Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
MINELLA È PASSATO AL GRUPPO MISTO TRA LE IRE DEL PARTITO: MA SALVINI COME LI CERCA I CANDIDATI?
“Quello di Minella è un vero record di tradimento e trasformismo. È probabilmente il primo caso in Italia di un consigliere che cambia gruppo addirittura al primo Consiglio regionale. Un primato poco invidiabile, che certifica un tradimento politico del mandato ricevuto. Minella non è stato eletto da solo: il seggio è della Lega ed è il frutto di una squadra, di altri otto candidati che hanno contribuito in modo determinante a quel risultato.
Rivendicare il seggio come personale è una una forzatura grave, politicamente indecente e profondamente scorretta. Siamo di fronte a un caso di spregiudicato opportunismo da cui la politica deve prendere le distanze se vuole recuperare credibilità. Vicende come queste allontanano i cittadini dal voto.
La scelta politica di cambiare idea è legittima, ma non lo è trattenere il seggio conquistato sotto un simbolo che oggi si rinnega. Per questo è giusto e doveroso che Minella rassegni le dimissioni e lasci il posto a chi è rimasto coerente con la Lega e con gli elettori”. Lo dichiara in una nota Luigi Barone, responsabile Campania Enti Locali della Lega Salvini Premier.
“E’ proprio vero. La gratitudine è il sentimento della vigilia. E Minella ne è la dimostrazione”. Così Dante Santoro, consigliere comunale della Lega di Salerno. “Forse – continua – non era mai capitato che un neo eletto consigliere regionale lasciasse il partito che lo ha eletto alla prima seduta consiliare. E’ assurdo quanto accaduto questa mattina in Consiglio regionale che ha visto l’adesione al gruppo misto di Minella eletto nel collegio salernitano con la Lega.E’ opportuno che lasci anche lo scranno consiliare. Minella ha raggiunto quel risultato grazie alla Lega ed è giusto ora che si dimetta anche per rispetto di chi ha votato nella convinzione di eleggere un consigliere regionale espressione del gruppo politico della Lega”.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
IN UN PAESE CHE NON RIESCE A TRATTENERE I SUOI FIGLI, NELL’ARCO DI VENT’ANNI GLI OCCUPATI TRA 15 E 49 ANNI SONO DIMINUITI, MENTRE I 50-64ENNI SONO PIÙ CHE RADDOPPIATI… NEL 2024 L’ITALIA È ULTIMA IN EUROPA PER TASSO DI OCCUPAZIONE GIOVANILE TRA I 15 E I 29 ANNI, CON IL 34,4%
L’Italia perde 16 miliardi di euro all’anno in capitale umano. È la cifra che il Cnel ha stimato
per il triennio 2022-2024, il costo dell’emigrazione netta dei giovani connazionali che scelgono l’estero per costruire il proprio futuro. Un esodo che colpisce soprattutto le regioni più produttive: la Lombardia perde oltre tre
miliardi, il Veneto 1,6. Di fondo, c’è un Paese che non riesce ad attrarre i propri talenti, né a trattenerli.
Nell’arco di vent’anni gli occupati tra 15 e 49 anni sono diminuiti, mentre i 50-64enni sono più che raddoppiati. In gran parte per via di mancati investimenti.
Secondo l’Ocse, nel 2023 l’Italia ha destinato all’istruzione il 3,9% del Pil contro una media europea del 4,7%. La spesa per studente universitario rappresenta il 16% del Pil pro capite italiano, contro il 30% della Germania e il 26% della Francia. In valori assoluti, il nostro Paese investe 8.992 dollari per studente universitario, meno della metà della Germania e il 60% in meno della Francia.
Tra il 2013 e il 2025 gli over 50 hanno visto crescere l’occupazione del 49,8%, mentre i 35-49enni hanno perso 1,4 milioni di posti di lavoro. Negli ultimi tre anni gli occupati 15-24enni sono diminuiti del 9,7%, con un tasso di inattività salito al 78,1%.
Nel 2024 per l’Eurostat il tasso di occupazione giovanile italiano (15-24 anni) è stato al 19,7%, penultimo in Europa, davanti solo alla Grecia. Per la fascia 15-29 anni l’Italia è ultima con il 34,4% contro una media Ue del 49,5%. In Olanda lavora il 79,8% dei giovani, in Germania il 62,9%, in Francia il 48,5%.
