MACRON VINCE L’ULTIMO DUELLO CON MARINE LE PEN: PIU’ CONVINCENTE PER IL 63% DEI FRANCESI CONTRO IL 34%
MARINE LE PEN OGNI VOLTA CHE VA IN TV PERDE CONSENSI: PIU’ LA CONOSCI, PIU’ LA EVITI… HA CERCATO LA RISSA COME MOSSA DELLA DISPERAZIONE, TRA SLOGAN E INSULTI, MA MACRON HA DIMOSTRATO DI TENERE BOTTA
“La sua strategia è quella di dire molte bugie“, “Lei è un candidato con un sorriso da passaporto e argomenti vergognosi“, “Lei incarna lo spirito della sconfitta“, “La sua maschera è caduta, è il candidato delle elite“.
Chiunque sarà il prossimo presidente della Repubblica di Francia, una cosa è certa: nel dibattito tv a quattro giorni dal ballottaggio Emmanuel Macron e Marine Le Pen non hanno lasciato nulla di intentato, urlandosi in faccia tutto quello che pensano, lasciando da parte il fair-play.
Dal confronto alla rissa il passo è stato spesso breve. Si sono guardati negli occhi per due ore e mezzo di seguito, dai lati opposti del tavolo, dandosi spesso sulla voce, tra le interruzioni nervose della leader del Front National e i continui richiami del capo di En Marche!: “Madame Le Pen, madame Le Pen”.
A fatica Christophe Jakubyszyn e Nathalie Saint-Cricq — capi dei servizi politici di Tf1 e France2 che hanno trasmesso il confronto tv — sono riusciti a riportare l’ordine nei molti momenti di tensione tra i due candidati all’Eliseo che non si sono trovati d’accordo nemmeno su chi doveva moderare il dibattito.
Lo scontro in tv è arrivato nel giorno in cui un sondaggio di Cevipof, centro ricerche di Science Po, ha confermato il distacco: 59 per cento per Macron, 41 per la Le Pen.
Regole rigidissime e concordate fino al dettaglio: Macron e Le Pen hanno rifiutato di parlare da dietro un leggio, preferendo rimanere seduti al tavolo, e sono state vietate le inquadrature incrociate (cioè quando parlava uno non poteva essere inquadrato l’altro).
Nella strategia di comunicazione Macron e Le Pen sono apparsi spesso le due facce della stessa medaglia.
Entrambi hanno toccato il tasto dell’orgoglio di “un grande Paese come la Francia”, ma da diversi punti di vista. Lei si è definita la “candidata del popolo, della Francia come la amiamo”. Lui ha ribattuto che lei incarna “lo spirito della sconfitta”, mentre lui è “portatore dello spirito di conquista francese“.
Il più sicuro di sè è apparso Macron, in completo naturalmente blu: grande ritmo, tono fermo, parlantina, continui riferimenti alla sua rivale, occhi fissi nello sguardo della candidata della destra.
A sparare le prime cannonate però è stata la Le Pen, in tailleur scuro e camicetta bianca, che — con un registro più nervoso e aggressivo — ha definito Macron “candidato della globalizzazione selvaggia, dell’uberizzazione, della precarietà ”, con “quel sorriso da passaporto” e argomenti “vergognosi”.
E’ qui che l’ex ministro socialista ha replicato: “Madame Le Pen, la sua strategia, è quella di dire molte bugie”. Macron ha poi accusato la sfidante di essere andata nel parcheggio della Whirlpool in crisi di Amiens — la città del candidato liberale — per “fare i selfie con i lavoratori”. “E poi? Cosa ha proposto?”.
Macron ha definito la Le Pen la candidata “dello spirito di finesse, vedremo se i francesi vogliono il vostro spirito di sconfitta di fronte alla mondializzazione, alla lotta al terrorismo” o “il nostro spirito di conquista”.
“Lei — ha continuato duro Macron — è l’ereditiera di un nome, di un partito politico, di un sistema che prospera sulla rabbia dei francesi da tanti e tanti anni. Da 40 anni, noi abbiamo in questo Paese dei Le Pen candidati alle presidenziali. Di fronte a questo spirito di sconfitta, io sono portatore dello spirito di conquista francese: la Francia ha sempre avuto successo nel mondo, la sua lingua si parla in tutti i continenti. A fare la sua forza è la capacità di irradiare”.
Per contro la presidente del Fn ha rinfacciato a Macron di aver fatto parte di uno dei governi formati su nomina di Franà§ois Hollande.
Mentre “io — ha continuato — sono la candidata del popolo, della nazione, della tutela dei posti di lavoro, della sicurezza, delle frontiere, della protezione dal fondamentalismo islamico”.
Motore del dibattito ovviamente la battaglia al terrorismo.
“Chiuderò da subito le frontiere — promette la Le Pen — Bisogna espellere subito gli schedati S per radicalizzazione e attuare la revoca della nazionalità per i binazionali a rischio terrorismo”, ha cominciato lei, accusando lo sfidante di “lassismo“.
