepresidente della Regione. Sempre ieri ha ripreso a circolare la voce delle dimissioni anticipate di Fontana per accorpare le elezioni regionali con le politiche. Un’ipotesi già smentita giorni fa sia da Fontana sia dai vertici del Carroccio perché, se è vero che metterebbe in difficoltà il centrosinistra ancora alla ricerca del candidato, dall’altra risulterebbe un’operazione quanto mai complessa e pericolosa, in primis perché tra le dimissione e la ricandidatura di Fontana si aprirebbe un varco dove potrebbero infilarsi altre candidature, a partire da quella di Letizia Moratti.
(da La Repubblica)

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L’EX MINISTRO SOCIALISTA RINO FORMICA: “LA MELONI MI SPAVENTA: IL SUO PRESIDENZIALISMO E’ IL SUPERAMENTO DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE, SOSTITUITA DA UNA ILLIBERALE E AUTORITARIA”

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

“IL SUO MODELLO È ORBÁN. SE CAMBIANO LA COSTITUZIONE METTERANNO IN DISCUSSIONE ANCHE MATTARELLA”

Rino Formica, ex ministro socialista, lei è sempre stato critico con Mario Draghi.
«E infatti non sono stupito che alla fine l’abbiano costretto a lasciare».
Cosa è successo?
«La legislatura è finita così com’ era cominciata: con un gesto di rottura dei Cinquestelle: Draghi è stato l’ultima vittima dei populisti».
A cosa puntava esattamente Conte?
«Ha cercato la bella morte. Cacciare Draghi è stato un gesto in linea con l’identità originaria del Movimento».
Draghi cade per un residuo sussulto populista?
«Esattamente».
Non era l’unico che poteva tenere insieme tutti?
«Ho sempre pensato che fosse inadatto. Viene dalla Banca centrale, dove vige la regola dell’uomo solo al comando. Aveva tolto la fiducia ai partiti, ma li obbligava a votare la fiducia alla sua persona. Prima o poi il Parlamento si sarebbe ribellato a questa logica».
Perché Salvini lo ha fatto cadere?
«Stava perdendo i voti a favore di Fratelli d’Italia. Da un lato la Lega è il partito degli interessi diffusi nel Nord Est, dall’altro lui l’ha trasformato in un soggetto clerico reazionario, di populismo religioso. Tra le due anime era sorto un conflitto. Ha prevalso l’anima populistica».
Anche Meloni è populismo?
«No, è destra storica, conservatrice, però compensata da una visione occidentale e atlantica».
Le fa paura?
«Sì, mi spaventa. Penso che abbia una carta scoperta che non tira fuori: il presidenzialismo».
Perché carta coperta? Meloni ha ribadito che il presidenzialismo sarà nel programma.
«Sino ad oggi è stata una semplice enunciazione politica tradizionale del suo movimento, ma siamo sicuri che sarà anche il programma di governo dell’intera destra?».
Cosa intende dire? Lo vogliono fare, ma non lo dicono?
«Non possono dirlo. È il superamento della democrazia parlamentare, sostituita da una illiberale e autoritaria».
Teme una svolta autoritaria?
«Sì, ma indolore. La destra potrà vincere, ma non riuscirà a governare, perché l’affermazione sarà troppo risicata o contraddittoria, e a quel punto tenteranno di abbandonare la democrazia parlamentare per quella del presidenzialismo».
Qual è il modello?
«Orban. Garantiranno il rispetto di tutti i vincoli internazionali, ma poi in Italia faranno come in Ungheria».
L’appassiona la lite sulla premiership?
«È un cambio di figuranti».
Meloni può fare il premier?
«È indifferente. Porteranno a termine comunque il loro disegno. E il pericolo è che, una volta avviato il processo di riforma costituzionale, sin dal primo voto la posizione del Presidente della Repubblica diventa provvisoria».
Mattarella non è l’ultimo garante che ci è rimasto?
«Sì, ma se cambiano la Costituzione metteranno in discussione anche lui».
Berlusconi perché ha accettato?
«È convinto che nel vuoto di potere che si creerà potrà fare il Capo dello Stato facente funzione da presidente del Senato».
Il Pd che deve fare?
«Deve giocare la sua campagna anche su questo: chiarire se la procedura di revisione costituzionale che investe l’intero equilibrio istituzionale può essere affrontato con l’utilizzo dell’articolo 138 della Costituzione o con la via maestra di un’assemblea costituente».
La campagna non si giocherà sulla questione sociale?
«Capisco che al disoccupato non importi nulla di questo movimento, che però rappresenta un rischio mortale».
Il Pd le sembra consapevole della partita in corso?
«Spero abbia contezza del pericolo, già non ha fatto nulla contro il taglio dei parlamentari. Mi auguro che le sue candidature siano autorevoli e non acchiappavoti».
Conte ha infilato l’Italia in un bel guaio?
«Cosa si aspettava da uno che ormai è una gag di Grillo?
Far cadere Draghi non ci ha portato un discredito internazionale?
«Il voto non è uno scandalo. Draghi può operare fino a novembre, con poteri più ampi di quelli che si pensava. Lo spread non è esploso».
La stampa internazionale è in allarme per una possibile vittoria della destra.
«Il vero pericolo è che l’Occidente chiuda gli occhi. Che si accontenti dell’adesione alla Nato, alla Ue, sorvolando sul quel ci potrà accadere sul piano dell’involuzione democratica».
(da La Repubblica)