«L’Italia non è particolarmente attrattiva per i giovani – dice la segretaria della Uil Ivana Veronese -. E la prossima manovra di bilancio non cambia le cose. Al di là dei contributi per chi apre un’impresa o degli sgravi per chi assume giovani, il tema di fondo è che assumiamo i giovani prevalentemente con contratti a termine, con partite Iva sfruttate, offriamo part-time involontari e
non diamo al giovane una chiarezza di carriera».
L’unico «grande risultato che abbiamo ottenuto» è la detassazione degli aumenti contrattuali, che vale per tutti i lavoratori dipendenti«Il paradosso è che i giovani italiani con laurea e Master all’estero trovano lavoro qualificato», nota Veronese. Gli esoneri contributivi per le assunzioni under 35 previsti dalla legge di Bilancio, secondo lei, non risolveranno il problema: «rimangono legati alla volontà delle aziende di assumere». Il malfunzionamento è dovuto a un tessuto produttivo fatto per oltre il 90% da piccole imprese senza la mentalità di investire in percorsi di carriera definiti.
«Le ragazze sono ancora più penalizzate perché potrebbero avere dei bambini – dice Veronese -. Ma quando si riesce finalmente a entrare stabilmente in un’azienda, dopo molti anni e in età fertile, bisogna ancora scegliere: figli o carriera».
A rendere poco attrattiva l’Italia non è una singola causa ma un mercato del lavoro precario e povero: «Il problema è sistemico – spiega Alessandro Foti, ricercatore al Max Planck Institute e autore del libro “Stai fuori! Come il Belpaese spinge i giovani ad andare via”: salari troppo bassi rispetto al resto d’Europa, mancano poi sostegno strutturale alle famiglie, dagli asili nido al gender gap, elementi che spingono anche il crollo demografico.
A pesare è anche la scelta politica sulle risorse pubbliche: la spesa sociale italiana si è indirizzata massicciamente sui sussidi a reddito, a discapito degli investimenti in sanità, lavoro di cura e istruzione. Settori che in altri Paesi europei hanno generato occupazione qualificata per giovani laureati e donne.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
IN FRANCIA, TRA I SOSTENITORI DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL DI MARINE LE PEN, IL 38% HA ESPRESSO UN GIUDIZIO NEGATIVO SUL TYCOON CONTRO IL 30% POSITIVO. IN GERMANIA, GLI ELETTORI DI AFD SONO DIVISI: IL 34% È FAVOREVOLE E IL 33% CONTRARIO
Donald Trump è “largamente impopolare in Europa”, anche tra gli elettori dei partiti populisti di destra che la sua amministrazione considera alleati. E’ quanto emerge da un sondaggio di Politico, realizzato da Public First a dicembre su oltre 10mila intervistati, all’indomani della nuova strategia di sicurezza nazionale Usa volta a coltivare la “crescente influenza dei partiti patriottici europei”.
In Francia, tra gli elettori del Rassemblement National di Marine Le Pen, il 38% ha espresso un giudizio negativo su Trump contro il 30% positivo. In Germania, i sostenitori dell’Afd risultano divisi, con il 34% favorevole e il 33% contrario.
Gli elettori populisti di destra condividono una forte richiesta che i leader mettano al primo posto il proprio Paese: questo “istinto nazionalista”, osserva la testata di Axel Springer, entra in collisione con l’approccio America First di Trump.
I sostenitori di Le Pen, dell’Afd e dello Reform Uk di Nigel Farage sono più inclini a sostenere che, quando gli interessi nazionali si scontrano con quelli degli alleati, debba “prevalere il Paese” e che “l’industria nazionale vada protetta anche a scapito della competitività globale”. Nonostante ciò, tendono a digerire più facilmente i dazi.
