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ROMA, PUBBLICA POST PRO-PALESTINA: PERQUISITO DLLA POLIZIA E SOSPESO DAL LAVORO

Gennaio 25th, 2024 Riccardo Fucile

ALGERINO, INCENSURATO, DA 20 ANNI IN ITALIA: PERQUISIZIONE NEGATIVA … E ORA CHI LO RIPAGA PER LO SPUTTANAMENTO?

Si è visto entrare nella sua camera da letto i poliziotti del Nucleo Antiterrorismo per una “perquisizione urgente”, dunque senza mandato da parte della magistratura, alla ricerca di armi ed esplosivi, seppur fosse del tutto incensurato.
La perquisizione ha dato esito negativo, ma è stato comunque portato in Questura, dove ha dovuto mostrare il suo cellulare ai poliziotti, che hanno visionato le sue conversazioni private, la sua galleria fotografica e una serie di post da lui pubblicati.
Una volta tornato a casa, ha ricevuto una telefonata dal suo capo – il preside della scuola per cui lavora come assistente educativo a Roma -, il quale gli ha comunicato di non recarsi più nell’istituto, perché la polizia gli avrebbe chiesto di tenerlo lontano per “motivi di sicurezza”.
È quanto accaduto a Yussef, algerino trapiantato in Italia dal 2003, completamente incensurato, che in quella scuola ci lavora da ben nove anni. Eppure, da un giorno all’altro e senza nessun apparente motivo, è arrivato un fulmine a ciel sereno che sembra avergli cambiato la vita. Può sembrare un fatto assurdo, ma lo pubblichiamo dopo aver fatto tutte le verifiche del caso, avendo parlato col diretto interessato, con la scuola, ed avendo potuto visionare il referto di perquisizione redatto dalla polizia.
Yussef non è il suo vero nome, e l’utilizzo di uno pseudonimo è dato dalla nostra volontà di proteggerlo da ogni possibile ulteriore conseguenza. L’importante, per il lettore, è la vicenda, che è stata verificata.
Mercoledì mattina, Yussef è a casa a riposare nel suo giorno libero dal lavoro. Ad un tratto suona il campanello e il suo coinquilino va ad aprire. Nell’abitazione fanno ingresso i poliziotti della Divisione Investigazioni Generali Operazioni Speciali della sezione Terrorismo, che entrano nella camera da letto di Yussef per una perquisizione.
Lui si mostra gentile e cooperativo, perché sa di non avere nulla da nascondere, ma chiede ai poliziotti di mostrare il mandato di perquisizione. Loro gli rispondono che non serve. Ai sensi dell’art. 41 del T.U.L.P.S., infatti, si può evitare di chiedere la preventiva autorizzazione da parte del pm ove sussistano “particolare necessità ed urgenza”. Il poliziotto gli si rivolge: «Hai delle armi o degli esplosivi?». Yussef comincia a ridere. Non ha mai commesso reati né in Algeria, da dove è arrivato come rifugiato politico, né in Italia; il suo casellario giudiziario è vuoto e non fa parte di gruppi o organizzazioni di nessun tipo. La perquisizione, infatti, dà esito negativo. I poliziotti dicono a Yussef di seguirli in Questura. Lì gli chiedono di mostrare i contenuti del suo telefonino, perché vogliono controllare il suo Whatsapp, il suo Instagram, le sue conversazioni e la sua galleria fotografica. Lui è impietrito e glieli fa vedere.
«Quando mi hanno chiesto di aprire il mio telefonino e di fare vedere tutto ero sotto shock, altrimenti non lo avrei fatto, ma tengo a dire che mi hanno riferito che, se non l’avessi fatto, loro avrebbero sequestrato il cellulare», racconta Yussef a L’Indipendente.