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I BANCHIERI ITALIANI SONO MOLTO PREOCCUPATI SUL DESTINO DEI 300 MILIARDI DI FINANZIAMENTI EROGATI CON LA GARANZIA DELLO STATO (COME AVEVAMO PREVISTO)

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

STANNO CRESCENDO I CREDITI NON RIMBORSATI: GLI IMPORTI ESCUTIBILI NELL’IMMEDIATO FUTURO SI ATTESTANO A 825 MILIONI… I SOLITI (IM)PRENDITORI, PRENDONO PRESTITI TANTO POI PAGA LO STATO

Il credito garantito dallo Stato è uno dei temi caldi per il sistema finanziario italiano. In piena crisi di governo, alle soglie di una recessione e con un progressivo rientro delle misure di sostegno, i banchieri italiani si interrogano sul destino dei circa 300 miliardi di finanziamenti erogati sotto lo scudo pubblico.
Per il momento non ci sono ancora dati ufficiali sullo stato di salute di queste posizioni, ma qualche stima attendibile ha iniziato a circolare.
Per i 258 miliardi a carico del fondo pmi per esempio l’ufficio studi del gruppo Nsa (che supporta le banche nell’ accesso alle garanzie del fondo pmi) ha realizzato uno stress test che prende in esame i possibili scenari qualora le imprese che hanno evidenziato eventi di rischio dovessero andare in default e venisse quindi escussa la garanzia.
L’analisi (che copre i primi cinque mesi dell’ anno) stima che gli importi escutibili nell’immediato futuro si attestino a 825 milioni.
Anche se le cifre in valore assoluto sono ancora contenute, è significativo il trend evidenziato dalla proiezione: rispetto ai primi cinque mesi del 2021 l’incremento è del 397%, con un’ accelerazione significativa tra i mesi di marzo e maggio.
Sebbene si tratti soltanto di stime, è possibile fare qualche ipotesi sulle cause del fenomeno. Da un lato occorre ricordare che negli ultimi mesi le condizioni macroeconomiche si sono progressivamente deteriorate, sia per gli effetti della guerra in Ucraina che per le persistenti strozzature sulle catene di approvvigionamento di molte imprese che hanno fatto schizzare il prezzo di molte materie prime.
Dall’ altro lato bisogna considerare il progressivo rientro delle misure di sostegno. Se infatti a dicembre 2021 si sono chiuse le moratorie, a fine giugno il fondo pmi del Mediocredito Centrale è uscito dal regime emergenziale, avviando un soft landing.
Non si tratta ancora di un ritorno al regime pre-Covid, ma comunque di un periodo di phasing out che accompagnerà banche e imprese verso la nuova normalità.
Oltre alla fine della gratuità dell’intervento del fondo, non potranno essere estese d’ufficio le durate della garanzia e sarà introdotta la commissione di mancato perfezionamento delle operazioni non garantite.
In aggiunta a ciò, secondo un’ altra stima del gruppo Nsa, saranno quasi 400 mila i crediti garantiti che usciranno dal regime di pre-ammortamento nei corso dell’estate: 96 mila a luglio, 100 mila ad agosto e 200 mila a settembre, con un importo medio delle esposizioni attorno ai 70 mila euro
Il giro di vite sulle misure di sostegno è stato confermato dal governo uscente, anche se l’approvazione di un nuovo temporary framework legato all’emergenza in Ucraina avrebbe favorito il prolungamento o per lo meno la rimodulazione del regime emergenziale.
Inizialmente, con il graduale attenuarsi della pandemia, l’esecutivo aveva immaginato un ritorno alla normalità anche per gli strumenti di sostegno al credito. Tecnicamente non si sarebbe trattato di un vero e proprio ritorno al regime pre-Covid ma di un periodo di phasing out che avrebbe accompagnato banche e imprese verso la stabilizzazione. Il perdurare della pandemia, la guerra in Ucraina e la fiammata dei prezzi hanno però rimesso sotto pressione il sistema produttivo.
Diversi interventi per la verità ci sono stati: il Decreto Aiuti ha, per esempio, ha previsto nuove misure per favorire l’accesso alla liquidità da parte delle imprese danneggiate dalle conseguenze economiche dell’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, nell’ambito del nuovo temporary framework.
Molti banchieri però restano convinti che le misure messe in campo sinora non siano sufficienti per evitare seri contraccolpi sul credito in un contesto economico che potrebbe deteriorarsi rapidamente nei prossimi mesi.
(da “MF”)

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