Il 65% degli elettori Afd li considera dannosi, ma soltanto il 37% sostiene ritorsioni. Sulla stessa linea i sostenitori di Farage: il 45% giudica le tariffe negative e il 35% è favorevole a misure di risposta. Il 60% degli elettori lepenisti, invece, ritiene i dazi un
danno e il 48% è pro-ritorsioni.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEGLI ESTERI, SERGEI LAVROV, SOTTOLINEA CHE MOSCA HA GIÀ STABILITO “I TEMPI E GLI OBIETTIVI PER LA RAPPRESAGLIA”. E AGGIUNGE: “LA POSIZIONE NEGOZIALE DELLA RUSSIA SARÀ RIVISTA”… ZELENSKY: “È UNA COMPLETA INVENZIONE PER GIUSTIFICARE ULTERIORI ATTACCHI CONTRO L’UCRAINA, INCLUSA KIEV”
“Le forze di Kiev hanno tentato un attacco con droni sulla residenza presidenziale russa nella
regione di Novgorod”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov sottolineando che Mosca ha già stabilito “i tempi e gli obiettivi per la rappresaglia”. “Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 2025, il regime di Kiev ha lanciato un attacco terroristico utilizzando 91 droni a lungo raggio contro la residenza presidenziale russa nella regione di Novgorod”, ha dichiarato Lavrov, citato da Interfax.
Non si segnalano vittime o danni causati dai detriti dei droni”, ha precisato il ministro degli Esteri russo.
“Data la trasformazione definitiva del criminale regime di Kiev, che è passato a una politica di terrorismo di Stato, la posizione negoziale della Russia sarà rivista”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, dopo aver annunciato un attacco con droni ucraini sulla residenza di Putin a Novgorod la notte scorsa
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto, definendole “altre bugie”, le notizie secondo cui droni ucraini avrebbero tentato di attaccare una residenza di Putin a Novgorod la notte scorsa.
“La Russia ci riprova, usando dichiarazioni pericolose per minare tutti i risultati degli sforzi diplomatici condivisi con la squadra del Presidente Trump. Continuiamo a lavorare insieme per avvicinare la pace”, ha scritto su X sottolineando che “l’Ucraina non adotta misure che possano minare la diplomazia. Questa presunta storia dell’attacco è una completa invenzione per giustificare ulteriori attacchi contro l’Ucraina, inclusa Kiev”
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
“IL MIO NON E’ STATO UN CASO ISOLATO”…I SOLDATI ISRAELIANI NON ERANO ANGIOLETTI SOVRANISTI PER I MEDIA ASSERVITI AL CRIMINALE NETANYAHU ?
Lo scorso settembre Anna Liedtke, giornalista tedesca, si trovava a bordo della Conscience, imbarcazione della Freedom Flotilla Coalition diretta verso Gaza per rompere l’assedio illegale israeliano. Lei come tutte le altre persone a bordo della flotta sono state intercettate in acque internazionali e arrestate da Israele. La settimana scorso Liedtke ha denunciato pubblicamente di essere stata stuprata durante l’arresto. Fanpage.it l’ha raggiunta telefonicamente e intervistata
Puoi presentarti?
Mi chiamo Anna Liedtke e ho 25 anni. Sono una giornalista tedesca e una studentessa universitaria. Sono un membro dell’organizzazione di giovani donne Zora, della quale sono anche la portavoce.
Cosa è successo lo scorso settembre?
L’autunno scorso mi sono unita all’imbarcazione che trasportava giornalisti e medici come parte della Freedom Flotilla Coalition, in navigazione verso Gaza per rompere l’assedio illegale israeliano. Il 30 settembre siamo salpati dall’Italia diretti a Gaza.
Potresti ricostruire gli eventi dalle intercettazioni illegali della “Conscience” fino al tuo arresto?
Nelle prime ore dell’8 ottobre, circa una settimana dopo la partenza, siamo stati intercettati in acque internazionali dalle IOF (Forze di Occupazione Israeliane). Sono arrivati con elicotteri e imbarcazioni militari e ci hanno portato al porto di Ashdod invece di lasciarci navigare verso Gaza. Accusati di “ingresso illegale in Israele”, siamo stati portati in prigione, dove siamo rimasti per cinque giorni: prima nel carcere di Ketziot e poi nel centro di detenzione per la deportazione di Givon. Il nostro arresto si è basato su una violazione del diritto internazionale, che invece tutela e legalizza la nostra missione, a differenza del blocco, che impedisce a cibo, forniture umanitarie, medici internazionali e giornalisti di entrare a Gaza.
Quando è avvenuta la violenza sessuale? E da parte di chi?
La violenza sessuale è avvenuta durante il mio trasferimento dal carcere di Ktzi’ot al centro di detenzione di Givon. Sono stata costretta a subire perquisizioni integrali, alle quali ho opposto resistenza. Sono stata violentata da guardie carcerarie donne davanti a soldati pesantemente armati e mascherati che hanno continuato a umiliarmi. Purtroppo, non sono l’unica persona che ha partecipato alla missione della flottiglia ad aver subito tale violenza.
