Destra di Popolo.net

RICORDATE IL CONDONO EDILIZIO PROMESSO DAL GOVERNO SOVRANISTA DURANTE LE ELEZIONI REGIONALI IN CAMPANIA? E’ SPARITO DALLA MANOVRA 2026

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

MA QUANDO LA FINIRETE DI PRENDERE PER IL CULO GLI ELETTORI?… L’EMENDAMENTO PROMESSO DIVENTA UN SEMPLICE ORDINE DEL GIORNO NON VINCOLANTE

È stato l’argomento che nei giorni della campagna elettorale per le Regionali in Campania ha dominato le discussioni: la riapertura dei termini del condono edilizio 2003, una promessa del candidato del centrodestra Edmondo Cirielli – poi sconfitto da Roberto Fico del centrosinistra – che oggi sfuma in commissione Bilancio al Senato, mentre si discute della manovra finanziaria 2026.
In commissione c’era uno stallo su due emendamenti, il 9.0.8 e il 117.0.2, che in pratica avrebbero riaperto i termini del terzo condono edilizio, che all’epoca volle Silvio Berlusconi e cui la Regione Campania allora guidata da Antonio Bassolino decise di non aderire per evitare uno scempio del territorio.
La proposta di riaprirlo era stata sventolata in piena campagna per le Regionali. Ma ora qualcosa è evidentemente cambiata: «La proposta di modifica – ha riferito il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan – sarà trasformata in un ordine del giorno». «È una nostra vittoria, è stato di fatto ritirato: un ordine del giorno non si nega a nessuno ma come si sa non ha valore vincolante», sottolineano i capigruppo delle opposizioni di centrosinistra.
La differenza fra emendamento e ordine del giorno
In realtà, un emendamento modifica direttamente il testo di una legge, cambia articoli o commi e, se approvato, produce effetti giuridici immediati. Un ordine del giorno, invece, non incide sulla legge: è un atto di indirizzo con cui il Parlamento chiede al Governo di impegnarsi su un tema. Se approvato non è vincolante e non comporta modifiche normative.
(da Fanpage)

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LAURA MATTARELLA SI RACCONTA: “IL RUOLO DI “FIRST LADY”? UN ONORE E UN DOVERE, MIA MAMMA LO AVREBBE SVOLTO MEGLIO”

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

LA FIGLIA DEL PRESIDENTE RACCONTA IL SUO IMPEGNO AL FIANCO DEL PADRE

«Stare accanto a mio padre è un dovere e un onore». Così Laura Mattarella, figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, descrive il suo ruolo da “first lady” in una lunga intervista a Vogue Italia, precisando che sua madre «l’avrebbe svolto certamente meglio».
L’occasione del colloquio è il numero di gennaio 2026 della rivista, che inaugura l’anno con un dialogo raro e misurato con
una figura da sempre nota per la sua riservatezza. «Per il resto – prosegue Mattarella -, posso solo aggiungere che, al mondo, oltre alle soddisfazioni professionali, ci sono tante altre gratificazioni, anche molto più grandi».
La carriera da ex avvocata e la decisione di non vivere al Quirinale
La sua scelta, precisa, è stata «libera, ponderata e responsabile – afferma -. Ne ho parlato prima con mio padre e, naturalmente, con mio marito. Abbiamo preso in considerazione tutti gli aspetti della questione, e il fatto che i miei figli fossero già abbastanza grandi, dieci anni fa, è stato determinante».
Per stare accanto al padre ha lasciato il lavoro di avvocata, ma assicura che le rinunce fatte sono state «qualcuna, ragionevole e di poco conto», perché proviene «da una famiglia dove riservatezza e discrezione non sono considerate una formalità o solo un dovere, ma il modo più intenso di vivere i rapporti tra le persone, i familiari, gli amici. Nel complesso – continua – ho cercato di mantenere per me e la mia famiglia una vita assolutamente normale». Non abita al Quirinale, aggiunge, ma «felicemente a casa mia, con mio marito e con i miei figli» e «assolutamente no», risponde, non è previsto alcun rimborso per le sue spese, neanche per gli abiti.
Il ruolo da “first lady”
Nel lungo colloquio, Laura Mattarella descrive poi il suo ruolo da “first lady”, precisando come in Italia non esista un incarico ufficiale di questo tipo. «Il termine è di uso comune per convenienza, ma nel nostro ordinamento non esiste un ruolo pubblico per il coniuge o la figlia del presidente della
Repubblica. Nei protocolli, in Italia e all’estero, vengo semplicemente chiamata “La signora Laura Mattarella”. E va bene così», afferma Mattarella, che sottolinea inoltre l’importanza della sua presenza accanto al presidente, ma sempre con discrezione: «Il mio compito è essergli vicino, a volte al suo fianco, altre un passo indietro».
La gentilezza nella vita pubblica
Nel corso dell’intervista, Laura Mattarella racconta anche delle sue attività legate a iniziative solidali e culturali, spiegando l’importanza di contribuire a buone cause come l’educazione, la prevenzione, la ricerca e la cura, che considera fondamentali per il progresso della società.
Infine, parla del valore della gentilezza come metodo di relazione e confronto. «La gentilezza non è solo una qualità personale, ma una via, un modo di essere mite. Non si tratta solo di cortesia o formalità, che spesso sono superficiali. Si tratta di come ci si rapporta agli altri, di come si ascolta e si risponde, di come si sviluppa un dialogo basato sul rispetto», conclude.
(da agenzie)

