Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
PIRRO È SOLO L’ULTIMO PERSONAGGIO TELEVISIVO AD AVERE UN INCARICO DI ALTO LIVELLO: PRIMA DI LEI, IL SEGRETARIO DELLA DIFESA PETE HEGSETH E QUELLO AI TRASPORTI, SEAN DUFFY
Il Senato degli Stati Uniti ha confermato l’ex giudice e personaggio televisivo Jeanine Pirro alla carica chiave di Procuratore di Washington D.C., diventando l’ultima conduttrice di Fox News ad essere nominata da Donald Trump per una carica di alto livello.
Pirro è stata nominata con 50 voti contro 45 come Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, dopo una specifica richiesta del Presidente Donald Trump affinché il Senato, a maggioranza repubblicana, si riunisse questo fine settimana per approvare le sue candidature.
A maggio, il Presidente, amante della televisione e che ha attinto ampiamente al gruppo dei conduttori dei media conservatori per reclutare membri della sua amministrazione, ha nominato Pirro Procuratore degli Stati Uniti ad interim nella capitale.
L’audace ex procuratore 74enne di Westchester, New York, è stata descritta dal Presidente Trump come “una classe a sé stante”. Si è fatta un nome presentando diversi programmi televisivi, tra cui “Justice with Judge Jeanine”, andato in onda per 11 anni su Fox News, il canale preferito dai conservatori.
Con la sua carica di Procuratore Generale degli Stati Uniti, una delle più alte del Paese, Pirro si unisce alle fila di altre reclute per posizioni di vertice nelle reti di informazione 24 ore su 24. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha co-condotto “Fox & Friends Weekend”, e il Segretario ai Trasporti Sean Duffy è stato
concorrente di un reality e co-conduttore di Fox Business. Dick Durbin, il principale esponente democratico della Commissione Giustizia del Senato, ha affermato che Pirro “non dovrebbe mai essere un Procuratore Generale degli Stati Uniti permanente”.
Durbin ha citato la promozione da parte di Pirro di teorie del complotto sulle elezioni del 2020, perse da Trump contro Joe Biden. È stata anche una delle conduttrici più importanti citate in giudizio per diffamazione intentata dal produttore di macchine per il voto Dominion, che ha portato Fox News a pagare la cifra esorbitante di 787,5 milioni di dollari per chiudere la causa. Pirro è anche autrice di diversi libri a sostegno di Donald Trump.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
RONCONE: “LE CHIESE NEL PIANETA SARANNO PURE MEZZE VUOTE, PERÒ È UN DATO CERTO CHE UN FORMIDABILE POPOLO DI RAGAZZI HA CAMMINATO SIN QUI PER ASCOLTARE LE PAROLE DI LEONE XIV E POI TROVARE UNA TRACCIA DI CRISTO. SENZA DEVIAZIONI BIGOTTE, TRAVOLTI SOLO DALLA CONTAGIOSA VOGLIA DI ESSERCI”
Il Santo Padre affronta, con una certa agilità, la scalinata del gigantesco altare. E da lassù
ora ci osserva, per lunghi minuti, in silenzio, con un sorriso. Quel sorriso
Adesso, però, aspettate.
Perché l’attesa è stata piena di immagini e sensazioni che vanno raccontate. Sono appunti mentali presi tra i giovani arrivati da tutto il mondo.
I pellegrini della gioventù sono distratti dalla loro personale mistica allegria, dall’euforia di una fede senza sovrastrutture, senza deviazioni bigotte, travolti solo dalla contagiosa voglia di esserci ed è questa, in fondo, tra le tende e i sacchi a pelo, le borracce e i rosari, alla vigilia della lunga veglia di preghiera.
L’impressione più forte e clamorosa: le chiese nel pianeta saranno pure mezze vuote, però è un fatto, è un dato certo che un formidabile popolo di ragazzi, giunto da 146 Paesi diversi, ha camminato sin qui per ascoltare le parole di Leone XIV e poi trovare, in qualche modo, una traccia di Cristo.
In questo tempo di guerra. In questo tempo di TikTok.
