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IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI PISA SI DISSOCIA DAL DOCENTE PRO-ISRAELE: “NON DENUNCEREMO GLI STUDENTI”

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

“L’ATENEO HA INTERROTTO DUE ACCORDI QUADRO CON ISRAELE”… IL PROFESSORE ERA NOTO PER LA SUA PROPAGANDA SIONISTA, INFATTI CONTINUA A FARLA

Riccardo Zucchi, rettore dell’Università di Pisa, dice che non denuncerà gli studenti del blitz contro il professore Rino Casella. E aggiunge che Israele sta mettendo in atto una pulizia etnica a Gaza. L’ateneo ha interrotto due accordi quadro per il paese «per dare un segnale politico». In un’intervista a La Stampa il docente di Biochimica premette: «Io parlo a mio nome, non pretendo di farlo per gli altri rettori italiani. Tocca ai vertici della Crui rilasciare dichiarazioni in rappresentanza delle università. La mia è una posizione personale, condivisa dal Senato accademico e dagli organi dell’ateneo di Pisa»
L’università di Pisa e il professor Casella
Sul blitz contro il professore di diritto comparato Casella il rettore dice: «L’Università di Pisa ha preso una posizione molto netta sulla tragedia di Gaza e a favore della pace in generale. Siamo l’unico ateneo italiano ad aver messo nello statuto il divieto di intraprendere ricerche volte allo sviluppo e al perfezionamento di armi. Più specificatamente abbiamo approvato una mozione netta di sostegno al popolo palestinese, il Senato accademico ha definito chiaramente che a Gaza si sta mettendo in atto una pulizia etnica. Non abbiamo aderito a un boicottaggio indiscriminato contro Israele, ma abbiamo interrotto due accordi quadro per dare un segnale politico».
I due accordi interrotti
Zucchi spiega che «il 24 luglio abbiamo rotto i rapporti con la Reichman University di Herzliya e la Hebrew University di Gerusalemme perché hanno collegamenti diretti con l’apparato militare israeliano e avevano espresso sostegno esplicito all’invasione di Gaza. La Hebrew ha aperto un campus nei Territori, in violazione della risoluzione dell’Onu. Ci sono le delibere del Senato accademico che testimoniano queste interruzioni. Ci sono accordi specifici, sulla chemioterapia contro i tumori e sugli effetti dell’inquinamento luminoso e acustico nei sistemi marini, che abbiamo deciso di mantenere».
L’università di Pisa non ha denunciato gli autori del blitz: «Solo il professor Casella ha denunciato. Nei dibattiti sulla tragedia di Gaza che abbiamo tenuto in ateneo, non ho condiviso quasi per niente le sue posizioni. Le ritengo troppo vicine alla narrazione del governo d’Israele». Nei dibattiti organizzati «il professore ha
espresso le sue posizioni da simpatizzante di Israele. Ma tutto questo non giustifica ciò che è accaduto, la lezione interrotta, i pugni, le aggressioni». Gli studenti del blitz sono stati identificati? «Deve chiederlo all’autorità giudiziaria. Vorrei ricordare che gli studenti di Pisa sono 50mila, i protagonisti del blitz sono solo 20».
(da agenzie)

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ROMA, FECCIA OMOFOBA IN LIBERTA’. QUATTRO AGGRESSIONI IN UNA SETTIMANA. DOV’E’ LA SICUREZZA CON I SOVRANISTI AL POTERE?

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

L’APPELLO DELLA FAMIGLIA ANSALDO: “CHI HA FILMATO CI AIUTI AD AVERE GIUSTIZIA”

