“GLI ATTACCHI DEL GOVERNO AI MAGISTRATI AVVENGONO SEMPRE QUANDO PRENDONO DECISIONI A TUTELA DEI PIÙ DEBOLI”
ROSY BINDI: “PER IL GOVERNO CIÒ CHE MUOVE UNA CRITICA È UN FASTIDIO. IN QUESTO MODO SI RISCHIA LA DITTATURA DELLA MAGGIORANZA. IL DISSENSO DIVENTA UN REATO, GLI SCIOPERI SONO UNA RIVOLTA SOCIALE E I MAGISTRATI ANZICHÉ MARCIARE CON IL GOVERNO IMPEDISCONO DI FARE SCELTE CONTRO LA LEGGE E LA COSTITUZIONE”… “È UN REFERENDUM POLITICO, PERCHÉ STRAVOLGE LA COSTITUZIONE E CAMBIA L’EQUILIBRIO TRA I POTERI”
Il procuratore Nicola Gratteri aveva detto che voteranno per il sì indagati, imputati,
massoneria deviata e centri di potere. Non trova che anche il fronte del no stia alzando i toni?
«Gratteri usa toni forti, non c’è dubbio. Però nel merito, è difficile attaccare chi sostiene che questa riforma indebolisce la magistratura, che è una riforma che piace ai mafiosi e ai massoni deviati, perché rende più debole la magistratura che ha combattuto la mafia e il terrorismo».
Dalle parti di via Arenula dicono che il ministro Carlo Nordio ha paragonato il Csm a una struttura para-mafiosa dopo aver ascoltato le parole di Gratteri
«Io penso che le vere intenzioni della riforma vengano dichiarate continuamente dal ministro e dalla presidente del Consiglio quando dicono che è necessario
riequilibrare i rapporti tra i poteri a vantaggio della politica. Vogliono mettere sotto tutela l’autonomia della magistratura».
Il governo alza il livello dello scontro per paura di perdere il referendum?
«Gli attacchi ai magistrati avvengono sempre quando prendono decisioni a tutela dei più deboli. Per il governo tutto ciò che muove una critica è un fastidio, un impedimento. In questo modo si rischia la dittatura della maggioranza. Il dissenso diventa un reato, gli scioperi sono una rivolta sociale e i magistrati anziché marciare con il governo impediscono di fare scelte contro la legge e la Costituzione».
All’orizzonte c’è anche la riforma del premierato. Si lega a quanto successo negli ultimi giorni?
«Nelle riforme di questo governo, compresa la riforma della giustizia e quella del premierato, viene messo in discussione anche il ruolo del presidente della Repubblica smembrando il Csm e sottraendo al capo dello Stato la guida dell’Alta corte».
Vede il rischio di un’eccessiva politicizzazione del referendum?
«È un referendum politico, perché stravolge la Costituzione e cambia l’equilibrio tra i poteri. Se politicizzarlo significa trasformalo in uno scontro, abbassiamo i toni, ma deve farlo per primo chi ha scritto la riforma e lo ha fatto da solo arrogandosi un potere costituente che non ha. Dal nostro comitato, presieduto da Bachelet, abbiamo sempre richiamato a un confronto civile. Tanto che in occasione del centenario di Vittorio Bachelet all’università La Sapienza il vice presidente del Csm ucciso dalle br verrà ricordato da me e da Stefano Ceccanti schierato, per il sì».
(da agenzie)
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