Destra di Popolo.net

FLOTILLA, INTERVISTA ALL’EURODEPUTATA SCUDERI E IL NO A LASCIARE GLI AIUTI A CIPRO: “VOGLIAMO ROMPERE IL BLOCCO E CONSENTIRE AD ALTRI SOCCORSI DI ARRIVARE”

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

“PER NOI LA PROTEZIONE DELLA FREGATA MILITARE NON SAREBBE NECESSARIA SE ISRAELE RISPETTASSE IL DIRITTO INTERNAZIONALE”

«Per noi la protezione della fregata militare non sarebbe nemmeno necessaria se Israele rispettasse il diritto internazionale. La responsabilità non è nostra, che siamo in acqua, ma di Israele, che ci attacca».
A parlare con Open è Benedetta Scuderi l’eurodeputata di Alleanza verdi e sinistra che è a bordo su una delle barche della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria internazionale composta da oltre cinquanta imbarcazioni partite da diversi porti del Mar Mediterraneo che prosegue il proprio viaggio verso
Gaza. L’obiettivo della missione è raggiungere la Striscia per consegnare aiuti umanitari e rompere il blocco navale imposto da Israele. Ma negli ultimi giorni la situazione è degenerata: alcune navi sono state colpite nel cuore della notte con bombe sonore, droni, spray urticanti e altro materiale non identificato mentre navigavano in acque internazionali a sud di Creta. Intanto il governo ha attivato delle misure di sicurezza, inviando la fregata militare Fasan, che verrà presto sostituita dalla nave Alpino. Ma la Flottilla ha già rifiutato la proposta ricevuta ieri dall’Esecutivo relativa a una possibile deviazione degli aiuti in direzione Cipro, per poi farli arrivare a Gaza con il coinvolgimento del patriarcato latino di Gerusalemme. Ne abbiamo parlato con Scuderi.
Innanzitutto, come state?
«Stanchi. L’altra notte ci siamo molto spaventati. Ieri sera abbiamo navigato in acque territoriali di Creta per evitare problemi particolari e ora stiamo capendo i prossimi passi».
Dove vi trovate in questo momento?
«Siamo a Creta. Abbiamo allungato un po’ il percorso perché ci siamo fermati ad aspettare la flotta greca e a far riparare i danni subiti da alcune barche durante gli attacchi dell’altra notte».
Come vi state organizzando a bordo per monitorare la situazione, anche durante le ore notturne?
«A bordo siamo in nove. C’è una persona al timone e diverse persone che si occupano della sorveglianza. Facciamo i turni e manteniamo contatti continui con tutte le imbarcazioni, comunicando tramite radio e i vari gruppi di messaggistica».
Perchè avete deciso di rifiutare la proposta di una possibile deviazione degli aiuti in direzione Cipro?
«Per noi il senso della missione è creare un corridoio umanitario permanente. Vogliamo garantire l’applicazione del diritto umanitario internazionale, che considera illegale il blocco navale, e soprattutto assicurare l’arrivo degli aiuti umanitari direttamente alle persone che ne hanno bisogno. Attualmente, invece, gli aiuti sono completamente controllati da Israele, che decide cosa far entrare. Quindi, per noi, il senso della missione non è solo portare qualche aiuto oggi, altrimenti non avremmo organizzato una spedizione così grande. L’obiettivo è creare un corridoio permanente, sapendo, così, che gli aiuti possono arrivare. Sempre».
È una posizione forte, soprattutto considerando che lei – come altri a bordo – ricopre un ruolo istituzionale.
«Chiaramente. Questa però è una decisione che ha preso l’organizzazione. Noi non partecipiamo al processo decisionale. Siamo partecipanti».
La fregata miliatare Fasan è con voi in questo momento?
«Si, ma non nelle acque territoriali. Appena fuori. Ci sta seguendo».
Crosetto ha detto che verrà inviata un’altra fregata, la Nave Alpino.
«Esatto, in sostituzione della Fasan, perché ha altre funzioni che possono essere utili. Dicono».
Non teme che qualcuno del centrodestra possa farvi notare che questa protezione ha un costo?
«La protezione ha sempre un costo. Allora non dovremmo più avere protezione? Come cittadini, paghiamo le tasse per avere dei servizi che lo Stato ci deve garantire. Per noi, inoltre, questa
protezione non sarebbe nemmeno necessaria se Israele rispettasse il diritto internazionale. La responsabilità non è nostra, che siamo in acqua, ma di Israele, che ci attacca».
Il Governo dice che nel momento in cui lascerete le acque internazionali, non potrà garantirvi sicurezza.
«In realtà, è abbastanza normale. Noi speriamo però che si intensifichino le pressioni diplomatiche. Le pressioni si possono fare, e noi non stiamo facendo nulla di male».
Questa mattina Crosetto si è rivolto direttamente a voi: «È davvero necessario mettere a rischio la sicurezza dei cittadini italiani per portare aiuti a Gaza?» Come risponde?
«No non è necessario. Chieda a Israele perchè la mette a repentaglio».
Quando arriverete?
«Dipende quando ripartiamo da qui. Più o meno tra i 4 e i 6 giorni. Sperando che non ci siano altri attacchi. Dipende anche dal meteo, dalla rotta».
Cosa chiedete al Governo?
«Chiediamo protezione diplomatica, tutela e pressione su Israele affinché la missione possa andare a buon fine e gli aiuti possano entrare a Gaza. Inoltre, chiediamo sanzioni contro Israele, la sospensione dei rapporti commerciali e la cessazione dell’invio di armi».
Non temete che, alla fine, questi aiuti non arriveranno mai a destinazione?
«Noi speriamo che la nostra pressione, se non farà arrivare questi aiuti, contribuisca a farne arrivare molti altri. Se non arriveranno questi, ne arriveranno il triplo».
(da Open)