Non è il momento di fare paragoni con quanto, proprio qui, accadde venticinque anni fa. È impietoso ripercorrere quei giorni adesso. Eravamo agli inizi di un nuovo millennio e i nostri animi erano attraversati da pensieri pieni di ottimismo, le Torri Gemelle erano ancora nel panorama felice di New York, l’Europa unita sembrava una possibilità di concreto e diffuso benessere: i Papaboys arrivarono cantando Jesus Christ you are my life e Giovanni Paolo II li accolse divertito, scherzando sul chiasso provocato, per poi distribuire parole di speranza, che davvero, come sappiamo, alimentarono la speranza (contribuendo, anche, alla costruzione del personaggio Wojtyla). Papa Prevost, l’altro giorno, nell’estemporaneo incontro avvenuto in piazza San Pietro, ha invece subito ribaltato il concetto, dicendo: «Siete voi la speranza».
Non è ovviamente semplice individuarla, decifrarla. Però ci sono delegazioni arrivate dall’Ucraina e da Gaza, dalla Siria e dal Myanmar. Si cammina tra i bivacchi, in circolo cantano accompagnati dalle chitarre. Sotto una tenda dormono tre ragazzi arrivati dall’Amazzonia. «Scherzi?», si scandalizzano Alejandro e Paloma, una coppia proveniente da Madrid, dalla parrocchia di San Jerónimo el Real. «Nessuno di noi oserebbe svegliarli… Erano stremati dalla fatica del viaggio». Santiago aggiunge che
suo fratello maggiore, Pedro, partecipò — dodici anni fa — alla veglia dei giovani sulla spiaggia di Copacabana, alla fine del Gmg di Rio de Janeiro. «Era il primo viaggio di papa Francesco
Oh, quanto ci manca…». Se manca, non sembra. Poco evocato. Poche tracce. Sebbene la sua tomba, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, sia meta di continui pellegrinaggi, qui il Papa degli ultimi sembra lontano, già distante nella memoria.
L’organizzazione sembra funzionare davvero bene. Parliamo di numeri importanti: siamo dentro un’area grande 96 ettari, con tre varchi di accesso, con 5 milioni di bottigliette che, da ore, vengono distribuite dai 3 mila volontari della Protezione civile. Gli steward sono 4.300, 500 gli addetti della Santa Sede, 6 mila gli uomini delle forze dell’ordine, che vigilano anche grazie all’aiuto di una sala operativa di 500 metri quadrati e 122 telecamere di videosorveglianza. Poco fa è comparso il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Accolto, come ormai accade di frequente, da applausi e richieste di selfie (è molto popolare sui social). E dice una cosa vera: «Questi ragazzi sono il popolo della pace, della solidarietà e della fraternità».
Guardate: in situazioni come questa, il rischio di scivolare nella pozzanghera della retorica è molto alto. Però, sul serio, stando insieme a questi giovani si subisce una straordinaria trasfusione di valori rari, di emozioni preziose. È qualcosa di inatteso. Ed è un segnale che non tutto — forse — per la loro generazione è andato perduto nelle ottuse autostrade del web, della rete percorsa con lo sguardo inchiodato sui cellulari. Perché questi ragazzi (aiutati anche dai missionari digitali) hanno deciso di partecipare fisicamente. Di esserci. Come se la loro spiritualità
avesse bisogno di concretezza, di simboli, della confessione — tutti già confessati in massa, poche ore fa, al Circo Massimo — e di ascoltare, dal vivo, il Papa.
L’attesa è elettrica perché appare chiaro a tutti che le parole di un Papa rivolte ai giovani sono destinate a segnarne il pontificato. Non solo: a questa folla — che sembra avere un livello di istruzione medio alto, tra loro ci sono numerosi universitari — non sfugge che si tratta del primo pontefice nordamericano. Né che abbia scelto un nome all’apparenza obsoleto, sperduto nel tempo, in realtà significativo: Leone, il nome del primo Papa a riconciliare, con la Rerum Novarum, la cristianità con la modernità. Un nome, quindi, che da una parte a questa gioventù militante promette una certa persistenza progressista, dall’altra lo inquadra in una prospettiva più ampia, di fatto lo incardina nella storia della Chiesa.