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“È STATO UN OTTIMO ANNO PER IL FASCISMO NEGLI USA”; JIMMY KIMMEL, CHE STA DIVENTANDO UNA BANDIERINA DEGLI ANTITRUMPIANI, È STATO SCELTO DALL’EMITTENTE INGLESE CHANNEL 4 PER L’ORMAI TRADIZIONALE CONTRO-DISCORSO DI NATALE, OVVERO IL MESSAGGIO NATALIZIO ALTERNATIVO A QUELLO DEL SOVRANO

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

“ONESTAMENTE, NON CREDO DI AVERE IDEA DI COSA STIA SUCCEDENDO A CASA VOSTRA. MA SO COSA STA SUCCEDENDO NEL MIO PAESE E POSSO DIRVI CHE LA TIRANNIA QUI PROSPERA. IL FATTO CHE UN GOVERNO ZITTISCA I SUOI CRITICI È QUALCOSA CHE ACCADE IN PAESI COME RUSSIA”

Il 2025 è stata un’annata ottima negli Stati Uniti, almeno per il fascismo. Parola di Jimmy Kimmel, comico americano che a settembre era stato temporaneamente sospeso da Abc su pressione della Casa Bianca e scelto dalla britannica Channel 4 per l’ormai tradizionale contro-discorso di Natale attaccato da Trump per avere accusato la destra Usa di avere sfruttato politicamente l’assassinio di Charlie Kirk.
Da allora Kimmel – che grazie a un’ondata di indignazione era stato rimesso al suo posto – non ha mai smesso di puntare il dito contro la Casa Bianca. E lo ha fatto di nuovo sulla rete britannica che da 30 anni propone ai suoi ascoltatori un messaggio natalizio alternativo a quello del sovrano.
Seduto in poltrona, cardigan informale, albero di Natale sullo sfondo e un piatto di biscotti con l’immancabile te sul tavolino, l’attore ha attaccato il presidente Trump. “Onestamente, non credo di avere idea di cosa stia succedendo a casa vostra. Ma so cosa sta succedendo nel mio Paese e posso dirvi che, dal punto di vista del fascismo, è stato un anno molto buono,” ha detto all’inizio del suo discorso, “la tirannia prospera qui”.
“Il fatto che un governo zittisca i suoi critici è qualcosa che accade in paesi come Russia, Corea del Nord e a Los Angeles, ma non nel Regno Unito,” ha detto. Ma il presidente degli Stati Uniti, che ha chiamato ‘Re Donnie VIII’ in chiaro riferimento a Enrico VIII, “ha perso”: il Jimmy Kimmel Live è stato prorogato fino a metà 2027.
Il comico ha poi invitato i britannici a non “abbandonare” gli americani. “Stiamo attraversando un periodo difficile in questo
momento, ma ce la faremo,” ha assicurato.
(da La Repubblica)