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GAZA, LA VOCE DEGLI SFOLLATI: “PENSO TUTTO IL TEMPO SE LA MIA CASA E’ ANCORA IN PIEDI, SE CI STA ANCORA ASPETTANDO PER VIVERCI DENTRO”

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

700.000 PALESTINESI SONO FUGGITI DA GAZA CITY VERSO SUD, LA CRISI UMANITARIA PEGGIORA OGNI GIORNO

Mentre l’attenzione è puntata sulla missione della Global Sumud Flotilla, a Gaza la crisi umanitaria peggiora ogni giorno. Secondo l’Idf 700 mila palestinesi sono fuggiti da Gaza City verso sud. Altri, invece, esitano a partire per la fame e i raid israeliani. I racconti di alcuni di loro
Mentre l’attenzione del mondo è puntata sulla missione della Global Sumud Flotilla, che cerca di rompere l’assedio su Gaza, sul terreno la crisi umanitaria peggiora ogni giorno. Centinaia di migliaia di palestinesi sono in fuga, spinti verso sud sotto il fuoco dei bombardamenti israeliani. Tra loro c’è anche Sara Awad, costretta ad abbandonare la sua casa a Gaza City insieme alla sua famiglia. «Non riesco a credere che quello che sto dicendo sia reale, perché la mia mente rifiuta ancora l’idea di aver lasciato la mia casa. Ora sono fuori dalla tenda, perché l’atmosfera dentro è soffocante», ci racconta. Otto persone in pochissimi metri quadrati, circondate da effetti personali e necessità essenziali. «È la nostra casa – dice -, ma non è più la nostra casa. Non riesco a sopportare l’idea di vivere per strada».
700 mila palestinesi fuggiti da Gaza City verso sud
La realtà di Sara e dei suoi famigliari è quella di centinaia di migliaia di sfollati interni. Secondo le Forze di difesa israeliane, dal solo mese di agosto, quando Israele ha annunciato l’intenzione di occupare Gaza City, circa 700 mila persone hanno lasciato il principale centro urbano della Striscia per
cercare rifugio al sud. «Quello che vedo intorno a me sono volti sconvolti. Le persone qui vivono nella paura, perché non sanno cosa porterà il domani. Anche se dicono che il sud è più sicuro del nord, posso dirti che dal primo istante in cui sono arrivata, ho sentito delle forti esplosioni molto vicine», ci spiega.
Molti palestinesi esitano a partire per la fame e i raid dell’Idf, o semplicemente non possono farlo, nonostante i continui appelli a evacuare. È il caso di Huda, che via telefono ci fa sapere che si trova ancora a Gaza City, anche se il centro urbano è ormai sotto occupazione e l’esercito israeliano sta svuotando la città quartiere per quartiere. «Mi trovo nella parte ovest, nel quartiere di Al-Rimal – dice -. Non c’è connessione internet nella mia zona, ma c’è un segnale debole a est, quindi mi sono spostata lì per riuscire a connettermi un po’, poi proverò a tornare a casa». Abbas, invece, è riuscito a spostarsi oggi nella zona occidentale di Gaza City, vicino alla spiaggia, ma molte altre famiglie non hanno fatto in tempo. «I carri armati sono arrivati all’improvviso», racconta. «I mezzi israeliani hanno fatto irruzione nelle aree residenziali – continua -, mentre altri carri armati si sono posizionati nei pressi dell’ospedale al-Quds».
«Penso tutto il tempo se la mia casa è ancora in piedi, se ci sta ancora aspettando per viverci dentro»
I bombardamenti israeliani hanno ucciso all’alba di oggi 85 persone, mentre le Nazioni Unite affermano che l’esercito sta «infliggendo terrore alla popolazione palestinese della città di Gaza, costringendo decine di migliaia di persone alla fuga». Nonostante la situazione, Sara cerca di rimanere forte. Per i suoi parenti, e il ruolo che ricopre all’interno della famiglia. «Sto
cercando di sopravvivere a questa guerra giorno dopo giorno: provo a essere forte per la mia famiglia, perché sono la figlia maggiore e ho molte responsabilità sulle spalle». Ma anche la resilienza ha un limite, e il costo emotivo è evidente. «Non ho una buona connessione a internet – ci dice -. Non so quando questo messaggio vocale ti arriverà. Il mio telefono sta per scaricarsi, non posso ricaricarlo. Non c’è elettricità. Ho sete. Non c’è acqua».
La situazione è aggravata dalla mancanza di beni di prima necessità. L’acqua, se disponibile, è a prezzi proibitivi: 5 dollari al litro. E anche il cibo è diventato un lusso. «Tutto qui è un ostacolo. Mi chiedo continuamente qual è il senso, qual è il punto di vivere qui. È una vita senza senso, una vita di lotte, di morte, di disperazione, di mancanza di casa, e tutto è senza speranza. Odio la mia vita, e odio il fatto di odiare la mia vita – prosegue -. Non voglio odiare la mia vita. Amo la mia vita. Amo vivere. Ma questa guerra mi ha insegnato a essere molto pessimista. Vorrei solo tornare indietro nel tempo e vivere un solo altro giorno nella mia stanza. Penso tutto il tempo se la mia casa è ancora in piedi, se ci sta ancora aspettando per viverci dentro».
Trump ha un (altro) piano per Gaza
Sul piano diplomatico, Donald Trump avrebbe un (altro) piano per la pace. Secondo l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, il presidente americano avrebbe presentato un «piano in 21 punti» a un gruppo di leader arabi e musulmani, durante un incontro a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tenutasi martedì a New York. Witkoff non ha però fornito
dettagli sul piano, ma ha affermato che esso affronta «le preoccupazioni di Israele e di tutti i paesi vicini della regione». «Siamo fiduciosi – ha detto -, e potrei dire persino fiduciosi, che nei prossimi giorni saremo in grado di annunciare una sorta di svolta». Fonti presenti all’incontro, citati da Politico, riferiscono che Trump avrebbe chiarito la propria opposizione all’annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Tuttavia, il premier israeliano Benjamin Netanyahu non sembrerebbe disposto a fare marcia indietro. Secondo il Times of Israel, l’avvertimento americano non è stato interpretato come «una chiusura definitiva del dibattito». Netanyahu intende, infatti, discuterne direttamente con Trump durante il loro incontro alla Casa Bianca, previsto per lunedì prossimo.
(da Fanpage)

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L’INCHIESTA DELLA BBC SVELA COME LA FABBRICA RUSSA DELLE FAKE NEWS STA INFLUENZANDO LE ELEZIONI IN MOLDAVIA