Fabrizio Roncone
per il “Corriere della Sera”
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
“SIETE VOI LA SPERANZA, COSTRUITE UN MONDO PIÙ UMANO”. POI L’INVITO A CERCARE CON PASSIONE GIUSTIZIA E VERITÀ SENZA FARSI INTORTARE DAL WEB
Un’ora prima del tramonto c’è un milione di ragazze e ragazzi, sulla spianata di Tor Vergata, e a tratti Leone XIV ha il volto commosso, mentre attraversa in auto scoperta i vari settori e li saluta, come quando si affacciò alla Loggia delle Benedizioni, appena eletto, la sera dell’8 maggio. Arrivato nel varco centrale, è lo stesso Prevost a prendere il grande crocifisso ligneo dalle mani dei giovani e portarlo a piedi fino all’altare, accompagnato da decine di ragazze e ragazzi che si siedono sul palco accanto a lui
Il «Papa nuovo», come lo chiamano i giovani pellegrini, è atterrato ieri in elicottero nello stesso luogo in cui la generazione dei loro genitori incontrò Giovanni Paolo II, venticinque anni fa, nella Giornata mondiale della gioventù di inizio millennio. Una Veglia di preghiera, e poi la notte all’aperto in attesa della messa che il Pontefice celebrerà stamattina a conclusione del Giubileo dei giovani.
I sacchi a pelo, le tende, le bandiere con i colori di 146 Paesi. La speranza è il tema del Giubileo e i giovani arrivati a Roma da tutti i continenti mostrano che un altro mondo è possibile: «Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano!», dice loro Leone XIV. […] Restano gli stessi problemi: «Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne che siano testimoni di speranza! Ecco il compito che il Signore Risorto ci consegna».
Il primo appuntamento con i giovani è spesso decisivo, per i papi. Sono passati dodici anni da quando Francesco, eletto da pochi mesi, guidò la Veglia sulla spiaggia di Copacabana
Allo stesso modo, il pontefice «figlio di Agostino» si sofferma sull’amicizia, un tema centrale nell’autore delle Confessioni : «Volersi bene in Cristo. Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada per la pace», dice. E richiama le parole del filosofo: «Nessuna amicizia è fedele se non in Cristo. È in Lui solo che può essere felice ed eterna».
Invita a non temere di compiere «scelte radicali e piene di significato» come «il matrimonio, l’ordine sacro e la
consacrazione religiosa», perché «troviamo la felicità quando impariamo a donare noi stessi, e a donare la vita per gli altri». Esorta a «cercare con passione la verità» e quindi a stare attenti a internet e ai media, strumenti utili ma anche «ambigui» quando «sono dominati da logiche commerciali e interessi». E cita Pier Giorgio Frassati, che morì un secolo fa a soli 25 anni e sarà proclamato santo, con Carlo Acutis, il 7 settembre: «Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma vivacchiare».
(da l “Corriere della Sera”)
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
ERA IL 2024 E L’EX ZOTICONE DELL’OHIO, PER RISOLVERE IL PROBLEMA, GIRÒ LA TELECAMERA, MOSTRANDOSI A TESTA IN GIÙ A CHI LO SEGUIVA. NON SAPEVA, IL POVERINO, CHE ERA SEMPLICEMENTE L’EFFETTO SPECCHIO DELLE TELECAMERE DIGITALI. SEGNO CHE NON BASTA UNA LAUREA A YALE PER DIVENTARE INTELLIGENTI. DELLA SERIE: NON SEMPRE LE BRECCOLE MATURANO – I COMMENTI STRACULT DELL’EPOCA: “NON POSSO CREDERE CHE QUALCUNO COSÌ STUPIDO SIA PRESO IN CONSIDERAZIONE PER UNA CARICA PUBBLICA”
Twitter sta prendendo in giro JD Vance per aver tentato di capovolgere la sua immagine
video specchiata su Facebook Live
ruotando fisicamente la sua telecamera al contrario. Vance ha poi guardato i cartelli della sua campagna che erano ancora specchiati, ma ora erano anch’essi capovolti.
Gli utenti di Twitter hanno subito deriso JD Vance per l’errore. April Reign ha fatto notare che JD Vance si è voltato verso i cartelli per controllare, come se la rotazione della sua telecamera al contrario potesse essere d’aiuto.