Ad ogni modo, i poliziotti trovano sulle sue stories di Instagram una foto dei bambini palestinesi morti nei massacri a Gaza, con la scritta “fino a oggi 10.000 bambini morti”. «Perché l’hai scritto?», gli chiede uno di loro. «Perché è la verità», risponde lui.
Per due giorni, nel suo stato Whatsapp, Yussef ha tenuto pubblicata la foto del leader di Hamas. «Ho detto loro che, secondo quello che penso, Hamas non è un’organizzazione terroristica ma un gruppo che sta facendo la resistenza: d’altronde, i miei antenati in Algeria, ai tempi del colonialismo, sono stati chiamati ‘terroristi’, ma oggi sono ricordati come grandi figure della storia».
Condivisibili o meno, queste sono le sue idee. I poliziotti lo lasciano andare. Non prima di aver scattato tre foto ad alcuni contenuti trovati nel cellulare: l’immagine dei bambini palestinesi morti, quella del capo di Hamas e una fotografia di Ursula Von der Leyen. Il capitolo peggiore di questa storia, almeno per l’impatto che ha avuto sulla vita di Yussef, si apre però quando l’uomo riceve la chiamata del preside della scuola in cui lavora, il quale gli dice di aver saputo dei suoi «problemi con la polizia» e gli comunica che la stessa polizia avrebbe chiesto alla direzione dell’istituto di vietare a Yussef di tornare al lavoro «per motivi di sicurezza». E il preside ha deciso di dare seguito a quella richiesta, che suona tanto come un ordine. In un colpo solo, dunque, due diritti costituzionalmente garantiti – quello alla libertà della manifestazione di pensiero e quello al lavoro – sono stati calpestati.
“Sono un rifugiato politico da 10 anni e lavoro in questa scuola da 9 anni, da 6 anni con contratto indeterminato. Sono completamente incensurato, sia qua che in Algeria. Non ho mai avuto a che fare con organizzazioni terroristiche. Penso, però, di avere il sacrosanto diritto di manifestare il mio pensiero», ci racconta Yussef, che dice di avere anche ricevuto una telefonata di Moni Ovadia, che gli ha espresso solidarietà per quanto accaduto.
«Hanno violato la mia intimità a casa e sul mio telefonino – denuncia Yussef -. Penso che se fossi stato un europeo o un italiano non avrei subito lo stesso trattamento. Sono algerino, musulmano, extracomunitario e rifugiato politico, ma ciò non vuol dire che ho scritto in fronte ‘sono una persona sospetta’. La mia reputazione è già stata scalfita da questa storia nel mio ambiente di lavoro, infatti ho voluto spiegare sul gruppo Whatsapp a cui partecipo con i miei colleghi tutto l’accaduto».
Yussef esprime alcune perplessità in merito a una circostanza capitatagli il giorno successivo a quello della perquisizione: «Su Instagram accetto soltanto contatti fidati e persone che conosco. Giovedì mi è arrivata una richiesta di amicizia sulla piattaforma da parte di un utente con nome arabo e con una foto profilo che raffigura una bandiera nera, con scritte in lingua araba. La tipica immagine che usano i terroristi. Ciò mi è parso molto sospetto».
Chiediamo a Yussef per quale motivo abbia voluto rendere pubblica questa storia, con tutte le imprevedibili conseguenze del caso: «L’ho fatto perché non voglio che questa vicenda passi inosservata. L’ho fatto perché non voglio che altre persone che hanno avuto l’unica colpa di esprimere liberamente il loro pensiero si trovino a subire le stesse ingiustizie che ho subito io». Abbiamo provato a contattare la scuola per cui Yussef lavora al fine di ottenere il punto di vista della direzione su questa storia. Ci hanno comunicato che, per il momento, non sono intenzionati a rilasciare nessuna dichiarazione.
(da agenzie)