Sei attualmente assistita da avvocati?
Si, con loro stiamo decidendo come proseguire legalmente e come e chi denunciare.
Ricordi qualcosa di questi soldati? Qualsiasi dettaglio che possa essere utile a identificarli?
Non entrerò in ulteriori dettagli, poiché non è necessario dato che la violenza è così sistematica che i colpevoli non verranno
mai identificati. Il sistema opera a questo livello di anonimato, dove si nascondono il più possibile. Israele insabbia e normalizza l’uso della violenza sessuale. Anche se i responsabili venissero identificati, Israele mostra i volti e i nomi degli stupratori sulla televisione di stato e li celebra come eroi nazionali, come è accaduto di recente. Rapporti ufficiali dimostrano che la violenza sessuale è commessa il più delle volte sotto ordini espliciti o con l’incoraggiamento implicito dei vertici civili e militari israeliani.
Credi che ciò che ti è accaduto faccia parte di una tattica sistematica che usa la violenza contro i corpi delle donne come arma di guerra?
Sì, ciò che mi è successo non è stato un incidente isolato. Non sono stata l’unico membro della flottiglia a essere sottoposta a tale violenza e, per i palestinesi, è una forma di tortura che vivono quotidianamente, in particolare in prigione. Ne sono colpiti tutti: uomini, donne e bambini. Questa forma di violenza riguarda la deumanizzazione, l’umiliazione e la dimostrazione di potere. È aumentata in frequenza e gravità come strategia bellica israeliana per dominare e distruggere il popolo palestinese. Le donne palestinesi in particolare subiscono violenza sistematica perché sono sia donne che palestinesi. Lo stupro è spesso usato come arma di guerra contro le donne, e questo è anche poco documentato tra le donne palestinesi a causa dello stigma e del trauma ad esso associati. Tuttavia, come ho detto prima, è lo Stato di Israele che dovrebbe vergognarsi del suo uso sistematico della violenza sessuale.
(da Fanpage)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
LA FOGNA SOVRANISTA HA UNA PAURA FOTTUTA DI SILVIA CANDIDATA PREMIER E PARTE LA CLASSICA MACCHINA DEL FANGO: SONO TALMENTE COGLIONI CHE NON CAPISCONO CHE LEI OGNI VOLTA NE ESCE RAFFORZATA PERCHE’ RISPONDE COLPO SU COLPO E SA FARE MALE
La sindaca di Genova, Silvia Salis, è pronta a querelare chi ha diffuso notizie false sulla sua
partecipazione ai comizi organizzati da Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia, oggi accusato di aver finanziato Hamas nell’inchiesta condotta dalla Procura nazionale antimafia. Indagini, dice la sindaca dem, su cui “avevo scelto il silenzio” perché “le inchieste non si commentano e si lascia lavorare la magistratura senza strumentalizzazioni politiche. Quanto sta accadendo in queste ore, però, ha superato ampiamente la soglia della tollerabilità”.
A diffondere la fake news sul coinvolgimento di Salis alle manifestazioni di Hannoun è stata, nelle scorse ore, la parlamentare ligure di Fratelli d’Italia, Maria Grazia Frijia. “Già ad agosto in testa alle iniziative della Flottiglia era in piazza insieme a Mohammad Hannoun, oggi arrestato dall’antiterrorismo. Un fatto politicamente gravissimo che ha trascinato l’immagine e il ruolo della città su sponde pericolose”, ha dichiarato.
Secondo la consigliera di FdI “non si è trattato di una presenza casuale: Salis ha scelto consapevolmente di legittimare una piazza organizzata anche da Hannoun, accompagnando altri sindaci del Partito Democratico e offrendo una copertura istituzionale che oggi pesa come un macigno”.
Una versione che Salis smentisce con un video pubblicato sui suoi social: “Querelerò chi sta diffondendo il falso messaggio secondo cui sarei andata con altri sindaci in piazza De Ferrari, il 17 settembre, ad ascoltare un suo intervento questa cosa non è mai successa. Abbiamo partecipato per pochi minuti a una delle tante manifestazioni organizzate da Music for Peace e non abbiamo avuto alcun contatto con Hannoun, né in quell’occasione né in altre”.