L’utente di Twitter “Lost Causes” non riusciva a credere che “qualcuno così stupido fosse davvero preso in considerazione per una carica pubblica”.
Il sostenitore della democrazia Fred Wellman ha preso in giro tutti i MAGA che sostengono che “Kamala è stupida”.
Il conduttore del podcast Jim Stewartson ha insinuato che JD Vance è molto simile a un robot e deve esercitarsi in anticipo su nuovi scenari. Vance si è reinventato per il MAGA e ha fatto molta fatica a risolvere questo problema tecnologico di base.
Altri hanno commentato quanto questa clip faccia sembrare JD Vance stupido. Altri hanno fatto notare che Vance ha una laurea in legge a Yale. “Ecco chi Trump ha scelto come successore del MAGA, qualcuno di cui dovremmo fidarci per risolvere i problemi della nazione.”
Altri commenti dell’epoca:
“È come guardare un golden retriever che cerca di capire uno specchio,” ha scritto qualcuno su Reddit. Un altro ha commentato su X: “Se Vance confonde un effetto specchio con un problema tecnico, immaginate cosa farà con il codice nucleare.” Il comico Stephen Colbert lo ha paragonato a “un nonno che ha appena scoperto FaceTime, ma ha deciso didichiarare guerra alla fotocamera”.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
IL MINISTRO PER LA SICUREZZA NAZIONALE, IL CRIMINALE ITAMAR BEN-GVIR, HA FATTO INCURSIONE CON UN GRUPPO DI COLONI SULLA SPIANATA DELLE MOSCHEE, A GERUSALEMME – ALMENO 1251 DELINQUENTI ESTREMISTI HANNO OCCUPATO I CORTILI INTORNO ALLA MOSCHEA, CELEBRANDO RITUALI CON PREGHIERE, DANZE E CANTI AD ALTA VOCE. È SOLO L’ULTIMA PROVOCAZIONE DI BEN-GVIR, CHE GIÀ IN PASSATO AVEVA FATTO BLITZ NELL’AREA SACRA PER I MUSULMANI
Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, di estrema destra, ha guidato stamani una incursione di coloni sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, presso la moschea di Al-Aqsa, accompagnato dal parlamentare del Likud Amit Halevi.
Lo riferice l’agenzia plaestinese Wafa. Secondo il Dipartimento islamico Waqf di Gerusalemme (l’organizzazione che gestisce gli edifici musulmani dell’area), almeno 1.251 coloni hanno occupato i cortili intorno alla moschea. I coloni hanno celebrato rituali, con preghiere, danze e canti ad alta voce, che si sono sentiti in tutta la spianata.
In precedenza, intorno alla mezzanotte, Ben-Gvir aveva guidato una marcia di coloni attraverso la Città vecchia, in occasione di quello che i gruppi ebraici estremisti definiscono l’anniversario della distruzione del Tempio.
Questi gruppi hanno diffuso appelli per incursioni di massa dei coloni ad A-Aqsa domenica mattina, per celebrare l’anniversario.
Questi fatti seguono una campagna di appelli e cambiamenti politici, fra i quali il controverso ordine di Ben-Gvir alla polizia di permettere ai coloni di cantare e danzare sulla Spianata. A maggio, il ministro aveva dichiarato pubblicamente che “la preghiera e il prostrarsi sono ora possibili sul Monte del Tempio”, in contrasto con la tradizione storica del sito.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
IL VANTAGGIO DEL NO ALLA RIFORMA, SEPPUR LIEVE, INCUPISCE I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI (UNA SCONFITTA SULL’UNICA RIFORMA SOPRAVVISSUTA AL GOVERNO MELONI SAREBBE LETALE)
Carlo Nordio offende le toghe, «nelle sue parole non scorgo il doveroso rispetto per
un’istituzione fondamentale come la magistratura».
Giuseppe Santalucia, che è stato presidente dell’Associazione nazionale magistrati quando l’attuale governo ha iniziato a parlare di separazione delle carriere, ancora oggi rivendica il diritto dei giudici di partecipare al dibattito illustrando la posizione contraria della categoria.
