Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
I DUE SPOSINI RUSSI SI FECERO FOTOGRAFARE IN POSE SEXY E SUPER-CAFONE IN GIRO PER LA GRANDE MELA
Antioccidentale, ma non tanto da non sposarsi a New York, al consolato russo. E
portavoce della diplomazia russa dal 2015, figlia di un diplomatico, eppure nota per i suoi toni totalmente fuori dalle righe: è dei primi di luglio un video postato da lei stessa sul suo canale Telegram intitolato «Il nostro raccolto», in cui per circa tre minuti, con la canzone patriottica «Kalinka» in sottofondo, lecca e mordicchia due grosse fragole.
Maria Zakharova, 46 anni, è la prima portavoce donna del ministero russo degli Esteri ed è tra i più longevi in carica, sette anni: ma sul suo «stile personale», fatto di selfie con scollature procaci e linguaggio da bacheca Facebook, si moltiplicano gli attacchi. Soprattutto ora che siamo in guerra.
Ciclicamente, e di nuovo sui social in questi giorni, tornano a galla le foto del suo matrimonio con Andrei Makarov, con cui ha una figlia, Maryana, di 10 anni.
Una giovane Zakharova, pettinata come Ivana Trump e in un abito cortissimo di satin bianco, orlato di ricami neri ben poco classici, bacia appassionatamente il neomarito che le abbranca il seno sui sedili di una limousine.
Zakharova cinta dal marito in un bacio passionale a favor di camera. Non sono foto da funzionario diplomatico: ma le nozze sono del 2005, molto tempo prima che assumesse l’incarico.
Chi le ha pubblicate, proprio ora che Zakharova gestisce quotidianamente la comunicazione di una guerra? E l’intento è quello di screditarla? In realtà le foto di Maria Zakharova alle nozze sono pubbliche, suo malgrado, dal 2016.
Così un’intervista al sito russo Life.ru il fotografo, Nikolai Komissarov, ammette di averle pubblicate di sua iniziativa: «Erano foto private, ma Zakharova ne postò qualcuna per il primo anniversario delle nozze dunque pensai di poterle mettere online anche io. Lei si infuriò».
Ma ormai le foto erano online. Una versione traballante. Komissarov era il fotografo del consolato russo a New York, dove nel 2005 Zakharova lavorava: difficile che non avesse una nozione di privacy, liberatorie, ufficialità di foto oltretutto private.
E che non siano mai state rimosse dal web, da allora, è altrettanto strano: circolano su blog anonimi e poco affidabili, ma sulla pagina del sito Life.ru, dalla linea totalmente filogovernativa, l’intervista a Komissarov c’è ancora (corredata di una sola foto, in posa più classica, dei due sposi).
Possibile, quindi, che a ordinarne la diffusione sia stato un nemico della sposa. Ma russo, e molto tempo fa.
Come accade in guerra, anche la comunicazione è un’arma: e le foto del matrimonio sono tornate a circolare su Twitter. È per esempio a quegli scatti, forse, che allude il dissidente Mikhail Khodorkovsky che, commentando il video delle fragole, scrive «Una donna volgare è sempre una donna volgare».
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
TUTTO È NATO DA UN ESPOSTO DEL POLITICO REPUBBLICANO TODD ROKITA… NELLE ULTIME SETTIMANE LA DOTTORESSA HA ANCHE SUBITO MINACCE DI MORTE
Ha scelto di far abortire una bambina di 10 anni vittima di stupro, ora la ginecologa è stata denunciata. Caitlin Bernard si è assunta la responsabilità di interrompere la gravidanza di una bambina di appena 10 anni vittima di violenza sessuale in Ohio. Secondo la legge la piccola avrebbe dovuto partorire il figlio, ma proprio il parto sarebbe stato una violenza ancora più grande, così la dottoressa le ha praticato l’aborto.
La Corte Suprema aveva negato il permesso all’aborto per la piccola visto che era passato troppo tempo. La famiglia si è trasferita in Indiana, dove l’aborto è consentito anche in stato di gravidanza più avanzato rispetto all’Ohio.
Così la bimba ha incontrato la dottoressa Bernard che ha accolto la loro richiesta capendone il dolore. Da quel giorno però è stata vittima di minacce e insulti per aver ucciso un bambino.