Se Hannoun “ha parlato durante quella manifestazione, lo ha fatto ben dopo che io e tutti gli altri sindaci avevamo lasciato la piazza. Chi ha pubblicato fotomontaggi e diffuso notizie false chieda scusa. Io sono pronta a procedere per vie legali e chiedo agli altri colleghi sindaci di fare lo stesso”, chiarisce.
Non solo, la sindaca dem si rivolge alla destra e a chi le chiede di prendere le distanze “da una persona con cui non ho mai avuto alcun contatto personale o istituzionale”. Secondo loro “non avrei dovuto partecipare a manifestazioni di solidarietà a un popolo massacrato perché c’era anche lui, all’epoca sconosciuto ai più e per di più libero cittadino. Che cosa dovremmo dire, allora, agli esponenti della destra che siedono nelle aule istituzionali accanto a colleghi indagati anche per corruzione o che hanno fatto parte di giunte sciolte anche a seguito di indagini della magistratura?”, punge la prima cittadina.
“Ma noi non siamo così – prosegue la sindaca-. Se le accuse nei confronti di Hannoun verranno confermate così come i finanziamenti ad Hamas, si tratterà di un danno enorme per la popolazione civile palestinese e per le migliaia di genovesi e italiani che, pensando di aiutare persone che morivano e soffrivano sotto le bombe, sono stati ingannati a beneficio dei terroristi”. Salis rimarca che “sarebbe un danno enorme anche per associazioni, come Music for Peace, che non hanno nulla a che vedere con questa inchiesta e che stanno svolgendo un lavoro straordinario di aiuto alla popolazione palestinesi. I contatti di Music for peace sono sempre stati con il Patriarcato di Gerusalemme e ci sono ancora 240 tonnellate di aiuti che attendono di poter essere consegnati”.
Per Salis “è vergognoso il tentativo della destra di cavalcare questa inchiesta per creare ulteriori ostacoli all’arrivo a destinazione delle tantissime tonnellate di aiuti umanitari raccolte. Da parte mia, assicuro che non prenderò mai alcuna distanza da uno straordinario movimento di solidarietà nato nella nostra città e del quale sono profondamente orgogliosa”, conclude.
(da Fanpage)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
“SINGOLARE CHE SIA BASATA SU PRESUNTE INFORMAZIONI DEL MOSSAD”… “PER ISRAELE OGNI ONG A GAZA E’ TERRORISTA”
Secondo il professore dell’Università della Calabria, numerosi punti dell’indagine risultano quantomeno poco chiari. A partire dalla convinzione che i finanziamenti siano finiti a terroristi: «C’è un sillogismo che non sta in piedi»
Un software spia nei computer dell’associazione genovese per tracciare i presunti fondi per la popolazione palestinese, in realtà – secondo l’accusa – finiti in mano ad Hamas. I documenti forniti agli 007 italiani e alla procura di Genova dall’intelligence israeliana. E un’accusa che sembra basarsi al contempo su una analisi approfondita e su un sillogismo che, giuridicamente e penalmente, fatica a stare i piedi.
Secondo Alessandro Diddi, penalista all’Università della Calabria ed esperto di criminalità organizzata, ci sono diversi punti traballanti nell’inchiesta che ha portato all’arresto di 9 persone con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Tra loro anche Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei palestinesi nel nostro Paese e considerato al vertice della cellula italiana.
Le fonti di intelligence e il legame con Israele
La posizione di Diddi sembra, almeno in parte, ricalcare perfettamente i dubbi espressi dai legali di Hannoun, che sostengono che l’accusa sia «largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana», senza dunque possibilità effettiva di controllo sui contenuti. «È singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti», ha detto al Messaggero il penalista. «Non è ben chiaro in che modo (la documentazione, ndr) sia pervenuta. Se fosse arrivata da un’autorità giudiziaria, sarebbe stato tutto molto più
trasparente
Il punto chiave nell’accusa di terrorismo
Altro nodo da sciogliere per gli inquirenti è la formulazione stessa dell’accusa: «Il punto critico è la riconducibilità di chi ha ricevuto questi finanziamenti a organismi che abbiano effettuato attività legate al terrorismo. Trattandosi di un reato associativo, perché un terrorista sia definito tale serve dimostrare che svolga attività di carattere terroristico concrete», ha spiegato Alessandro Diddi.