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LA LETTERA DI ANNA DALLA SIBERIA: “SEMBRA CHE QUEL MALEDETTO 24 FEBBRAIO NON DEBBA FINIRE MAI, MI VERGOGNO DI ESSERE RUSSA”

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

“PERCHE’ SIAMO ANDATI A 6.000 KM PER UCCIDERE?”… “AMMIRO IL CORAGGIO DEGLI UCRAINI”

Anna scrive le sue considerazioni sulla guerra. Le racconta a Meduza dalla Khakassia, una repubblica della Federazione Russa che si trova molto lontano da Mosca, nella Siberia orientale.
Il suo racconto, accanto ai tanti altri già proposti dal giornale online – storie dalla Russia e dall’Ucraina – dice meglio di molti reportage quanti strappi stia producendo un conflitto nato dall’invasione russa, inizialmente presentata come una semplice operazione di polizia. La famigerata “operazione speciale” che avrebbe dovuto portare Putin a Kiev nel giro di pochi giorni.
«Come ha influenzato la guerra la mia vita? Da un lato apparentemente non è successo nulla, ma dall’altro ha distrutto tutta la mia vita. Capisco che nulla sarà mai più lo stesso: stiamo scivolando in una sorta di impero stalinista, dove tutti hanno il sedere nudo ma con un senso di grandezza del Paese.
Sono disgustata dalla vita, mi sento in colpa per quello che sta succedendo, mi vergogno di essere russa, ora dico che sono siberiana. Questa è una scusa terribile. Penso che gli ucraini non ci perdoneranno mai e che, proprio come una volta odiavamo tutti i tedeschi da bambini perché fascisti, così odieranno noi tutti, senza chiedersi se ciascuno di noi fosse favorevole o contrario alla guerra. “Russo” è uno stigma vergognoso.
Nel nostro villaggio ci sono stati i mobilitati e i volontari. In tutto venti persone, o poco più. Di tutti, uno si trova ora in Ucraina. Uno è in prigione per aver rifiutato di partecipare all’operazione militare speciale, un altro da due anni si nasconde da qualche parte.
Mi spiace per loro? Non lo so. Dico solo: perché? Perché hai bisogno di una terra straniera, perché sei andato a seimila chilometri a uccidere? Per soldi? Per la patria?
Cosa penso degli ucraini? Onestamente, ammiro il loro coraggio. Penso che siano discendenti dei loro nonni, quelli che hanno sconfitto il nazismo. Non possono essere spezzati. E il loro presidente è un vero uomo: non è scappato, non ha abbandonato il suo popolo.
E penso a come le persone comodamente sedute in Europa credano che Zelensky debba accettare le condizioni di Putin, in altre parole capitolare per far finire la guerra. Per il nostro presidente l’appetito vien mangiando: dopo ci saranno i nazisti kazaki, i nazisti da qualche parte in Germania, e anche loro dovranno essere smilitarizzati e denazificati. Come vi pare una prospettiva del genere? Dove scappare?
Pensavo che Trump avrebbe schiacciato Putin. È tutto triste. A volte vorrei scrivere qualcosa di incoraggiante per gli ucraini, ma capisco che non ho nemmeno il diritto di chiedere loro perdono, perché tutti gli omicidi e gli attentati vengono fatti anche a mio nome.
Molti pensieri, troppi. Anche se sono passati quasi quattro anni, sembra che il 24 febbraio non debba finire mai».
(da Globalist)

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QUASI 10.000 PERSONE IN CODA PER UN PACCO DI CIBO A NATALE: EMERGENZA SOCIALE A MILANO