Il caso di Alessandro Ansaldo è solo l’ultimo di una spirale di violenza ai danni delle persone omosessuali nella Capitale. Ora la famiglia combatte l’omertà e chiede di consegnare i filmati dell’aggressione alle autorità
Quattro casi in pochi giorni è il drammatico bollettino delle aggressioni omofobe nel territorio di Roma. L’ultima, quella ad Alessandro Ansaldo lo scorso 14 settembre, è avvenuta mentre il 25enne stava tornando a casa da una festa. Mentre percorreva corso Vittorio Emanuele II, il giovane si è imbattuto in un gruppo di dieci ragazzi, due dei quali l’hanno picchiato, gli hanno sputato addosso e lo hanno offeso con insulti omofobi. In una nota l’associazione “Gay Center” chiede con forza «che sia riconosciuta a livello nazionale una tutela civile e giuridica contro i crimini in cui è accertata la matrice omotransfobica», ricordando che chi è vittima o testimone di violenza omotransfobica può rivolgersi al numero verde di Gay Help Line, 800713713, oppure scrivere alla chat Speakly.org.
L’allarme di Marrazzo: «Realtà concreta e diffusa nel nostro Paese»
Le aggressioni più recenti non potevano che scatenare l’allarme da parte della comunità LGBT+. «Questa violenza dimostra ancora una volta quanto l’omofobia sia purtroppo una realtà concreta e diffusa nel nostro Paese, che continua a colpire giovani e persone LGBT+ nella vita quotidiana». ha dichiarato Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBT+, Solidale, Ambientalista e Liberale. «Rivolgo un appello ai testimoni:
chiunque abbia assistito o ripreso l’aggressione con il cellulare è invitato a contattarmi direttamente o a rivolgersi alle forze dell’ordine. Le immagini e le testimonianze possono essere decisive per assicurare alla giustizia i responsabili di questo vile attacco. Chiediamo inoltre che vengano acquisite e verificate le registrazioni delle telecamere pubbliche e private presenti nella zona di Corso Vittorio Emanuele II e Largo Argentina, così da non perdere alcuna prova utile all’identificazione degli aggressori», conclude Marrazzo.
L’appello della famiglia: «Non abbiate paura»
La solidarietà espressa da Marrazzo e dall’associazione Gay Center si unisce al sostegno già richiesto dalla famiglia di Alessandro Ansaldo. «Sarebbe importante che quelle persone che hanno assistito alla scena, si mettessero in contatto con il 112», aveva detto nei giorni scorsi la giornalista Yasmin Taskin, madre della vittima. «Crediamo che abbiano anche filmato tutto e quel gruppo li ha minacciati per quei video. Li prego come madre di aiutare mio figlio ad avere giustizia». «Avranno paura, li capisco, ma spero possano aiutare i carabinieri a identificare gli aggressori», spiega.
Le aggressioni dell’ultima settimana
La nota di Gay Center riepiloga le aggressioni che nell’ultima settimana sono state segnalate al centro. C’è una coppia di ragazzi che è stata aggredita in via del Corso da un gruppo di giovanissimi in monopattino. Insulti omofobi, provocazioni e botte hanno causato a entrambi lesioni con prognosi di cinque giorni. Un altro ragazzo ha invece subito un’aggressione sull’androne di casa da un coinquilino: «A far scattare la
denigrazione, gli insulti e la violenza, l’identificazione del ragazzo come gay». Infine una coppia di ragazzi è stata aggredita da due uomini all’interno di un ristorante in zona Roma nord. «Secondo gli aggressori meritavano una punizione perché si sono abbracciati e poi scambiati un bacio», aggiunge l’associazione
(da agenzie)

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L’ESODO DEGLI ALTRI

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

QUANDO I PERSEGUITATI DIVENTANO CARNEFICI

Come si usa dire, l’esodo dei gazawi da Gaza (equivale a dire: dei romani da Roma, dei parigini da Parigi, degli scozzesi dalla Scozia, eccetera) è biblico.
Le immagini sono terrificanti e immense, sembrano quelle di un kolossal, la sabbia, le rovine, il mare, e in mezzo la fiumana scura di un popolo povero e impoverito dalla solitudine, e piagato dai lutti, che va non si sa dove con le sue poche cose residue, le sue memorie e i suoi stracci.
Esodo. Vi dice qualcosa, la parola esodo? Agli ebrei dice
moltissimo, è l’Antico Testamento, è la fuga dall’Egitto, è il fulcro emotivo, culturale e identitario di quella parte di persone ebree che si riconoscono in una tradizione, in una religione, in una cultura, infine in una Nazione: Israele. Ma oggi il Faraone è Netanyahu, e l’esodo, la disgrazia, la persecuzione sono a carico di un popolo che appartiene a un’altra delle tre religioni di Abramo, ammesso che basti, questa decrepita e forse ormai insopportabile catalogazione degli esseri umani, a definirli una per una, uno per uno, persona per persona, nella disperata fila in cerca di scampo.
Tentiamo una sintesi — per quanto rischiosa. Perché ci sono momenti così complicati che una sintesi è necessaria e forse persino doverosa. Il vero scandalo, agli occhi del mondo, ciò che sconvolge e perfino terrorizza, è che il più perseguitato dei popoli, il più braccato e fuggiasco, è diventato — nella sua parte divenuta nazione — il persecutore.
Molti ebrei, nel mondo e anche in Israele, capiscono questo scandalo, e lo patiscono. A quelli che non lo colgono, agli ebrei e ai non ebrei ai quali sfugge di quali dimensioni, morali, politiche, storiche sia la catastrofe di Gaza, non si sa più cosa dire. Se non che l’Esodo non è solo il loro. È quello di tutti.