Ora al medico viene contestato questo aborto e sul suo conto è stata aperta un’inchiesta. Pare che tutto sia partito da una citazione fatta dal repubblicano Todd Rokita che ha contestato alla ginecologa la mancata notifica dell’intervento di interruzione di gravidanza alle autorità dello stato nei tempi richiesti.
Il legale della donna dice che non ci sono i termini, ma di fatto ora la professionista si troverà a dover affrontare un processo solo per aver cercato di aiutare una bambina piccola, vittima di una terribile violenza.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
APERTA UN’INCHIESTA DELLA UEFA, LA SQUADRA UCRAINA IN OGNI CASO HA VINTO
Hanno provato di tutto i tifosi turchi per fare innervosire gli avversari ucraini. E se nei
palazzi istituzionali la Turchia di Erdoğan sta svolgendo un ruolo di intermediario tra Kiev e Mosca, nello stadio di Istanbul si inneggia a Putin.
È successo ieri sera durante la partita tra Fenerbahçe e Dinamo Kiev, una gara cruciale per il cammino in Champions League di entrambe. All’andata, giocata in Polonia, finì 0 a 0. Quindi si decideva tutto ieri sera: chi vince va avanti, chi perde va a casa.
E a vincere sono stati gli ospiti ucraini. «Il calcio è un gioco leale. La Dinamo Kiev è stata più forte», ha commentato l’ambasciatore dell’Ucraina in Turchia Vasyl Bodnar, al quale non sono sfuggiti quei cori: «È molto triste sentire dai tifosi del Fenerbahçe parole che sostengono l’assassino e l’aggressore che sta bombardando il nostro Paese».
Secondo la stampa turca, l’atmosfera allo stadio si era fatta tesa nei primi minuti del secondo tempo, quando la squadra ospite è andata in vantaggio con un gol di Vitaliy Buyalski. I padroni di casa erano rimasti in 10 per l’espulsione di un centrocampista, erano in svantaggio e pochi minuti dopo hanno pure sbagliato un rigore.
Alla fine a vincere è stata proprio la Dinamo Kiev per 2-1. «Tutto ha funzionato secondo i nostri piani e abbiamo vinto. Ma non abbiamo tenuto conto dei tifosi. Non mi aspettavo slogan del genere. Che peccato», ha commentato durante un’intervista televisiva l’allenatore romeno della Dinamo Kiev, Mircea Lucescu, che si è rifiutato di partecipare alla conferenza stampa a fine gara.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
IL MALESSERE ALL’INTERNO DEL PARTITO È DIFFUSO: SI DÀ PER SCONTATO L’ADDIO DI ALTRI DUE DEPUTATI VICINI ALLA CARFAGNA, LUIGI CASCIELLO E PAOLO RUSSO E DI DUE AL SENATO, LAURA STABILE E FRANCO DAL MAS
Forza Italia continua a perdere pezzi. E nessuno esclude chenelle prossime ore altri parlamentari possano aggiungersi alla lista dei fuoriusciti
Ieri è stato il giorno di Rossella Sessa, salernitana, classe ’73, professione commercialista, deputata azzurra dal 25 gennaio di quest’ anno, fedelissima della ministra del Sud Mara Carfagna. «È una decisione meditata – afferma – che ritengo necessaria dopo la scelta di interrompere il sostegno al governo di salvezza nazionale guidato da Mario Draghi».
Nel giorno in cui sbatte la porta e lascia gli azzurri, la parlamentare campana partecipa ai lavori d’Aula e tra una pausa e un’altra si sfoga sottolineando che «qualcosa è mutato negli equilibri fra gli alleati di centrodestra, qualcosa che ha portato a una presa di posizione contro gli interessi del mondo moderato, delle imprese e del Mezzogiorno».
Non svela le carte, Sessa, ma certamente aspetta di capire la prossima mossa della titolare del dicastero del Sud, che definisce «il mio unico riferimento, con cui dialogo e ragiono quotidianamente». Di sicuro nell’immediato si accaserà nel gruppo misto: «Solo fra qualche giorno effettuerò la mia scelta di campo».
Quest’ ultima fuoriuscita fa infuriare Antonio Tajani. «Chi ha lasciato Forza Italia – avverte il coordinatore nazionale – deve dimettersi dal Parlamento. E per prima cosa dovrebbero dimettersi dagli incarichi governativi, perché non si è ministri in quota personale, lo si è perché si è stati eletti all’interno di un partito».
In Transatlantico i falchi di FI, fedeli alla linea del Cavaliere, minimizzano: «Ma quale esodo? Stiamo parlando di deputati anonimi. Se vanno via è meglio per noi, e meglio per Berlusconi, che tirerà un sospiro di sollievo».