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

E’ L’ITALIA CHE IL GOVERNO MELONI NON VUOLE VEDERE, INTENTO SOLO A FAVORIRE I BENESTANTI E GLI EVASORI FISCALI

Tra la vigilia e il giorno di Natale quasi 10mila persone si sono presentate alle sedi di Pane Quotidiano, in viale Toscana e viale Monza a Milano, per ritirare un pacco alimentare gratuito.
Un picco di richieste che diventa la dimostrazione di come, durante le festività natalizie, le code si allunghino e i numeri aumentino, con molte più persone in cerca di un aiuto rispetto al resto dell’anno. Anche Milano, simbolo di modernità e progresso, infatti, non sembra essere esente da “un’emergenza sociale” che continua a crescere senza sosta.
Nel giorno della vigilia di Natale oltre 5mila persone si sono presentate alle porte delle due sedi milanesi di Pane Quotidiano per ricevere un pacco di generi alimentari gratuito. Il giorno di Natale, più di 4mila. Come riferito a Fanpage.it, a ciascuna di loro l’associazione ha offerto anche un piccolo panettone come segno di vicinanza durante le festività.
“Da mesi ormai, registriamo una media di circa 5.000 passaggi al giorno”, aveva dichiarato Luigi Rossi, vice-presidente di Pane Quotidiano, a Fanpage.it. “I numeri che abbiamo registrato alla vigilia e il giorno di Natale confermano che entro la fine dell’anno supereremo il milione e mezzo di passaggi, con un
incremento del 15% rispetto all’anno scorso.”
Poi, le previsioni per il 2026, ormai alle porte: “Non vediamo alcun segno che possa far sperare in un miglioramento”, ha concluso Rossi, con una nota di preoccupazione. “Anzi, ci aspettiamo che i numeri possano continuare a crescere”.
(da Fanpage)