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LO SPOT DI UN SUPERMERCATO IN GERMANIA CHE SI E’ TRASFORMATO IN UN MANIFESTO CONTRO I NEO-NAZISTI

Gennaio 25th, 2024 Riccardo Fucile

“IMMAGINATE DI POTER COMPRARE SOLO PRODOTTI TEDESCHI”…E GLI SCAFFALI SONO SEMIVUOTI

In Germania anche i supermercati scendono in campo contro l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD). Nei giorni scorsi, decine di migliaia di cittadini tedeschi sono scesi in piazza per protestare contro l’avanzata del partito guidato da Alice Weidel, in particolare dopo le rivelazioni sui piani di deportazione di massa dei migranti.
L’onda lunga delle proteste ha fatto diventare virale un video della catena di supermercati Edeka. Nel filmato si vede come apparirebbero gli scaffali di un supermercato qualora si potessero vendere esclusivamente prodotti tedeschi. La risposta è semplice: sarebbero quasi tutti vuoti. Nello spot pubblicitario si vedono clienti sorpresi di trovare il punto vendita così sfornito. A svelare l’inganno sono i cartelli affissi in giro per le corsie: «Questo scaffale dimostra che senza diversità siamo più poveri». In realtà, lo spot risale a sei anni fa, ma è grazie alle manifestazioni di piazza contro AfD che è diventato davvero virale.
A ripostarlo sui social è la stessa Edeka, che scrive: «Più attuale che mai… Noi amiamo la diversità e lottiamo contro la destra». Oggi, così come già accaduto nel 2017, il colosso tedesco dei supermercati ha voluto rendere chiara la propria posizione su ciò che sta accadendo nel Paese. E molti clienti sembrano aver apprezzato.
(da agenzie)

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TRA MOROSI, VECCHI DEBITI, DISAFFEZIONE DEGLI ELETTORI, I PARTITI NON HANNO UN EURO IN CASSA

Gennaio 25th, 2024 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA HA 99 MILIONI DI DEBITI VERSO LA FAMIGLIA BERLUSCONI, FRATELLI D’ITALIA RACCOGLIE PIÙ DI TUTTI DALLE DONAZIONI (3,5 MILIONI NEL 2023) MENTRE IL PD VOLA NEL 2X1000, CON 8,1 MILIONI DI EURO (MA HA DEBITI PER QUASI 9 MILIONI)… PER LA LEGA IL 2022 SI È CHIUSO CON UN DISAVANZO DI 3,9 MILIONI… IL M5S VA A CACCIA DI MOROSI: DUE ANNI FA VANTAVA CREDITI PER 4,6 MILIONI… LA BRUTTA FINE DEL TERZO POLO

Piangono le casse. Di quasi tutti. Con l’eccezione di Fratelli d’Italia, forte di una corposa truppa di eletti pronta a versare l’obolo mensile, gli altri partiti faticano a tenere i bilanci in ordine. Colpa di decine di morosi, vecchi debiti, disaffezione degli elettori e costi di funzionamento ancora notevoli.
Per questo, prima delle Europee, in molti vanno in cerca di mecenati e qualcuno, come Antonio Tajani, ha dovuto “assumere” una specialista di relazioni (più che di voti…) come Letizia Moratti. Sarà lei, sabato, a riunire a Milano imprenditori e manager per un “Forum sull’economia” alla presenza, tra gli altri, di Marco Tronchetti Provera, Emma Marcegaglia e Cristina Scocchia (Illycaffè).
FI. L’ultimo bilancio segna 99 milioni di debiti (quasi tutti verso Silvio Berlusconi) e una disponibilità liquida di 24 mila euro. Nel 2023 le donazioni private sono crollate da 2,9 milioni a 2,1, di cui ben 700 mila riconducibili alla famiglia del fondatore. Il dato del 2×1000 è pessimo: solo il 2% di chi devolve soldi ai partiti sceglie FI. Per questo Letizia Moratti ha riunito a cena Diana Bracco, Tronchetti Provera e Paolo Scaroni per sondare la possibilità di rilevare parte del debito del partito e va a caccia di imprenditori pronti a sposare la causa. Non a caso alla Camera si è rivisto Stefano Parisi.
FDI. Il governo porta bene. Nel 2022 l’avanzo di gestione è quasi triplicato rispetto al 2021 (da 184 mila euro a 492), pur con un leggero aumento dei debiti (a 259 mila euro). Migliora il 2×1000, che nel 2023 è a 4,8 milioni rispetto ai 3,1 dell’anno precedente. Funziona pure il meccanismo dell’auto-finanziamento
FdI è il partito che raccoglie più di tutti dalle donazioni: 3,5 milioni nel 2023 (cifra riferita ai singoli finanziamenti sopra i 500 euro, per i quali c’è obbligo di pubblicazione), provenienti soprattutto dai parlamentari. Un aspetto che distingue il partito dagli alleati leghisti.
LEGA. Il Carroccio mette insieme 3,4 milioni di donazioni. Ma servono precisazioni: il 2022 si è chiuso con un disavanzo di 3,9 milioni (l’anno prima c’era un avanzo di 1,4 milioni) nonostante 6,4 milioni dai simpatizzanti.
Nel 2023 siamo scesi e il dato sarebbe stato peggiore se Salvini, dopo l’ok al bilancio e in previsione di Pontida ed Europee, non avesse imposto agli eletti di donare 30 mila euro e di trovare mecenati. Il 2×1000 dà poco più di 1 milione, in calo. E così una boccata d’ossigeno è arrivata dai privati “precettati”, alcuni legati al settore dei trasporti e delle infrastrutture (Azeta costruzioni ha dato 30 mila euro; Taurus 15 mila; Società Nazionale Logistica e Servizi altri 10 mila).
PD. Per il Pd il 2×1000 è oro: è primo partito a quota 8,1 milioni di euro. L’ultimo bilancio segnava un generale miglioramento ma con debiti a 8,9 milioni. Coi contributi siamo poco sopra i 2 milioni, in netto calo dai 3,8 del 2022 (Schlein e Bonaccini avevano i rispettivi Comitati elettorali: la segretaria ha versato 22 mila euro). Restano i crediti patologici verso gli ex eletti che avevano costretto il Pd ad attivare 63 ricorsi che hanno portato a 56 decreti ingiuntivi. In cassa c’è una liquidità di 5,2 milioni ma gli imprenditori, rispetto agli anni di governo, sembrano essersi spostati altrove.
M5S. Il 2×1000 porta 1,8 milioni di euro (il 10% delle scelte). Le donazioni 2023 sono sopra i 2 milioni grazie a eletti o ex eletti, come Vito Crimi (17 mila euro) e Giulia Sarti, 23 mila. Il bilancio registra un avanzo di 126 mila euro con liquidità per 6,8 milioni. A pesare c’è soprattutto la voce “Fondo rischi e oneri”, pari a oltre 10 milioni. Anche qui, morosi cercansi: a fine 2022 il M5S vantava crediti per 4,6 milioni.
AZIONE E IV. Il “Terzo Polo” non esiste più e se ne sono accorti anche i finanziatori. Se la sfida del 2×1000 finisce pari (1 milione a testa), Azione va meglio con le donazioni (circa 450 mila euro) e batte i 200 mila di Iv, ma il tracollo rispetto al 2022 è da film horror: Calenda aveva raccolto 1,5 milioni; Renzi circa 2.
(da Il Fatto Quotidiano)