D’altro canto, ragiona un azzurro, «è tutto molto semplice: tra il taglio dei parlamentari e le nuove percentuali di Forza Italia la dirigenza garantirà 44 fra deputati e senatori. Eravamo in 132. Tradotto, 88 parlamentari sono alla ricerca di un seggio. Ma chi li potrà garantire? Calenda? Bene che vada saranno blindati solo Gelmini, Carfagna, Brunetta e pochi altri».
Tutto questo non sembra, però, placare l’esodo. Il malessere all’interno del partito è diffuso da giorni, non essendo stato digerito il cambio di rotta sull’esecutivo Draghi. Si dà per scontato l’addio di due deputati legati a Mara Carfagna: si tratta di Luigi Casciello e Paolo Russo. Mentre a Palazzo Madama gli indiziati, pronti a indossare un’altra casacca, potrebbero essere Laura Stabile e Franco Dal Mas.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
VUOLE ESCLUDERE CHI STAVA CON CONTE ALL’EPOCA DELLA LITE SULLA LEADDERSHIP
Grillo contro il Movimento 5 Stelle. Dietro l’ultima lite sulla regola dei due mandati tra il
leader Giuseppe Conte e il garante M5s – che ieri ha portato Beppe a minacciare l’addio – c’è anche una casualità che forse è più di questo.
Ovvero il fatto che con la deroga si aiuterebbero molti di quelli che durante la prima lite con l’ex Avvocato del Popolo si sono schierati contro di lui.
Come Vito Crimi, protagonista del tira-e-molla sul voto su Rousseau. O come Giancarlo Cancelleri e Roberta Lombardi. Che si azzardò addirittura a chiedere di votare Gualtieri e non Raggi alle amministrative di Roma. O ancora come Paola Taverna. Che all’epoca della prima scissione (paventata) si schierò decisamente con Conte.
Grillo, spiega oggi il Corriere della Sera, si è sentito «tradito» dai suoi «figli politici». Per questo adesso brama vendetta.
La ribellione del 2021
Tra chi rischia c’è anche Roberto Fico, visto che anche il presidente della Camera all’epoca si schierò con Conte. «Così però ci uccide tutti», fanno sapere alcuni che ancora oggi stanno con Beppe ma rischiano di andare a casa. Ma secondo Beppe dietro la richiesta di deroga ai due mandati e basta ci sarebbe Luigi Di Maio.
Per questo è necessario a suo parere essere granitici. Lo stesso ministro degli Esteri ieri a Controcorrente su Rete 4 ha detto la sua: «Probabilmente Grillo cederà ancora una volta. Non lo so, però di certo non è un bello spettacolo per gli italiani vedere forze politiche che si azzuffano per qualche poltrona». Mentre imposta la campagna elettorale di un partito che punta a essere «il terzo polo, il campo giusto», Conte deve quindi risolvere vari rebus interni.
La riserva, ha detto ancora l’ex premier, sarà sciolta «a breve». È il dossier più delicato che lo attende domani al rientro a Roma, dopo qualche giorno in Puglia «per ricaricare le batterie».
Chi conosce bene Grillo sostiene che stia lavorando a una soluzione, pur ricordando che il garante è comunque legalmente proprietario del simbolo nonché dei domini internet del Movimento. Un elemento non secondario. Nel senso che davvero Grillo potrebbe mollare Conte senza simbolo in caso di rottura.
Legalmente può anche ingaggiare una battaglia con il M5s per toglierglielo. Come ha sottolineato Lorenzo Borré, l’avvocato dei ricorsi contro il M5s, poiché il limite dei due mandati «è una regola etica accettata al momento dell’iscrizione al partito», per il via libera alle deroghe «sarà ineludibile la preventiva modifica del codice etico, che è parte integrante dello Statuto».
I contributi al partito
Intanto dopo le dimissioni di Crippa – che potrebbe candidarsi con il Pd – il nuovo direttivo dovrà approvare il rinnovo del contratto a Rocco Casalino.
La doppia consulenza tra Camera e Senato per un totale di 140 mila euro l’anno era stata conclusa dal capogruppo durante la polemica sull’appoggio al governo Draghi. Ora è il momento di ripristinarla. Repubblica spiega che c’è anche un altro problema sul tavolo.