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PRESEPE E TRADIZIONE CRISTIANA: SUL NATALE LA DEMAGOGIA SOVRANISTA

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

UNA RETORICA DIVISIVA VOLTA CHE EVOCA COMPLOTTI CHE NON ESISTONO

Ma siete riusciti a festeggiare il Natale? Nessuno ve lo ha impedito? Nessuno ve lo ha rubato o censurato? Potrebbe sembrare una domanda strana, lo capisco, ma in realtà non lo è, se pensiamo a tutte le cose che abbiamo dovuto sentire in questi anni a ridosso del 25 dicembre, da parte di una precisa parte politica che usa questa festa per alimentare una retorica tutta sua. Una retorica che vuole creare una distinzione tra noi e loro, tra un Occidente che non esiste e un mondo esterno che lo mette a repentaglio, attaccando tradizioni e valori storici. E il Natale, la festa cristiana per eccellenza, diventa il momento migliore per portare avanti questa operazione di contrapposizione, che serve solo ad aumentare consensi, giocando sulle paure più irrazionali delle persone, sulle divisioni che in realtà non portano a nulla di buono.
La battaglia sul Natale e le polemiche a Bruxelles
Quella sul Natale cristiano, sul presepe piuttosto che su altre tradizioni, è una battaglia che non ha nulla a che vedere con la dimensione religiosa. È tutta una questione politica, è l’ennesima trovata della destra per creare divisioni, per alimentare una paura infondata nella speranza che questa poi generi consenso.
Matteo Salvini, per citarne uno su tutti, è andato a fare polemica a Bruxelles per il presepe che è stato installato nella Grande Place, dal nome “Stoffe della natività”: le varie figure non hanno dei lineamenti definiti, precisi, e questa è stata una scelta dell’artista tedesca che lo ha realizzato (che tra l’altro è cattolica) in modo che tutti e tutte possano identificarsi più facilmente. Ma a Salvini non andava bene: ha fatto un video in cui lo si vede piazzato davanti al presepe, dice di essere a Bruxelles nel cuore delle istituzioni europee e di essersi trovato davanti a questo presepe senza volti, “il Natale fantasma”.
In modo canzonatorio poi il vicepremier dice che sarebbe stato fatto per rispetto delle altre culture, per un Natale inclusivo, ma che se fosse davvero così sarebbe tutto di una immensa tristezza.
Lo “scandalo” del presepe senza volti
Non è l’unico. Anche altre due esponenti della Lega, due europarlamentari, nei giorni scorsi sono andate a vedere questo “controverso” presepe di Bruxelles e si sono indignate. Una è Susanna Ceccardi, che ha mostrato come a Gesù, Giuseppe e Maria avrebbero “cancellato” il volto e si chiede se sia questo il rispetto delle altre culture, la cancellazione dei volti di Gesù, Giuseppe e Maria. E poi ha aggiunto che nella Sharia i volti non si possono rappresentare, ma che quella è un’altra cultura, non quella cristiana, che dovrebbe rappresentare noi italiani.
Poi la massima: per rispettare gli altri dobbiamo innanzitutto rispettare noi stessi. E se invece smettiamo di rispettare i nostri simboli, “smettiamo di difendere ciò che siamo, le nostre tradizioni e le nostre radici”.
Sulla stessa linea anche Silvia Sardone, che parla di scandalo a Bruxelles con questo presepe senza volti, uno “spettacolo indecoroso”. Anche lei ha citato la Sharia, che non prevede la raffigurazione di volti umani, così come il colore delle stoffe usate per costruire i volti delle figure nel presepe. E poi ha concluso parlando di come sia stata anche portata via la testa di Gesù Bambino e definendo il tutto “uno sfregio alla cristianità in una città sempre più islamizzata”.
La retorica divisiva e il complotto che non esiste
Questo è un racconto che alimenta solo una retorica divisiva, che crea nemici immaginari. E che non ha nulla a che vedere con la realtà delle cose. Lo ha spiegato la stessa artista il motivo per cui non ha rappresentato per filo e per segno i volti, e non c’entra nulla la Sharia o il woke: semplicemente voleva dare a chiunque la possibilità di identificarsi in quelle figure, che non hanno un volto perché potenzialmente potrebbe essere il volto di chiunque. L’artista, che si chiama Victoria Maria Geyer, ha detto di aver omesso delle caratteristiche riconoscibili proprio affinché “ogni cattolico, a prescindere dal suo background o dalle sue origini, possa identificarsi” nella Natività. Un messaggio condiviso anche dalla Chiesa locale, che ha approvato l’installazione.
Ma non da tutti, evidentemente. E Bruxelles non è l’unico esempio. A Genova c’è stata una gigantesca polemica sugli eventi organizzati dal Comune quest’anno, tanto che la sindaca Silvia Salis è dovuta intervenire per smontare le polemiche una a
una, rassicurare tutti sul fatto che non è in corso alcuna deriva anti-natalizia e che invece ci sarà spazio per tante tradizioni. Un’accusa del centrodestra era ad esempio il fatto che non fosse più previsto il presepe a Palazzo Tursi, per cui l’amministrazione comunale veniva accusata addirittura di voler allontanare Gesù. Salis ha risposto spiegando che il Palazzo ospiterà il villaggio di Babbo Natale nel tentativo di aprire gli spazi della politica ai più piccoli e che questo non comporta alcun sovvertimento delle tradizioni, visto che il presepe al Comune era stato fatto solo negli ultimi due anni, ma prima non era mai esistito. L’amministrazione organizza un presepe, ma in un altro palazzo: insomma, le polemiche sono pretestuose.
Non c’è alcun complotto contro il Natale, alcun tentativo di affossare delle tradizioni o di cancellare una cultura. C’è però una strumentalizzazione di questa festa: si prova a dipingerla in chiave identitaria, per poi metterla in pericolo e creare un sentimento di rivalsa. Che però si schianta contro una finzione. Serve solo a generare consenso, non c’è alcun boicottaggio e di conseguenza anche la contrapposizione, tra chi si identifica con il Natale e chi lo vuole eliminare, è immaginaria.
(da Fanpage)

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L’ASSURDO DIBATTITO SULLA VICENDA DELLA FAMIGLIA NEL BOSCO: IL BENESSERE DEI BAMBINI VIENE PRIMA DELLE SCELTE IDEOLOGICHE DEI GENITORI