Vi sentireste umiliati, come ha detto il ministro della Giustizia a Repubblica, se il referendum confermativo dovesse dare il via libera alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri?
«Assolutamente no, non capisco il senso dell’affermazione del ministro Nordio. Non vedo dove possa esserci l’umiliazione, non è una battaglia della magistratura, non è una questione dei magistrati ma interessa il Paese intero».
Però è una battaglia che si è radicalizzata. Voi magistrati vi state esponendo molto, è in ballo la vostra credibilità?
«Non vedo la discussione che prepara un referendum come due squadre che si contendono una vittoria. Non c’è una contesa, si tratta di decidere su una riforma delicatissima che a nostro giudizio altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Esercitiamo un diritto-dovere di cittadinanza ed è tutt’altro dallo scontro partitico, fazioso o ideologico».
Il ministro Nordio vi accusa di non fornire informazioni affidabili. Offende le toghe?
«Sì, sono parole ingenerose. Faccio un richiamo alla necessità che si torni a ragionare e si dismettano toni e contenuti aggressivi, specie da parte di quanti esercitano pubbliche
funzioni a livelli molto alti. È da tempo che polemiche condite da accuse infondate avvelenano il clima e non giovano a nessuno».
Vede un intento vendicativo della politica nei confronti dei magistrati?
«Vedo gli strascichi di una stagione di scontro e di incomprensione nata con Mani Pulite. Sul malinteso principio del primato della politica, in sé indiscutibile, si vogliono punire i giudici, ma se il progetto dovesse aver successo, e lo escludo, sarebbe una sconfitta del Paese».
Secondo il Guardasigilli, i sondaggi svolti dalla Anm dicono che non passerà, gli altri invece che vinceranno i sì. Lei cosa si aspetta?
«Sono convinto che il popolo italiano darà una grandissima prova di sensibilità democratica bocciando la riforma. Sarebbe la terza bocciatura, dopo quella del 2000 e quella del 2022, quelli erano referendum abrogativi ma in entrambe le occasioni l’elettorato ha bocciato modifiche normative di questo tipo».
(da “la Repubblica”)
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
LA GIORNALISTA SCRIVEVA FINO A 220 PEZZI AL MESE, SU QUALSIASI ARGOMENTO, ANCHE NEI FESTIVI E, NONOSTANTE LE PROMESSE, NON ERA MAI STATA ASSUNTA
Articoli pagati anche meno di tre euro lordi, scritti a ritmi da fabbrica tessile cinese. Sport, tv, costume, ma anche politica, pandemia e guerra, una produzione massiccia – fino a 220 pezzi al mese – e contratti rinnovati ogni sei mesi: nel 2016 appena
370 euro mensili lordi, diventati 1.000 nel 2023.
È così che ha lavorato per anni Giada Oricchio, collabotrice del quotidiano “Il Tempo” dal 2006. Nonostante le promesse mai mantenute di assunzione, ha resistito per 17 anni, finché ha deciso di fare causa. E ha vinto. A raccontare la vicenda è Alessandro Mantovano, con un articolo pubblicato sul “Fatto quotidiano”
Il 18 giugno scorso il Tribunale del lavoro di Roma ha condannato l’editore, “Il Tempo Srl”, ad assumerla come collaboratrice fissa, applicando l’articolo 2 del Contratto nazionale giornalistico, e a versarle 266 mila euro di retribuzioni arretrate dal 2016, più 88 mila euro di contributi previdenziali, oltre a interessi e rivalutazioni.
Una cifra calcolata al ribasso rispetto ai 595 mila euro inizialmente richiesti, ma comunque significativa. La sentenza, provvisoriamente esecutiva, non ha però cambiato l’atteggiamento del giornale, diretto da Tommaso Cerno: nessuna assunzione e ricorso in appello.
L’editore, il gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci si difende affermando che la vicenda risale a un’epoca precedente all’attuale gestione. Ma la giudice Tiziana Orrù ha condannato la società a partire dal 2016, anno dell’acquisizione da parte degli Angelucci. Per i dieci anni precedenti, sotto la proprietà di Domenico Bonifaci, Oricchio ha perso tutto nel concordato preventivo. Anche allora, i compensi erano irrisori: prima un contratto cococo, poi la cessione dei diritti d’autore.