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CONTINUATE A FARVI PRENDERE PER IL CULO DAI SOVRANISTI: AVEVANO PROMESSO DI ABOLIRE LA LEGGE FORNERO, L’HANNO RESA ANCORA PIU’ RESTRITTIVA

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

ORA PER USCIRE A 64 ANNI SERVONO 78.000 EURO IN PIU’

Mentre Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, insiste con la sua proposta di obbligare i giovani a versare il Tfr (la “liquidazione”) ai fondi pensione, la Cgil fa i conti e mostra – numeri alla mano – quanto questo governo ha reso più severa la legge Fornero sulle pensioni.
La stessa legge che in particolare la Lega di Matteo Salvini aveva promesso di abolire.
Secondo i calcoli del sindacato, per effetto delle norme approvate dal centrodestra, per molti diventerà impossibile accedere alla pensione anticipata a 64 anni.
Infatti l’attuale esecutivo ha innalzato il requisito minimo: rispetto al 2022, oggi servono oltre 78 mila euro di contributi versati in più.
Considerato che la percentuale Inps applicata ai lavoratori dipendenti in Italia è del 33%, questo significa che serve una retribuzione aggiuntiva di quasi 237 mila euro.
Bisogna infatti ricordare che oggi la norma per la pensione anticipata con il sistema contributivo, cui si può accedere come detto dall’età di 64 anni, ha un cosiddetto “importo soglia”: bisogna aver maturato un assegno mensile pari ad almeno 1.616,07 euro.
Fino al 2022, invece, per lasciare il lavoro anticipatamente era sufficiente il diritto a un trattamento pari a 1.309,71 euro mensili.
Ma non è finita qui: nel 2030, il requisito arriverà a 1.811,78 euro. Questo vuol dire che tra cinque anni l’aumento dei contributi minimi – rispetto ai requisiti del 2022 – sarà pari a oltre 128 mila euro; di conseguenza, la retribuzione aggiuntiva ottenuta dovrà essere di quasi 390 mila euro. Insomma, paletti talmente inaspriti che sarà estremamente complicato per la gran parte dei lavoratori poter accedere al pensionamento anticipato.
Cambierebbe molto poco anche se dovesse essere accolta la proposta di Durigon di usare il Trattamento di fine rapporto (Tfr) – comunque soldi dei lavoratori – per raggiungere l’importo soglia.
“La maggioranza dei lavoratori – spiega Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil – non riesce a raggiungere la soglia: con 8 mila euro annui di retribuzione, dopo 40 anni la pensione stimata è di appena 505 euro al mese; con 20 mila euro si arriva a 1.263 euro; solo chi ha redditi elevati supera i requisiti, ma chi lavora tutta la vita con salari medi resta comunque sotto le soglie. La retribuzione media nel settore privato è di 23.700 euro annui e permette, dopo 40 anni, una pensione di 1.496 euro, ben inferiore al requisito dei 1.811,78 euro che scatterà nel 2030.
(da Il Fatto Quotidiano)

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L’ITALIA È UN PAESE CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI, IL “FINANCIAL TIMES” METTE IN FILA I DATI SULLO STATO DELLA RETE IDRICA ITALIANA: IN MEDIA LE CITTÀ E I PAESI PERDONO IL 42% DELL’ACQUA POTABILE IMMESSA NELLA RETE