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

E’ LA LEGGE, NON CATTIVERIA GRATUITA, LO DICE ART. 333 DEL CODICE CIVILE

Potremmo dirla così: se passi con l’automobile quando il semaforo è rosso, o superi i limiti di velocità, e ti ritrovi una multa nella cassetta della posta, non è un atto di crudeltà gratuita, né un provvedimento ideologico di un vigile urbano che odia gli automobilisti: è il Codice della Strada, semplicemente.
Allo stesso modo, c’è un articolo del Codice Civile, il 333 per la precisione, che dice, testuale, che:
Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall’articolo 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice, secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare, ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore.
Basterebbero queste poche righe per finirla qui, e smettere di dibattere inutilmente sul caso della famiglia nel bosco, quella della coppia di origine anglo-australiana con tre figli piccoli – nel caso foste appena tornati da un viaggio su Marte – che viveva in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, senza energia elettrica, acqua corrente e servizi essenziali. E a cui il Tribunale dei Minori de L’Aquila ha
sospeso la potestà genitoriale, trasferendo i tre minori, con la madre, in una struttura protetta, in attesa di un miglioramento delle condizioni materiali in cui vivono, e potranno continuare a vivere.
Giratela come volete, ma non c’è nulla di controverso, in questa decisione: è così che la legge deve funzionare, e in questo caso ha funzionato bene.
Ricapitolandola, in breve.
Se i servizi sociali, a seguito di un episodio di intossicazione da funghi velenosi, scoprono che i tre minori vivono in una casa isolata dal mondo, senza acqua potabile, con servizi igienici improvvisati, con le pareti umide, senza riscaldamento, e che questi bambini non frequentano nessuna scuola e non sono inseriti in nessun percorso formale di educazione parentale – i tre bambini non sanno leggere e la più grande dei tre a malapena sa scrivere il suo nome– non possono, ma devono segnalare questi elementi al Tribunale dei Minori. E il Tribunale dei Minori deve applicare la legge. Lo ribadiamo: non per andare contro a una scelta ideologica, qualunque essa sia, ma per tutelare la salute e la crescita di tre minori.
Insomma, nessuno ha tolto i figli a nessuno né spezzato legami affettivi, visto che i bambini, in quella struttura protetta, stanno con la madre.
E nessuno vieterà in futuro alla famiglia di perseguire la propria scelta di vita, se questa non metterà a rischio la salute e lo sviluppo armonico di tre minori.
Perché, allora, ne stiamo parlando da settimane?
Perché un politico, un ministro della Repubblica, un vicepremier
di nome Matteo Salvini, ha deciso di cavalcare questo caso, per ragioni puramente ideologiche. Nello specifico, per affermare che sull’educazione dei figli decidono solo mamma e papà. O meglio ancora: che le scelte dei genitori sono una fonte di diritto superiore a qualunque legge dello Stato.
È un concetto che suona grottesco sulla bocca di un rappresentante dello Stato. Ma è un concetto che Salvini ha ribadito nei suoi auguri di Natale via social, affermando che “A Natale bisognerebbe essere più buoni. Ma oggi c’è qualcuno che è meno buono di altri e in questi minuti è in corso un atto di violenza e di cattiveria gratuita istituzionale, dello Stato italiano nei confronti di una famiglia, di una mamma, di un papà e di tre bambini”.
È una posizione, quella di Salvini, che è figlia di una strategia politica ben precisa. Che strizza l’occhio al mondo integralista cattolico caro al leader leghista, che non vuole sia insegnata l’educazione sessuale a scuola. E che lo strizza pure ai no vax, che non vogliono che lo Stato ingerisca nelle loro scelte sanitarie. Ma che non ha alcun fondamento giuridico da opporre ai servizi sociali e al Tribunale dei Minori: non un singolo articolo del Codice Civile, non una singola interpretazione alternativa delle norme.
La strumentalizzazione sta tutta qua: prendere un caso di cronaca e far leva sugli aspetti emotivi della vicenda per affermare un principio ideologico, senza alcun attinenza coi riscontri fattuali della vicenda, senza alcun rispetto per i minori coinvolti, per dei professionisti che fanno il loro mestiere, per dei servitori dello Stato che applicano la legge, per la legge dello Stato stessa e per
le istituzioni che rappresenti.
Che un intero Paese stia andando, da settimane, dietro a questa intemerata di Salvini dice molto, forse tutto, di cosa siamo diventati.
(da Fanpage)