La giudice aveva suggerito una transazione ragionevole, ma l’editore ha scelto la linea dura, per evitare di creare un
precedente, visto che ci sono molte altre collaborazioni simili (il sistema si regge sui bassi costi dei collaboratori, sorta di rider della notizia). Eppure la sentenza è chiara: il punto non è il tipo di contratto, ma “l’inserimento continuativo ed organico” nell’organizzazione aziendale. In sette anni (più dieci col precedente editore), Oricchio ha lavorato anche nei festivi, scrivendo su ogni argomento richiesto dalla redazione.
A difenderla, l’avvocata Giuliana Quattromini dell’associazione Comma 2: “È sempre più difficile far comprendere certe situazioni ai giudici, ma questa volta c’è stata attenzione”.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
LA MESSA CONCLUSIVA A TOR VERGATA DAVANTI UN MILIONE DI RAGAZZI
Le parole del pontefice ai pellegrini che assistono alla celebrazione che chiude il Giubileo
dei Giovani a Tor Vergata. L’appello a non fermarsi a vivere accumulando e consumando: «Abbiamo bisogno di alzare gli occhi». Nella messa a Tor Vergata, concelebrano con il Papa venti cardinali, 450 vescovi e
7mila sacerdoti.
Papa Leone è arrivato a Tor Vergata. Oggi presiede la messa conclusiva del Giubileo dei Giovani. Prima della messa a Tor Vargata, sta facendo un lungo giro in papamobile in tutti i settori dove i giovani questa notte hanno pernottato, nonostante sia arrivata un po’ di pioggia durante la notte e qualcuno abbia anche fatto un po’ di festa. I ragazzi lanciano al Papa bandiere e peluche
Il saluto agli organizzatori
Il Papa, prima della messa, ha salutato tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del Giubileo dei Giovani, dai rappresentanti della diocesi di Roma alla Protezione Civile, dalle forze dell’ordine ad Agostino Miozzo, coordinatore dell’assistenza al Giubileo. A presentare la lunga fila di persone a Papa Leone è stato monsignor Rino Fisichella, il responsabile del Giubileo 2025.
Papa Leone ai giovani: «Apirate a cose grandi»
Il Papa ha invitato i giovani a non colmare la loro sete con «surrogati inefficaci». Siamo fatti «non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. E così aspiriamo continuamente a un di più che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore – ha detto il Pontefice -, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con
Dio. Ci troveremo di fronte a Lui, che ci aspetta, anzi che bussa gentilmente al vetro della nostra anima. Ed è bello, anche a vent’anni, spalancargli il cuore, permettergli di entrare, per poi avventurarci con Lui verso gli spazi eterni dell’infinito».
«La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo», prosegue Prevost. «È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere. Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle “cose di lassù”, per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, di perdono, di pace».
Papa Leone nell’omelia ha citato un discorso di Bergoglio: «Ciascuno di noi è chiamato a confrontarsi con grandi interrogativi che non hanno una risposta semplicistica o immediata, ma ci invitano a metterci in cammino, a superare noi stessi, ad andare oltre, a un decollo senza il quale non c’è volo. Non allarmiamoci, allora, se ci scopriamo interiormente assetati, inquieti, incompleti, desiderosi di senso e di futuro. Non siamo malati, siamo vivi!», aveva detto Papa Francesco nell’agosto del 2023, messaggio oggi rilanciato da Prevost.
«Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno», ha continuato papa Leone. «Vi affido a Maria, la Vergine della speranza. Con il suo aiuto, tornando nei prossimi giorni ai vostri Paesi, in tutte le parti del mondo, continuate a camminare con gioia sulle orme del Salvatore, e
contagiate chiunque incontrate col vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino!».