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

TRA OTTO GIORNI AL VOTO

La Moldavia si trova ad attraversare una fase cruciale della sua storia. Il Paese ha presentato domanda di adesione all’Unione Europea e ha ottenuto lo status di candidato nel 2022, con l’apertura dei negoziati nel 2023.
Il 28 settembre 2025, invece, i cittadini moldavi saranno chiamati alle urne per le elezioni parlamentari in un voto descritto come la scelta tra Est e Ovest. La Russia, avendo compreso la crucialità delle elezioni ha intensificato la sua rete di disinformazione per cercare di influenzare il voto. La Bbc ha quindi lanciato un’inchiesta per svelare la complessa rete di disinformazione finanziata dalla Russia che mira a manipolare le elezioni. Dal canto suo la Russia ha diffuso accuse secondo cui l’Unione Europea e la NATO starebbero pianificando di “occupare” militarmente la Moldavia.
Riassumendo: cosa ha scoperto la Bbc
Esiste una rete di disinformazione finanziata dalla Russia per manipolare le elezioni in Moldavia.
Una reporter della Bbc sotto copertura si è infiltrata imparando come diventare un’ “influencer elettorale pagata”.
La rete è collegata all’oligarca filo-russo Ilan Shor, che riceve fondi da Mosca e li convoglia tramite la PSB Bank russa, sottoposta a sanzioni.
Viene usata intelligenza artificiale per creare siti e profili falsi, generare articoli, immagini e notizie fasulle che attaccano la presidente Maia Sandu e l’UE.
Sono stati organizzati sondaggi manipolati, condotti da giovani reclute pagate per diffondere falsità contro il governo e promuovere il partito filo-russo Moldova Mari.
L’obiettivo della rete era usare i sondaggi falsi come pretesto per denunciare brogli elettorali e incitare proteste se il risultato non fosse stato favorevole.
Le autorità moldave hanno reagito con 250 raid e 74 arresti, smantellando parte dell’operazione che mirava a destabilizzare il Paese.
L’inchiesta della Bbc
Dopo mesi di lavoro, la BBC ha pubblicato un’inchiesta e un documentario che svelano le manipolazioni russe all’interno delle elezioni moldave. Aiutata da una giornalista sotto copertura, la Bbc è riuscita ad infiltrarsi e smascherare l’immensa rete russa di fake news riguardanti la Moldavia. Quattro mesi prima delle elezioni, la reporter ha ricevuto istruzioni per unirsi a un canale privato su Telegram. Il canale, chiamato “Electoral Hackathon”, reclutava i partecipanti, invitando giovani moldavi a lezioni online su come diventare “influencer elettorali pagati” per poi presentarsi al pubblico come volontari e diffondere disinformazione sull’attuale governo.
Come operano: fake news, AI e sondaggi illegali
Ai giovani influencer veniva insegnato come creare siti, profili e post falsi, utilizzando l’intelligenza artificiale, per produrre rapidamente il maggior numero di articoli e immagini attaccando l’attuale governo, la presidente Sandu e l’UE. I contenuti, diffusi su TikTok, Facebook e Instagram, mirano ad amplificare la propaganda filo-russa diffondendo disinformazione su larga scala. Parallelamente, i reclutati venivano pagati per condurre sondaggi fasulli, fingendo di rappresentare un centro studi inesistente. Le domande erano manipolate per screditare il governo e favorire il partito filo-russo Moldova Mari.
Chi c’è dietro: il lavoro di Ilan Shor
La Bbc è riuscita a risalire alla fonte dei pagamenti fatti agli influencer riconducendoli alla PSB Bank, banca statale russa attualmente sotto sanzioni internazionali. Ad agire come intermediario tra i fondi russi e le interferenze elettorali è Ilan Shor, oligarca filo-russo, condannato in Moldavia per frode a rifugiato in Russia. Secondo le autorità moldave, Shor coordina il finanziamento della propaganda russa nel paese, seguendo le istruzioni di Mosca.
Perché importano le elezioni in Moldavia?
Le elezioni del 28 settembre saranno cruciali per il futuro della Moldavia. Se il Partito d’Azione e Solidarietà (PAS) pro-europeo di Sandu dovesse vincere, la Moldavia si avvicinerebbe sempre di più all’Ue fino a diventarne ufficialmente membro, risultato temuto dalla Russia. Se invece Pas dovesse perdere, il Paese potrebbe affrontare instabilità politica e l’ascesa di una coalizione pro-russa. In tal caso l’Ue perderebbe un importante stato cuscinetto, adiacente alla guerra in Ucraina.
(da Open)

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SALVINI CONTESTATO AD ASCOLI PER IL SOSTEGNO A ISRAELE: NON AMA PIU’ IL CONTATTO CON IL PUBBLICO?

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

E ACCUSA I POLIZIOTTI: “COME FANNO I CONTESTATORI A ESSERE A 5 METRI DA ME?”… MA NON ERA LUI CHE RISOLVE I PROBLEMI CON IL DIALOGO?

