SENZA OK DI LIBIA E ONU E’ GUERRA, TUTTO IL RESTO SONO BALLE
MIGRANTI, POLITICA TRA BLOCCHI, CENTRI ACCOGLIENZA E AFFONDAMENTI: L’ESAME DELLA VARIE IPOTESI
Tutti allenatori durante i mondiali di calcio, tutti generali quando si profila un intervento militare italiano all’estero.
In attesa di capire che tipo di azione verrà decisa dal Consiglio europeo straordinario di oggi per fermare l’ecatombe di migranti nel Canale di Sicilia, ogni politico propone la sua soluzione strampalata
SALVINI: “BLOCCO NAVALE PER IMPEDIRE LE PARTENZE”
E’ la proposta che va per la maggiore a destra. Dopo Matteo Salvini (Lega), anche Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Giovanni Toti (Forza Italia) chiedono l’impiego delle navi da guerra per imporre un blocco navale a ridosso delle coste libiche in grado di fermare i barconi in partenza, riportando a terra i migranti.
L’Italia è già stata condannata per i respingimenti dagli organismi internazionali, qualcuno dovrebbe saperlo: è una ipotesi illegale che nessuna persona di buon senso formulerebbe.
Non solo: non essendoci un governo libico con cui concordare l’operazione, sarebbe un atto di guerra illegittimo.
In assenza di una risoluzione delle Nazioni Unite o di un accordo bilaterale con i Paesi interessati, un’azione del genere potrebbe essere considerata una violazione della loro sovranità nazionale.
In base alle leggi vigenti poi le navi dovrebbero accogliere i profughi, altro che riportarli indietro.
Insomma, una corbelleria stratosferica.
ALFANO: “AFFONDARE I BARCONI”
C’è poi chi, come Daniela Santanchè (Forza Italia) e lo stesso ministro dell’Interno Angelino Alfano, vorrebbe bombardare e affondare i barconi prima che imbarchino i migranti e salpino dalle coste libiche.
Ovviamente senza accordi con il governo locale interessato — e in Libia ce ne sono due in lotta fra loro (quello di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello islamista di Tripoli, ndr) — rimaniamo nel campo di un’operazione di guerra, con il rischio di scatenare una ecatombe bellica sul Mediteraneo.
Tecnicamente ridicola perchè il costo del barcone è pari a un ottavo di quanto incassano gli scafisti e ci vuole poco a capire che lo sostituerebbero con un altro in 24 ore.
Fermo restando che sui barconi non c’è scritto l’uso cui saranno destinati e quindi rischi di affondare quello sbagliato.
RENZI: “INTERVENTI DI POLIZIA CONTRO GLI SCAFISTI”
Infine c’è Matteo Renzi che, dopo aver escluso “ogni ipotesi di intervento militare i Libia”, sia esso blocco navale o intervento terrestre (il ministro della Difesa Roberta Pinotti parlava di “5mila uomini pronti a partire”), ha parlato di “interventi mirati” contro gli scafisti per “assicurare alla giustizia questi criminali”.
Una formula che gli esegeti del premier hanno interpretato come blitz di forze di polizia civile condotti nei covi dei trafficanti sulle coste libiche e sui loro barconi .
Secondo gli esperti un progetto “poco realistico” visto che in Libia operano milizie che possiedono anche dei carri armati e potrebbero reagire a una violazione della sovranità del loro Paese.
“APRIAMO CENTRI D’ACCOGLIENZA IN AFRICA”
Alfano: “Creare campi profughi al di là del Mediterraneo, con il consenso dei Paesi ospitanti, in modo di fare lì lo screening su chi ha diritto all’asilo e chi no, e quelli che hanno diritto devono essere distribuiti in tutti i 28 Paesi dell’Unione.
Di aprire dei campi di raccolta in alcuni Stati africani si parla da tempo e potrebbe essere un’ipotesi interessante da valutare, ove però fossero gestiti da organizzazioni internazionali come l’Unhcr.
Farlo in Libia è un azzardo, almeno per adesso. Chi ci andrebbe?
In conclusione senza accordo e stabilizzazione della Libia, ogni intervento è come il classico “tappullo peggior del buco”.
E soprattutto è vergognoso che tutti i progetti siano ottusamente ed egoisticamente centrati per impedire ai migranti di arrivare in Europa e nessuno pensi alla tragedia umana di queste masse di poveri che sfuggono alla guerra, alle persecuzioni e alla fame.
Se vogliamo aiutarli a casa loro si investa in lavoro, strutture, aiuti umanitari, non in chiacchiere. Se chi ora straparla quando governava avesse cacciato i soldi, ora la situazione sarebbe gestibile.
Questa gente ha bisogno di aiuto, non di palle mediatiche o di beceri affogatori.
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