CI VOLEVANO DUE ROMENI E UNA DISABILE PER TROVARE QUALCUNO CHE AVESSE LE PALLE DI DENUNCIARE I CASAMONICA
VIAGGIO ALLA ROMANINA TRA OMERTA’ E MINACCE AI CRONISTI: “ANDATE VIA O CI PENSO IO A VOI”
“Questa è una zona tranquillissima. E anche se succede qualcosa di losco, succede in tranquillità . Senza
che nessuno disturbi nessuno”.
Fabio è uno degli avventori del Roxy bar, il locale dove nel giorno di Pasqua due appartenenti alle famiglie Casamonica e Di Silvio hanno pestato Simona, una donna di 42 anni “colpevole” di aver reagito al sopruso dei “rampolli”, e il barista.
Siamo nella borgata della Romanina, poco oltre il Grande raccordo anulare, fra la Tuscolana e l’autostrada Roma-Napoli.
Una zona nota soprattutto per la speculazione edilizia, i grandi centri commerciali, l’urbanizzazione recente e le ville kitsch dei Casamonica.
“Andate via. Mò ci penso io a voi. Poi dicono che sono i Casamonica a fare danni”, urla ai cronisti da una delle ville una donna, mentre sul suo balcone si staglia una sedia dorata, quasi un trono.
I clan Casamonica — Di Silvio, imparentati fra loro, da 30 anni imperversano nella periferia est della Capitale, fra spaccio, racket, usura e riciclaggio.
Parlare di loro non è facile. “A noi non fanno niente, ma lasciateci perdere, non vogliamo sorgano antipatie”, dicono in un negozio a due passi dal bar teatro del pestaggio.
“Non fanno nulla, soprattutto a chi qui c’è da sempre e lavora. È un po’ come il branco: se hai paura lo vedono”, spiegano i titolari delle attività della zona.
Quello che è accaduto a Pasqua è un’azione di “ragazzotti”. “La vecchia guardia non lo avrebbe fatto. E poi erano sotto l’effetto di sostanze. Quando non lo sono, ti offrono anche il caffè”.
Non fanno nulla, ma in caso, meglio non rispondere? “Sì. A noi non è mai successo, ma spero di non provarlo mai”.
Negano il pizzo, ma ammettono in genere di farli passare davanti. “Per quieto vivere. E poi meglio vadano via il prima possibile, no?”.
A denunciare sono stati invece il barista, la sua compagna — vengono entrambi dalla Romania e hanno questa attività in zona da cinque anni — e Simona, la donna vittima del pestaggio.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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