Al suo arrivo ad Ascoli per il tour elettorale in vista delle regionali nelle Marche il leader della Lega è stato contestato con fischi e striscioni contro le sue dichiarazioni a sostegno di Israele e Netanyahu.
Il vicepremier, infastidito, ha sbottato con gli uomini della sicurezza: “Come è possibile che siano arrivati così vicino? Conosco la gestione dell’ordine pubblico”.
Sia a San Benedetto del Tronto che a Offida e ad Ascoli Piceno, il vicepremier è stato accolto dai contestatori. In polemica con le sue dichiarazioni a sostegno di Israele e del premier Benjamin Netanyahu, in tutte e tre le tappe del tour elettorale alcuni manifestanti dei collettivi Caciara e Casa Rossa e altri del Partito democratico hanno esposto dei cartelli con le scritte: “Un minuto di silenzio per ogni morto a Gaza. Salvini taci per sempre”, “Scodinzoli per Netanyahu. Salvinibau bau bau”, “Governo
complice dei criminali di guerra Netanyahu e Almasri” e ancora, “Palestina libera”.
Il vicepremier e ministro dei Trasporti inizialmente non si è mostrato particolarmente toccato dalle contestazioni. “È il bello della democrazia” – ha replicato. “L’unica riflessione che faccio è che se ci fosse un pranzo del Pd e ci fossero dei leghisti li avrebbero portati via di peso da mezz’ora. Ma siamo diversi. Mi fanno un mix di pena e di tenerezza”, ha aggiunto.
In un secondo momento, distante dalle telecamere dei cronisti, ha sbottato contro le forze dell’ordine presenti sul posto: “Non è possibile che siano autorizzati a stare lì di fronte”, ha detto visibilmente infastidito.
Alzando i toni, Salvini ha redarguito gli uomini della sicurezza: “Conosco la gestione dell’ordine pubblico, non è possibile che arrivino a 5 metri da me. Non si riesce manco a parlare. Se arriva qualcuno qui a darmi dell’assassino mi girano i co****i eh?!”, ha esclamato, alludendo alla sua esperienza da ministro dell’Interno durante il governo Conte.
(da agenzie)

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I 500 DIPENDENTI DELLA FARNESINA CHE HANNO CHIESTO A TAJANI DI NON ESSERE COMPLICI DEL GENOCIDIO A GAZA

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

“NON VOGLIAMO CONCORRERE A GRAVI VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO”

Oltre cinquecento dipendenti del ministero degli Esteri – e i numeri da quanto risulta a Fanpage.it, sono in continua crescita – hanno firmato una lettera privata indirizzata al ministro Antonio Tajani. Il testo è scritto in modo formale, ma il contenuto è molto forte: si chiede al ministro, e quindi al governo, di cambiare linea sulla Striscia di Gaza per evitare di essere “complici” di “violazioni gravi del diritto internazionale” e del “genocidio in atto”. Le richieste sono precise, dettagliate e numerose. I firmatari hanno confermato a Fanpage.it che “la lettera esprime il profondo disagio delle dipendenti e dei dipendenti firmatari di fronte ai tragici eventi in corso a Gaza e in Palestina”.
Un’iniziativa simile non ha precedenti: in estate circa quaranta ex ambasciatori avevano scritto al governo sullo stesso tema, ma qui si parla di personale attivamente in servizio. Nel testo della lettera, che non è stato reso pubblico ufficialmente ma è comunque circolato tramite varie fonti di stampa, si legge che i lavoratori e le lavoratrici sono appunto a “disagio” nel dover “assicurare, anche indirettamente, compiti e funzioni collegati ad attività cui partecipino autorità o entità israeliane direttamente coinvolte nello sterminio della popolazione civile palestinese”.
Compiti che rischiano di portare a “una forma di concorso o avallo, e dunque di complicità, al massacro in corso”. La linea politica del ministero deve cambiare per “consentire all’amministrazione e ai suoi dipendenti di operare in piena
coerenza con la Costituzione, con gli impegni internazionali assunti dallo Stato e con l’etica del servizio pubblico”.
Il documento ricorda che una commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu ha già accusato il governo israeliano di genocidio, e fa delle richieste specifiche. Innanzitutto, spingere per la sospensione dell’Accordo di associazione tra Israele e Unione europea e riconoscere lo Stato di Palestina. Poi, fermare la vendita di armi e ogni forma di cooperazione militare con Israele, incluso il transito di armamenti diretti a Tel Aviv nei porti italiani. E ancora, sanzionare i vertici del governo Netanyahu e dell’Idf, aumentare gli aiuti umanitari, tutelare la relatrice Onu Francesca Albanese e la Global Sumud Flotilla, escludere Israele dagli eventi sportivi e culturali internazionali come avvenuto con la Russia, e altro ancora.
Non basta, dicono i dipendenti, prendere posizione a parole: “L’inerzia o la mera retorica ci espone al rischio di complicità rispetto a violazioni gravi del diritto internazionale e al genocidio in atto”. E anche se ci sono state “iniziative volte a portare sollievo alla popolazione di Gaza, come le evacuazioni messe in campo dall’Unità di Crisi e l’operazione Food for Gaza”, se l’Italia vuole mantenere la sua “credibilità internazionale” serve una “presa di posizione chiara e conseguente”.
Il nostro Paese non può più “mantenere un atteggiamento attendista senza compromettere la coerenza della propria azione esterna con il diritto internazionale e i principi della nostra Costituzione”. I firmatari si mettono a disposizione per un incontro di confronto. E poi la conclusione netta: “Come
dipendenti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e cittadini e cittadine della Repubblica italiana le chiediamo urgentemente di non renderci complici”.
(da Fanpage)