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LA RETE FERROVIARIA AD ALTA VELOCITA’ CINESE SUPERA I 50.000 CHILOMETRI

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

APRE LA LINEA XI’AN-YAN’AN, IL TRENO VIAGGIA A 350 KM ALL’ORA

La vasta rete ferroviaria ad alta velocità cinese ha superato i 50.000 chilometri di distanza operativa totale con l’apertura oggi di una nuova linea, secondo quanto riportato dai media statali. Il paese possiede la rete ferroviaria più grande del mondo, un quinto più lunga della circonferenza terrestre.
Il viaggio inizia nella città di Xi’an, sede dei famosi Guerrieri di terracotta cinesi, e termina a Yan’an, a nord, ha riferito l’emittente statale Cctv. Entrambe le città si trovano nella provincia dello Shaanxi, nella Cina settentrionale. Alcune case sono state demolite e i residenti sfollati riceveranno 5.000 yuan (700 dollari) a nucleo familiare per il trasferimento, hanno dichiarato le autorità locali nel 2020, quando sono iniziati i lavori di costruzione.
La rete ferroviaria cinese si è ampliata di circa il 32% rispetto al 2020, ha aggiunto oggi la China Railway, di proprietà statale, in un comunicato. La linea Xi’an-Yan’an si estende per un totale di 299 chilometri e il viaggio più breve dura 68 minuti, ha affermato Cctv. Il treno C9309 viaggia a 350 chilometri orari (217 miglia orarie), superando lo Shinkansen giapponese, che raggiunge una velocità massima di 320 chilometri orari (200 miglia orarie).
Pechino ha finanziato anche ferrovie in altri paesi asiatici nell’ambito della sua iniziativa Belt and Road, che finanzia progetti infrastrutturali a livello globale, ma diversi progetti sono stati bloccati o sono stati oggetto di controversie.
(da agenzie)

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PENSIONI, LA RIFORMA CHE NON C’E’

Dicembre 26th, 2025 Riccardo Fucile

NESSUN PASSO INDIETRO SULLA FORNERO, LE USCITE ANTICIPATE SPECIALI NON CONFERMATE, I GIOVANI RESTANO A MANI VUOTE, PASTICCIO SU LAUREA E TFR