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

L’ITALIA HA DESTINATO AL MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE IDRICHE NOVE MILIARDI DEL FONDO PER LA RIPRESA POST-COVID FINANZIATO DALL’UE, MA SECONDO L’ACEA SERVIREBBERO 50 MILIARDI SOLO PER GLI INTERVENTI PIÙ URGENTI

Le carenze idriche della provincia di Agrigento sono l’esempio lampante del problema della dispersione d’acqua nelle città italiane: più della metà di quella convogliata nei vecchi acquedotti della provincia di Agrigento si perde durante il trasporto.
Secondo gli esperti, ridurre la dispersione idrica è fondamentale per assicurare un approvvigionamento appropriato in un mondo sempre più caldo e con precipitazioni ormai irregolari. L’Unione europea ha invitato i vari stati a ridurre il consumo d’acqua del 10 per cento entro il 2030, ma poiché l’Europa già affronta siccità ricorrenti e durature, eliminare la dispersione d’acqua diventa fondamentale.
Secondo l’Associazione europea dei gestori di servizi idrici (EurEau), in media le città e i paesi italiani perdono il 42 per cento dell’acqua potabile immessa nella rete, più di tutte le altre grandi economie europee e molto al di sopra della media
comunitaria, che è del 25 per cento.
I dati dell’Istat indicano che nel 2024 nel sud dell’Italia le interruzioni della fornitura idrica hanno coinvolto quasi il 30 per cento delle famiglie. Mentre se si considerano tutte le famiglie italiane la percentuale è all’8,7 per cento. Sempre secondo l’Istat nel 2022 l’Italia ha perso 3,4 miliardi di metri cubi d’acqua durante la distribuzione, una quantità che sarebbe sufficiente a soddisfare le necessità di 43,4 milioni di persone in un anno.
“Dipendiamo ancora dagli investimenti fatti dai nostri nonni, che hanno finanziato la costruzione delle condutture che usiamo oggi”, spiega Fabrizio Palermo, amministratore delegato dell’Acea, azienda che si occupa della distribuzione dell’acqua a Roma. “Dobbiamo trovare i fondi per costruire nuove condutture”
Finanziare gli ammodernamenti, però, è complicato in un paese che ha le tariffe idriche tra le più basse d’Europa. In Italia le reti idriche urbane sono gestite quasi sempre da enti pubblici inefficienti e amministrati da politici locali che non vogliono alimentare lo scontento degli elettori incrementando i prezzi e sono incapaci di trovare altri finanziamenti.
“La vicenda delle condutture e delle perdite è una questione economica”, spiega Giulio Boccaletti, direttore scientifico del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti cli-matici, con sede a Bologna. “Perridurre le perdite, le amministrazioni comunali dovrebbero riparare le tubature, ma la gran parte di queste si trova in comuni piccoli che non hanno abbastanza soldi”
L’Italia ha destinato al miglioramento della rete idrica nove miliardi del fondo per la ripresa post-covid finanziato dall’Unione europea, ma secondo l’Acea servirebbero 50 miliardi solo per gli interventi più urgenti.
Le principali città italiane hanno fatto dei progressi per risolvere il problema. Secondo i dati dell’Acea, a Roma le perdite sono passate dal 42 per cento del 2017 al 27 per cento nel 2022, soprattutto grazie a investimenti superiori ai due miliardi di euro. Milano perde appena il 13,4 per cento dell’acqua immessa nella rete. Le città più piccole, invece, sono riluttanti all’idea di chiedere l’intervento di aziende specializzate, a volte perché segnate da esperienze con imprese private senza scrupoli.
Ad Agrigento l’antiquata rete idrica era gestita da un’azienda privata che nel 2018 è stata posta sotto sequestro perché sospettata di collusione con la mafia. Oggi la distribuzione dell’acqua è affidata all’aica, un consorzio composto da 3p amministrazioni che, secondo gli esperti, non ha le risorse tecniche e finanziarie per ridurre le perdite, che attualmente sono del 50-60 per cento. “Esiste una forte ostilità nei confronti della gestione privata”, riconosce Alfonso Provvidenza, sindaco di Grotte, uno dei comuni del consorzio Aica.
Alle perdite causate dalle falle spesso si aggiungono i furti, con allacci illegali che deviano l’acqua verso consumatori abusivi. Questo fenomeno aumenta la pressione finanziaria sulle aziende di di-stribuzione, già in difficoltà.
Amy Kazmin
per il “Financial Times”