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IL CRIMINALE NETANYAHU HA PAURA DI ESSERE ARRESTATO E CAMBIA ROTTA PER VOLARE NEGLI USA “AL SICURO”

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

SFIORATA L’ITALIA, EVITATE FRANCIA E SPAGNA: IL CRIMINALE DI GUERRA PERCORRE 600 KM IN PIU’ PUR DI NON SORVOLARE PAESI CHE POTREBBERO ARRESTARLO

Mentre la Global Sumud Flotilla prosegue la sua accidentata navigazione nel Mediterraneo in direzione Est, verso la Striscia di Gaza cui il convoglio di imbarcazioni vorrebbe consegnare gli aiuti umanitari, l’aereo di Benjamin Netanyahu solca i cieli del Mediterraneo in direzione opposta.
Nulla a che vedere con la Flotilla, però: il primo ministro israeliano è partito nella notte verso gli Stati Uniti, dove parteciperà ai lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu; poi, lunedì, incontrerà ancora una volta il presidente Usa Donald Trump.
Agli osservatori delle tratte aeree non è sfuggito però questa mattina un dettaglio rilevante: secondo quanto si evince dai dati di volo del “Wings of Zion”, l’aereo di Netanyahu avrebbe evitato per la prima volta di sorvolare i cieli di diversi Paesi europei.
Se nelle precedenti occasioni la tratta Tel Aviv-East Cost americana era stata coperta sorvolando in pieno l’Italia e poi la Francia, prima della traversata dell’Oceano Atlantico, questa volta i piloti del premier hanno battuto una rotta diversa.
Dopo il sorvolo della Grecia, l’aereo di Netanyahu è passato il minimo indispensabile sui cieli italiani – tra la Calabria e la Sardegna – poi ha fatto rotta verso sud così da evitare la Francia e la penisola iberica. Per arrivare all’Atlantico, ha utilizzato il corridoio aereo che passa sopra lo Stretto di Gibilterra che separa la Spagna dal Nordafrica. Secondo Haaretz, in questo modo il “Wings of Zion” deve percorrere ben 600 chilometri aggiuntivi rispetto alla rotta “tradizionale”.
Non è chiara ufficialmente la ragione del cambiamento. Fonti della diplomazia francese contattate dalla testata israeliana hanno
precisato che Israele aveva chiesto come d’abitudine l’autorizzazione al sorvolo dello spazio aereo francese, cui Parigi aveva dato il nulla osta, ma alla fine per ragioni non note ha scelto di operare diversamente. Fuori dal protocollo diplomatico, molti osservatori concordano nel ritenere che quella di Netanyahu o del suo staff sia stata una mossa per evitare ogni possibile “incidente” legato all’esecuzione del mandato di cattura per crimini di guerra che pende su di lui da parte della Corte penale internazionale.
L’Italia ha sempre chiarito – ancora pochi giorni fa per bocca del ministro degli Esteri Antonio Tajani al Festival di Open – di ritenere di fatto impraticabile l’esecuzione di tale arresto. I rapporti di Israele con Francia e Spagna sono precipitati invece ai minimi storici dopo l’indurimento dei due governi (prima quello di Pedro Sanchez, poi quello che risponde ad Emmanuel Macron) sull’offensiva a Gaza, sino alla svolta del riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina. Battaglia che Macron ha scelto di portare su scala globale proprio in questi giorni a New York a margine dell’Assemblea Generale Onu dov’è atteso – in un clima di prevedibile gelo – Netanyahu.
(da agenzie)