Il lento deflusso da Tor Vergata per il ritorno a casa
Poco dopo le 10 è iniziato un primo lento deflusso dei pellegrini dalla spianata di Tor Vergata, a Roma, dove è in corso la messa per il Giubileo dei Giovani. I primi gruppi – tenuti sotto controllo dalla sala grandi eventi della Questura di Roma che sta gestendo l’uscita dei fedeli – stanno raggiungendo la stazione Anagnina della metropolitana
(da Open)
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Agosto 3rd, 2025 Riccardo Fucile
DUE SECOLI DOPO LE IMPOSIZIONI COLONIALI, PECHINO MOSTRA TUTTA LA SUA SUPERIORITA’ TECNOLOGICA E CULTURALE… UNA LEZIONE A VALDITARA
Il documento del ministero dell’Istruzione (e del merito, sic), energicamente voluto da Valditara e dedicato all’insegnamento primario e secondario della scuola, insiste sul primato da conferire allo studio dell’Italia e dell’Occidente: e al riguardo consiglia addirittura, tra l’altro, di tornar a proporre ai nostri ragazzi la pagina deamicisiana sulla “Piccola vedetta lombarda”.
Quindi sulla guerra austropiemontese del 1848-49. Nulla di più appropriato. Anche per introdurre i giovani alla comprensione del presente attraverso lo studio del nostro passato. Il biennio aperto dalle “Cinque Gloriose”, le giornate di Milano del marzo 1848, si situa cronologicamente prossimo a un evento non privo di somiglianze con esso. Alludiamo alla “prima guerra dell’oppio” del 1839-42, evento capitale nella storia dei rapporti euroasiatici.
In effetti la rivolta dei milanesi contro il governo austriaco del regno lombardo-veneto cominciò con una serie di banali incidenti: il commercio del tabacco era divenuto monopolio di stato, coi relativi proventi governativi, i patrioti milanesi ne organizzarono il boicottaggio. Violenze di poliziotti e soldati austriaci sui cittadini, tese a obbligarli a fumare, segnarono l’inizio dell’insurrezione sfociata nel conflitto. Esempio di come una “guerra commerciale” può determinare una guerra tout court. E i patrioti italiani, che oggi plaudono al documento scolastico di Valditara, possono gioire: la resistenza popolare a un’imposizione commerciale e daziaria ingiusta fu causa della Prima Guerra d’Indipendenza.
In alto il tricolore, dunque! Ma attenzione. Perché vi sono state nel passato – e magari ci sono ancora – imposizioni daziarie e guerre commerciali illegittime, come quella austriaca del 1848,
senonché i nostri giovani potrebbero chiedersi se per caso non ve ne siano anche di giuste e legittime, come quelle imposte a noi europei da Trump e dinanzi la quale la “nostra Europa”, a differenza dei milanesi di quasi un paio di secoli fa, si è in qualche modo adattata (che, con espressione inelegante ma efficace, si definisce “calar le brache”).
Ma non ce ne son state anche di legittime? A esempio, non era tale la “prima guerra dell’oppio” durante la quale la sacrosanta opposizione cinese all’ingresso forzato dell’oppio nel Celeste Impero, voluto dagli esportatori inglesi, fu stroncata da una feroce guerra coloniale che fece strame della giustizia nel nome dell’interesse della prima potenza mondiale, l’occidentalissima Sua Maestà Britannica?
Esiste quindi la possibilità dei soliti “due pesi e due misure”, che due eventi simili possano esser suscettibili di due giudizi opposti? La risposta chiama di nuovo in causa Trump, prima come controparte e quindi come protagonista di due distinte nuove guerre commerciali. Ma per chiarire la cosa bisogna prenderla un po’ larga
Cominciamo dal fentanyl: oppioide sintetico usato come potente analgesico, per trattare dolori post-operatori o cronici nei malati oncologici. È da 50 a 100 volte più potente della morfina, e l’efficacia lo rende utile in contesti clinici, ma anche assai pericoloso per abuso e overdose. Fu sintetizzato nel 1960 dal chimico belga Paul Janssen, fondatore della casa farmaceutica Janssen Pharmaceutica, oggi parte del gruppo Johnson & Johnson, che l’introdusse negli Usa con vari nomi commerciali. E dagli anni 2000 è poi emerso come e “droga da strada”,
mischiato ad altre sostanze, rendendo difficile dosarlo e aumentando il rischio d’overdose anche con quantità minime. Tale droga è alla base di una crisi sanitaria negli Usa, causando oltre 70.000 morti per overdose nel solo 2023. L’alta letalità, l’economicità di produzione e la diffusione capillare han reso difficile il controllo.