“Chiudere le frontiere non serve a niente“, ha replicato lui, “è fumo negli occhi”. Quanto alla revoca della nazionalità , ha ironizzato Macron, “chi si vuole fare esplodere è terrorizzato… (dal perderla, ndr). Madame Le Pen, questa è gente che si suicida…” ha concluso invitandola alla “serietà “.
Ancora scintille sul finanziamento per le misure economiche.
Ad attaccare questa volta è Macron. “Ho una domanda da farle — dice lui — Ma come intende finanziare il suo programma? A chi prende i soldi?”. Lei si difende citando la lotta all’evasione fiscale “che il suo governo non ha mai realizzato”.
“Quindi, mi dica — incalza lui — possiamo stare tranquilli, una volta eletta, da un momento all’altro, finirà la frode fiscale?”. “Se vuoi proviamo”, ribatte lei, prima della risposta di Macron. “Non ho nessuna voglia”.
Prima della conclusione del candidato di En Marche: “Vede, Madame Le Pen, io considero i francesi adulti, non dico loro bugie. Lei mente in permanenza, promette liste (di promesse, ndr) alla Prèvert, ma come la finanzia?”.
Evidentemente molto più a suo agio con i temi economici, fiscali e di politica industriale, Macron non ha mai smesso di pungere le osservazioni della Le Pen.
“Lei non propone niente — ha detto Macron — I francesi meritano meglio di quello che sta dicendo lei, meritano la verità ”.
Entrando nel merito della vendita dell’operatore di telefonia Sfr, Macron è salito di nuovo in cattedra riprendendo l’avversaria: “Cerchi, cerchi fra le sue carte, sta leggendo qualcosa che non corrisponde a quello di cui sta parlando. E’ triste, sta dimostrando la sua impreparazione“. Marine Le Pen ha incassato: “Non giochi con me a professore e allieva”, ma ha evidentemente accusato il colpo.
La crisi sociale, il malessere dei francesi, il carico fiscale, l’euro, sono subito entrati di prepotenza nel dibattito, anche se i due candidati hanno quasi sempre privilegiato l’attacco all’avversario: “Lei vuole distruggere il diritto del lavoro, vuole la precarizzazione generalizzata”, ha attaccato Le Pen alludendo al progetto di riforma che figura nel programma dell’avversario: “Io sono la candidata del potere d’acquisto, lei è il candidato del potere di acquistare la Francia”.
Scendendo nei particolari della sua proposta, in particolare quella di “liberare le imprese” dando la possibilità di negoziare azienda per azienda gli accordi sulla durata del lavoro, Macron ha risposto che “l’economia francese ha bisogno di consentire ad alcune imprese di esistere di fronte alle grandi società ”.
Ma è nel finale che la leader frontista crolla, quando entrambi i partecipanti hanno diritto ad esporre le loro idee su un ultimo tema a scelta. Dopo il suo sfidante, che si gioca la carta dell’assistenza ai disabili, la Le Pen ammette candidamente di non avere nessuna proposta in particolare, perchè la sua è “una filosofia generale”. Per l’ennesima volta, la numero uno dell’estrema destra francese spreca il tempo a sua disposizione nel disperato tentativo di screditare Macron, colpevole di concepire una Francia simile “a un mercato” dove “i lavoratori dovranno battersi per preservare i loro impieghi” e “le aziende dovranno battersi per allungare gli orari di lavoro”. In chiusura l’ex ministro dell’Economia si limita a constatare che la sua avversaria ha “proferito bugie ” per tutta la durata del confronto, una tattica già utilizzata “dal padre e dall’estrema destra per decenni”.
Con il dibattito di ieri sera la Le Pen potrebbe aver compromesso definitivamente la sua corsa all’Eliseo. L’eurodeputata ha impostato l’intera serata su una strategia offensiva che non ha saputo gestire, rimanendo così intrappolata nel ruolo della sfidante costretta a rincorrere il favorito. Come un disco rotto che suona sempre le stesse note, la candidata ha concentrato l’attenzione su pochi temi, riproponendoli in continuazione nel corso della serata. Tra i due, Macron era quello che aveva più da perdere. Il candidato non ha brillato per originalità , ma ha saputo contenere gli attacchi dimostrando solidità e concretezza.
I primi sondaggi a caldo dicono che Macron è stato il più convincente (per il 63% dei telespettatori, contro il 34% della Le Pen), dando l’impressione di avere — nonostante l’età e la scarsa esperienza politica — uno “standing” presidenziale.
Per Macron l’ampiezza della probabile vittoria è fondamentale anche in vista delle legislative di metà giugno e quindi della maggioranza parlamentare sulla quale potrà eventualmente contare. Stando al primo sondaggio sul prossimo appuntamento elettorale, il movimento “En Marche!”, creato solo un anno fa, potrebbe ottenere 249-286 deputati. Sarebbe il partito più importante dell’Assemblèe Nationale, a un passo dalla maggioranza assoluta (289 seggi).
(da agenzie)
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