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ZELENSKY E IL GIORNO DEL RITIRO: “CESSATE IL FUOCO CON MOSCA, POI NUOVE ELEZIONI DOVE NON MI RICANDIDERO”

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

“IL MIO OBIETTIVO E’ PORRE FINE ALLA GUERRA E RAPPRESENTARE CON ONORE IL MIO PAESE, NON FARE POLITICA A VITA”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che non intende guidare il Paese in tempo di pace, sottolineando che il suo principale obiettivo è porre fine alla guerra in corso.
In un’intervista a Barak Ravid per il programma The Axios Show, Zelensky ha spiegato che, se verrà raggiunto un cessate il fuoco, chiederà al parlamento ucraino di indire nuove elezioni. Già ad agosto scorso aveva spiegato come, durante la guerra, non fosse intenzionato a indire nuove votazioni, perché «devono essere organizzate in un contesto sicuro».
L’ipotesi del ritiro dopo la guerra
Alla domanda se considererebbe concluso il suo mandato una volta terminato il conflitto, il presidente ha risposto di essere
pronto a dimettersi. «Il mio obiettivo è porre fine alla guerra», ha affermato, «non continuare a candidarmi». A marzo scorso aveva posto una condizione per le sue dimissioni: l’entrata dell’ucraina nella Nato. «Ho già detto che sono disponibile a dimettermi per l’adesione dell’Ucraina nella Nato, allora significa che ho adempiuto alla mia missione», aveva detto. All’epoca però aveva anche ammesso l’intenzione di ripresentarsi alle nuove elezioni. Adesso, il premier sembrerebbe aver cambiato idea.
Volodymyr Zelensky è entrato in politica nel 2018 fondando il partito Servitore del Popolo. È stato eletto presidente dell’Ucraina nel 2019, ottenendo una vittoria schiacciante con oltre il 70% dei voti al ballottaggio
(da agenzie)

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COSA FANNO LE FREGATE FASAN E ALPINO SCHIERATE PER SEGUIRE LA FLOTILL