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IL “NEW YORK TIMES” SPUTTANA L’INQUIETANTE SORVEGLIANZA DIGITALE MESSA IN PRATICA DALLA POLIZIA DI NEW YORK, CHE HA SPESO 4 MILIONI DI DOLLARI PER OTTENERE INFORMAZIONI SUI CITTADINI

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

UN SISTEMA DI PROFILAZIONE METTE A DISPOSIZIONE DEGLI AGENTI 18 MODI DIVERSI PER ACQUISIRE DETTAGLI SUI SINGOLI SENZA ALCUNA AUTORIZZAZIONE DELLA MAGISTRATURA. COSÌ LA POLIZIA SA DOVE SEI, CON CHI E COSA HAI FATTO

Inquietante è leggere quel che accade ai cittadini di New York. Che sono spiati fisicamente da migliaia di telecamere di sicurezza e droni, e controllati nei loro social network.
La polizia ha di fatto schedato tutti i cittadini e sa esattamente dove sei andato, e perché e con chi.
Lo racconta nel dettaglio un articolo del New York Times. Che la sorveglianza digitale fosse un problema per la nostra privacy era noto. Ma il livello a cui siamo arrivati forse non è del tutto chiaro.
Le forze di polizia di New York hanno speso 4 miliardi di dollari per ottenere informazioni sui cittadini. Che acquisiscono senza nessuna autorizzazione speciale dei magistrati.
Scrive Elizabeth Daniel Vasquez: «Se ti sposti in auto, gli algoritmi della polizia possono prevedere a che ora probabilmente tornerai a casa un mercoledì qualsiasi e quali
strade prenderai per arrivarci. I computer della città elaborano costantemente e passivamente queste informazioni nel caso in cui possano essere utili in seguito, una versione del film “Minority Report” resa reale».
La profilazione è mirata, il che rende il tutto ancora più inquietante.
Se sei un adolescente che vive nelle case popolari di Brooklyn, puoi finire dritto nel database delle gang (13 mila persone, al 99 per cento neri). E una volta che ci finisci, entri in un incubo.
Se scrivi sui social, potresti essere contattato via messaggio da «amici» sconosciuti, che cominceranno a farti domande strane e che sono poi agenti sotto copertura.
Essendo una persona sospetta, sarai fermato spesso e anche portato in centrale per interrogatori. In quel caso ti sequestreranno il cellulare: solo nel 2024 è successo 24 mila volte. Qui troveranno di sicuro altre informazioni compromettenti. Potrebbero anche farti un tampone, per ottenere il tuo Dna. Se sei sospetto, gli altri ragazzini cominceranno a girare alla larga. I genitori ti isoleranno. E così, scrive Vasquez, «la paranoia si sta diffondendo come un contagio».
Henry Jelani fu arrestato a New York con l’accusa di doppio omicidio. Le prove? Era «un maschio nero e alto», descrizione che combaciava perfettamente con il sospetto. Non solo: ad aggravare la sua posizione, aveva messo alcuni mi piace su Facebook a una crew locale, che gli investigatori ritenevano essere una gang.
Dopo 19 mesi di carcere, e 9 di isolamento, Henry fu rilasciato e il suo caso fu archiviato. Nella sua scheda, naturalmente, resterà traccia di tutto questo.
Altro esempio. Se sei dello Utah, uno Stato di cui si parla molto in questi giorni, e vuoi abortire, non puoi. Potresti andare a New York, però, dove l’aborto è legale. Lo Stato in cui risiedi, in quel caso, potrebbe richiedere alla polizia di New York, e ottenere senza problemi, l’accesso ai dati per sapere se sei andato nella clinica (e con chi).
La tua scheda si arricchirebbe di nuovi particolari. Se eri quel ragazzino a rischio, diventerai un adulto ricattabile. Chiunque potrebbe entrare in possesso della tua scheda, dove ci sarà scritto che da ragazzo facevi parte di una gang, che hai abortito, che hai scritto sui social qualcosa di negativo sul capo dello Stato, che hai partecipato a una manifestazione di protesta.
Si è scritto che negli ultimi tempi sempre più persone partecipano ai cortei lasciando i cellulari a casa, per paura di essere identificati. Ma le fonti di controllo sono ormai infinite. E non ci sono leggi o regole che ne stabiliscano i limiti. Inutile dire che l’amministrazione Trump ha incentivato questa forma di controllo. Il Dipartimento per l’efficienza governativa quest’anno ha spinto per l’abolizione delle barriere tra i vari archivi già esistenti, nell’obiettivo di arrivare a una schedatura più completa. E il governo federale ha di molto ampliati i contratti con Palantir, l’azienda fondata da Peter Thiel (l’uomo ossessionato dall’Anticristo), che rappresenta il nuovo, potentissimo, deep state tecnologico.