Doveva cancellare la legge Fornero per consentire agli italiani di andare prima in pensione. E invece, con un blitz dell’ultimo minuto infilato nella manovra, il governo Meloni stava per allungare la permanenza al lavoro fino a quattro anni per una parte dei lavoratori. Riscrivendo in corsa le regole dell’uscita anticipata – con finestre allungate fino a sei mesi – e depotenziando il riscatto della laurea in modo retroattivo, tagliandone fino a due anni e mezzo. Un tentativo maldestro, maturato a metà dicembre durante la stesura del maxi emendamento alla legge di bilancio, poi saltato per le forti frizioni interne alla maggioranza. Soprattutto in casa Lega, con il partito di Matteo Salvini contro il suo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Un passaggio chiave per capire il segno complessivo delle politiche previdenziali della destra in questi anni.
Età e assegni: le prospettive
Secondo le simulazioni elaborate dalla Cgil, l’effetto combinato di finestre più lunghe, adeguamento automatico alla speranza di vita – che nonostante le promesse l’esecutivo non ha bloccato – e il nuovo computo dei contributi riscattati della laurea avrebbe potuto spingere l’uscita effettiva anticipata fino a 46 anni e 9 mesi di lavoro dal 2037. Un allungamento di quasi quattro anni rispetto ai percorsi previsti fino a questo momento che prevedono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne. La stretta si sarebbe abbattuta anche sulla pensione anticipata contributiva dei post 1996, quella a 64 anni.
Chiusi i canali di uscita speciali
Dentro questo quadro si colloca la legge di bilancio 2026. La prima novità sostanziale della quarta manovra Meloni è che non esistono più canali di pensione anticipata speciali. Quota 103 non viene rinnovata. Opzione donna esce definitivamente di scena. Resta solo l’Ape sociale, prorogata per un altro anno. Ma l’Ape non è una pensione: è un assegno ponte, temporaneo, selettivo, riservato alle categorie già ammesse, in prevalenza lavori gravosi e usuranti. Per tutti gli altri lavoratori, l’uscita resta ancorata ai requisiti ordinari. A partire dal primo luglio 2026, inoltre, i giovani alla prima assunzione vedranno il Tfr confluire automaticamente nei fondi pensione, se non si oppongono entro 60 giorni. Ma la stessa manovra cancella il cumulo tra rendita dei fondi e pensione Inps per l’uscita anticipata a 64 anni, introdotto appena un anno fa: si versa di più al secondo pilastro, senza poterlo usare per uscire prima.
Tre euro agli assegni più bassi
C’è poi una piccola rivalutazione delle pensioni più basse. Dal primo gennaio le pensioni minime aumentano di circa tre euro al mese, arrivando a 619,8 euro. Un ritocco legato all’inflazione, senza interventi strutturali. Un aumento più consistente riguarda solo gli assegni sociali maggiorati (sono 1,2 milioni) che cresceranno di 12 euro dal 2026 dopo gli 8 euro in più di quest’anno, ma per una platea molto più ridotta rispetto ai 2,3 milioni di pensioni integrate al minimo. Nell’ottica di scoraggiare tutte le forme di uscita anticipata, viene poi confermato il bonus Maroni che consente a chi rinvia il pensionamento di incassare in busta paga i contributi previdenziali a proprio carico. Una misura che non modifica i requisiti di uscita e che riguarda soprattutto lavoratori con carriere stabili e redditi medio-alti.
Per i dipendenti pubblici, la manovra interviene sul Tfs/Tfr, riducendo di tre mesi l’attesa della prima rata. Ma l’anticipo ha un effetto collaterale immediato: facendo scendere l’attesa sotto i dodici mesi, salta lo sconto fiscale introdotto nel 2019 per compensare i tempi lunghi della liquidazione. Il risultato è una perdita secca di 750 euro a testa, con un beneficio complessivo per le casse pubbliche stimato in oltre 22 milioni, calcola la Cgil. Restano invariati i differimenti pluriennali e la rateizzazione che può arrivare fino a sette anni. La manovra prevede inoltre un aumento dei requisiti per la pensione di forze armate e polizia, slittato al 2028 dopo le proteste.
I requisiti legati all’età tornano a muoversi
Si fa presto a dire quello che non c’è in questa manovra, rispetto
alle promesse. Non c’è il blocco dell’aumento dei requisiti (età e contributi) alla speranza di vita: saliranno di un mese nel 2027 e di altri due mesi nel 2028. La sterilizzazione promessa dalla Lega e anche dal ministro Giorgetti per mesi si è ridotta a una deroga limitata a una quota minima di lavoratori già tutelati. Non c’è l’uscita a 64 anni per tutti, estesa anche ai lavoratori nel sistema misto utilizzando Tfr e rendite dei fondi. Anzi il cumulo viene cancellato anche per i contributivi puri. Non c’è il salvadanaio previdenziale alla nascita, evocato come risposta al calo demografico. Non c’è l’annunciato libro bianco dell’Inps per avviare una riforma condivisa. E manca ancora il decreto attuativo che avrebbe dovuto consentire ai giovani di versare contributi aggiuntivi, norma di due manovra fa. Non c’è Opzione donna: il governo non l’ha rinnovata. Il Parlamento ha provato e poi rinunciato. L’unico canale di flessibilità dedicato alle lavoratrici viene così cancellato.
In sintesi: più lavoro, meno anticipi e flessibilità. La legge Fornero, architrave del sistema, diventa ancora più rigida. E la manovra 2026, tra annunci rientrati e nuove strette, fotografa una previdenza senza riforma.
(da repubblica.it)

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