Quello che sta affrontando il tesoriere Claudio Cominardi. Ovvero i mancati versamenti al partito negli ultimi mesi. Oltre 70 se ne sono andati con Di Maio. Gli altri nicchiano. Specie adesso che rischiano di tornare a casa con mesi d’anticipo. Ma adesso servono risorse per la campagna elettorale. E potrebbero partire i solleciti.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
TRA RIVALUTAZIONE E TAGLIO DEL CUNEO
Il raddoppio della decontribuzione con un nuovo taglio del cuneo fiscale. Il bonus 200 euro soltanto ai precari. E l’anticipo dell’adeguamento della pensione all’inflazione che sarebbe dovuto scattare nel 2023.
Il nuovo decreto Aiuti di agosto del governo Draghi cambia completamente faccia dopo l’incontro con i sindacati. Perde la riduzione dell’Iva sul carrello della spesa. Ma conquista un taglio dello 0,8% per i redditi fino a 35mila euro, che si va ad aggiungere allo 0,8 di riduzione del cuneo già in vigore per tutto il 2022 per la stessa platea. Si punterebbe però almeno all’1% aggiuntivo di taglio. Oltre agli aiuti su bollette e benzina. E aumenta anche il potere d’acquisto dei pensionati. Il sistema attuale prevede fasce per la rivalutazione (100% fino a 4 volte il minimo, pari a 523 euro; 90% tra 4 e 5 volte il minimo e 75% sopra questa soglia). Qui probabilmente si interverrà.
Taglio del cuneo, rivalutazione delle pensioni, bonus ai precari
Le misure avranno una durata fino a dicembre. Poi dovrà essere il nuovo governo a trovare le coperture per mantenerle nella prossima legge di bilancio. E tra le norme potrebbe arrivare anche la proroga dello smart working semplificato per i soggetti fragili. In sintesi il nuovo decreto Aiuti di agosto prevede:
il taglio del cuneo fiscale: Draghi vuole rafforzare quello in vigore dello 0,8% sui redditi da lavoro dipendente fino a 35 mila euro lordi annui. Raddoppiarlo per sei mesi costerebbe 750 milioni;
la rivalutazione delle pensioni: anticipata di sei mesi invece che a gennaio 2023; la misura dovrebbe costare 1,5 miliardi di euro per l’intero semestre;
il bonus 200 euro ai precari e 100 euro per gli autonomi: ovvero lavoratori agricoli, stagionali, precari della scuola, lavoratori in somministrazione. La platea era esclusa dal primo bonus.
Nel decreto aiuti bis, atteso la prossima settimana, saranno anche replicate le misure taglia-bollette per l’ultimo trimestre. Per evitare che dal primo ottobre aumentino le tariffe senza calmieramento mentre ancora è in corso la transizione politica. L’intero pacchetto potrebbe essere rafforzato, sia sul fronte del bonus sociale per energia elettrica e gas, sia su quello degli aiuti alle imprese. Sarà prolungato ancora anche il taglio delle accise sulla benzina, probabilmente fino a fine ottobre anche se c’è chi preme per arrivare alla fine dell’anno.
Lo sconto in busta paga raddoppia?
Secondo i primi calcoli con l’incremento della decontribuzione lo sconto potrebbe raddoppiare. Anche se oggi La Stampa scrive che l’entità del taglio potrebbe essere di appena 0,2 punti, portando così la riduzione complessiva ad un punto pieno (con l’aliquota dei contributi che passerebbe dal 9,19% all’8,19% nel settore privato e dal 8,8% al 7,8% nel pubblico). Ma non si esclude nemmeno la possibilità di raddoppiare lo sconto. Arrivando a 1,6% e mettendo così poco più di 200-250 euro nelle tasche dei lavoratori con redditi fino a 35 mila euro. L’intervento di decontribuzione, come annunciato alle parti sociali, si applicherebbe al secondo semestre dell’anno. Secondo l’agenzia Ansa i tecnici del Mef stanno ancora facendo i calcoli per definire la misura.