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

LA FREGATA ALPINO SUBENTRA ALLA FASAN

La fregata anti-sommergibile «Alpino» subentrerà alla «Fasan», la nave schierata ieri dal governo Meloni a protezione dei cittadini italiani a bordo della Global Sumud Flotilla.
Lo ha reso noto il ministro della Difesa, Guido Crosetto. L’unità della Marina militare, soprannominata «ammazzadroni» e che si trovava a nord di Creta prima di cambiare rotta verso la flotta umanitaria diretta a Gaza, farà ora ritorno alla sua missione originaria. «Non ci saranno due navi contemporaneamente impiegate nell’area», fa sapere Crosetto.
La decisione di schierare le fregate è stata presa dall’esecutivo dopo gli attacchi con droni, condotti con l’obiettivo di dissuadere attivisti, politici e giornalisti diretti verso la Striscia di Gaza con aiuti umanitari, tra cui cibo e medicine.
Nel frattempo, la Flotilla ha avvisato la comunità internazionale di possedere «informazioni di intelligence credibili» secondo cui Israele potrebbe intensificare gli attacchi contro la missione nelle prossime 48 ore, «con il possibile impiego di armi in grado di affondare le imbarcazioni, causare feriti e/o provocare vittime tra i partecipanti».
Ma cosa sappiamo sulle navi della Marina militare italiana e cosa potrà fare la fregata «Alpino»?
La nave Fasan: «l’ammazzadroni»
La nave italiana Virginio Fasan, che lascerà al posto alla fregata «Alpino», «non è una nave di scorta» della Flotilla, ha precisato stamattina il ministro della Difesa nella sua informativa al Senato. «Non è un atto di guerra», ha proseguito Crosetto, né «una provocazione» nei confronti di Israele. A bordo dispone di missili, siluri contro sommergibili, cannoni, mitraglieri, lanciarazzi e generatori di onde elettromagnetiche che possono depistare i droni. Dedicata a un eroe trevigiano della Prima guerra mondiale, la fregata ha preso parte a diverse operazioni in mare. È stata, infatti, operativa in Somalia, nel Mar Rosso, e nello Yemen per contrastare l’attività terroristica degli Houthi. Il 29 aprile dello scorso anno ha abbattuto con il suo cannone un drone nei pressi dello stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all’Oceano Indiano. Niente a che vedere, per ora, con i droni utilizzati per attaccare la Flotilla. In quell’occasione, il ministero della Difesa aveva riferito che il velivolo senza pilota – simile per caratteristiche a quelli già impiegati in precedenti attacchi dagli Huthi – si trovava a circa cinque chilometri dall’unità militare italiana, in rotta verso il mercantile sotto scorta. Ora riprenderà la sua missione Mare Sicuro nel Mediterraneo.
La fregata Alpino: «Di qui non si passa»
Al posto della «Fasan» arriverà la «Alpino», una fregata anti-sommergibile intitolata al corpo degli Alpini. Il suo simbolo rappresenta un’ancora sormontata da un’Aquila, mentre il motto è lo stesso delle Penne nere: «Di qui non si passa», coniato dal generale Luigi Pelloux – primo ispettore generale del Corpo degli Alpini – durante una parata militare a Roma, il 18 ottobre
