IL VOLERE DEL RE È STATO ESAUDITO, LA CAMERA GLI GARANTISCE L’IMMUNITA’ MA LA MAGGIORANZA SI FERMA A QUOTA 314
APPROVATA LA PRESCRIZIONE BREVE, VESTITINO FATTO SU MISURA, COME QUELLO A STRAPPO DELLA MINETTI PER LA LAP DANCE… CONDONATO MILLS, NIENTE GIUSTIZIA PER LE STRAGI, URLA DI PIDUISTA A CICCHITTO E DI “MUNNEZZA” A SCILIPOTI
Alle otto e venti di sera l’ultima immagine sono i cartelli alzati dai deputati
dipietristi.
Indicano i processi ammazzati dalla legge ad personam voluta dal Caimano. Su uno giallo c’è scritto: “Strage di Viareggio, nessuna giustizia”.
Il processo breve, anzi la prescrizione breve come precisa il democrato Fassino, già guardasigilli, è stato appena approvata.
Alla votazione nominale numero 138 della maratona di due giorni imposta dal centrodestra.
In aula i presenti sono 610. Votano a favore 314, contro 296. Fine.
Dopo qualche minuto il Cavaliere tronfio e trionfante annuncia: “Adesso, avanti come i treni”.
Un film tragico che ha nei titoli di coda l’intervento grottesco e un po’ stantio di Fabrizio Cicchitto.
Il capogruppo del Pdl, già socialista, fa la dichiarazione di voto e ritira fuori la solita solfa dei due pesi e delle due misure di Tangentopoli, dei pm che hanno salvato il Pci (cita Di Pietro, Occhetto e la famosa storia del miliardo portato da Gardini a Botteghe Oscure ma non si sa a chi).
Imita pure, sfondando il muro del ridicolo, il Moro democristiano che nel pieno dello scandalo Lockheed gridò: “Non ci faremo processare nelle piazze”.
Nè nelle “aule giudiziarie”, aggiunge Cicchitto qualora non si fosse ancora capito.
A quel punto dai banchi del Pd parte un coro perentorio.
Al falco berlusconiano viene ricordata la sua provenienza piduista, tessera numero 2232: “Pi-due, Pi-due, Pi-due”.
Cicchitto reagisce sbattendo in faccia all’intera opposizione l’esito di uno scrutinio segreto su un emendamento dell’Italia dei valori, di tre ore prima: “Alcuni voti vostri sono venuti a noi”.
È accaduto alla votazione numero 91 delle 17 e 15.
La maggioranza che da due ore oscilla tra 307 e 310 s’impenna d’improvviso: 316 recitano i due tabelloni luminosi.
Sono sei franchi tiratori che mandano segnali rassicuranti al premier, che due settimane fa circa parlò di nuovi sette arrivi.
I sospetti si addensano tutti verso i banchi di centro tendenti a destra di Futuro e Libertà , il partito del presidente della Camera, dove il gruppetto delle colombe di Urso e Ronchi è da tempo in sofferenza e cerca il pretesto per la rottura definitiva.
Ma forse qualche mal di pancia a rischio c’è anche nel Pd.
La tappa finale della prescrizione breve, dopo la “notturna” di lunedì, comincia alle 9 e 40.
Il processo verbale offre una lunga sequenza di epiteti e aggettivi che l’opposizione adopera per il Caimano: “criminale”, “delinquente” , “eversivo e dannoso”.
Viene evocata “la suburra triviale” delle sue residenze private.
Qualcuno motteggia: “Berlusconi non è fortunato in amore ma con la giustizia sì”.
Il premier è il Grande Assente che incombe su Montecitorio.
La sua sedia ai banchi del governo rimarrà quasi sempre vuota (occupata simbolicamente da Tremonti per un’ora), a conferma del “conflitto d’interessi” generato dalla prescrizione breve (parole di un La Malfa di nuovo all’opposizione applaudito finanche da Di Pietro).
Il mattatore della mattinata è l’ormai famoso Domenico Scilipoti detto Mimmo, l’ex Idv passato con i Responsabili filoberlusconiani .
Scilipoti sgambetta avanti e indietro per l’aula, poi accelera per votare.
Ma l’imprevisto è in agguato. Il suo congegno elettronico non funziona. Rosy Bindi è la presidente di turno. Segnala col microfono i deputati in difficoltà , che non riescono a esprimere il voto.
Nomina “Scilipoti” tre volte e partono gli sfottò.
Poi un coro a due dei dipietristi Barbato e Borghesi. Un grido alto e nitido: “Munnezza”.
Spazzatura in dialetto napoletano. Il finiano Menia infierisce: “Signor presidente, Scilipoti è la terza volta che non riesce a votare. Suggerisco di trasferire lui e la Siliquini (ex di Fli ricompensata con una poltrona nel cda delle Poste, ndr) direttamente ai banchi del governo. Così otterranno un pagamento anticipato”.
Alle tredici e trenta la seduta viene sospesa per la farsesca pausa pranzo che consente ai ministri impegnati nel voto di fare una riunione di governo.
Si riprende alle tre del pomeriggio.
Ancora un grido di Barbato e Borghesi a Scilipoti: “Munnezza”.
Il centro-destra procede blindato una votazione dopo l’altra e boccia tutti gli emendamenti, compresi quelli per salvare i processi dell’Aquila e di Viareggio.
Alle sette di sera comincia il giro finale delle dichiarazioni di voto.
Antonio Di Pietro conia la figura del “delinquente del terzo tipo”: “Ai tempi di Tangentopoli o facevi il latitante ad Hammamet oppure venivi da me e confessavi. Adesso invece prevale la logica del ‘me ne vado in Parlamento e mi faccio la legge’”.
Casini e Fassino prevedono che la legge non reggerà all’esame della Corte Costituzionale.
Per la Lega parla la Lussana, moglie di un futuro sottosegretario centrista, il calabrese Galati.
Poi Cicchitto, che ammette il vero intento della legge contro la “persecuzione ad personam” del Caimano.
Il centro-destra fischia anche i morti, quando la finiana Chiara Moroni, figlia del socialista Sergio, suicidatosi nel ’92, invita a non strumentalizzare le vicende di Tangentopoli.
Si vota e i deputati del Pd alzano le copie della Costituzione.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
Leave a Reply