Che comunque si aggiungerebbe alla decontribuzione già in vigore fino alla fine dell’anno per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35 mila euro, che è sempre dello 0,8%. Il taglio del cuneo introdotto con l’ultima manovra valeva per l’intero 2022, con un costo di circa un miliardo e mezzo. Tramonta invece il taglio dell’imposta sul valore aggiunto dei beni del carrello della spesa. Che nei giorni scorsi era stata chiesta a gran voce dalla Lega. Per il bonus 200 euro invece si va verso l’ok soltanto a precari e stagionali. I soldi verranno dirottati sul taglio del cuneo e sulla decontribuzione delle pensioni. Altre risorse verranno destinate al settore sanitario per la lotta contro Covid-19. E ai comuni, per fronteggiare la crisi idrica e la siccità
Quanto costa la rivalutazione delle pensioni
Per quanto riguarda la rivalutazione delle pensioni, il governo prevede di far entrare in vigore gli aumenti già a settembre. Coprendo così gli ultimi 4 assegni dell’anno in corso più la tredicesima. Ma La Stampa scrive che il calcolo di 1,5 miliardi di costo complessivo della misura è ottimista. Nei mesi passati le previsioni per il 2023, a fronte di un’inflazione destinata ad arrivare a fine anno al 6,8%, parlavano di un costo nell’ordine di 10-12 miliardi di euro. L’anticipo potrebbe invece essere calcolato a partire dall’inflazione acquisita. A giugno era +6,2%. Oppure utilizzando l’inflazione programmata per il 2022 (+5,8% l’ultimo Def). Anche così però non costerebbe meno di 4-5 miliardi di euro.
C’è però un piano alternativo. Che prevede di rivedere i criteri della perequazione. In base alle regole in vigore, l’indicizzazione non si applica infatti allo stesso modo a tutti i trattamenti pensionistici. Da circa 20 anni è in vigore un meccanismo che prevede l’indicizzazione piena per le pensioni più basse. E invece la rivalutazione parziale per quelle d’importo superiore. Attualmente le pensioni vengono rivalutate:
del 100% se di importo fino a 4 volte il trattamento minimo Inps (che per il 2022 pari a 524,34 euro)
del 77% tra 4 e 5 volte il minimo;
del 52% tra 5 e 6 volte il minimo;
e infine del 47% tra 6 e 8 volte il minimo, del 45% tra 8 e 9 volte il minimo e del 40% se di importo superiore a 9 volte il minimo.
Una rivalutazione sostanziale potrebbe partire dalla revisione di questi criteri. Oppure da un taglio netto del totale della contribuzione. Che farebbe risparmiare un paio di miliardi di euro.
(da Open)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
UNO STUDENTE: “SONO FELICE DI VIVERE IN ITALIA, DOVE SE PARLO MALE DEL GOVERNO DRAGHI, NON VENGO ARRESTATO O AMMAZZATO COME IN RUSSIA”
L’incontro è iniziato come una pacata lezione universitaria e si è concluso con i toni
accesi di una vecchia puntata di Uno contro tutti al Maurizio Costanzo Show: da una parte Alessandro Orsini, che ha affermato di essere l’unico in Italia a «disinquinare l’informazione propagandistica italiana sulla guerra tra Russia e Ucraina», dall’altra i giovani della sezione Impact (18-30 anni) del Giffoni Film Festival che lo hanno incalzato con le domande.
La polemica esplosa all’annuncio della sua partecipazione è stata messa a tacere subito dal direttore Claudio Gubitosi in nome della libertà di espressione e di un invito ai giovani a «non farsi sostituire dagli adulti nel fare domande e comprendere da soli la realtà».
E i ragazzi non si sono tirati indietro: Benedetta gli ha chiesto, in modo retorico, se per andare incontro alle richieste di Putin si può sacrificare il diritto all’autodeterminazione degli ucraini, mentre Giusi lo ha inchiodato alla stonatura secondo cui i bambini sarebbero più felici di vivere in un regime dittatoriale piuttosto che stare sotto le bombe in una democrazia.
Gli applausi a chi affrontava frontalmente Orsini hanno alzato la temperatura dello scontro, mettendolo sulla difensiva.
Incalzato sulla questione dei titoli necessari a parlare di geopolitica Orsini ha detto: «Quando ero direttore dell’Osservatorio internazionale della Luiss (da cui è stato allontanato ad aprile), se il ministro dell’Arabia Saudita faceva uno starnuto lo sapevo mezz’ ora prima», e ancora «voi non potete vedere il mio curriculum per questioni di sicurezza».
Non il massimo per ingraziarsi la platea.
Il risultato? «Un muro contro muro poco utile al confronto», ha detto Rosaria, «un monologo senza un vero spazio per i ragazzi», secondo Elisa, e «un evento in cui il professore ha sempre aggirato le domande dirette», parola di Elvira.