(da agenzie)

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LA COMMISSIONE EUROPEA HA AVVIATO UNA VERIFICA SUL RISPETTO DELLE DIRETTIVE EUROPEE SULLA CONCORRENZA RIGUARDO AL CONTRATTO PER IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA, IN RISPOSTA A UNA LETTERA-ESPOSTO DEL DEPUTATO DI AVS, ANGELO BONELLI

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

NEL MIRINO L’ITER CHE HA RIMESSO IN PIEDI LE VECCHIE GARE DEL 2010, ATTUALIZZANDOLE AI PREZZI CORRENTI SENZA FARE UN NUOVO APPALTO… IL VICEPRESIDENTE STEPHANE SEJOURNE (FEDELISSIMO DI MACRON): “ABBIAMO CONTATTATO LE AUTORITÀ ITALIANE PER OTTENERE ULTERIORI INFORMAZIONI”

La commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha avviato una verifica sul rispetto delle direttive europee sulla concorrenza riguardo al contratto per il ponte sullo Stretto. A confermalo è Stéphane Séjourné, vicepresidente commissione Ue con delega all’industria, in risposta a una lettera-esposto del deputato di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli.
Bonelli ha chiesto alla Commissione se l’iter che ha rimesso in piedi le vecchie gare del 2010 attualizzandole ai prezzi correnti senza fare un nuovo appalto rispetta o meno le norme Ue sulla concorrenza e gli appalti.
Le direttive europee sulla concorrenza prevedono che se gli importi superano del 50 per cento la cifra fissata dalle vecchie gare occorre fare nuove procedure concorsuali.
Séjourné, commissario indicato dall’Eliseo e considerato un fedelissimo del presidente francese Emmanuel Macron, ha risposto dicendo che i suoi “servizi stanno analizzando attentamente la questione”: “Ho anche contattato le autorità italiane per ottenere ulteriori informazioni”.
Insomma, da Bruxelles hanno acceso un faro sull’iter messo in piedi dal governo Meloni con il decreto del 2023 che ha riavviato i contratti caducati dal governo Monti. Oggi lo Stato prevede una spesa per il Ponte di circa 13,5 miliardi e almeno 10,5 miliardi andranno al contraente generale Eurolink.
Di certo c’è che la commissione Ue vuole valutare il rispetto delle norme europee su un’opera che costerà complessivamente complessivamente almeno 13,5 miliardi. E forse anche di più, come ha messo nero su bianco il governo nella delibera Cipess appena inviata alla Corte dei conti per il parere e la bollinatura: senza questo passaggio non può essere pubblicata in Gazzetta.
Nell’atto si legge che “l’investimento complessivo è inteso a valori nominali, ma non quantifica eventuali impatti derivanti dalle clausole di revisione prezzi che, sulla base dei futuri tassi effettivi di inflazione, potrebbero comportare possibili adeguamenti del piano economico e finanziario secondo quanto stabilito in Convenzione”. Insomma, i costi potrebbero aumentare.
(da La Repubblica)

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CASO ZAMBELLI, I SOVRANISTI AL LAVORO PER NEGARE L’ESTRADIZIONE A UNA CRIMINALE AMICA DI BOLSONARO E CONDANNATA A 10 ANNI DI CARCERE IN BRASILE