1888. La nave, varata nel 2014, è stata impiegata in numerose missioni di sicurezza marittima, tra cui l’operazione «Mare Sicuro» al largo della Libia, dove ha fornito protezione ai pescherecci, alle piattaforme petrolifere dell’Eni e supporto logistico alle operazioni di recupero migranti. Ha un equipaggio normalmente ridotto (170 marinai), è progettata per ospitare elicotteri e forze speciali ed è pensata sia per il combattimento, infatti è dotata di missili, sia per fornire aiuto umanitario e soccorso.
Cosa potrà fare la fregata?
Non è chiaro se sarà autorizzato l’uso della forza per evitare eventuali incidenti; d’altra parte, per ovvie ragioni di sicurezza, le regole d’ingaggio di una nave militare non sono rese pubbliche nei dettagli. Il ministro ha inoltre precisato che «in acque israeliane, non garantiremo la sicurezza delle navi». Ciò significa che, una volta entrati nei territori marittimi palestinesi sotto il controllo israeliano, le unità navali italiane non potranno intervenire. Per l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, già capo di Stato maggiore intervistato dal Messaggero, servono soprattutto in un’ottica di «deterrenza» per dissuadere da altre aggressioni, ovvero «dire agli israeliani di non superare il limite».
Alla domanda se la nave italiana possa intervenire in acque internazionali in caso di attacco a un’imbarcazione connazionale, Di Paola precisa: «Dipende, innanzitutto, da chi effettua l’attacco. Alcuni droni, ad esempio, si presume siano di provenienza israeliana. Se uno di questi velivoli rappresentasse una minaccia reale – tale da poter danneggiare o addirittura affondare una nave della Flotilla – allora sì, l’unità italiana
potrebbe intervenire. Ma si tratterebbe di una situazione molto specifica. Se invece si tratta di droni impiegati per sorvegliare o creare disturbo – conclude l’ammiraglio -, non credo che ci sarà alcuna reazione».
(da agenzie)

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L’UEFA STA VALUTANDO LA SOSPENSIONE DI ISRAELE DA TUTTE LE COMPETIZIONI CALCISTICHE INTERNAZIONALI

Settembre 25th, 2025 Riccardo Fucile

SECONDO IL QUOTIDIANO BRITANNICO “TIMES” “UNA DECISIONE È ATTESA LA PROSSIMA SETTIMANA, CON LA MAGGIORANZA DEI MEMBRI FAVOREVOLE”

L’Uefa starebbe valutando la sospensione di Israele da tutte le competizioni calcistiche internazionali e una decisione “è attesa la prossima settimana, con la maggioranza dei membri favorevole”. Lo scrive il britannico Times.
Una eventuale decisione in tal senso chiuderebbe le porte ai prossimi Mondiali e comporterebbe l’esclusione del Maccabi Tel Aviv dall’Europa League. Il ministro israeliano dello sport, Miki Zohar, ha affermato ai media israeliani di “essere al lavoro con il premier Benyamin Netanyahu per impedire questa mossa”.
La nazionale di Israele e’ attesa inoltre dalla partita contro l’Italia, il 14 ottobre a Udine, valida per la qualificazione al Mondiale. La partita e’ stata al centro di forti polemiche, con richieste di non giocare o di gesti contro la guerra a Gaza.
Una sospensione di Israele da parte dell’Uefa comporterebbe nel caso anche lo stop alle qualificazioni Mondiali, che sono organizzati dalla Fifa ma nella fase di qualificazione e’ sotto egida Uefa.
(da agenzie)

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