Un incontro in cui il giovane Riccardo è sbottato contro la retorica del provocatore: «Sono felice di vivere in Italia, dove se parlo male del governo Draghi, non vengo arrestato o ammazzato come in Russia». L’applauso più fragoroso è stato per lui.
(da La Stampa)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
IL MEME VIRALE DELLA CANTAUTRICE SU GIORGIA MELONI
Ricordate quel tormentone, tradotto anche in spagnolo, basato su uno dei tanti comizi in piazza fatti da Giorgia Meloni.
Oggi, parafrasandolo, anche la cantante Giorgia Todrani ha voluto “citarlo” in una sua Instagram stories.
Un meme al grido di “Anche io sono Giorgia ma” che ha scatenato l’ironia sui social. Ma anche critiche, come spesso accade in questi casi.
Ieri sera, la cantautrice romana ha pubblicato tra le sue Instagram Stories quell’immagine-meme: il suo volto e quella frase: “Anche io sono Giorgia ma non rompo i coglioni a nessuno”.
Ovviamente, questa pubblicazione (non è stata creata da lei, ma si è limitata a condividere uno dei contenuti già presente in rete fin dai tempi in cui quelle esclamazioni di Giorgia Meloni furono trasformate in motivetti musicali diventati virali per molto tempo) ha provocato un subbuglio in rete. In tantissimi hanno colto e apprezzato l’ironia della cantante capitolina. Altri, invece, si sono sperticati in critiche nei confronti della cantautrice, rea di essere caduta nella “volgarità”.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile
L’AMICIZIA SBANDIERATA CON PUTIN SOLLEVA PERPLESSITÀ E LA VIA DELLA SETA SI È INCEPPATA, POI CI SONO I DATI DELUDENTI SULL’ECONOMIA E LA SCARSA REPUTAZIONE GLOBALE
La Cina di Xi Jinping ha alcuni seri problemi. Se non verranno risolti – ed è improbabile
che lo siano – questa seconda metà del 2022 può rivelarsi carica di tensioni.
A causa delle turbolenze mondiali e soprattutto dei lockdown dovuti alla politica di Zero-Covid, nel secondo trimestre dell’anno il Pil è aumentato di solo lo 0,4% rispetto a un anno prima.
È la crescita minore da quando è iniziata la raccolta dei dati, nel 1992 , se si escludono i primi tre mesi del 2002 , all’inizio della pandemia. I dirigenti di Pechino prevedono una ripresa robusta nei prossimi mesi ma ormai nessuno scommette sul raggiungimento dell’obiettivo di crescita del 5,5% che era stato fissato l’anno scorso: le previsioni più ottimistiche parlano di un 4,8% .
Un’economia cinese debole contribuisce alla debolezza dell’economia globale, naturalmente.
È anche un guaio per il segretario-presidente Xi, il quale in ottobre affronta il congresso del Partito che lo dovrebbe nominare per un terzo mandato di cinque anni (fatto senza precedenti, e vietato, nei tre decenni scorsi): la sua decisione di combattere drasticamente ogni focolaio di Covid, per quanto minuscolo, non è ufficialmente in discussione ma getta ombre sulla sua saggezza di giudizio.
La stessa scelta di giurare amicizia indiscutibile con Putin ha sollevato perplessità. Ci sono poi proteste popolari per casi di corruzione legati a mutui per i cittadini, anche se questo difficilmente diventerà un problema politico serio.
Ma c’è in molte città l’insoddisfazione per i lockdown stessi, a cominciare da Shangai. E la Nuova Via della Seta, progetto che è il fiore all’occhiello di Xi, avanza a fatica, spesso anzi arretra: finora, nel 2022 ha investito all’estero meno di 30 miliardi di dollari, ben poco rispetto ai 127 del 2015 , ai 106 del 2016 , ai 115 del 2017 ; i Paesi che potrebbero ricevere i denari di Pechino sono sempre meno entusiasti di diventare debitori del gigante cinese. Inoltre, c’è il crollo dell’immagine globale della Cina.
Mentre fino a pochi anni fa la reputazione globale di Pechino era buona, un sondaggio del Pew Research Center che ha misurato le opinioni pubbliche in 19 Paesi ha stabilito che il 68% degli intervistati ha un’opinione «non favorevole» della Cina. Xi Jinping sarà probabilmente osannato al congresso d’autunno ma non si può dire che ci arrivi con il vento in poppa
(da il Corriere della Sera)
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