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

ORMAI L’ITALIA E’ DIVENTATO IL PAESE DELL’ILLEGALITA’… VENTI DEPUTATI DI BOLSONARO IN ARRIVO IN ITALIA

Domani, una delegazione ristretta di 4-5 parlamentari brasiliani farà visita all’ex deputata detenuta a Rebibbia, tra cui Eduardo Bolsonaro, figlio dell’ex presidente
Il legame tra la destra italiana e quella brasiliana di Jair Bolsonaro si fa sempre più stretto. E a infittire ancora di più queste relazioni contribuisce la vicenda dell’ex deputata italo-brasiliana Carla Zambelli, detenuta dal 30 luglio nel carcere romano di Rebibbia su mandato di cattura dell’Interpol.
A quanto apprende Open, domani, venti parlamentari del Psl, partito dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, arriveranno dal Brasile in Italia per incontrare diversi deputati e senatori del centrodestra. Al centro dei colloqui – che si terranno probabilmente tra giovedì e venerdì – ci sarà una questione delicata: l’estradizione di Zambelli. Solo nella giornata di domani, invece, una delegazione più ristretta di 4-5 parlamentari visiterà Zambelli nel carcere di Rebibbia tramite visita consolare. Tra loro ci sarà anche Eduardo Bolsonaro, figlio dell’ex presidente. I venti parlamentari avevano tentato di organizzare un incontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, attraverso una richiesta informale lanciata a fine agosto ma che non si è mai concretizzata: il ministero ha fatto sapere di non poter ricevere delegazioni parlamentari non autorizzate dal parlamento di provenienza. Si sarebbe trattato di un colloquio particolarmente significativo, considerando che proprio Nordio sarà l’ultimo a decidere sull’estradizione della donna.
Perchè i venti parlamentari vengono in Italia?
La loro richiesta – secondo quanto trapela – sarà quella di sollecitare i vari parlamentari (e indirettamente il guardasigilli) a non procedere con l’estradizione di Carla Zambelli, che rischierebbe di scontare la propria pena in un Brasile oggi governato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, espressione delle forze di centrosinistra.
Come si diceva, i venti parlamentari in arrivo a Roma fanno tutti capo al partito dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato lo scorso 12 settembre a 27 anni e 3 mesi di reclusione per aver orchestrato un tentativo di colpo di Stato dopo la sconfitta elettorale del 2022. A proporre l’entità della pena è stato il giudice relatore del caso: Alexandre de Moraes. Lo stesso nome ritorna anche nella vicenda Zambelli. È stato infatti sempre lui a firmare il mandato d’arresto dell’ex deputata italo-brasiliana, oggi detenuta a Rebibbia, condannata a 10 anni di carcere per
intrusione fraudolenta nel sistema informatico del Consiglio Nazionale della Giustizia (CNJ). Un’azione compiuta in concorso con un hacker, che aveva inserito un falso mandato di cattura di un giudice. E la vittima designata? Ancora una volta, proprio il giudice de Moraes. Lo stesso, che ora richiede l’estradizione di Zambelli.
La lettera filo-bolsonarista con la firma di FdI
C’è un altro episodio che intreccia i destini dei filo-bolsonaristi con quelli del centrodestra italiano. Il 20 luglio di quest’anno, Dominik Tarczyński, membro del gruppo europeo dei Conservatori e Riformisti (Ecr), di cui fa parte anche Fratelli d’Italia, ha inviato una lettera all’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, chiedendo di sanzionare de Moraes, accusato di violazioni dei diritti umani e di attentati alla democrazia in Brasile.
Tra i firmatari della missiva compare anche il nome di Carlo Fidanza, europarlamentare di Fratelli d’Italia. Un’iniziativa che, per il suo significato politico e le sue possibili ricadute diplomatiche, non è certo secondaria.
I rapporti con la Lega
Non è chiaro ancora quali parlamentari incontreranno i deputati brasiliani, ma è certo che i contatti all’interno del centrodestra si siano intensificati negli ultimi anni. Ad esempio, Matteo Salvini non ha mai nascosto la sua ammirazione per Jair Bolsonaro. Già nel 2019, durante una festa a Cervia, il Carroccio dichiarava senza mezzi termini: «Putin è un grande uomo di Stato, Trump una salvezza per gli americani, e Bolsonaro un grande presidente brasiliano». E pochi giorni fa, quando Bolsonaro è stato condannato, Salvini non ha esitato a esprimere solidarietà all’ex presidente
(da Open)

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