«Qui abbiamo una serie di destinatari di somme di denaro con delle causali che sulla carta fanno ritenere si tratti di beneficenza. Ma occorre avere la prova che siano state utilizzate per un’attività terroristica. E il terrorismo ha delle caratteristiche ben precise: quelle di aggredire la popolazione per creare terrore».
Il «sillogismo» pericoloso nell’accusa
Ed è proprio su questo tema che si annidano oscurità: «I soldi finivano ad associazioni collegate ad Hamas? Sarebbe difficile sostenere il contrario, visto che hanno operato in un territorio che politicamente era occupato da Hamas. Ma quindi se c’è il controllo di Hamas, e siccome Hamas è un’associazione terroristica, vuol dire che anche queste entità controllate sarebbero terroristiche? È un sillogismo che non sta in piedi», critica il professor Diddi. «A quel punto nessun altro tipo di organizzazione umanitaria potrebbe operare nella Striscia di Gaza».
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO I SONDAGGI VANCE PERDEREBBE CON LA STELLINA OCASIO CORTEZ E ANCHE CON IL CALIFORNIANO GAVIN NEWSOM
JD Vance non si è ancora candidato al 2028 ma, dietro le quinte, intende portare avanti il
prossimo anno per le elezioni di metà mandato una strategia in quattro punti che gli consentirà di posizionarsi al meglio per una sua possibile discesa in campo.
Lo riporta Axios sottolineando che il vicepresidente resta concentrato sul voto del 2026, durante il quale cercherà di gettare le fondamenta per il 2028 senza mettere in ombra Donald Trump.
La strategia in cinque punti prevede come priorità la “lealtà” a Trump, considerato che resta una figura centrale del partito repubblicano e questo difficilmente cambierà fino al 2028.
Il vicepresidente ha poi la necessità di mantenersi alla larga dalla guerra civile scoppiata all’interno del mondo Maga, come è riuscito a fare abilmente durante l’ultimo evento di Turning Point USA, il gruppo fondato dal suo amico Charlie Kirk. Vance intende inoltre raccogliere fondi così da poter lanciare la sua eventuale campagna per il 2028 una volta sciolte le riserve, e farsi conoscere ed apprezzare dal pubblico nel corso dei viaggi che per il voto del 2026 lo porteranno per tutti gli Stati Uniti.
Perché Gavin Newsom schiaccerebbe JD Vance nel 2028
Il vicepresidente JD Vance, già allevato politicamente in vista del 2028, è intelligente e articolato. È anche intrappolato. La vicepresidenza non è una rampa di lancio, ma una sala d’attesa. Ti insegna a orbitare attorno al potere, non a esercitarlo. Ti insegna a giustificare scelte che non hai fatto, ad assorbire ricadute che non hai causato, a parlare a bassa voce mentre
qualcun altro sferra i colpi.
Il problema più profondo di Vance non è la competenza. È la chimica. Non ha creato il MAGA e non avrebbe mai potuto farlo. Quel movimento richiedeva istinto, appetito e una gravità politica grezza. Richiedeva Trump.
Trump è una palla demolitrice politica: maniacale, magnetica, inevitabile. Vance opera in modo diverso. Spiega il potere, lo contestualizza, lo razionalizza. Non lo genera mai.
Questo funzionava quando Trump era in ascesa. È molto meno utile ora che Trump è in declino.
Con il calo dei numeri di Trump, Vance diventa il parafulmine. Deve onorare Trump senza imitarlo, difendere il bilancio senza assumersi la responsabilità dei fallimenti, proponendo calma dall’interno della tempesta. È danza classica con gli scarponi da lavoro. Vance è molte cose, ma non è mai stato destinato a guidare il ballo. Il che ci porta al probabile avversario.
Gavin Newsom ha istinti da Hollywood. È nato per esibirsi. E nella politica presidenziale moderna, la performance batte la convinzione nove volte su dieci. Newsom ha un aspetto presidenziale nello stesso modo in cui gli attori appaiono eroici — prima ancora di aver compiuto qualcosa di eroico.
Capisce la telecamera. Capisce postura, ritmo, pausa. Sa quando simulare indignazione, quando sogghignare, quando sporgersi in avanti e abbassare la voce. Occupa lo spazio con naturalezza. Gli elettori registrano tutto questo ben prima di elaborare le politiche. Newsom comprende anche l’ecosistema mediatico. Provoca Trump quanto basta per restare al centro mentre Trump urla. L’attenzione è potere. Trump ne genera ancora in quantità
enormi. Newsom ne intercetta un flusso pulito senza restarne inzuppato. È clinico. Quasi elegante. E gli elettori sono stanchi.