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LE RAGAZZE CHE IMPARANO LE ARTI MARZIALI PER DIFENDERSI DAGLI UOMINI: “NON PER PAURA, MA PER LA LORO STUPIDITA'”

Gennaio 25th, 2024 Riccardo Fucile

LA STORIA DI GRETA, VITTIMA DI CATCALLING

Greta Farina nel 2015 ha iniziato a praticare judo. Per avere una sicurezza maggiore di sé e per essere stata vittima di catcalling. 22enne, frequenta una scuola di fotografia a Milano e oggi racconta la sua scelta al Quotidiano Nazionale: «Non ho cominciato per paura, ma per l’inconsapevolezza che hanno gli uomini, cioè la loro stupidità. Il fatto che non riescono a contenersi e a trattenersi: questo mi porta non ad avere paura ma a evitare di farmi male. Sapere cosa fare nel momento del bisogno».
Poi racconta: «Sono stata vittima di cat calling molte volte per le strade di Milano, ma finché parlano posso sopportarlo. Quando torno a casa c’è sempre chi fa commenti provocatori fischiando dietro. Io la prendo anche sul ridere perché finché stanno lì seduti e mi dicono “Vieni qua bella”, io rispondo e ci scherzo su…».
Come lei ce ne sono tante. Nel 2021 la Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate e Arti Marziali) ha registrato 437 iscrizioni, che l’anno successivo sono salite a 701. Nel 2023 il record di 786 nuove matricole. Greta però spiega anche che «essere in una palestra con un insegnante è completamente diverso da quando ti trovi in una situazione pericolosa. Quindi bisogna imparare quelle due mosse basilari e facendo così nel momento in cui ti vogliono aggredire con un’arma o meno, tu pur essendo in panico sai come reagire».
Ma alla fine lo sport serve a superare la paura di essere aggredite: «Ho amiche che hanno paura di andare in giro alla sera e consiglio loro il judo, perché ti aiuta a capire come comportarsi in determinate situazioni e, se non ti capita, ti senti più sicura».
(da agenzie)

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