La crisi ha innescato tensioni geopolitiche: Washington accusa Pechino di non far abbastanza per fermare produzione ed esportazione di precursori chimici usati per sintetizzare il fentanyl, spesso inviati a laboratori clandestini in Messico, dove i cartelli della droga trasformano le sostanze in fentanyl per lo spaccio negli Usa.
Nel 2019 la Cina ha formalmente proibito il fentanyl e i suoi analoghi: ma gli Usa ritengono che le misure siano blande e aggirabili. Nel 2023-2024, il tema è riemerso nei colloqui bilaterali sino-statunitensi: Washington ha minacciato sanzioni contro aziende cinesi coinvolte nella produzione chimica; Pechino respinge le accuse dirette e denuncia la strumentalizzazione politica della crisi. Il fentanyl è dunque divenuto anche campo di scontro diplomatico ed economico tra le due superpotenze. Chi ha ragione? E ora, con la “guerra dei dazi” di Trump? O patrioti sempre pronti a sostenere le ragioni dell’Occidente ma incerti quando si tratta di scontentare il “potente alleato” di Washington, state in campana. Rischiate di condannare con le vostre stesse argomentazioni la causa che sostenete.
Nel primo Ottocento, la bilancia commerciale sino-britannica era favorevolissima alle floride esportazioni cinesi (tè, seta,
porcellane, manufatti in bronzo eccetera), alla quale gli inglesi tentavano di rispondere con l’unica merce disponibile: l’oppio indiano importato illegalmente in Cina in quanto causava diffusa dipendenza tra i cinesi e un pesante deflusso di argento. L’imperatore cinese ordinò nel 1839 confisca e distruzione delle scorte di oppio presenti a Canton. La reazione militare britannica fu brutale: la Cina, tecnologicamente arretrata, fu sconfitta; e il trattato di Nanchino (1842) costrinse Pechino a cedere Hong Kong, aprire 5 porti al commercio e garantire extraterritorialità ai britannici. Quello di Hong Kong è considerato il primo dei cosiddetti “trattati ineguali”. Seguì una seconda “guerra dell’oppio”, nella quale entrò anche la Francia di Napoleone III, che si concluse col trattato di Tiansin (1858) e la convenzione di Pechino (1860), con i quali il Celeste Impero fu costretto ad aprire nuove città al commercio straniero, ad accettare il diritto delle missioni cristiane d’operare nel paese e legalizzare formalmente il commercio dell’oppio.
Così ebbe inizio, con la sconfitta per la Cina e la vergogna per l’Occidente liberale responsabile di una violenza senza nome, quel processo storico che tuttavia ha condotto oggi, meno di due secoli più tardi, a una situazione in cui la Cina si avvia verso il primo posto della potenza politica e nel primato scientifico, economico e culturale nel mondo.
Tutto ha avuto avvio con un esemp d’imperialismo economico: una potenza occidentale imponeva con la forza il commercio di una sostanza dannosa per lucrare su uno squilibrio commerciale. Ecco un modello di rosminiana “eterogenesi dei fini”: il liberismo, “democratico” in Occidente e aggressore senza
scrupoli in Oriente, che ha causato al mondo due guerre mondiali e si è scavato da solo la fossa.
Visitatela oggi la mirabile Shanghai: metropoli nata da quell’atto di violenza, il luogo dal quale è partita la storia di una Cina che, vinta, ferum victorem cepit: ha battuto chi l’aveva soggiogata. Visitate il Bund, lo splendido viale lungofiume su cui si allineano sedi bancarie e finanziarie degne di Wall Street e grattacieli che ormai hanno superato lo skyline di New York. Vale davvero la pena, ministro Valditara, che i nostri ragazzi imparino soprattutto la storia dell’Occidente? O che magari non imparino piuttosto, con l’esempio della “vittoria di Pirro” d’Inghilterra e Francia sulla Cina dell’Ottocento, una world history rinnovata e aggiornata?
Franco Cardini
(da ilfattoquotidiano.it)
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