Non chiedono visione. Non chiedono nemmeno ispirazione. Chiedono calma. Dopo anni di caos assoluto, molti americani si accontenterebbero di qualcuno che sembri mentalmente competente, parli con chiarezza e non trasformi ogni settimana in una prova nazionale di pressione sanguigna. L’asticella è precipitata al suolo. La decenza di base oggi passa per leadership. Newsom la supera senza rallentare.
Le elezioni presidenziali non sono seminari di policy. Sono gare di resistenza tra narrazioni. Quella di Newsom si scrive da sola: professionalità contro pandemonio, controllo contro caos, eloquio fluido contro turbolenza permanente. Non importa se la storia sia giusta. Importa solo che sembri coerente. Newsom offre coerenza a comando. Il californiano non appare mai esitante. La sicurezza copre i difetti come il trucco copre i lividi. Vance, nel 2028, arriverebbe già pieno di lividi.
Guardare altrove non salva i repubblicani. Il segretario di Stato Marco Rubio si è reinventato così tante volte da sembrare ormai un riavvio che nessuno aveva chiesto. Il senatore Ted Cruz, pur non essendo un MAGA duro e puro, resta galvanizzante quanto una piantina di evacuazione di un hotel: tecnicamente utile, emotivamente inerte.
Nessuno di loro sfugge alla macchia d’olio.
Trump non ha semplicemente rimodellato il Partito Repubblicano. Lo ha saturato. Ogni futuro candidato dovrà spiegare non solo chi è, ma perché gli elettori dovrebbero sopportare altri quattro anni di assurdità a trazione trumpiana. È
una posizione di partenza brutale.
Questo non è un argomento a favore di un buon governo di Newsom. È, piuttosto, un argomento sul fatto che farebbe campagna con fredda efficienza. Le elezioni premiano la scioltezza, non la profondità. L’ottica, non l’intuizione. L’inevitabilità, non l’introspezione. Newsom appare inevitabile. Vance appare appesantito.
In uno scontro diretto, Newsom non avrebbe bisogno di dimostrare le proprie credenziali. Dovrebbe solo convincere gli elettori che Vance rappresenta l’onda d’urto di un terremoto politico che vogliono disperatamente dimenticare.
Su questo terreno, la corsa è finita prima ancora di iniziare.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2025 Riccardo Fucile
L’EX DIRETTORE DEL “GIORNALE” HA FATTO UN RODAGGIO DURANTE LA PAUSA NATALIZIA, AL TIMONE DELLA STRISCIA “10 MINUTI”, MA NON HA ANCORA ASSIMILATO I TEMPI TELEVISIVI, SECONDO I VERTICI… MYRTA INVECE È SOTTO CONTRATTO, MA SENZA PROGRAMMA, DOPO ESSERE STATA SOSTITUITA DA GIANLUIGI NUZZI A “POMERIGGIO 5”
Il 2026 potrebbe regalare ai telespettatori di Rete 4 la “strana coppia” Sallusti-Merlino. Ai vertici Mediaset si lavora a un nuovo progetto editoriale a partire dal mese di marzo che dovrebbe arrivare fino al 31 luglio.
Dopo il rodaggio dell’ex direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, al timone della striscia “10 minuti” per la pausa natalizia, si sta pensando di cucire su misura un talk da assegnare all’inedito duo. Sallusti, che ha esordito con l’intervista ad Andrea Sempio, non ha ancora assimilato i tempi televisivi, secondo vertici della rete, mentre Merlino invece è ancora sotto contratto Mediaset ma senza programma.
L’idea è quindi di abbinare i due volti, ripetendo l’esperimento fatto con Roberto Poletti e Francesca Barra nel weekend di 4 di Sera. Un modo per mescolare le opposte simpatie politiche e vivacizzare i programmi di approfondimento.
Myrta Merlino è alla ricerca di un rilancio: dopo la fine dell’avventura a Pomeriggio 5, con la sostituzione di Gianluigi Nuzzi, doveva essere ricollocata nella nuova veste di opinionista Mediaset nei vari talk show. L’operazione non si è mai realizzata. Ed ecco che dal cilindro è stata tirata fuori l’idea di un progetto con Sallusti.
(da agenzie)
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